I temi che mi stanno a cuore spaziano dalla fotografia alla Natura, dagli albi illustrati all'educazione, dalla biodiversità alla creatività, dalle notizie giornalistiche alle attività con i bambini.
Ho scelto di chiamare il mio blog "A casa di Anna" perché spero che vi sentiate un po' a casa. Mettetevi comodi e leggete. E se avrete voglia di commentare mi farete solo piacere. Buona navigazione.
Ogni storia di Amos Perbacco è una coccola. Questa si chiama "Amos Perbacco aspetta la neve", edito da Babalibri (qui la scheda) e realizzato dalla coppia Erin E. Stead (illustratrice) e Philip Stead (autore del racconto). La traduzione è di Cristina Brambilla.
Le illustrazioni sono sempre molto delicate, con dei colori lievi. Alcune sembrano fatte a matita, altre sono realizzate per dare corpo e una lieve tonalità e creare un'atmosfera unica e particolare.
Quando si legge un libro di Amos Perbacco ci si sente avvolti da una coperta e da un'energia positiva che si concretizza in piccole cose, piccoli dettagli che rendono ogni tavola speciale.
La storia inizia con un primo piano su Amos Perbacco, avvolto in una coperta sul suo divano. Accanto a lui, un coniglietto. Sopra il suo divano oltre a un ricamo di pizzo, un topolino. Amos ha in mano una delle sue solite tazze di tè. Affianco a lui si vede un piccolo comodino su cui c'è una teiera e il piattino della sua tazza di tè. È in pigiama, il suo solito pigiama a righe bianche e verdi e indossa, come sempre, delle pantofole a forma di coniglietto.
È lì che ascolta la radio, immaginandola come un camino scoppiettante perché non vede l'ora che arrivi la prima nevicata... Infatti, sono giorni che o piove o tira vento.
Appena la radio annuncia che cadrà la prima neve, si prepara subito: indossa tutto il possibile per essere coperto per bene, per godersela senza prendere freddo. Quindi: cappotto, sciarpa, berretto, muffole calde - guanti speciali senza divisione per le dita (tranne spesso il pollice), usati per calore estremo -e poi gli scarponi. Si dirige alla fermata dell'autobus che lo condurrrà allo zoo dove lavora e vuole portare un regalo fatto con le sue mani per ogni amico, ognuno pensato appositamente.
Infatti, Amos è il simbolo della gentilezza, della cura, dell'attenzione verso l'altro. Si accorge che ognuno, essendo diverso, in quanto tale, ha delle necessità diverse. Così, con questo suo modo di fare ha conquistato molti animali dello zoo (dall'elefante al rinoceronte, dal pinguino alla tartaruga...) che sono diventati suoi buoni amici.
Proprio quel giorno, però, nonostante l'attesa non nevica. Si sa, del resto che ogni cosa bella ha il suo tempo di attesa: quindi? Non si può sapere quando nevicherà ma si può aspettare con gratitudine, gioia, entusiasmo, curiosità. Infatti, non è detto che le cose belle arrivino proprio nel momento in cui le desideriamo, ma quando le abbiamo desiderate tanto sono ancora più arricchenti.
Infatti, proprio quando tutti stanno ormai dormendo, cadono i primi fiocchi di neve e rendono la città incantata e ovattata, con quel silenzio particolare che solo la neve appena caduta può creare.
Al risveglio sarà una bellissima sorpresa e tante emozioni aspetteranno Amos e i suoi amici.
E voi, che cosa vorreste fare come prima cosa, quando nevica?
Come sempre questo album è da leggere e rileggere. Leggere e rileggere... finché non entra dentro nel proprio cuore e lo si assapora... Parola per parola. Ognuna scelta con cura. Proprio come su protagonista.
E ogni illustrazione ci lascia immaginare e desiderare la neve. Anche oggi, come a Milano, anche se piove nulla vieta di sognare... e desiderare di essere avvolti in una coperta, con una tisana caldo, sognanti di fronte alla finestra.
Ci sono serate uniche e irripetibili che rimarranno per sempre nel cuore. Quella di ieri è una di queste. Ci siamo incamminati nella campagna quasi alla fine del tramonto e poi siamo saliti su una balla di fieno. Da lì ci siamo prima divertiti a creare le ombre con uno sfondo rosso acceso [sotto] e azzurro [sopra] poi abbiamo visto il cielo cambiare sempre più, il rosso assottigliarsi fino a una linea sottile e sparire nel firmamento che si riempiva di stelle.
Abbiamo cercato le stelle cadenti e - come tutte le cose belle - ne abbiamo vista una splendente quando stavamo ormai pensando ad altro.
Poi Sara - che cercava la Luna da un po' - si è accorta che uno spicchio rosso stava spuntando accanto alla nostra casa. Velocemente la Luna è sorta come un bambino che si alza in piedi dopo aver gattonato. Una palla infuocata è apparsa davanti ai nostri occhi meravigliati, pieni di quell'incanto e stupore primordiale.
Poi è arrivato il momento del gioco, i ragazzi che salivano e scendevano dalla balla come giovani atleti mentre la sottoscritta e Sara cercavano di tenersi per non cadere.
Alla fine è tornata la pace, A si è sdraiato tra di noi e mentre si chiacchierava ha visto una scia luminosa attraversare il cielo e ha espresso il suo desiderio.
Grazie a Sally che ci è rimasta accanto.
