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mercoledì 15 gennaio 2025

Educatori esperienziali in natura, di Christian Mancini, 78Edizioni

 


Quanto più tengo a un libro (e a una persona) e quanto più mi emoziona, faccio fatica a elaborare in fretta una recensione. Sarà per questo che mi sono occorsi diversi anni dopo la prima lettura di “Educatori esperienziali in natura - animali, piante, storie e attività per l'Outdoor education” di Christian Mancini, a cura di Raffaella Cataldo, prima che ne parlassi.

 

Il libro è strutturato in tre parti: "Pensare e capire", "Sentire e agire", "Un anno in natura"

La prima parte è più teorica e cerca di indirizzare verso gli autori che hanno formato e ispirato Christian Mancini, la seconda parte è collegata al gioco, a come prepararsi ad andare in Natura e al ciclo (o spirale) naturale. La terza parte del libro è dedicata alla scoperta delle specie, ad attività pratiche - suggerite a seconda delle stagioni - e racconti che possono essere letti - preferibilmente - sotto alcune piante protagoniste delle storie - e che che servono a creare quel coinvolgimento emotivo, che è molto prezioso durante una parte della giornata.

 

Siamo nati selvatici...

Come scrive nella prefazione Giuseppe Barbiero, esperto di Biofilia, e come ci ricorda l'autore del libro (Christian Mancini), in tutto il manuale, noi siamo nati a contatto con la Natura e pian piano, nel corso della nostra evoluzione, siamo passati da esseri inseriti nei boschi e nella Natura selvatica (esploratori) a persone sempre più sedentarie; basti pensare che. "la standardizzazione scolastica prevede che i bambini stiano seduti ai banchi 10.000 ore ".

 

Quindi - in realtà - i bambini iparattivi o che o hanno disturbi di attenzione - e che fanno fatica a stare fermi - in realtà sono delle "vittime" della società moderna, perché la loro attitudine al movimento è qualcosa di innato e primordiale (non a caso questi bambini immersi in Natura tornano a essere calmi).

 

Torniamo a connetterci con la Natura. 

Per tutto il libro l'autore ci invita, quindi, a riflettere e ci dona degli strumenti operativi per poter capire come ritornare a connettersi con il mondo naturale, cercando di stimolare quella che viene chiamata la nostra biofilia, ovvero l'amore per la Natura, quella che è una vera e propria "connessione" ovvero un contatto stretto con la Natura e ci invita a sviluppare la nostra intelligenza naturalistica.

 

Intento dell'autore è quello di invitarci a ritornare in Natura, non solo per diventare curiosi della Natura stessa e scoprire gli esseri viventi (esseri e non oggetti di studio!) che ne fanno parte, ma anche per scoprirci a nostra volta essere viventi come tutti gli altri. Christian lo fa offrendo non solo una base teorica a supporto, ma anche una serie di attività pratiche da fare in natura. 

 

Queste esperienze indimenticabili e piacevoli, proprio in quanto tali, possono portare oltre al benessere e al divertimento a iniziare un viaggio che conduce a una vera e propria trasformazione. Chi ha fatto l'H3educamp sa di cosa parlo. Chi non lo sa potrà capirlo non solo leggendo il libro ma anche sperimentando una delle tante proposte offerte da Christian & Co.

 

Come opera un formatore in Outdoor education?  

Mancini ci invita a provare a capire cosa può offrire quello che viene chiamato un educatore o un formatore in Outdoor Education, che sa guidare un gruppo in natura in un certo modo, con determinate regole e facendo leva - allo stesso tempo - su " testa -mani e cuore" ovvero stimolando al tempo stesso, il pensiero, l'azione e le emozioni per cercare di far sì che ognuno possa trovare un proprio equilibrio in Natura, sviluppare delle proprie competenze a livello naturalistico, imparando a "stare in Natura" e a "sostarvi".
Queste esperienze possano portare sia a un benessere fisico sia a un apprendimento, perché di fatto la Natura è - diciamo - il contesto più prezioso in cui apprendere la totalità della vita e del mondo che ci circonda;
in Natura tutto avviene in un modo molto più fluido, interdisciplinare, multidisciplinare e, quindi, più consono a quella che è l'attitudine antica dell'Uomo.

