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lunedì 2 febbraio 2026

Un albo divertente per iniziare la settimana: strAno! di Mark Janssen, Lapis


Se volete cimentarvi insieme ai bambini e alle bambine con un libro simpatico e divertente, ecco l'albo che fa per voi: strAno! di Mark Janssen, di Lapis edizioni (qui la scheda). Si tratta di una novità in casa Lapis, pubblicato il 23 gennaio 2026. 

La copertina già invoglia a sfogliarlo: un elefante con occhi storti, con quattro paia di zanne, due proboscidi e ben 7 zampe si presenta a tutta pagina... vero che siamo a Carnevale (dove ogni scherzo vale) ma cosa sarà successo? 

Aprendo il risguardo ci troviamo un parallelogramma disteso sul foglio, delimitato da una linea blu: che cosa sarà mai?

Quando compare il titolo qualcosa iniziamo a immaginare (si vede il titolo riflesso) ma è solo quando osserviamo Mandrillo, Bradipo, Pinguino e altri due animali iniziamo a comprendere cosa sia: il Bradipo completamente sdraiato anzi quasi "spiaccicato" sta osservando nel "vuoto"), Mandrillo vede una sua immagine capovolta, mentre il Pinguino vi pattina sopra come fosse su una lastra di ghiaccio ... topolino e barbagianni osservano silenziosi.

Uno strano oggetto si è presentato nella pagina del libro e gli animali iniziano a interrogarsi su cosa sia. Per studiarlo meglio Bradipo lo solleva e lo mette dritto proprio in mezzo al libro.

E qui inizia la sfilata degli Animali, quasi fosse una parata, e ognuno reagisce a modo suo di fronte a quello che a tutti gli effetti è uno specchio.

Il Piccolo Gorilla prova a toccarlo con un dito e subito esclama: "Ehi tu! Vuoi giocare con me?" (avete presente quando un cucciolo umano ancora non si riconosce e vede un bambino altro da sé di fronte e inizia a interagirci?)

La carrellata con commenti sempre più esilaranti procede pagina dopo pagina invitandoci a girare quella successiva per scoprire cosa ancora potrà succedere...

Non vi svelo altro per non perdere il gusto di aprire e sfogliare, pagina dopo pagina, e osservare la reazione degli Animali che compaiono a volte goffi o strani.

Il gioco prosegue e a tratti sembra che siano letteralmente "inghiottiti" nel centro della pagina (la famosa parte dove di solito non c'è molta illustrazione proprio perché non si perda).

Il gioco quindi anche se semplice (un vetro e un libro che lo contiene) riesce a suscitare reazione esilaranti sia negli Animali sia nei lettori, piccoli o grandi che siano.

Dopo aver letto e riletto questo albo originale mi è venuta voglia di mettermi davanti a uno specchio con un bambino piccolo e provare ad allontanarmi o avvicinarmi e a fare le facce. Del resto, alzi la mano chi non ha giocato per ore davanti allo specchio... (un suggerimento interessante per divertirsi con poco e più si è meglio è).

E a voi, cosa viene in mente?

Un albo imperdibile, che ci prepara al divertimento del Carnevale e ci fa venire qualche idea per scherzare un po' di più in modo semplice ma non per questo noioso... anzi!

sabato 29 marzo 2025

"Coso" "E gli altri", Arianna Papini, Uovonero: la potenza dell'arte e dell'arteterapia

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Con la sua solita delicatezza, Arianna Papini (qui) ci dona un abbraccio (anzi due), affrontando un tema difficile ma anche molto "stringente", specie di questi tempi, quello di sentirsi fragili e diversi e trovare degli "alleati" per consolarsi, per stare bene con se stessi: dopo un lavoro di oltre tre anni, offre al pubblico, grazie a Uovonero, due libri tenuti insieme da "un filo rosso" da non perdere: "Coso" (qui) E Altri (qui). 