Grazie al pipistrello che ci volava intorno che ci ha levato tutte le zanzare
Grazie al venticello leggero che ci ha fatto prendere il fresco
Grazie all'assiolo che ha fatto da colonna sonora insieme ai grilli
Grazie ai ragazzi che ci hanno fatto salire sulla balla
Grazie al cielo che era stupendo ancora di più di quanto immaginassimo.
Se i bambini e le bambine sono liberi di essere se stessi, riescono a esprimere tutte le loro potenzialità per crescere ed evolvere sereni. "Un barattolo di stelle" di Deborah Marcero, Terre di Mezzo Editore (traduzione di Davide Musso) (qui) è un inno alla bellezza e alla spontaneità dell'infanzia, ove tutto è possibile grazie alla fantasia e alla semplicità, anche di fare amicizia.
Luis, il protagonista, è un coniglietto che ama passare le giornate in mezzo alla Natura, curioso verso il mondo che lo circonda e capace di osservare e mettere da parte le cose più preziose: è un collezionista e qualsiasi cosa lo attiri la infila in un barattolo. Si accontenta delle "cose semplici": non importa se siano foglie, penne o sassolini a forma di cuore. Per lui sono comunque speciali.
Infatti, una volta raccolti questi oggetti, a casa riesce a ritrovare la magia dell'esperienza vissuta: la camera si trasforma nuovamente nei luoghi che ha percorso e rivive quel benessere provato.
Il suo "godere" delle piccole cose viene amplificato quando incontra Iris proprio mentre il mare si sta tingendo di un rosso, che ricorda "lo sciroppo di amarene", Luis dona a Iris un barattolo di quest'acqua preziosa e - magicamente - "il barattolo si illumina per tutta la notte con i colori del tramonto".
Da quel giorno i due amici riescono a collezionare cose "difficili da stringere tra le mani", come gli arcobaleni. Del resto cos'è l'amicizia se non uno scambio trasformativo?
Come diceva George Bernard Show "“Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee.”
Naturalmente qui, non si può non pensare al topolino Federico di Leo Lionni, che fa scorte per l'inverno per donare agli amici colori e profumi dell'estate...
E non si può non ricordare il GGG di Roal Dahl che riesce a catturare nei barattoli i sogni dei bambini. Non a caso sono due autori che hanno scritto capolavori in cui i più piccoli sono protagonisti.
La storia prosegue e seguiamo la felicità dei due nuovi amici che riescono insieme a compiere imprese impossibili, sognando e riuscendo a cogliere ciò che di meraviglioso esiste nel mondo come solo i bambini e le bambine sanno fare, in un momento in cui il mondo reale e quello magico si intrecciano e si mescolano senza confini netti.
Il libro raggiunge il suo apice quando c'è il distacco: Iris deve andare in città lontano e Luis prova una strana sensazione di solitudine, si sente inizialmente perso, e senza scopo (come un barattolo vuoto).
L'amicizia potrà resistere alla distanza? Come potrà godere ancora delle piccole cose senza la sua amica del cuore?
Per fortuna i due riusciranno a trovare il modo per essere vicini ugualmente - seppur separati - e riuscire a continuare quella relazione che arricchisce l'animo e ti fa sentir vivo.
E alla fine Luis avrà anche una sorpresa. Del resto la vita è una continua sorpresa e se si è pronti a "lanciarsi" con coraggio (non a caso la parola deriva da "cuore"), nuove avventure potranno iniziare.
Le illustrazioni sono semplici ma molto evocative: in alcune pagine appare come sfondo l'acquarello, in altre più dettagliate emerge l'inchiostro che invita a osservare con dettaglio tutte le minuzie disegnate dall'autrice.
Del resto sul sito (qui) l'artista, per presentarsi, scrive: "I suoi mezzi preferiti sono inchiostro (con pennello e penna), matita (HB), acquerello, gouache, pastelli, matite colorate, carboncino e digitale." Naturalmente aggiunge anche che ama la natura, ma questo si comprende già solo dal benessere che donano le sue pagine, piene di armonia.
NB Questo albo consente anche di parlare del tempo che passa, osservando le stagioni che cambiano insieme all'evoluzione trasformativa e alla crescita dei due personaggi. Insomma, oltre dentro a una storia ci sono altre meravigliose storie da scoprire insieme e temi da trattare. Del resto un bel libro apre apre a molte possibilità e consente di parlare di più cose, a seconda della sensibilità di ognuno (anche di cosa si ama collezionare ad esempio!!! non solo nei barattoli ma anche nelle tasche).
Domenica, alla Libreria Feltrinelli di piazza Piemonte di Milano abbiamo letto Alex e le scarpe argentate di Jane Godwin e Anna Walker, pubblicato da La Margherita edizioni (che fa parte de Il Castello Editore, qui la scheda). Questo albo ha conquistato sia i bambini di due anni - e non erano pochi - sia quelli più grandi di 4-5-6-7 anni.
La protagonista è Alex, una bambina che ha tre fratelli più grandi alle spalle e con una vita piena, libera (l'albo inizia con una pagina in cui è tra gli alberi e all'aperto) e serena, (infatti, non si cura di chi la prende in giro per gli abiti usati, anche se "rivisitati").
Alex adora le scarpe (perché le può acquistare nuove) e un giorno rimane affascinata da un paio color argento e, dal momento in cui diventano sue, non le toglie più. Così le indossa ovunque (anche nella vasca da bagno) e non pensa di levarsele neanche quando va a fare un picnic tra i boschi e il fiume. Così, mentre salta felice da un sasso all'altro, una scarpa finisce nell'acqua e viene trascinata lontana dalla corrente.
