Lo scorso 22 aprile alle 18 si è tenuta l'inaugurazione, presso la Casa della Memoria della mostra "Storie di Nado. Opere di un artista tra incanto e tormento" (qui), dedicata a Nado Canuti.
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| L'artista Nado Canuti, quasi 97 anni (e non sentirli) |
L’esposizione è organizzata dal Comitato provinciale ANPI di Milano e dal suo gruppo di lavoro Artisti e Resistenze, ed è a cura del critico d'arte Giorgio Seveso (qui) e Francesca Pensa, storica dell'arte, specializzata in arte contemporanea e ricerca storica.
Questo vuol essere un racconto di una vita lunga e intensa, sospesa tra bellezza e ferite profonde. L’esposizione ripercorre, con uno sguardo essenziale , il lungo cammino umano e artistico di Nado Canuti. Nato a Bettolle di Siena, in Toscana nel 1929, vive da giovanissimo gli anni della Guerra, riportandone ferite fisiche (la perdita di una mano e due dita dell'altra, ne ho scritto qui) ma riuscendo anche a distinguersi nella Resistenza con atti coraggiosi. Da quell’esperienza prende forma una ricerca artistica profonda e personale.
Nel Dopoguerra si dedica alla scultura e, negli anni Sessanta, realizza opere "segnate da una forte tensione emotiva": corpi feriti, materie lacerate, memorie ancora vive del conflitto.
Con il passare del tempo, il suo linguaggio si trasforma. Tra gli anni Settanta e Ottanta emerge una maggiore armonia, con forme geometriche e lavori pensati anche per l’interazione con chi li osserva.
Negli anni Duemila, infine, la sua produzione si fa più leggera e quasi sospesa: strutture mobili, sostenute da fili invisibili, capaci di muoversi nello spazio ed evocare atmosfere poetiche, tra gioco e immaginazione. Accanto alle sculture, la mostra presenta anche dipinti e collage, segno di una ricerca continua.
Un percorso che restituisce il ritratto di un artista capace di attraversare la storia e trasformarla in forma, materia e racconto.
Qui alcune foto e un video dell'inaugurazione...
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| Uno dei due curatori della mostra, l critico d'arte Giorgio Seveso, con Massimo Canuti, scrittore e figlio dell'artista. |
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| Alessandra Redaelli, giornalista, critica d'arte e curatrice di eventi, che compare nel documentario "Nado" girato da Daniele Farina. |
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| Alessandra Redaelli, giornalista, critica d'arte e curatrice di eventi, che compare nel documentario "Nado" girato da Daniele Farina. |
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| Alla Casa della Memoria è possibile vedere la presentazione del documentario di Daniele Farina dedicato a Nado Canuti (info qui) |
di Nado Canuti
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| Da sinistra, Alice Arienta, Presidente della Commissione Servizi Civici, Rapporti con i Municipi, Digitalizzazione, Primo Minelli, Presidente ANPI Provinciale di Milano e Nado Canuti |
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| Primo Minelli, Presidente ANPI Provinciale di Milano, Nado Canuti e Francesca Pensa, curatrice della mostra e storica dell'arte |
La mostra alla Casa della Memoria (introdotta da Laura Denaro, Responsabile Casa della Memoria, Alice Arienta, Presidente della Commissione Servizi Civici, Rapporti con i Municipi, Digitalizzazione e Primo Minelli, Presidente ANPI Provinciale di Milano) ha preso forma anche attraverso le parole di chi l’ha pensata e di chi ne è protagonista.
Giorgio Seveso, curatore della mostra e critico d’arte, racconta Nado Canuti come “un poeta della forma”. Nelle sue parole emerge un artista che non rappresenta la realtà in modo diretto, ma la trasforma in metafora, visione, racconto. Le prime sculture – dure, taglienti – portano ancora il segno del rifiuto della guerra, vissuta davvero sulla propria pelle. Poi, nel tempo, quella tensione si scioglie: arrivano equilibri più sereni, meccanismi astratti e infine strutture leggere e mobili, “come ali di farfalla”, capaci di evocare una dimensione quasi infantile, tenera, fatta di stupore e immaginazione.
Francesca Pensa, storica dell’arte e co-curatrice, accompagna invece il visitatore dentro il percorso espositivo, chiarendo le tappe. Le opere degli anni Sessanta raccontano un clima ancora segnato dal dopoguerra, tra sofferenza e inquietudine esistenziale. Negli anni Settanta emerge una nuova ricerca, più geometrica e interattiva: sono “opere aperte”, che invitano chi guarda a intervenire, a spostare elementi, a partecipare. Nell’ultima fase, le strutture si fanno mobili, sospese, in continuo mutamento: il movimento diventa centrale e segna l’ingresso pieno nella contemporaneità. E sotto la leggerezza, sottolinea Pensa, resta un tema forte: la libertà, evocata da elementi ricorrenti come uccelli e figure in trasformazione.
Infine, c’è la voce dello stesso Nado Canuti, artista e partigiano. La mostra, racconta, è per lui “uno spazio nella memoria”: lo riporta agli anni della guerra, vissuti in prima persona combattendo nazismo e fascismo. Le opere diventano così una sorta di autobiografia, il modo per rielaborare una sofferenza profonda e trasformarla nel tempo. Guardandole oggi, dice, si ritrova tutto il suo percorso: la storia personale intrecciata a quella collettiva, fino a una forma di liberazione che passa anche attraverso gli affetti e la vita.
L'inaugurazione è stata possibile grazie a un grande lavoro di squadra.
La curatela è di Giorgio Seveso e Francesca Pensa
L'Assistenza organizzativa, espositiva e artistica è di Renato GalbuseraLa Comunicazione è di Silvia Gandolfi (in foto con Nado Canuti e Giorgio Seveso)
Col supporto del Comitato Artisti e Resistenze
Informazioni utili
📍 Sede CASA DELLA MEMORIA
(M5 Isola - M2 Gioia / Garibaldi)
Orario di apertura: da martedì a domenica, dalle 10:30 alle 18 (ingresso fino a 20 minuti prima della
chiusura)
Telefono: +39 02 884 44102 - Sito web: www.casadellamemoria.it
📅 Periodo: fino al 24 maggio 2026
🎟️ Ingresso: gratuito
🕒 Visite guidate:
- martedì 28 aprile, ore 11.30 con Giorgio Seveso
- sabato 9 maggio, ore 11.00 con Francesca Pensa
Catalogo: edito da Poliartes
Ecco qui qualche immagini della rassegna stampa
Corriere della Sera - 22 aprile 2026
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Vivimilano -22 aprile 2026






















