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giovedì 22 gennaio 2026

H3Educamp Rewild Yourself: a colloquio con Raffaella Cataldo e Christian Mancini

 

A marzo 2026 comincia il primo livello di H3Educamp Rewild Yourself, 19 giorni intensivi di formazione, da marzo a ottobre, dedicati all’outdoor education declinato nell’attitudine della pedagogia della Selva e del Selvatico. Un’immersione in natura, in cui ritrovarsi, riconoscersi, risentirsi natura. H3 sta per Heart (cuore), Head (testa), Hand (mano), a indicare che la formazione non avviene attraverso lezioni teoriche o frontali, bensì attraverso l'esperienza, quello spazio attivo in cui vengono coinvolti sentimento, pensiero e azione, come un tutt'uno integro che è la persona stessa. 


Per capire meglio di cosa si tratta (qui )  potete trovare il sito con tutti i dettagli tecnici e filosofici), ne ho parlato direttamente con (rigorosamente in ordine alfabetico e non per importanza!) Raffaella Cataldo e Christian Mancini, che insieme conducono questa esperienza da ben 18 edizioni.




Raffaella: “Il primo livello dell'H3Educamp è nato da un'idea di Christian che aveva già una sua visione di come accompagnare le persone attraverso questo percorso, in cui io ho poi inserito le pratiche di connessione con la natura umana. Infatti la peculiarità di questo tipo di percorso è proprio uscire dal paradigma di separazione dell’umano dalla natura.”




Christian: “In Germania ho incontrato la Wilderness Awareness come percorso di crescita olistica, non come attività outdoor. Ho capito che la natura non era un contorno, ma il cuore del processo: il luogo in cui corpo, emozioni, esperienza e pensiero tornano a stare insieme. Fino ad allora studiavo la natura, la misuravo, la riconoscevo; mancava ancora un passaggio. Rientrato in Italia, portavo il desiderio di far mettere radici a questo approccio anche qui. L’incontro con Raffaella mi ha aperto il cuore e gli occhi su un lavoro profondo e necessario: quello sul selvatico umano. Così il lavoro nel selvatico fuori ha trovato una risonanza chiara nel selvatico dentro, e l’H3Educamp ha preso la forma che ha oggi: un unico campo di esperienza, ascolto e trasformazione, dove natura e umanità non sono separate."




Quindi che cos'è il primo livello? 

Raffaella: “È la possibilità di tornare a scuola dal selvatico e, per chi non l’ha mai avuta, di avere una scuola del selvatico. Nella nostra cultura è sempre più raro, ormai, potremmo dire quasi impossibile, che un adulto abbia avuto nella sua infanzia una tale scuola. Anche chi ha avuto la fortuna di crescere in natura, che fosse la campagna o un bosco, non ha ricevuto un mentoring, ossia un “mentoraggio”, ma è stato un po' abbandonato a se stesso nell'esplorazione e nell’apprendimento nel selvatico. 

La pedagogia della Selva e del Selvatico consiste proprio nell'accompagnamento, e nell'attitudine dell'accompagnamento nella natura selvatica, che è una conoscenza che ci arriva per linea diretta dalle culture native attraverso la persona di Jon Young.  Rewild yourself è proprio la possibilità dedicata a tutti gli adulti, indipendentemente dal loro lavoro o professione, di recuperare  ciò che potremmo chiamare la “formazione selvatica”. 


Christian:Rewild yourself è dedicato a tutti gli adulti che a un certo punto sentono la “chiamata verso il selvatico”. Si tratta di un percorso in cui tornare, appunto, a riconnettersi a quel filo di esperienza che è stato interrotto, se c'è stato, andare là dove si è interrotto, riprenderlo e proseguire il cammino. Oppure, se quel filo di esperienza non c’è stato, scoprirlo e attivarlo. Una cosa è certa, siamo predisposti al saper camminare i sentieri selvatici.”


Raffaella: “Se vogliamo fare un paragone, è un po' come la scuola di recupero serale, come quando uno non finisce il liceo, poi entra nell'età adulta, si occupa di tutt’altro, e poi a un certo punto sente il desiderio di riprendere a studiare. Ecco, la metafora non è completamente calzante, perché la scuola del selvatico è più fatta di esperienze che di studio, ma ci fa capire che questa formazione consiste nel riprendere o riattivare il processo di avvicinamento e di esperienza del selvatico. Quindi gli adulti che entrano nel primo livello dell'Educamp, Rewild yourself, entrano nel luogo selvatico, e seguono un percorso che porta a risvegliare quelle qualità di cui la natura ci ha fornito per imparare a stare, muoverci, agire sentendoci natura in natura. E perché questo sia davvero possibile, occorre ritrovare all’interno il nostro essere selvatico.”




