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giovedì 18 settembre 2025

Tre dita di Massimo Canuti, Uovonero

Esce venerdì 19 settembre in tutte le librerie "Tre dita" di Massimo Canuti, edito da Uovonero (qui).

In "Tre dita", Nado è un ragazzino vivace e inquieto, con una mamma molto devota, un padre molto silenzioso e poco presente e una sorellina un po' rompiscatole. Bettolle (SI), è il paesino toscano al centro sia della narrazione sia di una delle pagine più nere della storia del XX secolo (il romanzo è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale). Il protagonista si trova ad affrontare una serie di accadimenti più grandi di lui ma, nonostante questo, riuscirà a viverli con "la spensieratezza di chi ha fiducia nel mondo e nella vita".  Una spensieratezza tale da fargli compiere degli atti che a noi adulti possono sembrare incredibili, ma che per lui sono naturali. Nado si pone un sacco di domande su quello che gli accade intorno e, nonostante la giovane età, riesce a vivere in prima persona momenti importanti di quel periodo storico mettendo a rischio la sua vita.  

"Tre dita" saprà entrare nel cuore di ogni lettore che troverà in lui tantissima umanità e la freschezza di chi vive ogni attimo con curiosità per il mondo che lo circonda. Un personaggio che ci fa immergere in un periodo storico difficilissimo in punta di piedi, con empatia, riecheggiando in qualche modo il felliniano Amarcord.

 Ne ho parlato con l'autore

Come è nata l'idea della storia e perché hai deciso di scrivere questo libro? Conoscendo la tua passione sia per libri e romanzi di ogni genere sia per il cinema e i film di ogni epoca, a me sembra di ritrovare qualche nota di qualche storia e film che riecheggiano nel tuo romanzo, è una sensazione? Mi sembra che emerga un'atmosfera di un po' di sogno perché, anche se racconti una storia che tratta argomenti molto delicati, la racconti attraverso gli occhi di un ragazzino che vive delle atrocità, ma riesce comunque a superarle e ad "attraversarle a suo modo". Inoltre, anche se il periodo è breve, ritrovo una sorta di "romanzo di formazione", perché mi sembra che ci sia una grande trasformazione di questo personaggio, è così? 

Massimo Canuti: è esattamente così. In realtà c'è un libro che ho preso come riferimento per scrivere questo romanzo, che è "La vita davanti a sé", di Romain Gary da cui proviene la citazione iniziale ("nella vita non si può fare a meno di correre"): la storia di un ragazzino che viene cresciuto da una prostituta francese negli anni 50/60 a Parigi, un libro che mi ha toccato profondamente. Dopo che l'ho letto ho deciso che volevo riprendere quello stile, adattandolo alle mie capacità, e che il mio personaggio facesse eco al personaggio de "La vita davanti a sé", un capolavoro assoluto (infatti ha vinto nel 1975 il premio Premio Goncourt (qui), il più prestigioso premio di Parigi),

 

Da quanto tempo avevi in testa quest'idea? 

MC: Da quando ho letto quel libro... , Non lo so di preciso, ma ho iniziato  a concepirne il nucleo sei/sette anni fa, quando ho accompagnato mio padre a Bettolle (luogo di nascita di Nado Canuti, ndr) e ho pensato di scrivere una storia on the road, in cui raccontavo il mio viaggio con mio papà al suo paese, impiegandolo come pretesto per parlare del rapporto padre/figlio e ripercorrere anche alcuni episodi della sua infanzia. Alcuni capitoli di quel libro sono ora delle pagine di "Tre dita". In alcuni capitoli, anziché essere il Massimo che guidava in macchina e parlava con suo papà, ero il Nado piccolo:  immedesimandomi in lui, raccontavo quello che mi diceva. 

Parlando anche con alcuni miei colleghi copywriter, (es. Roberto Vella), amiche scrittrici (es. Cristina Brambilla) o editori, mi hanno dato una serie di consigli e mi hanno spronato a raccontare la sua storia, una storia incredibile (e ho anche pensato; un giorno mi piacerebbe fare un documentario, ma di questo ne parliamo poi).


