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martedì 17 gennaio 2023

Riconnessioni o dell'importanza di stare in natura


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In questi giorni sto progressivamente dedicando tempo allo stare in natura, anche se non si tratta di una natura selvaggia, come quella che amo, ma di un parco urbano.

Ho osservato che la quantità di tempo in "immersione", con passeggiate e soste, facilita il distacco dai pensieri quotidiani e facilita la curiosità e il desiderio di scoprire e indagare questa biocenosi creata dall'uomo.

Dopo tantissimo tempo - a Milano - mi sono seduta alla base di un bagolaro e sono rimasta a percepire le mie sensazioni sonore e visive dando loro spazio e accogliendo quello che arrivava.

Chissà che non sia questa una strada, unita al camminare lasciandosi trasportare dalla curiosità, senza una meta precisa, per ritrovare me stessa, la mia voglia di indagare, farmi domande e sentirmi di nuovo intera.

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Ho scoperto che il boschetto che amo è fatti da bagolari. Hanno il tronco completamente ricoperto da licheni e muschi e una serie di linee orizzontali sui tronchi. Seduta sotto uno di loro mi sono sentita in pace, anche se era forte il rumore delle macchine della tangenziale, un sottofondo che è quasi una scia sonora continua.
Man mano che stavo lì qui mi sono sentita osservata da tanti occhi - forse perché una delle caratteristiche dei bagolari è di avere queste forme - ognuno di loro con una sua peculiarità precisa.

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C'è chi è riuscito a creare un tronco che si diparte in due quasi dalla base e chi ha una struttura più filiforme e lineare e ha la biforcazione più in alto.
Solo quelli esterni al boschetto hanno anche tre biforcazioni, sono con tronchi più ampi e hanno i rami che si protendono verso lo spazio aperto.
Mentre eravamo ferme, ho sentito il lontano gracchiare delle cornacchie grigie e il grido più acuto dei pappagalli. Oggi non c'era nebbia né sole, anche se il fiato si disperdeva in cerchi concentrici fuori dalla bocca. Ma le mani non erano gelate. Invece percepivo l'umido provienente dalla lettiera nera, dove erano depositate le sle foglie di bagolaro e quercia rossa, da cui spuntavano vivaci piantine verdi.
Sulla cima di due alberi ci sono due nidi.

Quando ci siamo mosse spostandoci all'aperto ho percepito il freddo addosso alle mani, che si sono pian piano congelate. Ho attraversato prati coperti di brina o bagnati. L'escursione termica era sensibile

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Mi sono diretta verso il bosco dei faggi, dove mi sono soffermata a osservare i tronchi nodosi e pieni di ferite e cicatrici e le foglie arancio marroni ancora sui rami insieme a qualche faggiola e alle punte apicali pronte ad aprirsi con il caldo. Il mio sguardo è caduto su quelli che ho chiamato i custodi, facce che mi appaiono dai tronchi, frutto della mia immaginazione.

venerdì 2 aprile 2021

Seduta accanto all'Ontano



Caro Ontano

Questa è la mia prima seduta qui.
Sono emozionata.
Sono attorniata dai canti degli uccelli: fringuelli, merli, cinciallegre, cornacchie. È un continuo vociare nel silenzio.

Tu ti stagli solitario nel prato con il tronco ammantato di licheni. 




Mostri gli abbozzi di nuova vita. E qualche pignetta secca dello scorso anno.
I miei pensieri sono travolti dai canti degli uccelli, qui veri protagonisti.
In lontananza ho appena sentito un fagiano. E un gallo.

Il sole caldo mi scalda il viso e un venticello lieve alla mia destra porta sollievo.
Sento il ronzare di api e mosconi.
Il prato è ricoperto da anemoni, primule tarassachi, violette e qualche croco.
Quanti anni hai? So di avertelo già chiesto ma forse non ho sentito la risposta.
Chi viene a trovarti? I picchi? E hanno dato dei buchi in alto?
Chi ha lasciato nel terreno quelle specie di grufolata? Sono davvero curiosa e non ho ancora risolto il mistero.
Nel prato accanto alle anemoni ricche di polline vedo anche le tue pignette e gli amenti penduli. Sono quelli dei noccioli?
Il tuo tronco è molto secco. Cosa posso dare per te? So che vivi in terreni che amano l'acqua.
Quanti anni hanno i licheni che abitano il tuo tronco? Alcuni sono tondi e piccoli, altri giganteschi e i loro confini si confondono in mezzo ad altri licheni.
Ci sono altri ontani vicino alla siepe. Le vostre radici sono connesse? Cosa vi dite? Sarei curiosa di saperlo.
Ma tu ti ricordi del grande noce che c'era nel nostro prato? Era abbastanza vicino a te. È stato fulminato e ora non c'è più. Era altissimo. Ora guardo l'altro noce vicino alla casa e direi che si è fatto grande e bello. Sovrasta la casa rosa di un bel po'. Ha più di 40 anni.
Verrò a trovarti anche più tardi o stasera.
Sono curiosa di sentire e vedere le differenze.
Buona giornata


mercoledì 13 gennaio 2021

Ritorno dalla Principessa



Ore 9.00


Cara Principessa,
da tanto aspettavo di incontrarti. 
Ed eccoci qui. 
La tua chioma in alto è baciata dal sole e si staglia in un cielo azzurro spruzzato da una manciata di nuvole Sei ancora ricca di frutti
Poi guardo a terra. Nel terreno ghiacciato ecco il tuo tesoro. Frutti chiusi e aperti. I tuoi semi ricamati avvolti dal gelo e compatti. Ci sono anche tanti rami. Cosa ti sarà successo?
Sarà frutto della nevicata di fine anno?
Non ti so dire la gioia e l'incanto.



Mentre guardo in terra sento il canto di un codibugnolo. Dove sarà?
Sai, mentre venivo mi hanno accolta lungo il sentiero un pettirosso e una cinciallegra.
È da tanto che non tocco il tuo tronco. Fatti accarezzare un po' e abbracciare. Purtroppo con la mascherina, tutti gli strati di vestiti e il cappello è difficile riuscire a entrare in connessione. Anche perché un cane non smette di abbaiare e il rumore delle macchine che sembrano una scia di acqua continua non sono così piacevoli.
Ma ecco risento anche il sibilo del codibugnolo e da lontano una cincia e una cornacchia che gracchia.
Il tronco e freddo e il muschio molto basso. Naturalmente sempre da un lato del tuo tronco. Indicherà il Nord?
L'altra parte ne è priva e la corteccia è piena di lunghe scanalature che si intrecciano. Sembra essere coperta di una sottile "galaverna" come il terreno ma è solo un'impressione. Il fusto è secco ma sembra come se qualcuno gli avesse spruzzato su dello zucchero filato o della neve. Sarà l'effetto della luce? O non me ne sono mai accorta?

