domenica 6 ottobre 2019

Super Brando di Edizioni Lapis alla Feltrinelli


Super Brando di Robert Starling, pubblicato da Edizioni Lapis (qui), vi conquisterà per la sua semplicità e per il significato del racconto. Infatti, la storia ci spiega che ognuno di noi può diventare un supereroe, perché ognuno è speciale a suo modo basta solo scoprire qual è la nostra qualità magica. Allora saremo in grado di fare qualsiasi cosa per aiutare gli altri. Non servono né maschera né mantello, perché non siamo nati per volare, ma i nostri superpoteri sono nascosti. Dobbiamo solo trovarli, per scoprire le nostre abilità.


Il protagonista è Brando, un normalissimo bradipo che vive in una giunga come tante, dove non fa niente di particolare, finché un giorno scopre un fumetto di un supereroe. Solo allora pensa di poterlo essere lui stesso.


Sarà così che, dopo vari tentativi e diverse sconfitte - senza lasciarsi abbattere - e con la sua tipica espressione "Poffarbacco" (che conquista come un eroe dei vecchi tempi) che Brando riuscirà a vincere nella sua impresa di combattere il cattivo formichiere. Come? A voi scoprirlo leggendo la storia.
Inutile dire che le illustrazioni sono fantastiche; la storia simpatica, divertente ironica e universale, come tutte quelle che parlano a ognuno di noi, rendendoci protagonisti.


Oggi alla Feltrinelli di Piazza Piemonte dopo aver letto questa fantastica storia abbiamo provato a creare dei supereroi con materiali naturali.

Quando curo i laboratori (in realtà siamo tre, le ABC, Anna, Barbara Archetti e Cristina Zeppini) ho poche ma semplici regole:

- divertirsi

-avere portato da casa la fantasia

-non aver paura di sbagliare

-non preoccuparsi se si viene "copiati" perché magari abbiamo trovato una buona soluzione

-insieme si fa meglio (lavoriamo molto sulla relazione adulto bambino).



Oggi è stata l'occasione per vedere all'opera grandi e piccini ad adoperarsi per cercare di creare il loro supereroe fatto con materiali naturali e realizzato con l'Impiego di lana corde, bastoncini e qualche nettapipe.






I lavori sono stati semplicemente sorprendenti per la creatività che ognuno ha tirato fuori. È stato davvero emozionante vedere papà nonni e mamme mettersi in gioco per realizzare qualcosa insieme vederli ridere, sperimentare, aggiustare e poi andarsene via entusiasti del proprio lavoro. E sentire un papà esclamare "è stato un lavoro di squadra".

Ci interessa donare del tempo di qualità, poter far sperimentare materiali di vario tipo che possano attirare per la loro forma, il loro colore o per la consistenza.

Sorrisi e ringraziamenti sono i doni che ci portiamo a casa ogni volta da ogni laboratorio in cui ritroviamo facce conosciute e facce nuove e speriamo di aver potuto regalare a nostra volta qualcosa.


Grazie a: Bianca, Martina, Olivia, Giulietta, Elin, Giulia, Shela, Chanelle, Giulio, Charlotte, Martina, Rim, Irene ed Enea e al mio assistente Andrea. Naturalmente un grazie è dovuto anche ai nonni, alle mamme, ai papà e alle tate.

I prossimi appuntamenti li potete trovare sul sito Feltrinelli, prelevando il Folder in ogni libreria Feltrinelli di Milano, oppure anche sulla nostra pagina Facebook ABC, nella sezione eventi: il link qui.

lunedì 24 giugno 2019

Apprendere in natura con Nature Rock Italia



Quest'anno mi sono fatta un regalo: la partecipazione a un campus completamente esperienziale. Si tratta di H3educamp dove H3 sta per "Head, Hearth, Hand", ideata da Nature Rock Italia e condotta da Christian Mancini e Raffaella Cataldo. Sei weekend intensi, per un totale di 90 ore di formazione, di cui voglio iniziare a tirare le fila, anche se sono soltanto a metà del percorso.

Sarà forse perché l'altra notte ho vissuto una delle esperienze più magiche della mia vita, ovvero rimanere in silenzio circondata in un bosco invaso dalle lucciole. Mi sembrava di essere entrata nel film di Steven Spielberg del GGG, quando il Grande Gigante Gentile va a caccia di sogni e cattura queste scintille luminose nel lago: io mi sentivo un po' così come se le lucciole - con i loro puntini luminosi roteanti  - fossero tanti piccoli sogni e desideri pronti lì da catturare e da realizzare. Di colpo la mente si è messa in disparte e gli occhi, le orecchie e il tatto sono diventati un tutt'uno con l'ambiente circostante.


