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venerdì 30 ottobre 2020

Storie di alberi: Pino




Caro Pino,
posso chiederti come mai sei ridotto cosi? Mi sono avvicinata perché non capita spesso di guardare dentro al tronco di qualcuno né di trovare gallerie abilmente scavate che ricordano qualche sito archeologicoi. Quei toni caldi mi hanno ammaliata insieme alle gallerie. Ma lo stupore più grosso è stato notare il brulichio di vita intorno. Non avevo mai visto cosi tante coccinelle di vari colori e dimensioni con un andirivieni simile a quello delle formiche.
Mentre ero lì a osservarti assorta qualcuna si è pure posata sulla mia mano. Le cimici non mi hanno particolarmente colpita finché una non è rimasta intrappolata in un inizio di una ragnatela e con il contrasto di luce vedevo solo le sue ali con qualcosa di rossiccio sbattere all'impazzata. Cercava inutilmente di divincolarsi.





E poi quanti ragni, di quelli grigi, pelosi e con i piccoli occhi ben visibili. 



La tua corteccia esterna in parte liscissima (naturalmente vi ho scorto un muso, scusami, deformazione) in parte ancora rugosa.
Ho scoperto che sei un pino perché ho trovato un ciuffetto di aghi sul tronco.
Mi spieghi quanto pensi di vivere ancora?



Ti ergi mezzo pelato con alcuni rami secchi che mi ricordano tanto una capigliatura arruffata. Altri, più in alto sono ancora verdi.


Ma trovare in terra pezzi di corteccia forse non è un buon segno. Non credi?
È forse per questo che hai deciso di offrire rifugio a tutte quelle coccinelle? Sai noi "umani" come dice Andrea pensiamo portino fortuna e io spero che lo porti a te e al microcosmo che stai ospitando.
Sono grata di averti incrociato lungo il mio cammino. Avrei voluto chiederti e sapere altre cose ma non è sempre possibile. Il tempo è prezioso. TI spiace se ti chiamo "L'albero delle coccinelle?". Grazie

mercoledì 14 ottobre 2020

Racconti urbani intorno alle foglie



Capita di osservare da lontano gli alberi di quercia, notando che ognuno ha una colorazione differente.
Poi avvicinandosi la meraviglia. 





Scoprire ricami compiuti da chi?
Sarà la foglia che inizia a decomporsi sull'albero?
Sarà opera di qualche insetto?
Ci sarà messo anche il vento? 

Io ho solo tante domande e nessuna risposta.
Rimane lo stupore.



Stupore che continua osservando le singole foglie e come "decidono" di cambiare la colorazione. In alcuni casi è a tratti come se un pittore avesse dato una spruzzata di colori caldi. In altri casi c'è l'omogeneità.
Come mai accade?
Sarà diverso a seconda dell'individuo o del ramo?
Della sua esposizione al sole?

venerdì 13 marzo 2020

Forti come gli alberi?


Dobbiamo essere forti come ci insegnano gli alberi che pur non muovendosi resistono a tutto e riescono a vivere per secoli.
Come questo platano.
Eppure abbiamo bisogno di ossigeno per respirare. 

Portando fuori il cane ho incontrato una signora anziana proprietaria di un husky. La sua dogsitter non può più venire. Il suo cane è buonissimo ma ha bisogno di correre altrimenti diventa matto.
Al parco nell'area cani ho incontrato anche Virginia, una bambina di otto anni con la babysitter perché i genitori lavorano entrambi. A distanza mi ha parlato della sua scuola, dell'apparecchio. Insomma, anche se a distanza aveva bisogno di essere ascoltata e di socializzare.
Al parco ora ci sono solo quelli che portano fuori il cane e chi corre o fa esercizi.
Al parco ho scoperto che esiste una paulonia ma è dentro al cortile della scuola d'infanzia. Ha messo i primi fiori violacei. Prima della mia paulonia.

Al parco la Magnolia × soulangeana è al massimo della fioritura, come in ogni luogo dove è stata messa a dimora. I suoi petali morbidi come il velluto stanno cadendo alla minima brezza.
Al parco sono fiorite anche le forsizie e i cotugni del Giappone (anzi stanno quasi sfiorendo).
Al parco ho sentito il primo picchio battere due colpi su un tronco ma non l'ho visto.
Al parco ci sono cince, fringuelli, parrocchetti, piccioni, merli e merlotti giovani.
Al parco ognuno sta distante, non ci sono assembramenti. Si viene solo per portare il cane fuori o per correre.
Poi si torna a casa. 
Camminando sul marciapiede e quando incontri qualcuno attraversi la strada.
Buona giornata

mercoledì 11 marzo 2020


Cara Paulonia,
desideravo tanto venire a trovarti e ci sono riuscita anche se oggi sarà per poco. 

