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martedì 25 marzo 2025

Il messaggio di Bimba Landmann, Storiedichi edizioni

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Avete mai pensato di scrivere qualcosa a voi stessi pensandovi ormai vecchi? Cosa raccontereste?


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L'incipit de "Il messaggio" di Bimba Landmann, Storiedichi edizioni (qui) inizia così:

"Cara me stessa del futuro, oggi ti penso. E cerco di immaginarti tra vent'anni. Tra cinquanta. Da vecchia, con i capelli bianchi"

Una bambina dagli occhi languidi e sognanti con le sopracciglia rosa e i capelli blu tiene in mano un piccolo cervo e ti scruta. Sotto al testo compare, un nido vuoto appoggiato su una sorta di nuvola blu e fucsia.

I suoi occhi entrano nei nostri - in quelli di chi legge o sfoglia le pagine - mentre lei parla alla sé stessa del futuro.

Le domande sono tante e di quelle importanti, mentre nelle illustrazioni si vedono quello che l'autrice considera qualcosa di prezioso, da non perdere nel corso degli anni.

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Dalle domande si passa ai consigli, con una doppia pagina che sembra un tramonto infuocato che lascia intravvedere una piccola casa circondata dagli alberi illuminata da una falce di luna e si intravvede una bambina dagli abiti fucsia che si incammina verso un lago dello stesso colore. Di qui i colori caldi hanno il sopravvento accompagnati da questa tonalità potente di fucsia.

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Le pagine che scorrono e le parole invitano a lasciarsi andare e al tempo stesso di custodire quella parte bambina che c'è in ognuno di noi. Una parte bambina capace di costruire una colomba bianca e volarci sopra, attraversare con tanta fantasia paesaggi di sogno che fanno - a osservarli - bene al cuore.

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In questo dialogo interiore le domande lasciano spazio ai consigli mentre le illustrazioni ci portano in una città, in una metropolitana, in spazi a noi noti (anche se questa metrò è davvero speciale come il Gatto/bus di Myazaki in Totoro). Infatti ogni persona ha con sé un animale custode, che forse rappresenta la propria anima o il suo istinto. Tutte le persone sono a occhi chiusi e sembrano essere in un'altra dimensione, forse di sogno.

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Il viaggio riparte su una barchetta di carta, attraversando le onde tempestose finché non si arriva agli stessi occhi pieni di rughe, ma con quello sguardo che non ha perso quella primitiva vivacità.

Il finale è emozionante.

In conclusione si legge come è nato il libro (dal documentario "Human" di Yann Arthus-Bertrand)  e che si tratta di un libro corale: per costruirlo l'autrice ha chiesto consiglio ai bambini alle bambine e alle ragazze e ai ragazzi che si sentivano di aiutarla e che hanno voluto rispondere a questa frase:

"C'è qualcosa che vorresti dire a te stessa o te stesso da vecchia/o?
Prova a scrivere un messaggio per lei o per lui"

Nel libro troviamo i messaggi per il futuro che Bimba ha ricevuto. L'invito è a continuare... ci penserete?



Per chi visiterà la fiera di Bologna sarà possibile incontrare l'autrice per una dedica.




Ecco qualche foto!!





E qui trovate l'intervista di Bimba.

 E ancora un incontro previsto ad aprile... qui sotto a Mestre!!!


domenica 7 maggio 2023

Il giardino dei sogni", di Maike Neuendorff, Carthusia


Immaginate che il vostro letto sia avvolto da una foresta, o meglio che ospiti tantissime piante, un laghetto e delle serre. Inizia così il bellissimo silent book, l'albo senza parole intitolato "Il giardino dei sogni" opera prima di Maike Neuendorff edito da Carthusia (qui la scheda).


Nella pagina successiva vediamo due bambini alla finestra a osservare un gatto nero in strada. Li seguiremo fino a dove li porterà il gatto, in un giardino segreto, dove tutto è gigantesco, le coccinelle sono grandi quanto una mano. Viaggeremo con loro immersi in una natura semplice ma bellissima, dove loro e il gatto sono protagonisti. Anche chi legge è completamente sprofondato nelle pagine e si perde nei dettagli che ogni doppia ci riserva.

