venerdì 18 settembre 2026

Madame A. a Santa in Giallo: scopriamo chi è e cosa fa




Esordirà a Santa in Giallo - festival del Giallo che si terrà in LIguria a Santa Margherita Ligure - 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟐𝟕 settembre ore 10 𝐌𝐚𝐝𝐚𝐦𝐞 𝐀. che recluterà ragazze e ragazzi da 10 a 14 anni, per affidare loro alcuni spinosi casi accaduti negli ultimi mesi (in alcune note e rinomate librerie in giro per il mondo.) per capire chi sta rubando preziose prime edizioni, romanzi horror e traduzioni famose?
Molti i sospettati, ma le indagini non vanno avanti; Madame A. spera (lei dice che ne è certa!) di trovare aiutanti capaci.


Ma chi è Madame A? Da dove arriva? Ne ho approfittato per conoscerla e farvela conoscere in modo da aderire in massa a questa e altre proposte.


Naturalmente sto parlando della meravigliosa, unica e insostituibile Carla Colussi che una ne fa e cento ne pensa e viceversa. Nata con un passato artistico che si porta dietro da sempre, concilia la sua predisposizione teatrale con la conoscenza raffinata sui libri e sulla letteratura per l'infanzia con la lettura e la promozione in ogni modo della cultura.

Ecco le sue risposte.


Quando è nata l'idea di Profondo nero - Un mistero tra i
libri e Madame A?

Carla Colussi: Profondo Nero (qui il sito con tutte le informazioni) ha una gestazione lunga; nasce dalla mia prolungata esperienza di organizzatrice di Giochi in Piazza, di Contastorie e dalla mia passione per la letteratura per ragazzi e per la letteratura “gialla”. Ho unito tutto e creato un gioco interattivo in cui un personaggio (Madame A., investigatrice a metà tra Miss Marple, Poirot e Alicia Delicado) coinvolge i ragazzi e le ragazze in un’indagine che ruota intorno a Libri, autori/autrici/capitoli/pagine personaggi scomparsi.

Di cosa si tratta?

Carla Colussi: È un’attività a metà tra gioco interattivo e spettacolo. Accade qualcosa in scena, ma la scena è la sala, l’aula la biblioteca, la libreria e il pubblico è anche attore perché dopo i primi 6-7 minuti, in cui Madame A. parla, i ragazzi e le ragazze giocando, entrano nel fatto concreto e si appropriano della scena; Madame A. si fa da parte.

La trama base è questa (Il format, si direbbe in TV): Madame A. è la titolare di una nota Agenzia d’investigazione letteraria che si chiama Profondo Nero. Viene interpellata - quando scompare una prima edizione preziosa, una copia autografata o un volume impreziosito da illustrazioni - da biblioteche o librerie (che sono sempre citate ed esistenti nella realtà); talvolta a scomparire è un personaggio da un romanzo oppure un intero capitolo. 
A chiamare Madame A. sono anche le Case Editrici perché un libro appena uscito mostra delle stranezze (sto lavorando a un’indagine –presentazione...)


I ragazzi e le ragazze, una volta capito qual è “il caso”, cercano di risolverlo decodificando messaggi cifrati, risolvendo rebus e parole crociate, cercando oggetti e scrutando mappe. 

Accumulando indizi, individuano l’opera rubata e il/la colpevole. È un bellissimo modo per giocare con i classici e con i libri in genere perché si scoprono cose nuove e si gioca con quello che si sa.




In cosa consiste il kit?

Carla Colussi: Il kit dipende dal “caso” che ci si trova a dover risolvere; in genere sono penne, taccuino, mappe, e carte-guida che aiutano a trovare indizi dopo aver svolto l’indagine.

Quali sono i libri trattati?

Carla Colussi: Dipende. Si va dai classici dell’horror, ai libri d’avventura molto noti, fino ad arrivare alla letteratura contemporanea e ad autori e autrici notissimi e amati; perché talvolta a scomparire è un autore (o un’autrice) che lascia piccoli indizi: una giacca con le tasche piene di oggetti, la borsa, un taccuino. A volte sono libri appena usciti che per motivi incomprensibili hanno delle anomalie.

Qual è la cosa più divertente accaduta durante uno degli incontri?

Carla Colussi: Una delle indagini consiste nel ritrovare oggetti nascosti; una volta un gruppo che doveva ritrovare dei guanti bianchi, mi ha portato delle sagome di mani di cartoncino fatte dai bambini della vicina scuola dell’infanzia, tanta la fretta!!


In un mondo legato al virtuale, cosa regala ai partecipanti questo incontro?

Carla Colussi: La mia esperienza è che nonostante il virtuale, giocare seguendo vecchie mappe, indizi, messaggi cifrati e foglietti segreti ha sempre un grande fascino. I ragazzi e le ragazze sono affascinati da Madame A. che ha strane foto, penne antiche e libri ancora più antichi ma usa anche tablet e cellulare.