 

Dopo una prima parte più tecnica relativa alla storia che sottende diciamo il libro e quali sono i formatori pensatori a cui si ispira l'autore si passa a una parte più più semplice in cui si cerca di far comprendere come sia prezioso fare delle esperienze - come quella che ho fatto io attraverso l'h3 educamp nel 2019 - per scoprire una propria attitudine per stare in natura rimettendosi in sintonia con il ritmi naturali con i ritmi stagionali e che spesso sono dimenticati perché la cultura e la società odierna ci portano a una deriva, in un qualche modo, e a uno scollamento tra il corpo, le emozioni e l'intelletto, che invece hanno pari dignità nell'individuo e che vanno sviluppandosi insieme armonicamente se, appunto, si frequenta di più la Natura e ci si riconnette con i suoi ritmi.

 



L'importanza del gioco. 

Intanto, si può iniziare a incuriosirsi su come il gioco possa essere uno strumento molto prezioso per imparare anche a stare al mondo, per imparare a tollerare e frustrazioni, a svolgere o risolvere dei problemi, a stare in relazione con altre persone o lavorare in gruppo: quindi imparare la collaborazione e le dinamiche di gruppo.

 

Giocare e apprendere sono una sorta di "binomio fantastico" per poter svilupparsi al meglio, certo, se alle persone in formazione (e non solo a loro), viene fornito il giusto contesto e il giusto quadro in cui inserire il gioco e l'apprendimento.



Riflessioni finali

Rileggendo questo libro dopo alcuni anni - e dopo avere frequentato il primo livello del Corso H3educamp nel 2019 e aver fatto aver partecipato in seguito come "custode" a un Educamp intensivo (ne ho parlato qui) - ho osservato che il mio corpo tende ora a "comportarsi "secondo i ritmi naturali" descritti da Christian Mancini nel suo libro, in una delle parti per me più interessanti e intriganti (in cui tratta dei cicli stagionali). Negli ultimi anni In autunno raccolgo tesori per fare - come le chiamo io - scorte di bellezza per l'inverno un po' come il topo Federico Di Leo Lionni - mente in inverno mi sento come in un bozzolo e la riflessione ha la prevalenza su tutto, come anche la lentezza e il raccoglimento; mi sento quasi in una sorta di pausa, finché non ricomincia qualcosa dentro di me e nasce un intuizione, che porta a qualcosa di creativo (quando, guarda caso, si sta andando verso la primavera).

 

Cosa dire se non invitarvi a scoprire il libro, da dove vi "intriga" maggiormente e poi, provare un'esperienza in natura con Christian (qui) e Raffaella ... (Nature Rock qui e qui)

 

lunedì 16 gennaio 2023

Svegliarsi e muoversi nella nebbia


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Stamattina mi è sembrato di ripercorrere il bellissimo albo di Munari "La nebbia di Milano", dove l'autore, attraverso fogli di acetato, riesce a rendere quello spessore che ammanta tutto, allontanando la visuale da ciò che è lontano, lasciando intravvedere solo alcune luci e sagome.

Era da tempo che non respiravo quella atmosfera soffusa dove tutti sembra sfocato eppure esiste, dove le distanze si fanno incomprensibili da lontano e pian piano qualcosa appare.

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Poi mi sono arrivata al lago. Ecco le mi impressioni a caldo "In lontananza si sentono le cornacchie e il fruscio nell'acqua ma davanti a me c'è una distesa opaca al posto del lago. Man mano che la osservo inizio a definirne i contorni e vedere le sagome degli alberi specchiarsi. Per il resto si respira un silenzio e un'atmosfera irreale intervallata dal canto di una cinciallegra. I gabbiani volteggiano lievi e quando sono più prossimi mostrano la loro sagoma quasi spettrale. Voci di persone che camminano o chiamano il cane e il rumore dell'acqua che sgorga. Accanto a me ogni filo d'erba ha sulla sommità una goccia di acqua mentre le piante fiorite hanno i boccioli chiusi.

Dalla mia bocca l'aria calda si condensa subito
Ora le mani non sono più gelate come prima.
Mi godo questa pace regalata"

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Addentrandomi nel bosco l'atmosfera è risultata magica, quasi onirica, mi sembrava di essere proiettata attraverso un portale magico in una fiaba o, come mi ha ricordato qualcuno, in un film. Quello che mi ha colpito di più è stata l'armonia del paesaggio, associata a un silenzio ovattato.
Mi sentivo come cappuccetto rosso, ma non avevo paura del lupo, solo grata di questa immersione profonda che mi ha donato serenità e connessione profonda con gli esseri vegetali da cui ero attorniata.