Dopo la delusione e la rabbia, la bambina decide di indossare la sola scarpa rimasta combinata a un'altra diversa. Ma a dare una svolta alla storia, sarà l'incontro con la nuova compagna Elena.
Nonostante l'apparente semplicità, questa storia arriva in profondità, aiutando a riflettere su tanti temi, in cui i bambini possono riconoscersi facilmente. A chi infatti non è capitato di essere preso in giro per qualcosa? Alex è un buon esempio di come lasciar correre, senza dare troppa importanza (quanto è preziosa l'autostima). Inoltre è lasciata libera di fare ed esprimersi (non è da tutti indossare due scarpe diverse... sia per un bambino, sia per un adulto che glielo lascia fare). Infine, questo albo è un inno all'amicizia che capita all'improvviso, come un tesoro inaspettato, soprattutto quando avviene nel rispetto dell'altro.
Come sempre, dopo aver letto il libro, siamo passati al laboratorio espressivo. Mi ha sorpreso molto l'atmosfera di concentrazione e rispetto degli altri che si respirava nella sala. Molta creatività da parte dei bambini, collaborazione da parte degli adulti (che piacere vedere tante famiglie riunite!). Nessun bambino si è sorpreso a lavorare su scarpe argentate, che ha addobbato con colori vari. Questo per me ha un valore molto alto: poter usare qualsiasi colore e qualsiasi cosa, senza pregiudizio (che si tratti di fiori o di fiocchi rosa).
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Lasciatemi ringraziare:
tutti i papà (ed erano tanti!) e le mamme per essersi messi a disposizione dei loro figli e per essersi appassionati insieme a loro nel creare una scarpa speciale;
tutte le bambine e i bambini, in particolare Giulio, 4 anni, per avermi spiegato che accanto alla sua scarpa c'era una pentola magica e anche un fiore speciale;
il gruppo consueto di mamme e figlie, che tornano ogni volta colme di allegria e creatività e originalità.
chi è venuto per la prima volta ed è rimasto conquistato.
i genitori di Leonardo, due anni, che stanno diventando degli affezionati ai nostri laboratori, perché sono la dimostrazione che con la cura, la pazienza, l'attenzione, l'amore e la voglia di sostare, anche un bambino piccolo può rimanere concentrato un'ora e più divertendosi.
Infine, grazie anche al personale Feltrinelli che fa sempre trovare tutto a posto e aiuta a diffondere l'evento. Oggi eravamo 21 (bambini, più mamme e papà e la sottoscritta)!.
Cristina vi aspetta domenica prossima sempre alle 11.30 sempre alla Feltrinelli. Info qui.
“Dieci lezioni sulla poesia, l’amore e la vita” di Bernard Friot, Lapis edizioni è un libro che avvicina alla poesia, con una storia delicata che cattura piano piano. Il pretesto è un corso estivo di poesia che all’inizio spiazza - come ogni cosa bella - i giovani che partecipano quasi tutti “forzatamente” per motivi diversi agli incontri. Come si sa un grande maestro, quello che lascia il segno - e Friot è stato insegnante e quindi ha sperimentato sulla sua “pelle” - è quello che semina e cerca di accendere scintille. Così questo gruppo così diverso di bambini e ragazzini si ritrova ad appassionarsi pian piano seguendo le indicazioni dello scrittore Simon, un tipo all’apparenza anonima “magrolino, capelli corti, occhi grigi” che dà loro la possibilità di diventare protagonisti, proporre soluzioni alternative. Ed esprimersi attraverso gesti e soprattutto parole, parole che pian piano emergono sempre più fluide e libere con questi “esercizi” e allenamenti fino a coglierne il gusto (All’inizio avevo un po’ di paura di non riuscirci, poi sei venuto tu e mi hai detto "Lascia arrivare una parola nella tua mente”). In un ambiente adatto, qual è quello caldo della biblioteca, perché anche il luogo giusto conta, come sa chi si occupa di letture e laboratori.
In mezzo ad alcuni spunti che l’autore fornisce per iniziare i giovani lettori alla poesia (es. “se le parole evoca un’immagine nella testa, allora funzionano”) c’è una bellissima storia di amicizia e amore tra Kev e Marion, bella perché come tutte le storie reali inizia da piccole cose, piccoli sguardi, piccole complicità (“Restano zitti. Ma insieme. Cioè: sono dentro lo stesso silenzio, non ognuno per conto suo"), assonanze e stranezze. Infatti, Kev che a causa di una gamba rotta - per essere saltato dalla finestra - si trova a passare parte delle sue vacanze nel centro estivo di Montrond viene a incrociarsi con la ribelle Marion dal “viso allungato, lineamenti regolari, ciglia lunghe, una bocca un po’ carnosa, una espressione tesa, ostile. Tranne quando sorride”, alle prese con l’ansia per una nonna che sta morendo di cancro. Due anime inquiete che si troveranno a condividere piccole gioie e il dolore che spesso passa inosservato ai grandi alla ricerca della “normalità, come sempre”.
"La figlia del dottor Baudoin" di Marie-Aude Murail, edito da Camelozampa (qui la scheda), come tutti i romanzi dell'autrice francese parte in sordina per catturarti subito nella sua trama, che tesse abilmente per tenerti con il fiato sospeso finché non sei giunto all'ultima parola. Un racconto corale in cui emergono diversi protagonisti.