Cosa stimola?

Christian: "Quella che viene stimolata, per me, è prima di tutto la presenza. Un tornare nel corpo, rallentando quanto basta per accorgersi di ciò che c’è. Nel selvatico la testa da sola non basta. Siamo invitati ad ascoltare con tutti i sensi, a osare dare voce alle sensazioni, a fidarci di ciò che percepiamo, lasciandoci guidare più dall’attenzione che dal controllo. Quando questo accade, qualcosa si risveglia. Una forma di intelligenza antica, silenziosa e molto precisa, che sa orientarsi, scegliere, riconoscere ciò che è vivo e ciò che non lo è."


Raffaella: “Viene stimolata anche la curiosità, che è una qualità della presenza. La curiosità è un modo di stare nel mondo da svegli, una prontezza a imparare e trasformarsi. Nei bambini è così fresca, pulita, energica mentre in noi adulti è un po' dormiente. E ancora, vengono stimolate la voglia di giocare, di raccontare storie, di sperimentare: tutti quei magnifici strumenti di cui la natura ci ha dotato per apprendere. Rientrando nel selvatico, il motore interno dell’apprendimento viene pian piano risvegliato. E così, sempre dall'interno, si riescono a liberare gli occhi, le orecchie, la bocca, il naso, la pelle, e tutto il sentire dell’istinto, dagli strati di cementificazione del vivere in un mondo di asfalto, e si può cominciare a ricevere le lezioni del selvatico, che sono, come dice Gary Snyder 'il galateo della libertà'."




Qual è lo scopo? 

Christian:Lo scopo è proprio “rinselvatichirsi”, ossia ritrovare e far rivivere la nostra parte ancestrale in contatto con la Natura, imparando a stare nel selvatico fuori e nel selvatico dentro, perché fra queste due parti non c'è differenza. Insomma, ricominciare a dialogare con quelle parti libere e selvatiche, che stanno dentro e fuori di noi e ritrovare ciò che connette tutto questo”.


Raffaella: “Fornire quindi uno spazio agli adulti in cui sia possibile riconnettersi con quel filo interrotto e ricominciare il dialogo col selvatico proprio laddove è stato interrotto: non con distacco, bensì permettendo alla natura di ritrovare quel bimbo/quella bimba che sono rimasti deprivati del selvatico. A causa di questa deprivazione infatti, l'intelligenza selvatica non è potuta diventare adulta, non ha potuto crescere, svilupparsi, maturare perché non ci sono state le condizioni né le esperienze favorevoli. Questo rinselvatichirsi, riprendere quel filo e ricomincia a tesserlo: realizzare il percorso di maturazione dell’intelligenza selvatica è ciò che fa di un adulto un mentore nella connessione con il selvatico."


Cosa è cambiato rispetto alle passate edizioni, in questa diciottesima?

Raffaella: “Grazie per questa domanda che ci permette di celebrare la bellezza di questo percorso, di volgere uno sguardo indietro e vederne con emozione le trasformazioni! Le risposte possono essere diverse a seconda di cosa guardiamo: l'entusiasmo e la gioia con cui lo facciamo non sono cambiate. Così come non è cambiata l’intenzione profonda, il desiderio di dare spazio agli adulti affinché sia possibile per loro realmente riattivare l'attitudine di connessione col selvatico.

Anche la forma dell'Educamp ha una sua identità, un suo scheletro portante che è rimasto quello sostanzialmente."



Cos’è cambiato allora?

Christian: “Quest'anno l'Educamp, finalmente, si mostra completamente, a viso aperto: infatti da tre anni è partito anche il secondo livello e in questo 2026 inizierà anche il terzo - un grande sogno che nutriamo fin dall’inizio con Raffaella - e di conseguenza, i confini fra un livello e l'altro si sono resi più nitidi.

Il primo livello è dedicato al lavoro su di sé. Da quest'anno, infatti, non si chiama più semplicemente H3Educamp, ma H3Educamp Rewild Yourself: ci piace dirlo in italiano con “torna Natura”, “innaturati di nuovo”. E quindi cosa vuol dire? Che eri selvatico e hai bisogno di ritornare in questa dimensione, sia nel macro come parte dell'Umanità, della nostra cultura che si è allontanata molto dal selvatico, sia nel micro, cioè nella tua storia personale. Eri un bambino/a connesso/a completamente con la tua anima selvatica, la tua intelligenza selvatica, e con il richiamo intatto alla connessione ai luoghi naturali e al paesaggio, e adesso ti ritrovi da tutt'altra parte apparentemente, perché l’anelito selvatico è ancora lì in attesa, ma azzittito, ingabbiato.” 