Questa è una delle meraviglie dei libri senza parole, ognuno immagina una sua storia, anche se la trama è definita. Inoltre, si passa dalla realtà alla fantasia, in questo caso non so se già nella prima pagina, quando il letto è pieno di piante o quando i bambini attraversano la porta del giardino attorniato da grandi mura che ospita un grandissimo albero,

Vi auguro di perdervi e immergervi scoprendo ogni fiore o animale, di sognare e ricordare.


Noi oggi lo abbiamo fatto in libreria, alla Feltrinelli di corso Buenos Aires di Milano, dove bambini da 2 a 6 anni si sono incantati ad ascoltare la storia e a raccontarla insieme alla sottoscritta e poi hanno creato il loro posto immaginario.
Grata come sempre per la bellezza e per l'attenzione di bambini e genitori.


martedì 10 agosto 2021

Avanti tutta! di Guia Risari e Daniela Iride Murgia, Edizioni Corsare



Penso che ci sia un tempo per ogni cosa. Per potersela gustare in ogni suo dettaglio. Mi capita che sia così con gli albi scritti da Guia Risari e con quelli illustrati da Daniela Iride Murgia. Avendole entrambe mi sono concessa del tempo e un luogo adatto per apprezzarlo quanto merita. Sto parlando di Avanti tutta! di Guia Risari e Daniela Iride Murgia, pubblicato da Edizioni Corsare (qui la scheda).

Nella prima doppia pagina osserviamo un adulto perso nella lettura e leggiamo "Questa storia comincia in una giornata un po' inutile, in cui non sta accadendo niente di speciale". Mi basta soffermarmi per pensare a come l'estate e il tempo "vuoto", l'"otium" latino ci ricordino quanto il "perder tempo", la cosiddetta "noia" anticipino momenti meravigliosi. Forse perché si fa spazio per i pensieri, forse perché si fa spazio per la curiosità, forse perché... cosa direste voi? E cosa potrebbe dire un bambino o una bambina?

Fatto sta che il protagonista trova dei pali speciali (quanto sono meravigliosi i dettagli!), che hanno delle punte di matita su cui si arrampica e ammira il paesaggio. E noi ammiriamo le illustrazioni in cui penso Daniela Iride Murgia si sia dilettata a inventar nomi delle cime innevate di montagne che nascono da un libro... che sia tutto frutto della fantasia? Che fosse tutto nel libro che il nostro protagonista stava leggendo? Poco ci importa ora perché lo seguiamo e non vediamo l'ora di voltar pagina.


Ci ritroviamo un ragazzino agghindato con calze a righe rosse e un vestito strepitoso che tiene in mano un granchio che a sua volta sorregge un seme che pare simil alchechengi. Un cane è lì in adorazione.
Illustrazione premio Andersen, Daniela Iride Murgia.

 (Marina Petruzio, esperta di moda ha avuto più volte modo di raccontare meglio della sottoscritta quanto questa artista, vincitrice quest'anno del premio Andersen come "Miglior illustratrice dell'anno", sia una delle poche a vestire i suoi personaggi con abiti di una grazia infinita)... a proposito c'è un numero speciale di Andersen che parla di lei... (qui)

L'avventura prosegue con altri personaggi che si pian piano compaiono e mi sembra un po' di ripensare anche alla fiaba di Jack e il fagiolo magico...

La magia di questo albo è che ti continua a sorprendere e il protagonista non cede ai "ricatti" dei genitori paurosi che lo vogliono far scendere perché "è pericoloso!" ma li convince a provare a guardare dal suo punto di vista. Questa svolta nella storia la ritengo molto preziosa. Troppo spesso la paura che si inciampi, si cada, ci si possa far male intralcia le nostre esperienze? I bambini e le bambine di oggi sono spesso preda di adulti ansiosi, che non li lasciano esplorare in solitudine.

Non mi addentro oltre per non rovinare il libro e lasciarvi la curiosità di prenderlo, leggerlo e sfogliarlo. Metterlo giù. Poi riprenderlo, osservarlo e rileggerlo.