Spero di donarvi un po' di quella magia che ho provato, perché sono convinta che la bellezza vada condivisa il più possbile.
Buona giornata


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martedì 19 aprile 2022

Passeggiata prima di tornare




È l'ultima passeggiata.ll sole brilla alto nell'aria calda. Sally, improvvisamente, si muove; avrà sentito qualcosa? Poco fa si era arrotolata in un punto dove sono passati i caprioli, felice come non mai.

Mi chiedo se sia questa la serenità . L'ansia ancora mi pervade, mentre ascolto il nitrito dei cavalli, il muggito delle mucche, Il trillo di un uccello non ben identificato. Una lieve brezza porta via il caldo che assale le mie gote e le mie braccia: vedo i fili d'erba vibrare a un ritmo tutto loro. E ancora sento le cince, il latrato di un cane,..

Da domani si torna alla normalità: niente più corse nei prati, niente più esplorazioni nei boschi; niente più scoperte di biacchi a prendere il sole, di nidi nascosti sugli alberi, ancora abbandonati e secchi (fatti a regola d'arte).
Mentre siedo osservare il panorama, mi passano intorno farfalle e altri insetti.; sento il vociare dei bambini, il lieve tintinnio dei campanacci attaccati alle mucche e agli asini.

Vorrei trattenere tutto questo con me, come ho sempre fatto, come ho una scorta di bellezza per i momenti più bui. Non so se ci riuscirò punto intanto ho potuto godere di queste meraviglie, scoprire i tricotteri nel torrente Agogna. Ho potuto respirare l'aria pura, ascoltare il silenzio, osservare le giovani piantine appena nate e quel colore unico te le nuove foglie sugli alberi, come quelle di questo faggio maestoso. È ora di tornare. E ora ora di fare i bagagli. È ora di salutare tutto questo, sperando di tornare presto a fare pace con me stessa.

lunedì 19 luglio 2021

la Terra respira, di Guia Risari e Alessandro Sanna, Lapis




Immaginatevi di immergervi nel cuore della Terra. Di respirare la sua anima e carpirne i suoi segreti più profondi. Questo è quello che accade quando ci si connette davvero in natura, diventando una sola cosa con il Pianeta che abitiamo. Il bellissimo messaggio arriva da un albo intenso e poetico scritto da Guia Risari e illustrato da Alessandro Sanna per Lapis edizioni (qui).

I protagonisti non possono che essere due bambini, perché, come sappiamo solo loro, o chi ritrova la sua anima bambina, può riavvicinarsi in modo puro alla natura. E dunque li seguiamo mentre si appoggiano con l'orecchio al suolo e sentono che "La Terra respira". La scoperta di un Pianeta vivo, proprio come noi. Con polmoni, cuore e anima. 

Il mondo può essere guardato in modo diverso: il lago ha una forma di un orecchio, il bosco potrebbe essere "un ciuffo di capelli". 

Inizia così un viaggio di scoperta del mondo e di se stessi, della propria anima, della relazione intima che esiste tra la natura e la parte più ancestrale di noi.

Lo racconta bene in questa intervista radio (qui) Guia Risari. Nelle sue parole mi riconosco molto, vivendo in città ed essendo ora tra i boschi. Quanto è difficile abbandonare la parte selvatica, i profumi, l'affondare i piedi nella terra o nelle acque limpide, che siano di un torrente, di un lago o di un mare. Quanto è bello immergersi nel bosco di notte, a scoprire i canti degli uccelli o dei grilli, osservare le sagome degli alberi all'ibrunire... Questo albo ci ricorda quanto tutte queste esperienze siano un bene prezioso. E dunque, è bello leggerlo insieme, adulti e bambini, e scoprire ognuno cosa percepisce e raccoglie.