I due libri sono tra loro correlati ma possono essere anche letti separatamente (ma vi consiglio vivamente di prenderli entrambi).

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Partiamo da "Coso", l'albo parla di un amico immaginario che si presenta in questo modo: "Noi Cosi iniziamo a esserci solo se i bambini ci sognano e ci immaginano. Esistiamo se qualcuno ha bisogno di noi". Coso è stato inventato, disegnato e creato così com'è da una bambina (Anna, protagonista de "E gli altri) per una necessità. Nel libro si racconta che spesso gli amici immaginari vengono  "abbandonati" dagli adulti che pensano di non averne più bisogno o se ne vergognano. 

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"Allora capita di non esistere più, ma i Cosi usati vengono ripescati da chi ha rinunciato alla fantasia. Quando accade torniamo a vivere senza bisogno di essere inventati".

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Siamo sicuri da adulti di non avere più necessità di una voce bambina accanto? Di qualcuno che ci sproni a vedere la bellezza, ad accorgerci delle piccole cose? Di non aver paura?

Questo albo illustrato è riuscito a farmi commuovere fino alle lacrime quando l'ho chiuso dopo una prima lettura. Ecco la potenza di chi sa, sapientemente, unire parole lievi e profonde al tempo stesso e illustrazioni che dialogano e che riescono in modo potente a smuovere parti nascoste dentro di noi, che hanno bisogno di emergere. Ecco dunque un libro che ci fa immaginare come poter venire fuori da alcune situazioni - che pensiamo di dimenticare da grandi ma che sono ancora lì, a volte come macigni sulle spalle - attraverso l'arte.

Un albo che dona speranza e racconta cosa sia la vera magia della vita

"Essere fieri di noi e delle nostre stranezze".

Del resto in un'intervista (qui) dopo aver preso il Premio Andersen come migliore illustratrice (2018) Arianna Papini stessa diceva: 

"Le immagini sono potenti. Arrivano a definire anche cose indefinibili a parole, accolgono e raccolgono argomenti difficili di molte persone, Noi parliamo anche per chi non ha voce, per chi non ha parole e quindi questa grande responsabilità dell'illustrare e dare agli altri le nostre immagini, raccoglie attraverso l'empatia tante persone. Per me non esiste il lavoro isolato dell'illustratore. Siamo comunque collegati alle persone e allo sguardo degli altri: senza lo sguardo degli altri non esistiamo. Io sono anche arteterapeuta e credo nel potere delle immagini anche per veicolare temi profondi, molto complessi," 

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"E gli Altri": un diario intimo di Anna, una ragazza che racconta le sue fragilità, il suo essere diversa, l'essere vista come diversa sin dalle prime pagine, per la sua sensibilità - che le impedisce di far parte delle persone "normali" ma le fa notare cose piccole o grandi che gli altri non vedono - e che le fa essere empatica con la Natura e con tutti gli esseri viventi. Questa sensibilità provoca a volte gioia a volte sofferenza, perché tutto viene amplificato ed è difficile conviverci.

Ed ecco Coso qui sotto.

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"Credo che sia un maschio ma qualche dubbio c'è. Mi fa ridere. Ogni volta che l'urlo dentro aumenta allora si affaccia alla mia vita. Si nasconde nei momenti faticosi e si traveste da cose semplici e buffe. Ridere mi fa bene. Penso di averlo sognato all'inizio, poi è rimasto con me. ...."

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In questo libro vediamo un'evoluzione del personaggio dai suoi primi pensieri (nella prima pagina racconta di un prima e di un dopo: una frattura, qualcosa che si è rotto e che va aggiustato... ne parla spesso Arianna nelle sue interviste) all'età adulta, quando finalmente Anna trova una strada - grazie a Coso - per dare un senso alle sue potenzialità, a non soffrire più per qualcosa che agli adulti o al mondo sembra più importante della vita stesso, fino a scoprire il suo talento nascosto e farne un uso "benefico", ovvero a donare benessere a sé e agli altri, restituendo attraverso l'arte quella profondità e quella sensibilità che all'inizio la facevano solo soffrire.