Io rimango incantata e ringrazio le due autrici per un testo così delicato e coraggioso al tempo stesso, pieno di fantasia e creatività, che invita a esplorare, che sia con un libro, con una matita o con la fantasia. L'importante è andare.

lunedì 19 luglio 2021

la Terra respira, di Guia Risari e Alessandro Sanna, Lapis




Immaginatevi di immergervi nel cuore della Terra. Di respirare la sua anima e carpirne i suoi segreti più profondi. Questo è quello che accade quando ci si connette davvero in natura, diventando una sola cosa con il Pianeta che abitiamo. Il bellissimo messaggio arriva da un albo intenso e poetico scritto da Guia Risari e illustrato da Alessandro Sanna per Lapis edizioni (qui).

I protagonisti non possono che essere due bambini, perché, come sappiamo solo loro, o chi ritrova la sua anima bambina, può riavvicinarsi in modo puro alla natura. E dunque li seguiamo mentre si appoggiano con l'orecchio al suolo e sentono che "La Terra respira". La scoperta di un Pianeta vivo, proprio come noi. Con polmoni, cuore e anima. 

Il mondo può essere guardato in modo diverso: il lago ha una forma di un orecchio, il bosco potrebbe essere "un ciuffo di capelli". 

Inizia così un viaggio di scoperta del mondo e di se stessi, della propria anima, della relazione intima che esiste tra la natura e la parte più ancestrale di noi.

Lo racconta bene in questa intervista radio (qui) Guia Risari. Nelle sue parole mi riconosco molto, vivendo in città ed essendo ora tra i boschi. Quanto è difficile abbandonare la parte selvatica, i profumi, l'affondare i piedi nella terra o nelle acque limpide, che siano di un torrente, di un lago o di un mare. Quanto è bello immergersi nel bosco di notte, a scoprire i canti degli uccelli o dei grilli, osservare le sagome degli alberi all'ibrunire... Questo albo ci ricorda quanto tutte queste esperienze siano un bene prezioso. E dunque, è bello leggerlo insieme, adulti e bambini, e scoprire ognuno cosa percepisce e raccoglie.

mercoledì 31 maggio 2017

La voce dei colori di Jimmy Liao, edizioni Gruppo Abele


Come si può affrontare la perdita di qualcosa di così prezioso come la vista? Io sinceramente non saprei come potrei reagire, ma la chiave per essere felici, nonostante tutto, potrebbe essere quella di vivere questa esperienza traendone tutto il buono che può dare. Forse è questo il messaggio più bello che ci regala "La voce dei colori" dell'artista di Taipei Jimmy Liao, edito da Gruppo Abele nella collana "I Bulbi dei piccoli" (qui), un libro poetico e intenso che "da voce" ai sentimenti di una ragazzina di quindici anni che perde progressivamente la vista.


Una ragazzina che affronta in solitaria un emozionante tragitto in metropolitana, un percorso a tappe quasi infinite che sembrano essere la metafora del "Viaggio", di quel viaggio di formazione compiuto nel Settecento dove il viaggio era sì esperienza conoscitiva dei luoghi, ma anche esperienza di scoperta interiore, o di quel viaggio che porta l'eroe e l'eroina a un percorso di cambiamento riuscendo ad affrontare le diverse sfide che la vita ci presenta.

In questo percorso onirico, in cui - come scrive Silvana Sola nella bellissima postfazione - ci sono molti richiami ad artisti come Escher o Matisse, il lettore si immerge lui stesso e scopre che la fantasia può accompagnarci e regalare una visione del mondo completamente diversa dalla realtà. Mi viene in mente - a questo proposito - il film "The big fish" di Tim Burton (qui) in cui realtà e fantasia si mescolano nel racconto di una vita che prende senso soprattutto se vista con certi occhi e con un certo sguardo.


Non a caso questo albo si chiama "La voce dei colori", perché i colori ci regalano emozioni e ognuno di essi è collegato a uno stato d'animo preciso.