lunedì 5 aprile 2021

Riflessioni sulla gioia, sulla felicità e sul benessere



Istruzioni per l’uso della gioia 

La gioia non è un risultato,
un fatto, una cosa, un luogo.
La gioia crea spazio, scioglie,
fa il vuoto.
Per conservare la gioia non serve
un barattolo, ma un patto,
devi decidere che la gioia
è la strada della tua vita.
Dunque non cercare la gioia
successiva, sappi che te ne basta una,
una qualsiasi. Ecco, tienila, considera
che è la tua casa.
Il dolore arriverà, ma intanto sappi
che la gioia scioglie nodi
e questo non potrà farlo
l’uragano del dolore, il dolore
ti schiaccia, ti zavorra,
ti fa un mendicante di pesi,
mentre la gioia conosce solo l’alfabeto
della leggerezza.
Non pensarla la gioia, sentila,
è una fioritura nella carne,
è il maggio delle ossa,
l’aprile degli occhi

Franco Arminio

Il paesologo Franco Arminio (qui) ci ha donato una poesia di rara bellezza e intensità. Spesse volte mi sono chiesta cosa sia la gioia e come "tenerla".

Già oggi questa parola era arrivata a me attraverso un dialogo con Andrea, che mi ha chiesto cosa avessi provato dopo avere fatto il grounding. Questa tecnica, che ho iniziato a praticare grazie a Christian Mancini, che ne ha parlato nel gruppo facebook Outdoor Education Italia - Educazione e scuola all'aperto (qui) da lui creato, è "un insieme di pratiche per radicarsi e connettersi alla natura. Per recuperare la #biofilia da adulto è necessario affidarsi ad esperienze di chi lavora da anni nel selvatico" (facendo riferimento a questo articolo qui che parla dei benefici provato dal contatto dei piedi nudi con la terra). 

Tornando al dialogo con Andrea, il mio saggio decenne mi ha detto "L'ultima volta che l'ho praticato avevo i piedi felici". Dunque non gioia ma felicità: la prima nel dizionario viene definita come "Stato o motivo di viva, completa, incontenibile soddisfazione", la seconda come un suo sinonimo. Anche se per Spinoza “La gioia segna il passaggio da un momento felice a una perfezione o realtà superiore”. ... La gioia è contagiosa mentre la felicità è un sentimento personale; quando ci rivolgiamo con atteggiamento gioioso verso il prossimo, si viene ripagati perché la vera felicità è donare gioia agli altri". In effetti la felicità è uno stato d'animo (sentimento) positivo "di chi ritiene soddisfatti i propri desideri". L'etimologia fa derivare felicità da: felicitas, deriv. felix-icis, "felice", la cui radice "fe-" significa abbondanza, ricchezza, prosperità.
L'etimologia di gioia deriva invece dal francese joie, che viene dal latino gaudia, plurale di gaudium 'gioia, godimento', a sua volta da gaudère 'godere.




Posso dunque dire che in questi giorni di connessione con la Natura in maniera profonda e continuativa il mio stato di benessere è sicuramente aumentato. Non so se riuscirò ad arrivare alla gioia, ma posso sempre cercare di ricercare questo stato, nonostante, appunto, il dolore e le preoccupazioni quotidiane.

So di certo che immergermi nei boschi, veder apparire ieri all'improvviso un capriolo, scoprire le fioriture, toccare i petali, annusare le erbe selvatiche, arrampicarmi sui tronchi di alberi morti mi fa raccogliere una serie di scorte per il futuro. 



Del resto anche la parola benessere è per l'OMS è associata a salute ovvero è “il raggiungimento, da parte di tutte le popolazioni, del più alto livello possibile di salute", definita come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”. Insomma uno stato legato alla qualità della vita.



Posso dire che per me queste parole sono collegate anche alla sensazione di leggerezza che provo quando mi immergo nel verde, quando sto nel qui e ora, godendomi l'attimo, il famoso "carpe diem" di Orazio, a me sempre caro. Osservare la vita scorrere e immaginare, come in questa foto, gli alberi danzare con me.

domenica 4 aprile 2021

I nostri "compiti" per le vacanze pasquali





Sono sempre più sostenitrice dei diritti di Gianfranco Zavalloni, espressi nel suo libro "La Pedagogia della lumaca" e penso sempre più che ogni adulto dovrebbe averli in mente: il diritto all'ozio, ovvero a un tempo non programmato dagli adulti, il diritto a sporcarsi, il diritto agli odori, il diritto al dialogo, il diritto all'uso delle mani, il diritto a un buon inizio, il diritto alla strada, il diritto al selvaggio, il diritto al silenzio, il diritto alle sfumature...



