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mercoledì 26 febbraio 2025

Rigenerarsi


Dopo aver ascoltato quanto il verde dia benessere, settimana scorsa, oggi l'ho provato ancora una volta sulla mia pelle. Per rigenerarmi, ho fatto una passeggiata al Parco Monte Stella. Complice il sole, che faceva specchiare gli alberi nelle pozzanghere rimaste.




Ho trovato un sacco di fiori. Le amate violette, che amano le radure in ombra, a volte singole, a volte a grappoli. Ps: il profumo della violetta è delicato, bisogna avvicinare il naso e mettersi in ascolto E allora eccolo...



Ancora tantissimi fiori (come il favagello, sopra) e fiorellini che hanno colorato i prati verdi. 

Ascoltare cince varie mi ha fatto pensare a quanto questi canti siano parte del mio patrimonio e paesaggio sonoro sin dall'infanzia. Quando le ascolto insieme a fringuelli e pettirossi sto meglio. 



E mentre ero assorta mi sono sentita osservata. Era uno scoiattolo grigio vicinissimo. Pronti via, è scappato in un battibaleno. Altri, forse giovani, giocavano a rincorrersi tra gli alberi.




Infine ho trovato una chiocciola talmente piccola che non l'avrei vista. Stavo infatti osservando un frutto aperto dell'albero delle lanterne cinesi e lei era lì. Piccola e perfetta, anche mimetica. Infatti ogni luogo può essere casa, per questa chiocciola, anche il fragile frutto.



E che dire dei lombrichi? Sollevando mattoni o grandi sassi ci si può imbattere in questi anellidi che disturbati dalla luce improvvisa, iniziano a contorcersi, accorciandosi e allungandosi, e cercano di infilarsi di nuovo sotto terra. Loro sono i maggiori produttori di humus del pianeta quindi rispettiamoli sempre (e ringraziamoli!).

PS: Durante una pioggia battente, la scorta di ossigeno presente si esaurisce rapidamente. Questo è uno dei motivi per cui, dopo un acquazzone, i lombrichi salgono in superficie: se non escono a respirare, soffocano.



Infine, gli scolitidi, che artisti!


martedì 17 gennaio 2023

Riconnessioni o dell'importanza di stare in natura


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In questi giorni sto progressivamente dedicando tempo allo stare in natura, anche se non si tratta di una natura selvaggia, come quella che amo, ma di un parco urbano.

Ho osservato che la quantità di tempo in "immersione", con passeggiate e soste, facilita il distacco dai pensieri quotidiani e facilita la curiosità e il desiderio di scoprire e indagare questa biocenosi creata dall'uomo.

Dopo tantissimo tempo - a Milano - mi sono seduta alla base di un bagolaro e sono rimasta a percepire le mie sensazioni sonore e visive dando loro spazio e accogliendo quello che arrivava.

Chissà che non sia questa una strada, unita al camminare lasciandosi trasportare dalla curiosità, senza una meta precisa, per ritrovare me stessa, la mia voglia di indagare, farmi domande e sentirmi di nuovo intera.

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Ho scoperto che il boschetto che amo è fatti da bagolari. Hanno il tronco completamente ricoperto da licheni e muschi e una serie di linee orizzontali sui tronchi. Seduta sotto uno di loro mi sono sentita in pace, anche se era forte il rumore delle macchine della tangenziale, un sottofondo che è quasi una scia sonora continua.
Man mano che stavo lì qui mi sono sentita osservata da tanti occhi - forse perché una delle caratteristiche dei bagolari è di avere queste forme - ognuno di loro con una sua peculiarità precisa.

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C'è chi è riuscito a creare un tronco che si diparte in due quasi dalla base e chi ha una struttura più filiforme e lineare e ha la biforcazione più in alto.
Solo quelli esterni al boschetto hanno anche tre biforcazioni, sono con tronchi più ampi e hanno i rami che si protendono verso lo spazio aperto.
Mentre eravamo ferme, ho sentito il lontano gracchiare delle cornacchie grigie e il grido più acuto dei pappagalli. Oggi non c'era nebbia né sole, anche se il fiato si disperdeva in cerchi concentrici fuori dalla bocca. Ma le mani non erano gelate. Invece percepivo l'umido provienente dalla lettiera nera, dove erano depositate le sle foglie di bagolaro e quercia rossa, da cui spuntavano vivaci piantine verdi.
Sulla cima di due alberi ci sono due nidi.

Quando ci siamo mosse spostandoci all'aperto ho percepito il freddo addosso alle mani, che si sono pian piano congelate. Ho attraversato prati coperti di brina o bagnati. L'escursione termica era sensibile

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Mi sono diretta verso il bosco dei faggi, dove mi sono soffermata a osservare i tronchi nodosi e pieni di ferite e cicatrici e le foglie arancio marroni ancora sui rami insieme a qualche faggiola e alle punte apicali pronte ad aprirsi con il caldo. Il mio sguardo è caduto su quelli che ho chiamato i custodi, facce che mi appaiono dai tronchi, frutto della mia immaginazione.