Questa ragazzina - di cui non sappiamo il nome - affronta un percorso lunghissimo, accompagnata da alcune mascotte (un cagnolino e... di tanto in tanto un coniglio o altri animaletti) a volte quasi nascoste nel paesaggio a volte più evidenti e a ogni fermata di metropolitana si ritrova in mondi fantastici, a nuotare con i delfini, a librarsi nell'aria come un volatile in mezzo a case coloratissime, ad attraversare labirinti verdi dove troneggiano uccelli giganteschi. Non tutto il viaggio è piacevole e affascinante, si trova anche immersa in "una palude nebbiosa" sprofondando nel fango, ma come racconta "c'è sempre qualcuno che si prende cura di me". Un viaggio che affonda anche nei ricordi d'infanzia, un viaggio "alla ricerca della speranza" dove le immagini di tante boccette luminose fa ricordare il GGG di Roal Dahl (ne ho parlato qui) che racchiudeva in barattoli i sogni belli per regalarli ai bambini.
E di tanto in tanto la fantasia cede il passo alla speranza e ai desideri: che qualcuno sia accanto nelle difficoltà, che qualcuno reciti per lei una poesia al tramonto (una bellissima immagine specie se si pensa che in effetti questa ragazzina ha perso la vista ma ha dentro di sé l'immagine del tramonto e le emozioni che in lei suscita questo ricordo), che qualcuno le faccia compagnia...


Insomma, un albo molto denso e ricco, da sfogliare e assaporare, che aiuta a riflettere sulle bellissime possibilità che ci dà una visione positiva, piena di colori e sfumature.

domenica 26 marzo 2017

A BookPride2017, "Le coincidenze dell'estate" di Massimo Canuti e "Bellissimo" di Massimo Cuomo, Edizioni E/O


Nell'ambito di BookPride2017, la fiera dell'editoria indipendente, a Base Milano si è tenuta ieri 25 marzo la presentazione dei romanzi di Massimo CuomoBellissimo” (qui, in uscita il 7 aprile) e Massimo CanutiLe coincidenze dell'estate” (qui, in libreria da due settimane), pubblicati da Edizioni E/O.

Due romanzi completamente diversi tra loro, per le atmosfere, per lo stile di scrittura, per la psicologia e per quello che raccontano” come ha esordito la giornalista Elisa Giacalone, moderatrice dell'incontro “ma dovendo trovare dei fili conduttori, quello che li accomuna sono il viaggio e la ricerca dell'identità.”

La giornalista Elisa Giacalone con Massimo Cuomo, autore di "Bellissimo", Edizioni E/O.
Bellissimo Al centro della storia di Bellissimo c'è il rapporto tra Miguel e Santiago, due fratelli; siamo di fronte a una relazione che coinvolgerà non solo loro ma l'intera famiglia, Miguel è un bambino dalla bellezza stupefacente, quasi miracolosa; il fratello maggiore Santiago vede la sua vita letteralmente stravolta dopo la sua nascita, perché chiaramente vengono a mancare tutte le attenzioni che gli erano rivolte, ma soprattutto perché si imbatte in un carattere diverso dal suo. Miguel è esuberante, riesce a ottenere tutto quello che vuole dal padre, dalla madre, dagli amici e a scuola; mentre Santiago, che come fratello maggiore dovrebbe essere una guida, si ritrova dimesso, a ricoprire un ruolo secondario. La storia si svolge in Messico e richiama atmosfere magiche alla Garcia Marquez

La giornalista Elisa Giacalone con Massimo Canuti, autore di "Le coincidenze dell'estate", Edizioni E/O.
Le coincidenze dell'estate Nel caso de "Le coincidenze dell'estate" la narrazione si svolge a Milano. Ci imbattiamo nella storia di Vincenzo, un adolescente amante della musica e degli skate e, anche qui, abbiamo un percorso di ricerca della propria identità. Vincenzo non sa se è attratto dalle ragazze o dai ragazzi, non sa ancora quello che farà da grande e si imbatterà in Italo, un uomo di cinquant'anni che incontrerà nell'androne del suo palazzo, e con il quale intratterrà un rapporto di amicizia. Oltre a Italo e a Vincenzo, altro personaggio chiave è Evelina, un'anziana signora che abita nel palazzo e che insieme ai due ne "combinerà di ogni". Il romanzo in questo caso è incentrato sull'amicizia inaspettata tra tre personaggi di generazioni diverse: l'adolescente Vincenzo, il cinquantenne Italo, diventato barbone suo malgrado, ed Eveleina di circa ottant'anni. Si parla anche della difficoltà di crescere in una famiglia a pezzi, per via della mamma giornalista sempre in giro per il mondo e di un padre poco presente (Vincenzo di fatto cresce da solo); si parla anche della scoperta dell'omosessualità, del coraggio di uscire allo scoperto e di come riferirlo ai genitori. È quindi un romanzo che parla della scoperta delle identità.


