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lunedì 20 gennaio 2025

"Diario di una foglia" di Barbara Cuoghi e Francesco Fantoni, Scienza Express

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Immaginate di mettervi nei panni di una foglia e di vivere la sua vita. Non male eh? Il racconto scritto da Barbara Cuoghi e illustrato da Francesco Fantoni edito da Scienza Express (qui) che si chiama "Diario di una foglia" ha un punto di vista singolare, che cattura subito il lettore sia dal punto di vista della scrittura sia dal punto di vista della prospettiva delle illustrazioni.  

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Quella che ci parla è una foglia in fieri : la storia ripercorre le quattro stagioni a partire dall'inverno fino all'autunno, appunto. La capacità di scrittura così scorrevole, piacevole ma anche così puntuale e precisa, di Barbara Cuoghi, apprezzata da tutti quelli che la seguono e che la conoscono, sicuramente catturerà la curiosità di molti bambini (e non solo), riuscendo a fornire allo stesso tempo molte informazioni curiose e altre utili. 
All'interno di questa storia - in cui la protagonista è una foglia di tiglio molto curiosa e chiacchierona - se ne intrecciano altre più piccole ma altrettanto interessanti, tutte viste da un punto privilegiato: la cima dell'albero. Lei infatti osserva cosa succede nel prato sottostante e quindi "scruta" chi passa, che siano adulti, bambini o cagnolini.

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Basta leggere questo passaggio per innamorarsene subito: "ieri, dopo le dodici, l'aria aveva un contenuto di anidride carbonica appetitoso, l'acqua servita dalle radici era fresca, il cielo era azzurrissimo e la luce era diffusa con le lunghezze d'onda succulente e pronte per essere catturate. Mi ribolliva la clorofilla nei cloroplasti e non ho resistito: mi sono srotolata un po' a scatti, per la verità, perché ancora non controllo fluidamente i miei movimenti ma, anche se goffa, mi sono offerta la luce in tutto il mio splendore."

Ed è così che inizia la descrizione di una foglia che sta per nascere, tenera e delicata, come quelle che osserviamo spuntare in primavera.

Questo libro usa anche dei termini che possono sembrare difficili ma che sono termini scientifici e, quindi, sono l'ideale per apprendere con piacevolezza una terminologia che è propria delle scienze naturali, termini che però possono essere spiegati tranquillamente da un adulto accanto, o usando un dizionario, oppure possono essere letti e spiegati ai più piccoli da ragazzini più grandicelli e più attrezzati (o curiosi) a livello scientifico.

Naturalmente, non posso (e non voglio) raccontarvi tutta la storia perché è bellissimo leggerla, magari in compagnia di qualcuno. Le immagini, soprattutto quelle in doppia pagina, sono molto carine e semplici (ma questo non vuol dire che non raccontino tanti dettagli a osservarle scrupolosamente).

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Pertanto, non solo rimarrete incuriositi dalla storia di una foglia, ma anche dai disegni di quest'albero di tiglio e dalla prospettiva aerea e dalle altre piccole storie (es. la famiglia di merli, il cagnolino, gli innamorati....) che vengono raccontate attraverso le illustrazioni e ogni tanto da qualche "quadretto di parole" che riempie il diario di una foglia di scoperte e sorprese.

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In ultimo non posso che essere felice e grata perché tra i giorni scelti da Barbara c'è - casualmente - anche il 2 settembre (il giorno del mio compleanno) e il diario inizia con : "Finalmente il pomeriggio non sono più così bollenti, però le giornate si sono accorciate ed estate volge al termine. Io sono un po' triste anche se le serate fresche sono molto piacevoli."

 E in effetti era proprio quello che provavo il giorno del mio compleanno quando ero ancora in campagna e stavo per rientrare in città: quel senso di malinconia e di bellezza struggente allo stesso tempo che viene fuori da questo piccolo diario tascabile che vi conquisterà subito. Godetevi le atmosfere, sia costruite da Barbara, sia illustrate da Stefano.

mercoledì 15 gennaio 2025

Educatori esperienziali in natura, di Christian Mancini, 78Edizioni

 


Quanto più tengo a un libro (e a una persona) e quanto più mi emoziona, faccio fatica a elaborare in fretta una recensione. Sarà per questo che mi sono occorsi diversi anni dopo la prima lettura di “Educatori esperienziali in natura - animali, piante, storie e attività per l'Outdoor education” di Christian Mancini, a cura di Raffaella Cataldo, prima che ne parlassi.

