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domenica 28 luglio 2024

Alla scoperta di Alagna, dei borghi, delle acque con Siria Moroso


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Ieri, ad Alagna Valsesia, alle pendici del Monte Rosa, ho partecipato all'escursione "Acqua canta Acqua racconta", inserita tra le proposte ufficiali di Parchi Valsesia (qui la locandina, qui il sito, qui la pagina fb).

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Partendo dal centro di Alagna, la guida escursionistica Siria Moroso ci ha accompagnate alla scoperta delle frazioni di questa "terra dei Walser" (qui), seguendo il filo conduttore dell'acqua, tra fontane e torrenti, per scoprire come il villaggio di Alagna e le sue frazioni sono stati plasmati anche sotto l'influenza delle fonti d'acqua utilizzabili.

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Era da tempo che non ricorrevo a qualcuno perché sono diventata esigente, ma sono stata particolarmente soddisfatta da questa giornata. In primis per la guida: una ragazza appassionata di questi territori, che non solo ha percorso a lungo ma che ha studiato e di cui continua a essere curiosa, ma anche per il modo di trasmettere queste sue conoscenze, raccontando le tradizioni, le storie, last but not least per l'attenzione alle persone, al ritmo della passeggiata che fosse a nostra misura e sempre piacevole. In secondo luogo per la compagnia, che non si può scegliere ma è stata piacevole e con la stessa energia.



In terzo luogo per i posti, a me sconosciuti, che ho attraversato con grande curiosità, fermandomi e soffermandomi su tanti dettagli piccoli e grandi che rendono questo luogo magico.


Mi sono immersa in un mondo che sembra appartenere al passato ma che per molti è anche presente ritrovato, ho scoperto un modo di costruire case ingegnoso e architettonicamente interessante. La presenza del legno, i fiori, i forni antichi, le fontane e i sentieri hanno catturato il mio sguardo.
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Sono rimasta affascinata dalla cura dei luoghi, dagli orti racchiusi da antiche pietre ammantate da licheni o muschi, dai papaveri e dai nasturzi, boragine...


Senza dimenticare il bosco in cui ci ha fatto entrare Siria, un bosco di faggi e massi, mistico e pieno di energia, che mi ha fatto pensare a Hilda (ne ho parlato anni fa qui). Mi sono sentita parte della Natura e del paesaggio, plasmato dall'acqua, dal ghiaccio e dall'uomo che ha saputo usare strategie davvero per me inusuali e geniali.

Nei boschi forse la "balsamina gialla" (Impatiens noli-tangere)... (leggo da Acta Plantarum: Il nome del genere deriva dal latino e significa "impaziente", metaforicamente applicato per la proprietà elastica del frutto che si apre all'improvviso per espellere i semi; anche l'epiteto della specie traduzione dal latino"non toccarmi" è collegato al fatto che a maturazione il frutto, se toccato, esplode spargendo i semi.Il termine Balsamina è collegato, oltre che alla famiglia, anche alle sue innumerevoli proprietà medicamentose) e Astrantia major,  altissime campanule bianche e viola...


Ritrovare l'amata cetonia dorata della mia infanzia e dei racconti di Gerald Durrell mi ha emozionato...


Infine una mascotte inaspettata: un giovane cane da pastore con tre zampe che ci ha accompagnato dalle alture fino ad Alagna... uno spettacolo!


Grata per questa bellissima escursione in cui ho rimesso in moto le gambe, senza dimenticare testa, mani e cuore. Grazie Siria!

Siria è una delle guide del Parco ma potete seguirla perché è anche Guida Ambientale Escursionistica e potete trovare le sue info qui.

domenica 9 aprile 2023

Ode alla Natura


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Il vento accarezza dolcemente i miei piedi e fa rotolare le foglie secche
Porta al mio naso i profumi delicati delle piante selvatiche
Il sole scalda il mio viso e i fiori del prato
In cielo le nuvole viaggiano nel cielo blu
Navi leggere che mutano forma
Da lontano si ode lo stridulo verso del fagiano
Più vicino il gorgheggio dei fringuelli
Nel prato qualcuno smuove le foglie... chi sei?
So che appena tenterò di avvicinarmi te ne andrai e allora provo a immaginare
Intanto un merlo verseggia
Le auto scivolano lungo la strada
Poi di colpo il silenzio regna nel prato
Solo nostri profumi, canti e vento
Solo per noi. Qui sdraiati nel prato

 

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mercoledì 19 maggio 2021

L'albero dei tulipani



Oggi, guardando con stupore i fiori a coppa dell'albero dei tulipani, o liriodendro, mi è venuta voglia di parlare di questa pianta che mi attira da sempre per le sue foglie inconsuete quadrilobate e per il nome così particolare.