C'è il dottor Jean Baudoin, medico di mezza età, che sembra ormai aver perso qualsiasi interesse per i suoi pazienti, a cui propina troppi farmaci e analisi inutili, che si trova incastrato in una vita famigliare che sembra essere impantanata nella routine e nella mancanza di dialogo. Una famiglia in cui ogni figlio (Paul-Louis, Violaine e Cerise) si ritira nella propria stanza, permeata dai mezzi elettronici che sembrano essere l'unico contatto con il mondo. E dove c'è una moglie (Stéphanie) ancora innamorata che non viene vista. Ci sono però alcuni passaggi, poche essenziali parole, che fanno emergere qualcosa di interessante in questo personaggio.
C'è poi il giovane dottor Vianney Chasseloup, che divide lo studio con Baudoin, con i suoi occhi d'asino, all'apparenza incapace nello svolgere il suo lavoro ma in realtà in grado di ascoltare i pazienti (qualità ormai rara e preziosa) e di curarli davvero (sia da mali veri, sia da tutto quello che crea malessere). Un ragazzo da un passato triste e una vita all'apparenza piatta, che non si sente all'altezza del suo ruolo, ma si conquista pian piano, grazie al suo modo di essere e ai valori in cui crede, un posto nel cuore di molte persone (non a caso è l'unico medico dell'ospedale - in cui presta servizio due pomeriggi alla settimana -che "tutti chiamavano per nome e baciavano sulle guance"... e che in qualche modo crea una sorta di gelosia latente e un "caso Chasseloup").
E infine c'è Violaine, un'adolescente inquieta che scompagina la vita di chi le sta accanto, ma si mostra molto più matura di quanto possa sembrare, che nella fragilità della sua condizione si ritrova a dialogare con se stessa in una riflessione interiore che la accompagna pagina per pagina facendola trasformare in una giovane donna, abbandonando per sempre quel "paese dei sogni" che è l'infanzia. Una ragazza in grado di prendere una decisione difficile - decisione che gli adulti accanto a lei non sembrano capaci di supportare o contrastare in quel ruolo educativo che i genitori dovrebbero avere (chissà se con loro accanto la sua decisione sarebbe stata diversa?). Una diciassettenne che riesce con questa sua ritrovata consapevolezza ad avvicinarsi alle persone che ha accanto, facendo rinascere un dialogo che sembrava smarrito.
E poi ci sono personaggi "minori" non per questo meno importanti o meno adorabili, come la piccola Cerise, otto anni e una passione sfrenata per i giochini in cui si nutrono e allevano animali e bambini, disarmante nella sue riflessioni, che sa come stare accanto alla sorella con piccoli gesti dolcissimi; o Paul-Louis, altro fratello quindicenne di Violaine che "in quella terra di nessuno che era il suo cuore di adolescente, aveva conservato un posto per Violaine, la Violaine dei tempi in cui lui si chiamava Pilou".
La scrittrice riesce sempre a trattare con ironia, leggerezza - mai con superficialità -temi assai delicati, in un intreccio ben riuscito che fa appassionare.
Se qualcuno non fosse ancora convinto, vi invito a leggere anche la bellissima recensione di Monica Tappa qui (anche lei con le parole sì che ci sa fare!).
Ps Il romanzo è finalista al "Premio Scelte di Classe, categoria 14-16 anni" e "Premio Orbil, categoria Young Adults"
Mezzacalzetta dove sei? del noto illustratore e autore francese Benjamin Chaud, pubblicato da Terre di Mezzo editore (qui) è un albo accattivante sin dalle risguardie (le prime pagine che seguono la copertina e che di solito sono bianche)...
vediamo infatti un sacco di fili ingarbugliati: scopriremo nel corso della storia che si tratta di fili di lana, proprio quelli che si formano quando un golf si sfilaccia. Perché? Perché il protagonista, che all'inizio non sembra tanto simpatico (forse è un po' troppo annoiato), decide un giorno di abbandonare nel bosco il suo "coniglio bufalo", ma per evitare che questi lo segua fino a casa lo lega a un albero con i fili del proprio maglione.
Come è possibile che un bambino decida di abbandonare il suo animale preferito? Anche se dolce, Mezzacalzetta (questo il suo nome) è ciccione, lento e rosicchia i fili elettrici. Ma quello che non va proprio giù al bambino è che non è un buon compagno di giochi, anzi, è addirittura inutile e poi lui si sente grande e, quindi, non può assolutamente più avere un coniglio come migliore amico.
Detto fatto, i due vanno nel bosco. Lì inizierà l'avventura, un'avventura che li porterà ad addentrarsi in una foresta oscura e tenebrosa, che fa paura - proprio come la foresta di tante fiabe - e il coniglio non sembra per niente contento di essere finalmente libero. Ecco perché il bambino lo lega. Ma poi preso dal rimorso torna indietro e non lo trova più. Cosa è successo al povero coniglio? Cosa farà il bambino? Naturalmente non posso raccontarvi tutta la vicenda, che è ironica e divertente (anche se per alcuni versi ai piccoli fa un po' paura), però posso dirvi che questo è una storia che parla di rimpianti e amicizie, vecchie e nuove. Una storia che commuove e fa scoprire come, a volte, basta che accada qualcosa per farci vedere tutto con occhi nuovi. Una storia che ci ricorda, infine, che gli animali non sono peluche, ma vanno amati e rispettati. E mai e poi mai, abbandonati!
