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giovedì 18 settembre 2025

Tre dita di Massimo Canuti, Uovonero

Esce venerdì 19 settembre in tutte le librerie "Tre dita" di Massimo Canuti, edito da Uovonero (qui).

In "Tre dita", Nado è un ragazzino vivace e inquieto, con una mamma molto devota, un padre molto silenzioso e poco presente e una sorellina un po' rompiscatole. Bettolle (SI), è il paesino toscano al centro sia della narrazione sia di una delle pagine più nere della storia del XX secolo (il romanzo è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale). Il protagonista si trova ad affrontare una serie di accadimenti più grandi di lui ma, nonostante questo, riuscirà a viverli con "la spensieratezza di chi ha fiducia nel mondo e nella vita".  Una spensieratezza tale da fargli compiere degli atti che a noi adulti possono sembrare incredibili, ma che per lui sono naturali. Nado si pone un sacco di domande su quello che gli accade intorno e, nonostante la giovane età, riesce a vivere in prima persona momenti importanti di quel periodo storico mettendo a rischio la sua vita.  

"Tre dita" saprà entrare nel cuore di ogni lettore che troverà in lui tantissima umanità e la freschezza di chi vive ogni attimo con curiosità per il mondo che lo circonda. Un personaggio che ci fa immergere in un periodo storico difficilissimo in punta di piedi, con empatia, riecheggiando in qualche modo il felliniano Amarcord.

 Ne ho parlato con l'autore

Come è nata l'idea della storia e perché hai deciso di scrivere questo libro? Conoscendo la tua passione sia per libri e romanzi di ogni genere sia per il cinema e i film di ogni epoca, a me sembra di ritrovare qualche nota di qualche storia e film che riecheggiano nel tuo romanzo, è una sensazione? Mi sembra che emerga un'atmosfera di un po' di sogno perché, anche se racconti una storia che tratta argomenti molto delicati, la racconti attraverso gli occhi di un ragazzino che vive delle atrocità, ma riesce comunque a superarle e ad "attraversarle a suo modo". Inoltre, anche se il periodo è breve, ritrovo una sorta di "romanzo di formazione", perché mi sembra che ci sia una grande trasformazione di questo personaggio, è così? 

Massimo Canuti: è esattamente così. In realtà c'è un libro che ho preso come riferimento per scrivere questo romanzo, che è "La vita davanti a sé", di Romain Gary da cui proviene la citazione iniziale ("nella vita non si può fare a meno di correre"): la storia di un ragazzino che viene cresciuto da una prostituta francese negli anni 50/60 a Parigi, un libro che mi ha toccato profondamente. Dopo che l'ho letto ho deciso che volevo riprendere quello stile, adattandolo alle mie capacità, e che il mio personaggio facesse eco al personaggio de "La vita davanti a sé", un capolavoro assoluto (infatti ha vinto nel 1975 il premio Premio Goncourt (qui), il più prestigioso premio di Parigi),

 

Da quanto tempo avevi in testa quest'idea? 

MC: Da quando ho letto quel libro... , Non lo so di preciso, ma ho iniziato  a concepirne il nucleo sei/sette anni fa, quando ho accompagnato mio padre a Bettolle (luogo di nascita di Nado Canuti, ndr) e ho pensato di scrivere una storia on the road, in cui raccontavo il mio viaggio con mio papà al suo paese, impiegandolo come pretesto per parlare del rapporto padre/figlio e ripercorrere anche alcuni episodi della sua infanzia. Alcuni capitoli di quel libro sono ora delle pagine di "Tre dita". In alcuni capitoli, anziché essere il Massimo che guidava in macchina e parlava con suo papà, ero il Nado piccolo:  immedesimandomi in lui, raccontavo quello che mi diceva. 

Parlando anche con alcuni miei colleghi copywriter, (es. Roberto Vella), amiche scrittrici (es. Cristina Brambilla) o editori, mi hanno dato una serie di consigli e mi hanno spronato a raccontare la sua storia, una storia incredibile (e ho anche pensato; un giorno mi piacerebbe fare un documentario, ma di questo ne parliamo poi).


Di mio padre, mi ha colpito sin da piccolo - come colpisce del resto tutti quando lo scoprono -  il fatto che, nonostante quelle menomazioni (un moncherino e tre dita) lui ha una manualità incredibile: Insomma, ha fatto lo scultore e il pittore, riesce a impiegare la sega elettrica, tenere in braccio i bambini piccoli con una naturalezza  incredibile. 

Io penso che quando c'è una bella storia, e questa è una bella storia, vada raccontata. 

 

Ma questa storia è anche un po' un tributo a tuo papà.

MC: Beh sì, visto che mio padre non ha mai voluto fare presa per la sua arte sulla sua disabilità (un artista non lo giudichi perché ha solo tre dita), negli ultimi dieci anni (ora ha 96 anni) mi dicevo "devo raccontare la sua storia, voglio che il mondo intero la conosca". 

Se c'è un momento in cui potrei farlo, devo farlo adesso, perché è alla fine del suo percorso, posso dire: adesso vi racconto quello che voi non sapevate. 

Così il libro sul viaggio è rimasto a lungo in un cassetto, perché era interessante, ma è solo un racconto biografico che può piacere ai miei figli.

Poi ho deciso di riprendere quella storia con un personaggio a cui esplode una bomba in mano. Inoltre, sono sempre rimasto affascinato dal tedesco o dai tedeschi (non ho mai saputo come siano andate le cose) che lo portarono all'ospedale, salvandogli di fatto la vita. C'è da dire che quando i tedeschi erano lì, non erano i "nemici dichiarati" finché non sono arrivati gli alleati e, comunque, alcuni hanno dimostrato come in quel caso una grande umanità.

