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mercoledì 7 luglio 2021

Pensieri delle cinque


Ormai senza che me ne accorga la sveglia è puntata alle cinque e anche se stavo sognando, un sogno che è sparito naturalmente subito anche se ero nel vivo, mi sono stiracchiata e alzata. Subito al computer per cercare di portarmi avanti, mentre fuori c'è solo il suono dei camion del supermercato, mentre la casa è silenziosa, a eccezione dei tasti che battono veloci sulla tastiera. Un tram che passa veloce, ricordo della mia infanzia. Purtroppo non più il mitico 23, sarà forse il 33, il 19 o il 5? Non so... eppure basta a risvegliare in me i ricordi dei pomeriggi passati al finestrone della stanza dei miei a guardare di sotto il suo passaggio o poco più in là, dove un immenso verde mi allietava. Sì, perché nonostante sia cresciuta in città, ho avuto l'immensa fortuna di avere grandi finestre davanti a quello che era un parco di una villa ed estati passate in campagna. Per questo è stato duro il lockdown visto che ora i miei paesaggi sono cambiati.



Intanto le memorie del passato si intrecciano a ricordi più recenti, come quelli del festival Letture Amene, di cui stiamo riprendendo le fila e lo sguardo al futuro molto prossimo, la mia meta, dove ho le mie radici: Miasino. Non vedo ora di essere là in quel prato che mi ha ospitato da piccola, con i miei, a guardare la finestra con il noce, ad ascoltare gli uccelli che vengono a visitarci, a esplorare luoghi ancora incontaminati, insieme ad Andrea.
Sono dunque in attesa e carica di aspettative su questa estate già iniziata con l'adrenalina di un festival e un libro scritto, con la fine di un bellissimo percorso al primo anno di collaborazione con Eliana e il suo asilo nel bosco. I libri saranno tanti, come ogni volta, mi aspettano recensioni di libri amati ma da assaporare con gusto. Le mie recensioni non vogliono arrivare per prima, ben altre persone già lo fanno, ma vogliono fornire uno sguardo, emozioni e qualcosa che invogli alla lettura, qualcosa che mi colpisce nel profondo e che deve decantare per uscire, come il buon vino (almeno spero che sia un paragone appropriato, non pretendo di produrre un buon vino ma qualcosa che piaccia o attragga l'attenzione).
E così tra valigie e preparativi, lavori in corso e fatture da spedire e CU da ricercare è iniziata la mia giornata. E già mi sembra di essere sveglia da oltre due ore. Ma questa è un'altra storia.
Buon mercoledì

martedì 22 dicembre 2020

Gratitudine




E a un tratto ti sorprendi felice, forse anche serena, e inizi a goderti l'attesa del Natale, il piacere delle luci fuori e dentro casa, la preparazione del nuovo piccolo albero che hai scovato ieri e che racconta qualcosa di noi.

Ti sorprendi ad avere pensieri felici, a gustarti la giornata e ne vedi solo le cose belle, e le apprezzi. Sai che non sarà una condizione perpetua, che per arrivarci hai attraversato di nuovo il dolore, per poi approdare alla riflessione profonda.
Ma di colpo ti svegli così, piena di sogni, piccoli e grandi progetti. Voglia di proseguire nel miglior modo possibile.
E sei grata di ogni cosa.
Grata per chi continua a essere presente nonostante tutto.
Grata per chi ti fa sentire il suo amore e il suo affetto.

mercoledì 28 ottobre 2020

Seduta autunnale



Cara paulonia,
oggi sei circondata da un tappeto di foglie enormi. Mi è sembrato di essere immersa in una palude. Foglie gigantesche ai tuoi piedi. Tante verdi, altre già nere e marcite. Mentre scrivo sento il sibilo di un codibugnolo e ho percepito la sua sagoma spostarsi oltre i tuoi rami. Grazie al sole caldo riesco a percepire anche i cambiamenti di luce e le sagome che passano furtive sopra la mia testa accartocciata.
La tua corteccia ospita un muschio rigoglioso, fresco e umido. Ho visto una coccinella arrampicarsi con fatica come fosse in una giungla. E tantissimi funghetti grigi grandi quanto una capocchia di spillo che vi si ergeva no all'interno.
Guardo in alto e vedo una parte dei tuoi rami spoglia eccezion fatta per i tuoi frutti secchi, da me tanto ambiti, ancora appesi. E altre parti ancora verdi.
Sei circondata dai colori caldi dell'autunno che ha invitato gli alberi circostanti a cambiare le fronde. Tu suppongo non lo farai preferendo buttar giù quelle foglie giganti? La domanda è sorta spontanea ora che ti guardo. Cosa hai deciso che sia più semplice fare per te per affrontare l'autunno?
Le tue foglie verdi ancora morbide e pelose nella parte interiore nascondono tesori: bruchi avvoltolati che non conosco e coleotteri adulti e rossi. Difficile scoprire il loro nome.
Tu ti eri solitaria.
Il sole caldo si sente sulle mie gote, quelle prive di mascherina. Intorno a te funghi di ogni tipo.
Nel prato verde i fiori gialli delle finte fragole e anche qualche frutto rosso maturo. Una viola che sta per sbocciare. Ma sono matte? Siamo a fine ottobre? Non avete voglia di riposare?
Anche voi volete godervi questo sole inaspettato dopo la pioggia?
Intanto sento camminare accanto a me qualcuno con un cane. I bambini della scuola d'infanzia gridare. Canti di uccelli a cui non sto prestando cura e il ronzio di una mosca.
Sai poco fa ho incontrato lo scoiattolo grigio (non ho ancora capito quanti siano) e si è messo a osservarmi mentre io ero intenta a guardare le foglie gialle di un olmo (potrei sbagliarmi sulla specie). Giuro questa volta era lui il curioso e non so come i nostri sguardi si sono incrociati.
Un vento lieve smuove una ciocca dei miei capelli ma con questa mascherina e tutta accoccolata me ne accorgo appena.
I miei occhi sono abbagliati da questa luce che crea contrasti annebbiando i dettagli.
Oggi c'è quiete qui intorno e mi chiedo quanti uccelli vedrai, quante foglie cadere dai vicini e quanti bambini vocianti.

