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giovedì 25 agosto 2022

Custode all'H3 educamp intensivo


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C'è voluto del tempo per arrivare a queste parole. E forse queste parole non bastano e non so se arriveranno a molti. Ma forse a qualcuno sì. Almeno lo spero. Parole innanzitutto di estrema gratitudine.

C'è voluto

Tempo per decantare tutta la magia, le energie, la gioia, le emozioni che ho provato.

Tempo per iniziare a conoscere le persone con cui ho trascorso solo alcuni giorni, giorni che magicamente si sono moltiplicati.

Tempo, per capire che il tempo è una "definizione" che a volte sta stretta, perché si dilata all'infinito e ore possono sembrare giorni, giorni settimane.

Tempo per so-stare. Ma non so se ho ancora imparato a so-stare. Per ora so stare. Ho iniziato un cammino. Sono in cammino. Ed è già tantissimo.


Raffaella Cataldo


Christian Mancini

Tempo che mi sono regalata per vivere come custode all'H3educamp intensivo, organizzato da Nature Rock e in particolare da due persone magiche e meravigliose che ho iniziato a scoprire qualche anno fa: Raffaella Cataldo e Christian Mancini. A loro va tanto affetto e tanta riconoscenza.

Sono stata per la prima volta una custode, ma ho avuto accanto due persone preziose, Valentina e Massimo.

Ho quindi vissuto in un modo tutto mio questi giorni  insieme a chi ha iniziato un percorso di scoperta di sé e dello stare in Natura. 

Un modo per prendermi cura degli altri e di me, al tempo stesso.

Mia fedele compagna di avventura, e mascotte del gruppo. è stata Sally, che ha potuto godere per un periodo di persone sensibili che l'hanno accolta e con cui si è sentita in sintonia. E che sicuramente le mancano.


Come raccontare questa esperienza? 

Lo ha spiegato Betty in un suo post tempo fa. (qui) Un corso particolare per tanti motivi. Un corso che forse non si può raccontare del tutto, ma vivere. Ognuno a modo suo.

Un corso che ti mette alla prova, ma che alla fine ti regala molto, anche se forse al momento non lo comprendi. Ne godrai i frutti poi. Un corso che ha bisogno di tempo per essere gustato fino in fondo. E quanto tempo lo decide ognuno di noi.

Un corso in cui scopri l'essenza di persone che fino a poco tempo prima erano estranee e da cui non vorresti più separarti. Un filo rosso vi unisce. Una sorta di cordone ombelicale nato quando si è creato il gruppo...

Un corso in cui le persone si mettono in discussione fino in fondo, scoprendo anche lati di sé o del proprio mondo che non amano. Ma riflettono,

La riflessione, un momento prezioso.

Come la condivisione. Un ascolto profondo, con un rituale simbolico e spirituale, a mio avviso.


Se in fondo quello che si vuole davvero è recuperare la propria parte più vera, sincera, autentica, ancestrale, il percorso interiore è forte. Ma questo avviene con una grande cura da parte dei conduttori, con grande sapienza e progressione che passa per tantissimi step, che comprendono momenti ludici.

In effetti, come tutti i mammiferi, il gioco è essenziale per scoprire e scoprirsi.

Il gioco è prezioso per creare un gruppo.


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Cosa non dimenticherò

Non dimenticherò facilmente i cerchi e il profumo dell'incenso.

Non dimenticherò facilmente le canzoni, allietate dalle percussioni uniche di Igor.

Non dimenticherò le sedute all'aperto scrutando il firmamento.

Non dimenticherò la mia seduta individuale.

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Non dimenticherò i giochi in coppia con Sabrina, l'affidarsi. Il fidarsi ciecamente. letteralmente parlando, La sua allegria e quella di Monia.


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Le risate, le canzoni meravigliose di Simone (e Spritz), la vitalità di Mariaestella, le parole e la cura di Betty, l'energia di Vittoria, la serenità di Elena, la dolcezza e freschezza di Claudia, Lisa e Chiara, la pragmaticità di Carmela, la profondità di Barbara, l'ironia - che maschera una grande delicatezza e profondità - di Alessia, l'estro di Igor. La sincerità e forza di Silvia.

Sarò difficile non ricercare Valentina per la sintonia, Massimo per la saggezza. I nostri momenti passati a prendere l'acqua e a ritirare il cibo rimarranno epici.

Ho amato alcuni momenti in cui Raffaella mi ha fatto sentire in connessione profonda con gli alberi, con le loro chiome che si piegavano al vento, e con la terra ai miei piedi. 


Ho adorato l'arrampicata sulla quercia in cui sapevo che Christian era lì pronto ad aiutarmi, il calore delle persone accanto, Sally ai miei piedi. Ho ancora lo sguardo sul gruppo, come un quadro che porterò a lungo nella mia memoria.

Rimarranno custodite nel cuore le confidenze, gli sguardi complici, la gratitudine.

Rimaranno memorabili le baruffe tra l'asino Rocco e Sally.


Non dimenticherò la danza in cui siamo diventati un tutt'uno con gli alberi, in una sinfonia melodiosa.


e ancora...

Mi sono sentita supportata da Monia quando sono salita sulla corda: guidata, coccolata, custodita dalla sua voce e dalle sue parole.


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Penso che tutte queste energie compresse di quei giorni si diluiranno magicamente, racchiusi in barattoli virtuali come quelli del GGG che catturava i sogni. Saremo pronti a dispensarli e liberarli per chi ne avrà bisogno.

Difficile, come ci dicevamo con qualcuno, tornare alla realtà. La voglia di ritrovarsi è tanta.

L'ho già scritto, questi corsi creano dipendenza, Una dipendenza sana. Perché mettono in moto meccanismi che pian piano si dipanano, aprono brecce nei muri, piccole crepe che si fanno strada, creano nuova linfa e vitalità nel proprio lavoro e nella propria quotidianità. Cambiano lo sguardo, almeno lo è stato per me - e l'ho ritrovato ancora - di stare in natura.

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sabato 3 aprile 2021

Disegno dal vivo e i libri di Edith Holden






Alzi la mano chi tra gli amanti della natura e dell'illustrazione naturalistica, specie della mia generazione, non è cresciuto con i libri di Edith Holden.

Io ho passato la mia infanzia e giovinezza immersa nei boschi di Miasino, un luogo in collina in provincia di Novara. Grazie ai miei genitori sono cresciuta libera di esplorarli, di conoscere piante e uccelli, di provare a disegnarli e creare i miei primi erbari.

Ritornare qui oggi, durante la pandemia, ha un significato profondo e, per la prima volta, mi è sembrato di passare davvero il testimone a qualcuno. Andrea è sempre cresciuto con un profondo amore per la natura: senza che lo invitassi, parlava già da piccolo con alberi, fiori e animali. Io, questa dimensione forse dimenticata, l'ho scoperta (o riscoperta?) durante il corso di Christian Mancini e Raffaella Cataldo (H3 educamp, ne ho parlato qui) e devo dire che la prima volta che ho parlato a un fiore, nel 2019, ero in estremo imbarazzo. Poi, di colpo, ho sentito un dialogo molto forte. Ora quando vado in giro mi fermo ad abbracciare gli alberi, a osservare le loro ferite. A osservare cosa succede intorno.





Il primo incontro è stato quello da sola, mediato dalla mia passione per il disegno. Dopo tantissimi tentativi di disegno dal vivo e dopo avere iniziato a 11 anni un corso di disegno sulla porcellana (e non solo) dalla Meris, che è stata non solo la mia Maestra, ma anche la mia mentore, oltre che zia e un riferimento ancora presente nel cuore, ho scoperto i libri di Edith Holden. 



Edith Holden era una bravissima disegnatrice dal vivo, che usava gli acquarelli in modo fenomenale. Autrice di due diari, che ha tenuto nel 1905 e nel 1906, è morta troppo presto (affogata nelle acque del Tamigi a 49 anni, mentre raccoglieva fiori per il suo erbario).