Elisa Giacalone Massimo Cuomo, hai dichiarato che questo romanzo è molto differente dagli altri due, non solo per l'ambientazione, ma perché qui hai affrontato una ricerca più intima e più intensa della scrittura. Ci spieghi come è stato il percorso e come sei arrivato a "Bellissimo"?

Massimo Cuomo Buonasera a tutti. Per parlare di questo romanzo non posso non parlare dei libri precedenti, perché questo è un percorso nella narrativa iniziato da qualche anno; ogni volta è un'esperienza che mi arricchisce e mi fa capire quale sarà il prossimo passo da fare. Questo è il terzo romanzo e segue “Osteria senza parole”, da cui si differenzia completamente. Quest'ultimo è un libro a cui sono molto affezionato e a cui devo grandi soddisfazioni, che mi ha insegnato molte cose. Mentre lo presentavo in giro, qualcuno ha proposto di andare avanti con questa storia, proseguendo la saga sulla scia di quello che hanno fatto Malvaldi in Toscana o Camilleri in Sicilia con le storie dei bar e delle osterie riportate in letteratura. Io ho invece pensato che la storia si fosse esaurita.
Avevo voglia di mettermi nuovamente alla prova, scrivendo qualcosa di diverso e sono rimasto in attesa che questa storia arrivasse. È successo un pomeriggio, sull'isola dove mio fratello si sposava. Io ero il suo testimone di nozze e sono andato sull'altare a fare un racconto, sostanzialmente una breve relazione sul nostro rapporto, una relazione complessa che ci ha portato a diventare oggi i due migliori amici, ma che è stato anche un percorso tortuoso e complicato.

Il racconto che ho fatto quel giorno è stato talmente intenso e intimo, che hanno iniziato a piangere tutti, anche quelli che non ci conoscevano, dal fotografo alla ragazza del catering. Allora ho compreso si trattava di qualcosa di forte, che andava raccontato in maniera completa. Così ho trovato la mia storia, poi ho fatto di tutto per allontanarla da me, in modo che non sembrasse un'autobiografia, un po' perché penso che sia quello che gli scrittori debbano fare – cercare di nascondersi tra le pagine – un po' perché essendo un racconto molto intimo ho cercato di non scoprirmi e non mettermi troppo in mostra. Quando ho mandato il manoscritto a mio padre ho fatto questa premessa: questa famiglia non siamo noi. Premessa necessaria perché la famiglia del romanzo è molto diversa dalla nostra, ma la relazione fra i fratelli ha risentito molto di quella che è la storia mia e di mio fratello.
Per distaccarmene il più possibile ho ambientato la storia in Messico, anche perché quando ho capito che volevo incentrare questo racconto e questo rapporto sulla bellezza incredibile - quasi surreale e mistica - di Miguel, mi è sembrato perfetto quel posto dove ancora il misticismo è forte; almeno lo era dieci anni fa quando l'ho attraversato nel corso di un viaggio incredibile tra Chapas e Yucatan (il romanzo è ambientato nello Yucatan). Mi è sembrato il posto perfetto per raccontare questa storia, anche per darle quel respiro magico che volevo. Sono molto felice che questa parola (magica) sia stata usata anche dall'editore.