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Dunque il potere salvifico di lavorare su di sé, di esprimersi attraverso qualcosa di gratificante che fa sgorgare la bellezza insita dentro, darle forme e colori, attraverso un processo che porta a una maggiore consapevolezza e al tempo stesso dona gioia,

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Il libro colpisce per la sua bellezza, leggerezza e profondità già dalla copertina: scopriamo una figura meravigliosa. - in cui ritrovo le sembianze del volto di Arianna con il suo sguardo dolce, i suoi occhi verdi - ammantata dalla Natura, con capelli che sembrano un microcosmo come il luogo dove trovi i muschi, rivestita da un abito fiorito e verdeggiante, che tiene intrecciati a sé un tarassaco pronto a disperdere nel mondo i suoi fiori nel becco di un uccello bianco che richiama la pace, e ancora in toni più lievi un'ombrellifera con su un altro uccello, come ricamati e un filo arancione intrecciato a quelle magiche dita snelle con lo smalto bianco (che compaiono più volte nelle illustrazioni interne).

Se nella copertina c'è Anna - la protagonista - nei risguardi e nel frontespizio lo spazio è dedicato a Coso.

Ogni parola che sgorga dal profondo dell'anima di Arianna Papini colpisce al cuore e fa riflettere innanzitutto su sé stessi e poi ci fa guardare intorno, per osservare con occhi diversi le fragilità - innanzitutto quelle nostre, poi quelle degli altri intorno a noi - per poterle trasformare e farci volare in alto.

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C'è cura in ogni racconto in cui emergono parti dolorose, come la perdita di una sorella:

 "Mia sorella non è nata. Mi dicono non c'è mai stata. Per gli altri forse, il nostro abbraccio di nove mesi io me lo ricordo. Sono nata e non dormivo mai. Tutti erano sfiniti ma felici che fossi sopravvissuta. Io no. Felice dico. Come decide la vita. Io esisto lei no. Non dormivo più. L'ha capito qualcuno e mi hanno concesso una gatta piccina nel letto. Era lei."

O il sognare: "È faticoso sognare perché la memoria ti rivela i tuoi segreti."

Ogni pagina analizza o dichiara un dolore, quello "squarcio" che spesso non viene notato da nessuno. Ma che c'è e fa male.

Chiunque abbia una ferita ancora aperta può ritrovare in queste pagine un senso: un senso alla propria sofferenza, la ricerca da compiere per sanarla, il conforto di non sentirsi soli, la speranza di poter trovare la propria strada per riuscire a emergere, nel senso più semplice del termine, ovvero uscire fuori dall'acqua, dal sommerso, da quello stato che ti blocca e che ti impedisce di trasformarti, di uscire da una gabbia a volte autoimposta a volta creata da altre persone, e riuscire a volare o camminare con le proprie gambe, con la fierezza del riconoscersi interessanti per quel che si è, per la propria unicità anche se non conforme alla massa.

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Se non bastasse, Arianna ci fa un ultimo dono: sopra alcune immagini c'è un QR code. Inquadrandolo si possono vedere dei piccoli filmati creati in stop motion con il Coso che ha creato davvero in 3D (come vorrei abbracciarlo dal vivo!).

Grazie Arianna e grazie a Uovonero per aver pubblicato questo capolavoro di cui c'era bisogno. Spero che possa andare in tantissime case ad abbracciare bambine, bambini, ragazze, ragazzi, adulti...

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Chi capitasse a Bologna non si perda la presentazione lunedì 31 marzo.