Di mio padre, mi ha colpito sin da piccolo - come colpisce del resto tutti quando lo scoprono -  il fatto che, nonostante quelle menomazioni (un moncherino e tre dita) lui ha una manualità incredibile: Insomma, ha fatto lo scultore e il pittore, riesce a impiegare la sega elettrica, tenere in braccio i bambini piccoli con una naturalezza  incredibile. 

Io penso che quando c'è una bella storia, e questa è una bella storia, vada raccontata. 

 

Ma questa storia è anche un po' un tributo a tuo papà.

MC: Beh sì, visto che mio padre non ha mai voluto fare presa per la sua arte sulla sua disabilità (un artista non lo giudichi perché ha solo tre dita), negli ultimi dieci anni (ora ha 96 anni) mi dicevo "devo raccontare la sua storia, voglio che il mondo intero la conosca". 

Se c'è un momento in cui potrei farlo, devo farlo adesso, perché è alla fine del suo percorso, posso dire: adesso vi racconto quello che voi non sapevate. 

Così il libro sul viaggio è rimasto a lungo in un cassetto, perché era interessante, ma è solo un racconto biografico che può piacere ai miei figli.

Poi ho deciso di riprendere quella storia con un personaggio a cui esplode una bomba in mano. Inoltre, sono sempre rimasto affascinato dal tedesco o dai tedeschi (non ho mai saputo come siano andate le cose) che lo portarono all'ospedale, salvandogli di fatto la vita. C'è da dire che quando i tedeschi erano lì, non erano i "nemici dichiarati" finché non sono arrivati gli alleati e, comunque, alcuni hanno dimostrato come in quel caso una grande umanità.

Quindi sono partito dalla bomba e dal tedesco e mi sono chiesto come intrecciare questi episodi dando origine a una storia.

Inoltre, ho inserito una serie di scherzi che facevano davvero! Ne ho inseriti solo alcuni, con il senno di poi avrei potuto raccontarne altri.


L'episodio di Schiaccianocci, me l'ha raccontato Massimo, (un amico di mio padre che compare nel documentario "Nado" e che ora è morto): non me lo sono inventato. Nel modo in cui l'ho raccontato è verosimile: quello forse è Felliniano. Perché l'ho raccontato? Perché lo trovo bello. E l'editore non l'ha censurato.

Un'altra cosa interessante, è questo rapporto della madre con Dio, che rappresenta un altro filo conduttore della storia, no? Cioè, di come la madre sia così devota e abbia questo rapporto privilegiato, e questo bambino si interroga invece sul perché accadono allora alcune cose, no? 

MC: Sì. Mio papà mi ha sempre raccontato  della religiosità di sua mamma, contrariamente a suo papà, che pensava solo a lavorare.

Tra parentesi, altro episodio vero quello delle saponette: davvero i tedeschi gli chiesero di fare delle saponette con l'immagine del Duce e lui si rifiutò,. Cioè, nel romanzo ci sono tanti aspetti che sono veri.

Tornando alla madre, come scrittore "vai a nozze" con una persona del genere: hai un ragazzino a cui succede una serie di disgrazie (lo colpisce una bomba, gli muore il padre) e la madre al posto di "stargli accanto" continua solo a pregare... C'è un punto in cui Nado pensa "Il vero miracolo sarebbe stato farmi ricrescere le mani".  



All'inizio il tuo personaggio non si chiamava Nado ma Pietro. come mai hai deciso di cambiare?

Beh, Nado è un nome particolare e non lo vedevo bene come il nome di un protagonista di un libro. Però, nel frattempo, mentre terminavo di scrivere il libro, ho collaborato alla realizzazione del documentario Nado (qui), che vede la regia di Daniele Farina e la sceneggiatura mia e di Roberto Farina e che sta "partecipando" a una serie di festival (il 19 settembre sarà a Caorle).

Comunque mio papà veniva soprannominato "Bomba"., "Tre dita" glielo ho dato io. 

