sabato 19 gennaio 2019

"Il sogno di Youssef" di Isabella Paglia e Sonia MariaLuce Possentini, Camelozampa


Sarà il periodo davvero devastante, che ogni giorno da troppo tempo ci mette davanti a immagini che non avremmo mai voluto vedere e a storie che non avremmo mai voluto che accadessero, ma questo libro di Isabella Paglia e Sonia MariaLuce Possentini, edito da Camelozampa, "Il sogno di Youssef" (qui la scheda) mi ha proprio "chiamato".

Abbiamo bisogno di bellissimi albi, poetici, per raccontare storie tragiche ai nostri bambini che ci chiedono cosa succede ad altri bambini. Di una speranza che va coltivata, sempre e comunque.


E dunque, accompagnate dalle meravigliose tavole di Sonia MariaLuce Possentini, premio Andersen 2017 come miglior illustratore, e dalle parole delicate di Isabella Paglia scopriamo la storia di Youssef, un bambino che disegna sui muri di casa una caravella con vele enormi, che prende il volo sul mare. In quel disegno c'è tutto: c'è il sogno di sapere dove sia finita la sua amica del cuore Maryam, partita su un barcone con la mamma in una notte scura in mezzo a un mare color petrolio senza far più ritorno. L'unica cosa rimasta dell' amica di tante avventure è un piccolo sandaletto rosa (che appare nel primo risguardo del libro), custodito gelosamente.


Youssef aveva sognato a lungo di riportare con la sua caravella Maryam, ma il muro con il disegno crolla per colpa delle bombe, ma il sogno no.


Prosegue il sogno perché non ci sono più muri per disegnare. Non sappiamo se Youssef ritroverà la sua amica nel sogno o in cielo. Ma comunque sia l'interpretazione che vogliamo dare, i due amici riusciranno a ritrovarsi e riabbracciarsi.

Un albo splendido, che fa venire i brividi e fa riflettere sul potere del sogno e della fantasia. Una fantasia che ci sorregge quando tutto intorno a noi crolla e non ci fa vedere le brutture del mondo. Almeno, io voglio leggere questo albo con questo finale. L'altro mi procurerebbe troppo dolore. Ma penso che le intenzioni delle due autrici fossero quelle di fornire un buon auspicio a tutti quelli che vivono queste separazioni e queste realtà difficili. Realtà che ormai sono all'ordine del giorno.

sabato 5 gennaio 2019

Iniziare il nuovo anno all'insegna di Bambini e Natura

Se non conoscete ancora l'associazione Bambini e Natura e siete convinti dell'importanza dello stare fuori e di stare connessi con il mondo naturale che ci circonda, quest'anno occorre rimediare.
Qui potete trovare le spiegazioni del perché riassunte in questo bellissimo elenco.


Ho provato sulla mia stessa "pelle" quello che significa, perché in realtà queste semplici indicazioni servono anche per noi adulti, abituati a stare tutto il tempo alla scrivania, specie se abitiamo in città.

In questi giorni di calma e pace, facendo passeggiate nei boschi, pedalate ed esplorazioni con i miei bambini sono rinata. Sento la mente rigenerarsi, sono più carica e desiderosa di completare progetti. Avevo bisogno di fare scorta di Natura, come il topolino Federico nel bellissimo albo di Leo Lionni edito da Babalibri (qui la scheda).

Inoltre, è incredibile quello che si può scoprire stando #fuori. Anche lo sguardo può poggiarsi, specie in inverno, sui piccoli dettagli, osservando bellezze inaspettate, sconosciute e talvolta sorprendenti.


Abbiamo scoperto che quando fa freddo la brina ricopre le foglie con una patina bianca che sembra neve

 il rumore delle foglie accumulate nelle strade e le loro strane forme arrotolate...


muschi e funghi dalle forme e dai colori strani


le ombre che il sole può lasciare sui tronchi tagliati e gli anelli di accrescimento, che aiutano a sapere quanti anni aveva quella pianta, se è cresciuta in modo più o meno regolare.