Quindi sono partito dalla bomba e dal tedesco e mi sono chiesto come intrecciare questi episodi dando origine a una storia.

Inoltre, ho inserito una serie di scherzi che facevano davvero! Ne ho inseriti solo alcuni, con il senno di poi avrei potuto raccontarne altri.


L'episodio di Schiaccianocci, me l'ha raccontato Massimo, (un amico di mio padre che compare nel documentario "Nado" e che ora è morto): non me lo sono inventato. Nel modo in cui l'ho raccontato è verosimile: quello forse è Felliniano. Perché l'ho raccontato? Perché lo trovo bello. E l'editore non l'ha censurato.

Un'altra cosa interessante, è questo rapporto della madre con Dio, che rappresenta un altro filo conduttore della storia, no? Cioè, di come la madre sia così devota e abbia questo rapporto privilegiato, e questo bambino si interroga invece sul perché accadono allora alcune cose, no? 

MC: Sì. Mio papà mi ha sempre raccontato  della religiosità di sua mamma, contrariamente a suo papà, che pensava solo a lavorare.

Tra parentesi, altro episodio vero quello delle saponette: davvero i tedeschi gli chiesero di fare delle saponette con l'immagine del Duce e lui si rifiutò,. Cioè, nel romanzo ci sono tanti aspetti che sono veri.

Tornando alla madre, come scrittore "vai a nozze" con una persona del genere: hai un ragazzino a cui succede una serie di disgrazie (lo colpisce una bomba, gli muore il padre) e la madre al posto di "stargli accanto" continua solo a pregare... C'è un punto in cui Nado pensa "Il vero miracolo sarebbe stato farmi ricrescere le mani".  



All'inizio il tuo personaggio non si chiamava Nado ma Pietro. come mai hai deciso di cambiare?

Beh, Nado è un nome particolare e non lo vedevo bene come il nome di un protagonista di un libro. Però, nel frattempo, mentre terminavo di scrivere il libro, ho collaborato alla realizzazione del documentario Nado (qui), che vede la regia di Daniele Farina e la sceneggiatura mia e di Roberto Farina e che sta "partecipando" a una serie di festival (il 19 settembre sarà a Caorle).

Comunque mio papà veniva soprannominato "Bomba"., "Tre dita" glielo ho dato io. 

Cos'altro ti ha affascinato delle sue vicende personali?

La fabbrica di sapone di mio nonno: l'idea che una saponetta si possa scolpire (un per raccontare la sua creatività).

Trovo molto bella l'idea del profumo: il contrasto tra l'afrore della morte e il profumo delle essenze, Inoltre, quando Tre dita si rivolge a io pensando alla Creazione, per esempio, sì, se avesse usato il sapone anziché il fango... il mondo sarebbe stato tutto più profumato

Ci sono delle parti di cui vado molto orgoglioso


Perché hai scelto come editore Uovonero?

Diversi editori hanno letto il libro e si sono mostrati interessati, anche editori piuttosto grandi. All'inizio io non conoscevo bene Uovonero: sapevo solo che era un editore specializzato in letteratura per ragazzi, con delle pubblicazioni notevoli, con una una linea editoriale importante, ma che inizialmente un po' "contrastava con la mia visione". All'inizio avevo il timore che quel libro fosse etichettato come "libro per un certo tipo di pubblico e basta".

Allo stesso tempo, informandomi, ho capito subito che pur essendo un "piccolo" editore era molto serio. Avendo avuto già esperienza sia con grandi e piccoli editori, ho pensato che un piccolo editore ti segue molto meglio come autore. Inoltre a me piacciono anche per la fatica che fanno.

L'amore vero è arrivato in seguito. Nel momento in cui il libro è stato preso in mano da Sante (Bandirali, ndr), ho visto e ho conosciuto la squadra, ho toccato proprio con mano la cura e la grande professionalità e attenzione con cui hanno seguito la costruzione del libro, dall'editing  alla scelta della copertina.

Un'altra cosa che mi ha colpito tantissimo è che non hanno cambiato nulla nella storia, anche alcuni passaggi "scomodi" che nei colloqui con altri editor ho compreso che sarebbero stati "tagliati o modificati" (c'è da dire che io quel libro non l'ho pensato solo per ragazzi ma per un pubblico ampio).

Sante ha accettato tutto, con grande coraggio.

 Sono molto contento sia della fiducia nel mio lavoro, sia della lavorazione in itinere, sia del risultato finale. Ora spero possa andare in giro ed essere letto da tanta gente.

Allora auguri a "Tre dita", il suo viaggio è appena iniziato!

martedì 16 novembre 2021

Babbitudine: on air il diario di un papà inquieto


Esce domani "Babbitudine" (qui), il podcast di 10 puntate ideata da Massimo Canuti, copywriter e scrittore, che ha deciso di raccontare, a modo suo, l'essere padre. Lo ha deciso ora che ha un figlio adolescente di 14 anni e un preadolescente di 11 anni e mezzo. Naturalmente, io per prima, sono curiosa di sapere il perché di questa scelta e il perché ora...


Come ti è venuta questa idea?

Perché? In effetti questa è una bella domanda: esistono già alcuni libri di successo scritti da papà che parlano della loro esperienza, come "Notti in bianco e baci a Colazione" di Matteo Bussola, Einaudi (qui) o "Mo' te lo spiego a papà" di Francesco Uccello Tea (qui). Ci sono siti con consigli utili, come superpapà (qui) o, in passato, ci sono stati progetti complessi, come "Papà al centro" di Massimo Zerbeloni (qui)... E allora, come mai?