"Il diario di una signora di campagna del primo del Novecento" è il più noto, e uscito prima, anche se risale al 1906. Qui, si trovano appunti naturalistici legati ai mesi dell'anno, con annotazioni che si intrecciano alle poesie che amava.
"Appunti sulla natura di una signora inglese del primo Novecento" è stato pubblicato in Italia da Mondadori dopo il successo del primo e riprende la stessa struttura.




Da quando siamo arrivati a Miasino, abbiamo iniziato a osservare i fiori spontanei nei prati, che grazie al sole caldo, si stanno tinteggiando di colori ogni giorno di più. Mentre i denti di cane sono quasi spariti e sono solo presenti ancora nei boschi (anche se molto secchi), i prati sono pieni di primule, anemoni dei boschi, alcuni crochi (di solito fioriscono presto),  violette, pervinche minori (quelle maggiori le ho viste in Toscana, proprio negli stessi mesi), i favagelli, e infine, anche le delicatissime acetoselle (dalle foglie triangolari, simili a quelle dei trifogli).



Oggi abbiamo deciso di prendere in mano i libri di Edith Holden e Andrea ha voluto che gli spiegassi come disegnare un fiore. Siamo partiti con la struttura del fiore (petali, pistillo e antere), a osservare la disposizione dei petali e la forma e poi via... ho lasciato che guardasse dal vivo i fiori e provasse a disegnarli mentre anche io mi cimentavo in questa arte che ho quasi del tutto abbandonato e in cui sono un po' arrugginita. 







venerdì 2 aprile 2021

Seduta accanto all'Ontano



Caro Ontano

Questa è la mia prima seduta qui.
Sono emozionata.
Sono attorniata dai canti degli uccelli: fringuelli, merli, cinciallegre, cornacchie. È un continuo vociare nel silenzio.

Tu ti stagli solitario nel prato con il tronco ammantato di licheni. 




Mostri gli abbozzi di nuova vita. E qualche pignetta secca dello scorso anno.
I miei pensieri sono travolti dai canti degli uccelli, qui veri protagonisti.
In lontananza ho appena sentito un fagiano. E un gallo.

Il sole caldo mi scalda il viso e un venticello lieve alla mia destra porta sollievo.
Sento il ronzare di api e mosconi.
Il prato è ricoperto da anemoni, primule tarassachi, violette e qualche croco.
Quanti anni hai? So di avertelo già chiesto ma forse non ho sentito la risposta.
Chi viene a trovarti? I picchi? E hanno dato dei buchi in alto?
Chi ha lasciato nel terreno quelle specie di grufolata? Sono davvero curiosa e non ho ancora risolto il mistero.
Nel prato accanto alle anemoni ricche di polline vedo anche le tue pignette e gli amenti penduli. Sono quelli dei noccioli?
Il tuo tronco è molto secco. Cosa posso dare per te? So che vivi in terreni che amano l'acqua.
Quanti anni hanno i licheni che abitano il tuo tronco? Alcuni sono tondi e piccoli, altri giganteschi e i loro confini si confondono in mezzo ad altri licheni.
Ci sono altri ontani vicino alla siepe. Le vostre radici sono connesse? Cosa vi dite? Sarei curiosa di saperlo.
Ma tu ti ricordi del grande noce che c'era nel nostro prato? Era abbastanza vicino a te. È stato fulminato e ora non c'è più. Era altissimo. Ora guardo l'altro noce vicino alla casa e direi che si è fatto grande e bello. Sovrasta la casa rosa di un bel po'. Ha più di 40 anni.
Verrò a trovarti anche più tardi o stasera.
Sono curiosa di sentire e vedere le differenze.
Buona giornata


mercoledì 28 ottobre 2020

Seduta autunnale



Cara paulonia,
oggi sei circondata da un tappeto di foglie enormi. Mi è sembrato di essere immersa in una palude. Foglie gigantesche ai tuoi piedi. Tante verdi, altre già nere e marcite. Mentre scrivo sento il sibilo di un codibugnolo e ho percepito la sua sagoma spostarsi oltre i tuoi rami. Grazie al sole caldo riesco a percepire anche i cambiamenti di luce e le sagome che passano furtive sopra la mia testa accartocciata.
La tua corteccia ospita un muschio rigoglioso, fresco e umido. Ho visto una coccinella arrampicarsi con fatica come fosse in una giungla. E tantissimi funghetti grigi grandi quanto una capocchia di spillo che vi si ergeva no all'interno.
Guardo in alto e vedo una parte dei tuoi rami spoglia eccezion fatta per i tuoi frutti secchi, da me tanto ambiti, ancora appesi. E altre parti ancora verdi.
Sei circondata dai colori caldi dell'autunno che ha invitato gli alberi circostanti a cambiare le fronde. Tu suppongo non lo farai preferendo buttar giù quelle foglie giganti? La domanda è sorta spontanea ora che ti guardo. Cosa hai deciso che sia più semplice fare per te per affrontare l'autunno?
Le tue foglie verdi ancora morbide e pelose nella parte interiore nascondono tesori: bruchi avvoltolati che non conosco e coleotteri adulti e rossi. Difficile scoprire il loro nome.
Tu ti eri solitaria.
Il sole caldo si sente sulle mie gote, quelle prive di mascherina. Intorno a te funghi di ogni tipo.
Nel prato verde i fiori gialli delle finte fragole e anche qualche frutto rosso maturo. Una viola che sta per sbocciare. Ma sono matte? Siamo a fine ottobre? Non avete voglia di riposare?
Anche voi volete godervi questo sole inaspettato dopo la pioggia?
Intanto sento camminare accanto a me qualcuno con un cane. I bambini della scuola d'infanzia gridare. Canti di uccelli a cui non sto prestando cura e il ronzio di una mosca.
Sai poco fa ho incontrato lo scoiattolo grigio (non ho ancora capito quanti siano) e si è messo a osservarmi mentre io ero intenta a guardare le foglie gialle di un olmo (potrei sbagliarmi sulla specie). Giuro questa volta era lui il curioso e non so come i nostri sguardi si sono incrociati.
Un vento lieve smuove una ciocca dei miei capelli ma con questa mascherina e tutta accoccolata me ne accorgo appena.
I miei occhi sono abbagliati da questa luce che crea contrasti annebbiando i dettagli.
Oggi c'è quiete qui intorno e mi chiedo quanti uccelli vedrai, quante foglie cadere dai vicini e quanti bambini vocianti.

mercoledì 30 settembre 2020

Seduta settembrina





Oggi una lieve brezza muove le foglie. Quelle dell'albero di fronte sono bagnate dal sole e risplendono in tutto il loro verde chiaro. Tra le fronde delle querce un agilissimo scoiattolo grigio si muove velocemente.
Cade una foglia.
Mi accorgo di un palo della luce che non avevo mai notato. Eppure è sempre stato lì in tutto questo tempo.
A sinistra intanto si sente un movimento deciso tra i rami. Lo scoiattolo è arrivato fin sopra alla mia testa.
Il rumore del decespugliatore nella scuola d'infanzia e il fragore di un aereo nel cielo nascondo i suoni naturali.
Intravedo una sagoma di un merlo che si è spostato da un albero all'altro e da lontano ne sento un altro che emette un segnale di allarme.
Oggi tra le macchine, il suono di un allarme e un cane che abbaia faccio fatica a sentire la natura intorno a noi.
Mi sono seduta ai tuoi piedi alla base del tuo tronco e sento pungere. Il prato di fronte è ancora in ombra anche se sembra asciutto. Anche il tuo tronco è secco. Le tue foglie cadute sono di un colore che va dal verde chiaro tinteggiato di un tono di caldo al marrone chiaro fino al nero.
In alto i tuoi rami sono al sole e mostrano le foglie ancora verdi, i frutti verdi ancora appiccicosi e in maturazione e quelli secchi deiescenti.
A guardarti dal basso in alto provo un senso di pace e sicurezza. Sarà perché sei così maestosa?
Mi guardo intorno e osservo le diverse tinte di verde che mostrano gli alberi. Tra queste spicca il verde scuro tendente al blu petrolio dei cipressi o quello cupo dei bagolari in ombra. L'olmo e le querce più vicine iniziano a mostrare del giallo tra le fronde. Sarà per il cambio di stagione.
Solo ora mi accorgo che i due ciliegi mostrano già i rami spogli eccezion fatta per alcune foglie in alto.
Ogni albero decide quando cambiare abito e spogliarsi
L'aria fresca ma non fredda è piacevole sulla pelle, specie ora che ho la mascherina.
Nel frattempo sono passati dieci minuti. Sento qualcuno che spazza in un giardino e un pettirosso che gorgheggia lontano.
A parte lo scoiattolo che continua a correre veloce come un fulmine da un ramo all'altro sembra tutto assopito. O forse sono io più stanca.
Il tempo scorre veloce. Forse i ritmi sono ancora troppo serrati.
Devo lasciarti cara Principessa.
Buona giornata.