quanto può essere rilassante perdersi nei propri pensieri ascoltando il suono dell'acqua di un torrente


o avventuroso provare a salire su un albero, anche se non si riesce ad andare proprio in alto


scoprire nuovi sentieri e strade in bicicletta, mettendosi alla prova con salite e lasciando andare i freni durante le discese


osservare le piante spontanee crescere ovunque, specie sui muretti a secco


divertirsi a costruire capanne nei boschi, meglio se in compagnia di altri bambini, e imparare la cooperazione, per trasportare tronchi pesanti


avere la possibilità di coccolare gli asini, scoprire il raglio (magari spaventandosi anche un po')... e aggiungo provare la meraviglia di infilare la mano nella bocca di un tenero vitello appena nato sentendo il calore del suo alito e, la delicatezza della sua lingua, non ancora ruvida, e percependo i denti che devono ancora spuntare che fanno quasi il solletico.


scoprire con meraviglia che anche le foglie posate sul ghiaccio, sollevate dolcemente, lasciano la traccia


godersi tramonti rosa dopo una giornata di pieno sole.

E voi, avete fatto pieno di cieli rosati, neve, ghiaccio, mare, canti di uccelli, silenzi, freddo, calore e bellezza?
Vi invito anche a scoprire le bellissime indicazioni di Sara Vincetti (qui) matita di Bambini e Natura e della rivista Bambini, che sta avviando un progetto interessantissimo per invitare a prendere tempo per migliorare la qualità della vita.

Un esempio? Questa bellissima mappa che ha realizzato tra le tante cose che ha fatto ultimamente, che invita a sognare e scrivere parole belle.

Copyright: Sara Vincetti e Monica Guerra, Bambini e Natura.

Insomma, se non l'avete ancora capito, vi consiglio di andare a curiosare sul sito o sulla pagina facebook di Bambini e Natura, dove troverete un sacco di indicazioni utili e partecipare se volete alle iniziative...
Buon Anno!


giovedì 27 dicembre 2018

Riflessioni sulla maternità

9 novembre 2013 · 
Marco "La mia mamma è molto bella,
la mia mamma è moolto bellaa" (cantando)
Andrea "No, a mia mamma è molto bella"
Marco "La mamma di Marco e Andrea è molto bella,
è più bella di un vaso di fioriii"


In questi giorni di festa, in cui tutto rallenta e c'è tempo per riflessioni e ricerche, stavo pensando al valore che ha per me la maternità. Cosa rappresenta simbolicamente l'essere mamma? Forse l'avere tenuto in grembo per nove mesi le mie creature, e nel marsupio per quasi sei mesi. 


(#annapensiero, 25 novembre 2013)
dormire con un cucciolo 
di quasi tre anni abbarbicato sul petto



Forse mi è tornato in mente perché il regalo della coperta sirena di Massimo ha scatenato in me ricordi. Andrea ne ha approfittato subito per intrufolarsi con me. Come si approfitta ogni volta ad appoggiarsi sul mio petto come quando era piccolo. Anche Marco ha ancora bisogno di coccole e carezze, specie la sera è preso da "mammite acuta". 

(#andrearichieste, 25 agosto 2014)  
mamma ho mal di pancia, mi devi far le coccole fino agli abberi.
mamma ho mal di pancia, mi devi far le coccole fino al cielo.
mamma ho mal di pancia, mi devi far le coccole fino al muro e fino ai tuoi capelli.
ancora coccole, ti dico io quando mi è pazzato.

So che a un certo punto tutto questo finirà, anche se spero che non finiranno i baci e le coccole, perché quelle fanno bene ad ogni età. Magari non saranno più riservate alla sottoscritta ma spero che i miei figli siano capaci di essere così dolci, affettuosi, premurosi e dire quelle frasi bellissime che ho sentito pronunciare anche alle loro compagne. Allora forse sì avrò fatto qualcosa di buono.


Per ora mi godo il gioco dei bacini di Andrea, il desiderio di stare stretti stretti, di farsi coccolare fino ad addormentarsi. 
bene, faccio scorta di coccole  
(30 novembre 2013, #marcopensiero)

Marco e Andrea in questi anni mi hanno detto frasi così romantiche da far invidia al più grande Don Giovanni, inoltre dette con il cuore. Lo so, è il complesso di Edipo, ma mi gusto tutto quello che arriva. Ma queste frasi me le tengo per me...