Il tuo tronco caldo ospita già le cimici rosse che sono in movimento.
Guardandoti dall'alto in basso in questo cielo blu dove le nuvole sono assenti sj stagliano ancora indisturbati i tuoi frutti. Quanto vorrei toccarli. E arrampicarmi sopra di te per vedere il mondo da un'altra prospettiva.
Intanto oltre alle cimici scopro piccoli coleotteri bianchi e neri.
Ai tuoi piedi un'esplosione di fiori che hanno invaso il prato. Ora stanno comparendo anche i tarassachi oltre agli occhi della Madonna, alle pratoline dal bordo rosato e alle salvie.
Ciuffi di erba più alta si innalzano come a dire "sono qui".

I ciliegi sono fioriti e coperti di rosa, mentre gli altri alberi mostrano ancora solo le gemme.
Il sole caldo scalda le braccia dove la maglia nera assorbe il calore e si incontra con un'oretta fresca che arriva solo ai capelli, neanche al viso.
In terra tantissime foglie secche di querce sicuramente portate dal vento visto che sono lontane. Anche tanti legni e qualche pezzo dj corteccia. Sono ansiosa dj esplorare intorno per trovare i tuoi frutti.
Per osservare i fiori da vicino e vedere se le api e i bombi sono già arrivati.
Uccelli che cantano a ritmo cadenzato.
La beatitudine è anche godere di questo piccolo spazio. Lontano dalla folla. Al sicuro per tutti.

mercoledì 26 febbraio 2020

Seduta a testa in sù... e in giù



Oggi non vedevo l'ora di venire a incontrarti 
per capire se avrei sentito più quiete e suoni diversi. 
Invece sento il rumore dell'officina che funziona più che mai. 
Vedo il fumo uscire dal camino della scuola d'infanzia. Sento il fruscio delle macchine e per fortuna tantissimi canti di uccelli in lontananza: sono pettirossi, merli, storni, cinciallegre e fringuelli. Tutti canti. Nessun allarme.

Avevo voglia di abbracciarti. 
Abbracciare il tuo tronco ruvido e morbido dove c'è il muschio (in cui si sono impigliati molti semi volatili). 
Che destino beffardo il loro. 
Crescerà una piantina sopra il tuo tronco come successo in passato o saranno destinati a morire?

Oggi è un po' più presto del solito e l'aria è gelida. 
Lo sento sulle mani e sul naso.

Con il naso all'insù osservo u tuoi frutti secchi che non vogliono cadere. 
Forse sanno che li raccoglierei? 
Certo non tutti ma la tentazione è forte perché sono bellissimi. 
Li rivedo nei dettagli nella mia testa mentre un pettirosso gorgoglia e una cornacchia gracchia e gli storni sibilano.

Quanti anni hai? 
Ho trovato dei video in cui raccontano della tua crescita portentosa e veloce. 
Quindi sarai ultracentenaria? 

Non sapevo che molti tuoi fratelli venissero usati per il pellet. Una pianta così bella sprecata. 
Per fortuna ti hanno lasciata libera di espanderti.

Ora guardo in basso nel prato. L'erba è coperta di goccioline che si ergono sulla cima. Le pratoline sono chiuse, come se fossero ancora schiave perché il sole non è arrivato a baciarle. Tantissime salvie in gruppi. Non vedo invece il tarassaco. Almeno i fiori.
Ci sono tanti sassi tondi e ovali che sembrano uova.
Tracce secche del passaggio dei lombrichi.

Alzo di nuovo la testa verso la parte già soleggiata. L'aria è frizzante.
Dove settimana scorsa ho scorto il muso di un rinoceronte/elefante sta una cimice rossa. Anzi stava. È bastato un istante per perderla dj vista.

Intanto sento il canto melodioso dei fringuelli, quello che accompagnava sempre senza che io ne fossi consapevole le passeggiate nei boschi.
Alzo lo sguardo ancora più in alto. Il cielo è blu. All'orizzonte lato Nord qualche nuvola. Sopra di te solo il suo bel colore che fa risaltare i tuoi colori caldi. Osservo ancora i tuoi frutti alcuni sono sicuramente aperti e sono riusciti a disperdere i semi Bianchi alati. Altri sembrano chiusi. Non ho ancora capito a cosa servono quelle specie di chicchi di caffè che ci sono all'interno.

Troverò un esperto in albero delle principesse?