Cos'altro ti ha affascinato delle sue vicende personali?

La fabbrica di sapone di mio nonno: l'idea che una saponetta si possa scolpire (un per raccontare la sua creatività).

Trovo molto bella l'idea del profumo: il contrasto tra l'afrore della morte e il profumo delle essenze, Inoltre, quando Tre dita si rivolge a io pensando alla Creazione, per esempio, sì, se avesse usato il sapone anziché il fango... il mondo sarebbe stato tutto più profumato

Ci sono delle parti di cui vado molto orgoglioso


Perché hai scelto come editore Uovonero?

Diversi editori hanno letto il libro e si sono mostrati interessati, anche editori piuttosto grandi. All'inizio io non conoscevo bene Uovonero: sapevo solo che era un editore specializzato in letteratura per ragazzi, con delle pubblicazioni notevoli, con una una linea editoriale importante, ma che inizialmente un po' "contrastava con la mia visione". All'inizio avevo il timore che quel libro fosse etichettato come "libro per un certo tipo di pubblico e basta".

Allo stesso tempo, informandomi, ho capito subito che pur essendo un "piccolo" editore era molto serio. Avendo avuto già esperienza sia con grandi e piccoli editori, ho pensato che un piccolo editore ti segue molto meglio come autore. Inoltre a me piacciono anche per la fatica che fanno.

L'amore vero è arrivato in seguito. Nel momento in cui il libro è stato preso in mano da Sante (Bandirali, ndr), ho visto e ho conosciuto la squadra, ho toccato proprio con mano la cura e la grande professionalità e attenzione con cui hanno seguito la costruzione del libro, dall'editing  alla scelta della copertina.

Un'altra cosa che mi ha colpito tantissimo è che non hanno cambiato nulla nella storia, anche alcuni passaggi "scomodi" che nei colloqui con altri editor ho compreso che sarebbero stati "tagliati o modificati" (c'è da dire che io quel libro non l'ho pensato solo per ragazzi ma per un pubblico ampio).

Sante ha accettato tutto, con grande coraggio.

 Sono molto contento sia della fiducia nel mio lavoro, sia della lavorazione in itinere, sia del risultato finale. Ora spero possa andare in giro ed essere letto da tanta gente.

Allora auguri a "Tre dita", il suo viaggio è appena iniziato!

martedì 19 luglio 2016

Mamma anche le rondini sognano? Un libro poetico di Sandra Dema e Anna Curti, edizioni Abele


 "Mamma anche le rondini sognano?"  di Sandra Dema (link), con le illustrazioni di Anna Curti (link) edito da Edizioni Gruppo Abele nella collana "I bulbi" (link) è un libro molto poetico e al tempo stesso molto sfaccettato, che affronta tantissimi temi in modo delicato (perché parla di desideri, di diversità, della potenza del sogno). Al posto di raccontarvelo io stessa, ho sentito il desiderio di intervistare questa autrice e porle alcune domande su temi che mi avevano incuriosito o fatto riflettere.

Come sapete, mi piace trovare un file rouge nelle cose, è non so perché, ma questo libro mi ha fatto venire in mente alcuni altri albi che hanno a che fare con i sogni, racconti e con l'impossibilità di movimento: "L'albero e la bambina", di Arianna Papini (Fatatrac, qui una recensione, ma spero prima o poi di farne una io o intervistare questa meravigliosa illustratrice autrice e arteterapeuta), e "Album per i giorni di pioggia" di David Torrent (Edizioni Corsare, scoperto grazie alla mostra Ci sono anch'io organizzata da Lo Stampatello Editore di cui ho parlato qui; qui, qui alcune recensioni). Albi diversissimi tra loro ma che appunto possono fornire spunti diversi e vanno, a mio parere, nella direzione che ha intrapreso Sandra Dema nel suo libro.
 


