lunedì 5 aprile 2021

Riflessioni sulla gioia, sulla felicità e sul benessere



Istruzioni per l’uso della gioia 

La gioia non è un risultato,
un fatto, una cosa, un luogo.
La gioia crea spazio, scioglie,
fa il vuoto.
Per conservare la gioia non serve
un barattolo, ma un patto,
devi decidere che la gioia
è la strada della tua vita.
Dunque non cercare la gioia
successiva, sappi che te ne basta una,
una qualsiasi. Ecco, tienila, considera
che è la tua casa.
Il dolore arriverà, ma intanto sappi
che la gioia scioglie nodi
e questo non potrà farlo
l’uragano del dolore, il dolore
ti schiaccia, ti zavorra,
ti fa un mendicante di pesi,
mentre la gioia conosce solo l’alfabeto
della leggerezza.
Non pensarla la gioia, sentila,
è una fioritura nella carne,
è il maggio delle ossa,
l’aprile degli occhi

Franco Arminio

Il paesologo Franco Arminio (qui) ci ha donato una poesia di rara bellezza e intensità. Spesse volte mi sono chiesta cosa sia la gioia e come "tenerla".

Già oggi questa parola era arrivata a me attraverso un dialogo con Andrea, che mi ha chiesto cosa avessi provato dopo avere fatto il grounding. Questa tecnica, che ho iniziato a praticare grazie a Christian Mancini, che ne ha parlato nel gruppo facebook Outdoor Education Italia - Educazione e scuola all'aperto (quida lui creato, è "un insieme di pratiche per radicarsi e connettersi alla natura. Per recuperare la #biofilia da adulto è necessario affidarsi ad esperienze di chi lavora da anni nel selvatico" (facendo riferimento a questo articolo qui che parla dei benefici provato dal contatto dei piedi nudi con la terra). 

Tornando al dialogo con Andrea, il mio saggio decenne mi ha detto "L'ultima volta che l'ho praticato avevo i piedi felici". Dunque non gioia ma felicità: la prima nel dizionario viene definita come "Stato o motivo di viva, completa, incontenibile soddisfazione", la seconda come un suo sinonimo. Anche se per Spinoza “La gioia segna il passaggio da un momento felice a una perfezione o realtà superiore”. ... La gioia è contagiosa mentre la felicità è un sentimento personale; quando ci rivolgiamo con atteggiamento gioioso verso il prossimo, si viene ripagati perché la vera felicità è donare gioia agli altri". In effetti la felicità è uno stato d'animo (sentimento) positivo "di chi ritiene soddisfatti i propri desideri". L'etimologia fa derivare felicità da: felicitas, deriv. felix-icis, "felice", la cui radice "fe-" significa abbondanza, ricchezza, prosperità.
L'etimologia di gioia deriva invece dal francese joie, che viene dal latino gaudia, plurale di gaudium 'gioia, godimento', a sua volta da gaudère 'godere.




Posso dunque dire che in questi giorni di connessione con la Natura in maniera profonda e continuativa il mio stato di benessere è sicuramente aumentato. Non so se riuscirò ad arrivare alla gioia, ma posso sempre cercare di ricercare questo stato, nonostante, appunto, il dolore e le preoccupazioni quotidiane.

So di certo che immergermi nei boschi, veder apparire ieri all'improvviso un capriolo, scoprire le fioriture, toccare i petali, annusare le erbe selvatiche, arrampicarmi sui tronchi di alberi morti mi fa raccogliere una serie di scorte per il futuro. 



Del resto anche la parola benessere è per l'OMS è associata a salute ovvero è “il raggiungimento, da parte di tutte le popolazioni, del più alto livello possibile di salute", definita come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”. Insomma uno stato legato alla qualità della vita.



Posso dire che per me queste parole sono collegate anche alla sensazione di leggerezza che provo quando mi immergo nel verde, quando sto nel qui e ora, godendomi l'attimo, il famoso "carpe diem" di Orazio, a me sempre caro. Osservare la vita scorrere e immaginare, come in questa foto, gli alberi danzare con me.

domenica 4 aprile 2021

I nostri "compiti" per le vacanze pasquali





Sono sempre più sostenitrice dei diritti di Gianfranco Zavalloni, espressi nel suo libro "La Pedagogia della lumaca" e penso sempre più che ogni adulto dovrebbe averli in mente: il diritto all'ozio, ovvero a un tempo non programmato dagli adulti, il diritto a sporcarsi, il diritto agli odori, il diritto al dialogo, il diritto all'uso delle mani, il diritto a un buon inizio, il diritto alla strada, il diritto al selvaggio, il diritto al silenzio, il diritto alle sfumature...



