sabato 2 marzo 2019

"Wunderkammer Le stanze della meraviglia", al cinema dal 4 al 6 marzo

Tutto ciò che è ignoto si immagina pieno di meraviglie
Tacito



Molti naturalisti o esperti di musei sapranno forse già molto sulle "Wunderkammer Le stanze della meraviglia", ma non avranno certo avuto occasione di entrare in luoghi inaccessibili, come case o castelli privati. Quindi come tante altre persone, comodamente seduti in una poltrona dal 4 al 6 marzo avranno la possibilità di visitare al cinema luoghi davvero incredibili, dove da secoli vengono collezionate curiosità di ogni tipo.

Scoprire anche l'evoluzione delle camere da quelle rinascimentali, inaugurate dai potenti - dotti o appassionati - dopo la scoperta dell'America, quando animali incredibili sono stati scoperti e portati in Europa, a quelle costituitesi con l'avvento dell'Illuminismo, fino ai più conosciuti musei moderni, è davvero interessante.

Grazie a esperti (professori universitari, curatori di musei - anche del Mudec di Milano o della Tate Modern, di Londra) storici dell'arte, appassionati collezionisti e galleristi) viaggeremo tra Italia, Inghilterra e Francia.
Oggi le Wunderkammer vengono suddivise in quattro categorie. La prima è quella dei Naturalia, dove si trovano reperti naturali, come coralli, fossili, animali tassidermizzati disposti ovunque (tipici i coccodrilli sui soffitti!... perché evocavano mostro che si avvicinavano al drago secondo la tradizione medievale... erano dunque sospesi nelle Wunderkammer come citazione alle collocazioni medievali nelle chiese, simbolo del demonio), con alcune specie frutto dell'invenzione umana (le cosidette "chimere" che intrecciano animali diversi per spaventare o incuriosire il visitatore). 
La seconda è quella degli Artificialia ovvero oggetti che sono il risultato di una lavorazione artigianale, come avori e madreperle, come i nautilus trasformai in boccali elaborati e anche automi.
La terza è quella degli Scientifica strumenti tecnici usati per le prime osservazione degli astri e del cielo, quali cannocchiali, orologi o globi. Infine, gli Exotica che riuniscono maschere e manufatti tribali e testimonianze di animali mitologici (es. unicorni o draghi).

Tra gli italiani citati c'è Ulisse Aldovrandi, di Bologna, che aveva collezionato ben 17mila reperti (scoperti anche grazie ai disegni che ha lasciato) e Gian Giacomo Poldi Pezzoli, che nel suo palazzo voleva raccogliere tutto lo scibile umano.

Durante l'anteprima stampa Luca Cableri, collezionista di Arezzo (Theatrum Mundi, qui), ha spiegato come oggi quello che interessa il mercato siano oggetti particolari: tute spaziali (russe), dinosauri, meteoriti. Ha parlato anche di cifre: per uno scheletro di Tyrannosaurus rex intero ci vuole almeno un milione di euro (!). Naturalmente l'acquirente è interessato alla qualità e bellezza del reperto, alla sua provenienza, al restauro ma quello che lo spinge più di tutti all'acquisto è il desiderio di possedere per sé quel reperto.
Come è spiegato nel film, oggi esiste un'etica ben precisa (meno male, direi!) per il trattamento degli animali delle collezioni, che non sono prelevati in natura ma hanno una certificazione che documenta la loro origine da parchi faunistici.

Il film documentario è stato realizzato da Magnitudo Film - la regia è di Francesco Invernizzi -e sarà distribuito nei cinema aderenti grazie alla collaborazione con CHILI. L’elenco delle sale è disponibile  su www.magnitudofilm.com
Per quel che mi riguarda, se vi ho incuriositi, val la pena spendere i soldi del biglietto, tanto in pochi possiamo permetterci di acquistare un oggetto da collezione (non solo per i soldi, ma anche per lo spazio!). Qui potete vedere il trailer.

martedì 26 febbraio 2019

"Julián è una sirena", di Jessica Love, Franco Cosimo Panini



Appena si sfoglia "Julián è una sirena", di  Jessica Love, edito in Italia da Franco Cosimo Panini (qui), si capisce subito perché abbia conquistato quest'anno il BRAW, (Bologna Ragazzi Award) premio prestigioso conferito dalla Bologna Children's Book Fair. Come tutte le storie semplici, che riescono a narrare temi complessi, l'albo illustrato conquista innanzitutto per i suoi colori e l'illustrazione che racconta a tal punto da sembrare quasi un libro senza parole.