Mentre il vento passa ruggendo intorno alle mie orecchie e sento i passi sul selciato osservo i tuoi rami giovani ondeggiare in una bellissima danza.
Intanto le mani in solo venti minuti sono letteralmente congelate. La prima volta dopo tante settimane. Oggi sembra davvero inverno.
Il parco è decisamente più vuoto di umani. Solo podisti e proprietari di cani.

Effetto Coronavirus o perché sono solo le 9.15?

Arriva un codibugnolo. 
Muove su e giù la coda. Poi ne vedo un altro e volano via sono i miei folletti preferiti.
Da lontano una cincia emette il suo canto d'amore. Oggi sono convinta che tutti gli uccelli maschi stiano richiamando già le femmine. Magari mi sbaglio ma i canti sono più lunghi.

Guardo dal lato opposto al parchetto e vedo sul liriodendro già gli abbozzi della rinascita. 
Le piante sono pronte. Intanto un merlo passa forse per via di due persone che si muovono.
È un via vai oggi. Canti, sibili, schiamazzi. Ho appena avvertito l'ombra di un uccello che è volato sopra alla mia testa. 

Quante cose sto imparando da questa seduta settimanale. 
È quasi un anno che la faccio. Nel prato scorgo un'altra A disegnata da un intreccio di rami. È l'iniziale del mio nome e di tante parole belle
Amore
Amicizia
Arte
Armonia
Ascolto
Anima
...
Forse posso finire qui. Grata e rigenerata.

mercoledì 12 febbraio 2020

Abbraccio con il batticuore



Sono le 11.
Oggi c'è un sole caldo mitigato da un venticello fresco. Non ci vedevamo da due settimane e ho sentito di doverti abbracciare.
Mi ha colto una strana sensazione di batticuore. 
Non so se fosse vergogna per chi mi stava vedendo in quel momento (avevo gli occhi chiusi e sentivo i passi sul sentiero di ghiaia) o qualcosa di diverso. 

Ho appoggiato una guancia sul tuo tronco rigido e caldo mentre quella sinistra percepiva il fresco del vento che mi scompigliava anche un po' i capelli.
Poi mi sono messa a osservarti. 
Oggi il tuo tronco esposto al sole ha lo stesso colore della cenere quando è nera con riflessi blu sarà l'effetto della luce?

Ecco che trovo la prima cimice rossa. 
È sola. Si starà scaldando? 

Sull'altro lato il muschio è secco e più rado.
Una cornacchia gracchia e un merlo vola gridando il suo canto di allarme.
Intravedo sul tuo tronco i fili di invisibili ragnatele che sono illuminate dal sole.
Una cimice cammina veloce. L'ho persa di vista.
Mi siedo alla base del tuo tronco. Il prato è secco. Sono spuntati "gli occhi della Madonna" piccoli e blu. È spuntata quella che forse da piccola chiamavo salvia pratense (forse è il Lamium purpureum). In terra tanti rametti. Tante foglie secche e pezzi dei tuoi frutti secchi. Dopo li cercherò per bene tutto intorno. Sai quanto mi piacciono vero?
Accanto a te tutti gli alberi sono spogli: i tre olmi alla tua sinistra, le querce (tranne l'ultima in fondo vicino al parco giochi, lei resiste con tutte le sue foglie secche). Persino le samare sono cadute. Mentre poso lo sguardo con il sole che abbaglia incontro le silhouette di due codibugnoli. Uno si sposta velocemente sopra il tuo tronco e pesca qualcosa dove hai il muschio poi scompare insieme al suo sibilo acuto.

Ecco che trovo un tuo frutto aperto con i semi volatili bianchi. 
Sono di una bellezza infinita. Mi commuovo.

Oggi cara seduta non riesco ad apprezzarti quanto dovrei. Non riesco a stare ferma ma sono presa dalla voglia di andare in giro e guardarmi intorno. Vedere i fiori che sono spuntati. Le nuove gemme sui rami spogli.
E mentre sono qui ferma ecco tornare i due codibugnoli che verseggiano. Sono sempre in controluce.
Oggi tanti cani in giro. Quello dell'officina abbaia. Le macchine passano poco. C'è una strana quiete. Anche le grida dei bambini della scuola di infanzia mi danno idea di quiete. Forse perché sono risate allegre.
Il cielo è blu.
Nessuna nuvola.
Il vento agita le coperture di una impalcatura gonfiandole come vele di una barca.
I vetri e gli specchietti delle auto brillano.
Il prato inizia a essere verde a macchie. Fa a gara con le foglie secche beige che lo ricoprono. Anche i fiori punteggiano il prato: sono blu, viola e bianchi. 

Una folata di vento alza le foglie e un merlo mi passa di fronte sfrecciando e atterrando a terra come un aereo.