PS A Bologna ci sono stati momenti magici

Vi riporto intervista Rai per ascoltare Arianna Papini (qui)


L'autrice ad aprile apre ancora una volta il suo studio per fare vedere le tavole e altro...Il 15 aprile dalle 16 alle 19  vi aspetta nel suo studio d'arte in via Garibaldi 12, Firenze, per una nuova e toccante immersione nella sua mostra "Il mondo di coso e gli altri"




Per chi volesse, ecco una visita allo studio/atelier di Arianna Papini in cui potrete cogliere la bellezza e l'energia che lo circonda e perché è magico incontrarla di persona.


giovedì 19 dicembre 2024

Noi Kodama di Bimba Landmann, Camelozampa

 

Chi si è abituato alla trilogia pubblicata da Camelozampa di Bimba Landmann (qui,  ne ho parlato), rimarrà sorpreso dal piccolo formato di “Noi Kodama”  (qui)  perfetto per questa storia, una storia che si sviluppa durante un anno a partire da gennaio. 




Quando si apre il libro si compie un vero e proprio viaggio immersi in un mondo particolare, incontrando delle creature collegate al bosco. Infatti, un kodama (木魂?), nella tradizione giapponese, è uno spirito che risiede in alcuni alberi, paragonabile alle driadi (ninfe greche degli alberi). Un’atmosfera magica, che a me ha fatto ricordare e provare emozioni simili a quelle che ho vissuto vedendo il film Totoro di Miyazaki (anche se ho scoperto che i kodama compaiono in un altro film di questo autore giapponese: la principessa Mononoke) o quando ho letto i fumetti di Hilda, in cui apparivano magiche creature che solo questa bambina selvatica, dai capelli azzurri, (non è una bellissima coincidenza che il colore preferito di Bimba Landmann sia proprio l’azzurro?) poteva vedere (ne ho parlato qui).




L'amore per la natura dell'autrice è grande e palese in tutti i dettagli dell'opera e riesce a catturare le emozioni più intense di chi sta a contatto con la natura con la N maiuscola spesso e in una vera e propria connessione. Difatti, è una vera celebrazione della Natura quella che avviene in questo libro piccolo, ma ricco di messaggi ecologici e di amore per quello che è il fondamento della nostra vita. Attraverso queste creature, l'autrice ci porta a riflettere e a scoprire quello che c'è in una foresta o in un piccolo bosco, a comprendere quello che spesso con parole difficili i bambini devono studiare nei libri di scuola senza arrivare a percepirne spesso la vera essenza (esempio: come è fatta una foglia? Quali sono le sue funzioni? “). 


Questi inviti e questi messaggi arrivano dritti al cuore e alle nostre emozioni con parole e frasi poetiche e colori che riescono a toccarci nelle corde più profonde.



Per esempio, nello scrivere: “ tutti gli esseri delle foreste hanno un unico cuore”, c'è un pensiero molto profondo - e di solito difficile da comprendere-, ma qui sintetizzato perfettamente, ovvero ogni essere è connesso all'altro attraverso un sistema complesso di relazioni e senza un solo essere vivente tutti gli altri subiscono delle ripercussioni potenti: di fatto gli ecosistemi sono fragili e hanno bisogno di tutti gli elementi che li compongono per poter funzionare (la prima causa di perdita di biodiversità è proprio la distruzione degli ecosistemi secondo l’Unione Europea).


Questo è solo uno dei tanti messaggi potenti di difesa della Natura, in relazione a quello che sta succedendo da diverso tempo (di cui l’Uomo è direttamente responsabile): ma l’autrice arriva a toccare questi argomenti con un tono sempre delicato, com’è il suo modo anche di dipingere, facendoci scoprire quello che stiamo perdendo (solo se si conosce e apprezza qualcosa poi si può cercare di conservarlo e tutelarlo e lottare per esso).