Tanto questa è solo una parte di quello che accade. Si tende a raccontare le cose che fanno felici. Poi c'è l'altro lato della medaglia in cui la mamma diventa "strega", "maestrina" "rompi" e ci sono silenzi interminabili, insieme a musi inspiegabili, associati a rabbia diffusa. Ma come ho scritto una volta essere genitori comprende l'intero pacchetto.

venerdì 21 dicembre 2018

Libri sotto l'albero


Natale è alle porte e sono tanti gli albi e i libri che mi piacerebbe consigliare da acquistare per qualcuno a cui volete bene. Grandi o piccoli che siano. Inizio con una piccola carrellata... sperando di continuare ancora.


Il primo è un libro piccolo ma prezioso, di un'autrice straordinaria, qual è Silvia Vecchini, che ha scritto "Vetro" , illustrato da Cristina Pieropan, per Fulmino Edizioni. Anche se la storia è ambientata in estate, siamo comunque in un periodo di pausa, c'è il mare - e chi non ci andrà magari? - e ci rammenta quanto sia importante dedicare del tempo alla riflessione. Ricordo ancora quando ho scoperto per caso questo libro (penso per merito di Antonella Capetti) e di come lo abbia scelto per una lettura ad alta voce nella classe di mio figlio, alla fine del ciclo della primaria. Una lettura che ha incantato i presenti, non tanto per la mia abilità, quanto per la profondità delle parole.


Un libro narrato in prima persona che raccoglie i pensieri di un'adolescente o preadolescente, che si "sente dentro una specie di galleria", che sta per rinascere una seconda volta. E prima di cambiare definitivamente decide di scriversi una cartolina, spedirsela, e metterla da parte per leggersela tra qualche anno. Idea meravigliosa, non trovate? Fissare i propri pensieri su carta è sempre interessante, perché poi aiuteranno a ricordare quel momento preciso, i propri gusti - che potranno essere cambiati o evoluti - e le emozioni e le sensazioni provate. Un libro che non deluderà, anzi se lo regalerete a qualcuno in famiglia, vi verrà di sicuro voglia di leggerlo anche voi, da soli o insieme.


Il secondo libro è dello scorso anno ed è stato uno dei primi della serie dei "Miniborei", la collana della casa editrice Iperborea dedicata ai più piccoli. Si tratta di un delizioso racconto dello scrittore svedese Ulf Stark, con alcuni disegni di Olof Landstrom, dal titolo "Sai fischiare Johanna?" (qui la scheda). Perché mi sembra pertinente? Perché è una delicatissima storia adatta a questo periodo magico, in cui tutto può accadere. Il piccolo protagonista, Berra, sette anni soltanto, desidera avere un nonno come il suo amico Ulf. Come fare? Quando si è piccoli tutto può essere più semplice del previsto: basta andare alla casa di riposo e adottarne uno.
Quando i due percorrono il lungo corridoio della struttura, appena trovano una stanza socchiusa, la aprono e trovano un vecchietto con le bretelle e un cerotto sul mento. Così, con molta semplicità, dal nulla nasce un rapporto unico, sempre più intenso in cui i due estranei si legano. L'amicizia, prima, e l'amore, poi, che li unisce, fa si che si divertano insieme facendo cose semplici ma preziose.

Un messaggio bellissimo in questo periodo in cui alcune persone, in effetti, "adottano" gli anziani soli per invitarli a passare un Natale in compagnia o fanno volontariato nelle case di riposo. Un libro che vi commuoverà, sicuramente. Vi dico solo che la scorsa estate l'ho letto tutto di fila a una platea mista di bambini (da 7 a 11 anni) che sono rimasti con il fiato sospeso fino alla fine, anche se erano stravolti dopo aver trascorso una giornata molto intensa come capita ai campus (vedi post).


Il terzo è un libro di poesie, il secondo della collana "Magnifici versi" realizzata da Carthusia e a cura di Teresa Porcella, in cui le illustrazioni sono affidate alla strepitosa Sonia MariaLuce Possentini, che ha accompagnato una poesia di Antonia Pozzi "Preghiera alla poesia" (qui la scheda). Una collana che si propone la sfida di "trovare tra le poesie di ogni tempo, quelle dalle pieghe più nascoste per affidarle allo sguardo di chi sa immaginare con le mani". Un inno alla poesia, la voce più profonda cui la poetessa si rivolge, capace di negarsi e tacere quando uno si perde e che si dona sola a "chi con occhi di pianto si cerca". 