E' difficile descrivere un'esperienza diretta in natura. Bisogna provarla sulla propria pelle per vedere gli effetti che crea. Posso provare però a raccontarvi le mie impressioni. Questo campo, in effetti, ti mette a contatto con la parte più ancestrale che risiede latente in ognuno di noi e la fa riemergere pian piano. I sensi riacquistano percezioni intense e inizi a fare senza pensare, lasciandoti guidare dalla sapienza del corpo.
Imparare a fare il fuoco e mantenerlo acceso, a intagliare un cucchiaino, a costruire una brandina.


Imparare a conoscere lo stesso posto che cambia nelle diverse stagioni e osservarne le sfumature.
Imparare ad avere dei rituali di gruppo, condividere un cerchio di parole e incenso.


Più vado avanti, più sono convinta che questa esperienza dovrebbe essere realizzata da chiunque voglia di riconnettersi con se stesso, con la natura, e soprattutto da chi lavora a contatto con i bambini. Perché dico questo? Perché ormai troppo spesso i più piccoli sono allontanati precocemente dal loro modo naturale di esprimersi e vengono relegati in spazi - definiti da Paola Tonelli, vedi post qui "scatole chiuse" - senza avere la possibilità di sperimentare attività che quando ero piccola erano considerate "normali", come poter giocare all'aperto, in cortile o al parco, poter stare a piedi nudi, poter avere un'immersione totale nella natura.


Anche noi adulti stiamo perdendo pian piano - con la sedentarietà forzata - questa capacità innata di essere in contatto con la Terra e con il Cielo. Poter dunque fare giochi a piedi nudi, toccando l'erba, la terra o le foglie secche è, dunque, qualcosa di incredibile, perché si recuperano sensazioni dimenticate. Eh sì, dimenticate, perché ho avuto esperienze naturali molto forti da piccola e durante l'università (e appena posso vado in mezzo al verde), ma il mio grado di consapevolezza di connessione con quella che la mia parte più intima e più profonda in un contesto naturale non era mai stato così forte e così amplificato come ora. E' quello che si definisce biofilia, cioè sentirsi parte dell'universo della natura, parte integrante del mondo circostante senza invaderlo o disturbarlo per un qualche scopo; è stare "in ascolto", pronti a intercettare quelle che sono le sensazioni più profonde. Riuscire a confondersi con l'ambiente circostante riuscendo a scoprire la vita che c'è intorno, come tutti gli esseri viventi, dalle piante agli animali.... con gradualità.



Altro regalo è un'energia sempre più crescente e concentrata... vi dico solo che pur essendomi svegliata sabato alle cinque e tornata a casa alle 22 domenica sera, mi è sembrato di stare via un mese e sono tornata completamente rigenerata... perché si crea un gruppo dove si impara a stare in cerchio, a parlare in un contesto dove il giudizio è sospeso, dove le parole diventano un dono per gli altri, un arricchimento reciproco, dove ogni nodo viene accolto, a volte sciolto, a volte fatto fluire. L'esperienza del singolo diventa, quindi, uno spunto di riflessione su se stessi e sulla società. Grazie a questi incontri si può riuscire a amplificare i propri sensi in maniera indescrivibile.


Pian piano si diventa più consapevoli e più competenti, recuperando il dono delle mani, della motricità fine lasciando parlare il corpo e non la mente, cantando e riflettendo su quelle che sono le convenzioni sociali che ci fanno comportare in modo formale, automatico, aprendo nuove strade alla ricerca, che possono servire anche nella quotidianità.

Quello che posso dire è che anche nel canto, nella danza - alcuni momenti guidati sempre dai due capogruppo Cristian e Raffaella - ti trovi in una sintonia speciale con il partner temporaneo o, con il gruppo, avverti un energia  che è una sorta di una ricarica. Si scopre la potenza di quello che si può fare in un gruppo - ben condotto - dove tutto diventa così spontaneo che non c'è più neanche bisogno di parlarsi, ma solo di guardarsi negli occhi, per andare a ritmo, perché c'è un ascolto reciproco molto intenso. Un ascolto che spesso manca nel quotidiano, un ascolto di cui bambini in special modo hanno bisogno.