In realtà come sai io amo scrivere, questa è la mia vera passione insieme a quella della lettura, e cercavo un modo diverso per raccontare la mia esperienza, confrontandomi con un mezzo a me sconosciuto (il podcast), che, per chi scrive, è un modo nuovo di narrare. Volevo parlare della mia avventura qual è quella di essere padre di due maschi vivaci. 

Inoltre, volevo confrontarmi con il tema del cambiamento del ruolo dei padri oggi. Infatti, il modello con cui sono cresciuto è quello di un padre che lavorava (e lavora ancora adesso a 92 anni!) e che "portava a casa lo stipendio" e quello di una madre che si sempre è occupata di me e della casa. 

Io ho cercato di sforzarmi di essere diverso e - nel bene e nel male - penso di averlo fatto, seguendo i miei figli più da vicino.... anche se a volte, lo confesso, non è stato tutto rose e fiori. Per esempio, sfido chiunque a essere felice a cambiare pannolini. L'ho fatto tante volte e lo rifarei ancora, anche se non è proprio "piacevole".

Cosa troveremo dunque?

Troverete il mio punto di vista. Il punto di vista di chi si è messo in gioco, cercando di scherzarci un po' sopra con ironia, senza perdere l'emozione, ma non prendendosi mai sul serio.

Chi ti ha dato retta in questa "impresa"?

Ho contattato una Casa di Produzione GoodMood (qui) che si occupa di podcast, audiolibri e che è  appassionata al mio progetto. Ringrazio: Erika Cesaro - Direzione artistica- Elena Lina Cai - Project Supervisor, Alessandro Cosentino - Audio editing e sound design e original soundtrack) 

Le dieci puntate saranno disponibili su tutte le piattaforme e avranno accesso gratuito. 



Le immagini sono state realizzate da Isabella Marinozzi.


Breve storia di Massimo Canuti


Ha all'attivo ha un albo illustrato "Al buio vedi" per Franco Cosimo Panini, ideato insieme a Gianluca Belmonte (qui) sotto la supervisione di Emanuela Bussolati (ne ho parlato qui e qui)


e due romanzi: "Contro i cattivi funziona" (Instar), sui difficili temi della disabilità e del bullismo

"Le coincidenze dell’estate", edito da E/O (qui). 



Ha inoltre scritto Io il Cinema. Una biografia non autorizzata del cinema (Instar, qui).

Ha scritto diversi saggi (Frida Kahlo (qui), Nefertiti (qui), L'agguato di Capaci), realizzati con la curatela di Barbara Biscotti.


  

domenica 26 marzo 2017

A BookPride2017, "Le coincidenze dell'estate" di Massimo Canuti e "Bellissimo" di Massimo Cuomo, Edizioni E/O


Nell'ambito di BookPride2017, la fiera dell'editoria indipendente, a Base Milano si è tenuta ieri 25 marzo la presentazione dei romanzi di Massimo Cuomo “Bellissimo” (qui, in uscita il 7 aprile) e Massimo Canuti “Le coincidenze dell'estate” (qui, in libreria da due settimane), pubblicati da Edizioni E/O.

“Due romanzi completamente diversi tra loro, per le atmosfere, per lo stile di scrittura, per la psicologia e per quello che raccontano” come ha esordito la giornalista Elisa Giacalone, moderatrice dell'incontro “ma dovendo trovare dei fili conduttori, quello che li accomuna sono il viaggio e la ricerca dell'identità.”

La giornalista Elisa Giacalone con Massimo Cuomo, autore di "Bellissimo", Edizioni E/O.
Bellissimo Al centro della storia di Bellissimo c'è il rapporto tra Miguel e Santiago, due fratelli; siamo di fronte a una relazione che coinvolgerà non solo loro ma l'intera famiglia, Miguel è un bambino dalla bellezza stupefacente, quasi miracolosa; il fratello maggiore Santiago vede la sua vita letteralmente stravolta dopo la sua nascita, perché chiaramente vengono a mancare tutte le attenzioni che gli erano rivolte, ma soprattutto perché si imbatte in un carattere diverso dal suo. Miguel è esuberante, riesce a ottenere tutto quello che vuole dal padre, dalla madre, dagli amici e a scuola; mentre Santiago, che come fratello maggiore dovrebbe essere una guida, si ritrova dimesso, a ricoprire un ruolo secondario. La storia si svolge in Messico e richiama atmosfere magiche alla Garcia Marquez. 

La giornalista Elisa Giacalone con Massimo Canuti, autore di "Le coincidenze dell'estate", Edizioni E/O.
Le coincidenze dell'estate Nel caso de "Le coincidenze dell'estate" la narrazione si svolge a Milano. Ci imbattiamo nella storia di Vincenzo, un adolescente amante della musica e degli skate e, anche qui, abbiamo un percorso di ricerca della propria identità. Vincenzo non sa se è attratto dalle ragazze o dai ragazzi, non sa ancora quello che farà da grande e si imbatterà in Italo, un uomo di cinquant'anni che incontrerà nell'androne del suo palazzo, e con il quale intratterrà un rapporto di amicizia. Oltre a Italo e a Vincenzo, altro personaggio chiave è Evelina, un'anziana signora che abita nel palazzo e che insieme ai due ne "combinerà di ogni". Il romanzo in questo caso è incentrato sull'amicizia inaspettata tra tre personaggi di generazioni diverse: l'adolescente Vincenzo, il cinquantenne Italo, diventato barbone suo malgrado, ed Eveleina di circa ottant'anni. Si parla anche della difficoltà di crescere in una famiglia a pezzi, per via della mamma giornalista sempre in giro per il mondo e di un padre poco presente (Vincenzo di fatto cresce da solo); si parla anche della scoperta dell'omosessualità, del coraggio di uscire allo scoperto e di come riferirlo ai genitori. È quindi un romanzo che parla della scoperta delle identità.