Da quando siamo qui in campagna, i "compiti" che abbiamo fatto sono stati:
  • camminare nel bosco, 
  • provare a sederci ad ascoltare i suoni, 
  • fare meditazione nell'erba,
  • osservare le tracce di animali (penne o fatte), 
  • provare a camminare in silenzio, 
  • sdraiarsi nel prato, 
  • parlare con gli alberi o accarezzarne le ferite, 
  • osservare i fiori, 
  • disegnare dal vivo i fiori, 
  • ascoltare poesie.



E per concludere la giornata in bellezza abbiamo fatto una passeggiata notturna senza cane al seguito, a sentire il fragore dei rami secchi mossi dal vento, a percepire il silenzio e la quiete, poi alcuni rumori strani, forse di un capriolo e forse il latrato strano della volpe, il raglio dell'asino... e ancora il profumo della stalla che mi ha fatto ricordare il periodo del tirocinio con Saino sulle rondini, quando andavamo a inanellare di notte nei dintorni di Milano. 

Un misto di emozioni forti, la mano di Andrea stretta nella mia.
Gli arresti improvvisi ad ascoltare.
Il suono del ruscello nella notte.
Il cielo stellato velato di nuvole.
Il rumore dei nostri passi sulle foglie secche.
Il sibilo del vento e poi nessun rumore.
I cani al nostro passaggio.
Un cerchio magico.

Finché staremo qui ci rotoleremo nei prati, ascolteremo i canti degli uccelli, proveremo ad annusare quali fiori profumano, per riempirci di bellezza prima di rientrare.

venerdì 2 aprile 2021

Seduta accanto all'Ontano



Caro Ontano

Questa è la mia prima seduta qui.
Sono emozionata.
Sono attorniata dai canti degli uccelli: fringuelli, merli, cinciallegre, cornacchie. È un continuo vociare nel silenzio.

Tu ti stagli solitario nel prato con il tronco ammantato di licheni. 




Mostri gli abbozzi di nuova vita. E qualche pignetta secca dello scorso anno.
I miei pensieri sono travolti dai canti degli uccelli, qui veri protagonisti.
In lontananza ho appena sentito un fagiano. E un gallo.

Il sole caldo mi scalda il viso e un venticello lieve alla mia destra porta sollievo.
Sento il ronzare di api e mosconi.
Il prato è ricoperto da anemoni, primule tarassachi, violette e qualche croco.
Quanti anni hai? So di avertelo già chiesto ma forse non ho sentito la risposta.
Chi viene a trovarti? I picchi? E hanno dato dei buchi in alto?
Chi ha lasciato nel terreno quelle specie di grufolata? Sono davvero curiosa e non ho ancora risolto il mistero.
Nel prato accanto alle anemoni ricche di polline vedo anche le tue pignette e gli amenti penduli. Sono quelli dei noccioli?
Il tuo tronco è molto secco. Cosa posso dare per te? So che vivi in terreni che amano l'acqua.
Quanti anni hanno i licheni che abitano il tuo tronco? Alcuni sono tondi e piccoli, altri giganteschi e i loro confini si confondono in mezzo ad altri licheni.
Ci sono altri ontani vicino alla siepe. Le vostre radici sono connesse? Cosa vi dite? Sarei curiosa di saperlo.
Ma tu ti ricordi del grande noce che c'era nel nostro prato? Era abbastanza vicino a te. È stato fulminato e ora non c'è più. Era altissimo. Ora guardo l'altro noce vicino alla casa e direi che si è fatto grande e bello. Sovrasta la casa rosa di un bel po'. Ha più di 40 anni.
Verrò a trovarti anche più tardi o stasera.
Sono curiosa di sentire e vedere le differenze.
Buona giornata


lunedì 9 novembre 2020

Storie di intrecci




Sarà che sono sempre in cerca di musi, ma a voi non sembra che questa radice assomigli a un capodoglio?
La bellezza mi circonda. La bellezza del contatto tra gli alberi e dentro i tronchi.

Lo stupore che possono suscitare le radici.

Un dono per chi ha voglia di guardare.
E tanta gratitudine. Penso che sia una parola da ripetere come un mantra in questo periodo. Per supportarci a vicenda.




Le radici e i tronchi del bagolari sembrano voler raccontare le loro storie. Storie di abbracci e intrecci. Storie di stiracchiamenti e allungamenti fuori dal terreno quasi in sospensione tra aria e terra.

martedì 3 novembre 2020

Dialoghi con il ficotana







Caro Ficotana
ti spiace se ti chiamo cosi? Del resto all'Asilo nel bosco ti conoscono in questo modo. Infatti offri rifugio quando fa troppo caldo e umido e tieni caldo come una coperta in autunno durante le giornate grigie.