Parlatemi di Rewild yourself

Christian: “Il primo livello è prima di tutto un’esperienza personale di crescita, che si fa per sé, affidandosi ai processi che si attivano quando permettiamo a un luogo selvatico fuori di risvegliare i nostri luoghi selvatici dentro. È un percorso esperienziale in cui non si cerca di capire, ma di stare, ascoltare e lasciarsi attraversare da ciò che emerge, anche nei suoi aspetti più delicati e vulnerabili.

Questa esperienza è necessaria perché la pedagogia della Selva non è una meramente solo una teoria e per questo non si può apprendere esclusivamente sui libri o attraverso spiegazioni. Richiede la disponibilità a entrare nei processi in prima persona e a lasciare che siano essi a trasformarci. Per questo, più che di formazione, si tratta di un vero percorso di trasformazione, che tocca tanto la dimensione naturale quanto quella profondamente umana.

Oggi possiamo dirlo con maggiore chiarezza e fiducia anche grazie alle conferme ricevute nel tempo. Tutti possono partecipare al primo livello, indipendentemente dalla professione, perché è un’esperienza che si fa per sé, di riconnessione e di guarigione, per riconoscersi Natura nel modo in cui si sta con se stessi e nel modo in cui si sta in relazione con gli altri, che siano esseri umani o no."



E cosa succede nella pratica? 

RaffaellaPer chi non è interessato alla formazione, Rewild yourself è un ritiro esperienziale di immersione nel selvatico, dove la connessione intima e profonda con la natura apre la possibilità di cominciare un percorso di guarigione dalla disconnessione propria della nostra cultura, dall’apprendimento dissociato dove prevale la parte intellettuale, di imparare con tutto se stesso, ritornando a essere presente nei sensi, nelle percezioni, di ridestarsi in quella meravigliosa sensibilità vitale che chiamiamo istinto.

Se invece una persona vuole fare la formazione, questo primo livello è il suo primo livello di formazione e consiste nel lavorare su di sé. Appunto perché la pedagogia della Selva non è una teoria e il mentoraggio - che è il cuore della pedagogia della selva - richiede che le nozioni non siano nella mente, ma siano incorporate come esperienze. Non solo, poter incarnare questo 'mentoraggio' significa averlo ricevuto: Rewild yourself è un percorso che permette di ricevere questo mentoring, e quindi di impararlo vivendolo."


Christian: “La nozione arriva dopo e arriva in una forma del tutto diversa da come se la immagina chi ha imparato stando seduto nei banchi di scuola, attraverso dei concetti teorici. Il motto è “full immersion nel selvatico, dentro e fuori di te”, completamente aperto ai processi che avvengono per trasformarti e dopo, se vorrai continuare, se vuoi capire e scoprire che cos'è stato quello che hai vissuto, ecco che puoi avvicinarti al secondo livello che ti parlerà, ti svelerà quale tipo di mentoring hai ricevuto.”

E nel secondo livello cosa accade?

Christian: “Si va a scoprire lo spirito di questo mentoring.

David A. Kolb, con quello che oggi è conosciuto come ciclo di Kolb, ha spiegato che nell'apprendimento esperienziale, si parte dall'esperienza diretta e poi, dopo l'esperienza, e quindi quando c’è qualcosa di concreto che abbiamo vissuto con tutto il nostro essere integro, ci fermiamo e osserviamo cosa abbiamo fatto, com’è andata, dandoci il tempo di elaborare cosa ci è successo, riflettere, e magari raccontarne la storia. C’è dunque un tempo per la sperimentazione attiva, in cui facciamo esperienza, e un tempo per l’osservazione riflessiva e per la concettualizzazione astratta. 

Questo vale per ogni piccola esperienza che viviamo, e vale anche per percorsi di esperienze più lunghi. 

I livelli dell'Educamp rispecchiano esattamente il ciclo di Kolb: il primo livello parte dall'esperienza sul campo, e poi il secondo livello prosegue con la riflessione, in cui ci si ferma e ci si osserva, ci si dispone a lasciare che ciò che è stato porti i suoi doni e insegnamenti.” 