Elisa Giacalone Massimo Cuomo, hai dichiarato che questo romanzo è molto differente dagli altri due, non solo per l'ambientazione, ma perché qui hai affrontato una ricerca più intima e più intensa della scrittura. Ci spieghi come è stato il percorso e come sei arrivato a "Bellissimo"?

Massimo Cuomo Buonasera a tutti. Per parlare di questo romanzo non posso non parlare dei libri precedenti, perché questo è un percorso nella narrativa iniziato da qualche anno; ogni volta è un'esperienza che mi arricchisce e mi fa capire quale sarà il prossimo passo da fare. Questo è il terzo romanzo e segue “Osteria senza parole”, da cui si differenzia completamente. Quest'ultimo è un libro a cui sono molto affezionato e a cui devo grandi soddisfazioni, che mi ha insegnato molte cose. Mentre lo presentavo in giro, qualcuno ha proposto di andare avanti con questa storia, proseguendo la saga sulla scia di quello che hanno fatto Malvaldi in Toscana o Camilleri in Sicilia con le storie dei bar e delle osterie riportate in letteratura. Io ho invece pensato che la storia si fosse esaurita.
Avevo voglia di mettermi nuovamente alla prova, scrivendo qualcosa di diverso e sono rimasto in attesa che questa storia arrivasse. È successo un pomeriggio, sull'isola dove mio fratello si sposava. Io ero il suo testimone di nozze e sono andato sull'altare a fare un racconto, sostanzialmente una breve relazione sul nostro rapporto, una relazione complessa che ci ha portato a diventare oggi i due migliori amici, ma che è stato anche un percorso tortuoso e complicato.

Il racconto che ho fatto quel giorno è stato talmente intenso e intimo, che hanno iniziato a piangere tutti, anche quelli che non ci conoscevano, dal fotografo alla ragazza del catering. Allora ho compreso si trattava di qualcosa di forte, che andava raccontato in maniera completa. Così ho trovato la mia storia, poi ho fatto di tutto per allontanarla da me, in modo che non sembrasse un'autobiografia, un po' perché penso che sia quello che gli scrittori debbano fare – cercare di nascondersi tra le pagine – un po' perché essendo un racconto molto intimo ho cercato di non scoprirmi e non mettermi troppo in mostra. Quando ho mandato il manoscritto a mio padre ho fatto questa premessa: questa famiglia non siamo noi. Premessa necessaria perché la famiglia del romanzo è molto diversa dalla nostra, ma la relazione fra i fratelli ha risentito molto di quella che è la storia mia e di mio fratello.
Per distaccarmene il più possibile ho ambientato la storia in Messico, anche perché quando ho capito che volevo incentrare questo racconto e questo rapporto sulla bellezza incredibile - quasi surreale e mistica - di Miguel, mi è sembrato perfetto quel posto dove ancora il misticismo è forte; almeno lo era dieci anni fa quando l'ho attraversato nel corso di un viaggio incredibile tra Chapas e Yucatan (il romanzo è ambientato nello Yucatan). Mi è sembrato il posto perfetto per raccontare questa storia, anche per darle quel respiro magico che volevo. Sono molto felice che questa parola (magica) sia stata usata anche dall'editore.

Elisa Giacalone A proposito di magia colgo l'occasione per leggere un pezzo del romanzo, l'incipit, perché da lì respiri l'atmosfera e vedi quel rapporto che c'è tra Miguel e Santiago, quindi entriamo "per direttissima" nell'anima di questi due personaggi piccoli, perché Miguel ha zero giorni e Santiago ha appena cinque anni.

“Dietro il vetro c'è la faccia di Miguel, zero giorni, davanti al vetro c'è la faccia di Santiago, cinque anni. La sua espressione stupita si riflette sulla vetrata assieme al neo sulla guancia destra, come il bottone di una camicetta, come il punto di domanda. E la domanda che pensa Santiago osservando il fratellino nella culla oltre il vetro è una soltanto: perché è così bello? Lo pensano tutti in effetti. Che sia bello in un modo speciale, i grandi sopra la testa di Santiago lo ripetono ad alta voce come una cantilena. Chiunque si muova lungo il corridoio dell'ospedale e si trattenga davanti alla vetrata a un certo punto lo dice “è bellissimo”.  Lo è nel confronto impietoso con i sette neonati che gli stanno intorno, cinque maschi e due femmine, alcuni davvero brutti, ciascuno bello solo per la loro madre. Miguel invece è bellissimo per tutti senza margine di dubbio”.
Già qui entriamo in questa bellezza stupefacente che ritorna nel resto del romanzo.



Ora passiamo la parola a Massimo Canuti, alle sue Coincidenze dell'estate.
Non sei alla prima esperienza come romanziere – prima esperienza con la casa editrice E/O – ma avevi già scritto “Contro i cattivi funziona” (edito da Instar Libri, ne ho parlato qui e qui, ndr). Come sei arrivato a questo secondo romanzo?