mercoledì 12 febbraio 2020

Abbraccio con il batticuore



Sono le 11.
Oggi c'è un sole caldo mitigato da un venticello fresco. Non ci vedevamo da due settimane e ho sentito di doverti abbracciare.
Mi ha colto una strana sensazione di batticuore. 
Non so se fosse vergogna per chi mi stava vedendo in quel momento (avevo gli occhi chiusi e sentivo i passi sul sentiero di ghiaia) o qualcosa di diverso. 

Ho appoggiato una guancia sul tuo tronco rigido e caldo mentre quella sinistra percepiva il fresco del vento che mi scompigliava anche un po' i capelli.
Poi mi sono messa a osservarti. 
Oggi il tuo tronco esposto al sole ha lo stesso colore della cenere quando è nera con riflessi blu sarà l'effetto della luce?

Ecco che trovo la prima cimice rossa. 
È sola. Si starà scaldando? 

Sull'altro lato il muschio è secco e più rado.
Una cornacchia gracchia e un merlo vola gridando il suo canto di allarme.
Intravedo sul tuo tronco i fili di invisibili ragnatele che sono illuminate dal sole.
Una cimice cammina veloce. L'ho persa di vista.
Mi siedo alla base del tuo tronco. Il prato è secco. Sono spuntati "gli occhi della Madonna" piccoli e blu. È spuntata quella che forse da piccola chiamavo salvia pratense (forse è il Lamium purpureum). In terra tanti rametti. Tante foglie secche e pezzi dei tuoi frutti secchi. Dopo li cercherò per bene tutto intorno. Sai quanto mi piacciono vero?
Accanto a te tutti gli alberi sono spogli: i tre olmi alla tua sinistra, le querce (tranne l'ultima in fondo vicino al parco giochi, lei resiste con tutte le sue foglie secche). Persino le samare sono cadute. Mentre poso lo sguardo con il sole che abbaglia incontro le silhouette di due codibugnoli. Uno si sposta velocemente sopra il tuo tronco e pesca qualcosa dove hai il muschio poi scompare insieme al suo sibilo acuto.

Ecco che trovo un tuo frutto aperto con i semi volatili bianchi. 
Sono di una bellezza infinita. Mi commuovo.

Oggi cara seduta non riesco ad apprezzarti quanto dovrei. Non riesco a stare ferma ma sono presa dalla voglia di andare in giro e guardarmi intorno. Vedere i fiori che sono spuntati. Le nuove gemme sui rami spogli.
E mentre sono qui ferma ecco tornare i due codibugnoli che verseggiano. Sono sempre in controluce.
Oggi tanti cani in giro. Quello dell'officina abbaia. Le macchine passano poco. C'è una strana quiete. Anche le grida dei bambini della scuola di infanzia mi danno idea di quiete. Forse perché sono risate allegre.
Il cielo è blu.
Nessuna nuvola.
Il vento agita le coperture di una impalcatura gonfiandole come vele di una barca.
I vetri e gli specchietti delle auto brillano.
Il prato inizia a essere verde a macchie. Fa a gara con le foglie secche beige che lo ricoprono. Anche i fiori punteggiano il prato: sono blu, viola e bianchi. 

Una folata di vento alza le foglie e un merlo mi passa di fronte sfrecciando e atterrando a terra come un aereo.

Con questa luce faccio fatica a osservare ma mi godo il caldo sulle guance. Mentre il vento smuove i capelli facendomi il solletico.
I rami più elastici ondeggiano.
Una mosca vola a zig zag e si posa accanto a me sul prato.
Oggi non sembra proprio inverno. Sembra primavera.
Mi disturbano le cicche di sigarette accanto a te, i tappi di birra, un pacchetto di sigarette abbandonato nel prato e una cannuccia di plastica. Le persone lo sapranno che sei l'albero della principessa? Ti dovrebbero ammirare non attorniare di spazzatura. Ho deciso che pulirò almeno attorno a te. Per il rispetto che ho. Oggi forse il non stare fermo ha anche una motivazione più nobile.
Ti saluto amica mia. Insieme ai canti delle cince. Ci vediamo settimana prossima.

mercoledì 18 dicembre 2019

Ultima seduta del 2019



Il cielo piovorno è pallido e color lattice. 