Con questa luce faccio fatica a osservare ma mi godo il caldo sulle guance. Mentre il vento smuove i capelli facendomi il solletico.
I rami più elastici ondeggiano.
Una mosca vola a zig zag e si posa accanto a me sul prato.
Oggi non sembra proprio inverno. Sembra primavera.
Mi disturbano le cicche di sigarette accanto a te, i tappi di birra, un pacchetto di sigarette abbandonato nel prato e una cannuccia di plastica. Le persone lo sapranno che sei l'albero della principessa? Ti dovrebbero ammirare non attorniare di spazzatura. Ho deciso che pulirò almeno attorno a te. Per il rispetto che ho. Oggi forse il non stare fermo ha anche una motivazione più nobile.
Ti saluto amica mia. Insieme ai canti delle cince. Ci vediamo settimana prossima.

mercoledì 15 gennaio 2020

Sotto una pioggerellina sottile



Una pioggerellina sottile accompagna questa giornata dove i colori appaiono scialbi e il cielo slavato.
In terra le foglie cadute ormai in parte decomposte nascondono il prato verde. Gli alberi mostrano i tronchi e i rami spogli eccezion fatta per le due querce in fondo, per le conifere e per chi ha appeso i baccelli.
Anche tu mostri il tuo profilo con i rami carichi di frutti che attendono il momento giusto per cadere. Quando sarà?
In terra ai tuoi piedi parecchio muschio caduto dal tuo tronco.
Tra le scanalature vado in cerca delle cimici ma per la prima volta non le trovo.
Intanto il ticchettio è aumentato. La pioggia anche se sottile sta diventando progressivamente più intensa.
Oggi sento solo rumori antropici: il passaggio delle macchine, metallo che viene spostato. Non odo ancora gli uccelli.
Cerco tra i grumi dei lombrichi e tra le foglie ma sembra che oggi a parte le tracce nessun animale si voglia far trovare o sentire.
O forse io non sono abbastanza connessa con la natura.
Oggi non riesco a trovare la bellezza, lo stupore. Devo accogliere queste sensazioni anche se faccio fatica.
Anche i fiori nel prato hanno la corolla chiusa. So che è per la pioggia e il tempo ma sembrano volermi dire: oggi silenzio stampa..

venerdì 10 gennaio 2020

In esplorazione...




Oggi avevo bisogno di cercare la natura intorno a me. Ero curiosa di scoprire qualcosa in più sulle paulonie in un posto diverso dal mio albero tana che ho scelto per le mie sedute.
Quante sorprese! Siamo in una zona più centrale e in un parco protetto dalle mura quindi il microclima è sicuramente diverso.







Qui i frutti stanno già cadendo anche se gli alberi sono carichi e spogli. Tanti sono aperti a metà o presentano piccole fessure. I piccioli che li tengono attaccati ai rami tinteggiati di fessure bianche sembrano piccoli fiori marroncini. Il guscio è cangiante di un verde quasi smeraldo.
Inizio a riconoscere la parte superficiale delle radici che emerge globosa e con un color marrone rosaceo.
Ma la scoperta più interessante è avvenuta quando ho iniziato a "scavare" sotto la lettiera costituita dalle foglie. 






Quelle in superficie sono ancora morbide e pelose, anche se a volte frammentate, quelle sotto sono ormai nere e umide. Sotto erano custoditi piccoli tesori, come una forbice e altri invertebrati che non ho saputo individuare. Uno dei due alberi ospita anche una colonia di funghi.

mercoledì 18 dicembre 2019

Ultima seduta del 2019



Il cielo piovorno è pallido e color lattice. 

Tu mi appari con il tuo tronco maestoso con i tre grossi rami che si biforcano.
E in questo avvallamento dove i tre rami si dipartono spicca il muschio oggi lucente. Osservo il tuo aspetto elegante e mi chiedo quando cascheranno i tuoi frutti e le ultime foglie rimaste. Oggi tutto sembra della stessa tonalità calda. 

Mi accolgono i versi dei fringuelli a destra insieme alle voci dei bambini della scuola d'infanzia, 
a sinistra il verso delle macchine quando affondano con la ruota in una pozzanghera.

Prima di appoggiarmi al tuo tronco mi guardo intorno e per la prima volta sono più consapevole del perché ti ho scelta o ti sei fatta scegliere. Il grande tronco invita ad abbracciarlo forse anche per quel senso di morbidezza invitante del muschio. 
I tuoi rami che si articolano e intrecciano fino a mostrare il più lieve spessore che si inarca in alto, con fierezza. Solo dove appaiono i frutti i rami tendono verso il basso. Nonostante la loro leggerezza sarà il loro peso a farli rivolgere a terra? Cosa succederà ai rami quando i frutti saranno caduti? 