Massimo Canuti Anche in questo caso l'idea è nata da un'esperienza personale, o meglio, da una sensazione. Quella che si prova quando si entra negli androni in estate, quando fa molto caldo. Tant'è che una volta ho pensato, come sarebbe bello se portassi il materasso e dormissi lì. 
Da lì l'idea...  se ci fosse veramente qualcuno che ha necessità di rinfrescarsi? Nell'arco del tempo la storia è cresciuta mentre la scrivevo. Spesso quando ho una traccia nella mente, la vedo nascere e crescere solo quando la “metto su carta", un'espressione che ora non si usa più, insomma, quando inizio a scrivere sulla tastiera. In questo caso il romanzo è ambientato a Milano, perché è la mia città, e anche perché è una città che a volte è molto calda in estate, e mi è sembrato lo scenario giusto. Pian piano sono nati i personaggi, come Italo, che suo malgrado si ritrova a vivere per strada in questo periodo difficile e improvvisamente si imbatte in questo androne che per lui diventa proprio una casa, anche perché trova qualcuno disposto a ospitarlo. Da lì nasce una storia di amicizia con Vincenzo.
Il tema dell'adolescenza mi appartiene, anche nel primo libro il protagonista è un adolescente, anche se un po' più piccolo, ma è qualcosa che mi viene facile raccontare.


Elisa Giacalone Ci fermiamo a questo misterioso incontro tra Vincenzo e Italo, misterioso barbone perché non lo sa nemmeno lui perché ha perso la memoria. Ecco perché torniamo al discorso dell'identità perché o i personaggi la stanno cercando o l'hanno persa. E fanno qualcosa per conquistarla o per riconquistarla, come Italo. A questo proposito leggiamo un pezzetto, il momento in cui Vincenzo si imbatte in Italo, sul pianerottolo del proprio palazzo.

“ Quando esce sul pianerottolo capisce cos'era che lo bloccava.
Il corpo di un uomo.
Vincenzo nota una camicia, per terra, sporca e strappata. Si avvicina al corpo.
La puzza è al limite del fetore. Devono essere giorni, settimane che quell'uomo non si lava. Ha la barba lunga, i capelli grigi. Non riesce a guardarlo bene in faccia per via della posizione bocconi. Anche se a occhio e croce non deve superare i sessant'anni. Forse è morto per la caduta. Si china per controllare se respira.
L'uomo si volta rivelando la sua faccia.
Vincenzo lo osserva. All'inizio quel volto nascosto dalla barba non gli dice niente. Poi però appare qualcosa. Un'immagine di qualche tempo fa.
Non ha dubbi. Quell'uomo l'ha già visto."

Scoprirete poi perché lo riconosce, i due si conoscevano.

Elisa Giacalone Continuando sul filone degli aspetti in comune, una cosa che mi è sembrata avessero è la famiglia. Nel primo caso Miguel e Santiago vivono in una famiglia con due genitori completamente diversi tra loro, nel secondo caso la famiglia si può dire che quasi non esista, non solo nel caso di Vincenzo ma anche in quello di Evelina, perché si scoprirà che anche lei non ha una famiglia solida alle spalle.

Andiamo ora allo stile di scrittura dei due romanzi, partendo dal primo: Massimo Cuomo tratteggia i personaggi, li disegna, ha la capacità di scolpirli, delinearli come quasi fossero in una pellicola. Quanto hai lavorato ai personaggi, visto che a quanto vedo c'è quasi una cura maniacale non solo per quanto riguarda le movenze ma anche il fisico. Ti chiedo se hai sempre lavorato così o se questo romanzo ti ha richiesto maggiore cura.



Massimo Cuomo Do una risposta che parte da lontano, dal mio primo romanzo e che ho raccontato anche nel caso del secondo. Nel primo romanzo tutti mi dicevano “Scorrevole ma non banale”, era un commento bellissimo ma sentivo il desiderio che qualcuno mi dicesse anche “Scritto bene”. Quando mi sono messo a scrivere “Piccola osteria senza parole” ho lavorato sullo stile attraverso un percorso che avevo fatto nei due anni precedenti anche di analisi del testo degli altri;  si dice spesso che quando uno inizia a scrivere perde un po' il gusto della lettura perché lo fai in maniera critica e cercando di capire come migliorare la propria scrittura. Anche se ho la sensazione di scrivere così da quando ero ragazzo, sto cercando di limarla. A questo romanzo sono arrivato con il desiderio di fare un passo ulteriore, per arrivare a un pubblico che ho conosciuto negli ultimi due anni, di cui mi sono innamorato, quello dei librai indipendenti che sono un pubblico di lettori forti: ho scoperto che se riesci a conquistarli poi ti regalano tanto in termini di diffusione del tuo romanzo e ho capito che quella è la cosa che più mi interessa. Ieri sera ero a una presentazione a Venezia dove c'era un libraio che ha uno scaffale che ha chiamato “Mai senza”, dove conserva i suoi romanzi preferiti, che sono 500. Ho capito che mi piacerebbe tanto entrare in quelli scaffali, perché è l'unico modo per sopravvivere ai tre mesi di vita media che ha un libro in libreria, per le logiche del mercato attuale.

Ho cercato quindi di scolpire ancora di più la mia scrittura ed è il motivo per cui sono molto lento, non solo perché ci metto tanto a trovare una storia, quanto perché ci metto molto a scriverla. In questo caso mi sono ritrovato a lavorare su una mezza pagina per un'intera giornata. Ho capito che questo è l'unico modo per migliorare la scrittura: lavorare sui singoli dettagli in questo modo. Spero che questo lavoro "arrivi". Rispetto al passato, ho scritto con le cuffie alle orecchie, ho cominciato – per respirare quelle atmosfere – ad ascoltare la musica cubana e altre canzoni attinenti. L'arte influenza l'arte. Ho la sensazione e la speranze che un po' di quella musica sia riuscita ad arrivare al mio romanzo. Non mi sono mai emozionato così tanto e spero che questo abbia aiutato.