Tu mi appari con il tuo tronco maestoso con i tre grossi rami che si biforcano.
E in questo avvallamento dove i tre rami si dipartono spicca il muschio oggi lucente. Osservo il tuo aspetto elegante e mi chiedo quando cascheranno i tuoi frutti e le ultime foglie rimaste. Oggi tutto sembra della stessa tonalità calda. 

Mi accolgono i versi dei fringuelli a destra insieme alle voci dei bambini della scuola d'infanzia, 
a sinistra il verso delle macchine quando affondano con la ruota in una pozzanghera.

Prima di appoggiarmi al tuo tronco mi guardo intorno e per la prima volta sono più consapevole del perché ti ho scelta o ti sei fatta scegliere. Il grande tronco invita ad abbracciarlo forse anche per quel senso di morbidezza invitante del muschio. 
I tuoi rami che si articolano e intrecciano fino a mostrare il più lieve spessore che si inarca in alto, con fierezza. Solo dove appaiono i frutti i rami tendono verso il basso. Nonostante la loro leggerezza sarà il loro peso a farli rivolgere a terra? Cosa succederà ai rami quando i frutti saranno caduti? 

È una domanda che non mi sono mai posta.

E ancora. 
Percepisci il freddo? 
Se si come?

La mia mano si appoggia grata sul tuo tronco umido. 
Il muschio è nuovamente rigoglioso e a cuscinetti. Sembra rinato.
Intanto sento il gracchiare di una cornacchia grigia di passaggio e il melodioso canto del pettirosso. Sembra quasi che mi inviti a iniziare la seduta.
Il terreno è appiccicoso sotto le scarpe e appaiono numerose le tracce dei lombrichi. Riuscirò a trovarli? Detto fatto. Con un rametto sollevo lievemente un "bitorzolo" e mi trovo il signor anellide rosato con una parte infilata in uno dei due buchi. Sta immobile. Allo stesso tempo fa resistenza. Sarà dunque vivo?
Ora l'ho spostato tutto e lui/lei inizia lentamente a muovere i fluidi nel corpo rosato e si infila nuovamente sotto un grumo. Poi sembra ripensarci e cambia posizione.
Mentre sono presa dall'osservazione sono circondata dai canti degli uccelli: quello melodioso del pettirosso prima alla mia destra poi sopra di me, il passaggio veloce di un merlo con il suo canto di allarme da sinistra a destra. Alzo la testa e vedo una sagoma di merlo maschio passarmi accanto in volo, fugacemente, da destra a sinistra per atterrare su un ramo di olmo. Più in alto nel cielo un gruppo di piccioni. Nel frattempo il lombrico è già scomparso.
Alzo gli occhi giusto per vedere una cincia fare un pit stop sui tuoi rami. È già sparita mentre il cielo sembra un areoporto dove le cornacchie grigie passano e gracchiano.
Il prato è bruno, color pelle, avvolto da un mantello di foglie anche se sotto l'erba sembra rigogliosa.
Gli alberi si presentano più o meno come la settimana scorsa. Ci sono due querce in fondo (non una come sembrava la volta passata) che sono ancora cariche di foglie.
Il pettirosso cattura la mia attenzione sonora anche se il gracchiare di fondo delle cornacchie rovina l'atmosfera. Poi ci si mettono i merli ma giustamente cantano in allerta perché sta passando un cane. Oggi si avvertono i passi sul sentiero umido.
È inutile oggi sono interessata ai lombrichi forse perché so che posso trovarli. Infatti sollevo un altro mucchietto e da uno dei due buchi compare un altro corpo lattiginoso roseo con il suo anello e si muove il più velocemente che può, traslando il corpo per cercare un altro nascondiglio. Ora capisco il picchiettio dei merli che smuovono fugacemente il becco nel terreno sollevando foglie e quant'altro. Però oggi non sono ancora a caccia.
Lascio in pace i lombrichi e cerco sul tuo tronco le cimici rosse. Eccole una accanto all'altra. Chissà come passano la giornata?
Alzo gli occhi più in alto sulla corteccia e ne trovo una solitaria. Sono immobili.
Una goccia cade e sento io rumore sui miei capelli. Poi un'altra e un'altra ancora. Il cielo piange. E io continuo a sentire le gocce la cui caduta è amplificata dal mio giaccone.
Mi volto e vedo nel prato quattro merli zampettare. Si muovono con scioltezza. Zampettano poi smuovono una foglia con il becco, la sollevano e proseguono la caccia la lombrico. Chi di loro mangerà di più?