Se volete ascoltare la lettura dal vivo, domenica 2 aprile alle 11.30 vi aspetto alla Feltrinelli di piazza Piemonte. Faremo anche un laboratorio creativo in tema.
Se ancora non conoscete Spino di Ilaria Guarducci, edito da Camelozampa (qui), vi consiglio di rimediare al più presto. Primo, perché è uno strano animale marrone con folte sopracciglia nere, un corno tra gli occhi ed è pieno di spine sulla schiena, sulla pancia, sulla testa, sul sedere (!!), sulle braccia e sulle ginocchia. Quindi, quando inizierete a leggerlo ai bambini, magari giocando con il corpo, il divertimento sarà assicurato. Secondo perché è cattivo e si sa, ai bambini piacciono i personaggi fuori dagli schemi. Non solo, Spino conosce anche tutte le più moderne tecniche di spavento, dal ringhio reale (naturalmente dovete mettervi in gioco leggendolo!) a un'ampia varietà di espressioni terrificanti. Lo hanno educato a essere cattivo (!).
Spino ne combina di ogni: fa scorribande nel bosco, ruba le merendine, insulta gli alberi secolari, stacca le ali alle farfalle... per non parlare dei dispetti che fa agli uccelli canori e alle lumache (in realtà sono chiocciole, come hanno riconosciuto i miei bambini guardando l'illustrazione!). Insomma è proprio cattivo e ne va orgoglioso. Tiene tutti a debita distanza e pensa di non aver bisogno di nessuno.
Finché non accade qualcosa di catastrofico: da nero, cattivo e invincibile, di colpo - non si sa perché - inizia a perdere le spine fino a trasformarsi in una specie di morbida caramella gommosa, per giunta rosa.
Inutile dire quanto tutti si prendano gioco di lui, dalle chiocciole - in prima fila - alle farfalle che scambiano il suo didietro per un bocciolo di rose (che insulto!).... e quanto lui si senta ora ridicolo, addirittura perso. Perso perché non sa più qual è lo scopo della sua vita.
Per fortuna, nei momenti più difficili, proprio quando si diventa fragili e tutto sembra perduto, a volte si cambia prospettiva, e si possono incrociare persone speciali lungo il proprio cammino. Proprio come capita a Spino. L'incontro con il coniglio Bernardo gli cambierà completamente la vita e comprenderà non solo il valore dell'amicizia e il gusto dello stare insieme a qualcuno completamente diverso da sé, ma anche la gioia del puro divertimento.
Un bellissimo albo sulla scoperta dell'amicizia, sulla ricerca della propria identità e sul piacere delle piccole cose. Spino vi conquisterà. Preparatevi a leggerlo, rileggerlo e leggerlo ancora!
PS: il libro è finalista del Premio Soligatto!
Nell'ambito di BookPride2017, la fiera dell'editoria indipendente, a Base Milano si è tenuta ieri 25 marzo la presentazione dei romanzi di Massimo Cuomo “Bellissimo” (qui, in uscita il 7 aprile) e Massimo Canuti “Le coincidenze dell'estate” (qui, in libreria da due settimane), pubblicati da Edizioni E/O.
“Due romanzi completamente diversi tra loro, per le atmosfere, per lo stile di scrittura, per la psicologia e per quello che raccontano” come ha esordito la giornalista Elisa Giacalone, moderatrice dell'incontro “ma dovendo trovare dei fili conduttori, quello che li accomuna sono il viaggio e la ricerca dell'identità.”
La giornalista Elisa Giacalone con Massimo Cuomo, autore di "Bellissimo", Edizioni E/O.
Bellissimo Al centro della storia di Bellissimo c'è il rapporto tra Miguel e Santiago, due fratelli; siamo di fronte a una relazione che coinvolgerà non solo loro ma l'intera famiglia, Miguel è un bambino dalla bellezza stupefacente, quasi miracolosa; il fratello maggiore Santiago vede la sua vita letteralmente stravolta dopo la sua nascita, perché chiaramente vengono a mancare tutte le attenzioni che gli erano rivolte, ma soprattutto perché si imbatte in un carattere diverso dal suo. Miguel è esuberante, riesce a ottenere tutto quello che vuole dal padre, dalla madre, dagli amici e a scuola; mentre Santiago, che come fratello maggiore dovrebbe essere una guida, si ritrova dimesso, a ricoprire un ruolo secondario. La storia si svolge in Messico e richiama atmosfere magiche alla Garcia Marquez.
La giornalista Elisa Giacalone con Massimo Canuti, autore di "Le coincidenze dell'estate", Edizioni E/O.