Ogni breve verso, così denso di significato. è accompagnato in una grande doppia pagina delle potenti immagini di Sonia MariaLuce Possentini, che dosa con sapienza i colori, usando come base il bianco e nero, per farli risaltare ancora di più quando serve, come in questa illustrazione sopra. L'amore profondo per la natura accompagna questa autrice premio Andersen 2017 per l'illustrazione alle poetesse a cui da voce con le immagini (il primo albo era dedicato a una poesia di Emily Dickinson).
Un regalo sia per ragazzi sensibili sia per adulti.


Tornando ai più piccoli, un delizioso albo Babalibri di Rury Lee illustrato da Emanuele Bertossi "Nasi neri" (qui la scheda), che racconta una bellissima storia a lieto fine che ha per protagonisti una mamma orsa con il suo cucciolo e il cacciatore Boba, dall'aria arcigna sottolineata dalle sopracciglia folte e inarcate. Un cacciatore che va alla ricerca delle sue prede, cercando di scovarle nel bianco della neve grazie al loro grande naso nero. Dopo ore di appostamenti Boba vede due "nasi neri che sembravano danzare allegramente", infatti mamma orsa e l'orsetto Kum si stanno divertendo a giocare. Per fortuna il grande fiuto della madre riuscirà a scovare il cacciatore per tempo. Il resto è da godere insieme, magari leggendolo davanti a un caminetto acceso o all'albero illuminato dalle lucine.


Sempre in tema invernale, chi ha amato "La balena della tempesta", se non ha ancora preso il seguito "La balena della tempesta in inverno" di Benji Davies, edito da Giralangolo/EDT (qui la scheda), deve rimediare subito. Impossibile non amare il piccolo Nico, che vive in una casetta di legno in riva al mare del Nord insieme al padre, un grosso pescatore schivo ma affettuoso, e sei gatti. Tempo prima Nico aveva salvato una piccola balena e questa è entrata nel cuore del piccolo che non vede l'ora di rivederla. 


Ormai è giunto l'inverno e il mare si sta lentamente ghiacciando. Così quando il padre si imbarca sul peschereccio e non rientra di sera, il piccolo Nico, non ci pensa due volte e va a cercarlo. Una storia di coraggio e amicizia, un racconto struggente che ci tiene pagina per pagina con il fiato sospeso, fino al lieto fine. Cosa succederà al bambino? Riuscirà a ritrovare il suo papà? E la sua amica balena? Insomma, per rispondere a queste domande non dovete far altro che andare in libreria e acquistare subito il libro, se non lo avete ancora fatto (è uscito nel 2017 e ne hanno già parlato in molti).


Ultimo libro di oggi, sempre edito da Giralangolo/EDT (qui la scheda), è del grande Peter Brown "Il giardino curioso" (qui trovate anche una bella video recensione di Roberta Favia di Teste Fiorite), uscito nel 2018. Mi piace finire con questo albo che ha un messaggio ecologico meraviglioso, specie di questi tempi, in cui abbiamo assistito con emozione al discorso di Greta Thunberg, una ragazzina svedese di 15 anni, che ha preso di recente la parola al congresso Cop 24 parlando di cambiamenti climatici (qui il video). I bambini sono dunque il nostro presente e non solo il nostro futuro.


Questo albo fornisce un grande messaggio di speranza, e mi ha ricordato in parte "L'uomo che piantava gli alberi", di Jean Giono (un grande classico). Solo che qui i protagonisti sono due: un bambino che ama stare all'aperto, anche quando piove (classico bambino che piacerebbe ai tipi di Bambini e Natura, qui il link), sguazzando felice nelle pozzanghere, e un gruppo di piante selvatiche cresciute in mezzo a una ferrovia abbandonata. La trovata geniale dell'artista è che, grazie alla cura di Liam (così si chiama il ragazzino), le piante cominciano a sentirsi un giardino. Non un semplice giardino, ma un giardino "impaziente" con la voglia di "esplorare", e le piante iniziano a disperdersi sempre più lontano dai binari, alla scoperta di ogni angolo della ferrovia.


Più passa il tempo, più Liam diventa sempre più competente come giardiniere, e riesce a far riprendere subito le piante provate dalla pesante nevicata. Così il giardino curioso si espande in tutta la città, in ogni oggetto che trova lungo il suo "cammino" (che sia una macchina abbandonata o un cartello). Ma la cosa più bella è che non solo la città cambia, ma il bambino, con il suo esempio, riuscirà a far cambiare le persone. Questo messaggio è proprio nello spirito del Natale. Per questo lo raccomando come regalo da mettere sotto l'albero.