Raffaella: “Questa riflessione non è passiva e statica, ma attiva e partecipata. Avviene coinvolgendosi attivamente, attraverso condivisioni, giochi, attività, strumenti sistemici. Inoltre si continuano e si approfondiscono le pratiche di connessione con la natura selvatica, e si aggiungono pratiche per sviluppare le attitudini e le qualità proprie del coyote mentoring, il mentoraggio specifico della pedagogia della Selva e del Selvatico.



Nell’arco di queste 18 edizioni, Christian e Raffaella come sono cambiati?

Raffaella: “Sicuramente siamo cresciuti tanto anche noi due in questo tempo. L'Educamp è stato un grande cammino: nelle primissime edizioni ciò che ciascuno di noi portava aveva confini più netti, erano quasi dei moduli definiti, e all'inizio partecipavamo a vicenda ai nostri moduli, quindi quando Christian diventava il focalizzatore dell'attività, io entravo nel gruppo dei partecipanti e viceversa. È stato una sorta di “mentorato” reciproco. Questo è durato alcuni anni. Poi abbiamo sentito che qualcosa è cambiato, siamo entrati tutte e due attivamente in tutte le “attività”, e i confini si sono assottigliati, il nostro lavoro si è amalgamato sempre di più. 

Oggi siamo presenti entrambi, siamo una diade coesa, un po' come gli atomi di ossigeno e idrogeno che compongono una molecola di acqua, che hanno ciascuno una loro propria identità, e allo stesso tempo un legame di coesione molto forte fra loro. Siamo un'unità molto forte pur nelle nostre differenze individuali. Infatti, una cosa che apprezzo molto nella nostra professionalità è che non riteniamo di dover essere sempre d'accordo su tutto quello che diciamo, ma ci riteniamo liberi di avere opinioni diverse, il che, dal mio punto di vista, porta molta ricchezza.

Per quanto riguarda me stessa, anch’io mi sento cambiata come persona e come professionista nel tempo trascorso dall’inizio a oggi. Oggi ho una chiarezza più solida sul mio ruolo di custode della relazione con il selvatico: non sono io a innescare dei processi, il mio compito è accompagnare le persone fino a quel punto in cui si permettono di lasciarsi toccare profondamente dalla natura selvatica. Quando questo collegamento avviene, tutto ciò che ne scaturisce va semplicemente custodito e non disturbato. Sto imparando sempre di più a essere una presenza invisibile."


Christian: "In questi anni sono cambiato soprattutto nel modo in cui sto nei processi. All’inizio sentivo più forte il bisogno di accompagnare, di orientare, di tenere il filo. Col tempo ho imparato a fidarmi di più di ciò che emerge, dei tempi delle persone e anche dei miei limiti. Ho lasciato andare molte aspettative su come “dovrebbe” essere un percorso, e questo mi ha permesso di essere più presente, più in ascolto, meno preoccupato del risultato e più attento alla qualità dell’esperienza. Oggi riconosco prima quando è il momento di fare un passo indietro, di lasciare spazio, e di permettere al selvatico di riappropriarsi degli spazi tra i pensieri. Allo stesso tempo continuo a imparare a esprimere con maggiore chiarezza i miei stati d’animo, senza sentirmi sbagliato per ciò che sento. Anche questo, per me, è parte del rinselvatichirsi, reimparare il restare in relazione con me stesso."




Veniamo alla tempistica

Christian:Quest’ultima, diciottesima edizione del primo livello ha sei incontri stagionali, come molte altre edizioni. In questa mancano i mesi invernali perché nell'Educamp il luogo è un protagonista importante.

Ogni luogo parla, racconta di sé e chiede un diverso adattamento: a Casa Elementare (qui) siamo in montagna, abbastanza in alto. I mesi invernali sono impegnativi sia per le temperature sia perché può nevicare e il luogo può diventare inaccessibile. Comunque, nel programma ci sono incontri autunnali in cui facilmente si percepirà già l'inverno, perché le stagioni sono un po' traslate rispetto alle zone di pianura. Le nostre proposte sono in linea con la connessione in natura, e Lei, la natura, occupa un posto autorevole: Lei ci “suggerisce” cosa fare e noi rispettiamo quello che Lei ci porta, nella completa fiducia che quello che Lei ci chiede è la cosa giusta. Ascoltando e vivendo Casa Elementare, abbiamo intravisto questa possibilità di iniziare con la primavera e di concludere con l'autunno, che ha anche un senso, perché si allinea con il ciclo vitale in cui in primavera iniziano le attività nella natura e in autunno si conclude un ciclo e l'inverno è un momento di raccoglimento interiore, che le persone possono vivere a casa, una volta concluso il percorso."