mercoledì 10 giugno 2020

Seduta di fine primavera


Cara Paulonia,

sono qui accanto al tuo tronco a cui sono appoggiata e si sta avvicinando impavido un merlo. Saltella a caccia di lombrichi . Un gruppo di persone che stanno passando lo hanno fatto scappare. Peccato. Ora sento il suo canto a metà tra gorgoglio e avvertimento. Si è nascosto tra le fronde.
È strano tornare qui da te dopo tanto tempo. Con la mascherina e una mantella visto che non so se a breve pioverà. È anche un orario diverso. Sono le 15.15. È cambiata anche la stagione. Ho perso la tua fioritura e ora trovo per terra già alcuni frutti verdi appiccicosi. Sembrano folletti verdi con il cappuccio.
Il prato è pieno di paroline bianche
Le querce che avevo lasciate spoglie sono cariche e con i rami che sembrano appesantiti. Ma è solo la loro bellissima forma spontanea. Tra le nuance di verdi chiari e scuri si stagli il rosso di un tipo di prugno di cui devo approfondire l'esistenza.
Anche il gruppo di carpini mostra il chiaro dei suoi frutti verdi pendenti. Mentre l'albero di Giuda mostra le sue foglie globose simili a quelle delle ninfee, ma aeree, da cui spuntano mazzetti di legumi dal color verde rossiccio.
Il sole va e viene insieme a un timido venticello.
Il merlo continua a gorgogliare.
Qualche suono di pallone e i rumori dell'autofficina.
Sollevo la testa e vedo un rondone volare.
La tua chioma frondosa mi protegge e nasconde. Le tue foglie sono ampie. Ricordo ancora il piacere di toccare quel velluto peloso. Porti ancora i frutti secchi che sono aperti quindi quei semini bianchi tanto amati si saranno dispersi chissà dove?
Sento il gracchiare di una cornacchia grigia.
Il nespolo della scuola dell'infanzia silenziosa per il Covid mostra le foglie nuove verde chiaro.
È appena passata una farfalla bianca che svolazza nel prato.
Sento anche i passi sul sentiero di una persona che è già scomparsa.
In terra si tuoi piedi non solo i tuoi frutti, acerbi o secchi, ma anche pezzi di muschio.
Ho appena sentito il sibilo di uno storno. Sai che ne ho raccolto uno settimana scorsa? Lo abbiamo chiamato Cipì e mi manca tanto. Manca soprattutto ad Andrea che chiede spesso di lui.
Tocco la tua corteccia ruvida. È grigio cenere. Il muschio è secco e poco morbido. Cerco insetti ma non ne trovo. Dove saranno andati?
Ecco a terra una tua figlia insieme a quello che chiamo "chicco di caffe". Mi chiedo ancora a cosa serva nel tuo frutto.
La foglia è morbida e pelosa. Tutta bucherellata. È piccola rispetto a quelle che ti vestono. È caduta presto. Chissà come mai?
Intorno a te ci sono diverse "spighe" di qualche cereale a me sconosciuto di quelli che riempiono i campi.
Intanto mentre un merlo canta un altro zampetta nel prato mentre in fondo si sente fastidioso il suono di una sega. Sai che una grande conifera deve essere caduta per un temporale qualche mese fa e ora la stanno facendo a pezzi per portarla via? Che tristezza.
Con la coda dell'occhio ho visto il merlo imboscarsi su un albero da cui ora canta. Nessuna cinica.
In compenso sai che un po' più lontano da te, oltre la piazza, ho scoperto un cespuglio di Citrus spinosa che ospita una famiglia di codibugnoli? Spero di incontrarli anche oggi ma saranno diventati ormai indipendenti...
Appena mi voltò vedo svolazzare giù dall'albero due merli maschi. Ma le femmine dove saranno finite? Ad occuparsi dei piccoli?
Ora da lontano vedo forse anche lo scoiattolo grigio. Mi scusi se vado a provare a salutarlo?

mercoledì 11 marzo 2020


Cara Paulonia,
desideravo tanto venire a trovarti e ci sono riuscita anche se oggi sarà per poco. 

Il tuo tronco caldo ospita già le cimici rosse che sono in movimento.
Guardandoti dall'alto in basso in questo cielo blu dove le nuvole sono assenti sj stagliano ancora indisturbati i tuoi frutti. Quanto vorrei toccarli. E arrampicarmi sopra di te per vedere il mondo da un'altra prospettiva.
Intanto oltre alle cimici scopro piccoli coleotteri bianchi e neri.
Ai tuoi piedi un'esplosione di fiori che hanno invaso il prato. Ora stanno comparendo anche i tarassachi oltre agli occhi della Madonna, alle pratoline dal bordo rosato e alle salvie.
Ciuffi di erba più alta si innalzano come a dire "sono qui".

I ciliegi sono fioriti e coperti di rosa, mentre gli altri alberi mostrano ancora solo le gemme.
Il sole caldo scalda le braccia dove la maglia nera assorbe il calore e si incontra con un'oretta fresca che arriva solo ai capelli, neanche al viso.
In terra tantissime foglie secche di querce sicuramente portate dal vento visto che sono lontane. Anche tanti legni e qualche pezzo dj corteccia. Sono ansiosa dj esplorare intorno per trovare i tuoi frutti.
Per osservare i fiori da vicino e vedere se le api e i bombi sono già arrivati.
Uccelli che cantano a ritmo cadenzato.
La beatitudine è anche godere di questo piccolo spazio. Lontano dalla folla. Al sicuro per tutti.

mercoledì 26 febbraio 2020

Seduta a testa in sù... e in giù



Oggi non vedevo l'ora di venire a incontrarti 
per capire se avrei sentito più quiete e suoni diversi. 
Invece sento il rumore dell'officina che funziona più che mai. 
Vedo il fumo uscire dal camino della scuola d'infanzia. Sento il fruscio delle macchine e per fortuna tantissimi canti di uccelli in lontananza: sono pettirossi, merli, storni, cinciallegre e fringuelli. Tutti canti. Nessun allarme.

Avevo voglia di abbracciarti. 
Abbracciare il tuo tronco ruvido e morbido dove c'è il muschio (in cui si sono impigliati molti semi volatili). 
Che destino beffardo il loro. 
Crescerà una piantina sopra il tuo tronco come successo in passato o saranno destinati a morire?

Oggi è un po' più presto del solito e l'aria è gelida. 
Lo sento sulle mani e sul naso.

Con il naso all'insù osservo u tuoi frutti secchi che non vogliono cadere. 
Forse sanno che li raccoglierei? 
Certo non tutti ma la tentazione è forte perché sono bellissimi. 
Li rivedo nei dettagli nella mia testa mentre un pettirosso gorgoglia e una cornacchia gracchia e gli storni sibilano.

Quanti anni hai? 
Ho trovato dei video in cui raccontano della tua crescita portentosa e veloce. 
Quindi sarai ultracentenaria? 

Non sapevo che molti tuoi fratelli venissero usati per il pellet. Una pianta così bella sprecata. 
Per fortuna ti hanno lasciata libera di espanderti.

Ora guardo in basso nel prato. L'erba è coperta di goccioline che si ergono sulla cima. Le pratoline sono chiuse, come se fossero ancora schiave perché il sole non è arrivato a baciarle. Tantissime salvie in gruppi. Non vedo invece il tarassaco. Almeno i fiori.
Ci sono tanti sassi tondi e ovali che sembrano uova.
Tracce secche del passaggio dei lombrichi.