Provo ad annusare la tua corteccia ma è inodore. 
Affondando il naso nel muschio non sento quel profumo di bosco "che sa di muschio". 
Dunque in città il muschio è inodore? 
Chi glielo ha portato via? 
O chi dona il profumo al muschio dei boschi?

Una macchina risuona con il suo allarme. Poco prima qualcuno aveva buttato delle bottiglie e ho avvertito il passaggio delle auto. Mi rendo conto che ho passato l'ultima mezz'ora concentrata sui versi della natura ignorando quelli umani. 

Oggi mi sento strana. So che per un po' di tempo non ci vedremo. Cosa vivrai? Come ti troverò al mio ritorno? Quanti uccelli e insetti ti faranno compagnia?
È una strana sensazione perché ci siamo incontrate abbastanza da settembre e ho visto progressivi cambiamenti intorno a te e in te.
Solo ora mi accorgo che ha già smesso di piovere. Un fringuello canta.
Le mie mani ora sono gelate, il naso meno del solito. I piedi caldi che strano!
Un'ultima occhiata in alto là dove spiccano i frutti già pronti e quelli ancora piccoli. Dove i tuoi rami si protendono verso il cielo come tante braccia.
Ti saluto amica mia. Ci vedremo nel 2020.

mercoledì 4 dicembre 2019

Freddo, storni e cambiamenti



Sono tornata e, a solo una settimana di distanza, ti trovo cambiata.
Ora hai perso quasi tutte le foglie, anche se quelle ancora sugli alberi sono verdi pur tuttavia presentano all'interno della macchie marroni, dei buchi e si stanno rinsecchendo. Appaiono più evidenti i tuoi frutti legnosi, soprattutto sui ramo già spogli.

Anche il muschio sul tuo tronco oggi mi appare "smarrito". Le parti verdi sono diminuite, lasciando spazio alla vista a quelle che sono secche. Il muschio è fresco al tatto, ma anche fragile, e alcune parti sono pronte a staccarsi. Sul lato dove il muschio è secco appare color mattone e si sente tutta la rugosità della corteccia.

Sulla tua corteccia priva di muschio rintraccio alcune cimici rosse strette strette una all'altra e nascoste ben bene nelle incisioni. Bisogna proprio volerle cercare per rintracciarle. Sapere che potrebbero esserci.
Ai tuoi piedi, anzi vicino alla base del tronco, molte tue foglie cadute.
Tante sono verdi e fresche, con la pagina inferiore ancora vellutata. È strano però sentire una differenza tra il tocco con le mani, che mi fa pensare al velluto, e quello sulla pelle della faccia, dove questa morbidezza scompare. Il sentore di velluto appare solo sfregando il dito sulla pagina inferiore, mentre se pongo la foglia sulla mano questa morbidezza non traspare. Una diversa sensibilità della pelle e i polpastrelli sono in questo al massimo delle potenzialità.
Sulle foglie cadute da più tempo sento il fresco e l'umido del terreno dove erano appoggiate. Però, visto che oggi non piove, non si avverte quel senso di "schiacciamento tra i denti" della terra sulla foglia. Oggi è mascherata.
Appaiono nuovamente i cumuli dei lombrichi mentre loro se ne staranno al calduccio nel terreno.
Nessuna lumaca all'orizzonte.
I carpini alla tua sinistra sono pressoché definitivamente spogli, eccezion fatta per alcuni rami dove le foglie sono ancora attaccate, ma secche e marroni, tutte accartocciate. Sotto, un tappeto altrettanto marrone.

Anche le querce appaiono più spoglie anche se in alto resistono le fronde: anche le loro foglie, di un colore più caldo, color cachi, appaiono altrettanto secche. Stranamente altre due querce più in là sono ancora piene di fronde e quella più lontana è ancora verde. È come una progressione: dal tuo lato gli alberi sono spogli e sempre più lontani appaiono ancora lussureggianti. 
Cosa ci sarà di diverso? 
Sarebbe bello chiederlo a loro. Avrei voglia di aver tempo per parlare con loro.

Oggi sento meno i canti della natura. Sarà per il rumore a destra di un tagliaerba che lavora ininterrotto nella scuola d'infanzia e maschera i richiami di allarme di merli e il canto di
qualche storno (ho appena udito un lungo fischio).
Appena alzo lo sguardo vedo due sagome nere attraversare il mio orizzonte visivo, da sinistra a destra, verso la scuola d'infanzia, dove la protezione è migliore.
Guardo ancora più in alto, verso il cielo che oggi appare azzurro scuro tendente al viola con una punta di marrone e molte nuvole che lo nascondono e da cui traspaiono deboli bagliori di sole. Alcune infatti sono più luminose di altre. 

Mi volto a destra e su un albero spoglio in alto vedo tante piccole sagome e dal canto intuisco che potrebbero essere storni. Sono proprio in cima in cima. Si confondono quasi con le poche foglie rimaste che però appaiono dai contorni frastagliati. Sono così immobili che mi chiedo se sto sognando.
E mentre penso, ecco volteggiare un merlo con la sua andatura ondulata. Sembra disegnare davvero delle onde nell'aria. Riesco a visualizzare la linea che ha dipinto nel cielo.