Julián è un bambino che ama le sirene: come tutti i bambini persi tra i libri, si perde nella fantasia e vede le sirene anche laddove forse non ci sono (o dove gli adulti non riescono a vederle). Per sua fortuna, ha una nonna all'apparenza burbera, Abuela, dalle forme morbide (che ricorda la Venere di Willendorf) e che contrasta nella sua "aggraziata corpulenza" con il corpicino magro del bambino, che nel suo silenzio "comprende e ascolta".


Anche se sono in metrò, Julián si immagina di immergersi nell'acqua e svestirsi con grazia di tutti i suoi abiti, finché i suoi capelli non si disperdono morbidi e immensi nel fluido. Ed è così che ci si ritrova immersi in una doppia pagina (che definire splendida è riduttivo), in cui il bambino si trova attorniato in una sorta di danza ondeggiante da tantissime meravigliose forme marine capitanate da una manta nera punteggiata di bianco e con una "coda" di meduse viola con i tentacoli color del fuoco. E in mezzo a queste creature sembra avere uno strascico come le sue amate sirene. E poi il "miracolo" accade, con un pesce che gli fornisce una collana di coralli rosa. Proprio quando è nel mentre del suo sogno a occhi aperti la nonna lo "sveglia" per farlo scendere.


I due vanno a casa con una nonna apparentemente distratta in uno scenario in cui ci si perde a osservare con cura i diversi personaggi in strada. Mentre Abuela si fa una doccia, il ragazzino si agghinda con cura con quello che trova, con una creatività da far rimanere a bocca aperta, impiegando le felci e la tenda della nonna.


E proprio quando lui mostra fiero la sua creazione, la nonna si imbroncia... come finirà la storia? Sarà la nonna capace di comprendere il nipotino o lo rimprovererà? A voi leggerla...

Io mi sono innamorata di questo albo prezioso, che con delicatezza e naturalezza, anche nei gesti delle immagini, racconta la storia di un ragazzino che sa chi vuol essere, nonostante tutto. Un albo che tutti dovrebbero leggere e rileggere. Noi lo abbiamo fatto più volte...


PS non perdetevi i risguardi (ovvero le pagine seguenti alla copertina - qui sopra - e che precedono il retro di copertina).

Di seguito le motivazioni della giuria, che ha conferito il premio Opera prima
"Un bambino, ispirato da incontri reali e da visioni fantastiche, gioca a creare - con una tenda e fronde di piante da appartamento - e indossare un costume da sirena. Sua nonna lo aiuta a perfezionare il travestimento con una collana e i due si recano ad una festosa parata a tema marino. Due generazioni a confronto, il carnevale, il gioco della maschera, la libertà e la festa. La giuria ha apprezzato la maturità del lavoro grafico, dalla copertina ai risguardi, per la qualità della concezione complessiva e del disegno, del ritmo e della capacità narrativa. I ritratti dei personaggi sono dotati di precise sfumature espressive e affettive, le scene sono rappresentate con semplicità ed equilibrio compositivo in tavole realizzate a tecnica mista di acquerelli e tempere. È il lavoro - straordinariamente compiuto - di una nuova artista."

giovedì 21 febbraio 2019

Tintoretto Un ribelle a Venezia, al cinema dal 25 al 27 febbraio

"Il primo regista della storia"Jean-Paul Sartre



Avete solo tre giorni di tempo (25, 26, 27 febbraio 2019), per andare a vedere il docu-film Tintoretto. Un Ribelle a Venezia, prodotto da Sky Arte in occasione dell’anniversario dei cinquecento anni dalla nascita di un pittore straordinario, istintivo e appassionato qual è stato Jacopo Robusti (1519-1594). Ideato e scritto da Melania G. Mazzucco e con la partecipazione straordinaria del regista Peter Greenaway, il film è narrato da Stefano Accorsi e arriverà in anteprima mondiale nelle sale cinematografiche italiane, grazie alla distribuzione di Nexo Digital (elenco sale su nexodigital.it), in collaborazione con i media partner Radio Capital, Sky ArteMYmovies.it. Contenuti e approfondimenti anche sul sito: arte.sky.it/tintoretto. Trailer qui.