Elisa Giacalone La si sente e la si respira quell'atmosfera. Leggiamo un brano in cui si delinea la figura del padre e della madre. Vedrete in poche righe come si tratti di due persone così diverse.
"Vincente Moya non sorride, perché non sorride mai. Guarda il figlio come se aspettasse che a dire qualcosa per primo fosse Miguel, che allunga le dita sui baffi folti dell'uomo, li tira quasi per strapparli, facendogli appena il solletico, e gli strappa invece un sorriso. Splendido, rarissimo, prezioso."

"Maria Serrano non è mai stata bella. E da quando si è maritata a Vincente Moya lo è meno ancora: è diventata solamente la moglie brutta di un marito bellissimo. Così, non appena Miguel le atterra finalmente addosso, lei pallida e consumata dallo sforzo del parto, in un momento è chiaro che da ora sarà pure la madre brutta di un figlio bellissimo. Se le prestassero uno specchio, se le mostrassero l'immagine che produce il primo abbraccio col suo neonato, forse, lo scoprirebbe anche lei. O forse no, perché Maria certe cose non sembra in grado di vederle. Sui gradini della chiesa, in bianco sorrideva e basta, come sorride adesso, come sorrideva cinque anni fa, quando fra le braccia le atterrò il piccolo Santiago.
Santiago, appunto, che entra nella stanza numero sei dietro a tutti, più basso di tutti, senza che nessuno si accorga di lui. Nessuno tranne Maria Serrano, che certe cose non sembra vederle ma le vede sempre."

Vedete già come in contrapposizione abbiamo il sorriso. Una donna che sorride quasi non fosse presente a se stessa, con un sorriso quasi imbarazzato, e il marito invece che non sorride mai e forse per la prima volta ha sorriso quando ha preso in braccio il suo secondogenito. Anche qui tutta la contrapposizione tra i due caratteri e gli stili di vita e di educazione dei due figli.



Andiamo a vedere i personaggi di Massimo Canuti: quanto ci hai lavorato, come sei arrivato a delinearli e a descriverli.

Massimo Canuti: diversamente da Massimo nel mio caso mi viene piuttosto facile buttare giù una trama. Il romanzo l'ho scritto si può dire in un paio di mesi, ovviamente era da riscrivere (il vero lavoro è la riscrittura), però c'era già tutto. Evidentemente ho questa capacità. Ovviamente da lì a dire funziona e va bene ce ne vuole.
Nel mio caso trovo che ci sia continuità con il primo libro anche se anch'io volevo fare un passo avanti, in termini di complessità, anche se la scrittura è simile.
La mia scrittura è molto leggera e scorrevole, mi piace che sia così, i libri che amo di più sono quelli che hanno tanti dialoghi, che fanno parlare i personaggi perché le storie sono mosse dai personaggi che fanno la storia, giorno dopo giorno, tendo invece a limitarmi nelle descrizioni. Faccio sempre in modo che siano i personaggi a condurre la storia. Non a caso, anche in questo romanzo è molto “dialogato”; penso che questo sia un pregio: la spontaneità, la leggerezza con cui si esprimono. Vorrei che fosse sempre così.

Massimo Cuomo: sto leggendo il tuo romanzo e ho apprezzato la capacità dei dialoghi che io in realtà ho perso nel tempo, spinto dalla ricerca della descrizione perfetta, riduco i dialoghi a battute. Mi accorgo che sto andando in quella direzione. Recentemente ho visto un film È solo la fine del mondo di un regista giovanissimo, Xavier Roland, mi ha colpito molto perché è un film senza dialoghi, fa esprimere le relazioni tra le persone attraverso sguardi lunghissimi, in cui si alza la musica, e io ho provato un'emozione fortissima. Ho visto gente che si alzava e usciva. Io mi sono emozionato perché è esattamente quello che vorrei fare: riuscire a comunicare un'emozione e un sentimento attraverso la descrizione di uno sguardo.

Elisa Giacalone Una curiosità: la componente circense che compare in entrambi i romanzi... Nel caso di Bellissimo abbiamo il papà che – non si capisce se nella realtà o in un evento onirico – a un certo punto scapperà con una contorsionista lasciando in sogno la moglie, durante un pomeriggio in cui era andato al circo con la famiglia.


Nel caso di Le Coincidenze dell'estate la sorella di Vincenzo, Serena, scappa con un giocoliere, che ha lavorato al circo.

Leggiamo quindi un momento di gioco circense in un ambiente inusuale, quello di un ospedale, il Fatebenefratelli.
Da sinistra, Sandro Ferri, editore di E/O, e Massimo Canuti.

Massimo Canuti allo stand di Edizioni E/O.

mercoledì 13 maggio 2015

#SaltTo15 Gli imperdibili al Salone del Libro di Torino


Dal 14 al 18 maggio, c'è Il Salone Internazionale del Libro di Torino "Italia, salone delle meraviglie". Questo il filo conduttore. Ci vorrebbe, come ho già scritto, il dono dell'ubiquità, per riuscire a fare tutte le cose che si desiderano. Provo a elencarvi quelle che vorrei seguire - e che non potrò seguire ma che mi auguro qualcuno mi racconterà... - sperando di esservi utile.