Abbiamo a sperimentato che anche per noi adulti stare in silenzio è qualcosa di difficoltoso, perché nonostante tutto, anche noi poi non sempre siamo disponibili a farne dono agli altri (perché diventi un momento di ascolto e riflessione personale/individuale). Per cui ben vengano i giochi per sperimentare come diventare silenziosi, attraverso il "passo della volpe".
Ben vengano i giochi di gruppo in cui c'è un obiettivo da raggiungere insieme e bisogna ingegnarsi usando la creatività e l'istinto.




Ben venga imparare a stare in una seduta sotto la pioggia, ascoltarne il suono, sentirsi a proprio agio anche in queste condizioni bollate tradizionalmente come "cattivo tempo".

Esercizi che andrebbero svolti non solo poche volte in un anno - come in questo corso  - ma diventare una consuetudine, un'abitudine entra a far parte del di quello che diventa imprescindibile per il benessere una persona. Mi è capitato lo stesso con lo yoga,  che ho praticato per diversi anni e di cui sento la mancanza: certo per imparare a essere devi avere dei conduttori estremamente preparati, capaci di guidarti senza che tu quasi te ne accorga, a volte, a cui abbandonarti con fiducia, per provare una sensazione di relax e di benessere o tirar fuori dei nodi che non hai ancora sciolto.

Non so se sono riuscita a farvi comprendere perché fare questo corso, ma forse maggiori spiegazioni potete trovarle sul sito qui o sulla pagina facebook qui.

La prossima esperienza partirà da ottobre 2019 a giugno 2020. Io posso solo dirvi che ho cambiato il mio modo di condurre i laboratori di lettura con i bambini. Sembrano due mondi a parte ma non è così. C'è un sottile filo rosso che lega tutto.


Dimenticavo, proverete a dormire in Yurta, in tenda o all'aperto, in ripari fatti da voi stessi o da altri corsisti...

PS Anche per i bambini sono previsti campi estivi... e sono previste formazioni per le scuole. Insomma, basta chiedere e troverete anche la soluzione più adatta a voi.

martedì 26 marzo 2019

"Una gallina nello zaino" di Guia Risari e AnnaLaura Cantone, Terre di Mezzo Editore



Se inizierete a leggere "Una gallina nello zaino" di Guia Risari e AnnaLaura Cantone, Terre di Mezzo Editore (qui la scheda) penso che vi capiterà come alla sottoscritta: ovvero, non lascerete questo libro per nessun motivo al mondo finché non lo avrete finito. Alla fine ne avrete solo guadagnato in salute, visto che è dimostrato che ridere fa bene e questo libro, ve lo assicuro, vi metterà di buonumore.


La storia non voglio/posso troppo raccontarla, altrimenti rischio di rovinarvi la sorpresa e il piacere di gustarvela fino in fondo con i vostri figli. Posso solo dirvi che alla fine non guarderete più una gallina come prima ma come capita a Orazio, il protagonista della nostra storia - insieme naturalmente a Carmen (il volatile in questione) - che prima la considera solo un pollo, poi la "promuove" a gallina e in seguito la considera decisamente una bella gallina.

Se Orazio all'inizio del racconto sembra solo un bambino considerato piccolo da tutti e continuamente preso in giro dal fratello più grande Francesco, si rivelerà invece pieno di risorse e l'unico in grado di comprendere, come dice sua mammam "il gallinese".

Così dopo una gita iniziata malvolentieri una domenica mattina in cascina, con la pancia semivuota, Orazio si troverà a ritornare a casa con una gallina nello zaino. Una gallina speciale, in grado di essere, allo stesso tempo, esilarante nei dialoghi e saggia, facendogli apprezzare di più la scuola (chissà cosa accadrebbe se ne portassi io una in casa? Ne avrei proprio bisogno!!).