L’appuntamento si inserisce nel calendario della Grande Arte al Cinema, un progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital (seguiranno: Gauguin a Tahiti a marzo, Il Museo del Prado ad aprile, Il giovane Picasso e Dentro Caravaggio a maggio), qui

(Copyright: Scuola Grande di San Rocco e Chiesa di San Rocco) - La strage degli Innocenti
(Copyright: Scuola Grande di San Rocco e Chiesa di San Rocco) - La fuga in Egitto.
Inutile dirvi che il documentario merita perché Tintoretto non solo è un grande artista, di cui vanno conosciuti (o riconosciuti forse?) il genio e il talento, ma anche perché quello che sorprende sono anche il suo carattere e la sua vita straordinaria. In effetti, si scopre molto di lui, grazie agli studi compiuti da Melania G. Mazzucco (vi consiglio il romanzo “La lunga attesa dell’angelo, Rizzoli, qui). Per esempio, sono rimasta stupita che il pittore non abbia lasciato Venezia quando è arrivata la peste, nonostante avesse già nove figli (!). Mi ha sorpreso anche il suo modo inconsueto di “conquistare” commesse, come regalare un vero dipinto al posto di un bozzetto per aggiudicarsi l’appalto. Insomma, un artista talmente appassionato della sua arte da non smettere mai di produrre (le opere realizzate visibili nel documentario sono davvero tante e, molte, a portata di tutti, visto che si trovano in chiese o altri luoghi a Venezia). Pensate che Tintoretto, rivale da sempre del suo maestro Tiziano (che lo aveva cacciato dalla sua bottega per invidia), realizzò un’opera più grande di quella compiuta dallo stesso Michelangelo.
Insomma, un artista che nonostante le umili origini (era infatti figlio di un tintore, da cui il soprannome), riuscì ad affermarsi in una Venezia aristocratica, grazie al suo impegno incessante a livello pittorico.


Se dunque molto scoprirete attraverso il film (di cui vi svelerò poco, per non rovinare l’attesa e la sopresa, perché merita), mi interessa soffermarmi sull’incontro riservato alla stampa con il cast artistico e tecnico che ha realizzato il documentario. 


Melania Mazzucco ha seguito Tintoretto da una ventina d’anni. Qui sotto il video in cui racconta la sua passione per Tintoretto, nata come “una vera e propria storia d’amore”. 

 

Mi è piaciuto moltissimo anche l'intervento di Stefano Accorsi, per la sua spontaneità e la passione con cui ha parlato del privilegio che abbiamo nel nostro Paese di godere di opere d'arte straordinarie, che possono essere viste anche solo frequentando una chiesa (e non per forza andando a visitare le mostre). Inoltre, da madre, ho apprezzato il suo desiderio di avvicinare i figli all'arte, fosse anche lasciandoli scorrazzare per le stanze di un Museo, perché anche quello fa.


Sono inoltre felice di altre due cose. 
Tra gli esclusivi contributi presenti nel documentario, infatti, figura anche il dietro le quinte di un fondamentale intervento di recupero e conservazione di due capolavori che, grazie al sostegno di Sky Arte, verranno esposti in tutto il loro splendore al termine delle delicate fasi di restauro, all'interno della grande mostra in programma nel 2019 alla National Gallery of Art di Washington. Quindi, che nell'ambito del progetto ci sia anche l'intento di recuperare due teleri dipinti negli stessi anni, tra il 1582 e il 1583, raffiguranti la Vergine:Maria in meditazione e Maria in lettura. Iniziato a maggio del 2018, il restauro è stato condotto proprio nella Scuola Grande di San Rocco a cui Tintoretto lega il suo nome: smontate le due tele dalla loro sede storica, sono state collocate nella Sala Terrena e affidate agli esperti restauratori della CBC Conservazione Beni Culturali di Roma.

Secondo, che tutti i titoli della Grande Arte al Cinema possono essere richiesti anche per speciali matinée al cinema dedicate alle scuole. Questo mi sembra particolarmente importante per i docenti per avvicinare in modo diverso i loro allievi alla storia dell'arte.
Per prenotazioni: Maria Chiara Buongiorno, progetto.scuole@nexodigital.it, tel 02 805 1633.

mercoledì 23 gennaio 2019

"Natura. Giocare e scoprire la natura con occhi nuovi", in mostra al MUBA di Milano fino al 6 gennaio 2020


Da domani sarà disponibile al grande pubblico e alle scuole la mostra-gioco “Natura. Giocare e scoprire la natura con occhi nuovi”, in programma fino al 6 gennaio 2020. Un percorso, adatto ai #bambini da 2 a 6 anni, che si articola su quattro diverse installazioni: "Il prato smisurato", "Il giardino incartato", "La camera delle meraviglie" e "Il paesaggio di passaggio", pensate per stimolare la curiosità e la capacità di osservazione dei più piccoli attraverso quattro categorie di percezione sensoriale: spazio, materia, forma e colore.