Da quando siamo qui in campagna, i "compiti" che abbiamo fatto sono stati:
  • camminare nel bosco, 
  • provare a sederci ad ascoltare i suoni, 
  • fare meditazione nell'erba,
  • osservare le tracce di animali (penne o fatte), 
  • provare a camminare in silenzio, 
  • sdraiarsi nel prato, 
  • parlare con gli alberi o accarezzarne le ferite, 
  • osservare i fiori, 
  • disegnare dal vivo i fiori, 
  • ascoltare poesie.



E per concludere la giornata in bellezza abbiamo fatto una passeggiata notturna senza cane al seguito, a sentire il fragore dei rami secchi mossi dal vento, a percepire il silenzio e la quiete, poi alcuni rumori strani, forse di un capriolo e forse il latrato strano della volpe, il raglio dell'asino... e ancora il profumo della stalla che mi ha fatto ricordare il periodo del tirocinio con Saino sulle rondini, quando andavamo a inanellare di notte nei dintorni di Milano

Un misto di emozioni forti, la mano di Andrea stretta nella mia.
Gli arresti improvvisi ad ascoltare.
Il suono del ruscello nella notte.
Il cielo stellato velato di nuvole.
Il rumore dei nostri passi sulle foglie secche.
Il sibilo del vento e poi nessun rumore.
I cani al nostro passaggio.
Un cerchio magico.

Finché staremo qui ci rotoleremo nei prati, ascolteremo i canti degli uccelli, proveremo ad annusare quali fiori profumano, per riempirci di bellezza prima di rientrare.

sabato 3 aprile 2021

"Casa toracica" di Cristina Bellemo, Edizioni Anima Mundi

Sono lisca
che s'incarna
di parole
impastate a sudore e foglie
pazienze di sale
Sono scheletro 
che si rimpolpa
di facce
vicoli bui
trasparenze
di vetri e assenze
Sono intelaiatura
a fili
di memorie e santini
e musi di cani
e mani
callose
Sono cartilagine
che s'innerva
di sassi
risposte
cercate tazze
di colazioni e calzini
Sono schema di ossa
che si fa
vene di fiumi
e organi
di pane raffermo
inzuppato nelle stagioni
[Io sono 
minuscolo
magneticoniente
che s'ispessisce
di strati di storie]



Senza esserne consapevole ho conosciuto Cristina Bellemo anni fa, quando ho preso l'albo "La leggerezza perduta" edito da Topipittori e illustrato da Alicia Baladan (qui). Senza rendermene conto ero affascinata da quelle parole che raccontavano tanto, senza dire tutto, e lasciavano spazio all'immaginazione.



Ma il colpo di fulmine è arrivato a ciel sereno grazie a un incontro realizzato da Sara Costanzo con il supporto di Alberto Ardizzone nel ciclo degli incontri "Abitare poeticamente il mondo", una sera di gennaio. Sulla pagina facebook di "Fare anima in educazione" (qui) potete ritrovare la registrazione della serata, a cui ha partecipato anche la poetessa Silvia Vecchini, che seguo da ormai un decennio.

In questa serata, a dir poco emozionante, ho scoperto come Cristina abbia scelto di diventare poetessa, sin da piccola. E come il dolore a volte può trasformarsi in parole che curano e confortano.

Le poesie di Cristina Bellemo sono così, come quella che inizia con questi versi:

"Scegli per me
parole
silenziose nel chiasso
che ferisce le orecchie
..."

Una poesia che mi accompagna in questi tempi in cui tutto è sospeso, in cui "siamo / così esposti così / pelle / di carta velina". Tempi in cui valgono carezze più di tanti altri gesti.

Una lettura intensa e profonda, che cura le ferite di questo periodo. Parole che accudiscono il cuore. Parole che fanno riflettere a lungo.

Per finire, se non vi avessi ancora convinti, il libro fa parte della "collana piccole gigantesche cose". Per me questo è già sufficiente per renderla speciale.

L'editore è Anima Mundi, di Otranto (qui).

Disegno dal vivo e i libri di Edith Holden






Alzi la mano chi tra gli amanti della natura e dell'illustrazione naturalistica, specie della mia generazione, non è cresciuto con i libri di Edith Holden.

Io ho passato la mia infanzia e giovinezza immersa nei boschi di Miasino, un luogo in collina in provincia di Novara. Grazie ai miei genitori sono cresciuta libera di esplorarli, di conoscere piante e uccelli, di provare a disegnarli e creare i miei primi erbari.

Ritornare qui oggi, durante la pandemia, ha un significato profondo e, per la prima volta, mi è sembrato di passare davvero il testimone a qualcuno. Andrea è sempre cresciuto con un profondo amore per la natura: senza che lo invitassi, parlava già da piccolo con alberi, fiori e animali. Io, questa dimensione forse dimenticata, l'ho scoperta (o riscoperta?) durante il corso di Christian Mancini e Raffaella Cataldo (H3 educamp, ne ho parlato qui) e devo dire che la prima volta che ho parlato a un fiore, nel 2019, ero in estremo imbarazzo. Poi, di colpo, ho sentito un dialogo molto forte. Ora quando vado in giro mi fermo ad abbracciare gli alberi, a osservare le loro ferite. A osservare cosa succede intorno.