Dove gli alberi sono assenti, il prato è ancora verde e rigoglioso. Al di sotto di ognuno mucchietti di foglie accartocciate e marroni. Più o meno sparse. 

Le sagome degli alberi completamente spogli si stagliano controluce mettendo in evidenza anche i rami più piccoli e mostrando tutti i dettagli. Chissà se sono già pronte delle gemme o siano solo piccole protuberanze? Bisognerebbe arrivare in alto, trasportati da una scala invisibile.
Oggi il freddo è tenace, ma congela solo la punta del naso. Mi sono coperta bene e avverto solo una lieve frescura anche ai piedi.
Eccezion fatta per i merli che ogni tanto volteggiano ed emettono il richiamo di allarme non sento alcun altro canto. Sarà coperto dal tagliaerba? Non avverto quasi i rumori delle auto che passano, solo quelli delle moto e dei motorini più forti e fastidiosi.

Non appena il rumore cessa si avverte il fischio degli storni: un "fiuuuu" prolungato.
La luce del sole tra le nuvole è quasi abbagliante e fa strizzare gli occhi.
Ecco in lontananza una cornacchia grigia. Oggi mancava. Le risponde dall'altro lato un altro animale. Cosa si racconteranno? Si staranno cercando?
Ora il vento solleva dolcemente parte delle foglie da terra, solo da un lato quello più leggero. Vagamente si muovono le foglie sugli alberi e i rami dove stanno appese.
Piccoli movimenti quasi invisibili.
Si mostrano fugacemente e scompaiono.
Intanto avverto il freddo anche sulle mani scoperte. È quasi da un'ora che sono qui ferma.
È tempo di andare. Anche se vorrei stare qui ancora un po'. Ora che il suono del tagliaerba è cessato e si sente quasi il silenzio. Almeno tutto appare più tranquillo. Vorrei ma non posso.
Abbraccio la tua corteccia rugosa per salutarti. Spero mi racconterai qualcosa la prossima settimana.

mercoledì 30 ottobre 2019

Trilli di cince e marrone



Ore 9.10

Oggi mi ha accolto un vento freddo e tra i rumori molesti delle auto si sente davanti a me e alla mia destra il trillo delle cince e qualche verso più acuto che non riconosco. Ora si intravedono anche le sagome scure che si spostano da un albero all'altro.
Il vento smuove le foglie degli alberi che cascano a ondate. Qualche cornacchia grigia in alto si fa sentire nel cielo o intravedere.
Il prato è stato forse tagliato ancora una volta perché appare più basso e si vedono i segni di un trattorino intorno a una pianta. Il marrone oggi è uno dei colori che si mostra: sia per il terreno smosso, sia per le foglie cadute sotto gli alberi ancora carichi di fronde, sia sotto la mia paulonia. Qui è sempre evidente in macro il lavoro dei lombrichi con tutti quei grumetti appallottolati. Si sente anche netto il cadere delle foglie di paulonia ampie a pesanti.
Lungo il muschio che ricopre un lato del tronco in basso si notano ancora ma con maggiore difficoltà i funghetti grigi che ora si sono aperti. Il muschio al tatto è umido ma non bagnato e non ha l'odore tipico di quello che si trova nei boschi. Direi che è inodore.
Cerco le lumache: nessuna traccia. Mentre le cimici sono sempre appallottolate in piccoli gruppi sul lato della corteccia privo di muschio.
Oggi, come quando il sole non c'è o è coperto dalle nuvole, il movimento degli uccelli anche se troppo rapido per riconoscerli è un continuo susseguirsi di sagome tra un albero e un altro.
Il vento oltre a farsi sentire pungente sulla mia faccia scuote le chiome degli alberi più alti e il loro fruscio si avverte, specie alla mia destra.
Oggi è quindi un susseguirsi di canti e movimenti. Mentre la vita nel prato sembra spenta.
Come stai chiedo alla mia paulonia. Ascolto e mi sento poco connessa. Poi una sua foglia cade e ondeggia roteando nell'aria.
Cosa avrà voluto dirmi?
Vorrei ascoltare ma non riesco. Mi sento meno a mio agio del solito.
Intanto risponde per noi due una cornacchia grigia che alla mia destra non la smette di gracchiare a intervalli regolari.

mercoledì 16 ottobre 2019

A tu per tu con lo scoiattolo grigio



Ore 9.00 

Oggi sono stata accolta da uno scoiattolo grigio che ha corso per tutto il prato, 
si è rifugiato prima su un albero con in bocca la sua ghianda poi, lestamente, è disceso ed è salito sulla paulonia scomparendo alla vista. Mi hanno accolto anche un pettirosso che non smette di gorgheggiare e una cinciallegra. I loro canti così vivaci anche se diversi (uno composto da una melodia continua, l'altro da un cinguettio altalenante) riescono a "coprire" anche gli abbai dei cani, i suoni delle sirene e il fastidioso verso di una cippatrice. 

Insomma la Natura urbana si mostra nonostante il forte impatto antropico.