"Il prato smisurato", curato da Elisa Testori (con la partecipazione della scenografa Isadora Bucciarelli), è pensato per giocare con lo spazio, che si trasforma in base ai bambini che possono scovarvi fiori e animali, o nasconderli dietro l'erba. Un gioco che può andare avanti all'infinito e che lavora anche sulla percezione che si può avere del davanti e del dietro di un oggetto.

"Il giardino incartato", installazione curata da Barbara Zoccatelli (le opere cartacee sono di Daniele Papuli) lavora, attraverso il cartone, sulle forme, che siano o meno naturali. I bambini si divertono a entrare dentro un tunnel che ha l'aspetto delle fronde di un pino o ad aprire una struttura chiusa che può sembrare un fiore. La fantasia è obbligatoria e certo non manca ai più piccoli, che possono lavorare sulle trasformazioni di queste strutture (quella più bella assomiglia alla forma sinuosa di un lombrico). Alcuni pannelli in legno mettono in relazioni alcune forme della natura (per esempio un cristallo di neve con disegni che ne riprendono le linee essenziali).


"Il paesaggio di passaggio" curato da Francesca Valan (con il supporto della tintora Rossella Cirano) è un percorso che si snoda alla scoperta dei colori naturali, declinati nelle diverse sfumature. Tutte le tende realizzate sono composte da colori naturali e si possono poi scoprire da dove derivano (se da un animale o da un vegetale). Il percorso è differente a seconda della direzione in cui viene svolto, quindi lasciate andare i bambini alla scoperta e a incantarsi su quello che attira maggiormente.

Da sinistra, Michela Dezzani, Munaria, Beba Restelli Associazione Bruno Munari, e Monica Guerra.

Infine, sarò di parte, forse, ma sono rimasta incantata dal progetto de "La camera delle meraviglie", ideata da Monica Guerra, insieme agli architetti Lola Ottolini e Lula Ferrari. Una vera e propria wunderkammer che richiama silenzio e concentrazione grazie alla tenda che la nasconde dalle altre installazioni, e che richiede tempo e cura per essere esplorata in toto. Lì troverete materiali naturali, messi a disposizione grazie all'aiuto dell'atelierista Stefano Sturloni, libri e albi fantastici di lingua inglese (a me sconosciuti, un'occasione per ampliare la mia già "piccola" biblioteca), alcune biografie di naturalisti e naturaliste. Il mio preferito rimane sempre Gerald Durrell anche se Konrad Lorenz, che ha preso il Nobel proprio nel 1973 - anno della mia nascita, per me un segno- è stato un altro grande maestro. L'idea è quella di interessare i bambini alla raccolta del materiale naturale e a far sì che maestri o genitori lascino costruire uno spazio dove poter accogliere questi doni della natura per poterli osservare o per poterci anche giocare...

Oltre alle proposte per i bambini (avendola potuta visitare si prova molto invidia per questa fascia privilegiata), ce ne sono altre di formazione per adulti. Tutti i dettagli sono sul sito muba.it (sia per le visite organizzate, sia per il resto). Vi consiglio di affrettarvi perché pare che alcune proposte siano molto richieste.

Il comitato scientifico della mostra è costituito da: Fabrizio Bertolino (che ha lavorato, come spiega nella conferenza stampa da facilitatore e voce critica e con le sue competenze naturalistiche), Monica Guerra, Elisa Testori, Francesca Valan, Barbara Zoccatelli. Hanno collaborato alla realizzazione: Isadora Bucciarelli, Rosella Cilano, Lula Ferrari, Lola Ottolini e Daniele Papuli.
Alla realizzazione di questa esposizione ha contribuito parte dello staff Muba, a partire dal direttore creativo Barbara Merati.