mercoledì 28 ottobre 2020

Seduta autunnale



Cara paulonia,
oggi sei circondata da un tappeto di foglie enormi. Mi è sembrato di essere immersa in una palude. Foglie gigantesche ai tuoi piedi. Tante verdi, altre già nere e marcite. Mentre scrivo sento il sibilo di un codibugnolo e ho percepito la sua sagoma spostarsi oltre i tuoi rami. Grazie al sole caldo riesco a percepire anche i cambiamenti di luce e le sagome che passano furtive sopra la mia testa accartocciata.
La tua corteccia ospita un muschio rigoglioso, fresco e umido. Ho visto una coccinella arrampicarsi con fatica come fosse in una giungla. E tantissimi funghetti grigi grandi quanto una capocchia di spillo che vi si ergeva no all'interno.
Guardo in alto e vedo una parte dei tuoi rami spoglia eccezion fatta per i tuoi frutti secchi, da me tanto ambiti, ancora appesi. E altre parti ancora verdi.
Sei circondata dai colori caldi dell'autunno che ha invitato gli alberi circostanti a cambiare le fronde. Tu suppongo non lo farai preferendo buttar giù quelle foglie giganti? La domanda è sorta spontanea ora che ti guardo. Cosa hai deciso che sia più semplice fare per te per affrontare l'autunno?
Le tue foglie verdi ancora morbide e pelose nella parte interiore nascondono tesori: bruchi avvoltolati che non conosco e coleotteri adulti e rossi. Difficile scoprire il loro nome.
Tu ti eri solitaria.
Il sole caldo si sente sulle mie gote, quelle prive di mascherina. Intorno a te funghi di ogni tipo.
Nel prato verde i fiori gialli delle finte fragole e anche qualche frutto rosso maturo. Una viola che sta per sbocciare. Ma sono matte? Siamo a fine ottobre? Non avete voglia di riposare?
Anche voi volete godervi questo sole inaspettato dopo la pioggia?
Intanto sento camminare accanto a me qualcuno con un cane. I bambini della scuola d'infanzia gridare. Canti di uccelli a cui non sto prestando cura e il ronzio di una mosca.
Sai poco fa ho incontrato lo scoiattolo grigio (non ho ancora capito quanti siano) e si è messo a osservarmi mentre io ero intenta a guardare le foglie gialle di un olmo (potrei sbagliarmi sulla specie). Giuro questa volta era lui il curioso e non so come i nostri sguardi si sono incrociati.
Un vento lieve smuove una ciocca dei miei capelli ma con questa mascherina e tutta accoccolata me ne accorgo appena.
I miei occhi sono abbagliati da questa luce che crea contrasti annebbiando i dettagli.
Oggi c'è quiete qui intorno e mi chiedo quanti uccelli vedrai, quante foglie cadere dai vicini e quanti bambini vocianti.

mercoledì 30 settembre 2020

Seduta settembrina





Oggi una lieve brezza muove le foglie. Quelle dell'albero di fronte sono bagnate dal sole e risplendono in tutto il loro verde chiaro. Tra le fronde delle querce un agilissimo scoiattolo grigio si muove velocemente.
Cade una foglia.
Mi accorgo di un palo della luce che non avevo mai notato. Eppure è sempre stato lì in tutto questo tempo.
A sinistra intanto si sente un movimento deciso tra i rami. Lo scoiattolo è arrivato fin sopra alla mia testa.
Il rumore del decespugliatore nella scuola d'infanzia e il fragore di un aereo nel cielo nascondo i suoni naturali.
Intravedo una sagoma di un merlo che si è spostato da un albero all'altro e da lontano ne sento un altro che emette un segnale di allarme.
Oggi tra le macchine, il suono di un allarme e un cane che abbaia faccio fatica a sentire la natura intorno a noi.
Mi sono seduta ai tuoi piedi alla base del tuo tronco e sento pungere. Il prato di fronte è ancora in ombra anche se sembra asciutto. Anche il tuo tronco è secco. Le tue foglie cadute sono di un colore che va dal verde chiaro tinteggiato di un tono di caldo al marrone chiaro fino al nero.
In alto i tuoi rami sono al sole e mostrano le foglie ancora verdi, i frutti verdi ancora appiccicosi e in maturazione e quelli secchi deiescenti.
A guardarti dal basso in alto provo un senso di pace e sicurezza. Sarà perché sei così maestosa?
Mi guardo intorno e osservo le diverse tinte di verde che mostrano gli alberi. Tra queste spicca il verde scuro tendente al blu petrolio dei cipressi o quello cupo dei bagolari in ombra. L'olmo e le querce più vicine iniziano a mostrare del giallo tra le fronde. Sarà per il cambio di stagione.
Solo ora mi accorgo che i due ciliegi mostrano già i rami spogli eccezion fatta per alcune foglie in alto.
Ogni albero decide quando cambiare abito e spogliarsi
L'aria fresca ma non fredda è piacevole sulla pelle, specie ora che ho la mascherina.
Nel frattempo sono passati dieci minuti. Sento qualcuno che spazza in un giardino e un pettirosso che gorgheggia lontano.
A parte lo scoiattolo che continua a correre veloce come un fulmine da un ramo all'altro sembra tutto assopito. O forse sono io più stanca.
Il tempo scorre veloce. Forse i ritmi sono ancora troppo serrati.
Devo lasciarti cara Principessa.
Buona giornata.