Il sole sta illuminando pian piano le chiome degli alberi creando dei forti contrasti mentre il terreno è ancora bagnato. E tutto cambia. Le foglie a terra di paulonia sono ormai bruno scuro tendenti al nero e creano delle macchie sul prato ancora verde. L'erba è bagnata sia per la pioggia di ieri sia per la rugiada (in alcuni punti sembra quasi brina).
Il prato sembra così un quadro impressionista fatto di chiazze di colori, in parte per la decomposizione delle foglie, in parte per le luci e le ombre create dall'arrivo del sole.
E poi, ai miei piedi, appare un microcosmo. Un lombrico pallido che si muove lentamente, una lumaca abbarbicata come uno scoglio sopra la pagina inferiore di una foglia.
Ore 11.00 Il sole con i suoi raggi scalda la mia faccia, il corpo e fa brillare le foglie ancora bagnate. Sulla corteccia di paulonia, dove il muschio appare umido, sono comparse tante piccole colonie di pompieri o cimici rosse che da tempo abitano l'albero. Alcuni solitari si avventurano su per il muschio come in una foresta. Altri si crogiolano al sole. È volata anche una farfalla bianca e si sentono ronzare le mosche. Il pettirosso continua il suo canto melodioso. In controluce si intravedono fili: chissà se si tratta di ragnatele scomparse?
Nel prato scintilla qualcosa come uno specchio. Cosa sarà? Se solo mi alzo il bagliore scompare quindi meglio non cambiare prospettiva e osservare. Forse sono le gocce che riflettono al sole.
Nel frattempo qualche sagoma di uccello oltrepassa il mio campo visivo. Se porto lo sguardo in lontananza avverto il lieve movimento delle foglie mosse dall'aria, minuscoli insetti che si spostano come puntini nell'aria e vedo il luccichio delle foglie ancora bagnate baciate dal sole. Anche le fronde ora si muovono, di tanto in tanto.

mercoledì 9 ottobre 2019

Alla scoperta della Paulonia




Oggi il cielo grigio rende tutto il paesaggio uniforme
e si fa fatica a distinguere i contorni delle sagome degli alberi e le presenze intorno.

I rumori della strada, delle macchine e dei passanti si confondono con i canti degli uccelli:
acuti, melodiosi, come quelli del pettirosso che gorgheggia alla mia destra, 
il gracchiare delle cornacchie grigie o il verso di allarme del merlo. 
Un sottofondo melodioso difficile da scovare ma che c'è qui ora.
Ogni tanto una sagoma nera (il tempo non aiuta) volteggia nell'aria: piccola come quella di un merlo, possente come quella delle cornacchie grigie che volteggiano senza timori. 

Il prato ancora verde nasconde i fiori di tarassaco, 
oggi chiusi, qualche finta fragola ed è ricoperto da un piccolo strato di foglie della paulonia dal colore cangiante che va dal terra di Siena al bruno. Lì si nasconde un mondo silenzioso, oggi fatto da tantissime lumache beige che hanno scelto le foglie cadute come casa. Ce ne sono tante, poi ragnetti e un insetto non identificato.
La peluria della pagina inferiore delle foglie di paulonia, che ricorda la delicatezza del velluto, contrasta con la pagina superiore né troppo liscia né rugosa.
Alcune chiazze sulle foglie da vicino sembrano richiamare i tessuti. Altre forme delle #nervature fanno pensare alle spirali delle ammoniti. Altri colori ancora sembrano composizioni artistiche.
I dettagli più nitidi sono quelli vicini, come un pezzo di tronco che sembra un orecchio. I primi frutti della paulonia che spiccano ancora verdi con puntini marroni e il loro buffo cappuccio. Quei grumetti di terra mangiata che indicano la presenza dei lombrichi.
Intanto alla mia sinistra inizio a notare i cambiamenti nelle foglie dei faggi che da verde scuro stanno assumendo una tonalità gialla. Una macchia di colore impressionista che si fa notare rispetto al verde ancora presente sulle altre alberature intorno.

Proprio quando sto per andarmene sento uno strano ticchettio su un albero vicino. 
Di chi sarà?


PS ho appena scoperto che il "soprannome" della paulonia è anche "albero della principessa". 
Cosa vorrà dire?