Questo albo lo dedico in particolare a Sara Vincetti, amante delle parole belle e dei piccoli cambiamenti quotidiani (come Giorgia Lo Giudice, Sofia Cecchin e Chiara Bernasconi), e a chi si occupa di piante, riuscendo a far vivere meglio le persone, come Nicoletta Caccia ed Emilio Bertoncini. E, naturalmente, a tutti gli amici di Bambini e Natura e di Educazione e Natura...

domenica 16 dicembre 2018

"Lupinella", di Giuseppe Festa, Editoriale Scienza


Quando ero studentessa alla facoltà di biologia, mi ero fatta assegnare una tesi sui lupi in Casentino. Iniziai a gennaio, quando metri di neve ricoprivano il paesaggio e la casa forestale che ci ospitava era gelida come un ghiacciolo. Avevo persino imparato a lavarmi i capelli con l'acqua riscaldata sul fuoco, (in un'atmosfera da vecchio far west), e a mettere su le catene da neve con la macchina inclinata.
Ho trascorso momenti meravigliosi - anche se poi ho deciso di lasciare - ma quello in assoluto più bello è stato quando mi sono ritrovata sola tra i boschi, nel silenzio ovattato dalla neve, caduta poche ore prima, a percorrere un sentiero appena attraversato da un piccolo branco di lupi.
Se torno indietro con la memoria, quella è una delle emozioni più grandi che abbia mai provato nella mia vita, e che mi fa ancora venire i brividi: l'idea di essere l'unico essere umano ad aver lasciato una traccia dopo i lupi.

Comprendo quindi, perfettamente, l'amore e la passione che ha Giuseppe Festa, e che si riflette nelle sue opere, perché questo connubio uomo-natura lascia tracce profonde nel cuore di una persona così sensibile come lui.


"Lupinella", scritto per Editoriale Scienza (qui la scheda), racconta "La vita di una lupa nei boschi delle Alpi" e contribuisce alla conoscenza di un animale per cui l'uomo nutre da sempre sentimenti contrastanti. L'opera è stata realizzata per diffondere anche il progetto europeo Life WolfAlps (volto alla conservazione e alla gestione a lungo termine della popolazione alpina del lupo) appena concluso. Qui il sito per ulteriori approfondimenti molto interessanti.


"Nasco a metà primavera, in una profonda tana scavata da mamma Brina.
Appena vengo al mondo, un'enorme lingua mi solletica il pancino. Mi accoccolo al calduccio vicino alla mamma e mi godo il dolce sapore del suo latte.
Che pacchia!
Poi, arrivano i miei fratelli.
Fine della pacchia.
Il primo a nascere, dopo di me, è Mugo. Mamma lo lava con un sacco di leccate lunghe e pazienti. Poi il mio forzuto fratello mi rifila un paio di robuste zampate sul muso, mi passa sopra, e si attacca alla mammella accanto a quella che sto succhiando io. E non basta ancora: poco dopo arriva Sasso, che si attacca all'altra mammella libera, stritolandomi contro Mugo. Per poco non mi soffocano!
L'ultimo della cucciolata è Mirtillo. Confuso, comincia a strisciare nella tana, è proprio impacciato. Sento mamma che si allunga per afferrarlo con la bocca e riportarlo al calduccio tra noi. O meglio, su di noi, visto che me lo ritrovo sulla testa. Ehi, fai piano!
Come inizio non promette bene."

Ecco il primo capitolo in cui si assiste alla nascita di Lupinella e dei suoi fratelli minori. Con parole calde e allo stesso tempo "scientificamente corrette" (ma essere mai "pedante" o troppo "tecnico) Giuseppe ripercorre la vita di una lupa dalla sua nascita al momento dell'abbandono del branco, con un racconto in prima persona che cattura subito l'attenzione dei lettori. Grandi o piccini che siano.


Mentre la crescita inizia, si scopre cosa succede progressivamente: dalla scoperta della vista (i lupetti nascono ciechi come i cani) alle prime incursioni fuori dalla tana, alla definizione del branco e delle relazioni. I mesi passano veloci, Lupinella cresce, e scopre la meraviglia degli ululati di mamma e papà (il sistema con cui i lupi comunicano nel branco, quando è distaccato, o con altri branchi)... scopre la "magia" della caccia e le prime "delusioni" (un fratello che si allontana dal branco). Con la crescita iniziano le difficoltà e i compiti, finché anche Lupinella non si trova pronta a percorrere la sua strada.