È una domanda che non mi sono mai posta.

E ancora. 
Percepisci il freddo? 
Se si come?

La mia mano si appoggia grata sul tuo tronco umido. 
Il muschio è nuovamente rigoglioso e a cuscinetti. Sembra rinato.
Intanto sento il gracchiare di una cornacchia grigia di passaggio e il melodioso canto del pettirosso. Sembra quasi che mi inviti a iniziare la seduta.
Il terreno è appiccicoso sotto le scarpe e appaiono numerose le tracce dei lombrichi. Riuscirò a trovarli? Detto fatto. Con un rametto sollevo lievemente un "bitorzolo" e mi trovo il signor anellide rosato con una parte infilata in uno dei due buchi. Sta immobile. Allo stesso tempo fa resistenza. Sarà dunque vivo?
Ora l'ho spostato tutto e lui/lei inizia lentamente a muovere i fluidi nel corpo rosato e si infila nuovamente sotto un grumo. Poi sembra ripensarci e cambia posizione.
Mentre sono presa dall'osservazione sono circondata dai canti degli uccelli: quello melodioso del pettirosso prima alla mia destra poi sopra di me, il passaggio veloce di un merlo con il suo canto di allarme da sinistra a destra. Alzo la testa e vedo una sagoma di merlo maschio passarmi accanto in volo, fugacemente, da destra a sinistra per atterrare su un ramo di olmo. Più in alto nel cielo un gruppo di piccioni. Nel frattempo il lombrico è già scomparso.
Alzo gli occhi giusto per vedere una cincia fare un pit stop sui tuoi rami. È già sparita mentre il cielo sembra un areoporto dove le cornacchie grigie passano e gracchiano.
Il prato è bruno, color pelle, avvolto da un mantello di foglie anche se sotto l'erba sembra rigogliosa.
Gli alberi si presentano più o meno come la settimana scorsa. Ci sono due querce in fondo (non una come sembrava la volta passata) che sono ancora cariche di foglie.
Il pettirosso cattura la mia attenzione sonora anche se il gracchiare di fondo delle cornacchie rovina l'atmosfera. Poi ci si mettono i merli ma giustamente cantano in allerta perché sta passando un cane. Oggi si avvertono i passi sul sentiero umido.
È inutile oggi sono interessata ai lombrichi forse perché so che posso trovarli. Infatti sollevo un altro mucchietto e da uno dei due buchi compare un altro corpo lattiginoso roseo con il suo anello e si muove il più velocemente che può, traslando il corpo per cercare un altro nascondiglio. Ora capisco il picchiettio dei merli che smuovono fugacemente il becco nel terreno sollevando foglie e quant'altro. Però oggi non sono ancora a caccia.
Lascio in pace i lombrichi e cerco sul tuo tronco le cimici rosse. Eccole una accanto all'altra. Chissà come passano la giornata?
Alzo gli occhi più in alto sulla corteccia e ne trovo una solitaria. Sono immobili.
Una goccia cade e sento io rumore sui miei capelli. Poi un'altra e un'altra ancora. Il cielo piange. E io continuo a sentire le gocce la cui caduta è amplificata dal mio giaccone.
Mi volto e vedo nel prato quattro merli zampettare. Si muovono con scioltezza. Zampettano poi smuovono una foglia con il becco, la sollevano e proseguono la caccia la lombrico. Chi di loro mangerà di più?

Provo ad annusare la tua corteccia ma è inodore. 
Affondando il naso nel muschio non sento quel profumo di bosco "che sa di muschio". 
Dunque in città il muschio è inodore? 
Chi glielo ha portato via? 
O chi dona il profumo al muschio dei boschi?

Una macchina risuona con il suo allarme. Poco prima qualcuno aveva buttato delle bottiglie e ho avvertito il passaggio delle auto. Mi rendo conto che ho passato l'ultima mezz'ora concentrata sui versi della natura ignorando quelli umani. 

Oggi mi sento strana. So che per un po' di tempo non ci vedremo. Cosa vivrai? Come ti troverò al mio ritorno? Quanti uccelli e insetti ti faranno compagnia?
È una strana sensazione perché ci siamo incontrate abbastanza da settembre e ho visto progressivi cambiamenti intorno a te e in te.
Solo ora mi accorgo che ha già smesso di piovere. Un fringuello canta.
Le mie mani ora sono gelate, il naso meno del solito. I piedi caldi che strano!
Un'ultima occhiata in alto là dove spiccano i frutti già pronti e quelli ancora piccoli. Dove i tuoi rami si protendono verso il cielo come tante braccia.
Ti saluto amica mia. Ci vedremo nel 2020.

mercoledì 4 dicembre 2019

Freddo, storni e cambiamenti



Sono tornata e, a solo una settimana di distanza, ti trovo cambiata.
Ora hai perso quasi tutte le foglie, anche se quelle ancora sugli alberi sono verdi pur tuttavia presentano all'interno della macchie marroni, dei buchi e si stanno rinsecchendo. Appaiono più evidenti i tuoi frutti legnosi, soprattutto sui ramo già spogli.