Parto dal un pensiero postato di recente dall'autrice sulla sua pagina facebook "Senza tanti squilli di tromba né palmi di mano che applaudono, nei primi sei mesi di vita (giugno-dicembre 2015) abbiamo sfiorato le 1000 copie vendute".
Mi viene quindi da dire che sono molto felice di sapere che il libro sta avendo successo. Come si sente all'idea di questo traguardo che non è solo legato al numero di copie vendute ma all'interesse reale per il libro e per il tema che affronta?
Sandra Dema: Consapevole del fatto che si tratta di un libro particolare, un libro da accogliere tra le mani e nel cuore, la prima reazione nell'apprendere i risultati delle vendite è stata di stupore.
Poi, passata l'euforia iniziale, ho piantato i piedi per terra e ho detto a gran voce:” Ecco la dimostrazione tangibile che le persone vogliono e acquistano anche testi così... andiamo avanti!”


Come è nato e perché? Da una sua ricerca/esigenza personale o per altri motivi?
Sandra Dema: Questo, come molti altri miei libri, è nato da un pensiero rivolto a qualcuno o a qualcosa che mi interroga, con il desiderio di parlarne in modo non consueto, leggero ma profondo, poetico.
Credo che ai bambini (e agli adulti) si debba trasmettere la bellezza, lo stupore, la capacità di meravigliarsi, di sognare, di affrontare le difficoltà, di diventare RESILIENTI (
di resilienza ne ha parlato anche Marie-Aude Murail a Mare di Libri qui) e UORI ne è un esempio.

Le rondini sono il simbolo della primavera, della stagione nuova che segue al lungo periodo di buio.
Messaggere della vita che ricomincia esortano a rimettersi all'opera, come un segno di resurrezione, di cambiamento.
 

Uori le vede volare in cielo, sente l'arrivo della primavera con i suoi colori e profumi. Poi, rapita da quel volo, si distrae e perde il palloncino.
 
Entra nel suo sogno, nel suo volo.

Al risveglio, la bambina si sente rinnovata, una nuova forza-speranza fa muovere le sue membra verso un orizzonte inaspettato.

La domanda: "Mamma, anche le rondini sognano?” non fa che rimarcare il legame tra la piccola e quegli uccellini, tra il loro volo e il suo sogno, avvenuto proprio nella stagione della vita nuova.

Se lei, dopo il sogno, ha percepito un cambiamento, allora le rondini- messaggere di vita rinnovata- non possono non sognare!!!


Come è stato sviluppato il libro insieme all'illustratrice? E' un prodotto nato a quattro mani o quali sono stati gli andamenti?

Sandra Dema: Ho proposto il testo alla casa editrice. Dopo aver ricevuto la manifestazione di interesse, mi sono attivata per trovare la persona adatta ad illustrarlo. Un'attenta ricerca mi ha condotta a Anna Curti e le ho sottoposto la storia, in accordo con l'editore.

Il suo è stato un SI immediato. Nei mesi successivi ci siamo incontrate più volte per un confronto vis à vis, affinché entrambe fossimo parte del progetto che piano piano prendeva forma.

Anna, illustratrice di lunga esperienza e sensibilità, ha espresso, accompagnato e completato in modo sublime le mie parole. 


Che parte importante hanno i sogni nei bambini e qual è il modo migliore di alimentarli? Che importanza possono avere per chi ha un qualsiasi problema e in particolare nei bambini?

Sandra Dema: Il sogno è un”attività” utile, ricarica, supera i limiti, ammorbidisce la durezza del mondo, rendendolo meno aggressivo, permette di entrare in contatto con le parti più nascoste del proprio inconscio.

Durante il sogno il cervello crea immagini nuove che vanno oltre la realtà, parlano di una passione che può essere coltivata, diventano una spinta propulsiva carica di energia. Seguirne le tracce impegna la fantasia in un progetto di cambiamento.

Per questo è importante trovare le strade per alimentarlo, non cancellare il tempo del sogno sostituendolo con strumenti che solo apparentemente possono riempirlo, proporre buone letture che aiutano a “involarsi”...
All'inizio della storia, appena ripensa il sogno Uori (sarebbe interessante capire il significato di questo nome così strano che immagino sia una scelta precisa) piange. È un momento di consapevolezza - anche perché i suoi fratelli corrono sulla spiaggia - prima di lasciarsi trascinare dai sogni o cosa?