Si parte con Giovedì 14 maggio: alle 10.30 Hetty Verolme, nata in Belgio nel 1930 e sopravvissuta alla guerra e al campo di sterminio di Bergen-Belsen (di cui quest'anno ricorre il settantesimo anno dalla liberazione) terrà un incontro (qui info) in Arena Bookstock insieme a Liliana Segre "con cui condivide una storia simile vissuta in due luoghi diversi, quando erano entrambe dodicenni" (riprendo comunicato). Una delle ultime testimoni dirette dell'Olocausto - sopravvissuta al campo di sterminio di Bergen-Belsen negli anni della sua adolescenza - è autrice di un romanzo di testimonianza "Hetty. Una storia vera" edito da Il Castoro (La Biblioteca dei ragazzi di Rozzano ha già avuto l'onore di ascoltarla martedì 12 maggio. E' la sua prima volta in Italia).


Giovedì 14 maggio, ore 10.30, Laboratorio Nati per Leggere (18-36 mesi con genitori), max 20 bambini: "Akiko e il palloncino" Lettura del libro di Komako Sakai a cura di Babalibri e Salone del libro. Come forse saprete, questo bellissimo albo, "Akiko e il palloncino", di Komako Sakai edito da Babalibri ha vinto la quinta edizione del premio Nati per Leggere 2015 nella sezione Nascere con i Libri (18-36 mesi) «per aver saputo creare una storia a misura di bambino, non rinunciando alla ricchezza dei dettagli, all'eleganza della composizione grafica e alla capacità di evocare, attraverso le immagini, significati profondi». La cerimonia di premiazione avverrà giovedì 14 maggio alle ore 16.30 all'Arena Bookstock Village (quinto padiglione).


Alle 18.00 sempre al Bookstock Village/OpLab (Osservatorio permanente di libri accessibili per bambini) Martina Fuga, mamma di una bambina/signorina di dieci anni con sindrome di Down (di questi argomenti ne ho parlato qui e qui) racconterà il suo emozionante libro "Lo zaino di Emma", edito da Mondadori Electa, dialogando con la psicologa e psicoterapeuta Rossella Bo e Virginia Ponciroli editor della Casa editrice (qui dettagli).

Venerdì 15 maggio al Bookstock Village Andrea Vico, giornalista scientifico e fondatore di ToScienze e Davide Pallai, animatore scientifico detto anche "quello delle esplosioni", racconterannno "Le magie della scienza" (a cura di Editoriale Scienza, per bambini da 8 anni in su), sia alle 10.30 (info qui) sia alle 13 (info qui).


Massimo Canuti, autore del romanzo "Contro i cattivi funziona", edito da Instar Libri (ne ho parlato qui), nell'ambito del Salone Off,  incontra alle 10.00 presso l'Istituto IIS Santorre di Santarosa (corso Peschiera 230 Torino ), Aula Magna, i ragazzi della IV B per parlare di bullismo e disabilità (evento a cura di Instar Libri e Area Onlus). Alle 18.00 al Bookstock Village/OpLab (Osservatorio permanente di libri accessibili per bambini) dialogherà con Mario Ancona, psichiatra, psicoterapeuta, e psicologo, e Daniela Vandoni, psicologa/psicoterapeuta del Consorzio R.i.so  (evento a cura di Instar Libri e Area Onlus, dettagli qui) . Pare ci saranno delle sorprese.... Mario Ancona ha già incontrato Massimo Canuti lo scorso 6 marzo nell'ambito del convegno "Fratelli unici, legame fraterno e disabilità" (qui info).

Venerdì 15 maggio, ore 16.45, un altro Laboratorio Nati per Leggere (18-36 mesi con genitori, max 20 bambini) "Akiko e il palloncino" Lettura del libro di Komako Sakai (a cura di Babalibri e Salone del libro)

Per chi non fosse stanco, dalle 19.00 via Baretti 31, i Topipittori insieme a Federico Novaro vi invitano a un bellissimo evento di autofinanziamento, organizzato in collaborazione con la Libreria Il Mondo delle Meraviglie,"per nutrire una giovane classe con tanti libri belli e buoni". Qui i dettagli dell'evento (leggetelo tutto mi raccomando ne vale la pena).
 

Sabato 16 maggio, Andrea Vico vi aspetta con "Mago Konrad e il venticello briccone" alle 14:15 al Bookstock Village (a cura di ToScience), laboratorio per bambini di età compresa tra 5 e 8 anni. Qui dettagli.



Alle ore 15.30, Laboratorio Arte e Illustrazione (bambini di età compresa tra 4 e 8 anni), max 30 partecipanti, Tanti auguri Babalibri! Un incontro con Francesca Archinto ed Eros Miari, a cura di Babalibri, che compie 15 anni. Non perdetevi il “babagioco”, in compagnia dei libri e delle storie più belle.

Una cosa a cui tengo molto, dato che si tratta di un'amica che ha una vena letteraria e un blog molto interessante. Alle ore 16 al Lingotto Fiere, Independent’s (pad.1) verrà presentato il "Repertorio dei matti della città di... Bologna e Milano". Paolo Nori leggerà e racconterà questo libro particolare - in libreria dal 14 maggio - realizzato del collettivo a cui ha partecipato anche Grazia Lodigiani (alias TowriteDown), edito da Marcos y Marcos.