Qui il link al video di una parte della conferenza stampa di oggi.


lunedì 21 gennaio 2019

"L'albero di Anne" di Irène Cohen-Janca e Maurizio A.C.Quarello, Orecchio Acerbo


Si sta avvicinando il 27 gennaio, giorno della Memoria, e sto riflettendo da diverso tempo sugli albi e sui libri utili a raccontare un evento così tragico ai bambini. Uno che mi ha colpito particolarmente, per il taglio diverso, è sicuramente "L'albero di Anne" di Irène Cohen-Janca e Maurizio A.C.Quarello, edito da Orecchio Acerbo (qui il link). Un albo molto delicato, che narra la vicenda di Anna Frank attraverso la voce di un albero. Nessuno, infatti, pensa mai che questi giganti vivano così a lungo, a volte per secoli, sopravvivendo a eventi terribili (come quelli capitati durante la Seconda Guerra Mondiale agli Ebrei).

In questo caso la voce è quella di un ippocastano colpito dalla malattia causata dalla Cameraria ohridella, un insetto che sta decimando da diverso tempo questa specie molto impiegata nel verde pubblico (sarà un caso che sia stata scelta dall'autrice?). Non si tratta di un ippocastano qualsiasi, ma di un ippocastano del giardino al numero 263 di Prinsengracht, ad Amsterdam, dove è rifugiata dal 6 luglio 1942 Anna Frank insieme alla famiglia e al suo amico Peter. "Una ragazza di tredici anni, prigioniera - nella soffitta - come un uccello in gabbia" a cui l'albero ha regalato speranza e bellezza, facendole vivere lo spettacolo delle stagioni per i due anni di permanenza. 


La bellezza delle sue "candeline", come descrive i fiori Anna nel suo diario...

Il racconto va oltre, fino al destino tragico della ragazza, a cui sembra associarsi ora quello dell'albero malato, con la speranza che un germoglio - frutto di un suo seme - possa essere piantato al suo posto a ricordo di Anna e della sua storia.


Il tratto delicato quasi monocromatico, della matita di Maurizio Quarello, che illustra l'albero, contrasta con il colore piatto e denso delle parti dove piovono bombe o viene raffigurato il recinto con il filo spinato che delimita il campo di concentramento di Bergen-Belsen, accompagnando questo bellissimo racconto in prima persona. 

Un albo che consiglio, sarà anche perché in questo periodo la Natura mi richiama, sovrana dei miei pensieri, sarà per il contrasto tra la bellezza dell'albero e le brutture causate dall'uomo. Un libro che stimola molte domande e molte riflessioni.

Per chi volesse approfondire la storia di Anna Frank, c'è molta scelta, a partire dal suo diario. Anni fa ho letto e pubblicato la recensione del bel libro di Guia Risari "La porte di Anne", Mondadori, che trovate qui.

Se qualcuno si fosse domandato perché la celebrazione avviene il 27 gennaio... ecco la risposta
La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere
”(articoli 1 e 2 della legge 20 luglio 2000, n. 211)

sabato 19 gennaio 2019

"Il sogno di Youssef" di Isabella Paglia e Sonia MariaLuce Possentini, Camelozampa


Sarà il periodo davvero devastante, che ogni giorno da troppo tempo ci mette davanti a immagini che non avremmo mai voluto vedere e a storie che non avremmo mai voluto che accadessero, ma questo libro di Isabella Paglia e Sonia MariaLuce Possentini, edito da Camelozampa, "Il sogno di Youssef" (qui la scheda) mi ha proprio "chiamato".

Abbiamo bisogno di bellissimi albi, poetici, per raccontare storie tragiche ai nostri bambini che ci chiedono cosa succede ad altri bambini. Di una speranza che va coltivata, sempre e comunque.


E dunque, accompagnate dalle meravigliose tavole di Sonia MariaLuce Possentini, premio Andersen 2017 come miglior illustratore, e dalle parole delicate di Isabella Paglia scopriamo la storia di Youssef, un bambino che disegna sui muri di casa una caravella con vele enormi, che prende il volo sul mare. In quel disegno c'è tutto: c'è il sogno di sapere dove sia finita la sua amica del cuore Maryam, partita su un barcone con la mamma in una notte scura in mezzo a un mare color petrolio senza far più ritorno. L'unica cosa rimasta dell' amica di tante avventure è un piccolo sandaletto rosa (che appare nel primo risguardo del libro), custodito gelosamente.


Youssef aveva sognato a lungo di riportare con la sua caravella Maryam, ma il muro con il disegno crolla per colpa delle bombe, ma il sogno no.