Elisa Giacalone A proposito di magia colgo l'occasione per leggere un pezzo del romanzo, l'incipit, perché da lì respiri l'atmosfera e vedi quel rapporto che c'è tra Miguel e Santiago, quindi entriamo "per direttissima" nell'anima di questi due personaggi piccoli, perché Miguel ha zero giorni e Santiago ha appena cinque anni.

Dietro il vetro c'è la faccia di Miguel, zero giorni, davanti al vetro c'è la faccia di Santiago, cinque anni. La sua espressione stupita si riflette sulla vetrata assieme al neo sulla guancia destra, come il bottone di una camicetta, come il punto di domanda. E la domanda che pensa Santiago osservando il fratellino nella culla oltre il vetro è una soltanto: perché è così bello? Lo pensano tutti in effetti. Che sia bello in un modo speciale, i grandi sopra la testa di Santiago lo ripetono ad alta voce come una cantilena. Chiunque si muova lungo il corridoio dell'ospedale e si trattenga davanti alla vetrata a un certo punto lo dice “è bellissimo”.  Lo è nel confronto impietoso con i sette neonati che gli stanno intorno, cinque maschi e due femmine, alcuni davvero brutti, ciascuno bello solo per la loro madre. Miguel invece è bellissimo per tutti senza margine di dubbio”.
Già qui entriamo in questa bellezza stupefacente che ritorna nel resto del romanzo.



Ora passiamo la parola a Massimo Canuti, alle sue Coincidenze dell'estate.
Non sei alla prima esperienza come romanziere – prima esperienza con la casa editrice E/O – ma avevi già scritto “Contro i cattivi funziona” (edito da Instar Libri, ne ho parlato quiqui, ndr). Come sei arrivato a questo secondo romanzo?


Massimo Canuti Anche in questo caso l'idea è nata da un'esperienza personale, o meglio, da una sensazione. Quella che si prova quando si entra negli androni in estate, quando fa molto caldo. Tant'è che una volta ho pensato, come sarebbe bello se portassi il materasso e dormissi lì. 
Da lì l'idea...  se ci fosse veramente qualcuno che ha necessità di rinfrescarsi? Nell'arco del tempo la storia è cresciuta mentre la scrivevo. Spesso quando ho una traccia nella mente, la vedo nascere e crescere solo quando la “metto su carta", un'espressione che ora non si usa più, insomma, quando inizio a scrivere sulla tastiera. In questo caso il romanzo è ambientato a Milano, perché è la mia città, e anche perché è una città che a volte è molto calda in estate, e mi è sembrato lo scenario giusto. Pian piano sono nati i personaggi, come Italo, che suo malgrado si ritrova a vivere per strada in questo periodo difficile e improvvisamente si imbatte in questo androne che per lui diventa proprio una casa, anche perché trova qualcuno disposto a ospitarlo. Da lì nasce una storia di amicizia con Vincenzo.
Il tema dell'adolescenza mi appartiene, anche nel primo libro il protagonista è un adolescente, anche se un po' più piccolo, ma è qualcosa che mi viene facile raccontare.


Elisa Giacalone Ci fermiamo a questo misterioso incontro tra Vincenzo e Italo, misterioso barbone perché non lo sa nemmeno lui perché ha perso la memoria. Ecco perché torniamo al discorso dell'identità perché o i personaggi la stanno cercando o l'hanno persa. E fanno qualcosa per conquistarla o per riconquistarla, come Italo. A questo proposito leggiamo un pezzetto, il momento in cui Vincenzo si imbatte in Italo, sul pianerottolo del proprio palazzo.

Quando esce sul pianerottolo capisce cos'era che lo bloccava.
Il corpo di un uomo.
Vincenzo nota una camicia, per terra, sporca e strappata. Si avvicina al corpo.
La puzza è al limite del fetore. Devono essere giorni, settimane che quell'uomo non si lava. Ha la barba lunga, i capelli grigi. Non riesce a guardarlo bene in faccia per via della posizione bocconi. Anche se a occhio e croce non deve superare i sessant'anni. Forse è morto per la caduta. Si china per controllare se respira.
L'uomo si volta rivelando la sua faccia.
Vincenzo lo osserva. All'inizio quel volto nascosto dalla barba non gli dice niente. Poi però appare qualcosa. Un'immagine di qualche tempo fa.
Non ha dubbi. Quell'uomo l'ha già visto."