Allora cosa aspettate a incontrarla? Io personalmente non vedo l'ora!

venerdì 21 agosto 2026

Bruno Calvani: gli eredi della sua memoria

Bruno Calvani innanzi ai marmi del Partenone, Archivio Nico Lioce

Bruno Calvani, Pulcinella, acquaforte su carta.
Collezione privata Pietro Ungaro. Ph. MG. 


Prosegue l’approfondimento sull’artista Bruno Calvani, protagonista della mostra “Bruno Calvani. La luce sull’antico”, aperta fino al 30 settembre 2026 al Castello Angioino Aragonese di Mola di Bari (ne ho parlato qui con Massimo Guastella, docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università del Salento e qui con mio padre Antonio Pisapia che mi ha cresciuta immersa nelle sue opere). 

Il racconto dell’artista passa anche attraverso le testimonianze di chi ne ha apprezzato l’arte fino a scegliere di diventare collezionista delle sue opere.

Oggi ascoltiamo tre voci diverse, quelle di chi ha contribuito in prima persona alla realizzazione dell’esposizione e che da tempo ne custodisce e tramanda la memoria attraverso le proprie collezioni: Pietro Ungaro, Nico Lioce e Orazio Lepore, che ringrazio immensamente per la disponibilità.


Pietro Ungaro

Ritratto di Carlo Carrà, 1950 gesso.
Collezione privata Pietro Ungaro 


Bruno Calvani, Grande testa, 1968, bronzo.
Collezione privata Pietro Ungaro. Ph. Luciano Redavid 



Quando e da dove è nato il suo grande interesse per Bruno Calvani?


Pietro Ungaro: La mia passione per Bruno Calvani risale ai primi anni in cui iniziai ad avvicinarmi all’arte. Ricordo ancora la figura di quest’uomo taciturno, spesso seduto nei pressi della buvette di Elvira: era lo scultore della “Doña Flor”. Erano i primi Anni Ottanta, e già allora quella presenza discreta ma intensa aveva acceso in me una curiosità particolare.


Quella curiosità si è trasformata in un interesse più profondo nella primavera del 2010, quando ho avuto il piacere di conoscere sua figlia Giuliana. Da quel momento si è riaccesa in me la volontà di approfondire davvero l’opera e il pensiero artistico di Calvani, intraprendendo un percorso di conoscenza più consapevole e strutturato.


Collezione privata Pietro Ungaro (non presente in mostra).


A quali pezzi è più affezionato e perché?

P. U.: È una domanda alla quale faccio sempre fatica a rispondere, perché ogni opera presente nella mia collezione è stata scelta con attenzione, cercata con pazienza e, soprattutto, vissuta. Ogni pezzo è legato a un ricordo, a un momento, a una storia.

Per la crescita della collezione è stato fondamentale il rapporto con Giuliana, alla quale ho sempre chiesto un parere: molte opere provengono proprio da lei. Anche dopo la sua scomparsa ho continuato la ricerca, riuscendo a individuare alcuni pezzi importanti, ma i ricordi più significativi restano legati al periodo in cui lavoravamo insieme. Se proprio devo individuare un legame più profondo, questo è con il percorso umano e culturale che ogni opera rappresenta, più che con un singolo pezzo.


Collezione privata Pietro Ungaro (non presente in mostra).


Ci parla del volume “Bruno Calvani percorsi d’arte”?

P. U.: La realizzazione del libro “Bruno Calvani percorsi d’arte”, curato nel 2012 insieme all’architetto Nico Lioce e a Giuliana Kreis Calvani, è stata un’esperienza intensa e profondamente coinvolgente. Si è trattato di un lavoro di ricerca lungo, appassionante e a tratti anche complesso. Giuliana, grazie alla sua straordinaria cultura artistica, era molto esigente: spesso il lavoro si fermava, si rimetteva in discussione, si rivedeva. Ma proprio questo rigore ha permesso di costruire un catalogo serio, rispettoso e completo. Il volume, interamente edito dalla farmacia Mangiolino della mia famiglia, rappresenta per me non solo un contributo culturale, ma anche un gesto di riconoscenza verso l’artista e verso Giuliana.


Locandina della presentazione del volume.
Si ringrazia Nico Lioce per lo scatto.

Il momento della sua presentazione è stato uno dei più emozionanti di tutto il percorso.

Nota di redazione: il libro pubblicato nel dicembre del 2012 (curato da Pietro Ungaro, Nico Lioce, con la supervisione della figlia Giuliana Kreis Calvani) è stato finanziato dalla Farmacia Mangiolino di Mola di Bari, stampato in edizione privata e fuori commercio. La monografia raccoglie scritti critici - tra cui un inedito di Renzo Modesti - e decine di immagini di sculture, dipinti e opere grafiche del maestro pugliese. 



martedì 18 agosto 2026

Cianotipia e Antotipia al Laboratorio MadBerliat, a Miasino (NO)

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A Miasino da qualche mese ha aperto MadBerliat (in via Sappa Marietti 6, quasi all'angolo della chiesetta in centro al paese), un nuovo atelier che ha un'atmosfera magica, dal sapore antico, ed è perfetto per chi ha voglia di lentezza, pace, arte e Natura. 