Il testo scorre piacevolmente accompagnato dalle ormai riconoscibili e sempre belle illustrazioni in bianco e nero di AnnaLaura Cantone. Un libro che accompagna l'ironia alla saggezza, scritto in un italiano che arricchisce l'immaginario dei bambini con le sue descrizioni poetiche.
Insomma, io spero proprio che ci sia un seguito, visto che in copertina c'è un bollino in alto che dice "Un'avventura di Carmen e Orazio".

sabato 2 marzo 2019

"Wunderkammer Le stanze della meraviglia", al cinema dal 4 al 6 marzo

Tutto ciò che è ignoto si immagina pieno di meraviglie
Tacito



Molti naturalisti o esperti di musei sapranno forse già molto sulle "Wunderkammer Le stanze della meraviglia", ma non avranno certo avuto occasione di entrare in luoghi inaccessibili, come case o castelli privati. Quindi come tante altre persone, comodamente seduti in una poltrona dal 4 al 6 marzo avranno la possibilità di visitare al cinema luoghi davvero incredibili, dove da secoli vengono collezionate curiosità di ogni tipo.

Scoprire anche l'evoluzione delle camere da quelle rinascimentali, inaugurate dai potenti - dotti o appassionati - dopo la scoperta dell'America, quando animali incredibili sono stati scoperti e portati in Europa, a quelle costituitesi con l'avvento dell'Illuminismo, fino ai più conosciuti musei moderni, è davvero interessante.

Grazie a esperti (professori universitari, curatori di musei - anche del Mudec di Milano o della Tate Modern, di Londra) storici dell'arte, appassionati collezionisti e galleristi) viaggeremo tra Italia, Inghilterra e Francia.
Oggi le Wunderkammer vengono suddivise in quattro categorie. La prima è quella dei Naturalia, dove si trovano reperti naturali, come coralli, fossili, animali tassidermizzati disposti ovunque (tipici i coccodrilli sui soffitti!... perché evocavano mostro che si avvicinavano al drago secondo la tradizione medievale... erano dunque sospesi nelle Wunderkammer come citazione alle collocazioni medievali nelle chiese, simbolo del demonio), con alcune specie frutto dell'invenzione umana (le cosidette "chimere" che intrecciano animali diversi per spaventare o incuriosire il visitatore). 
La seconda è quella degli Artificialia ovvero oggetti che sono il risultato di una lavorazione artigianale, come avori e madreperle, come i nautilus trasformai in boccali elaborati e anche automi.
La terza è quella degli Scientifica strumenti tecnici usati per le prime osservazione degli astri e del cielo, quali cannocchiali, orologi o globi. Infine, gli Exotica che riuniscono maschere e manufatti tribali e testimonianze di animali mitologici (es. unicorni o draghi).

Tra gli italiani citati c'è Ulisse Aldovrandi, di Bologna, che aveva collezionato ben 17mila reperti (scoperti anche grazie ai disegni che ha lasciato) e Gian Giacomo Poldi Pezzoli, che nel suo palazzo voleva raccogliere tutto lo scibile umano.

Durante l'anteprima stampa Luca Cableri, collezionista di Arezzo (Theatrum Mundi, qui), ha spiegato come oggi quello che interessa il mercato siano oggetti particolari: tute spaziali (russe), dinosauri, meteoriti. Ha parlato anche di cifre: per uno scheletro di Tyrannosaurus rex intero ci vuole almeno un milione di euro (!). Naturalmente l'acquirente è interessato alla qualità e bellezza del reperto, alla sua provenienza, al restauro ma quello che lo spinge più di tutti all'acquisto è il desiderio di possedere per sé quel reperto.
Come è spiegato nel film, oggi esiste un'etica ben precisa (meno male, direi!) per il trattamento degli animali delle collezioni, che non sono prelevati in natura ma hanno una certificazione che documenta la loro origine da parchi faunistici.

Il film documentario è stato realizzato da Magnitudo Film - la regia è di Francesco Invernizzi -e sarà distribuito nei cinema aderenti grazie alla collaborazione con CHILI. L’elenco delle sale è disponibile  su www.magnitudofilm.com
Per quel che mi riguarda, se vi ho incuriositi, val la pena spendere i soldi del biglietto, tanto in pochi possiamo permetterci di acquistare un oggetto da collezione (non solo per i soldi, ma anche per lo spazio!). Qui potete vedere il trailer.

martedì 26 febbraio 2019

"Julián è una sirena", di Jessica Love, Franco Cosimo Panini



Appena si sfoglia "Julián è una sirena", di  Jessica Love, edito in Italia da Franco Cosimo Panini (qui), si capisce subito perché abbia conquistato quest'anno il BRAW, (Bologna Ragazzi Award) premio prestigioso conferito dalla Bologna Children's Book Fair. Come tutte le storie semplici, che riescono a narrare temi complessi, l'albo illustrato conquista innanzitutto per i suoi colori e l'illustrazione che racconta a tal punto da sembrare quasi un libro senza parole.