mercoledì 10 giugno 2020

Seduta di fine primavera


Cara Paulonia,

sono qui accanto al tuo tronco a cui sono appoggiata e si sta avvicinando impavido un merlo. Saltella a caccia di lombrichi . Un gruppo di persone che stanno passando lo hanno fatto scappare. Peccato. Ora sento il suo canto a metà tra gorgoglio e avvertimento. Si è nascosto tra le fronde.
È strano tornare qui da te dopo tanto tempo. Con la mascherina e una mantella visto che non so se a breve pioverà. È anche un orario diverso. Sono le 15.15. È cambiata anche la stagione. Ho perso la tua fioritura e ora trovo per terra già alcuni frutti verdi appiccicosi. Sembrano folletti verdi con il cappuccio.
Il prato è pieno di paroline bianche
Le querce che avevo lasciate spoglie sono cariche e con i rami che sembrano appesantiti. Ma è solo la loro bellissima forma spontanea. Tra le nuance di verdi chiari e scuri si stagli il rosso di un tipo di prugno di cui devo approfondire l'esistenza.
Anche il gruppo di carpini mostra il chiaro dei suoi frutti verdi pendenti. Mentre l'albero di Giuda mostra le sue foglie globose simili a quelle delle ninfee, ma aeree, da cui spuntano mazzetti di legumi dal color verde rossiccio.
Il sole va e viene insieme a un timido venticello.
Il merlo continua a gorgogliare.
Qualche suono di pallone e i rumori dell'autofficina.
Sollevo la testa e vedo un rondone volare.
La tua chioma frondosa mi protegge e nasconde. Le tue foglie sono ampie. Ricordo ancora il piacere di toccare quel velluto peloso. Porti ancora i frutti secchi che sono aperti quindi quei semini bianchi tanto amati si saranno dispersi chissà dove?
Sento il gracchiare di una cornacchia grigia.
Il nespolo della scuola dell'infanzia silenziosa per il Covid mostra le foglie nuove verde chiaro.
È appena passata una farfalla bianca che svolazza nel prato.
Sento anche i passi sul sentiero di una persona che è già scomparsa.
In terra si tuoi piedi non solo i tuoi frutti, acerbi o secchi, ma anche pezzi di muschio.
Ho appena sentito il sibilo di uno storno. Sai che ne ho raccolto uno settimana scorsa? Lo abbiamo chiamato Cipì e mi manca tanto. Manca soprattutto ad Andrea che chiede spesso di lui.
Tocco la tua corteccia ruvida. È grigio cenere. Il muschio è secco e poco morbido. Cerco insetti ma non ne trovo. Dove saranno andati?
Ecco a terra una tua figlia insieme a quello che chiamo "chicco di caffe". Mi chiedo ancora a cosa serva nel tuo frutto.
La foglia è morbida e pelosa. Tutta bucherellata. È piccola rispetto a quelle che ti vestono. È caduta presto. Chissà come mai?
Intorno a te ci sono diverse "spighe" di qualche cereale a me sconosciuto di quelli che riempiono i campi.
Intanto mentre un merlo canta un altro zampetta nel prato mentre in fondo si sente fastidioso il suono di una sega. Sai che una grande conifera deve essere caduta per un temporale qualche mese fa e ora la stanno facendo a pezzi per portarla via? Che tristezza.
Con la coda dell'occhio ho visto il merlo imboscarsi su un albero da cui ora canta. Nessuna cinica.
In compenso sai che un po' più lontano da te, oltre la piazza, ho scoperto un cespuglio di Citrus spinosa che ospita una famiglia di codibugnoli? Spero di incontrarli anche oggi ma saranno diventati ormai indipendenti...
Appena mi voltò vedo svolazzare giù dall'albero due merli maschi. Ma le femmine dove saranno finite? Ad occuparsi dei piccoli?
Ora da lontano vedo forse anche lo scoiattolo grigio. Mi scusi se vado a provare a salutarlo?

mercoledì 11 marzo 2020


Cara Paulonia,
desideravo tanto venire a trovarti e ci sono riuscita anche se oggi sarà per poco. 

Il tuo tronco caldo ospita già le cimici rosse che sono in movimento.
Guardandoti dall'alto in basso in questo cielo blu dove le nuvole sono assenti sj stagliano ancora indisturbati i tuoi frutti. Quanto vorrei toccarli. E arrampicarmi sopra di te per vedere il mondo da un'altra prospettiva.
Intanto oltre alle cimici scopro piccoli coleotteri bianchi e neri.
Ai tuoi piedi un'esplosione di fiori che hanno invaso il prato. Ora stanno comparendo anche i tarassachi oltre agli occhi della Madonna, alle pratoline dal bordo rosato e alle salvie.
Ciuffi di erba più alta si innalzano come a dire "sono qui".

I ciliegi sono fioriti e coperti di rosa, mentre gli altri alberi mostrano ancora solo le gemme.
Il sole caldo scalda le braccia dove la maglia nera assorbe il calore e si incontra con un'oretta fresca che arriva solo ai capelli, neanche al viso.
In terra tantissime foglie secche di querce sicuramente portate dal vento visto che sono lontane. Anche tanti legni e qualche pezzo dj corteccia. Sono ansiosa dj esplorare intorno per trovare i tuoi frutti.
Per osservare i fiori da vicino e vedere se le api e i bombi sono già arrivati.
Uccelli che cantano a ritmo cadenzato.
La beatitudine è anche godere di questo piccolo spazio. Lontano dalla folla. Al sicuro per tutti.

mercoledì 26 febbraio 2020

Seduta a testa in sù... e in giù



Oggi non vedevo l'ora di venire a incontrarti 
per capire se avrei sentito più quiete e suoni diversi. 
Invece sento il rumore dell'officina che funziona più che mai. 
Vedo il fumo uscire dal camino della scuola d'infanzia. Sento il fruscio delle macchine e per fortuna tantissimi canti di uccelli in lontananza: sono pettirossi, merli, storni, cinciallegre e fringuelli. Tutti canti. Nessun allarme.

Avevo voglia di abbracciarti. 
Abbracciare il tuo tronco ruvido e morbido dove c'è il muschio (in cui si sono impigliati molti semi volatili). 
Che destino beffardo il loro. 
Crescerà una piantina sopra il tuo tronco come successo in passato o saranno destinati a morire?

Oggi è un po' più presto del solito e l'aria è gelida. 
Lo sento sulle mani e sul naso.

Con il naso all'insù osservo u tuoi frutti secchi che non vogliono cadere. 
Forse sanno che li raccoglierei? 
Certo non tutti ma la tentazione è forte perché sono bellissimi. 
Li rivedo nei dettagli nella mia testa mentre un pettirosso gorgoglia e una cornacchia gracchia e gli storni sibilano.

Quanti anni hai? 
Ho trovato dei video in cui raccontano della tua crescita portentosa e veloce. 
Quindi sarai ultracentenaria? 

Non sapevo che molti tuoi fratelli venissero usati per il pellet. Una pianta così bella sprecata. 
Per fortuna ti hanno lasciata libera di espanderti.

Ora guardo in basso nel prato. L'erba è coperta di goccioline che si ergono sulla cima. Le pratoline sono chiuse, come se fossero ancora schiave perché il sole non è arrivato a baciarle. Tantissime salvie in gruppi. Non vedo invece il tarassaco. Almeno i fiori.
Ci sono tanti sassi tondi e ovali che sembrano uova.
Tracce secche del passaggio dei lombrichi.

Alzo di nuovo la testa verso la parte già soleggiata. L'aria è frizzante.
Dove settimana scorsa ho scorto il muso di un rinoceronte/elefante sta una cimice rossa. Anzi stava. È bastato un istante per perderla dj vista.

Intanto sento il canto melodioso dei fringuelli, quello che accompagnava sempre senza che io ne fossi consapevole le passeggiate nei boschi.
Alzo lo sguardo ancora più in alto. Il cielo è blu. All'orizzonte lato Nord qualche nuvola. Sopra di te solo il suo bel colore che fa risaltare i tuoi colori caldi. Osservo ancora i tuoi frutti alcuni sono sicuramente aperti e sono riusciti a disperdere i semi Bianchi alati. Altri sembrano chiusi. Non ho ancora capito a cosa servono quelle specie di chicchi di caffè che ci sono all'interno.