Le coincidenze dell'estate Nel caso de "Le coincidenze dell'estate" la narrazione si svolge a Milano. Ci imbattiamo nella storia di Vincenzo, un adolescente amante della musica e degli skate e, anche qui, abbiamo un percorso di ricerca della propria identità. Vincenzo non sa se è attratto dalle ragazze o dai ragazzi, non sa ancora quello che farà da grande e si imbatterà in Italo, un uomo di cinquant'anni che incontrerà nell'androne del suo palazzo, e con il quale intratterrà un rapporto di amicizia. Oltre a Italo e a Vincenzo, altro personaggio chiave è Evelina, un'anziana signora che abita nel palazzo e che insieme ai due ne "combinerà di ogni". Il romanzo in questo caso è incentrato sull'amicizia inaspettata tra tre personaggi di generazioni diverse: l'adolescente Vincenzo, il cinquantenne Italo, diventato barbone suo malgrado, ed Eveleina di circa ottant'anni. Si parla anche della difficoltà di crescere in una famiglia a pezzi, per via della mamma giornalista sempre in giro per il mondo e di un padre poco presente (Vincenzo di fatto cresce da solo); si parla anche della scoperta dell'omosessualità, del coraggio di uscire allo scoperto e di come riferirlo ai genitori. È quindi un romanzo che parla della scoperta delle identità.
Elisa GiacaloneMassimo Cuomo, hai dichiarato che questo romanzo è molto differente dagli altri due, non solo per l'ambientazione, ma perché qui hai affrontato una ricerca più intima e più intensa della scrittura. Ci spieghi come è stato il percorso e come sei arrivato a "Bellissimo"?
Massimo CuomoBuonasera a tutti. Per parlare di questo romanzo non posso non parlare dei libri precedenti, perché questo è un percorso nella narrativa iniziato da qualche anno; ogni volta è un'esperienza che mi arricchisce e mi fa capire quale sarà il prossimo passo da fare. Questo è il terzo romanzo e segue “Osteria senza parole”, da cui si differenzia completamente. Quest'ultimo è un libro a cui sono molto affezionato e a cui devo grandi soddisfazioni, che mi ha insegnato molte cose. Mentre lo presentavo in giro, qualcuno ha proposto di andare avanti con questa storia, proseguendo la saga sulla scia di quello che hanno fatto Malvaldi in Toscana o Camilleri in Sicilia con le storie dei bar e delle osterie riportate in letteratura. Io ho invece pensato che la storia si fosse esaurita.
Avevo voglia di mettermi nuovamente alla prova, scrivendo qualcosa di diverso e sono rimasto in attesa che questa storia arrivasse. È successo un pomeriggio, sull'isola dove mio fratello si sposava. Io ero il suo testimone di nozze e sono andato sull'altare a fare un racconto, sostanzialmente una breve relazione sul nostro rapporto, una relazione complessa che ci ha portato a diventare oggi i due migliori amici, ma che è stato anche un percorso tortuoso e complicato.
Il racconto che ho fatto quel giorno è stato talmente intenso e intimo, che hanno iniziato a piangere tutti, anche quelli che non ci conoscevano, dal fotografo alla ragazza del catering. Allora ho compreso si trattava di qualcosa di forte, che andava raccontato in maniera completa. Così ho trovato la mia storia, poi ho fatto di tutto per allontanarla da me, in modo che non sembrasse un'autobiografia, un po' perché penso che sia quello che gli scrittori debbano fare – cercare di nascondersi tra le pagine – un po' perché essendo un racconto molto intimo ho cercato di non scoprirmi e non mettermi troppo in mostra. Quando ho mandato il manoscritto a mio padre ho fatto questa premessa: questa famiglia non siamo noi. Premessa necessaria perché la famiglia del romanzo è molto diversa dalla nostra, ma la relazione fra i fratelli ha risentito molto di quella che è la storia mia e di mio fratello.
Per distaccarmene il più possibile ho ambientato la storia in Messico, anche perché quando ho capito che volevo incentrare questo racconto e questo rapporto sulla bellezza incredibile - quasi surreale e mistica - di Miguel, mi è sembrato perfetto quel posto dove ancora il misticismo è forte; almeno lo era dieci anni fa quando l'ho attraversato nel corso di un viaggio incredibile tra Chapas e Yucatan (il romanzo è ambientato nello Yucatan). Mi è sembrato il posto perfetto per raccontare questa storia, anche per darle quel respiro magico che volevo. Sono molto felice che questa parola (magica) sia stata usata anche dall'editore.
Elisa GiacaloneA proposito di magia colgo l'occasione per leggere un pezzo del romanzo, l'incipit, perché da lì respiri l'atmosfera e vedi quel rapporto che c'è tra Miguel e Santiago, quindi entriamo "per direttissima" nell'anima di questi due personaggi piccoli, perché Miguel ha zero giorni e Santiago ha appena cinque anni.
“Dietro il vetro c'è la faccia di Miguel, zero giorni, davanti al vetro c'è la faccia di Santiago, cinque anni. La sua espressione stupita si riflette sulla vetrata assieme al neo sulla guancia destra, come il bottone di una camicetta, come il punto di domanda. E la domanda che pensa Santiago osservando il fratellino nella culla oltre il vetro è una soltanto: perché è così bello? Lo pensano tutti in effetti. Che sia bello in un modo speciale, i grandi sopra la testa di Santiago lo ripetono ad alta voce come una cantilena. Chiunque si muova lungo il corridoio dell'ospedale e si trattenga davanti alla vetrata a un certo punto lo dice “è bellissimo”. Lo è nel confronto impietoso con i sette neonati che gli stanno intorno, cinque maschi e due femmine, alcuni davvero brutti, ciascuno bello solo per la loro madre. Miguel invece è bellissimo per tutti senza margine di dubbio”.
Già qui entriamo in questa bellezza stupefacente che ritorna nel resto del romanzo.