Ora inizi ad allietarci con le tue foglie cangianti che si trasformano da un verde intenso a un giallo pagliericcio. Ieri le abbiamo toccate sai? Non pensavo che fossero rugose come la carta vetrata sopra, morbide e pelose sotto. Le nervature poi sono uno spettacolo. Quello che mi ha sorpreso di più è come le tue foglie "scelgano" quante lobature avere. Io da ignorante pensavo fossero cinque. Invece, che varietà! Da quelle che quasi non ne hanno ad altre che ne hanno fino a 12!!
Non hai idea di quanto rendi felici i bambini che si arrampicano da anni sopra i tuoi rami. Sai quanto hanno imparato a diventare più autonomi?
Chissà quante cose speciali hai visto?
Sono felice che il pettirosso venga a cantare la sua melodia ogni giorno prima che arrivino le persone.
Buona vita. Spero ancora lunga.




lunedì 6 luglio 2020

Le riflessioni di Andrea

 

Ieri ho detto agli alberi di godersi la vita 
perché prima o poi li abbatteranno

Andrea

"Mamma ti rendi conto che il mondo è molto più brutto per colpa dei soldi?
Tagliano gli alberi per colpa dei soldi. Esistono gli assassini e i ladri:
alcune persone uccidono gli altri per i soldi e i ladri rubano per i soldi.
Al mondo importa solo dei soldi e non della natura.
"




Questi mi sembrano i capelli di un gigante



Guarda sembra un tornado di nuvole o un alveare



"Da dove vengono le lumache? Dai nostri nasi? Questo sembra muco ma muco di un gigante!"

"Ciao albero
La vita da alberi è bella o noiosa?"


"Poverino chi ti ha fatto questa ferita?
Mamma ma esistono dei guaritori di alberi?
"

venerdì 13 marzo 2020

Forti come gli alberi?


Dobbiamo essere forti come ci insegnano gli alberi che pur non muovendosi resistono a tutto e riescono a vivere per secoli.
Come questo platano.
Eppure abbiamo bisogno di ossigeno per respirare. 

Portando fuori il cane ho incontrato una signora anziana proprietaria di un husky. La sua dogsitter non può più venire. Il suo cane è buonissimo ma ha bisogno di correre altrimenti diventa matto.
Al parco nell'area cani ho incontrato anche Virginia, una bambina di otto anni con la babysitter perché i genitori lavorano entrambi. A distanza mi ha parlato della sua scuola, dell'apparecchio. Insomma, anche se a distanza aveva bisogno di essere ascoltata e di socializzare.
Al parco ora ci sono solo quelli che portano fuori il cane e chi corre o fa esercizi.
Al parco ho scoperto che esiste una paulonia ma è dentro al cortile della scuola d'infanzia. Ha messo i primi fiori violacei. Prima della mia paulonia.

Al parco la Magnolia × soulangeana è al massimo della fioritura, come in ogni luogo dove è stata messa a dimora. I suoi petali morbidi come il velluto stanno cadendo alla minima brezza.
Al parco sono fiorite anche le forsizie e i cotugni del Giappone (anzi stanno quasi sfiorendo).
Al parco ho sentito il primo picchio battere due colpi su un tronco ma non l'ho visto.
Al parco ci sono cince, fringuelli, parrocchetti, piccioni, merli e merlotti giovani.
Al parco ognuno sta distante, non ci sono assembramenti. Si viene solo per portare il cane fuori o per correre.
Poi si torna a casa. 
Camminando sul marciapiede e quando incontri qualcuno attraversi la strada.
Buona giornata

mercoledì 11 marzo 2020


Cara Paulonia,
desideravo tanto venire a trovarti e ci sono riuscita anche se oggi sarà per poco. 

Il tuo tronco caldo ospita già le cimici rosse che sono in movimento.
Guardandoti dall'alto in basso in questo cielo blu dove le nuvole sono assenti sj stagliano ancora indisturbati i tuoi frutti. Quanto vorrei toccarli. E arrampicarmi sopra di te per vedere il mondo da un'altra prospettiva.
Intanto oltre alle cimici scopro piccoli coleotteri bianchi e neri.
Ai tuoi piedi un'esplosione di fiori che hanno invaso il prato. Ora stanno comparendo anche i tarassachi oltre agli occhi della Madonna, alle pratoline dal bordo rosato e alle salvie.
Ciuffi di erba più alta si innalzano come a dire "sono qui".