Troverò un esperto in albero delle principesse?

Mentre il vento passa ruggendo intorno alle mie orecchie e sento i passi sul selciato osservo i tuoi rami giovani ondeggiare in una bellissima danza.
Intanto le mani in solo venti minuti sono letteralmente congelate. La prima volta dopo tante settimane. Oggi sembra davvero inverno.
Il parco è decisamente più vuoto di umani. Solo podisti e proprietari di cani.

Effetto Coronavirus o perché sono solo le 9.15?

Arriva un codibugnolo. 
Muove su e giù la coda. Poi ne vedo un altro e volano via sono i miei folletti preferiti.
Da lontano una cincia emette il suo canto d'amore. Oggi sono convinta che tutti gli uccelli maschi stiano richiamando già le femmine. Magari mi sbaglio ma i canti sono più lunghi.

Guardo dal lato opposto al parchetto e vedo sul liriodendro già gli abbozzi della rinascita. 
Le piante sono pronte. Intanto un merlo passa forse per via di due persone che si muovono.
È un via vai oggi. Canti, sibili, schiamazzi. Ho appena avvertito l'ombra di un uccello che è volato sopra alla mia testa. 

Quante cose sto imparando da questa seduta settimanale. 
È quasi un anno che la faccio. Nel prato scorgo un'altra A disegnata da un intreccio di rami. È l'iniziale del mio nome e di tante parole belle
Amore
Amicizia
Arte
Armonia
Ascolto
Anima
...
Forse posso finire qui. Grata e rigenerata.

mercoledì 19 febbraio 2020

Accarezzando il tronco...



Cara Paulonia,
Oggi mentre ti accarezzavo al mio arrivo ho sentito forte il gorgoglio dei pettirossi e il gracchiare delle cornacchie, il sibilo dei codibignoli. Arrivando ho visto merli e sentito cinciallegre (come ora) e gli storni.
Sulla tua corteccia il muschio è fresco per la pioggia dei giorni scorsi. È sia frondoso sia a mucchietti morbidi. Sull'altro lato, secco e caldo, anche se il sole oggi è timido e il vento fresco, ci sono le cimici rosse.
Tu ti ergi maestosa e mostri i tuoi semi non ancora caduti dai rami e le gemme di un tono caldo più chiaro.
Oggi noto, osservandoli dal basso verso l'alto i rami più giovani e quelli più anziani. I primi sono dritti e chiari e mostrano una punteggiatura nera evidente. Gli altri sono armonici e pieni di muschio. Scuri per l'età, la pioggia, gli eventi, la storia. 

Mentre li guardo vedo un fringuello maschio. Si intravede il ventre rossiccio e si intravedono anche quelle lamine bianche intorno alle ali che lo fanno riconoscere anche in volo.
Intanto è un continuo vociare di uccelli. Ora riconosco anche il canto di un altro fringuello, forse prima nascosto dagli altri. Le cince che non smettono un attimo come pettegole mentre il pettirosso ha smesso.
Se chiudo gli occhi sento evidente il contrasto tra un lato e l'altro. Lato strada un rumore di sottofondo delle macchine che passano che associo non so perché al suono che abberto quando sono al fiume quando scorre l'acqua. Anche qualche canto di uccello anche se mascherato. Dall'altro lato verso la scuola d'infanzia e le case, dove ci sono gli alberi il suono della natura è l'unico. Uccelli che cantano ognuno la sua melodia ed è un bellissimo concerto. 

Osservo ancora una volta più a distanza il tuo tronco dal lato privo di muschio e mi appare evidente il tuo occhio. Un luogo dove un tempo è stato tagliato uno dei tuoi rami principali che ha creato intorno un rigonfiamento e dentro un buco. Un buco dove per tanti anni ho visto comparire le fragole. Ora non più ma mi aveva sempre affascinato. 

Poi accanto vedo quella che mi sembra una faccia di rinoceronte. Io sono fissata con i volti lo sai. Un rinoceronte con uno strano corno che diventa un ramo. Simbolo forse che, a differenza degli animali reali che muoiono per i corni, tu hai generato la vita. Voglio vederla così oggi questa storia.
Ora che guardo meglio non sembra un rinoceronte ma un elefante senza orecchie che ha la proboscide in su e una zanna lunghissima. 

Quanto vorrei allungare le mie braccia, farle diventare elastiche quanto basta per arrivare ai tuoi amati frutti secchi. In terra ne trovo pochi. Ormai so che saranno già aperti e senza i tuoi bellissimi semi bianchi.
Ecco oggi ho dedicato tutto il mio tempo a disposizione solo a te. Non ho guardato intorno né accanto. 
Ho ascoltato i suoni e ti ho accarezzato. Ne avevo bisogno.
Grata.

mercoledì 12 febbraio 2020

Abbraccio con il batticuore



Sono le 11.
Oggi c'è un sole caldo mitigato da un venticello fresco. Non ci vedevamo da due settimane e ho sentito di doverti abbracciare.
Mi ha colto una strana sensazione di batticuore. 
Non so se fosse vergogna per chi mi stava vedendo in quel momento (avevo gli occhi chiusi e sentivo i passi sul sentiero di ghiaia) o qualcosa di diverso. 

Ho appoggiato una guancia sul tuo tronco rigido e caldo mentre quella sinistra percepiva il fresco del vento che mi scompigliava anche un po' i capelli.
Poi mi sono messa a osservarti. 
Oggi il tuo tronco esposto al sole ha lo stesso colore della cenere quando è nera con riflessi blu sarà l'effetto della luce?

Ecco che trovo la prima cimice rossa. 
È sola. Si starà scaldando? 

Sull'altro lato il muschio è secco e più rado.
Una cornacchia gracchia e un merlo vola gridando il suo canto di allarme.
Intravedo sul tuo tronco i fili di invisibili ragnatele che sono illuminate dal sole.
Una cimice cammina veloce. L'ho persa di vista.
Mi siedo alla base del tuo tronco. Il prato è secco. Sono spuntati "gli occhi della Madonna" piccoli e blu. È spuntata quella che forse da piccola chiamavo salvia pratense (forse è il Lamium purpureum). In terra tanti rametti. Tante foglie secche e pezzi dei tuoi frutti secchi. Dopo li cercherò per bene tutto intorno. Sai quanto mi piacciono vero?
Accanto a te tutti gli alberi sono spogli: i tre olmi alla tua sinistra, le querce (tranne l'ultima in fondo vicino al parco giochi, lei resiste con tutte le sue foglie secche). Persino le samare sono cadute. Mentre poso lo sguardo con il sole che abbaglia incontro le silhouette di due codibugnoli. Uno si sposta velocemente sopra il tuo tronco e pesca qualcosa dove hai il muschio poi scompare insieme al suo sibilo acuto.