 

Il libro è strutturato in tre parti: "Pensare e capire", "Sentire e agire", "Un anno in natura"

La prima parte è più teorica e cerca di indirizzare verso gli autori che hanno formato e ispirato Christian Mancini, la seconda parte è collegata al gioco, a come prepararsi ad andare in Natura e al ciclo (o spirale) naturale. La terza parte del libro è dedicata alla scoperta delle specie, ad attività pratiche - suggerite a seconda delle stagioni - e racconti che possono essere letti - preferibilmente - sotto alcune piante protagoniste delle storie - e che che servono a creare quel coinvolgimento emotivo, che è molto prezioso durante una parte della giornata.

 

Siamo nati selvatici...

Come scrive nella prefazione Giuseppe Barbiero, esperto di Biofilia, e come ci ricorda l'autore del libro (Christian Mancini), in tutto il manuale, noi siamo nati a contatto con la Natura e pian piano, nel corso della nostra evoluzione, siamo passati da esseri inseriti nei boschi e nella Natura selvatica (esploratori) a persone sempre più sedentarie; basti pensare che. "la standardizzazione scolastica prevede che i bambini stiano seduti ai banchi 10.000 ore ".

 

Quindi - in realtà - i bambini iparattivi o che o hanno disturbi di attenzione - e che fanno fatica a stare fermi - in realtà sono delle "vittime" della società moderna, perché la loro attitudine al movimento è qualcosa di innato e primordiale (non a caso questi bambini immersi in Natura tornano a essere calmi).

 

Torniamo a connetterci con la Natura. 

Per tutto il libro l'autore ci invita, quindi, a riflettere e ci dona degli strumenti operativi per poter capire come ritornare a connettersi con il mondo naturale, cercando di stimolare quella che viene chiamata la nostra biofilia, ovvero l'amore per la Natura, quella che è una vera e propria "connessione" ovvero un contatto stretto con la Natura e ci invita a sviluppare la nostra intelligenza naturalistica.

 

Intento dell'autore è quello di invitarci a ritornare in Natura, non solo per diventare curiosi della Natura stessa e scoprire gli esseri viventi (esseri e non oggetti di studio!) che ne fanno parte, ma anche per scoprirci a nostra volta essere viventi come tutti gli altri. Christian lo fa offrendo non solo una base teorica a supporto, ma anche una serie di attività pratiche da fare in natura. 

 

Queste esperienze indimenticabili e piacevoli, proprio in quanto tali, possono portare oltre al benessere e al divertimento a iniziare un viaggio che conduce a una vera e propria trasformazione. Chi ha fatto l'H3educamp sa di cosa parlo. Chi non lo sa potrà capirlo non solo leggendo il libro ma anche sperimentando una delle tante proposte offerte da Christian & Co.

 

Come opera un formatore in Outdoor education?  

Mancini ci invita a provare a capire cosa può offrire quello che viene chiamato un educatore o un formatore in Outdoor Education, che sa guidare un gruppo in natura in un certo modo, con determinate regole e facendo leva - allo stesso tempo - su " testa -mani e cuore" ovvero stimolando al tempo stesso, il pensiero, l'azione e le emozioni per cercare di far sì che ognuno possa trovare un proprio equilibrio in Natura, sviluppare delle proprie competenze a livello naturalistico, imparando a "stare in Natura" e a "sostarvi".
Queste esperienze possano portare sia a un benessere fisico sia a un apprendimento, perché di fatto la Natura è - diciamo - il contesto più prezioso in cui apprendere la totalità della vita e del mondo che ci circonda;
in Natura tutto avviene in un modo molto più fluido, interdisciplinare, multidisciplinare e, quindi, più consono a quella che è l'attitudine antica dell'Uomo.

