mercoledì 27 settembre 2017

"Pensa come Sherlock Holmes" e "Pensa come Leonardo da Vinci" di Carlo Carzan e Sonia Scalco, Editoriale Scienza


Il gioco è da sempre la modalità che hanno tutti i cuccioli - di animali e di uomo - di imparare. Infatti, quando giochiamo il cervello è maggiormente predisposto all'apprendimento. Quindi, ben vengano i due libri pubblicati da Editoriale Scienza "Pensa come Sherlock Holmes" e "Pensa come Leonardo da Vinci" ideati da Carlo Carzan noto come "Il Ludomastro" e Sonia Scalco , un lavoro a quattro mani che li vede impegnati da sempre su questi temi ; i due autori non a caso propongono l'approccio "ludens" per imparare e "coltivare il desiderio di sapere". Un metodo per allenare la mente in modo piacevole, utilissimo da mettere in pratica specie ora che è ricominciata la scuola.

Questi due volumi sono al tempo stesso intriganti e ricchi di spunti, anche per i più grandi (vi invito a mettervi alla prova perché nulla è scontato), perché dosano con sapienza conoscenze, aneddoti e divertimento, allo scopo di modificare il proprio atteggiamento di fronte alle cose che ci circondano. In poche parole: finalizzare gli sforzi ottimizzando il risultato. Niente male vero?



Come ci riescono? I due autori cercando di "sviscerare" i segreti del cervello di due persone non comuni, mettendo a fuoco alcune loro caratteristiche (es. la curiosità, la capacità di osservare nel caso di Sherlock Holmes; la creatività, l'uso di quelle che oggi vengono definite "intelligenze multiple" nel caso di Leonardo da Vinci) per poi proporre alcuni giochi o attività da svolgere per allenare le diverse capacità. L'idea non è di diventare come loro, ma di prendere spunto per migliorarsi.

Quello che mi è piaciuto di "Pensa come Sherlock Holmes"
In un mondo che corre a mille e in cui a volte si rischia di rimanere in superficie, l'allenamento della capacità di osservazione, per comprendere e conoscere a fondo un fenomeno, riuscendo al tempo stesso ad avere una visione d'insieme è davvero prezioso. Altrettanto importante è focalizzare la propria attenzione per allenare la propria capacità di concentrazione, che può essere distratta dalle emozioni positive (es. bei ricordi) o negative (es. ansia). Il libro su Sherlock parla anche di un tema che a me sta particolarmente a cuore: la motivazione e come coltivarla; ben sappiamo quanto le gratificazioni estrinseche (es. approvazioni sociali, voti) possano essere importanti per un bambino alle prese con la scuola primaria (e non solo). Una lezione importante è quella legata al fatto che nulla è impossibile ma che non serva solo il talento naturale ma conti anche l'esercitazione.
Non mancano neanche i consigli in relazione alla memoria. Insomma, come si va in palestra per stare in forma a livello fisico, perché non si fa altrettanto per un bene così prezioso quale sono la nostra mente e il nostro cervello?
Infine, imparare da un detective così geniale è anche un modo per iniziare a conoscere come funziona il metodo scientifico (non a caso il suo inventore Sir Arthur Conan Doyle era un medico e si è ispirato per il suo personaggio a un suo professore dell'università).



Quello che mi è piaciuto di "Pensa come Leonardo da Vinci"
Questo libro ci porta alla scoperta di una persona così geniale, qual è stato da Leonardo da Vinci, che affascina da sempre generazioni su generazioni, attraverso un approccio piacevole, che racconta sia la sua storia sia le sue invenzioni, con una serie di aneddoti.

La prima cosa che ho amato di questo volume è che sottolinea quanto la natura sia stata la prima "maestra" di Leonardo, fonte inesauribile di curiosità: sposo molto la filosofia di chi ormai pensa che la natura e lo stare "fuori" possano "accendere le domande". La curiosità è intesa come un atteggiamento di ricerca, di porsi sempre domande di fronte al mondo che ci circonda, dove il termine "curiosus" viene impiegato secondo il significato latino di "colui che si prende cura": quindi l'invito è a coltivare il proprio desiderio di sapere, cercando di trovare sempre risposte originali. 

Le domande e la curiosità, purtroppo, molte volte vengono mortificate da noi adulti, che su questo aspetto dovremmo aprire una grande riflessione. Anche perché la curiosità attiva aree del cervello che regolano il piacere e il rilascio di dopamina donando una sensazione di benessere che stimola la motivazione a continuare. Quindi, perché non alimentare la sete di sapere?