Alzo di nuovo la testa verso la parte già soleggiata. L'aria è frizzante.
Dove settimana scorsa ho scorto il muso di un rinoceronte/elefante sta una cimice rossa. Anzi stava. È bastato un istante per perderla dj vista.

Intanto sento il canto melodioso dei fringuelli, quello che accompagnava sempre senza che io ne fossi consapevole le passeggiate nei boschi.
Alzo lo sguardo ancora più in alto. Il cielo è blu. All'orizzonte lato Nord qualche nuvola. Sopra di te solo il suo bel colore che fa risaltare i tuoi colori caldi. Osservo ancora i tuoi frutti alcuni sono sicuramente aperti e sono riusciti a disperdere i semi Bianchi alati. Altri sembrano chiusi. Non ho ancora capito a cosa servono quelle specie di chicchi di caffè che ci sono all'interno.

Troverò un esperto in albero delle principesse?

Mentre il vento passa ruggendo intorno alle mie orecchie e sento i passi sul selciato osservo i tuoi rami giovani ondeggiare in una bellissima danza.
Intanto le mani in solo venti minuti sono letteralmente congelate. La prima volta dopo tante settimane. Oggi sembra davvero inverno.
Il parco è decisamente più vuoto di umani. Solo podisti e proprietari di cani.

Effetto Coronavirus o perché sono solo le 9.15?

Arriva un codibugnolo. 
Muove su e giù la coda. Poi ne vedo un altro e volano via sono i miei folletti preferiti.
Da lontano una cincia emette il suo canto d'amore. Oggi sono convinta che tutti gli uccelli maschi stiano richiamando già le femmine. Magari mi sbaglio ma i canti sono più lunghi.

Guardo dal lato opposto al parchetto e vedo sul liriodendro già gli abbozzi della rinascita. 
Le piante sono pronte. Intanto un merlo passa forse per via di due persone che si muovono.
È un via vai oggi. Canti, sibili, schiamazzi. Ho appena avvertito l'ombra di un uccello che è volato sopra alla mia testa. 

Quante cose sto imparando da questa seduta settimanale. 
È quasi un anno che la faccio. Nel prato scorgo un'altra A disegnata da un intreccio di rami. È l'iniziale del mio nome e di tante parole belle
Amore
Amicizia
Arte
Armonia
Ascolto
Anima
...
Forse posso finire qui. Grata e rigenerata.

mercoledì 19 febbraio 2020

Accarezzando il tronco...



Cara Paulonia,
Oggi mentre ti accarezzavo al mio arrivo ho sentito forte il gorgoglio dei pettirossi e il gracchiare delle cornacchie, il sibilo dei codibignoli. Arrivando ho visto merli e sentito cinciallegre (come ora) e gli storni.
Sulla tua corteccia il muschio è fresco per la pioggia dei giorni scorsi. È sia frondoso sia a mucchietti morbidi. Sull'altro lato, secco e caldo, anche se il sole oggi è timido e il vento fresco, ci sono le cimici rosse.
Tu ti ergi maestosa e mostri i tuoi semi non ancora caduti dai rami e le gemme di un tono caldo più chiaro.
Oggi noto, osservandoli dal basso verso l'alto i rami più giovani e quelli più anziani. I primi sono dritti e chiari e mostrano una punteggiatura nera evidente. Gli altri sono armonici e pieni di muschio. Scuri per l'età, la pioggia, gli eventi, la storia. 

Mentre li guardo vedo un fringuello maschio. Si intravede il ventre rossiccio e si intravedono anche quelle lamine bianche intorno alle ali che lo fanno riconoscere anche in volo.
Intanto è un continuo vociare di uccelli. Ora riconosco anche il canto di un altro fringuello, forse prima nascosto dagli altri. Le cince che non smettono un attimo come pettegole mentre il pettirosso ha smesso.
Se chiudo gli occhi sento evidente il contrasto tra un lato e l'altro. Lato strada un rumore di sottofondo delle macchine che passano che associo non so perché al suono che abberto quando sono al fiume quando scorre l'acqua. Anche qualche canto di uccello anche se mascherato. Dall'altro lato verso la scuola d'infanzia e le case, dove ci sono gli alberi il suono della natura è l'unico. Uccelli che cantano ognuno la sua melodia ed è un bellissimo concerto. 

Osservo ancora una volta più a distanza il tuo tronco dal lato privo di muschio e mi appare evidente il tuo occhio. Un luogo dove un tempo è stato tagliato uno dei tuoi rami principali che ha creato intorno un rigonfiamento e dentro un buco. Un buco dove per tanti anni ho visto comparire le fragole. Ora non più ma mi aveva sempre affascinato. 

Poi accanto vedo quella che mi sembra una faccia di rinoceronte. Io sono fissata con i volti lo sai. Un rinoceronte con uno strano corno che diventa un ramo. Simbolo forse che, a differenza degli animali reali che muoiono per i corni, tu hai generato la vita. Voglio vederla così oggi questa storia.
Ora che guardo meglio non sembra un rinoceronte ma un elefante senza orecchie che ha la proboscide in su e una zanna lunghissima. 

Quanto vorrei allungare le mie braccia, farle diventare elastiche quanto basta per arrivare ai tuoi amati frutti secchi. In terra ne trovo pochi. Ormai so che saranno già aperti e senza i tuoi bellissimi semi bianchi.
Ecco oggi ho dedicato tutto il mio tempo a disposizione solo a te. Non ho guardato intorno né accanto. 
Ho ascoltato i suoni e ti ho accarezzato. Ne avevo bisogno.
Grata.

mercoledì 12 febbraio 2020

Abbraccio con il batticuore



Sono le 11.
Oggi c'è un sole caldo mitigato da un venticello fresco. Non ci vedevamo da due settimane e ho sentito di doverti abbracciare.
Mi ha colto una strana sensazione di batticuore. 
Non so se fosse vergogna per chi mi stava vedendo in quel momento (avevo gli occhi chiusi e sentivo i passi sul sentiero di ghiaia) o qualcosa di diverso. 

Ho appoggiato una guancia sul tuo tronco rigido e caldo mentre quella sinistra percepiva il fresco del vento che mi scompigliava anche un po' i capelli.
Poi mi sono messa a osservarti. 
Oggi il tuo tronco esposto al sole ha lo stesso colore della cenere quando è nera con riflessi blu sarà l'effetto della luce?

Ecco che trovo la prima cimice rossa. 
È sola. Si starà scaldando? 

Sull'altro lato il muschio è secco e più rado.
Una cornacchia gracchia e un merlo vola gridando il suo canto di allarme.
Intravedo sul tuo tronco i fili di invisibili ragnatele che sono illuminate dal sole.
Una cimice cammina veloce. L'ho persa di vista.
Mi siedo alla base del tuo tronco. Il prato è secco. Sono spuntati "gli occhi della Madonna" piccoli e blu. È spuntata quella che forse da piccola chiamavo salvia pratense (forse è il Lamium purpureum). In terra tanti rametti. Tante foglie secche e pezzi dei tuoi frutti secchi. Dopo li cercherò per bene tutto intorno. Sai quanto mi piacciono vero?
Accanto a te tutti gli alberi sono spogli: i tre olmi alla tua sinistra, le querce (tranne l'ultima in fondo vicino al parco giochi, lei resiste con tutte le sue foglie secche). Persino le samare sono cadute. Mentre poso lo sguardo con il sole che abbaglia incontro le silhouette di due codibugnoli. Uno si sposta velocemente sopra il tuo tronco e pesca qualcosa dove hai il muschio poi scompare insieme al suo sibilo acuto.

Ecco che trovo un tuo frutto aperto con i semi volatili bianchi. 
Sono di una bellezza infinita. Mi commuovo.