Ora passiamo la parola a Massimo Canuti, alle sue Coincidenze dell'estate. Non sei alla prima esperienza come romanziere – prima esperienza con la casa editrice E/O – ma avevi già scritto “Contro i cattivi funziona” (edito da Instar Libri, ne ho parlato qui e qui, ndr). Come sei arrivato a questo secondo romanzo?
Massimo Canuti Anche in questo caso l'idea è nata da un'esperienza personale, o meglio, da una sensazione. Quella che si prova quando si entra negli androni in estate, quando fa molto caldo. Tant'è che una volta ho pensato, come sarebbe bello se portassi il materasso e dormissi lì.
Da lì l'idea... se ci fosse veramente qualcuno che ha necessità di rinfrescarsi? Nell'arco del tempo la storia è cresciuta mentre la scrivevo. Spesso quando ho una traccia nella mente, la vedo nascere e crescere solo quando la “metto su carta", un'espressione che ora non si usa più, insomma, quando inizio a scrivere sulla tastiera. In questo caso il romanzo è ambientato a Milano, perché è la mia città, e anche perché è una città che a volte è molto calda in estate, e mi è sembrato lo scenario giusto. Pian piano sono nati i personaggi, come Italo, che suo malgrado si ritrova a vivere per strada in questo periodo difficile e improvvisamente si imbatte in questo androne che per lui diventa proprio una casa, anche perché trova qualcuno disposto a ospitarlo. Da lì nasce una storia di amicizia con Vincenzo.
Il tema dell'adolescenza mi appartiene, anche nel primo libro il protagonista è un adolescente, anche se un po' più piccolo, ma è qualcosa che mi viene facile raccontare.
Elisa GiacaloneCi fermiamo a questo misterioso incontro tra Vincenzo e Italo, misterioso barbone perché non lo sa nemmeno lui perché ha perso la memoria. Ecco perché torniamo al discorso dell'identità perché o i personaggi la stanno cercando o l'hanno persa. E fanno qualcosa per conquistarla o per riconquistarla, come Italo. A questo proposito leggiamo un pezzetto, il momento in cui Vincenzo si imbatte in Italo, sul pianerottolo del proprio palazzo.
“ Quando esce sul pianerottolo capisce cos'era che lo bloccava.
Il corpo di un uomo.
Vincenzo nota una camicia, per terra, sporca e strappata. Si avvicina al corpo.
La puzza è al limite del fetore. Devono essere giorni, settimane che quell'uomo non si lava. Ha la barba lunga, i capelli grigi. Non riesce a guardarlo bene in faccia per via della posizione bocconi. Anche se a occhio e croce non deve superare i sessant'anni. Forse è morto per la caduta. Si china per controllare se respira.
L'uomo si volta rivelando la sua faccia.
Vincenzo lo osserva. All'inizio quel volto nascosto dalla barba non gli dice niente. Poi però appare qualcosa. Un'immagine di qualche tempo fa.
Non ha dubbi. Quell'uomo l'ha già visto."
Scoprirete poi perché lo riconosce, i due si conoscevano.
Elisa GiacaloneContinuando sul filone degli aspetti in comune, una cosa che mi è sembrata avessero è la famiglia. Nel primo caso Miguel e Santiago vivono in una famiglia con due genitori completamente diversi tra loro, nel secondo caso la famiglia si può dire che quasi non esista, non solo nel caso di Vincenzo ma anche in quello di Evelina, perché si scoprirà che anche lei non ha una famiglia solida alle spalle.
Andiamo ora allo stile di scrittura dei due romanzi, partendo dal primo: Massimo Cuomo tratteggia i personaggi, li disegna, ha la capacità di scolpirli, delinearli come quasi fossero in una pellicola. Quanto hai lavorato ai personaggi, visto che a quanto vedo c'è quasi una cura maniacale non solo per quanto riguarda le movenze ma anche il fisico. Ti chiedo se hai sempre lavorato così o se questo romanzo ti ha richiesto maggiore cura.
Massimo Cuomo Do una risposta che parte da lontano, dal mio primo romanzo e che ho raccontato anche nel caso del secondo. Nel primo romanzo tutti mi dicevano “Scorrevole ma non banale”, era un commento bellissimo ma sentivo il desiderio che qualcuno mi dicesse anche “Scritto bene”. Quando mi sono messo a scrivere “Piccola osteria senza parole” ho lavorato sullo stile attraverso un percorso che avevo fatto nei due anni precedenti anche di analisi del testo degli altri; si dice spesso che quando uno inizia a scrivere perde un po' il gusto della lettura perché lo fai in maniera critica e cercando di capire come migliorare la propria scrittura. Anche se ho la sensazione di scrivere così da quando ero ragazzo, sto cercando di limarla. A questo romanzo sono arrivato con il desiderio di fare un passo ulteriore, per arrivare a un pubblico che ho conosciuto negli ultimi due anni, di cui mi sono innamorato, quello dei librai indipendenti che sono un pubblico di lettori forti: ho scoperto che se riesci a conquistarli poi ti regalano tanto in termini di diffusione del tuo romanzo e ho capito che quella è la cosa che più mi interessa. Ieri sera ero a una presentazione a Venezia dove c'era un libraio che ha uno scaffale che ha chiamato “Mai senza”, dove conserva i suoi romanzi preferiti, che sono 500. Ho capito che mi piacerebbe tanto entrare in quelli scaffali, perché è l'unico modo per sopravvivere ai tre mesi di vita media che ha un libro in libreria, per le logiche del mercato attuale.