Le domande "accendono una lampadina", ma perché tutto non rimanga fine a se stesso, a questo deve fare seguito un'attenta indagine delle fonti (anche qui vengono forniti tanti suggerimenti utili su come poter fare una ricerca come si deve e come organizzare il metodo di lavoro secondo la modalità del "problem solving"), una rielaborazione di quanto scoperto (formulazione di idee) e una prova/sperimentazione.

Un altro motivo per cui ho amato questo libro è che Leonardo viene portato a esempio positivo di come la dislessia possa essere uno "sprone" a conoscere le proprie potenzialità: come altre persone geniali (es. Picasso, Einstein) grazie a questo suo approccio fuori dal comune e fuori dagli schemi Leonardo è diventato la persona eclettica che conosciamo (chissà come verrebbe "etichettato" oggi visto che faticava a stare attento ed era spesso distratto?). In effetti, quello che viene evidenziato nel libro è come sia importante che i due emisferi cerebrali (quello sinistro, legato più alla logica, al linguaggio e alla matematica, e quello destro legato all'istinto, alle emozioni, alle arti, alla memoria visiva) debbano essere integrati in modo da "potenziare tutte le abilità, da quelle creative a quelle logico-matematiche".

Ma non finisce qui: i bambini vengono invogliati a organizzarsi e a elaborare le loro idee e i concetti non solo attraverso le parole ma anche attraverso gli schemi: se Leonardo è noto per i suoi Codex ricchi di annotazioni e disegni, ai giovani lettori viene proposta la modalità di "Schechcodex", che aiuta a mettere ordine tra i pensieri impiegando la logica. E per questo non occorre essere abili illustratori!

Naturalmente la parte del leone la fanno oltre alla già citata curiosità anche la creatività e l'impiego dei cinque sensi. In particolare la creatività viene indicata come un "sapiente uso di ingredienti diversi per dare vita a nuove idee". Idee che a volte non andavano a buon fine, perché come tutti i visionari Leonardo era un precursore dei tempi.

Infine, non mancano suggerimenti per cercare la perfezione in quello che si fa, lavorando su attenzione e impegno, lungi dall'essere preda dell'ansia di prestazione, anzi accettando lo sbaglio e l'errore come possibilità di un continuo miglioramento.

Allora, siete pronti a raccogliere le sfide di questi due libri?

giovedì 21 settembre 2017

Hokusai dal British Museum: al cinema dal 25 al 27 settembre

"Già all'età di sei anni ho cominciato a disegnare ogni sorta di cose.
A cinquant'anni avevo già disegnato parecchio,
ma niente di tutto quello che ho fatto
prima dei miei settant'anni merita veramente che se ne parli. 
È stato all'età di settantré anni che ho cominciato 
a capire la vera forma degli animali, degli insetti, dei pesci. 
È evidente perciò che a ottantasei
avrò fatto via via sempre progressi e che, a novant'anni,
sarò penetrato più a fondo nell'essenza dell'arte. 
A cento avrò definitivamente raggiunto un livello meraviglioso
e, a centodieci, ogni punto e ogni linea dei miei disegni 
avrà una sua propria vita."


Approda al cinema solo il 25, 26 e 27 settembre il film documentario che porta alla scoperta di Katsushika Hokusai (1760-1849), l'artista giapponese che ha rivoluzionato la storia dell'arte moderna. Verremo "trasportati" a visitare la mostra Hokusai: beyond the Great Wave (chiusa il 13 agosto scorso) al British Museum di Londra, che ha dedicato una grande "personale" all'artista, con 100 opere, comprese anche quelle meno note.
Gli spettatori potranno scoprire le tappe della carriera di questo artista, celebre in tutto il mondo per La Grande Onda, che ha ispirato con le sue opere artisti altrettanto famosi come Vincent Van Gogh (che scrisse "le onde sono come artigli che si aggrappano alla nave e riesco quasi a sentirli") o Claude Monet ("fidèle émule d’Hokusai").