Oggi cara seduta non riesco ad apprezzarti quanto dovrei. Non riesco a stare ferma ma sono presa dalla voglia di andare in giro e guardarmi intorno. Vedere i fiori che sono spuntati. Le nuove gemme sui rami spogli.
E mentre sono qui ferma ecco tornare i due codibugnoli che verseggiano. Sono sempre in controluce.
Oggi tanti cani in giro. Quello dell'officina abbaia. Le macchine passano poco. C'è una strana quiete. Anche le grida dei bambini della scuola di infanzia mi danno idea di quiete. Forse perché sono risate allegre.
Il cielo è blu.
Nessuna nuvola.
Il vento agita le coperture di una impalcatura gonfiandole come vele di una barca.
I vetri e gli specchietti delle auto brillano.
Il prato inizia a essere verde a macchie. Fa a gara con le foglie secche beige che lo ricoprono. Anche i fiori punteggiano il prato: sono blu, viola e bianchi. 

Una folata di vento alza le foglie e un merlo mi passa di fronte sfrecciando e atterrando a terra come un aereo.

Con questa luce faccio fatica a osservare ma mi godo il caldo sulle guance. Mentre il vento smuove i capelli facendomi il solletico.
I rami più elastici ondeggiano.
Una mosca vola a zig zag e si posa accanto a me sul prato.
Oggi non sembra proprio inverno. Sembra primavera.
Mi disturbano le cicche di sigarette accanto a te, i tappi di birra, un pacchetto di sigarette abbandonato nel prato e una cannuccia di plastica. Le persone lo sapranno che sei l'albero della principessa? Ti dovrebbero ammirare non attorniare di spazzatura. Ho deciso che pulirò almeno attorno a te. Per il rispetto che ho. Oggi forse il non stare fermo ha anche una motivazione più nobile.
Ti saluto amica mia. Insieme ai canti delle cince. Ci vediamo settimana prossima.

mercoledì 29 gennaio 2020

Seduta tra rumori e canti



Oggi il sole brilla in cielo rendendo le sommità degli alberi dorate mentre nel prato all'ombra tutte le foglie e i fiori sono avvolti dalla brina.
Sono arrivata al tuo tronco: freddo e umido dove c'è il muschio. Caldo e secco nella parte esposta al sole. Dal basso verso l'alto il tuo fusto appare ancora più maestoso e baciati dal sole i frutti e i nuovi abbozzi (non ricordo se siano fiorali) sono color del tramonto quando il rosa sfuma dal giallo/rosso intenso. L'aria è frizzante come se fossi in montagna.
Il passaggio continuo delle macchine è oggi assordante. Chissà come mai mi da così fastidio?

Non vedo l'ora che caschino i tuoi frutti per osservare ancora quella bellezza. 
Devo aspettare. 
Quanto?
Intanto oltre al rumore della sirena mi conquista il canto della cinciallegra. Sento dei passi sul vialetto. Sempre più forti. Avrà i tacchi? Aspetto che passi per sentire il suono e poi scoprirlo.
Il sole mi abbaglia come una lamina di luce diretta agli occhi. Non posso alzare troppo lo sguardo.
Allora provo ad abbassarlo e a scoprire se osservo o sento qualcosa.
A terra come le ultime volte ci sono cuscinetti di muschio. Saranno cascati o qualcuno li ha staccati?
Trovo legnetti. Pezzi dei tuoi rami color marrone pelle e con piccole lentixelle più scure e disposte verticalmente. Sembrano piccoli occhi socchiusi. Girando il pezzo di ramo una parte presenta solchi molto ampi. Sarà solo di questo ramo o è una caratteristica di tutti? Ecco una nuova domanda. Non smetti mai di incuriosirmi.
Ai tuoi piedi è già arrivato in parte il sole e la brina si è trasformata in umidità. Le foglie sono bagnate. È buffo vedere accanto a te foglie di quercia rossa spiccare con il loro color marrone caldo rispetto alle tue rotte e nerastre.
Una cornacchia grigia è passata e ha fatto sentire il suo gracchiare. Per il resto un rumore di fondo assordante delle macchine lontane che passano. E il picchetto nella officina di macchine di fronte. Dal lato scuola infanzia silenzio.
Trovo in terra altri due tuoi rametti spezzati. Stesse lenticelle ma quello più piccolo ha cicatrici tonde. Un'amica mi ha detto che quando una foglia cade lascia una cicatrice sul ramo e in base al tipo di cicatrice si può capire che albero sei. Ne terrò conto. Bisognerebbe guardare i tuoi rametti da vicino prendendosi tutto il tempo necessario.
Ecco nel prato due tuoi frutti spaccati a metà. Uno è solo un guscio vuoto con la separazione verticale. L'altro chiuso e gelato. Bisogna abbassarsi a terra per scoprire i dettagli del prato.
Una pratolina audace sta aprendo pian piano i suoi "petali" (so che non sono tali ma non ricordo il nome). Le punte sono rosa e gelate. Accanto un'altra è ancora chiusa.
Stare accucciato a terra in un parco urbano crea curiosità e talvolta, come oggi, mi trovo a rispondere a persone che mi chiedano come mai sia in quella posizione. È buffo e piacevole al tempo stesso.
Osservo il prato. Sembra che fumi. Deve essere un effetto del sole e dei suoi raggi caldi a contatto con la brina e il terreno gelato. Mi piacerebbe afferrare questo alito che scorre come quando il fuoco è basso e rimangono le ultime ceneri. Afferrarlo per sentire se è freddo o caldo. L'effetto si vede solo in controluce altrimenti sparisce. Quanto è importante muoversi. Cambiare punto di vista.
Intanto continuo a sentire almeno una cinciallegra cantare. Nessun merlo o fringuello. Come mai? Dove saranno? E gli scoiattoli?
Il sole rende belle anche le cartacce, gli involucri delle merendine che brillano.
Il canto delle cince si fa continuo e sembrano aver instaurato un botta e risposta da più fronti. Cosa si diranno? Parleranno del cibo?
Osservo ancora una volta le tue foglie. Alcune sono morbide quasi come velluto. Altre piene di gabbietta e "raspose". Sono di un grigio argentato. Alcune sono a pezzetti altre ancora intere si mostrano nella loro grandezza. Oltre il palmo della mia mano.
Girovago e trovo i tuoi piccoli semi bianchi sopra le foglie e messi così agglomerati per il freddo potrebbero essere scambiati per uova . Ma io so che non è cosi.
Il mio tempo è finito e vado a casa piena di scoperte e domande nuove.

mercoledì 22 gennaio 2020

Seduta gelata tra i codibugnoli



Oggi il cielo è azzurro e le nuvole sono leggere e lontane. Il mio alito caldo crea dei cerchi concentrici prima di allontanarsi dalla bocca.'aria è frizzante.
Il muschio sul tuo tronco è freddo e coperto di brina.Gelido al tatto.La corteccia rugosa esposta al sole è più calda e ospita qualche cimice rossa.
Mi appoggio come sempre al tuo tronco e sento un lontano gracchiare di cornacchie grigie, le macchine che passano lungo la strada e a destra dove ci sono gli alberi e la scuola d'infanzia un flebile suono di piccoli uccelli.
La brina accarezza il prato e lo protegge come una fredda coperta. 
Per terra tante foglie gelate e rigide e molti legni caduti.