Un inno potente di amore e di rispetto verso i boschi e le foreste, che vanno protetti perché non solo sono essenziali per la nostra sopravvivenza, ma stanno donarci anche quel benessere e quella serenità che abbiamo perso nella nostra quotidianità; questo viene “declinato” in un modo molto semplice ma efficace sia nelle parole scelte dall'autrice sia nelle immagini che in alcune pagine, quando non ci sono i Kodama, sono parti particolarmente suggestive.




Nel libro si trovano anche alcuni inviti a omaggiare il bosco e le sue creature in alcuni periodi dell’anno (es. “celebrare il buio nelle brevi giornate invernali”,

“svuotare i pensieri quando arriva qualcosa che scombussola come il vento,

“ascoltare nel silenzio quello che succede”, ovvero fare attenzione alle piccole cose che possono passare inosservate a chi non ha occhi e orecchie abituate per notarle)

o a realizzare piccoli piccoli strumenti con i doni che si possono trovare in giro. 


Sì tratta, quindi, di un’opera al tempo stesso poetica e pratica, un invito a osservare da vicino quello che succede intorno, non importa se si tratti di una foresta antica o di un piccolo vaso pieno di piante. L’autrice ci sollecita a recuperare alcuni “riti” che per i nostri nonni o bisnonni erano naturali: seguire il ciclo delle stagioni, recuperare un contatto più forte con gli elementi naturali. Quest’invito arriva ai bambini in un modo molto forte attraverso i Kodama, delle creature magiche che possono catturare la loro attenzione e al tempo stesso trasportarli ancora di più in un mondo che, quando sono piccoli, è a loro molto affine, ma dal quale a volte sono distaccati non per loro volontà. Infatti, se accompagnato da un adulto, come diceva Rachel Carson, un bambino può stabilire un legame di affinità elettiva con la natura che gli rimarrà dentro tutta la vita e che forse lo spingerà a difenderla quando sarà adulto. Per questo ci vogliono esperienze - e storie emozionanti aggiungo io - che rimangano impresse, come questa. Una storia che può essere anche impiegata dagli adulti per mettersi in ascolto insieme ai bambini e alle bambine di quelle che sono alcune de delle occasioni più emozionanti che si possono sperimentare come, ad esempio, aspettare che una pianta germogli o fiorisca, poter vedere il bagliore delle lucciole nelle notti estive o contemplare le stelle, sdraiati e accolti dall’immensità degli alberi, o riuscire a percepire che le piante sono degli esseri viventi come noi.


In Giappone, nel villaggio di Mitsune, nell'isola di Hachijo-jima, c'è ancora un festival annuale dedicato ai Kodama, durante il quale si chiede perdono per gli alberi tagliati. Inoltre, vedere un kodama è reputato un buon auspicio perché significa che il luogo è vitale e pieno di energia positiva. Ringrazio,quindi, l’autrice perché con questa sua opera vuole metterci in contatto con queste creature, lanciandoci un bellissimo augurio: quello di ritrovare quella connessione con la natura che manca e che porta benessere a ciascuno di noi e all’intero Pianeta.

PS: il bello di avere un blog è che si può aggiornarlo.




Qui trovate la lettura di Alessia Canducci sul suo canale youtube


sabato 27 gennaio 2024

E invece di Volare via di Silvia Vecchini e Beatrice Bandiera, Edizioni Corsare

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Mi chiedo come possa essermi sfuggito questo meraviglioso albo di Silvia Vecchini che si intitola "E invece di volare via" edito da Edizioni Corsare [qui] con le suggestive illustrazioni di Beatrice Bandiera. Per fortuna ho rimediato prendendolo in prestito in biblioteca in attesa di acquistarlo, perché non può mancare negli scaffali della mia libreria.

Di fatto questa storia è una bellissima sorpresa ed è perfetta per chi vuole scoprire in che modo la poesia può arrivare all'improvviso nella vita di ciascuno di noi. Nel mio caso l'ho incontrata in terza elementare a 7 anni, attraverso il testo "Meditare pallido e assorto" di Eugenio Montale e la voce di mio padre (da cui ho preso il gusto per questo genere letterario). Un testo entrato dentro di me e mai uscito, che mi accompagna da oltre quarant'anni!