Weeping cherry and bullfinch. Colour woodblock print, c. 1834
Kodaha Koheiji, Colour woodblock print, c. 1833. 
Nato e vissuto nella città di Edo (l’odierna Tokyo), si appassionò alla pittura sin dalla tenera età di sei anni: un amore che continuò a coltivare sino alla fine dei suoi giorni. Cresciuto a bottega da un incisore, si cimentò all'inizio nello stile Ukiyo-e (l'arte del "mondo galleggiante"), ritraendo cortigiani, poeti e attori. Cambiò spesso nome (una trentina) e quello per cui è noto è una forma abbreviata di Hokushinsai, "studio della Stella polare" scelto in onore della divinità buddhista Myōken - a cui era molto devoto - e come simbolo di buon auspicio per una brillante carriera. Una carriera costellata da tante tappe diverse: forse non tutti sanno che illustrò anche molti libri e romanzi e fu il creatore dei manga.


Hokusai trascorse la vita studiando - la sua arte è innovativa rispetto a quella tradizionale giapponese e contaminata dalla prospettiva occidentale - continuando ad esplorare l'umanità, la natura e il mondo degli spiriti. Ma è a partire dai settant'anni che si concentrò sempre più sui paesaggi e, in particolare, sullo studio del Monte Fuji, il vulcano giapponese cui dedicò le illustrazioni raccolte nel libro  “Le 100 vedute del monte Fuji” e una serie di xilografie le "Trentasei vedute del monte Fuji" tra cui è compresa anche la "famosa Onda" (di cui all'epoca vennero prodotte ottomila stampe

Clear day with a southern breeze (‘Red Fuji’) from Thirty-Six Views of Mt Fuji. 
Colour woodblock, 1831. British Museum 

e anche il Monte Fujii rosso una delle opere più note in Giappone (a cui è dedicato un approfondimento con le ultime scoperte a cura di Roger Keyes, che da quasi 50 anni si dedica allo studio delle stampe di Hokusai, e Tim Clark, curatore della mostra). Hokusai, "il vecchio folle per il disegno", come si firmava negli ultimi anni di vita, non smise mai di cercare di migliorarsi, "usando il pennello come una bacchetta magica".

David Hockney, screenshoot dal documentario.
Nel documentario non mancano aneddoti sulla vita privata (es. l'artista conservava tutto il materiale ma lo perse durante un incendio della sua casa da cui riuscì a scappare indenne con in bocca il suo pennello insieme alla figlia Oi che passò con lui gli ultimi venti anni) e approfondimenti sulla tecnica di incisione e interventi degli artisti inglesi David Hockney, Grayson Perry, Kate Malone e Maggi Hambling.

Qui il trailer: qui un altro focus sulla mostra e qui un altro approfondimento.

La nuova stagione di arte al cinema 2017

25, 26, 27 settembre Hokusai dal British Museum
16, 17, 18 ottobre Loving Vincent7, 8 novembre Bosch. Il giardino dei sogni
27, 28 e 29 novembre Canaletto a Venezia
12 e 13 dicembre Julian Schnabel. A Private Portrait

L'elenco sale si trova su www.nexodigital.it

Tutti i titoli della Grande Arte al Cinema possono essere richiesti anche per speciali matinée al cinema dedicate alle scuole. Per prenotazioni: progetto.scuole@nexodigital.it, tel 02 805 1633

La Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con il media partner Sky Arte HD e MYmovies.it.

giovedì 3 agosto 2017

Attività naturalistiche con i bambini

Stare in campagna offre un'opportunità unica per portare i bambini alla scoperta del mondo che li circonda. L'ideale è fare passeggiate al mattino presto o al tardo pomeriggio, quando il sole non è troppo caldo e gli animali sono già in piena attività. Lungo le stradine di campagna si possono osservare i nidi delle formiche indaffarate a trasportare le provviste all'interno.


Con grande stupore abbiamo visto non solo le operaie ma anche le formiche soldato. Non sono sicura ma forse potrebbe trattarsi di un nido di formicaleone (ma chiedo conferma agli amici entomologi).


In mezzo alle stoppie del grano mietuto si possono incontrare tantissimi insetti ortotteri della famiglia degli Acrididi, talmente mimetici da essere assolutamente invisibili.

Il mio piccolo #insettajones è abilissimo sia a individuarli sia a catturarli a mano libera.

Al Muse abbiamo comperato uno strumento per osservarli da vicino con le lenti. Come sempre il patto è che li prendiamo, li osserviamo, li teniamo per un po' e poi li liberiamo.

Ogni giorno la campagna riserva delle sorprese.