Julián è un bambino che ama le sirene: come tutti i bambini persi tra i libri, si perde nella fantasia e vede le sirene anche laddove forse non ci sono (o dove gli adulti non riescono a vederle). Per sua fortuna, ha una nonna all'apparenza burbera, Abuela, dalle forme morbide (che ricorda la Venere di Willendorf) e che contrasta nella sua "aggraziata corpulenza" con il corpicino magro del bambino, che nel suo silenzio "comprende e ascolta".


Anche se sono in metrò, Julián si immagina di immergersi nell'acqua e svestirsi con grazia di tutti i suoi abiti, finché i suoi capelli non si disperdono morbidi e immensi nel fluido. Ed è così che ci si ritrova immersi in una doppia pagina (che definire splendida è riduttivo), in cui il bambino si trova attorniato in una sorta di danza ondeggiante da tantissime meravigliose forme marine capitanate da una manta nera punteggiata di bianco e con una "coda" di meduse viola con i tentacoli color del fuoco. E in mezzo a queste creature sembra avere uno strascico come le sue amate sirene. E poi il "miracolo" accade, con un pesce che gli fornisce una collana di coralli rosa. Proprio quando è nel mentre del suo sogno a occhi aperti la nonna lo "sveglia" per farlo scendere.


I due vanno a casa con una nonna apparentemente distratta in uno scenario in cui ci si perde a osservare con cura i diversi personaggi in strada. Mentre Abuela si fa una doccia, il ragazzino si agghinda con cura con quello che trova, con una creatività da far rimanere a bocca aperta, impiegando le felci e la tenda della nonna.


E proprio quando lui mostra fiero la sua creazione, la nonna si imbroncia... come finirà la storia? Sarà la nonna capace di comprendere il nipotino o lo rimprovererà? A voi leggerla...

Io mi sono innamorata di questo albo prezioso, che con delicatezza e naturalezza, anche nei gesti delle immagini, racconta la storia di un ragazzino che sa chi vuol essere, nonostante tutto. Un albo che tutti dovrebbero leggere e rileggere. Noi lo abbiamo fatto più volte...


PS non perdetevi i risguardi (ovvero le pagine seguenti alla copertina - qui sopra - e che precedono il retro di copertina).

Di seguito le motivazioni della giuria, che ha conferito il premio Opera prima
"Un bambino, ispirato da incontri reali e da visioni fantastiche, gioca a creare - con una tenda e fronde di piante da appartamento - e indossare un costume da sirena. Sua nonna lo aiuta a perfezionare il travestimento con una collana e i due si recano ad una festosa parata a tema marino. Due generazioni a confronto, il carnevale, il gioco della maschera, la libertà e la festa. La giuria ha apprezzato la maturità del lavoro grafico, dalla copertina ai risguardi, per la qualità della concezione complessiva e del disegno, del ritmo e della capacità narrativa. I ritratti dei personaggi sono dotati di precise sfumature espressive e affettive, le scene sono rappresentate con semplicità ed equilibrio compositivo in tavole realizzate a tecnica mista di acquerelli e tempere. È il lavoro - straordinariamente compiuto - di una nuova artista."

giovedì 21 febbraio 2019

Tintoretto Un ribelle a Venezia, al cinema dal 25 al 27 febbraio

"Il primo regista della storia"Jean-Paul Sartre



Avete solo tre giorni di tempo (25, 26, 27 febbraio 2019), per andare a vedere il docu-film Tintoretto. Un Ribelle a Venezia, prodotto da Sky Arte in occasione dell’anniversario dei cinquecento anni dalla nascita di un pittore straordinario, istintivo e appassionato qual è stato Jacopo Robusti (1519-1594). Ideato e scritto da Melania G. Mazzucco e con la partecipazione straordinaria del regista Peter Greenaway, il film è narrato da Stefano Accorsi e arriverà in anteprima mondiale nelle sale cinematografiche italiane, grazie alla distribuzione di Nexo Digital (elenco sale su nexodigital.it), in collaborazione con i media partner Radio Capital, Sky ArteMYmovies.it. Contenuti e approfondimenti anche sul sito: arte.sky.it/tintoretto. Trailer qui.