Ecco che trovo un tuo frutto aperto con i semi volatili bianchi. 
Sono di una bellezza infinita. Mi commuovo.

Oggi cara seduta non riesco ad apprezzarti quanto dovrei. Non riesco a stare ferma ma sono presa dalla voglia di andare in giro e guardarmi intorno. Vedere i fiori che sono spuntati. Le nuove gemme sui rami spogli.
E mentre sono qui ferma ecco tornare i due codibugnoli che verseggiano. Sono sempre in controluce.
Oggi tanti cani in giro. Quello dell'officina abbaia. Le macchine passano poco. C'è una strana quiete. Anche le grida dei bambini della scuola di infanzia mi danno idea di quiete. Forse perché sono risate allegre.
Il cielo è blu.
Nessuna nuvola.
Il vento agita le coperture di una impalcatura gonfiandole come vele di una barca.
I vetri e gli specchietti delle auto brillano.
Il prato inizia a essere verde a macchie. Fa a gara con le foglie secche beige che lo ricoprono. Anche i fiori punteggiano il prato: sono blu, viola e bianchi. 

Una folata di vento alza le foglie e un merlo mi passa di fronte sfrecciando e atterrando a terra come un aereo.

Con questa luce faccio fatica a osservare ma mi godo il caldo sulle guance. Mentre il vento smuove i capelli facendomi il solletico.
I rami più elastici ondeggiano.
Una mosca vola a zig zag e si posa accanto a me sul prato.
Oggi non sembra proprio inverno. Sembra primavera.
Mi disturbano le cicche di sigarette accanto a te, i tappi di birra, un pacchetto di sigarette abbandonato nel prato e una cannuccia di plastica. Le persone lo sapranno che sei l'albero della principessa? Ti dovrebbero ammirare non attorniare di spazzatura. Ho deciso che pulirò almeno attorno a te. Per il rispetto che ho. Oggi forse il non stare fermo ha anche una motivazione più nobile.
Ti saluto amica mia. Insieme ai canti delle cince. Ci vediamo settimana prossima.

mercoledì 29 gennaio 2020

Seduta tra rumori e canti



Oggi il sole brilla in cielo rendendo le sommità degli alberi dorate mentre nel prato all'ombra tutte le foglie e i fiori sono avvolti dalla brina.
Sono arrivata al tuo tronco: freddo e umido dove c'è il muschio. Caldo e secco nella parte esposta al sole. Dal basso verso l'alto il tuo fusto appare ancora più maestoso e baciati dal sole i frutti e i nuovi abbozzi (non ricordo se siano fiorali) sono color del tramonto quando il rosa sfuma dal giallo/rosso intenso. L'aria è frizzante come se fossi in montagna.
Il passaggio continuo delle macchine è oggi assordante. Chissà come mai mi da così fastidio?

Non vedo l'ora che caschino i tuoi frutti per osservare ancora quella bellezza. 
Devo aspettare. 
Quanto?
Intanto oltre al rumore della sirena mi conquista il canto della cinciallegra. Sento dei passi sul vialetto. Sempre più forti. Avrà i tacchi? Aspetto che passi per sentire il suono e poi scoprirlo.
Il sole mi abbaglia come una lamina di luce diretta agli occhi. Non posso alzare troppo lo sguardo.
Allora provo ad abbassarlo e a scoprire se osservo o sento qualcosa.
A terra come le ultime volte ci sono cuscinetti di muschio. Saranno cascati o qualcuno li ha staccati?
Trovo legnetti. Pezzi dei tuoi rami color marrone pelle e con piccole lentixelle più scure e disposte verticalmente. Sembrano piccoli occhi socchiusi. Girando il pezzo di ramo una parte presenta solchi molto ampi. Sarà solo di questo ramo o è una caratteristica di tutti? Ecco una nuova domanda. Non smetti mai di incuriosirmi.
Ai tuoi piedi è già arrivato in parte il sole e la brina si è trasformata in umidità. Le foglie sono bagnate. È buffo vedere accanto a te foglie di quercia rossa spiccare con il loro color marrone caldo rispetto alle tue rotte e nerastre.
Una cornacchia grigia è passata e ha fatto sentire il suo gracchiare. Per il resto un rumore di fondo assordante delle macchine lontane che passano. E il picchetto nella officina di macchine di fronte. Dal lato scuola infanzia silenzio.
Trovo in terra altri due tuoi rametti spezzati. Stesse lenticelle ma quello più piccolo ha cicatrici tonde. Un'amica mi ha detto che quando una foglia cade lascia una cicatrice sul ramo e in base al tipo di cicatrice si può capire che albero sei. Ne terrò conto. Bisognerebbe guardare i tuoi rametti da vicino prendendosi tutto il tempo necessario.
Ecco nel prato due tuoi frutti spaccati a metà. Uno è solo un guscio vuoto con la separazione verticale. L'altro chiuso e gelato. Bisogna abbassarsi a terra per scoprire i dettagli del prato.
Una pratolina audace sta aprendo pian piano i suoi "petali" (so che non sono tali ma non ricordo il nome). Le punte sono rosa e gelate. Accanto un'altra è ancora chiusa.
Stare accucciato a terra in un parco urbano crea curiosità e talvolta, come oggi, mi trovo a rispondere a persone che mi chiedano come mai sia in quella posizione. È buffo e piacevole al tempo stesso.
Osservo il prato. Sembra che fumi. Deve essere un effetto del sole e dei suoi raggi caldi a contatto con la brina e il terreno gelato. Mi piacerebbe afferrare questo alito che scorre come quando il fuoco è basso e rimangono le ultime ceneri. Afferrarlo per sentire se è freddo o caldo. L'effetto si vede solo in controluce altrimenti sparisce. Quanto è importante muoversi. Cambiare punto di vista.
Intanto continuo a sentire almeno una cinciallegra cantare. Nessun merlo o fringuello. Come mai? Dove saranno? E gli scoiattoli?
Il sole rende belle anche le cartacce, gli involucri delle merendine che brillano.
Il canto delle cince si fa continuo e sembrano aver instaurato un botta e risposta da più fronti. Cosa si diranno? Parleranno del cibo?
Osservo ancora una volta le tue foglie. Alcune sono morbide quasi come velluto. Altre piene di gabbietta e "raspose". Sono di un grigio argentato. Alcune sono a pezzetti altre ancora intere si mostrano nella loro grandezza. Oltre il palmo della mia mano.
Girovago e trovo i tuoi piccoli semi bianchi sopra le foglie e messi così agglomerati per il freddo potrebbero essere scambiati per uova . Ma io so che non è cosi.
Il mio tempo è finito e vado a casa piena di scoperte e domande nuove.

mercoledì 22 gennaio 2020

Seduta gelata tra i codibugnoli



Oggi il cielo è azzurro e le nuvole sono leggere e lontane. Il mio alito caldo crea dei cerchi concentrici prima di allontanarsi dalla bocca.'aria è frizzante.
Il muschio sul tuo tronco è freddo e coperto di brina.Gelido al tatto.La corteccia rugosa esposta al sole è più calda e ospita qualche cimice rossa.
Mi appoggio come sempre al tuo tronco e sento un lontano gracchiare di cornacchie grigie, le macchine che passano lungo la strada e a destra dove ci sono gli alberi e la scuola d'infanzia un flebile suono di piccoli uccelli.
La brina accarezza il prato e lo protegge come una fredda coperta. 
Per terra tante foglie gelate e rigide e molti legni caduti.