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Un luogo dove ieri si è svolto il corso introduttivo alla cianotipia e all'antotipia, tenuto dall'artista/fotografa Laura Spinelli (sito qui) con il supporto dell'artista Maddalena Berliat (instagram qui).

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Appena entrate ci siamo ritrovate intorno a un tavolo dove erano disposti dei quaderni con la copertina realizzata con la tecnica della cianotipia e una serie di cianotipie "invecchiate", una più interessante dell'altra.

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Prima di passare alla pratica sul campo (nel vero senso della parola) siamo state introdotte all'affascinante mondo della cianotipia e dell'antotipia. 

La cianotipia è un’antica tecnica di stampa fotografica - inventata nel 1842 dallo scienziato inglese John Herschel
che utilizza una soluzione fotosensibile e la luce del sole per creare immagini nelle caratteristiche tonalità blu. Il nome deriva dal greco kýanos, «blu», e týpos, «impronta, immagine». Lo scienziato inventò questo procedimento fotografico basato sulla sensibilità alla luce dei sali di ferro (ferricianuro di potassio e citrato ferrico ammoniacale) che permette di produrre stampe dal caratteristico e profondo colore blu. Il cosiddetto Blu di Prussia. Laura ci ha anche spiegato che fu proprio una donna, la botanica Anna Atkins ad impiegare la cianotipia per creare il primo libro illustrato. 

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L’antotipia, invece, è una tecnica di stampa fotografica naturale che sfrutta i pigmenti contenuti nei fiori e nelle piante, sensibilizzati dalla luce solare. Il termine viene dal greco ánthos, «fiore», e týpos, «impronta»: letteralmente, quindi, «impronta ottenuta con i fiori». In particolare abbiamo parlato dell'uso della curcuma. Questa seconda pratica, dove si crea un'immagine effimera (difficile da fissare e quindi che diventa evanescente nel tempo) è molto più sostenibile.

Laura e Maddalena si sono ritrovate proprio perché impiegano queste tecniche che consentono una sperimentazione continua, il contatto con elementi naturali e il ritorno a procedimenti che se si vuole lasciano una parte di incertezza, lasciata anche al caso.

In un mondo dove tutto è così definito è interessante riscoprire la manualità, la sperimentazione, l'incertezza del risultato.

Non sto a spiegare nei dettagli anche perché è previsto un incontro il 22 agosto ed è bello poter ascoltare due persone appassionate che ne parlano e fanno scoprire queste tecniche sia con curiosità nei procedimenti sia sulla storia di queste tecniche così antiche.


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Per entrare nel vivo dell'esperienza prima abbiamo visitato il Giardino dei Semplici, situato ai piedi dell'antica casa parrocchiale e della chiesa di San Rocco.

La storia: originariamente realizzato nel 2009 come "Orto della Bibbia" grazie al Consorzio delle Pro Loco del Lago d'Orta tramite fondi europei Interreg (inserendo le piante citate nelle Sacre Scritture), dopo il totale abbandono, è stato riqualificato nel 2015/2016 grazie a un accordo tra il Comune di Miasino con l'Istituto Agrario di Crodo e trasformato nell'attuale Giardino dei Semplici, dedicato a piante officinali e aromatiche.  Infine nel 2018 il luogo è stato migliorato con arredi, targhe in ardesia e pannelli didattici per accogliere i visitatori e spiegare le proprietà terapeutiche delle oltre 100 specie presenti.

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Il fotografo Giacomo Bonacina
(che conosco sin dalla prima edizione di Letture Amene)
e l'artista Maddalena Berliat.


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Dopo aver acuito lo sguardo grazie a "cotanta bellezza" siamo state invitate a cercare piante nei dintorni che ci ispirassero. E così, grazie al piccolo materiale raccolto e a quello già essicato a nostra disposizione, abbiamo sperimentato la cianotipia e l'antotipia.

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Rientrati alla base ci ha accolti Laura che aveva già disposto piatti prelibati per l'apericena. 
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Ma prima di gustarceli - con lo sguardo meravigliato dei bambini e delle bambine - abbiamo assistito ai passaggi che hanno consentito di ottenere le nostre stampe uniche e irripetibili.


A proposito di momenti effimeri, questi spruzzi involontari hanno creato un momentaneo effetto particolare sulla mia cianotipia che oggi è già un ricordo.


Cosa vi consiglio? Di scoprire se il 22 agosto c'è ancora posto per sperimentare dal vivo. Inoltre di rimanere aggiornati sui canali social delle due artiste o scrivere al whatsapp (334 132 9879) di Maddalena per capire quali sono gli eventi in programma nei prossimi mesi.