L’appuntamento si inserisce nel calendario della Grande Arte al Cinema, un progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital (seguiranno: Gauguin a Tahiti a marzo, Il Museo del Prado ad aprile, Il giovane Picasso e Dentro Caravaggio a maggio), qui

(Copyright: Scuola Grande di San Rocco e Chiesa di San Rocco) - La strage degli Innocenti
(Copyright: Scuola Grande di San Rocco e Chiesa di San Rocco) - La fuga in Egitto.
Inutile dirvi che il documentario merita perché Tintoretto non solo è un grande artista, di cui vanno conosciuti (o riconosciuti forse?) il genio e il talento, ma anche perché quello che sorprende sono anche il suo carattere e la sua vita straordinaria. In effetti, si scopre molto di lui, grazie agli studi compiuti da Melania G. Mazzucco (vi consiglio il romanzo “La lunga attesa dell’angelo, Rizzoli, qui). Per esempio, sono rimasta stupita che il pittore non abbia lasciato Venezia quando è arrivata la peste, nonostante avesse già nove figli (!). Mi ha sorpreso anche il suo modo inconsueto di “conquistare” commesse, come regalare un vero dipinto al posto di un bozzetto per aggiudicarsi l’appalto. Insomma, un artista talmente appassionato della sua arte da non smettere mai di produrre (le opere realizzate visibili nel documentario sono davvero tante e, molte, a portata di tutti, visto che si trovano in chiese o altri luoghi a Venezia). Pensate che Tintoretto, rivale da sempre del suo maestro Tiziano (che lo aveva cacciato dalla sua bottega per invidia), realizzò un’opera più grande di quella compiuta dallo stesso Michelangelo.
Insomma, un artista che nonostante le umili origini (era infatti figlio di un tintore, da cui il soprannome), riuscì ad affermarsi in una Venezia aristocratica, grazie al suo impegno incessante a livello pittorico.


Se dunque molto scoprirete attraverso il film (di cui vi svelerò poco, per non rovinare l’attesa e la sopresa, perché merita), mi interessa soffermarmi sull’incontro riservato alla stampa con il cast artistico e tecnico che ha realizzato il documentario. 


Melania Mazzucco ha seguito Tintoretto da una ventina d’anni. Qui sotto il video in cui racconta la sua passione per Tintoretto, nata come “una vera e propria storia d’amore”. 

 

Mi è piaciuto moltissimo anche l'intervento di Stefano Accorsi, per la sua spontaneità e la passione con cui ha parlato del privilegio che abbiamo nel nostro Paese di godere di opere d'arte straordinarie, che possono essere viste anche solo frequentando una chiesa (e non per forza andando a visitare le mostre). Inoltre, da madre, ho apprezzato il suo desiderio di avvicinare i figli all'arte, fosse anche lasciandoli scorrazzare per le stanze di un Museo, perché anche quello fa.


Sono inoltre felice di altre due cose. 
Tra gli esclusivi contributi presenti nel documentario, infatti, figura anche il dietro le quinte di un fondamentale intervento di recupero e conservazione di due capolavori che, grazie al sostegno di Sky Arte, verranno esposti in tutto il loro splendore al termine delle delicate fasi di restauro, all'interno della grande mostra in programma nel 2019 alla National Gallery of Art di Washington. Quindi, che nell'ambito del progetto ci sia anche l'intento di recuperare due teleri dipinti negli stessi anni, tra il 1582 e il 1583, raffiguranti la Vergine:Maria in meditazione e Maria in lettura. Iniziato a maggio del 2018, il restauro è stato condotto proprio nella Scuola Grande di San Rocco a cui Tintoretto lega il suo nome: smontate le due tele dalla loro sede storica, sono state collocate nella Sala Terrena e affidate agli esperti restauratori della CBC Conservazione Beni Culturali di Roma.