Tu tu ergi maestosa mostrando i tuoi frutti baciati dal sole e gli abbozzi fiorali che spunteranno a primavera.
Il sole mi abbaglia. 
Oggi sembra che gli uccelli in particolare le cince siano distanti e sento più forti i rumori dell'uomo.
Mentre abbraccio il tuo tronco e provo a sentirne l'odore sento più vicini i canti delle cinciallegre (alzo la testa e le vedo volare verso gli alberi vicino alla strada) e il sibilo dei codibugnoli. Eccoli, sono atterrati sulle tue fronde più alte e cinguettato forte.
Prendo da terra un tuo frutto e cerco di aprirlo. I tuoi bellissimi semi alati sono congelati e hanno la forma del frutto che li contiene.
Anche il terreno è gelato e non riesco a scavare per cercare i lombrichi.

mercoledì 18 dicembre 2019

Ultima seduta del 2019



Il cielo piovorno è pallido e color lattice. 

Tu mi appari con il tuo tronco maestoso con i tre grossi rami che si biforcano.
E in questo avvallamento dove i tre rami si dipartono spicca il muschio oggi lucente. Osservo il tuo aspetto elegante e mi chiedo quando cascheranno i tuoi frutti e le ultime foglie rimaste. Oggi tutto sembra della stessa tonalità calda. 

Mi accolgono i versi dei fringuelli a destra insieme alle voci dei bambini della scuola d'infanzia, 
a sinistra il verso delle macchine quando affondano con la ruota in una pozzanghera.

Prima di appoggiarmi al tuo tronco mi guardo intorno e per la prima volta sono più consapevole del perché ti ho scelta o ti sei fatta scegliere. Il grande tronco invita ad abbracciarlo forse anche per quel senso di morbidezza invitante del muschio. 
I tuoi rami che si articolano e intrecciano fino a mostrare il più lieve spessore che si inarca in alto, con fierezza. Solo dove appaiono i frutti i rami tendono verso il basso. Nonostante la loro leggerezza sarà il loro peso a farli rivolgere a terra? Cosa succederà ai rami quando i frutti saranno caduti? 

È una domanda che non mi sono mai posta.

E ancora. 
Percepisci il freddo? 
Se si come?

La mia mano si appoggia grata sul tuo tronco umido. 
Il muschio è nuovamente rigoglioso e a cuscinetti. Sembra rinato.
Intanto sento il gracchiare di una cornacchia grigia di passaggio e il melodioso canto del pettirosso. Sembra quasi che mi inviti a iniziare la seduta.
Il terreno è appiccicoso sotto le scarpe e appaiono numerose le tracce dei lombrichi. Riuscirò a trovarli? Detto fatto. Con un rametto sollevo lievemente un "bitorzolo" e mi trovo il signor anellide rosato con una parte infilata in uno dei due buchi. Sta immobile. Allo stesso tempo fa resistenza. Sarà dunque vivo?
Ora l'ho spostato tutto e lui/lei inizia lentamente a muovere i fluidi nel corpo rosato e si infila nuovamente sotto un grumo. Poi sembra ripensarci e cambia posizione.
Mentre sono presa dall'osservazione sono circondata dai canti degli uccelli: quello melodioso del pettirosso prima alla mia destra poi sopra di me, il passaggio veloce di un merlo con il suo canto di allarme da sinistra a destra. Alzo la testa e vedo una sagoma di merlo maschio passarmi accanto in volo, fugacemente, da destra a sinistra per atterrare su un ramo di olmo. Più in alto nel cielo un gruppo di piccioni. Nel frattempo il lombrico è già scomparso.
Alzo gli occhi giusto per vedere una cincia fare un pit stop sui tuoi rami. È già sparita mentre il cielo sembra un areoporto dove le cornacchie grigie passano e gracchiano.
Il prato è bruno, color pelle, avvolto da un mantello di foglie anche se sotto l'erba sembra rigogliosa.
Gli alberi si presentano più o meno come la settimana scorsa. Ci sono due querce in fondo (non una come sembrava la volta passata) che sono ancora cariche di foglie.
Il pettirosso cattura la mia attenzione sonora anche se il gracchiare di fondo delle cornacchie rovina l'atmosfera. Poi ci si mettono i merli ma giustamente cantano in allerta perché sta passando un cane. Oggi si avvertono i passi sul sentiero umido.
È inutile oggi sono interessata ai lombrichi forse perché so che posso trovarli. Infatti sollevo un altro mucchietto e da uno dei due buchi compare un altro corpo lattiginoso roseo con il suo anello e si muove il più velocemente che può, traslando il corpo per cercare un altro nascondiglio. Ora capisco il picchiettio dei merli che smuovono fugacemente il becco nel terreno sollevando foglie e quant'altro. Però oggi non sono ancora a caccia.
Lascio in pace i lombrichi e cerco sul tuo tronco le cimici rosse. Eccole una accanto all'altra. Chissà come passano la giornata?
Alzo gli occhi più in alto sulla corteccia e ne trovo una solitaria. Sono immobili.
Una goccia cade e sento io rumore sui miei capelli. Poi un'altra e un'altra ancora. Il cielo piange. E io continuo a sentire le gocce la cui caduta è amplificata dal mio giaccone.
Mi volto e vedo nel prato quattro merli zampettare. Si muovono con scioltezza. Zampettano poi smuovono una foglia con il becco, la sollevano e proseguono la caccia la lombrico. Chi di loro mangerà di più?

Provo ad annusare la tua corteccia ma è inodore. 
Affondando il naso nel muschio non sento quel profumo di bosco "che sa di muschio". 
Dunque in città il muschio è inodore? 
Chi glielo ha portato via? 
O chi dona il profumo al muschio dei boschi?

Una macchina risuona con il suo allarme. Poco prima qualcuno aveva buttato delle bottiglie e ho avvertito il passaggio delle auto. Mi rendo conto che ho passato l'ultima mezz'ora concentrata sui versi della natura ignorando quelli umani. 