Il primo incontro è stato quello da sola, mediato dalla mia passione per il disegno. Dopo tantissimi tentativi di disegno dal vivo e dopo avere iniziato a 11 anni un corso di disegno sulla porcellana (e non solo) dalla Meris, che è stata non solo la mia Maestra, ma anche la mia mentore, oltre che zia e un riferimento ancora presente nel cuore, ho scoperto i libri di Edith Holden. 



Edith Holden era una bravissima disegnatrice dal vivo, che usava gli acquarelli in modo fenomenale. Autrice di due diari, che ha tenuto nel 1905 e nel 1906, è morta troppo presto (affogata nelle acque del Tamigi a 49 anni, mentre raccoglieva fiori per il suo erbario).



"Il diario di una signora di campagna del primo del Novecento" è il più noto, e uscito prima, anche se risale al 1906. Qui, si trovano appunti naturalistici legati ai mesi dell'anno, con annotazioni che si intrecciano alle poesie che amava.
"Appunti sulla natura di una signora inglese del primo Novecento" è stato pubblicato in Italia da Mondadori dopo il successo del primo e riprende la stessa struttura.




Da quando siamo arrivati a Miasino, abbiamo iniziato a osservare i fiori spontanei nei prati, che grazie al sole caldo, si stanno tinteggiando di colori ogni giorno di più. Mentre i denti di cane sono quasi spariti e sono solo presenti ancora nei boschi (anche se molto secchi), i prati sono pieni di primule, anemoni dei boschi, alcuni crochi (di solito fioriscono presto),  violette, pervinche minori (quelle maggiori le ho viste in Toscana, proprio negli stessi mesi), i favagelli, e infine, anche le delicatissime acetoselle (dalle foglie triangolari, simili a quelle dei trifogli).



Oggi abbiamo deciso di prendere in mano i libri di Edith Holden e Andrea ha voluto che gli spiegassi come disegnare un fiore. Siamo partiti con la struttura del fiore (petali, pistillo e antere), a osservare la disposizione dei petali e la forma e poi via... ho lasciato che guardasse dal vivo i fiori e provasse a disegnarli mentre anche io mi cimentavo in questa arte che ho quasi del tutto abbandonato e in cui sono un po' arrugginita. 







venerdì 2 aprile 2021

Seduta accanto all'Ontano



Caro Ontano

Questa è la mia prima seduta qui.
Sono emozionata.
Sono attorniata dai canti degli uccelli: fringuelli, merli, cinciallegre, cornacchie. È un continuo vociare nel silenzio.

Tu ti stagli solitario nel prato con il tronco ammantato di licheni. 




Mostri gli abbozzi di nuova vita. E qualche pignetta secca dello scorso anno.
I miei pensieri sono travolti dai canti degli uccelli, qui veri protagonisti.
In lontananza ho appena sentito un fagiano. E un gallo.

Il sole caldo mi scalda il viso e un venticello lieve alla mia destra porta sollievo.
Sento il ronzare di api e mosconi.
Il prato è ricoperto da anemoni, primule tarassachi, violette e qualche croco.
Quanti anni hai? So di avertelo già chiesto ma forse non ho sentito la risposta.
Chi viene a trovarti? I picchi? E hanno dato dei buchi in alto?
Chi ha lasciato nel terreno quelle specie di grufolata? Sono davvero curiosa e non ho ancora risolto il mistero.
Nel prato accanto alle anemoni ricche di polline vedo anche le tue pignette e gli amenti penduli. Sono quelli dei noccioli?
Il tuo tronco è molto secco. Cosa posso dare per te? So che vivi in terreni che amano l'acqua.
Quanti anni hanno i licheni che abitano il tuo tronco? Alcuni sono tondi e piccoli, altri giganteschi e i loro confini si confondono in mezzo ad altri licheni.
Ci sono altri ontani vicino alla siepe. Le vostre radici sono connesse? Cosa vi dite? Sarei curiosa di saperlo.
Ma tu ti ricordi del grande noce che c'era nel nostro prato? Era abbastanza vicino a te. È stato fulminato e ora non c'è più. Era altissimo. Ora guardo l'altro noce vicino alla casa e direi che si è fatto grande e bello. Sovrasta la casa rosa di un bel po'. Ha più di 40 anni.
Verrò a trovarti anche più tardi o stasera.
Sono curiosa di sentire e vedere le differenze.
Buona giornata