Tu tu ergi maestosa mostrando i tuoi frutti baciati dal sole e gli abbozzi fiorali che spunteranno a primavera.
Il sole mi abbaglia. 
Oggi sembra che gli uccelli in particolare le cince siano distanti e sento più forti i rumori dell'uomo.
Mentre abbraccio il tuo tronco e provo a sentirne l'odore sento più vicini i canti delle cinciallegre (alzo la testa e le vedo volare verso gli alberi vicino alla strada) e il sibilo dei codibugnoli. Eccoli, sono atterrati sulle tue fronde più alte e cinguettato forte.
Prendo da terra un tuo frutto e cerco di aprirlo. I tuoi bellissimi semi alati sono congelati e hanno la forma del frutto che li contiene.
Anche il terreno è gelato e non riesco a scavare per cercare i lombrichi.

mercoledì 15 gennaio 2020

Sotto una pioggerellina sottile



Una pioggerellina sottile accompagna questa giornata dove i colori appaiono scialbi e il cielo slavato.
In terra le foglie cadute ormai in parte decomposte nascondono il prato verde. Gli alberi mostrano i tronchi e i rami spogli eccezion fatta per le due querce in fondo, per le conifere e per chi ha appeso i baccelli.
Anche tu mostri il tuo profilo con i rami carichi di frutti che attendono il momento giusto per cadere. Quando sarà?
In terra ai tuoi piedi parecchio muschio caduto dal tuo tronco.
Tra le scanalature vado in cerca delle cimici ma per la prima volta non le trovo.
Intanto il ticchettio è aumentato. La pioggia anche se sottile sta diventando progressivamente più intensa.
Oggi sento solo rumori antropici: il passaggio delle macchine, metallo che viene spostato. Non odo ancora gli uccelli.
Cerco tra i grumi dei lombrichi e tra le foglie ma sembra che oggi a parte le tracce nessun animale si voglia far trovare o sentire.
O forse io non sono abbastanza connessa con la natura.
Oggi non riesco a trovare la bellezza, lo stupore. Devo accogliere queste sensazioni anche se faccio fatica.
Anche i fiori nel prato hanno la corolla chiusa. So che è per la pioggia e il tempo ma sembrano volermi dire: oggi silenzio stampa..

mercoledì 8 gennaio 2020

Prima seduta del nuovo anno


Cara Paulonia,
Sono le 9.10 del nuovo anno e ti ritrovo immersa tra la nebbia. Nel prato saltella tranquillo un merlo, penso sia giovane perché non si è spostato al passaggio di una mamma e di un bambino. Si avvicina sfrontato a me. Mi avrà vista? È qui di fronte e saltella impavido o imprudente. Si sposta solo al passaggio in volo di un merlo maschio che si è posato su un ramo di fronte a me. Anche quest'ultimo è sceso ora nel prato e smuove le foglie.
A parte la nebbia che sfuma la profondità del paesaggio tutto sembra uguale alla volta scorsa. C'è ancora la quercia con le sue foglie. E anche l'olmo alla tua sinistra non sembra volersi spogliare del tutto.
Tu ti ergi maestosa mostrando i tuoi frutti. Le tue foglie sono a terra ormai spezzettate e grigie o nere per l'umidità.
Il muschio sul tuo tronco appare fresco al tatto, almeno la parte che non si è "bruciata" ovvero morta. Faccio un giro intorno al tronco e trovo una cimice infilata in una delle tue scanalature. Dove saranno le altre? Più nascoste? Girando ancora vedo dei licheni sul tronco e delle piccole ragnatele.
Le tue foglie cadute hanno perso la morbidezza della peluria e acquistato i granelli di terra.
Trovo un tuo frutto: lo apro e ne escono tanti semini ovali candidi con il centro scuro e due strani "chicchi di caffè" marroni morbidi che li circondano.
Osservo le tracce dei lombrichi.
Ora soltanto mi accorgo del passaggio di una moto e di una macchina e di suoni di clacson lontani. La natura oggi è più silenziosa.
Per terra trovo anche tracce di muschio strappato, le samare bruno rosse, le foglie di olmo e quercia bruno rossicce che si stagliano sul fondo grigio delle tue foglie. Qualche nuova piantina verde è coperta di brina che la rende candida ai bordi.
Sul tronco tagliato sono apparsi dei funghetti bianchi che si stagliano sul fondo bruno marrone.
Alzo lo sguardo un attimo e vedo la sagoma grigia e lontana dello scoiattolo che sale velocemente su una delle querce spoglie. È come un folletto che si muove veloce sui rami e li fa ondeggiare. In pochissimo tempo si è spostato su quattro alberi diversi ed è arrivato alla quercia frondosa. Come è comparso è sparito.
Osservo i fili d'erba e noto che ognuno di loro porta in cima un goccia di brina. Alcuni hanno tante gocce che li ricoprono, altri solo una. Uno spettacolo per la vista.
Intanto sento degli stridii di uccelli e mi chiedo di chi siano. Sembrano simili a quelli dei parrocchetti che odo al parco di porta Venezia ma non so se ci sia una colonia anche qui. Chissà.
Intanto il tempo passa velocemente.
Sono già le 9.40 e sento solo il rumore delle seghe.
Una foglia mi cade addosso. Che sia un segnale per la fine della mia seduta?
Ho sentito, visto e toccato abbastanza?
Non ne sono sicura. Ma lo prenderò come un sì.

mercoledì 18 dicembre 2019

Ultima seduta del 2019



Il cielo piovorno è pallido e color lattice. 

Tu mi appari con il tuo tronco maestoso con i tre grossi rami che si biforcano.
E in questo avvallamento dove i tre rami si dipartono spicca il muschio oggi lucente. Osservo il tuo aspetto elegante e mi chiedo quando cascheranno i tuoi frutti e le ultime foglie rimaste. Oggi tutto sembra della stessa tonalità calda. 

Mi accolgono i versi dei fringuelli a destra insieme alle voci dei bambini della scuola d'infanzia, 
a sinistra il verso delle macchine quando affondano con la ruota in una pozzanghera.

Prima di appoggiarmi al tuo tronco mi guardo intorno e per la prima volta sono più consapevole del perché ti ho scelta o ti sei fatta scegliere. Il grande tronco invita ad abbracciarlo forse anche per quel senso di morbidezza invitante del muschio. 
I tuoi rami che si articolano e intrecciano fino a mostrare il più lieve spessore che si inarca in alto, con fierezza. Solo dove appaiono i frutti i rami tendono verso il basso. Nonostante la loro leggerezza sarà il loro peso a farli rivolgere a terra? Cosa succederà ai rami quando i frutti saranno caduti? 

È una domanda che non mi sono mai posta.

E ancora. 
Percepisci il freddo? 
Se si come?

La mia mano si appoggia grata sul tuo tronco umido. 
Il muschio è nuovamente rigoglioso e a cuscinetti. Sembra rinato.
Intanto sento il gracchiare di una cornacchia grigia di passaggio e il melodioso canto del pettirosso. Sembra quasi che mi inviti a iniziare la seduta.
Il terreno è appiccicoso sotto le scarpe e appaiono numerose le tracce dei lombrichi. Riuscirò a trovarli? Detto fatto. Con un rametto sollevo lievemente un "bitorzolo" e mi trovo il signor anellide rosato con una parte infilata in uno dei due buchi. Sta immobile. Allo stesso tempo fa resistenza. Sarà dunque vivo?
Ora l'ho spostato tutto e lui/lei inizia lentamente a muovere i fluidi nel corpo rosato e si infila nuovamente sotto un grumo. Poi sembra ripensarci e cambia posizione.
Mentre sono presa dall'osservazione sono circondata dai canti degli uccelli: quello melodioso del pettirosso prima alla mia destra poi sopra di me, il passaggio veloce di un merlo con il suo canto di allarme da sinistra a destra. Alzo la testa e vedo una sagoma di merlo maschio passarmi accanto in volo, fugacemente, da destra a sinistra per atterrare su un ramo di olmo. Più in alto nel cielo un gruppo di piccioni. Nel frattempo il lombrico è già scomparso.
Alzo gli occhi giusto per vedere una cincia fare un pit stop sui tuoi rami. È già sparita mentre il cielo sembra un areoporto dove le cornacchie grigie passano e gracchiano.
Il prato è bruno, color pelle, avvolto da un mantello di foglie anche se sotto l'erba sembra rigogliosa.
Gli alberi si presentano più o meno come la settimana scorsa. Ci sono due querce in fondo (non una come sembrava la volta passata) che sono ancora cariche di foglie.
Il pettirosso cattura la mia attenzione sonora anche se il gracchiare di fondo delle cornacchie rovina l'atmosfera. Poi ci si mettono i merli ma giustamente cantano in allerta perché sta passando un cane. Oggi si avvertono i passi sul sentiero umido.
È inutile oggi sono interessata ai lombrichi forse perché so che posso trovarli. Infatti sollevo un altro mucchietto e da uno dei due buchi compare un altro corpo lattiginoso roseo con il suo anello e si muove il più velocemente che può, traslando il corpo per cercare un altro nascondiglio. Ora capisco il picchiettio dei merli che smuovono fugacemente il becco nel terreno sollevando foglie e quant'altro. Però oggi non sono ancora a caccia.
Lascio in pace i lombrichi e cerco sul tuo tronco le cimici rosse. Eccole una accanto all'altra. Chissà come passano la giornata?
Alzo gli occhi più in alto sulla corteccia e ne trovo una solitaria. Sono immobili.
Una goccia cade e sento io rumore sui miei capelli. Poi un'altra e un'altra ancora. Il cielo piange. E io continuo a sentire le gocce la cui caduta è amplificata dal mio giaccone.
Mi volto e vedo nel prato quattro merli zampettare. Si muovono con scioltezza. Zampettano poi smuovono una foglia con il becco, la sollevano e proseguono la caccia la lombrico. Chi di loro mangerà di più?