Anche il muschio sul tuo tronco oggi mi appare "smarrito". Le parti verdi sono diminuite, lasciando spazio alla vista a quelle che sono secche. Il muschio è fresco al tatto, ma anche fragile, e alcune parti sono pronte a staccarsi. Sul lato dove il muschio è secco appare color mattone e si sente tutta la rugosità della corteccia.

Sulla tua corteccia priva di muschio rintraccio alcune cimici rosse strette strette una all'altra e nascoste ben bene nelle incisioni. Bisogna proprio volerle cercare per rintracciarle. Sapere che potrebbero esserci.
Ai tuoi piedi, anzi vicino alla base del tronco, molte tue foglie cadute.
Tante sono verdi e fresche, con la pagina inferiore ancora vellutata. È strano però sentire una differenza tra il tocco con le mani, che mi fa pensare al velluto, e quello sulla pelle della faccia, dove questa morbidezza scompare. Il sentore di velluto appare solo sfregando il dito sulla pagina inferiore, mentre se pongo la foglia sulla mano questa morbidezza non traspare. Una diversa sensibilità della pelle e i polpastrelli sono in questo al massimo delle potenzialità.
Sulle foglie cadute da più tempo sento il fresco e l'umido del terreno dove erano appoggiate. Però, visto che oggi non piove, non si avverte quel senso di "schiacciamento tra i denti" della terra sulla foglia. Oggi è mascherata.
Appaiono nuovamente i cumuli dei lombrichi mentre loro se ne staranno al calduccio nel terreno.
Nessuna lumaca all'orizzonte.
I carpini alla tua sinistra sono pressoché definitivamente spogli, eccezion fatta per alcuni rami dove le foglie sono ancora attaccate, ma secche e marroni, tutte accartocciate. Sotto, un tappeto altrettanto marrone.

Anche le querce appaiono più spoglie anche se in alto resistono le fronde: anche le loro foglie, di un colore più caldo, color cachi, appaiono altrettanto secche. Stranamente altre due querce più in là sono ancora piene di fronde e quella più lontana è ancora verde. È come una progressione: dal tuo lato gli alberi sono spogli e sempre più lontani appaiono ancora lussureggianti. 
Cosa ci sarà di diverso? 
Sarebbe bello chiederlo a loro. Avrei voglia di aver tempo per parlare con loro.

Oggi sento meno i canti della natura. Sarà per il rumore a destra di un tagliaerba che lavora ininterrotto nella scuola d'infanzia e maschera i richiami di allarme di merli e il canto di
qualche storno (ho appena udito un lungo fischio).
Appena alzo lo sguardo vedo due sagome nere attraversare il mio orizzonte visivo, da sinistra a destra, verso la scuola d'infanzia, dove la protezione è migliore.
Guardo ancora più in alto, verso il cielo che oggi appare azzurro scuro tendente al viola con una punta di marrone e molte nuvole che lo nascondono e da cui traspaiono deboli bagliori di sole. Alcune infatti sono più luminose di altre. 

Mi volto a destra e su un albero spoglio in alto vedo tante piccole sagome e dal canto intuisco che potrebbero essere storni. Sono proprio in cima in cima. Si confondono quasi con le poche foglie rimaste che però appaiono dai contorni frastagliati. Sono così immobili che mi chiedo se sto sognando.
E mentre penso, ecco volteggiare un merlo con la sua andatura ondulata. Sembra disegnare davvero delle onde nell'aria. Riesco a visualizzare la linea che ha dipinto nel cielo.

Dove gli alberi sono assenti, il prato è ancora verde e rigoglioso. Al di sotto di ognuno mucchietti di foglie accartocciate e marroni. Più o meno sparse. 

Le sagome degli alberi completamente spogli si stagliano controluce mettendo in evidenza anche i rami più piccoli e mostrando tutti i dettagli. Chissà se sono già pronte delle gemme o siano solo piccole protuberanze? Bisognerebbe arrivare in alto, trasportati da una scala invisibile.
Oggi il freddo è tenace, ma congela solo la punta del naso. Mi sono coperta bene e avverto solo una lieve frescura anche ai piedi.
Eccezion fatta per i merli che ogni tanto volteggiano ed emettono il richiamo di allarme non sento alcun altro canto. Sarà coperto dal tagliaerba? Non avverto quasi i rumori delle auto che passano, solo quelli delle moto e dei motorini più forti e fastidiosi.