Ho avuto modo in questi anni di apprezzare sempre di più l'ascolto profondo che Silvia ha del mondo bambino e la sua sensibilità nel toccare temi difficili con grande naturalezza arrivando in profondità, fino a cogliere quella "frescura nel petto" insita dentro ciascuno. 

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Questo albo è particolarmente prezioso in tal senso anche perché [e non è la prima volta per lei] il linguaggio suo narrativo [che già di per sé è sempre ricco di sonorità ] si arricchisce con brevi poesie che riprendono la stessa storia in un altro linguaggio. Quindi, due linguaggi e due stili che raccontano la stessa storia e si compenetrano in maniera coinvolgente. 

La poesia che arriva al nocciolo della storia con una scelta mirata delle parole, che vengono scelte a una a una.

Chissà quanto di personale c'è in questo albo ricco di natura, quella del suo amato Lago....


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La protagonista è una bambina a cui capitano cose inspiegabili, una bambina estremamente timida (che a scuola non trova le parole per parlare davanti agli altri) e che viene "fulminata" da un breve testo letto dalla sua maestra "con parole scelte e suoni che dentro si chiamavano l'un l'altro".

Per la prima volta la bambina si sente completamente a suo agio, in una dimensione di leggerezza e naturalezza.

Chi meglio di una poetessa poteva raccontare cosa ti capita quando un testo ti apre un mondo? O come poter usare la scrittura per esprimere quello che ti sembra indicibile, se non in versi?

Un albo da leggere e rileggere, con accuratezza, assaporandolo con il gusto con cui è stato scritto, per poterlo esplorare fino in fondo.

Le illustrazioni riescono a integrarsi completamente con il testo e donare ancora più intensità  all'albo.

sabato 20 gennaio 2024

La cometa di Joe Todd-Stanton, Babalibri

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Immaginate di essere piccoli, di trovarvi una casa immersa nella natura, sui monti con vista mare: la notte il cielo è pieno di stelle e i pini sembrano giganteschi. Il vostro papà è a disposizione, con lui vi divertite a giocare, cucinare, esplorare, vi godete l'alba e il firmamento. Lui vi viene a prendere a scuola ogni giorno e passeggiate per le strade immerse tra la pace e la tranquillità. Nulla può essere più bello di così. Essere guardati e ascoltati è qualcosa di prezioso.

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Poi, all'improvviso, come accade nella vita, tutto cambia. Dovete trasferirvi, cambiare non solo casa - che di per sé è già un grande salto - ma passare dalla natura alla caotica città. La casa non è più il vostro nido sicuro, ma una somma di scatoloni che non vengono mai disfatti.

 La vista è sui tetti, si vedono solo palazzi e poche stelle.
Il vostro mito, il papà, non vi dà più retta: il nuovo lavoro non glielo consente. Non vi sentireste anche voi disperati? soli (una solitudine triste, non piacevole quando si è immersi in natura)?

Questo è quello che prova anche Nyla, la protagonista dell'albo "La cometa" di Joe Todd-Stanton, Babalibri (qui)

Per fortuna, i bambini e le bambine hanno grandi risorse dentro di sé, specie se sono cresciuti con un adulto di riferimento che ha dato loro tanto amore, rafforzando, nonostante tutto, la loro sicurezza.

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E così a un certo punto la noia di Nyla si trasforma in qualcosa d'altro. Qualcosa che si rivelerà magico. E da allora niente sarà più lo stesso.

Come sa chi mi legge non mi piace svelare tutta la storia, ma posso dire che come tutte le belle storie per bambini, ha un finale rassicurante: i bambini e le bambine hanno dentro di sé le risorse per affrontare i cambiamenti; allo stesso tempo questo albo fa riflettere noi adulti, spesso preda dell'ansia quotidiana, che a volte dimentichiamo quanto sia preziosa la nostra presenza, l'esserci per davvero con il proprio figlio o la propria figlia, portando un tempo di qualità, che non deve mancare durante la loro crescita.