Secondo, che tutti i titoli della Grande Arte al Cinema possono essere richiesti anche per speciali matinée al cinema dedicate alle scuole. Questo mi sembra particolarmente importante per i docenti per avvicinare in modo diverso i loro allievi alla storia dell'arte.
Per prenotazioni: Maria Chiara Buongiorno, progetto.scuole@nexodigital.it, tel 02 805 1633.

mercoledì 23 gennaio 2019

"Natura. Giocare e scoprire la natura con occhi nuovi", in mostra al MUBA di Milano fino al 6 gennaio 2020


Da domani sarà disponibile al grande pubblico e alle scuole la mostra-gioco “Natura. Giocare e scoprire la natura con occhi nuovi”, in programma fino al 6 gennaio 2020. Un percorso, adatto ai #bambini da 2 a 6 anni, che si articola su quattro diverse installazioni: "Il prato smisurato", "Il giardino incartato", "La camera delle meraviglie" e "Il paesaggio di passaggio", pensate per stimolare la curiosità e la capacità di osservazione dei più piccoli attraverso quattro categorie di percezione sensoriale: spazio, materia, forma e colore.

"Il prato smisurato", curato da Elisa Testori (con la partecipazione della scenografa Isadora Bucciarelli), è pensato per giocare con lo spazio, che si trasforma in base ai bambini che possono scovarvi fiori e animali, o nasconderli dietro l'erba. Un gioco che può andare avanti all'infinito e che lavora anche sulla percezione che si può avere del davanti e del dietro di un oggetto.

"Il giardino incartato", installazione curata da Barbara Zoccatelli (le opere cartacee sono di Daniele Papuli) lavora, attraverso il cartone, sulle forme, che siano o meno naturali. I bambini si divertono a entrare dentro un tunnel che ha l'aspetto delle fronde di un pino o ad aprire una struttura chiusa che può sembrare un fiore. La fantasia è obbligatoria e certo non manca ai più piccoli, che possono lavorare sulle trasformazioni di queste strutture (quella più bella assomiglia alla forma sinuosa di un lombrico). Alcuni pannelli in legno mettono in relazioni alcune forme della natura (per esempio un cristallo di neve con disegni che ne riprendono le linee essenziali).


"Il paesaggio di passaggio" curato da Francesca Valan (con il supporto della tintora Rossella Cirano) è un percorso che si snoda alla scoperta dei colori naturali, declinati nelle diverse sfumature. Tutte le tende realizzate sono composte da colori naturali e si possono poi scoprire da dove derivano (se da un animale o da un vegetale). Il percorso è differente a seconda della direzione in cui viene svolto, quindi lasciate andare i bambini alla scoperta e a incantarsi su quello che attira maggiormente.

Da sinistra, Michela Dezzani, Munaria, Beba Restelli Associazione Bruno Munari, e Monica Guerra.

Infine, sarò di parte, forse, ma sono rimasta incantata dal progetto de "La camera delle meraviglie", ideata da Monica Guerra, insieme agli architetti Lola Ottolini e Lula Ferrari. Una vera e propria wunderkammer che richiama silenzio e concentrazione grazie alla tenda che la nasconde dalle altre installazioni, e che richiede tempo e cura per essere esplorata in toto. Lì troverete materiali naturali, messi a disposizione grazie all'aiuto dell'atelierista Stefano Sturloni, libri e albi fantastici di lingua inglese (a me sconosciuti, un'occasione per ampliare la mia già "piccola" biblioteca), alcune biografie di naturalisti e naturaliste. Il mio preferito rimane sempre Gerald Durrell anche se Konrad Lorenz, che ha preso il Nobel proprio nel 1973 - anno della mia nascita, per me un segno- è stato un altro grande maestro. L'idea è quella di interessare i bambini alla raccolta del materiale naturale e a far sì che maestri o genitori lascino costruire uno spazio dove poter accogliere questi doni della natura per poterli osservare o per poterci anche giocare...

Oltre alle proposte per i bambini (avendola potuta visitare si prova molto invidia per questa fascia privilegiata), ce ne sono altre di formazione per adulti. Tutti i dettagli sono sul sito muba.it (sia per le visite organizzate, sia per il resto). Vi consiglio di affrettarvi perché pare che alcune proposte siano molto richieste.

Il comitato scientifico della mostra è costituito da: Fabrizio Bertolino (che ha lavorato, come spiega nella conferenza stampa da facilitatore e voce critica e con le sue competenze naturalistiche), Monica Guerra, Elisa Testori, Francesca Valan, Barbara Zoccatelli. Hanno collaborato alla realizzazione: Isadora Bucciarelli, Rosella Cilano, Lula Ferrari, Lola Ottolini e Daniele Papuli.
Alla realizzazione di questa esposizione ha contribuito parte dello staff Muba, a partire dal direttore creativo Barbara Merati.

Qui il link al video di una parte della conferenza stampa di oggi.