I ciliegi sono fioriti e coperti di rosa, mentre gli altri alberi mostrano ancora solo le gemme.
Il sole caldo scalda le braccia dove la maglia nera assorbe il calore e si incontra con un'oretta fresca che arriva solo ai capelli, neanche al viso.
In terra tantissime foglie secche di querce sicuramente portate dal vento visto che sono lontane. Anche tanti legni e qualche pezzo dj corteccia. Sono ansiosa dj esplorare intorno per trovare i tuoi frutti.
Per osservare i fiori da vicino e vedere se le api e i bombi sono già arrivati.
Uccelli che cantano a ritmo cadenzato.
La beatitudine è anche godere di questo piccolo spazio. Lontano dalla folla. Al sicuro per tutti.

mercoledì 26 febbraio 2020

Seduta a testa in sù... e in giù



Oggi non vedevo l'ora di venire a incontrarti 
per capire se avrei sentito più quiete e suoni diversi. 
Invece sento il rumore dell'officina che funziona più che mai. 
Vedo il fumo uscire dal camino della scuola d'infanzia. Sento il fruscio delle macchine e per fortuna tantissimi canti di uccelli in lontananza: sono pettirossi, merli, storni, cinciallegre e fringuelli. Tutti canti. Nessun allarme.

Avevo voglia di abbracciarti. 
Abbracciare il tuo tronco ruvido e morbido dove c'è il muschio (in cui si sono impigliati molti semi volatili). 
Che destino beffardo il loro. 
Crescerà una piantina sopra il tuo tronco come successo in passato o saranno destinati a morire?

Oggi è un po' più presto del solito e l'aria è gelida. 
Lo sento sulle mani e sul naso.

Con il naso all'insù osservo u tuoi frutti secchi che non vogliono cadere. 
Forse sanno che li raccoglierei? 
Certo non tutti ma la tentazione è forte perché sono bellissimi. 
Li rivedo nei dettagli nella mia testa mentre un pettirosso gorgoglia e una cornacchia gracchia e gli storni sibilano.

Quanti anni hai? 
Ho trovato dei video in cui raccontano della tua crescita portentosa e veloce. 
Quindi sarai ultracentenaria? 

Non sapevo che molti tuoi fratelli venissero usati per il pellet. Una pianta così bella sprecata. 
Per fortuna ti hanno lasciata libera di espanderti.

Ora guardo in basso nel prato. L'erba è coperta di goccioline che si ergono sulla cima. Le pratoline sono chiuse, come se fossero ancora schiave perché il sole non è arrivato a baciarle. Tantissime salvie in gruppi. Non vedo invece il tarassaco. Almeno i fiori.
Ci sono tanti sassi tondi e ovali che sembrano uova.
Tracce secche del passaggio dei lombrichi.

Alzo di nuovo la testa verso la parte già soleggiata. L'aria è frizzante.
Dove settimana scorsa ho scorto il muso di un rinoceronte/elefante sta una cimice rossa. Anzi stava. È bastato un istante per perderla dj vista.

Intanto sento il canto melodioso dei fringuelli, quello che accompagnava sempre senza che io ne fossi consapevole le passeggiate nei boschi.
Alzo lo sguardo ancora più in alto. Il cielo è blu. All'orizzonte lato Nord qualche nuvola. Sopra di te solo il suo bel colore che fa risaltare i tuoi colori caldi. Osservo ancora i tuoi frutti alcuni sono sicuramente aperti e sono riusciti a disperdere i semi Bianchi alati. Altri sembrano chiusi. Non ho ancora capito a cosa servono quelle specie di chicchi di caffè che ci sono all'interno.

Troverò un esperto in albero delle principesse?

Mentre il vento passa ruggendo intorno alle mie orecchie e sento i passi sul selciato osservo i tuoi rami giovani ondeggiare in una bellissima danza.
Intanto le mani in solo venti minuti sono letteralmente congelate. La prima volta dopo tante settimane. Oggi sembra davvero inverno.
Il parco è decisamente più vuoto di umani. Solo podisti e proprietari di cani.