Il nome della piccola protagonista nasce da un pensiero, dal seme che ha dato vita alla storia. Ricordo che in quel periodo stavo meditando sui CUORI, metaforicamente parlando possono essere grandi, aridi, piccoli, invisibili, spavaldi... una miriade di cuori che si incontrano ogni giorno. È stato un gioco togliere la C e lasciare UORI, come simbolo della moltitudine di cuori che batte in ognuno di noi.

UORI piange, nel mio immaginario, solo perché ha perso il palloncino distratta dal volo delle rondini.


Non appena entra nel suo mondo fantastico Uori subisce una trasformazione, perché le sue perle si intrufolano nella bocca e sente il sapore del mare. ..

Sandra Dema: Il palloncino di UORI che vola via rappresenta la prima perdita, il distacco da qualcosa di concreto e vicino.

La figura del signore dal cuore grande appeso alla giacca a righe, reale o immaginaria, si inserisce nella scena in punta di piedi, come un fuori onda. Con un gesto semplice porge alla bambina un altro palloncino a forma di cuore, (metafora del dono incondizionato). Stringendo il filo tra le dita per non farlo scappare, UORI sente che qualcosa sta cambiando, si sente leggera e capace di muoversi, si invola in quella bolla del sogno accompagnata dal tutum tutum del cuore.


Un palloncino rosso come un grande cuore la porta a viaggiare con la fantasia e lei osserva le cose con occhio critico - quelle grigie che fanno parte del mondo - poi riparte felice in una completa immersione nella natura, meravigliandosi del mondo che scopre quasi per la prima volta.

Dall'alto riesce a vedere e sentire i battiti, a distinguerne il ritmo a seconda dell'ambiente in cui si immerge, a fare sue nuove esperienze che la aiutano a crescere e a operare un cambiamento.


Come nel libro di David Torrent, solo alla fine si vede che la bambina non può camminare: questo momento nel suo libro è preparato dal guscio in cui si rifugia la bambina, come un bozzolo, un involucro che da un lato la protegge anche. È una chiusa che è certamente scelta e però spiega. Spiega la diversità. Forse è l'unico modo per farla vedere o poteva esserci un'alternativa? È stata una scelta condivisa con l'illustratrice?

Sandra Dema: Quando scrivo una storia, vedo le immagini di ciò che sto raccontando, sento i rumori, percepisco i silenzi e le pause, entro nei personaggi e vivo con loro.

In questo caso, fin da subito, la carrozzina è stata quella conchiglia e ho chiesto ad Anna di tenere fede a quell'immagine. Entrambe abbiamo concordato che avremmo svelato il piccolo segreto di UORI solo alla fine, nelle ultime due pagine, per stupire, spiazzare il lettore. Un modo per raccontare in modo diverso la diversità.


Come è stato accolto il suo libro e da chi è stato particolarmente richiesto? Ci sono domande dei bambini che si è portata dentro e che mi vuole raccontare o disegni che le hanno inviato o hanno fatto durante magari qualche incontro?

Sandra Dema: Non ho dati precisi in merito a chi abbia acquistato il libro, ma so con certezza che è presente anche presso le biblioteche di alcuni ospedali o specializzate su certe tematiche, è stato diffuso da associazioni e gruppi che diffondono la lettura dei libri accessibili, da insegnanti per la lettura in classe...

Ricordo in particolare due frasi che mi hanno colpito.

Un bambino mi ha detto:”Sandra, hai fatto bene a non raccontarci che Uori è su una carrozzina, così non ci siamo concentrati sul suo problema, ma abbiamo viaggiato con lei nel sogno, senza limiti. Solo alla fine abbiamo capito dall'immagine cosa intendevi dire con la conchiglia con le ruote “.

Un altro bambino, apparentemente distratto durante la lettura, alla fine mi ha detto:”Mi è piaciuto questo libro, dico alla mamma di comprarmelo”.