Non appena il rumore cessa si avverte il fischio degli storni: un "fiuuuu" prolungato.
La luce del sole tra le nuvole è quasi abbagliante e fa strizzare gli occhi.
Ecco in lontananza una cornacchia grigia. Oggi mancava. Le risponde dall'altro lato un altro animale. Cosa si racconteranno? Si staranno cercando?
Ora il vento solleva dolcemente parte delle foglie da terra, solo da un lato quello più leggero. Vagamente si muovono le foglie sugli alberi e i rami dove stanno appese.
Piccoli movimenti quasi invisibili.
Si mostrano fugacemente e scompaiono.
Intanto avverto il freddo anche sulle mani scoperte. È quasi da un'ora che sono qui ferma.
È tempo di andare. Anche se vorrei stare qui ancora un po'. Ora che il suono del tagliaerba è cessato e si sente quasi il silenzio. Almeno tutto appare più tranquillo. Vorrei ma non posso.
Abbraccio la tua corteccia rugosa per salutarti. Spero mi racconterai qualcosa la prossima settimana.

mercoledì 30 ottobre 2019

Trilli di cince e marrone



Ore 9.10

Oggi mi ha accolto un vento freddo e tra i rumori molesti delle auto si sente davanti a me e alla mia destra il trillo delle cince e qualche verso più acuto che non riconosco. Ora si intravedono anche le sagome scure che si spostano da un albero all'altro.
Il vento smuove le foglie degli alberi che cascano a ondate. Qualche cornacchia grigia in alto si fa sentire nel cielo o intravedere.
Il prato è stato forse tagliato ancora una volta perché appare più basso e si vedono i segni di un trattorino intorno a una pianta. Il marrone oggi è uno dei colori che si mostra: sia per il terreno smosso, sia per le foglie cadute sotto gli alberi ancora carichi di fronde, sia sotto la mia paulonia. Qui è sempre evidente in macro il lavoro dei lombrichi con tutti quei grumetti appallottolati. Si sente anche netto il cadere delle foglie di paulonia ampie a pesanti.
Lungo il muschio che ricopre un lato del tronco in basso si notano ancora ma con maggiore difficoltà i funghetti grigi che ora si sono aperti. Il muschio al tatto è umido ma non bagnato e non ha l'odore tipico di quello che si trova nei boschi. Direi che è inodore.
Cerco le lumache: nessuna traccia. Mentre le cimici sono sempre appallottolate in piccoli gruppi sul lato della corteccia privo di muschio.
Oggi, come quando il sole non c'è o è coperto dalle nuvole, il movimento degli uccelli anche se troppo rapido per riconoscerli è un continuo susseguirsi di sagome tra un albero e un altro.
Il vento oltre a farsi sentire pungente sulla mia faccia scuote le chiome degli alberi più alti e il loro fruscio si avverte, specie alla mia destra.
Oggi è quindi un susseguirsi di canti e movimenti. Mentre la vita nel prato sembra spenta.
Come stai chiedo alla mia paulonia. Ascolto e mi sento poco connessa. Poi una sua foglia cade e ondeggia roteando nell'aria.
Cosa avrà voluto dirmi?
Vorrei ascoltare ma non riesco. Mi sento meno a mio agio del solito.
Intanto risponde per noi due una cornacchia grigia che alla mia destra non la smette di gracchiare a intervalli regolari.

mercoledì 23 ottobre 2019

Sotto un sole pallido e un cielo slavato




Oggi il sole pallido è nascosto da nuvole e un cielo slavato. Non so se perché ora tutto sia più rallentato - sono solo le 9 - o per il tempo. Mentre mi appoggio alla paulonia e cerco di esercitare la vista periferica mi sembra di essere in mezzo a un traffico aereo di uccelli che continuano a spostarsi da un albero all'altro, dagli alberi in cielo o dagli alberi a terra. Sono perlopiù merli, almeno sembra dalle dimensioni. A destra il melodioso canto di un pettirosso, a sinistra lo stridulo richiamo di qualche storno. Pare che abbiano iniziato a far tappa qui prima della migrazione. Quanti saranno?
Mentre sto qui immobile passa un bimbo piccolo e sento chiedere alla mamma " perché quella signora si è nascosta?". Sorrido pensando che solo i piccoli sono già grandi osservatori e si fanno buone domande.
Il tronco è umido e mostra oggi un muschio rigoglioso. In una settimana è rinato e ospita anche dei piccolissimi funghetti grigio azzurri. È sorprendente come la Natura cambi e ci disorienti ogni volta.
Il tronco alla base, in una insenatura ospita anche un gruppetto di lumache color terra di Siena disposte in fila, alcune con le antenne aperte e in movimento, altre appallottolate. 