Stamattina al risveglio, sul terrazzo, Andrea ha trovato un bruco enorme: è molto colorato e ha una sorta di “pungiglione” , sull'undicesimo segmento presentano un cornetto arcuato e in molti casi si atteggiano a “Sfinge” da qui il nome della famiglia degli Sfingidi. (fonte: Gabriele Pozzi “Insetti d'Italia e d'Europa”, Editoriale Giorgio Mondadori). Non abbiamo ancora individuato a quale specie appartiene per capire di quali foglie si nutre.

La voglia di toccarlo, manipolarlo è grande: ma forse è anche il modo in cui la curiosità viene soddisfatta e forse da alcune domande ne nascono altre...


Uno degli scorsi pomeriggi è venuto invece a trovarci in giardino un riccio: è davvero strano incontrarlo di giorno e come potete immaginare ha destato l'entusiasmo dei bambini che hanno voluto prenderlo in mano e si sono accorti di quanto punge. 
 I bambini hanno osservato anche come si appallottola sparendo quasi tutto quando cerca di difendersi.

La mia amica Paola mi ha suggerito questo link (qui) per sapere cosa fare quando lo si incontra e se ha bisogno di aiuto (c'è il riferimento anche a un libro e a una pagina facebook).


In giro poi si trovano piccoli gechi, appena schiusi dall'uovo...


borre e penne di civette che hanno i loro posatoi nella carraia.


Lungo il sentiero terroso è bellissimo scoprire ogni giorno le impronte lasciate dagli uccelli. Di chi saranno? Un altro mistero da risolvere.

Se al mattino presto si sente il garrulo chiacchiericcio delle rondini che volano a pelo dell'erba pronte a catturare gli insetti, appena il sole si fa alto il frinire delle cicale è incessante, ogni tanto con l'intercalare del suono monotono delle tortore dal collare orientale. La sera invece, oltre a sentire ogni tanto il canto della civetta, abbiamo iniziato a sentire quello molto più strano e misterioso dell'assiolo (ho dovuto chiedere ai miei amici ornitologi per scoprire a chi appartenesse).

Quando la canicola incombe e non c'è un alito di vento, si può stare rintanati a disegnare insetti e osservare libri per scoprire qualcosa in più sul meraviglioso mondo naturale.


Anche voi siete curiosi e andate in giro con i vostri bambini o le vostre bambine? Quali esperienze avete da raccontare?

lunedì 24 luglio 2017

Gita al Monte Watles, in Val Venosta


Se vi trovate in Trentino Alto Adige, in Val Venosta, vale la pena compiere un'escursione sul Monte Watles (info qui): ci arrivate comodamente dal delizioso borgo di Burgusio fino al Pramajur (1720 m)


dove è possibile prendere la seggiovia che porta a Plantapatsch-Hütte (2150 m). 


Troverete un lago artificiale di 1500 metri quadri (profondo 40 cm) dove i bambini possono cimentarsi stando in equilibrio su una zattera in legno.


Qui i miei bambini amanti degli animali hanno trovato diversi stadi di metamorfosi di quella che penso sia una rana temporaria (girino con quattro zampe e una coda lunghissima fino a una ranocchia con un abbozzo di coda).


Naturalmente il motto è guardare e rilasciare, perché ogni animale va liberato nel posto in cui è stato trovato. Sempre, nonostante sia difficile far capire a un appassionato di natura che non si possono adottare girini & C.


Per i più sportivi ci sono anche il tappeto dove saltare e anche altre attrazioni come lo scivolo con gli pneumatici, e ancora un impianto di tiro con l'arco, il parapendio, o i rider, specie di gokart ecologici con cui discendere lungo i sentieri.


Presso la malga Höfer i bambini possono vedere da vicino asini o maiali e si può ristorarsi con piatti tradizionali.

Un cartello illustra i pregi delle vacche d'alpeggio, buongustaie che scelgono oculatamente con tutti i sensi -le erbe di cui si nutrono (50/70 kg al giorno !).



Lungo il sentiero delle farfalle, che riporta lungo il bosco al punto di partenza, si trovano un sacco di fiori colorati, bellissimi insetti e cartelli che illustrano i lepidotteri tipici (l'Alto Adige ne ospita ben 3100, di cui 185 diurni)...


o le principali specie di conifere (larici, pini cembri o abeti rossi).
I
nutile dire quanti scorci bellissimi ci siano...


Il sentiero scende dolcemente a valle ed è adatto anche per i più piccoli (abbiamo incontrato anche persone con il passeggino).