Oggi mi sento strana. So che per un po' di tempo non ci vedremo. Cosa vivrai? Come ti troverò al mio ritorno? Quanti uccelli e insetti ti faranno compagnia?
È una strana sensazione perché ci siamo incontrate abbastanza da settembre e ho visto progressivi cambiamenti intorno a te e in te.
Solo ora mi accorgo che ha già smesso di piovere. Un fringuello canta.
Le mie mani ora sono gelate, il naso meno del solito. I piedi caldi che strano!
Un'ultima occhiata in alto là dove spiccano i frutti già pronti e quelli ancora piccoli. Dove i tuoi rami si protendono verso il cielo come tante braccia.
Ti saluto amica mia. Ci vedremo nel 2020.

mercoledì 30 ottobre 2019

Trilli di cince e marrone



Ore 9.10

Oggi mi ha accolto un vento freddo e tra i rumori molesti delle auto si sente davanti a me e alla mia destra il trillo delle cince e qualche verso più acuto che non riconosco. Ora si intravedono anche le sagome scure che si spostano da un albero all'altro.
Il vento smuove le foglie degli alberi che cascano a ondate. Qualche cornacchia grigia in alto si fa sentire nel cielo o intravedere.
Il prato è stato forse tagliato ancora una volta perché appare più basso e si vedono i segni di un trattorino intorno a una pianta. Il marrone oggi è uno dei colori che si mostra: sia per il terreno smosso, sia per le foglie cadute sotto gli alberi ancora carichi di fronde, sia sotto la mia paulonia. Qui è sempre evidente in macro il lavoro dei lombrichi con tutti quei grumetti appallottolati. Si sente anche netto il cadere delle foglie di paulonia ampie a pesanti.
Lungo il muschio che ricopre un lato del tronco in basso si notano ancora ma con maggiore difficoltà i funghetti grigi che ora si sono aperti. Il muschio al tatto è umido ma non bagnato e non ha l'odore tipico di quello che si trova nei boschi. Direi che è inodore.
Cerco le lumache: nessuna traccia. Mentre le cimici sono sempre appallottolate in piccoli gruppi sul lato della corteccia privo di muschio.
Oggi, come quando il sole non c'è o è coperto dalle nuvole, il movimento degli uccelli anche se troppo rapido per riconoscerli è un continuo susseguirsi di sagome tra un albero e un altro.
Il vento oltre a farsi sentire pungente sulla mia faccia scuote le chiome degli alberi più alti e il loro fruscio si avverte, specie alla mia destra.
Oggi è quindi un susseguirsi di canti e movimenti. Mentre la vita nel prato sembra spenta.
Come stai chiedo alla mia paulonia. Ascolto e mi sento poco connessa. Poi una sua foglia cade e ondeggia roteando nell'aria.
Cosa avrà voluto dirmi?
Vorrei ascoltare ma non riesco. Mi sento meno a mio agio del solito.
Intanto risponde per noi due una cornacchia grigia che alla mia destra non la smette di gracchiare a intervalli regolari.

mercoledì 23 ottobre 2019

Sotto un sole pallido e un cielo slavato




Oggi il sole pallido è nascosto da nuvole e un cielo slavato. Non so se perché ora tutto sia più rallentato - sono solo le 9 - o per il tempo. Mentre mi appoggio alla paulonia e cerco di esercitare la vista periferica mi sembra di essere in mezzo a un traffico aereo di uccelli che continuano a spostarsi da un albero all'altro, dagli alberi in cielo o dagli alberi a terra. Sono perlopiù merli, almeno sembra dalle dimensioni. A destra il melodioso canto di un pettirosso, a sinistra lo stridulo richiamo di qualche storno. Pare che abbiano iniziato a far tappa qui prima della migrazione. Quanti saranno?
Mentre sto qui immobile passa un bimbo piccolo e sento chiedere alla mamma " perché quella signora si è nascosta?". Sorrido pensando che solo i piccoli sono già grandi osservatori e si fanno buone domande.
Il tronco è umido e mostra oggi un muschio rigoglioso. In una settimana è rinato e ospita anche dei piccolissimi funghetti grigio azzurri. È sorprendente come la Natura cambi e ci disorienti ogni volta.
Il tronco alla base, in una insenatura ospita anche un gruppetto di lumache color terra di Siena disposte in fila, alcune con le antenne aperte e in movimento, altre appallottolate. 

Dal lato opposto, quello privo di muschio ed esposto al sole, mostra le piccole colonie di cimici rosse.
Dopo quasi venti minuti il sole inizia a comparire alle mie spalle illuminando la chioma della paulonia e alla mia sinistra, e mi fa vedere sotto una luce diversa i faggi (i due all'esterno hanno i tronchi chiari rispetto al centrale ancora in ombra e le foglie verde marrone evidenziano i chiaroscuri). 

In terra il prato è basso, bagnato, ancora verde tranne vicino alla paulonia dove le foglie quasi marcescenti sono bruno scuro nerastre.
Osservando dal basso questa pianta monumentale si vede chiaramente una distinzione del tronco: una parte a ricoperta dal muschio e una parte dove è assente. Salendo invece i rami ampi appaiono avvolti dal muschio ovunque e sembrano ricoperti da una sorta di pelliccia verde caldo.
Le foglie sono immense e accanto ai "grappoli" verticali dei frutti alcuni dei quali stanno diventando bruni, si trovano anche rami dove sembra ci siano abbozzi di nuovi fiori. Ma non ne sono sicura. Non la conosco ancora abbastanza.

Il tempo passa e il sole inizia a illuminare da destra il prato ed evidenzia le minuscole gocce di rugiada che ricoprono le singole piante. Sono tanti puntini luminosi o bagliori più vasti se le piante hanno le foglie più ampie.

In terra ai miei piedi un lombrico. Chissà se sarà quello di un po' di tempo fa? Il posto sembra quello e anche le dimensioni. Sarebbe bello aver tempo per poterglielo chiedere.
Viene anche da chiedersi quanta terra può mangiare e lavorare un solo lombrico perché i segni del passaggio sono tanti e tanti grumetti appallottolati sono dispersi un po' ovunque attorno a lui. Ecco due buone domande. 