Ho cercato quindi di scolpire ancora di più la mia scrittura ed è il motivo per cui sono molto lento, non solo perché ci metto tanto a trovare una storia, quanto perché ci metto molto a scriverla. In questo caso mi sono ritrovato a lavorare su una mezza pagina per un'intera giornata. Ho capito che questo è l'unico modo per migliorare la scrittura: lavorare sui singoli dettagli in questo modo. Spero che questo lavoro "arrivi". Rispetto al passato, ho scritto con le cuffie alle orecchie, ho cominciato – per respirare quelle atmosfere – ad ascoltare la musica cubana e altre canzoni attinenti. L'arte influenza l'arte. Ho la sensazione e la speranze che un po' di quella musica sia riuscita ad arrivare al mio romanzo. Non mi sono mai emozionato così tanto e spero che questo abbia aiutato.
Elisa GiacaloneLa si sente e la si respira quell'atmosfera. Leggiamo un brano in cui si delinea la figura del padre e della madre. Vedrete in poche righe come si tratti di due persone così diverse.
"Vincente Moya non sorride, perché non sorride mai. Guarda il figlio come se aspettasse che a dire qualcosa per primo fosse Miguel, che allunga le dita sui baffi folti dell'uomo, li tira quasi per strapparli, facendogli appena il solletico, e gli strappa invece un sorriso. Splendido, rarissimo, prezioso."
"Maria Serrano non è mai stata bella. E da quando si è maritata a Vincente Moya lo è meno ancora: è diventata solamente la moglie brutta di un marito bellissimo. Così, non appena Miguel le atterra finalmente addosso, lei pallida e consumata dallo sforzo del parto, in un momento è chiaro che da ora sarà pure la madre brutta di un figlio bellissimo. Se le prestassero uno specchio, se le mostrassero l'immagine che produce il primo abbraccio col suo neonato, forse, lo scoprirebbe anche lei. O forse no, perché Maria certe cose non sembra in grado di vederle. Sui gradini della chiesa, in bianco sorrideva e basta, come sorride adesso, come sorrideva cinque anni fa, quando fra le braccia le atterrò il piccolo Santiago.
Santiago, appunto, che entra nella stanza numero sei dietro a tutti, più basso di tutti, senza che nessuno si accorga di lui. Nessuno tranne Maria Serrano, che certe cose non sembra vederle ma le vede sempre."
Vedete già come in contrapposizione abbiamo il sorriso. Una donna che sorride quasi non fosse presente a se stessa, con un sorriso quasi imbarazzato, e il marito invece che non sorride mai e forse per la prima volta ha sorriso quando ha preso in braccio il suo secondogenito. Anche qui tutta la contrapposizione tra i due caratteri e gli stili di vita e di educazione dei due figli.
Andiamo a vedere i personaggi di Massimo Canuti: quanto ci hai lavorato, come sei arrivato a delinearli e a descriverli.
Massimo Canuti: diversamente da Massimo nel mio caso mi viene piuttosto facile buttare giù una trama. Il romanzo l'ho scritto si può dire in un paio di mesi, ovviamente era da riscrivere (il vero lavoro è la riscrittura), però c'era già tutto. Evidentemente ho questa capacità. Ovviamente da lì a dire funziona e va bene ce ne vuole.
Nel mio caso trovo che ci sia continuità con il primo libro anche se anch'io volevo fare un passo avanti, in termini di complessità, anche se la scrittura è simile.
La mia scrittura è molto leggera e scorrevole, mi piace che sia così, i libri che amo di più sono quelli che hanno tanti dialoghi, che fanno parlare i personaggi perché le storie sono mosse dai personaggi che fanno la storia, giorno dopo giorno, tendo invece a limitarmi nelle descrizioni. Faccio sempre in modo che siano i personaggi a condurre la storia. Non a caso, anche in questo romanzo è molto “dialogato”; penso che questo sia un pregio: la spontaneità, la leggerezza con cui si esprimono. Vorrei che fosse sempre così.
Massimo Cuomo: sto leggendo il tuo romanzo e ho apprezzato la capacità dei dialoghi che io in realtà ho perso nel tempo, spinto dalla ricerca della descrizione perfetta, riduco i dialoghi a battute. Mi accorgo che sto andando in quella direzione. Recentemente ho visto un film È solo la fine del mondodi un regista giovanissimo, Xavier Roland, mi ha colpito molto perché è un film senza dialoghi, fa esprimere le relazioni tra le persone attraverso sguardi lunghissimi, in cui si alza la musica, e io ho provato un'emozione fortissima. Ho visto gente che si alzava e usciva. Io mi sono emozionato perché è esattamente quello che vorrei fare: riuscire a comunicare un'emozione e un sentimento attraverso la descrizione di uno sguardo.
Elisa GiacaloneUna curiosità: la componente circense che compare in entrambi i romanzi... Nel caso di Bellissimo abbiamo il papà che – non si capisce se nella realtà o in un evento onirico – a un certo punto scapperà con una contorsionista lasciando in sogno la moglie, durante un pomeriggio in cui era andato al circo con la famiglia.
Nel caso di Le Coincidenze dell'estate la sorella di Vincenzo, Serena, scappa con un giocoliere, che ha lavorato al circo.
Leggiamo quindi un momento di gioco circense in un ambiente inusuale, quello di un ospedale, il Fatebenefratelli.
Da sinistra, Sandro Ferri, editore di E/O, e Massimo Canuti.