venerdì 19 luglio 2019

Al risveglio


Svegliarsi prima degli altri ha un che di magico. Ho rimboccato le coperte ai miei due "cuccioli" e ho detto che era ancora presto per alzarsi mentre Sally incalzata per uscire. Fuori è ancora fresco nonostante il sole sia già alto. Ed è un gorgogliare di uccelli di cui riconosco solo il canto dei verzellini, delle rondini e delle tortore. Ma so che in giro ci sono suoni a me sconosciuti. Sally esplora il giardino con il suo naso da segugio mentre la seguo infreddolita. Vorrebbe giocare ma sono ancora assonnata. Le macchine e i treni passano veloci e mi ricordano che oggi andremo a Pisa. Mi piace sentire il fischio dei treni mi sa di estate forse perché li sento spesso qui e a Rapallo. Mi sa di libertà e sogni. Oggi la seconda cicala mezza intorpidita. Ieri le upupe in giardino e tra i campi. È un rigoglio di natura a portata di mano. Basta solo passeggiare e stare in ascolto.
Oggi è un altro giorno e finché tutto tace mi dedicherò alla lettura. Poi un po' di compiti (forse abbiamo ingranato senza troppi problemi). Il mare lo abbiamo visto solo di sfuggita ma Marco dice che aspetta il babbo per andarci.
Ieri abbiamo parlato di migranti e di razzisti. Ha fatto alcuni discorsi che mi hanno sorpresa e spero abbia occasione di riparlarne con Sara per saperne di più. Essere riuscita a crescere un essere pensante che fa ragionamenti così arguti e preziosi mi fa essere orgogliosa. Per lui naturalmente. Spero che continui così.
Buon risveglio a tutti quelli che ancora sono tra le braccia di Morfeo e buona giornata a chi è già in piedi da tanto.

martedì 17 aprile 2018

Profumo di moka


Sono quasi le sei. Mentre la moka scoppietta sul fuoco e un merlo gorgheggia incessantemente da più di un'ora, ripenso a ieri. Alle risate squillanti e incontenibili di Andrea e Marco. Stavo cercando di addormentare Andrea con il treno dei sogni e invece lui aveva voglia di parlare e non la smetteva più, sempre più travolto dall'eccitazione... mi ha raccontato che si mette sotto le coperte fino a risultare invisibile - al mattino lo trovo avvolto nelle lenzuola tipo salma - perché sogna mostri orribili. Gli ho detto che domenica faremo un amuleto per sconfiggere i sogni brutti e magari scriveremo i nomi dei mostri leggendo "C'è un rinofante nel letto" (lui sarà ancora una volta il mio assistente personale). "Mamma , ma tu hai mai fatto brutti sogni alla mia età?" mi chiede. Certo che sì. Da piccola ho sognato di essere cappuccetto rosso e che il lupo mi inseguiva proprio sotto il tavolo di marmo che avevamo in cucina.

E c'è stato anche un periodo - quando dei colleghi magistrati di mio papà sono stati uccisi - che sognavo di essere rapita e messa nel bagagliaio di un'auto.
Dopo queste confidenze, ho cercato di tranquillizzarlo ma lui al posto di rilassarsi era sempre più chiacchierone... (chissà da chi avrà preso?)
Ormai sa che il treno dei sogni non parte se lui non chiude gli occhi e sta zitto.
Così quando ho detto "ora non parlare e chiudi gli occhi" lui ha risposto "Devo stare zitto?" e poi è scoppiato in una fragorosa risata che non finiva più. Marco sentendolo ridere di gusto si è associato - ha detto che la sua risata era contagiosa - e per almeno cinque minuti sono stata ad ascoltare i due che non la finivano più.
Pura gioia.
Ho cercato di riprendere in mano la situazione... Il treno dei sogni era evaporato insieme ai compagni di Andrea, perché qualche bambino birichino aveva chiacchierato un po' troppo (!) "cattiva mamma" ha risposto lui. Per fortuna il mago Merlone era al sicuro in una grotta e si stava coccolando un'orsa con i suoi piccoli, grattandole la pancia mentre lei allattava. Però quel mago sbadato aveva perso la sua bacchetta magica. Per ritrovarla Andrea ha chiamato in soccorso tutte le lumache bavose e tutte le lucciole perché con le loro tracce luminose e le loro lucine la ritrovassero al buio. Quella bacchetta birichina però non voleva farsi prendere e saltava da una parte all'altra. Allora Andrea ha chiesto aiuto ai ragni, facendo loro tessere delle ragnatele per catturarla. Una volta ripresa la bacchetta mago Merlone ha potuto fare l'incantesimo, sussurrando come sa fare solo lui, e il treno dei sogni è tornato. Meno male perché Andrea come avrebbe potuto fare senza le sue amiche e i suoi amici?
E quando dico che per la gioia Maria lo bacia sulla guancia Andrea mi risponde "Mamma, non raccontare storie d'amore!" e si mette con le mani a fare il cuore di "love". Gli spiego che un bacio sulla guancia può essere anche solo un ringraziamento. Non per forza amore. Ripartono riflessioni e confidenze del tipo "le mie amiche mi amano"... starei ad ascoltarlo per ore quando fa così ma il tempo incalza e vorrei andare a rilassarmi io... gli dico di rilassarsi... e mentre lui sembra più tranquillo parte il "trip" di Marco che vuole le coccole... con la sua vocina da aquilotto e la sua mano che cerca la mia allungandosi nel letto per raggiungermi... gli racconto che presto non le vorrà più e lui risponde che mai e poi mai succederà. Lui sarà sempre coccolone (in privato). Gli spiego che diventerà una sorta di "alieno", per cui la mamma non esisterà più e che mi dirà "Mamma scialla" (ripensando a quello che scrive ultimamente Claudia de Lillo). Risata... "Impossibile" risponde. "Scommettiamo?" chi vince avrà un bacio. "Mamma vedrai che non cambierò fino al liceo".
Vorrei tanto fosse così, ma so che sarà giusto diversamente...
Intanto mi godo questi momenti di gloria e coccole.
Buongiorno a tutti.

domenica 8 aprile 2018

Se il buongiorno si vede dal mattino...