Raffaella: “Rispetto al passato, sono previsti tempi più dilatati, sempre in una modalità intensiva, perché ci è apparso evidente che le persone non avevano la possibilità di cogliere al meglio le esperienze in sessioni di soli due giorni.

Come abbiamo detto prima, la nostra formazione porta a una vera trasformazione: se si vuole veramente fare un cambio di paradigma, se si vuole veramente cambiare l'attitudine di come si sta in Natura, ci vuole tempo, non c'è altra possibilità.

Culturalmente veniamo educati a entrare in Natura come visitatori, magari intellettualmente sappiamo di farne parte, perché abbiamo studiato che tutto fa parte del sistema vivente, ma questa rimane una mera nozione; se si vuole trovare dentro di sé uno spazio di connessione e poi in quello spazio cominciare a risentire e risentirsi, e a riconnettersi effettivamente, ci sono proprio dei cambiamenti che devono avvenire. È una trasformazione che avviene a livello del corpo, a livello del sistema nervoso, e perciò richiede tempo." 


E se una persona questo tempo lungo non può permetterselo? Cosa consigliereste alle persone che non possono proprio prendersi questo tempo?

Raffaella: “La prima cosa che direi è che il fatto che qualcuno non se lo può prendere non significa che questo tempo possa essere accorciato. Alcuni chiedono: ma non potete fare una formula intensiva? La formula intensiva non è la stessa cosa, è un'altra, non è quel tipo di percorso che Rewild Yourself vuole essere. Altre formule ci sono, offriamo varie iniziative, varie proposte e formazioni più brevi, più incentrate sull’outdoor education, oppure corsi a tema, che sono degli “assaggi”, degli inviti in cui una persona può cominciare intanto a fare dei passi in quella direzione, che impegnano solo un fine settimana o due. Nella consapevolezza che il tempo ci vuole comunque, che abbiamo bisogno di rallentare.
A mio avviso ci vuole a un certo punto l'onestà e anche la forza di dirsi: “ok, io non me lo posso permettere ma questo non può cambiare la realtà del tempo che ci vuole per quel tipo di processo, quindi posso fare delle cose che sono adatte al tempo che mi posso prendere ora. Prendo atto che in questo momento non mi è possibile prendermi tutto il tempo che occorre per fare veramente quella formazione, un giorno magari sarà possibile, e forse posso agire ora affinché sia possibile in futuro”. Riconoscere a un processo il proprio tempo, e onorare il tempo che ci vuole, fa già parte delle pratiche di connessione con la natura. E così, il desiderio e l’atto di trovare il tempo per partecipare all’Educamp  avvia già alcuni cambi di paradigma verso una cultura di connessione naturale."





Intanto forse possono anche leggere i vostri libri?

Raffaella: “Certamente! I libri sono sicuramente una strada preziosa, soprattutto perché presentano delle sessioni pratiche da sperimentare a casa. Allo stesso tempo penso che sia importante sottolineare che la lettura non può sostituire l'esperienza. 

Qui e qui trovate il link ai due libri principali.

Sul blog ho parlato del libro di Christian qui, quello di Raffaella è ancora in lettura e sedimentazione.



Se una persona vuole maggiori informazioni e vuole farvi delle altre domande?

Raffaella e Christian: La Invitiamo a visitare i nostri siti:


www.pedagogiadellaselva.com 


https://www.apprendimento-esperienziale.it/events/h3educamp/


https://www.casaelementare.it/educamp/


e a contattarci via email

Christian christian.mancini@web.de

Raffaella ariacquaterrafuoco@gmail.com

Grazie di cuore per il tempo che mi/ci avete dedicato 🙏🏽
Grazie a Christian per le foto

martedì 17 ottobre 2023

Al via "Avventure di Carta" a Galliate

 

Tratto da: "Piccolo coccodrillo compie gli anni",
di Eva Montanari, edito da Babalibri


Sta per partire la trentunesima edizione di
"Avventure di Carta - Percorsi fantastici intorno al libro",
che si svolgerà a Galliate dal 22 al 29 ottobre 2023

50 incontri, anche Fuori Festival nel mese di novembre,
35 ospiti e numerosi editori coinvolti

L'immagine che accompagnerà la 31a edizione del festival è tratta dal libro "Piccolo coccodrillo compie gli anni", edito da Babalibri. ed è su gentile concessione delll'illustratrice Eva Montanari (qui).