Scoprirete poi perché lo riconosce, i due si conoscevano.

Elisa Giacalone Continuando sul filone degli aspetti in comune, una cosa che mi è sembrata avessero è la famiglia. Nel primo caso Miguel e Santiago vivono in una famiglia con due genitori completamente diversi tra loro, nel secondo caso la famiglia si può dire che quasi non esista, non solo nel caso di Vincenzo ma anche in quello di Evelina, perché si scoprirà che anche lei non ha una famiglia solida alle spalle.

Andiamo ora allo stile di scrittura dei due romanzi, partendo dal primo: Massimo Cuomo tratteggia i personaggi, li disegna, ha la capacità di scolpirli, delinearli come quasi fossero in una pellicola. Quanto hai lavorato ai personaggi, visto che a quanto vedo c'è quasi una cura maniacale non solo per quanto riguarda le movenze ma anche il fisico. Ti chiedo se hai sempre lavorato così o se questo romanzo ti ha richiesto maggiore cura.



Massimo Cuomo Do una risposta che parte da lontano, dal mio primo romanzo e che ho raccontato anche nel caso del secondo. Nel primo romanzo tutti mi dicevano “Scorrevole ma non banale”, era un commento bellissimo ma sentivo il desiderio che qualcuno mi dicesse anche “Scritto bene”. Quando mi sono messo a scrivere “Piccola osteria senza parole” ho lavorato sullo stile attraverso un percorso che avevo fatto nei due anni precedenti anche di analisi del testo degli altri;  si dice spesso che quando uno inizia a scrivere perde un po' il gusto della lettura perché lo fai in maniera critica e cercando di capire come migliorare la propria scrittura. Anche se ho la sensazione di scrivere così da quando ero ragazzo, sto cercando di limarla. A questo romanzo sono arrivato con il desiderio di fare un passo ulteriore, per arrivare a un pubblico che ho conosciuto negli ultimi due anni, di cui mi sono innamorato, quello dei librai indipendenti che sono un pubblico di lettori forti: ho scoperto che se riesci a conquistarli poi ti regalano tanto in termini di diffusione del tuo romanzo e ho capito che quella è la cosa che più mi interessa. Ieri sera ero a una presentazione a Venezia dove c'era un libraio che ha uno scaffale che ha chiamato “Mai senza”, dove conserva i suoi romanzi preferiti, che sono 500. Ho capito che mi piacerebbe tanto entrare in quelli scaffali, perché è l'unico modo per sopravvivere ai tre mesi di vita media che ha un libro in libreria, per le logiche del mercato attuale.

Ho cercato quindi di scolpire ancora di più la mia scrittura ed è il motivo per cui sono molto lento, non solo perché ci metto tanto a trovare una storia, quanto perché ci metto molto a scriverla. In questo caso mi sono ritrovato a lavorare su una mezza pagina per un'intera giornata. Ho capito che questo è l'unico modo per migliorare la scrittura: lavorare sui singoli dettagli in questo modo. Spero che questo lavoro "arrivi". Rispetto al passato, ho scritto con le cuffie alle orecchie, ho cominciato – per respirare quelle atmosfere – ad ascoltare la musica cubana e altre canzoni attinenti. L'arte influenza l'arte. Ho la sensazione e la speranze che un po' di quella musica sia riuscita ad arrivare al mio romanzo. Non mi sono mai emozionato così tanto e spero che questo abbia aiutato.



Elisa Giacalone La si sente e la si respira quell'atmosfera. Leggiamo un brano in cui si delinea la figura del padre e della madre. Vedrete in poche righe come si tratti di due persone così diverse.
"Vincente Moya non sorride, perché non sorride mai. Guarda il figlio come se aspettasse che a dire qualcosa per primo fosse Miguel, che allunga le dita sui baffi folti dell'uomo, li tira quasi per strapparli, facendogli appena il solletico, e gli strappa invece un sorriso. Splendido, rarissimo, prezioso."