 

Dopo una prima parte più tecnica relativa alla storia che sottende diciamo il libro e quali sono i formatori pensatori a cui si ispira l'autore si passa a una parte più più semplice in cui si cerca di far comprendere come sia prezioso fare delle esperienze - come quella che ho fatto io attraverso l'h3 educamp nel 2019 - per scoprire una propria attitudine per stare in natura rimettendosi in sintonia con il ritmi naturali con i ritmi stagionali e che spesso sono dimenticati perché la cultura e la società odierna ci portano a una deriva, in un qualche modo, e a uno scollamento tra il corpo, le emozioni e l'intelletto, che invece hanno pari dignità nell'individuo e che vanno sviluppandosi insieme armonicamente se, appunto, si frequenta di più la Natura e ci si riconnette con i suoi ritmi.

 



L'importanza del gioco. 

Intanto, si può iniziare a incuriosirsi su come il gioco possa essere uno strumento molto prezioso per imparare anche a stare al mondo, per imparare a tollerare e frustrazioni, a svolgere o risolvere dei problemi, a stare in relazione con altre persone o lavorare in gruppo: quindi imparare la collaborazione e le dinamiche di gruppo.

 

Giocare e apprendere sono una sorta di "binomio fantastico" per poter svilupparsi al meglio, certo, se alle persone in formazione (e non solo a loro), viene fornito il giusto contesto e il giusto quadro in cui inserire il gioco e l'apprendimento.



Riflessioni finali

Rileggendo questo libro dopo alcuni anni - e dopo avere frequentato il primo livello del Corso H3educamp nel 2019 e aver fatto aver partecipato in seguito come "custode" a un Educamp intensivo (ne ho parlato qui) - ho osservato che il mio corpo tende ora a "comportarsi "secondo i ritmi naturali" descritti da Christian Mancini nel suo libro, in una delle parti per me più interessanti e intriganti (in cui tratta dei cicli stagionali). Negli ultimi anni In autunno raccolgo tesori per fare - come le chiamo io - scorte di bellezza per l'inverno un po' come il topo Federico Di Leo Lionni - mente in inverno mi sento come in un bozzolo e la riflessione ha la prevalenza su tutto, come anche la lentezza e il raccoglimento; mi sento quasi in una sorta di pausa, finché non ricomincia qualcosa dentro di me e nasce un intuizione, che porta a qualcosa di creativo (quando, guarda caso, si sta andando verso la primavera).

 

Cosa dire se non invitarvi a scoprire il libro, da dove vi "intriga" maggiormente e poi, provare un'esperienza in natura con Christian (qui) e Raffaella ... (Nature Rock qui e qui)

 

mercoledì 19 maggio 2021

L'albero dei tulipani



Oggi, guardando con stupore i fiori a coppa dell'albero dei tulipani, o liriodendro, mi è venuta voglia di parlare di questa pianta che mi attira da sempre per le sue foglie inconsuete quadrilobate e per il nome così particolare.

Anche per chi non è così esperto di piante come la sottoscritta salta all'occhio quanto il fiore sia simile a quello delle magnolie (Magnolia grandiflora); in effetti, questa pianta appartiene alla famiglia delle Magnoliacee.

Questa pianta è conosciuta come Liriodendro, che deriva dal greco, e vuole dire "'δένδρον déndron', albero e léirion' giglio, quindi albero dei gigli, mentre L'epiteto specifico "Albero dei tulipani", deriva da 'tulipa' tulipano e 'fero' porto: che porta tulipani, è un accostamento legato alla forma dei fiori che ricordano i tulipani. Il nome latino è, appunto, Liriodendron tulipifera L. Per gli Indiani d'America settentrionale, luogo di origine di questa specie, la pianta è invece conosciuta come "legno da canoa", perché da un singolo tronco è possibile ricavare una canoa capace di portare anche 20 persone!

Le foglie sono decidue (ovvero caduche), hanno forma quadrata lobata con apici, che a me ricordano un pipistrello. Potreste confonderle con quelle del platano, ma ricordatevi che hanno solo 4 lobi e sono davvero particolari!