E poi quante foglie che non appartengono alla "mia" pianta ci sono sotto le sue fronde. Come sono arrivate sin qui? Quanto vento e pioggia hanno lavorato? Sarebbe interessante provare a vedere a quante specie diverse appartengono. Alcune sembrano fresche, cadute da poco, altre già macerate. Per ora ne ho individuate due appartenenti a due alberi vicini. Almeno pare. Devo approfondire.

mercoledì 16 ottobre 2019

A tu per tu con lo scoiattolo grigio



Ore 9.00 

Oggi sono stata accolta da uno scoiattolo grigio che ha corso per tutto il prato, 
si è rifugiato prima su un albero con in bocca la sua ghianda poi, lestamente, è disceso ed è salito sulla paulonia scomparendo alla vista. Mi hanno accolto anche un pettirosso che non smette di gorgheggiare e una cinciallegra. I loro canti così vivaci anche se diversi (uno composto da una melodia continua, l'altro da un cinguettio altalenante) riescono a "coprire" anche gli abbai dei cani, i suoni delle sirene e il fastidioso verso di una cippatrice. 

Insomma la Natura urbana si mostra nonostante il forte impatto antropico.

Il sole sta illuminando pian piano le chiome degli alberi creando dei forti contrasti mentre il terreno è ancora bagnato. E tutto cambia. Le foglie a terra di paulonia sono ormai bruno scuro tendenti al nero e creano delle macchie sul prato ancora verde. L'erba è bagnata sia per la pioggia di ieri sia per la rugiada (in alcuni punti sembra quasi brina).
Il prato sembra così un quadro impressionista fatto di chiazze di colori, in parte per la decomposizione delle foglie, in parte per le luci e le ombre create dall'arrivo del sole.
E poi, ai miei piedi, appare un microcosmo. Un lombrico pallido che si muove lentamente, una lumaca abbarbicata come uno scoglio sopra la pagina inferiore di una foglia.
Ore 11.00 Il sole con i suoi raggi scalda la mia faccia, il corpo e fa brillare le foglie ancora bagnate. Sulla corteccia di paulonia, dove il muschio appare umido, sono comparse tante piccole colonie di pompieri o cimici rosse che da tempo abitano l'albero. Alcuni solitari si avventurano su per il muschio come in una foresta. Altri si crogiolano al sole. È volata anche una farfalla bianca e si sentono ronzare le mosche. Il pettirosso continua il suo canto melodioso. In controluce si intravedono fili: chissà se si tratta di ragnatele scomparse?
Nel prato scintilla qualcosa come uno specchio. Cosa sarà? Se solo mi alzo il bagliore scompare quindi meglio non cambiare prospettiva e osservare. Forse sono le gocce che riflettono al sole.
Nel frattempo qualche sagoma di uccello oltrepassa il mio campo visivo. Se porto lo sguardo in lontananza avverto il lieve movimento delle foglie mosse dall'aria, minuscoli insetti che si spostano come puntini nell'aria e vedo il luccichio delle foglie ancora bagnate baciate dal sole. Anche le fronde ora si muovono, di tanto in tanto.

mercoledì 9 ottobre 2019

Alla scoperta della Paulonia




Oggi il cielo grigio rende tutto il paesaggio uniforme
e si fa fatica a distinguere i contorni delle sagome degli alberi e le presenze intorno.

I rumori della strada, delle macchine e dei passanti si confondono con i canti degli uccelli:
acuti, melodiosi, come quelli del pettirosso che gorgheggia alla mia destra, 
il gracchiare delle cornacchie grigie o il verso di allarme del merlo. 
Un sottofondo melodioso difficile da scovare ma che c'è qui ora.
Ogni tanto una sagoma nera (il tempo non aiuta) volteggia nell'aria: piccola come quella di un merlo, possente come quella delle cornacchie grigie che volteggiano senza timori. 

Il prato ancora verde nasconde i fiori di tarassaco, 
oggi chiusi, qualche finta fragola ed è ricoperto da un piccolo strato di foglie della paulonia dal colore cangiante che va dal terra di Siena al bruno. Lì si nasconde un mondo silenzioso, oggi fatto da tantissime lumache beige che hanno scelto le foglie cadute come casa. Ce ne sono tante, poi ragnetti e un insetto non identificato.
La peluria della pagina inferiore delle foglie di paulonia, che ricorda la delicatezza del velluto, contrasta con la pagina superiore né troppo liscia né rugosa.
Alcune chiazze sulle foglie da vicino sembrano richiamare i tessuti. Altre forme delle #nervature fanno pensare alle spirali delle ammoniti. Altri colori ancora sembrano composizioni artistiche.
I dettagli più nitidi sono quelli vicini, come un pezzo di tronco che sembra un orecchio. I primi frutti della paulonia che spiccano ancora verdi con puntini marroni e il loro buffo cappuccio. Quei grumetti di terra mangiata che indicano la presenza dei lombrichi.
Intanto alla mia sinistra inizio a notare i cambiamenti nelle foglie dei faggi che da verde scuro stanno assumendo una tonalità gialla. Una macchia di colore impressionista che si fa notare rispetto al verde ancora presente sulle altre alberature intorno.

Proprio quando sto per andarmene sento uno strano ticchettio su un albero vicino. 
Di chi sarà?


PS ho appena scoperto che il "soprannome" della paulonia è anche "albero della principessa". 
Cosa vorrà dire?

mercoledì 5 giugno 2019

Ascoltando gli uccelli tra le fronde degli alberi





Oggi il sole è caldo, 
ma una lieve brezza sotto l'albero tana e consente di osservare in pace il mio luogo. 
Da lontano risuona il gracchiare delle cornacchie grigie, più vicino il cinguettio dei fringuelli 
e il melodioso canto dei Merli. Alcuni di loro esplorano il prato ormai alto in cerca di lombrichi.

Ascolto il canto degli uccelli nascosti tra le fronde degli alberi: inutile cercarli con gli occhi, 
serve solo l'udito.
Oggi i rumori dell'uomo sono più silenti: qualche vociare di bambini, il passaggio delle auto. La natura prevale.
Nell'erba emerge il bianco delle pratoline, il giallo dei tarassachi e il violetto dei trifogli. Intanto i soffioni aspettano che il vento li liberi dai loro semi.
Oggi ho provato a disegnare il mio albero tana e mi sono persa tra gli intrichi dei suoi rami e delle foglie. è già un inizio anche se non sono per nulla soddisfatta.

Appoggiata al tronco dell'albero tana non mi accorgo delle formiche rosse che con il loro incessante viavai si muovono velocemente. Senza darmi fastidio.

In controluce si vedono tanti moscini muoversi e una farfalla bianca finalmente appare: l'ho attesa invano; è la prima della stagione. Guardandola volteggiare tra i fiori mi accorgo che in lontananza appare il blu degli occhi della Madonna, dei fiorellini molto piccoli ma meravigliosi che compaiono nel prato. 

Ecco, ho appena visto un merlo emettere il verso d'allarme e volteggiare vicino a un tronco con in bocca un lunghissimo lombrico. 
Mi chiedo, lo porterà ai suoi piccoli?
Purtroppo il tempo a mia disposizione è finito ma la brezza, i canti degli uccelli e il verde del prato e delle fronde degli alberi mi hanno rilassato.
Grata