Provo ad annusare la tua corteccia ma è inodore. 
Affondando il naso nel muschio non sento quel profumo di bosco "che sa di muschio". 
Dunque in città il muschio è inodore? 
Chi glielo ha portato via? 
O chi dona il profumo al muschio dei boschi?

Una macchina risuona con il suo allarme. Poco prima qualcuno aveva buttato delle bottiglie e ho avvertito il passaggio delle auto. Mi rendo conto che ho passato l'ultima mezz'ora concentrata sui versi della natura ignorando quelli umani. 

Oggi mi sento strana. So che per un po' di tempo non ci vedremo. Cosa vivrai? Come ti troverò al mio ritorno? Quanti uccelli e insetti ti faranno compagnia?
È una strana sensazione perché ci siamo incontrate abbastanza da settembre e ho visto progressivi cambiamenti intorno a te e in te.
Solo ora mi accorgo che ha già smesso di piovere. Un fringuello canta.
Le mie mani ora sono gelate, il naso meno del solito. I piedi caldi che strano!
Un'ultima occhiata in alto là dove spiccano i frutti già pronti e quelli ancora piccoli. Dove i tuoi rami si protendono verso il cielo come tante braccia.
Ti saluto amica mia. Ci vedremo nel 2020.

mercoledì 4 dicembre 2019

Freddo, storni e cambiamenti



Sono tornata e, a solo una settimana di distanza, ti trovo cambiata.
Ora hai perso quasi tutte le foglie, anche se quelle ancora sugli alberi sono verdi pur tuttavia presentano all'interno della macchie marroni, dei buchi e si stanno rinsecchendo. Appaiono più evidenti i tuoi frutti legnosi, soprattutto sui ramo già spogli.

Anche il muschio sul tuo tronco oggi mi appare "smarrito". Le parti verdi sono diminuite, lasciando spazio alla vista a quelle che sono secche. Il muschio è fresco al tatto, ma anche fragile, e alcune parti sono pronte a staccarsi. Sul lato dove il muschio è secco appare color mattone e si sente tutta la rugosità della corteccia.

Sulla tua corteccia priva di muschio rintraccio alcune cimici rosse strette strette una all'altra e nascoste ben bene nelle incisioni. Bisogna proprio volerle cercare per rintracciarle. Sapere che potrebbero esserci.
Ai tuoi piedi, anzi vicino alla base del tronco, molte tue foglie cadute.
Tante sono verdi e fresche, con la pagina inferiore ancora vellutata. È strano però sentire una differenza tra il tocco con le mani, che mi fa pensare al velluto, e quello sulla pelle della faccia, dove questa morbidezza scompare. Il sentore di velluto appare solo sfregando il dito sulla pagina inferiore, mentre se pongo la foglia sulla mano questa morbidezza non traspare. Una diversa sensibilità della pelle e i polpastrelli sono in questo al massimo delle potenzialità.
Sulle foglie cadute da più tempo sento il fresco e l'umido del terreno dove erano appoggiate. Però, visto che oggi non piove, non si avverte quel senso di "schiacciamento tra i denti" della terra sulla foglia. Oggi è mascherata.
Appaiono nuovamente i cumuli dei lombrichi mentre loro se ne staranno al calduccio nel terreno.
Nessuna lumaca all'orizzonte.
I carpini alla tua sinistra sono pressoché definitivamente spogli, eccezion fatta per alcuni rami dove le foglie sono ancora attaccate, ma secche e marroni, tutte accartocciate. Sotto, un tappeto altrettanto marrone.

Anche le querce appaiono più spoglie anche se in alto resistono le fronde: anche le loro foglie, di un colore più caldo, color cachi, appaiono altrettanto secche. Stranamente altre due querce più in là sono ancora piene di fronde e quella più lontana è ancora verde. È come una progressione: dal tuo lato gli alberi sono spogli e sempre più lontani appaiono ancora lussureggianti. 
Cosa ci sarà di diverso? 
Sarebbe bello chiederlo a loro. Avrei voglia di aver tempo per parlare con loro.

Oggi sento meno i canti della natura. Sarà per il rumore a destra di un tagliaerba che lavora ininterrotto nella scuola d'infanzia e maschera i richiami di allarme di merli e il canto di
qualche storno (ho appena udito un lungo fischio).
Appena alzo lo sguardo vedo due sagome nere attraversare il mio orizzonte visivo, da sinistra a destra, verso la scuola d'infanzia, dove la protezione è migliore.
Guardo ancora più in alto, verso il cielo che oggi appare azzurro scuro tendente al viola con una punta di marrone e molte nuvole che lo nascondono e da cui traspaiono deboli bagliori di sole. Alcune infatti sono più luminose di altre. 

Mi volto a destra e su un albero spoglio in alto vedo tante piccole sagome e dal canto intuisco che potrebbero essere storni. Sono proprio in cima in cima. Si confondono quasi con le poche foglie rimaste che però appaiono dai contorni frastagliati. Sono così immobili che mi chiedo se sto sognando.
E mentre penso, ecco volteggiare un merlo con la sua andatura ondulata. Sembra disegnare davvero delle onde nell'aria. Riesco a visualizzare la linea che ha dipinto nel cielo.

Dove gli alberi sono assenti, il prato è ancora verde e rigoglioso. Al di sotto di ognuno mucchietti di foglie accartocciate e marroni. Più o meno sparse. 

Le sagome degli alberi completamente spogli si stagliano controluce mettendo in evidenza anche i rami più piccoli e mostrando tutti i dettagli. Chissà se sono già pronte delle gemme o siano solo piccole protuberanze? Bisognerebbe arrivare in alto, trasportati da una scala invisibile.
Oggi il freddo è tenace, ma congela solo la punta del naso. Mi sono coperta bene e avverto solo una lieve frescura anche ai piedi.
Eccezion fatta per i merli che ogni tanto volteggiano ed emettono il richiamo di allarme non sento alcun altro canto. Sarà coperto dal tagliaerba? Non avverto quasi i rumori delle auto che passano, solo quelli delle moto e dei motorini più forti e fastidiosi.