Sono le 7.15. La casa è addormentata. Io pure. Ieri è stata una giornata "campale", densa di avvenimenti ed emozioni. 

A partire dal bellissimo incontro alla Biblioteca di Trecate, un luogo magico immerso in un grande parco, luminoso, dove i bambini e i grandi hanno ascoltato in silenzio la lettura di un albo che amo ormai davvero tanto "Natura dentro" di Arianna Papini (Carthusia, qui). Un libro che suscita pensieri ed emozioni, ricordi e stimola con le sue vivacissime, e allo stesso tempo, delicate illustrazioni. Bambini e bambine dai tre anni e mezzo ai dieci, che si sono messi a creare le loro opere solo con i materiali che stimolano la creatività. Qualche mamma mi ha chiesto se per caso adottassi il metodo Munari. In realtà il percorso che con Barbara Archetti e Cristina Zeppini - le famose ABC - abbiamo fatto è stato quello di ispirarci ai grandi maestri (non solo Munari, ma anche Malaguzzi, Rodari...) ma anche di fare un percorso personale che ci ha portato a "togliere" perché i bambini mettano, a curare più la preparazione prima nella scelta dei materiali piuttosto che intervenire durante il processo creativo. Un incontro denso quello di ieri mattina, in cui ho trovato bibliotecari attenti e curiosi, preparati e disponibili.

Poi, arrivata a Milano non troppo tardi, tempo dieci minuti di mangiare quanto Massimo aveva preparato anche per me, sono ripartita con la squadra di scacchi semicompleta per il torneo de Il Castelletto alla scuola francese. Una scuola bellissima e luminosa, dove nei prati - fuori - si trovavano in mezzo all'erba rigogliosa narcisi gialli e tulipani. Qui abbiamo trascorso tutto il pomeriggio all'insegna del gioco dove ho potuto osservare i nostri bambini concentrati. Come ho scritto ieri sono rimasta perplessa dall'atteggiamento di alcuni genitori: alcuni felici di una vittoria a tavolino - per mancanza di avversario - altri subito pronti a dire che la sconfitta del figlio era avvenuta perché alle spalle del vincitore c'era il "padre che suggeriva" . Ne ho incontrati diversi così anche alle gare provinciali. Persone che vogliono più di tutto che il proprio figlio vinca. Certo, anch'io ho desiderato che Marco e i suoi amici vincessero, ma soprattutto per sé. Ma ho sempre detto che prima di tutto bisogna divertirsi, poi vincere. E in effetti per loro è stato così. Si sono guadagnati un dodicesimo posto (su 24 squadre) meritato, con una vittoria finale di tutti e quattro all'ultimo turno, cosa che li ha riempiti di gioia e fatti saltellare ovunque. Settimana prossima avremo il torneo individuale, poi il 6 maggio ci sarà una bellissima iniziativa per tutti al Castello Sforzesco. Purtroppo non potrò andare ma spero i bambini ci vadano perché sarà una grande festa dove tutti potranno sperimentare gli scacchi.

Ieri sera - stanchi ma felici - siamo tornati a casa giusto per recuperare Andrea e andare a goderci un gustoso pasto da Rajput - Ristorante Indiano, uno dei nostri posti del cuore, dove i bambini sono entrati per la prima volta nella pancia (sarà per quello che adorano il cibo indiano e i cibi piccanti?). Fatto sta che finalmente ho potuto assecondare un desiderio espresso da giorni da Andrea. Poi a casa un film tutti insieme - e la mamma addormentatasi come sempre! - e l'immancabile treno dei sogni. Un treno dove il babbo era già salito (era davvero tardi ieri), Andrea era davvero l'ultimo passeggero a salire. Questa volta gli amici di Andrea erano già addormentati ma facevano brutti sogni. E così lui è dovuto andare dal mago Merlone, il mago pazzerello e un po' sbadato che è sordo ma sente solo se gli si sussurra all'orecchio. Un mago che perde sempre la sua bacchetta magica, che è un p' svampita come lui, del resto come in Harry Potter sono le bacchette a scegliere i maghi e non viceversa. Con la bacchetta recuperata il mago, tra uno sbadiglio e l'altro, ha ridato il sonno a tutti e il treno è potuto partire lieve, accompagnando nel mondo dei sogni tutti i suoi passeggeri.
Mentre scrivo la luce fuori cresce, un timido sole appare. Non sento ancora i rondoni ma un tram che passa pesante sulle rotaie. Il ticchettìo dell'orologio mi coccola mentre fatico a svegliarmi.



Buon giorno a tutti. Anche oggi mi aspetta una bellissima giornata, con un concerto magico al Dal Verme SONG & Superar for Syria. Non vedo l'ora.