Allora sì, il cambiamento anche se frustrante si può affrontare, perché non si è soli e, magicamente, si trova un altro posto che può diventare e si può finalmente chiamare Casa.

PS perdetevi insieme ai bambini e alle bambine a osservare i dettagli di questo magico albo, chissà quante volte vorranno leggerlo e rileggerlo.

PPS: sul sito di Babalibri, alla pagina che vi ho indicato relativa all'albo, avete la possibilità di scoprire come è nata la storia!


lunedì 20 novembre 2023

Celebrare la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia con un albo di Beatrice Alemagna, Topipittori

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Lo scorso sabato - con due giorni di anticipo - abbiamo festeggiato la "Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza" (Convention on the Rights of the Child - CRC), approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall'Italia il 27 maggio 1991 con la Legge n. 176. Lo abbiamo fatto grazie ad Acli Pavia presso la sede La Torretta leggendo l'albo "Che cos'è un bambino?" di Beatrice Alemagna di Topipittori (qui) e realizzando un laboratorio a tema. Se per chi si occupa di albi illustrati questo è ormai un classico e oserei dire un must (I have), i nuovi genitori non sempre conoscono questo libro (tradotto in moltissime lingue) e quindi è sempre bene proporlo e riproporlo. Come in questa occasione... 

Un albo che apre grandi domande, che pesa ogni parola, cercando di definire chi è una persona piccola rispetto a una persona grande. E non solo, un albo che vuole dare voce e spazio a tutti i bambini e a tutte le bambine del mondo, con quelle - che a volte per i grandi  - possono sembrare "imperfezioni" ("capricci" o "difetti") ma che in realtà sono un modo che hanno i più piccoli per esprimere se stessi, per chiedere di essere ascoltati e amati. Tantissimi ritratti e istantanee di scene che un genitore ha vissuto almeno una volta (come vedere un bambino che si mette le dita nel naso o una bambina - triste o stanca? - di fronte a un piatto di verdure...).

Insomma, sembra di essere a una mostra di quadri, quadri di bambini da osservare: ognuno che, con il testo accanto, ci fa riflettere, sorridere, ci aiuta a fare e farsi domande.

Un albo perfettamente in tema: abbiamo esplorato soffermandoci sulle pagine chi tra i presenti amasse fare o non fare qualcosa. Abbiamo anche cercato di scoprire cosa sia un diritto di un bambino, e indagare qualcuno di quelli più noti (diritto al gioco, alla casa, ad essere curati e amati dai propri genitori, ad avere una casa, a stare bene, a potersi esprimere...)

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Passando al laboratorio, ho chiesto di farsi un "autoritratto" per come si sentivano non solo fuori ma anche dentro, cercando di esplorare i materiali a disposizione sfruttandoli con tutta la fantasia possibile e, in seguito, di immaginare uno dei diritti a cui si sentivano più legati. Naturalmente, essendo la maggior parte ancora piccoli (5 anni, tranne uno di 7 e una di 9 anni), ognuno ha interpretato le riflessioni a modo suo. Un diritto da inserire all'interno della pagina e da custodire come un dono prezioso.


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Se avete voglia di guardare ecco il video con tutti i lavori e alcuni momenti creativi del laboratorio:

Si ringraziano tutte le bambine e i bambini e i genitori che hanno partecipato con grande entusiasmo. Ringrazio anche Alice e Riccardo per l'accoglienza e per tutto.

Laboratorio realizzato nell'ambito del progetto Centri per la Famiglia, promosso da Consorzio Sociale Pavese e Bambinfestival Pavia (tutto l'anno). Acli Pavia - Sezione Provinciale