I fiori sono bisessuali o ermafroditi (contengono sia gli elementi femminili sia quelli maschili), sono color giallo-verde profumati, grandi, solitari, eretti e iniziano ormai a comparire a metà maggio (a Milano), per proseguire anche fino a luglio, a seconda del clima, e hanno un'alta concentrazione di nettare.


Sono formati da 3 sepali verdi (le foglioline più esterne) e 6 petali giallo-verdognoli con una base arancione. La parte maschile è costituita da molti stami color crema disposti a spirale. La parte femminile è formata da numerosi ovari (carpelli) disposti a spirale su un asse allungato. I fiori compaiono solo sulle piante che hanno almeno 15 anni di età (buono a sapersi per capire quanti anni potrebbe avere!)

Nel linguaggio simbolico, per la delicatezza dei suoi fiori, che si confondono e si nascondono tra le foglie, il liriodendro simboleggia la riservatezza ed il pudore.



Il frutto conico è secco, lungo 6–7 cm e ha le sembianze di una pigna squamosa, anche se più affusolata. Quando è maturo, a partire da ottobre, rilascia piccoli semi alati (samare), che sono diffusi dal vento (disseminazione anemocora).



In autunno capita di vedere un Liriodendro che ha una parte di foglie color cachi, che diventano pian piano più scure, accompagnate da quelli che diventeranno frutti secchi che rilasceranno molti semi.


Storia di una infestazione...
Oggi, sempre sullo stesso liriodendro dello scorso anno, ho trovato un'infestazione di afidi.
Memore di quanto è accaduto in seguito, proverò a raccontare una storia...
C'era una volta un albero un po' più fragile degli altri: le sue foglie vennero attaccate dagli afidi, piccoli insetti mangiatori di foglie. Ma ecco pronti i salvatori! Una squadra di coccinelle era pronta a difenderlo: il segreto è che andavano pazze per gli afidi!

Alcune coccinelle, ghiotte di questi insetti, decisero pertanto di deporre le uova proprio su quelle foglie...


Ed ecco spuntare le loro larve, così diverse dagli adulti... ma assai voraci...



A memoria dell'infestazione di afidi dopo alcune settimane rimasero solo alcuni gusci vuoti delle larve, metamorfosate in splendide coccinelle, e tanti puntini sulle foglie inizialmente verdi.


Per fortuna, nuove foglie spuntarono e i frutti giunsero a maturazione. E l'albero visse ancora felice e contento.

Per approfondimenti tecnico scientifici sulla pianta, vi rimando al sito Forum Acta Plantarum 
qui
Per saperne di più sul ciclo della coccinella, vi rimando invece al bellissimo libro di Gallimard Jeunesse. Non ve ne pentirete.



martedì 4 luglio 2017

"La grande quercia" di Gerda Muller, Natura e Cultura editrice


Grazie a Natura e Cultura editrice (qui), è finalmente uscito anche in italiano il libro dell'autrice olandese Gerda Muller "La grande quercia". Si tratta di un bellissimo albo che racconta una storia che ruota intorno a una quercia, considerata dai Celti la regina della foresta, e da sempre simbolo di forza, protezione e fertilità. Anche il titolo dell'edizione italiana - diverso da quello inglese "A year around the great oak" (che ha anche le pagine lucide, mentre in questo italiano sono opache) - pone l'accento sul valore dell'albero in sé. In copertina si vede un bambino sull'albero placidamente accomodato su un grande e robusto ramo intento a leggere, mentre gli altri due protagonisti, appesi la borsa e il maglione su un ramo, se ne stanno accovacciati per terra, al fresco riparo del grande albero a osservare gli insetti. Uno scoiattolo rosso li osserva indisturbato dal folto del fogliame in alto. 

Questo libro è un inno a riscoprire la lentezza delle stagioni e osservarne i cambiamenti, anche nei più piccoli dettagli: il racconto si snoda lieve nell'arco di un anno e osserviamo insieme all'autrice la metamorfosi del bosco con il passare delle stagioni. Ogni pagina invita l'osservatore a stare in guardia, a scoprire tutte le creature che la popolano, siano nominate o meno.