Parte, come ci racconta Susanna Soncin (per le amiche e gli amici 'Susi'):

"con la consapevolezza che la lettura è un modo per creare relazioni - come ha scritto l'autrice e illustratrice Emanuela Bussolati, spiegando il logo che ha realizzato per il Festival nel 2016 per Nati per Leggere Ovest Ticino - è un modo per generare onde che si propagano dal lancio di un sasso nelle acque. La felice metafora di Rodari che dà il senso del dono, un'eco che trasporta lontano al di là di noi, nel tempo e dello spazio, leggere a qualcuno è un dono di sé, delle proprie emozioni e del proprio sentire e non si ferma all'orecchie di chi ascolta ma si radica nei ricordi, insieme all'immaginario creato da illustrazioni e parole, alla tonalità della voce, al brivido lieto di sentire che anche chi legge adulto impegnato in mille cose da grandi a volte corrusca, ovvero si sta divertendo". 

Susanna Soncin aggiunge: "Per me questo sasso nello stagno che muove l'invisibile, l'impossibile, è come la parola nella mente, è come la biblioteca di ognuno nel proprio territorio. Muoviamoci con la stessa curiosità dei bambini e ritroviamo il bambino che è in noi, ritroviamo la forza della comunità educante, che anche in un momento così difficile ci possa permettere di essere cittadini consapevoli e protagonisti, in grado di guardare oltre, e dare aiuto a chi ne ha bisogno. Quindi, la lettura come gesto d'amore per piccoli e grandi. Il libro ritorna quest'anno come un sasso nello stagno, attraverso lo sguardo e l'ascolto. 

Tanti saranno i momenti e gli incontri per Risguardare, ovvero guardarci con cura e rispetto, per poterci essere in modo autentico e partire dalla relazione che è accoglienza e cresce attraverso strategie relazionali preziose quali la lettura e tutti i linguaggi artistici che da essi si dipartono.

"Sguardare, laddove non bastano gli occhi, chiuderli e aprire lo sguardo attraverso le emozioni e cercare la bellezza, quella bellezza che spesso può sfuggire: accoglierla, riconoscerla e fermarla anche dopo che è volata via., mantenendo dentro di sé la sensazione che suscita. Elena Schioppetti diceva questo, perché aprendo lo sguardo alla bellezza si è maggiormente in ascolto; perché senza ascolto non possiamo creare relazioni.

Ma chi è Susanna Soncin? Susanna è tantissime cose: bibliotecaria, musicista, appassionata di libri, amica, una persona generosa e con grandissima competenza e tanto entusiasmo, capace di trascinarti senza volerlo in ogni Avventura che crea o persegue. Susanna Soncin, bibliotecaria di Galliate in pensione da quasi due anni,  in realtà non ha mai smesso di leggere gli albi e i libri a tutti, con una grande passione che la porta entusiasta a realizzare festival o formazioni, letture e altro ancora. Capace di far rete in un attimo tra enti o persone, ospitare grandi autori o scoprirne di nuovi. Capace di coordinare per questa ultima Avventura un gruppo di ragazze delle "medie", le Energie positive, a compiere letture in giro per la città.

Ed è così che inizia a raccontarsi:

S. S.: "Questa passione per i libri porta ad avere delle relazioni particolarmente forti, intense, piene di bellezza, a partire dalla mia mamma che ha una demenza senile molto grave, che la porta a essere come una bimba. Anche ieri, quando ero con lei, ho visto quanto i libri ci aiutano a rendere migliore il momento dello stare insieme."

Cosa rappresenta Avventure di Carta?

S. S.: "Avventure di Carta è una storia di tanti anni: ho iniziato a seguirlo 25 anni fa. Prima era una mostra del libro importante del Castello di Galliate, con la supervisione e con l'organizzazione di Roberto Denti (fondatore - insieme alla moglie Gianna Vitali - della prima Libreria dei Ragazzi in Italia, quella che c'è ancora a Milano, in via Tadino, ndr). Quando sono arrivata ho raccolto dei fili preziosi e dei germogli ben seminati da Marco Nicolotti 31 anni fa, e questo mi ha permesso di creare nel tempo qualcosa insieme ai colleghi bibliotecari e a tante persone volenterose sia sul nostro territorio sia a livello nazionale (es. editori, formatori, esperti di letteratura per l'infanzia).

E ora sta per partire la trentunesima edizione di "Avventure di Carta - Percorsi fantastici intorno al libro"...