Non appena il rumore cessa si avverte il fischio degli storni: un "fiuuuu" prolungato.
La luce del sole tra le nuvole è quasi abbagliante e fa strizzare gli occhi.
Ecco in lontananza una cornacchia grigia. Oggi mancava. Le risponde dall'altro lato un altro animale. Cosa si racconteranno? Si staranno cercando?
Ora il vento solleva dolcemente parte delle foglie da terra, solo da un lato quello più leggero. Vagamente si muovono le foglie sugli alberi e i rami dove stanno appese.
Piccoli movimenti quasi invisibili.
Si mostrano fugacemente e scompaiono.
Intanto avverto il freddo anche sulle mani scoperte. È quasi da un'ora che sono qui ferma.
È tempo di andare. Anche se vorrei stare qui ancora un po'. Ora che il suono del tagliaerba è cessato e si sente quasi il silenzio. Almeno tutto appare più tranquillo. Vorrei ma non posso.
Abbraccio la tua corteccia rugosa per salutarti. Spero mi racconterai qualcosa la prossima settimana.

mercoledì 30 ottobre 2019

Seduta sotto la paulonia

 

Ore 9.10
 
Oggi mi ha accolto un vento freddo e tra i rumori molesti delle auto si sente davanti a me e alla mia destra il trillo delle cince e qualche verso più acuto che non riconosco. Ora si intravedono anche le sagome scure che si spostano da un albero all'altro.
Il vento smuove le foglie degli alberi che cascano a ondate. Qualche cornacchia grigia in alto si fa sentire nel cielo o intravedere.
Il prato è stato forse tagliato ancora una volta perché appare più basso e si vedono i segni di un trattorino intorno a una pianta. Il marrone oggi è uno dei colori che si mostra: sia per il terreno smosso, sia per le foglie cadute sotto gli alberi ancora carichi di fronde, sia sotto la mia paulonia. Qui è sempre evidente in macro il lavoro dei lombrichi con tutti quei grumetti appallottolati. Si sente anche netto il cadere delle foglie di paulonia ampie a pesanti.
Lungo il muschio che ricopre un lato del tronco in basso si notano ancora ma con maggiore difficoltà i funghetti grigi che ora si sono aperti. Il muschio al tatto è umido ma non bagnato e non ha l'odore tipico di quello che si trova nei boschi. Direi che è inodore.
 
Cerco le lumache: nessuna traccia. Mentre le cimici sono sempre appallottolate in piccoli gruppi sul lato della corteccia privo di muschio. 
 
Oggi, come quando il sole non c'è o è coperto dalle nuvole, il movimento degli uccelli anche se troppo rapido per riconoscerli è un continuo susseguirsi di sagome tra un albero e un altro.
Il vento oltre a farsi sentire pungente sulla mia faccia scuote le chiome degli alberi più alti e il loro fruscio si avverte, specie alla mia destra.
Oggi è quindi un susseguirsi di canti e movimenti. Mentre la vita nel prato sembra spenta.
Come stai chiedo alla mia paulonia. Ascolto e mi sento poco connessa. Poi una sua foglia cade e ondeggia roteando nell'aria.
Cosa avrà voluto dirmi?
Vorrei ascoltare ma non riesco. Mi sento meno a mio agio del solito.
Intanto risponde per noi due una cornacchia grigia che alla mia destra non la smette di gracchiare a intervalli regolari.

Trilli di cince e marrone



Ore 9.10

Oggi mi ha accolto un vento freddo e tra i rumori molesti delle auto si sente davanti a me e alla mia destra il trillo delle cince e qualche verso più acuto che non riconosco. Ora si intravedono anche le sagome scure che si spostano da un albero all'altro.
Il vento smuove le foglie degli alberi che cascano a ondate. Qualche cornacchia grigia in alto si fa sentire nel cielo o intravedere.
Il prato è stato forse tagliato ancora una volta perché appare più basso e si vedono i segni di un trattorino intorno a una pianta. Il marrone oggi è uno dei colori che si mostra: sia per il terreno smosso, sia per le foglie cadute sotto gli alberi ancora carichi di fronde, sia sotto la mia paulonia. Qui è sempre evidente in macro il lavoro dei lombrichi con tutti quei grumetti appallottolati. Si sente anche netto il cadere delle foglie di paulonia ampie a pesanti.
Lungo il muschio che ricopre un lato del tronco in basso si notano ancora ma con maggiore difficoltà i funghetti grigi che ora si sono aperti. Il muschio al tatto è umido ma non bagnato e non ha l'odore tipico di quello che si trova nei boschi. Direi che è inodore.
Cerco le lumache: nessuna traccia. Mentre le cimici sono sempre appallottolate in piccoli gruppi sul lato della corteccia privo di muschio.
Oggi, come quando il sole non c'è o è coperto dalle nuvole, il movimento degli uccelli anche se troppo rapido per riconoscerli è un continuo susseguirsi di sagome tra un albero e un altro.
Il vento oltre a farsi sentire pungente sulla mia faccia scuote le chiome degli alberi più alti e il loro fruscio si avverte, specie alla mia destra.
Oggi è quindi un susseguirsi di canti e movimenti. Mentre la vita nel prato sembra spenta.
Come stai chiedo alla mia paulonia. Ascolto e mi sento poco connessa. Poi una sua foglia cade e ondeggia roteando nell'aria.
Cosa avrà voluto dirmi?
Vorrei ascoltare ma non riesco. Mi sento meno a mio agio del solito.
Intanto risponde per noi due una cornacchia grigia che alla mia destra non la smette di gracchiare a intervalli regolari.

mercoledì 23 ottobre 2019

Sotto un sole pallido e un cielo slavato




Oggi il sole pallido è nascosto da nuvole e un cielo slavato. Non so se perché ora tutto sia più rallentato - sono solo le 9 - o per il tempo. Mentre mi appoggio alla paulonia e cerco di esercitare la vista periferica mi sembra di essere in mezzo a un traffico aereo di uccelli che continuano a spostarsi da un albero all'altro, dagli alberi in cielo o dagli alberi a terra. Sono perlopiù merli, almeno sembra dalle dimensioni. A destra il melodioso canto di un pettirosso, a sinistra lo stridulo richiamo di qualche storno. Pare che abbiano iniziato a far tappa qui prima della migrazione. Quanti saranno?
Mentre sto qui immobile passa un bimbo piccolo e sento chiedere alla mamma " perché quella signora si è nascosta?". Sorrido pensando che solo i piccoli sono già grandi osservatori e si fanno buone domande.
Il tronco è umido e mostra oggi un muschio rigoglioso. In una settimana è rinato e ospita anche dei piccolissimi funghetti grigio azzurri. È sorprendente come la Natura cambi e ci disorienti ogni volta.
Il tronco alla base, in una insenatura ospita anche un gruppetto di lumache color terra di Siena disposte in fila, alcune con le antenne aperte e in movimento, altre appallottolate. 

Dal lato opposto, quello privo di muschio ed esposto al sole, mostra le piccole colonie di cimici rosse.
Dopo quasi venti minuti il sole inizia a comparire alle mie spalle illuminando la chioma della paulonia e alla mia sinistra, e mi fa vedere sotto una luce diversa i faggi (i due all'esterno hanno i tronchi chiari rispetto al centrale ancora in ombra e le foglie verde marrone evidenziano i chiaroscuri). 

In terra il prato è basso, bagnato, ancora verde tranne vicino alla paulonia dove le foglie quasi marcescenti sono bruno scuro nerastre.
Osservando dal basso questa pianta monumentale si vede chiaramente una distinzione del tronco: una parte a ricoperta dal muschio e una parte dove è assente. Salendo invece i rami ampi appaiono avvolti dal muschio ovunque e sembrano ricoperti da una sorta di pelliccia verde caldo.
Le foglie sono immense e accanto ai "grappoli" verticali dei frutti alcuni dei quali stanno diventando bruni, si trovano anche rami dove sembra ci siano abbozzi di nuovi fiori. Ma non ne sono sicura. Non la conosco ancora abbastanza.

Il tempo passa e il sole inizia a illuminare da destra il prato ed evidenzia le minuscole gocce di rugiada che ricoprono le singole piante. Sono tanti puntini luminosi o bagliori più vasti se le piante hanno le foglie più ampie.

In terra ai miei piedi un lombrico. Chissà se sarà quello di un po' di tempo fa? Il posto sembra quello e anche le dimensioni. Sarebbe bello aver tempo per poterglielo chiedere.
Viene anche da chiedersi quanta terra può mangiare e lavorare un solo lombrico perché i segni del passaggio sono tanti e tanti grumetti appallottolati sono dispersi un po' ovunque attorno a lui. Ecco due buone domande. 

E poi quante foglie che non appartengono alla "mia" pianta ci sono sotto le sue fronde. Come sono arrivate sin qui? Quanto vento e pioggia hanno lavorato? Sarebbe interessante provare a vedere a quante specie diverse appartengono. Alcune sembrano fresche, cadute da poco, altre già macerate. Per ora ne ho individuate due appartenenti a due alberi vicini. Almeno pare. Devo approfondire.