Prosegue il sogno perché non ci sono più muri per disegnare. Non sappiamo se Youssef ritroverà la sua amica nel sogno o in cielo. Ma comunque sia l'interpretazione che vogliamo dare, i due amici riusciranno a ritrovarsi e riabbracciarsi.

Un albo splendido, che fa venire i brividi e fa riflettere sul potere del sogno e della fantasia. Una fantasia che ci sorregge quando tutto intorno a noi crolla e non ci fa vedere le brutture del mondo. Almeno, io voglio leggere questo albo con questo finale. L'altro mi procurerebbe troppo dolore. Ma penso che le intenzioni delle due autrici fossero quelle di fornire un buon auspicio a tutti quelli che vivono queste separazioni e queste realtà difficili. Realtà che ormai sono all'ordine del giorno.

sabato 5 gennaio 2019

Iniziare il nuovo anno all'insegna di Bambini e Natura

Se non conoscete ancora l'associazione Bambini e Natura e siete convinti dell'importanza dello stare fuori e di stare connessi con il mondo naturale che ci circonda, quest'anno occorre rimediare.
Qui potete trovare le spiegazioni del perché riassunte in questo bellissimo elenco.


Ho provato sulla mia stessa "pelle" quello che significa, perché in realtà queste semplici indicazioni servono anche per noi adulti, abituati a stare tutto il tempo alla scrivania, specie se abitiamo in città.

In questi giorni di calma e pace, facendo passeggiate nei boschi, pedalate ed esplorazioni con i miei bambini sono rinata. Sento la mente rigenerarsi, sono più carica e desiderosa di completare progetti. Avevo bisogno di fare scorta di Natura, come il topolino Federico nel bellissimo albo di Leo Lionni edito da Babalibri (qui la scheda).

Inoltre, è incredibile quello che si può scoprire stando #fuori. Anche lo sguardo può poggiarsi, specie in inverno, sui piccoli dettagli, osservando bellezze inaspettate, sconosciute e talvolta sorprendenti.


Abbiamo scoperto che quando fa freddo la brina ricopre le foglie con una patina bianca che sembra neve

 il rumore delle foglie accumulate nelle strade e le loro strane forme arrotolate...


muschi e funghi dalle forme e dai colori strani


le ombre che il sole può lasciare sui tronchi tagliati e gli anelli di accrescimento, che aiutano a sapere quanti anni aveva quella pianta, se è cresciuta in modo più o meno regolare.


quanto può essere rilassante perdersi nei propri pensieri ascoltando il suono dell'acqua di un torrente


o avventuroso provare a salire su un albero, anche se non si riesce ad andare proprio in alto


scoprire nuovi sentieri e strade in bicicletta, mettendosi alla prova con salite e lasciando andare i freni durante le discese


osservare le piante spontanee crescere ovunque, specie sui muretti a secco


divertirsi a costruire capanne nei boschi, meglio se in compagnia di altri bambini, e imparare la cooperazione, per trasportare tronchi pesanti


avere la possibilità di coccolare gli asini, scoprire il raglio (magari spaventandosi anche un po')... e aggiungo provare la meraviglia di infilare la mano nella bocca di un tenero vitello appena nato sentendo il calore del suo alito e, la delicatezza della sua lingua, non ancora ruvida, e percependo i denti che devono ancora spuntare che fanno quasi il solletico.


scoprire con meraviglia che anche le foglie posate sul ghiaccio, sollevate dolcemente, lasciano la traccia


godersi tramonti rosa dopo una giornata di pieno sole.

E voi, avete fatto pieno di cieli rosati, neve, ghiaccio, mare, canti di uccelli, silenzi, freddo, calore e bellezza?
Vi invito anche a scoprire le bellissime indicazioni di Sara Vincetti (qui) matita di Bambini e Natura e della rivista Bambini, che sta avviando un progetto interessantissimo per invitare a prendere tempo per migliorare la qualità della vita.

Un esempio? Questa bellissima mappa che ha realizzato tra le tante cose che ha fatto ultimamente, che invita a sognare e scrivere parole belle.

Copyright: Sara Vincetti e Monica Guerra, Bambini e Natura.

Insomma, se non l'avete ancora capito, vi consiglio di andare a curiosare sul sito o sulla pagina facebook di Bambini e Natura, dove troverete un sacco di indicazioni utili e partecipare se volete alle iniziative...
Buon Anno!