Che impatto ha avuto il suo libro sui bambini che non possono camminare? Ha qualche riscontro?

Sandra Dema: Sinceramente devo dire che questo libro è stato letto/raccontato da me e, in alcuni casi insieme ad Anna, nelle classi, nelle biblioteche, in eventi organizzati ma non ricordo particolari reazioni da parte dei bambini. Si lasciavano trasportare nel mondo di Uori con leggerezza, esprimevano il desiderio di poter fare la sua stessa esperienza, parlavano dei loro sogni...

Ho visto che ha fatto anche interventi sull'uso del libro con i bambini con disabilità. Quale pensa possa essere il suo contributo a livello di formazione e consapevolezza negli adulti.
Sandra Dema:  Ho avuto l'opportunità di partecipare ad alcuni momenti di presentazione e formazione per adulti (perlopiù insegnanti) collaborando con associazioni che si occupano di disabilità (AREA.TO, qui il link al libro, Fondazione Carlo Molo link...).

Il confronto a più voci, anche con chi non vive da vicino o sulla propria pelle quella situazione, è una crescita personale importante e spero di aver potuto dare il mio piccolo contributo con parole e immagini lievi.

Grazie di cuore a Sandra Dema per le sue preziose risposte. Spero che questa intervista vi abbia fatto venire delle domande e soprattutto la voglia di scoprire questo libro in cui si entra piano piano e che ha bisogno di un suo tempo per essere amato e apprezzato e gustato. Dimenticavo, il libro è accompagnato da un'arricchente postfazione di Angela Articoni, esperta di letteratura per l'infanzia dell'Università di Foggia. Ps qui trovate una intervista molto carina fatta da alcuni ragazzi di 5° della scuola primaria.

lunedì 25 agosto 2014

Dawkins e i bambini con sindrome di Down. Una riflessione.

 
La Settima Onda, mostra fotografica organizzata al Festival Occhiodibue, a Verolanuova, lo scorso settembre.


Sono rimasta molto colpita e amareggiata dalle parole di Richard Dawkins, lo scienziato britannico che a colpi di tweet ha dichiarato candidamente che è amorale mettere al mondo figli Down. Naturalmente le sue frasi hanno suscitato molto scalpore non solo tra i genitori di bambini e bambine Down (qui e qui le dichiarazioni di Rita Viotti e Martina Fuga, due mamme che conosco, che con grande coraggio affrontano ogni giorno, con caparbiertà e coraggio, la lotta a difesa dei diritti di chi ha la sindrome) ma anche tra anche di noi comuni mortali, o persone del calibro del medico e scrittore Alberto Pellai.

Devo dire che se all'Università la teoria di Dawkins del gene egoista mi aveva affascinata molto, una volta scoperto il pensiero di Stephen Jay Gould, ho capito che la sua visione era più simile a quella che una persona come me, con meno esperienza e meno cultura evoluzionistica, poteva avere. Mi chiedo allora cosa avrebbe ribattuto Gould ad affermazioni del genere. Visto che il dibattito tra i due era sempre molto acceso.
Comunque, tornando alle dichiarazioni, per me un conto è la selezione naturale, che opera su tutti gli esseri viventi e dunque anche sui feti umani con problemi o malformazioni (determinando gli aborti spontanei), un conto è la selezione che opera l'uomo con una scelta consapevole, qual è l'aborto, su un feto, anche sano. Non mi permetto di giudicare questa scelta, che spesso - ma non sempre - viene fatta in modo sofferto e consapevole e non oso pensare quale dolore e rimpianto porti con sé, e penso che ogni caso sia a sé (e che bisognerebbe trovarsi al posto di quella persona per capire cosa prova e quale scelta fare). Ma come ritengo giusto che uno possa scegliere di abortire e che possa farlo in ospedale – ricordando che c'è sempre la possibilità, se il feto è sano, di mettere al mondo un figlio e non riconoscerlo – ritengo che una madre - parlo di madri, soprattuto, visto che noi abbiamo l'onere e l'onore di portare avanti la gravidanza - sia libera di tenere un bambino che nasce già con un peso sulle spalle. Anzi, penso che ci voglia molto coraggio fare questa scelta, anche perché è una scelta che rivoluziona tutta la tua vita.