"Maria Serrano non è mai stata bella. E da quando si è maritata a Vincente Moya lo è meno ancora: è diventata solamente la moglie brutta di un marito bellissimo. Così, non appena Miguel le atterra finalmente addosso, lei pallida e consumata dallo sforzo del parto, in un momento è chiaro che da ora sarà pure la madre brutta di un figlio bellissimo. Se le prestassero uno specchio, se le mostrassero l'immagine che produce il primo abbraccio col suo neonato, forse, lo scoprirebbe anche lei. O forse no, perché Maria certe cose non sembra in grado di vederle. Sui gradini della chiesa, in bianco sorrideva e basta, come sorride adesso, come sorrideva cinque anni fa, quando fra le braccia le atterrò il piccolo Santiago.
Santiago, appunto, che entra nella stanza numero sei dietro a tutti, più basso di tutti, senza che nessuno si accorga di lui. Nessuno tranne Maria Serrano, che certe cose non sembra vederle ma le vede sempre."

Vedete già come in contrapposizione abbiamo il sorriso. Una donna che sorride quasi non fosse presente a se stessa, con un sorriso quasi imbarazzato, e il marito invece che non sorride mai e forse per la prima volta ha sorriso quando ha preso in braccio il suo secondogenito. Anche qui tutta la contrapposizione tra i due caratteri e gli stili di vita e di educazione dei due figli.



Andiamo a vedere i personaggi di Massimo Canuti: quanto ci hai lavorato, come sei arrivato a delinearli e a descriverli.

Massimo Canuti: diversamente da Massimo nel mio caso mi viene piuttosto facile buttare giù una trama. Il romanzo l'ho scritto si può dire in un paio di mesi, ovviamente era da riscrivere (il vero lavoro è la riscrittura), però c'era già tutto. Evidentemente ho questa capacità. Ovviamente da lì a dire funziona e va bene ce ne vuole.
Nel mio caso trovo che ci sia continuità con il primo libro anche se anch'io volevo fare un passo avanti, in termini di complessità, anche se la scrittura è simile.
La mia scrittura è molto leggera e scorrevole, mi piace che sia così, i libri che amo di più sono quelli che hanno tanti dialoghi, che fanno parlare i personaggi perché le storie sono mosse dai personaggi che fanno la storia, giorno dopo giorno, tendo invece a limitarmi nelle descrizioni. Faccio sempre in modo che siano i personaggi a condurre la storia. Non a caso, anche in questo romanzo è molto “dialogato”; penso che questo sia un pregio: la spontaneità, la leggerezza con cui si esprimono. Vorrei che fosse sempre così.

Massimo Cuomo: sto leggendo il tuo romanzo e ho apprezzato la capacità dei dialoghi che io in realtà ho perso nel tempo, spinto dalla ricerca della descrizione perfetta, riduco i dialoghi a battute. Mi accorgo che sto andando in quella direzione. Recentemente ho visto un film È solo la fine del mondo di un regista giovanissimo, Xavier Roland, mi ha colpito molto perché è un film senza dialoghi, fa esprimere le relazioni tra le persone attraverso sguardi lunghissimi, in cui si alza la musica, e io ho provato un'emozione fortissima. Ho visto gente che si alzava e usciva. Io mi sono emozionato perché è esattamente quello che vorrei fare: riuscire a comunicare un'emozione e un sentimento attraverso la descrizione di uno sguardo.

Elisa Giacalone Una curiosità: la componente circense che compare in entrambi i romanzi... Nel caso di Bellissimo abbiamo il papà che – non si capisce se nella realtà o in un evento onirico – a un certo punto scapperà con una contorsionista lasciando in sogno la moglie, durante un pomeriggio in cui era andato al circo con la famiglia.


Nel caso di Le Coincidenze dell'estate la sorella di Vincenzo, Serena, scappa con un giocoliere, che ha lavorato al circo.

Leggiamo quindi un momento di gioco circense in un ambiente inusuale, quello di un ospedale, il Fatebenefratelli.
Da sinistra, Sandro Ferri, editore di E/O, e Massimo Canuti.

Massimo Canuti allo stand di Edizioni E/O.