Dal lato opposto, quello privo di muschio ed esposto al sole, mostra le piccole colonie di cimici rosse.
Dopo quasi venti minuti il sole inizia a comparire alle mie spalle illuminando la chioma della paulonia e alla mia sinistra, e mi fa vedere sotto una luce diversa i faggi (i due all'esterno hanno i tronchi chiari rispetto al centrale ancora in ombra e le foglie verde marrone evidenziano i chiaroscuri). 

In terra il prato è basso, bagnato, ancora verde tranne vicino alla paulonia dove le foglie quasi marcescenti sono bruno scuro nerastre.
Osservando dal basso questa pianta monumentale si vede chiaramente una distinzione del tronco: una parte a ricoperta dal muschio e una parte dove è assente. Salendo invece i rami ampi appaiono avvolti dal muschio ovunque e sembrano ricoperti da una sorta di pelliccia verde caldo.
Le foglie sono immense e accanto ai "grappoli" verticali dei frutti alcuni dei quali stanno diventando bruni, si trovano anche rami dove sembra ci siano abbozzi di nuovi fiori. Ma non ne sono sicura. Non la conosco ancora abbastanza.

Il tempo passa e il sole inizia a illuminare da destra il prato ed evidenzia le minuscole gocce di rugiada che ricoprono le singole piante. Sono tanti puntini luminosi o bagliori più vasti se le piante hanno le foglie più ampie.

In terra ai miei piedi un lombrico. Chissà se sarà quello di un po' di tempo fa? Il posto sembra quello e anche le dimensioni. Sarebbe bello aver tempo per poterglielo chiedere.
Viene anche da chiedersi quanta terra può mangiare e lavorare un solo lombrico perché i segni del passaggio sono tanti e tanti grumetti appallottolati sono dispersi un po' ovunque attorno a lui. Ecco due buone domande. 

E poi quante foglie che non appartengono alla "mia" pianta ci sono sotto le sue fronde. Come sono arrivate sin qui? Quanto vento e pioggia hanno lavorato? Sarebbe interessante provare a vedere a quante specie diverse appartengono. Alcune sembrano fresche, cadute da poco, altre già macerate. Per ora ne ho individuate due appartenenti a due alberi vicini. Almeno pare. Devo approfondire.

mercoledì 5 giugno 2019

Ascoltando gli uccelli tra le fronde degli alberi





Oggi il sole è caldo, 
ma una lieve brezza sotto l'albero tana e consente di osservare in pace il mio luogo. 
Da lontano risuona il gracchiare delle cornacchie grigie, più vicino il cinguettio dei fringuelli 
e il melodioso canto dei Merli. Alcuni di loro esplorano il prato ormai alto in cerca di lombrichi.

Ascolto il canto degli uccelli nascosti tra le fronde degli alberi: inutile cercarli con gli occhi, 
serve solo l'udito.
Oggi i rumori dell'uomo sono più silenti: qualche vociare di bambini, il passaggio delle auto. La natura prevale.
Nell'erba emerge il bianco delle pratoline, il giallo dei tarassachi e il violetto dei trifogli. Intanto i soffioni aspettano che il vento li liberi dai loro semi.
Oggi ho provato a disegnare il mio albero tana e mi sono persa tra gli intrichi dei suoi rami e delle foglie. è già un inizio anche se non sono per nulla soddisfatta.

Appoggiata al tronco dell'albero tana non mi accorgo delle formiche rosse che con il loro incessante viavai si muovono velocemente. Senza darmi fastidio.

In controluce si vedono tanti moscini muoversi e una farfalla bianca finalmente appare: l'ho attesa invano; è la prima della stagione. Guardandola volteggiare tra i fiori mi accorgo che in lontananza appare il blu degli occhi della Madonna, dei fiorellini molto piccoli ma meravigliosi che compaiono nel prato. 

Ecco, ho appena visto un merlo emettere il verso d'allarme e volteggiare vicino a un tronco con in bocca un lunghissimo lombrico. 
Mi chiedo, lo porterà ai suoi piccoli?
Purtroppo il tempo a mia disposizione è finito ma la brezza, i canti degli uccelli e il verde del prato e delle fronde degli alberi mi hanno rilassato.
Grata