S. S.: "Sì sono molto emozionata. è un festival che quest'anno si consolida e si rinnova con una grande festa di approfondimento sul mondo della letteratura per l'infanzia e per i ragazzi. Come un percorso di rafforzamento della relazione attraverso libri e letture. Quest'anno ci siamo soffermati su due parole chiave: 'lo sguardo, lo sguardo nuovo, quasi caleidoscopico" e "l'ascolto/ascoltarsi".
 

 

 

Incontri aperti a tutti fino a esaurimento posti
 

Cosa potremo trovare quest'anno?

S. S.: Il festival si svilupperà in una settimana ricca di proposte, incontri, laboratori, mostre interattive, tavole rotonde, mostre di originali, spettacoli musicali, giochi, letture permettendo a bambini e bambine, ragazzi e ragazze e alle loro famiglie di trovare nuove angolazioni e sguardi. Però per ascoltarsi. Lo sguardo insieme ci permette di essere più accoglienti gli uni con gli altri e di guardare oltre. Questo grazie al libro, alla lettura e ai linguaggi artistici, che ci sono sempre, a volte nascosti, a volte più evidenti come nei libri per l'infanzia. 

La lettura è ancora viva e attuale e il libro come oggetto fisico esiste ancora e offre un'esperienza completa e ricca, grazie a nuove possibilità di leggere con altri strumenti e altri linguaggi che a lui sono complementari.

PS ci saranno tantissimi incontri con autori ed editori amici, vi metto il link a due video a cui tengo particolarmente: 

Maria Cannata (qui) )

GIOVEDì 26 OTTOBRE | 16.30 | Sala Stucchi della Biblioteca | BABALIBRI IN MUSICA 
Presentazione della collana BABALIBRI in Musica, diretta da Maria Cannata.
Un’esperienza di ascolto totalmente nuova, in cui due modalità espressive diverse e complementari si alternano, dialogano e costruiscono una fitta rete di rimandi poetici, musicali e visivi. Con la presenza di Francesca Archinto, direttrice editoriale di Babalibri, e Franco Fornaroli, bibliotecario.
👉 Ingresso libero fino ad esaurimento posti👈
 
 Francesca Archinto (qui).

MARTEDì 24 OTTOBRE | 17| Sala Neogotica del castello di Galliate
𝗟𝗮 𝘃𝗼𝗰𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶 𝘁𝗿𝗮 𝗶𝗹𝗹𝘂𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗲 𝘀𝘂𝗼𝗻𝗶
Riflessioni sull'importanza degli albi illustrati nella fascia di età 0/3 anni.
Tavola rotonda sull'educazione alla lettura con la presenza di Eva Montanari e Francesca Archinto; modera Alessandra Salvini.
Con la presenza dei rappresentanti di ABIO Novara.
👉Ingresso libero fino ad esaurimento posti. 👈
 

Uscire dai confini... ce ne parli?

S. S.: Il festival è sovraterritoriale, quello che si chiama "Fuori Festival": una forza generativa  della rete e della relazione, in cui ho sempre creduto tantissimo e in in tanti hanno sempre creduto, come la nuova bibliotecaria di Galliate Olga Coronetti. Una rete di sostegno a cui tornare e da cui partire, o ripartire, pur mantenendo la propria connotazione, la propria identità. La sede, il centro è il nostro castello sforzesco da cui si irradia una rete articolata non solo per bambini, bambine e ragazzi e ragazze, ma per tutti quelli che ruotano intorno al mondo dell'infanzia e della preadolescenza e dell'adolescenza. Una rete che vede la collaborazione di Nati per Leggere Ovest Ticino, il Sistema Bibliotecario del Bant, la Biblioteca di Cerano (NO, qui), alcune associazioni novaresi, Il Sistema Bibliotecario VCO Verbania, Nati per Leggere del Medio Novarese - con cui siamo "amici" di un Festival importante partito tre anni fa, Letture Amene (ne ho parlato qui)Ma la rete non finisce qui: ci sono anche alcuni coordinamenti lombardi, La Fondazione per Leggere e la Biblioteca di Robecchetto con Induno (qui info), sempre presente e attiva e collaborativa.

Festival in rete?

S. S.: Sì, mi piace sottolineare la collaborazione con alcuni festival importanti che si svolgeranno in contemporanea, una rete che diventa quasi un abbraccio simbolico: il Buck Festival (Foggia)  - dedicato quest'anno alla fotografia - con Milena Tancredi, bibliotecaria e grande amica. Nel VCO negli stessi giorni a Omegna (NO) c'è un Festival dedicato a Rodari e un premio importante dedicato a questo autore (si terrà dal 22 al 29, perché il 23 ottobre è il compleanno di Gianni Rodari).