Effetto Coronavirus o perché sono solo le 9.15?

Arriva un codibugnolo. 
Muove su e giù la coda. Poi ne vedo un altro e volano via sono i miei folletti preferiti.
Da lontano una cincia emette il suo canto d'amore. Oggi sono convinta che tutti gli uccelli maschi stiano richiamando già le femmine. Magari mi sbaglio ma i canti sono più lunghi.

Guardo dal lato opposto al parchetto e vedo sul liriodendro già gli abbozzi della rinascita. 
Le piante sono pronte. Intanto un merlo passa forse per via di due persone che si muovono.
È un via vai oggi. Canti, sibili, schiamazzi. Ho appena avvertito l'ombra di un uccello che è volato sopra alla mia testa. 

Quante cose sto imparando da questa seduta settimanale. 
È quasi un anno che la faccio. Nel prato scorgo un'altra A disegnata da un intreccio di rami. È l'iniziale del mio nome e di tante parole belle
Amore
Amicizia
Arte
Armonia
Ascolto
Anima
...
Forse posso finire qui. Grata e rigenerata.

mercoledì 19 febbraio 2020

Accarezzando il tronco...



Cara Paulonia,
Oggi mentre ti accarezzavo al mio arrivo ho sentito forte il gorgoglio dei pettirossi e il gracchiare delle cornacchie, il sibilo dei codibignoli. Arrivando ho visto merli e sentito cinciallegre (come ora) e gli storni.
Sulla tua corteccia il muschio è fresco per la pioggia dei giorni scorsi. È sia frondoso sia a mucchietti morbidi. Sull'altro lato, secco e caldo, anche se il sole oggi è timido e il vento fresco, ci sono le cimici rosse.
Tu ti ergi maestosa e mostri i tuoi semi non ancora caduti dai rami e le gemme di un tono caldo più chiaro.
Oggi noto, osservandoli dal basso verso l'alto i rami più giovani e quelli più anziani. I primi sono dritti e chiari e mostrano una punteggiatura nera evidente. Gli altri sono armonici e pieni di muschio. Scuri per l'età, la pioggia, gli eventi, la storia. 

Mentre li guardo vedo un fringuello maschio. Si intravede il ventre rossiccio e si intravedono anche quelle lamine bianche intorno alle ali che lo fanno riconoscere anche in volo.
Intanto è un continuo vociare di uccelli. Ora riconosco anche il canto di un altro fringuello, forse prima nascosto dagli altri. Le cince che non smettono un attimo come pettegole mentre il pettirosso ha smesso.
Se chiudo gli occhi sento evidente il contrasto tra un lato e l'altro. Lato strada un rumore di sottofondo delle macchine che passano che associo non so perché al suono che abberto quando sono al fiume quando scorre l'acqua. Anche qualche canto di uccello anche se mascherato. Dall'altro lato verso la scuola d'infanzia e le case, dove ci sono gli alberi il suono della natura è l'unico. Uccelli che cantano ognuno la sua melodia ed è un bellissimo concerto. 

Osservo ancora una volta più a distanza il tuo tronco dal lato privo di muschio e mi appare evidente il tuo occhio. Un luogo dove un tempo è stato tagliato uno dei tuoi rami principali che ha creato intorno un rigonfiamento e dentro un buco. Un buco dove per tanti anni ho visto comparire le fragole. Ora non più ma mi aveva sempre affascinato. 

Poi accanto vedo quella che mi sembra una faccia di rinoceronte. Io sono fissata con i volti lo sai. Un rinoceronte con uno strano corno che diventa un ramo. Simbolo forse che, a differenza degli animali reali che muoiono per i corni, tu hai generato la vita. Voglio vederla così oggi questa storia.
Ora che guardo meglio non sembra un rinoceronte ma un elefante senza orecchie che ha la proboscide in su e una zanna lunghissima. 

Quanto vorrei allungare le mie braccia, farle diventare elastiche quanto basta per arrivare ai tuoi amati frutti secchi. In terra ne trovo pochi. Ormai so che saranno già aperti e senza i tuoi bellissimi semi bianchi.
Ecco oggi ho dedicato tutto il mio tempo a disposizione solo a te. Non ho guardato intorno né accanto. 
Ho ascoltato i suoni e ti ho accarezzato. Ne avevo bisogno.
Grata.