Domenica 17 maggio alle 11 al Book to The Future, Padiglione 2, Roberta Franceschetti (Mamamò) modera l'incontro con Ugo Guidolin (fondatore di Koo-koo Books), Anna Antoniazzi (ricercatrice presso l'Università di Genova), Mauro Salvador (autore di "Conoscere i videogiochi"), Edoardo Montenegro (Fondatore di TW Letteratura).
Anna Antoniazzi (ricercatrice presso l'Università di Genova e autrice di "Dai Puffi a Peppa Pig: media e modelli educativi"), Ugo Guidolin (fondatore di Koo-koo Books), Mauro Salvador (autore di "Conoscere i videogiochi"), Edoardo Montenegro (fondatore di TW Letteratura). Modera: Roberta Franceschetti - See more at: http://www.mamamo.it/news/digilab-al-salone-del-libro-di-torino-2015-il-programma#sthash.qvfPBqqu.dpuf


Anna Antoniazzi (ricercatrice presso l'Università di Genova e autrice di "Dai Puffi a Peppa Pig: media e modelli educativi"), Ugo Guidolin (fondatore di Koo-koo Books), Mauro Salvador (autore di "Conoscere i videogiochi"), Edoardo Montenegro (fondatore di TW Letteratura). Modera: Roberta Franceschetti - See more at: http://www.mamamo.it/news/digilab-al-salone-del-libro-di-torino-2015-il-programma#sthash.qvfPBqqu.dpuf
Anna Antoniazzi (ricercatrice presso l'Università di Genova e autrice di "Dai Puffi a Peppa Pig: media e modelli educativi"), Ugo Guidolin (fondatore di Koo-koo Books), Mauro Salvador (autore di "Conoscere i videogiochi"), Edoardo Montenegro (fondatore di TW Letteratura). Modera: Roberta Franceschetti - See more at: http://www.mamamo.it/news/digilab-al-salone-del-libro-di-torino-2015-il-programma#sthash.qvfPBqqu.dpufUgo Guidolin, Head of Design di Koo-koo Books, dialoga con Anna Antoniazzi (ricercatrice del centro di formazione dell'Università d,  , Edoardo Montenegro, Mauro Salvador intervengono sulle sfide emergenti dell’editoria e della nuova narrativa digitale per ragazzi.


Alle 13.00 al DigiLab, BookStock Village Koo-koo Books invita bambini e genitori a giocare assieme con l'alfabeto e le parole! In compagnia della straordinaria Zahira Berrezouga (la Strega Varana di Melevisione) i bambini saranno accompagnati a fare i primi passi con le parole e l’alfabeto, attraverso filastrocche e un gioco divertente in cui le lallazioni diventano prima sillabe e poi parole (anche con l'aiuto di un app e un iPad).


Ricordatevi che Mamamò sarà presente per cinque giorni al Bookstock Village curando il DigiLab (padiglione 5) dedicato sia alle classi sia alle famiglie con eventi davvero speciali (info qui).

Lunedì 18 maggio: Andrea Vico tratterà "L'arcobaleno tra le mani" alle 15.30 al BookStock Village mentre Giuseppe Bartorilla con Caterina Ramonda alle 15.45 parlerà al DigiLab dell'esperienza del Digital Readers (ne ho parlato qui).

NB: per essere informati su twitter digitate: #SalTo15 #ToScience #MondoBaba #‎lozainodiemma‬ #controicattivifunziona

domenica 18 maggio 2014

Contro i cattivi funziona a scuola

Un libro è una finestra sul mondo e sull'anima, un'occasione per viaggiare - nella realtà o nella fantasia - e per riflettere. Un libro è un po' come un bambino: nasce nella mente del suo autore ma, una volta stampato, diventa una creatura a sé stante, che vive di vita propria. Ogni lettore lo fa un po' suo e se ne avvale come meglio crede. Il libro, messo nelle mani di docenti intelligenti e curiosi, può diventare un utile strumento a scuola e rendere vivace e interessante l'approccio con temi a volte difficili.
 
Se alla lettura si affiancano altre attività, lasciando liberi i ragazzi di sperimentare, possono nascere delle cose molto belle. E' quello che ho visto fare giovedì scorso con "Contro i cattivi funziona", quando ho accompagnato Massimo Canuti all'incontro con la scuola media di Pontevico (BS).
Dalle 10 alle 12 i ragazzi di seconda, con una disinvoltura sorprendente, hanno presentato i loro lavori all'autore e a una settantina di compagni e compagne della scuola. I ragazzi e le ragazze hanno lavorato sui temi affrontati nel libro (diversità, disabilità, bullismo, adolescenza ...) nei modi più vari: dalla produzione di cartelloni o video (sia su temi particolarmente difficili come il cyber bullismo - un video in particolare mi ha fatto venire la pelle d'oca - sia booktrailer) all'analisi di tutte le parolacce, allo sviluppo di finali alternativi (o immaginandosi cosa sarebbe potuto succedere dieci anni dopo).











Insomma, se si ha voglia di fare, anche un solo libro consente di spaziare in molti ambiti diversi, cogliendo spunti dalla cronaca.
Se siete curiosi di saperne un po' di più sul libro, sul sito della casa editrice Instar potete scaricare l'incipit di "Contro i cattivi funziona", mentre qui, qui e qui potete leggere alcune recensioni. Sappiate che è disponibile un progetto che fornisce suggerimenti su come lavorare impiegando il libro come spunto per approfondire alcuni temi (lo invierò a tutti gli interessati).
Concludo, ringraziando Roberto Lana - e la sue colleghe Giuliana Ziletti e Clotilde Rippa - per la passione che mettono, come molti altri insegnanti, nel loro lavoro con i ragazzi. C'è bisogno di persone come voi. Continuate così!!
PS l'incontro è finito con un bagno di folla e circa cinquanta autografi firmati.

PPS concludo con un aggiornamento al 29 maggio. Oggi mi è arrivata notizia da Roberto Lana di un articolo de La Provincia di Cremona sul percorso fatto a scuola. Degna conclusione di un bel percorso :)