Anche per chi non è così esperto di piante come la sottoscritta salta all'occhio quanto il fiore sia simile a quello delle magnolie (Magnolia grandiflora); in effetti, questa pianta appartiene alla famiglia delle Magnoliacee.

Questa pianta è conosciuta come Liriodendro, che deriva dal greco, e vuole dire "'δένδρον déndron', albero e léirion' giglio, quindi albero dei gigli, mentre L'epiteto specifico "Albero dei tulipani", deriva da 'tulipa' tulipano e 'fero' porto: che porta tulipani, è un accostamento legato alla forma dei fiori che ricordano i tulipani. Il nome latino è, appunto, Liriodendron tulipifera L. Per gli Indiani d'America settentrionale, luogo di origine di questa specie, la pianta è invece conosciuta come "legno da canoa", perché da un singolo tronco è possibile ricavare una canoa capace di portare anche 20 persone!

Le foglie sono decidue (ovvero caduche), hanno forma quadrata lobata con apici, che a me ricordano un pipistrello. Potreste confonderle con quelle del platano, ma ricordatevi che hanno solo 4 lobi e sono davvero particolari!

I fiori sono bisessuali o ermafroditi (contengono sia gli elementi femminili sia quelli maschili), sono color giallo-verde profumati, grandi, solitari, eretti e iniziano ormai a comparire a metà maggio (a Milano), per proseguire anche fino a luglio, a seconda del clima, e hanno un'alta concentrazione di nettare.


Sono formati da 3 sepali verdi (le foglioline più esterne) e 6 petali giallo-verdognoli con una base arancione. La parte maschile è costituita da molti stami color crema disposti a spirale. La parte femminile è formata da numerosi ovari (carpelli) disposti a spirale su un asse allungato. I fiori compaiono solo sulle piante che hanno almeno 15 anni di età (buono a sapersi per capire quanti anni potrebbe avere!)

Nel linguaggio simbolico, per la delicatezza dei suoi fiori, che si confondono e si nascondono tra le foglie, il liriodendro simboleggia la riservatezza ed il pudore.



Il frutto conico è secco, lungo 6–7 cm e ha le sembianze di una pigna squamosa, anche se più affusolata. Quando è maturo, a partire da ottobre, rilascia piccoli semi alati (samare), che sono diffusi dal vento (disseminazione anemocora).



In autunno capita di vedere un Liriodendro che ha una parte di foglie color cachi, che diventano pian piano più scure, accompagnate da quelli che diventeranno frutti secchi che rilasceranno molti semi.


Storia di una infestazione...
Oggi, sempre sullo stesso liriodendro dello scorso anno, ho trovato un'infestazione di afidi.
Memore di quanto è accaduto in seguito, proverò a raccontare una storia...
C'era una volta un albero un po' più fragile degli altri: le sue foglie vennero attaccate dagli afidi, piccoli insetti mangiatori di foglie. Ma ecco pronti i salvatori! Una squadra di coccinelle era pronta a difenderlo: il segreto è che andavano pazze per gli afidi!

Alcune coccinelle, ghiotte di questi insetti, decisero pertanto di deporre le uova proprio su quelle foglie...


Ed ecco spuntare le loro larve, così diverse dagli adulti... ma assai voraci...



A memoria dell'infestazione di afidi dopo alcune settimane rimasero solo alcuni gusci vuoti delle larve, metamorfosate in splendide coccinelle, e tanti puntini sulle foglie inizialmente verdi.


Per fortuna, nuove foglie spuntarono e i frutti giunsero a maturazione. E l'albero visse ancora felice e contento.

Per approfondimenti tecnico scientifici sulla pianta, vi rimando al sito Forum Acta Plantarum 
qui
Per saperne di più sul ciclo della coccinella, vi rimando invece al bellissimo libro di Gallimard Jeunesse. Non ve ne pentirete.