Anche noi dedicheremo a questo grande autore la giornata del 23 ottobre e parte del festival. 

Vi aspettiamo a braccia aperte!

 

Info:

@avventuredicarta (instagram)

50 incontri, anche Fuori Festival, nel mese di novembre, 35 ospiti e numerosi editori coinvolti. 
Tante saranno le attività del territorio coinvolte, le associazioni, la Parrocchia e tutte le scuole e gli asili nido. 
 
Eventi dentro e fuori il Castello Sforzesco di Galliate (NO) dove ha sede la Biblioteca.
Nelle Sale Sud Sud ci saranno Mostre e tanti libri.. e la Mostra del libro a cura della Libreria La Talpa di Novara.
Madrina sarà Margherita Podesta.
Grazie a Eva Montanari e a Babalibri per le immagini dei loghi.
Pulci Volanti e Chiara Bongiovanni per l aiuto prezioso.
 
 
Susanna Soncin, coordinatrice di Avventure di Carta - Percorsi fantastici intorno al libro per Pulci Volanti, è stata ospite di Radio Azzurra per uno spot* per annunciare la 31^ edizione della manifestazione letteraria. Susi tornerà ospite da Carlotta Ponzio Radio Azzurra FM per raccontare il ricco programma del festival.
*Potete ascoltare lo spot (fino a domenica 29 ottobre) nei seguenti orari:
7:50 - 9:20 - 11 - 13:50 - 17:20 - 19



Le Sale Sud del Castello di Galliate ospiteranno tante mostre:
𝗠𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗘𝗩𝗔 𝗠𝗢𝗡𝗧𝗔𝗡𝗔𝗥𝗜 autrice e illustratrice dei libri editi da Babalibri e dedicati a Piccolo Coccodrillo.
Nella mostra sono esposte le illustrazioni originali dei libri “Cosa dice Piccolo Coccodrillo?”, “Piccolo Coccodrillo va al mare”, “Piccolo Coccodrillo va al parco” e “Piccolo Coccodrillo compie gli anni”
𝗠𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 “𝗜𝗟 𝗡𝗜𝗡𝗝𝗔 𝗜𝗡𝗡𝗔𝗠𝗢𝗥𝗔𝗧𝗢“
Esposizione delle stampe del silent book di Ale Puro, ‘Il Ninja innamorato’, edito da CARTHUSIA EDIZIONI, vincitore del Silent Book Contest 2023.
𝗠𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗚𝗜𝗥𝗔 𝗚𝗜𝗥𝗔𝗠𝗢𝗡𝗗𝗢
Mostra interattiva di Nati per Leggere VCO per famiglie con bambini da 1 a 6 anni, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario del VCO.
𝗠𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮- 𝗠𝗘𝗥𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗟𝗜𝗕𝗥𝗜 per bambini e ragazzi, in collaborazione con la Libreria La Talpa
📌 Le mostre saranno visitabili nei seguenti orari:
𝟮𝟮/𝟭𝟬/𝟮𝟬𝟮𝟯 𝟭𝟲.𝟬𝟬 - 𝟭𝟴.𝟯𝟬
𝟮𝟰/𝟭𝟬/𝟮𝟬𝟮𝟯 𝟵.𝟬𝟬 - 𝟭𝟭.𝟯𝟬
𝟮𝟱/𝟭𝟬/𝟮𝟬𝟮𝟯 𝟵.𝟬𝟬 - 𝟭𝟭.𝟯𝟬 / 𝟭𝟲.𝟬𝟬 - 𝟭𝟴.𝟬𝟬
𝟮𝟲/𝟭𝟬/𝟮𝟬𝟮𝟯 𝟵.𝟬𝟬 - 𝟭𝟭.𝟯𝟬
𝟮𝟳/𝟭𝟬/𝟮𝟬𝟮𝟯 𝟵.𝟬𝟬 - 𝟭𝟮.𝟬𝟬 / 𝟭𝟰.𝟬𝟬 - 𝟭𝟴.𝟯𝟬
𝟮𝟴/𝟭𝟬/𝟮𝟬𝟮𝟯 𝟵.𝟯𝟬 - 𝟭𝟮.𝟬𝟬 / 𝟭𝟱.𝟯𝟬 - 𝟭𝟴.𝟯𝟬
𝟮𝟵/𝟭𝟬/𝟮𝟬𝟮𝟯 𝟵.𝟯𝟬 - 𝟭𝟮.𝟬𝟬 / 𝟭𝟱.𝟯𝟬 - 𝟭𝟴.𝟯𝟬