Proprio per questo trovo bello il messaggio del video Dear future mom realizzato da Coordown in cui bambini, bambine, ragazzi e ragazze con la sindrome rispondono a una mamma in attesa di un figlio Down. Raccontano quello che riescono a fare, come tutti, e che sono felici. E rendono felici i loro genitori. Ma anche questo video è stato oggetto di dibattito, come racconta Martina Fuga sul suo blog.

Vorrei concludere, segnando la terza edizione del concorso nazionale indetto dall'associazione Pinguini nel deserto "Tutti insieme, me compreso!", dedicato alle scuole di ogni ordine e grado sul tema della disabilità intellettiva. Spero davvero che ci sia una valanga di adesioni. Vi prego quindi di diffondere a vostra volta.

PS aggiornamento dalla pagina Facebook di Pinguini nel deserto del 26 agosto, leggo e riporto "Ed è arrivato anche il patrocinio del MIUR!! Così le scuole che aderiranno potranno farlo figurare nella programmazione del nuovo anno scolastico". ‪#‎unmipiacexogniscuola‬ ‪#‎tuttiinsiememecompreso‬

domenica 18 maggio 2014

Contro i cattivi funziona a scuola

Un libro è una finestra sul mondo e sull'anima, un'occasione per viaggiare - nella realtà o nella fantasia - e per riflettere. Un libro è un po' come un bambino: nasce nella mente del suo autore ma, una volta stampato, diventa una creatura a sé stante, che vive di vita propria. Ogni lettore lo fa un po' suo e se ne avvale come meglio crede. Il libro, messo nelle mani di docenti intelligenti e curiosi, può diventare un utile strumento a scuola e rendere vivace e interessante l'approccio con temi a volte difficili.
 
Se alla lettura si affiancano altre attività, lasciando liberi i ragazzi di sperimentare, possono nascere delle cose molto belle. E' quello che ho visto fare giovedì scorso con "Contro i cattivi funziona", quando ho accompagnato Massimo Canuti all'incontro con la scuola media di Pontevico (BS).
Dalle 10 alle 12 i ragazzi di seconda, con una disinvoltura sorprendente, hanno presentato i loro lavori all'autore e a una settantina di compagni e compagne della scuola. I ragazzi e le ragazze hanno lavorato sui temi affrontati nel libro (diversità, disabilità, bullismo, adolescenza ...) nei modi più vari: dalla produzione di cartelloni o video (sia su temi particolarmente difficili come il cyber bullismo - un video in particolare mi ha fatto venire la pelle d'oca - sia booktrailer) all'analisi di tutte le parolacce, allo sviluppo di finali alternativi (o immaginandosi cosa sarebbe potuto succedere dieci anni dopo).











Insomma, se si ha voglia di fare, anche un solo libro consente di spaziare in molti ambiti diversi, cogliendo spunti dalla cronaca.
Se siete curiosi di saperne un po' di più sul libro, sul sito della casa editrice Instar potete scaricare l'incipit di "Contro i cattivi funziona", mentre qui, qui e qui potete leggere alcune recensioni. Sappiate che è disponibile un progetto che fornisce suggerimenti su come lavorare impiegando il libro come spunto per approfondire alcuni temi (lo invierò a tutti gli interessati).
Concludo, ringraziando Roberto Lana - e la sue colleghe Giuliana Ziletti e Clotilde Rippa - per la passione che mettono, come molti altri insegnanti, nel loro lavoro con i ragazzi. C'è bisogno di persone come voi. Continuate così!!
PS l'incontro è finito con un bagno di folla e circa cinquanta autografi firmati.

PPS concludo con un aggiornamento al 29 maggio. Oggi mi è arrivata notizia da Roberto Lana di un articolo de La Provincia di Cremona sul percorso fatto a scuola. Degna conclusione di un bel percorso :)