Alcuni box ben differenziati dal testo in cui compare quella che Festa chiama "la Lupologa" spiegano particolari della biologia e dell'etologia, ossia del comportamento degli animali, con curiosità e dettagli comparati all'uomo che fanno venire voglia di approfondire ancora di più.


In fondo al libro si trovano anche "I giochi nel bosco", proposte di attività da fare in natura per conoscerla meglio ed esplorarla.

Insomma, questo libro ci ha conquistati (e ci teniamo stretta la nostra copia autografata) il mio consiglio è di fare una sopresa a chi ama la natura e farglielo trovare sotto l'albero.


Ho avuto il piacere di ascoltare ben due volte Giuseppe Festa e ne sono rimasta affascinata. La seconda volta, per Avventure di carta 2018, grazie a Susi Soncin, ho avuto il piacere e l'onore di presentarlo. Sentirlo parlare di Natura e animali è un grande regalo, perché con grande empatia trasmette l'amore per questo mondo ancora tutto da esplorare e da proteggere.

sabato 15 dicembre 2018

"Il misterioso tesoro del nonno": laboratorio Babalibri a L'isola che non c'è




Sabato 15 dicembre, presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, in viale Pasubio 5 a Milano, si è tenuto il primo laboratorio Babalibri (qui) nell'ambito del festival "L'isola che non c'è" (qui). Si tratta del primo dei quattro appuntamenti (una volta al mese da dicembre a marzo) rivolto a bambini da tre a undici anni: un viaggio fra parole e creatività, curiosità e fantasia e dedicato oggi al tema della "scoperta".


Nulla di più adatto quindi del titolo proposto tra gli albi della casa editrice milanese "Billy e il misterioso tesoro del nonno" di Catharina Valckx (qui), dove il criceto trova per caso una mappa che appartiene al nonno e decide di andare a cercare il tesoro insieme al suo amico Giancarlo, un vermetto rosa. Un'avventura in una sorta di miniera dove tra qualche spavento (che provoca fragorose risate tra i bambini) e una nuova conoscenza (la talpa Utopia, una vecchia amica del nonno), riusciranno a portare a casa in modo singolare il "prezioso" ukulele nascosto in un baule.


Dopo questa divertente lettura, i bambini e le bambine - e, visto che c'era posto, anche i papà - sono stati invitati a inventare la loro personale mappa utilizzando i materiali non strutturati (vedi post sul libro "Materie intelligenti" a cura di Monica Guerra, che ormai è il mio riferimento teorico, di cui ho parlato qui) che ormai caratterizzano e sono un po' la "cifra stilistica" del nostro modo di lavorare (dico nostro, perché insieme alle mie compagne di avventura Barbara Archetti e Cristina Zeppini, siamo ormai note come ABC: qui la pagina facebook per ora).

Come al solito esagero sempre un po' con le proposte, anche se oggi sono arrivata con solo uno zainone da montagna e un trolley (infatti quando qualcuno mi incontra pensa che parta per un viaggio... in effetti un viaggio per il mondo della fantasia). Comunque sono rimasta a dir poco estasiata dai capolavori che sono venuti fuori: opere di fantasia e ingegneria tridimensionale incredibili. Sono molto grata ai papà che si sono messi in gioco. Lo spirito del nostro lavoro è, infatti, anche di quello facilitare la relazione e rendere questi incontri un momento di piacevole condivisione tra genitori e figli. Per me è stato quindi bellissimo osservare prima lavorare separatamente papà e figli e poi vederli costruire una mappa comune.
Ecco quindi, poco sotto, una carrellata delle opere.

Posso solo dirmi felice di aver partecipato a questa nuova proposta culturale - in un ambiente caldo e accogliente - e mi è venuto un suggerimento, che vi butto lì. Perché non pensare di regalare per Natale ai vostri bambini o ai vostri nipoti o ai figli di vostri cari amici, un ingresso per una delle prossime date? Passeranno sicuramente una mattina, un pomeriggio o un'intera giornata speciale: si può scegliere tra tre proposte in contemporanea e stare anche nell'area dei travestimenti o della lettura. Che ne pensate? Sicuramente sarebbe un dono originale. Un po' di cultura non fa mai male.