Protagonisti sono tre bambini: Robin - nomen omen, ovvero il nome è un destino come si dice, in inglese significa pettirosso e non sarà stato scelto a caso dall'autrice - che vive con i genitori in una bellissima casa immersa nei boschi, e i suoi cugini Anna e Benjamin, che pur venendo dalla città - o forse proprio per questo - sono letteralmente catturati dalla bellezza di quello che c'è fuori (e con questa parola mi riallaccio al libro corale "Fuori", di cui ho parlato qui, e all'intervento di Monica Guerra, non a caso presidente dell'associazione Bambini e Natura, qui). Infatti appena arrivati non vedono l'ora di perdersi in giro con il cugino. 

Il libro inizia in autunno, quando le piante hanno già cominciato a perdere le foglie o a tingersi di colori caldi, che vanno dal giallo al marrone (prima di cadere le foglie perdono progressivamente la clorofilla e  - prima di non ricevere alcun nutrimento dalla pianta e staccarsi - rimangono con altri pigmenti, che ne fanno risaltare i colori dorati: qui un approfondimento). 


Siamo in un bosco di faggi e betulle ma la vera protagonista è lei, la quercia, un esemplare di trecento anni che si erge in tutta la sua bellezza nel folto del bosco, in mezzo a una radura. Quando i bambini arrivano a conoscerla la prima ad andarsene è la ghiandaia, conosciuta come la sentinella del bosco, che lancia il suo richiamo di allarme per avvisare gli abitanti dell'arrivo degli estranei. Ma non c'è solo lei. All'inizio del libro la Muller nomina i diversi animali e si può cercarli insieme a bambini nei diversi nascondigli (es. il riccio tra il cespuglio), come ci invita a scoprire quali funghi hanno trovato i tre cugini, funghi come finferli (o gallinacci) e porcini che si trovano anche nei nostri boschi o anche quelli del legno (non commestibili). L'autrice qua e là ci stimola anche a trovare strumenti semplici per indagare la natura, (come utilizzare uno specchietto per osservare se i funghi hanno o meno le lamelle).


Il racconto prosegue in inverno - e ci perdiamo tra le bellissime illustrazioni a scoprire quali sono quei piccoli uccellini che popolano il bosco (come la cinciarella dalle tinte azzurre e gialle, che sta a pancia in su, o il pettirosso). 

In primavera osserviamo il cambio di colori e il tripudio delle tinte verde pastello, diverse a seconda delle piante che hanno appena messo le foglie e l'autrice ci illustra gli amenti penduli, le infiorescenze presenti in tante piante, come il nocciolo, la quercia o il castagno.

Siamo ormai in primavera inoltrata quando i bambini incrociano lungo il loro cammino un piccolo di capriolo appena nato: nonostante la voglia di accarezzarlo sia fortissima il monito è quello di non toccarlo altrimenti la mamma non riconoscendo il suo odore smetterà di allattarlo (qui una bellissima foto fatta a un cerbiatto per un progetto di salvaguardia delle faggete dell'Abruzzo - Forest Beat - dove si spiega meglio tutto: il discorso di non toccare gli animali naturalmente vale per tutti i cervidi... e non solo). Per fortuna il piccolo viene scovato più tardi, quando è fresco in compagnia della mamma (la femmina si riconosce dal maschio perché non ha il palco ramificato sulla testa).


Il ciclo prosegue e la natura anche (con una famiglia di civette... o sono allocchi?) e con una piccola disavventura - che aumenta la souspance e alimenta il racconto - che si risolve al meglio.

Questo libro penso dovrebbe stare in tantissime case, per iniziare a capire il valore dell'ambiente che ci circonda, scoprendolo a partire dalle piccole cose: è infatti un suggerimento a indagare le meraviglie della natura, che può essere così appagante da dimenticarsi di tutto il resto. Inoltre, è un invito ai genitori e agli adulti, di avere più fiducia nei bambini, lasciandoli andare a vagabondare da soli nel bosco (fortuna che ho avuto sin da piccola!), a compiere mille avventure e scoperte.