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giovedì 19 dicembre 2024

Noi Kodama di Bimba Landmann, Camelozampa

 

Chi si è abituato alla trilogia pubblicata da Camelozampa di Bimba Landmann (qui,  ne ho parlato), rimarrà sorpreso dal piccolo formato di “Noi Kodama”  (qui)  perfetto per questa storia, una storia che si sviluppa durante un anno a partire da gennaio. 




Quando si apre il libro si compie un vero e proprio viaggio immersi in un mondo particolare, incontrando delle creature collegate al bosco. Infatti, un kodama (木魂?), nella tradizione giapponese, è uno spirito che risiede in alcuni alberi, paragonabile alle driadi (ninfe greche degli alberi). Un’atmosfera magica, che a me ha fatto ricordare e provare emozioni simili a quelle che ho vissuto vedendo il film Totoro di Miyazaki (anche se ho scoperto che i kodama compaiono in un altro film di questo autore giapponese: la principessa Mononoke) o quando ho letto i fumetti di Hilda, in cui apparivano magiche creature che solo questa bambina selvatica, dai capelli azzurri, (non è una bellissima coincidenza che il colore preferito di Bimba Landmann sia proprio l’azzurro?) poteva vedere (ne ho parlato qui).




L'amore per la natura dell'autrice è grande e palese in tutti i dettagli dell'opera e riesce a catturare le emozioni più intense di chi sta a contatto con la natura con la N maiuscola spesso e in una vera e propria connessione. Difatti, è una vera celebrazione della Natura quella che avviene in questo libro piccolo, ma ricco di messaggi ecologici e di amore per quello che è il fondamento della nostra vita. Attraverso queste creature, l'autrice ci porta a riflettere e a scoprire quello che c'è in una foresta o in un piccolo bosco, a comprendere quello che spesso con parole difficili i bambini devono studiare nei libri di scuola senza arrivare a percepirne spesso la vera essenza (esempio: come è fatta una foglia? Quali sono le sue funzioni? “). 


Questi inviti e questi messaggi arrivano dritti al cuore e alle nostre emozioni con parole e frasi poetiche e colori che riescono a toccarci nelle corde più profonde.



Per esempio, nello scrivere: “ tutti gli esseri delle foreste hanno un unico cuore”, c'è un pensiero molto profondo - e di solito difficile da comprendere-, ma qui sintetizzato perfettamente, ovvero ogni essere è connesso all'altro attraverso un sistema complesso di relazioni e senza un solo essere vivente tutti gli altri subiscono delle ripercussioni potenti: di fatto gli ecosistemi sono fragili e hanno bisogno di tutti gli elementi che li compongono per poter funzionare (la prima causa di perdita di biodiversità è proprio la distruzione degli ecosistemi secondo l’Unione Europea).


Questo è solo uno dei tanti messaggi potenti di difesa della Natura, in relazione a quello che sta succedendo da diverso tempo (di cui l’Uomo è direttamente responsabile): ma l’autrice arriva a toccare questi argomenti con un tono sempre delicato, com’è il suo modo anche di dipingere, facendoci scoprire quello che stiamo perdendo (solo se si conosce e apprezza qualcosa poi si può cercare di conservarlo e tutelarlo e lottare per esso).


Un inno potente di amore e di rispetto verso i boschi e le foreste, che vanno protetti perché non solo sono essenziali per la nostra sopravvivenza, ma stanno donarci anche quel benessere e quella serenità che abbiamo perso nella nostra quotidianità; questo viene “declinato” in un modo molto semplice ma efficace sia nelle parole scelte dall'autrice sia nelle immagini che in alcune pagine, quando non ci sono i Kodama, sono parti particolarmente suggestive.




Nel libro si trovano anche alcuni inviti a omaggiare il bosco e le sue creature in alcuni periodi dell’anno (es. “celebrare il buio nelle brevi giornate invernali”,

“svuotare i pensieri quando arriva qualcosa che scombussola come il vento,

“ascoltare nel silenzio quello che succede”, ovvero fare attenzione alle piccole cose che possono passare inosservate a chi non ha occhi e orecchie abituate per notarle)

o a realizzare piccoli piccoli strumenti con i doni che si possono trovare in giro. 


Sì tratta, quindi, di un’opera al tempo stesso poetica e pratica, un invito a osservare da vicino quello che succede intorno, non importa se si tratti di una foresta antica o di un piccolo vaso pieno di piante. L’autrice ci sollecita a recuperare alcuni “riti” che per i nostri nonni o bisnonni erano naturali: seguire il ciclo delle stagioni, recuperare un contatto più forte con gli elementi naturali. Quest’invito arriva ai bambini in un modo molto forte attraverso i Kodama, delle creature magiche che possono catturare la loro attenzione e al tempo stesso trasportarli ancora di più in un mondo che, quando sono piccoli, è a loro molto affine, ma dal quale a volte sono distaccati non per loro volontà. Infatti, se accompagnato da un adulto, come diceva Rachel Carson, un bambino può stabilire un legame di affinità elettiva con la natura che gli rimarrà dentro tutta la vita e che forse lo spingerà a difenderla quando sarà adulto. Per questo ci vogliono esperienze - e storie emozionanti aggiungo io - che rimangano impresse, come questa. Una storia che può essere anche impiegata dagli adulti per mettersi in ascolto insieme ai bambini e alle bambine di quelle che sono alcune de delle occasioni più emozionanti che si possono sperimentare come, ad esempio, aspettare che una pianta germogli o fiorisca, poter vedere il bagliore delle lucciole nelle notti estive o contemplare le stelle, sdraiati e accolti dall’immensità degli alberi, o riuscire a percepire che le piante sono degli esseri viventi come noi.


In Giappone, nel villaggio di Mitsune, nell'isola di Hachijo-jima, c'è ancora un festival annuale dedicato ai Kodama, durante il quale si chiede perdono per gli alberi tagliati. Inoltre, vedere un kodama è reputato un buon auspicio perché significa che il luogo è vitale e pieno di energia positiva. Ringrazio,quindi, l’autrice perché con questa sua opera vuole metterci in contatto con queste creature, lanciandoci un bellissimo augurio: quello di ritrovare quella connessione con la natura che manca e che porta benessere a ciascuno di noi e all’intero Pianeta.

PS: il bello di avere un blog è che si può aggiornarlo.




Qui trovate la lettura di Alessia Canducci sul suo canale youtube


mercoledì 8 dicembre 2021

La prima neve


La prima neve della stagione non si scorda mai. Specie se l'attesa si fa sempre più impellente guardando le immagini di chi è in montagna, Però trovarla a Milano, in un giorno di festa, è una doppia magia. Non ho aspettato un attimo, mi sono vestita abbastanza adeguatamente, ma non sufficientemente per non bagnarmi. Ho vagato tra le strade della città osservando macchine e motorini coperti di neve, la gente sotto gli ombrelli, io con la mia fascia in testa e una giacca da pioggia...

Poi sono arrivata al parco. Che silenzio speciale, che magia. Specie quando incontravo alberi ancora frondosi pieni di neve.

E osservare sotto le conifere, quel raggio di tappeto erboso protetto e intatto, mentre intorno diventava tutto bianco. Andare a cercare gli alberi secolari... quasi quasi mi veniva da chiedere: come state? Come vi sentite ora?

E voi, cosa avete provato con la prima neve che scende?

Se volete lasciatemi un commento.















lunedì 3 dicembre 2018

"La grande fabbrica delle parole", Agnès de Lestrade e Valeria Docampo, Terre di Mezzo editore



Immaginatevi di trovarvi in un posto dove non sono importanti i soldi ma le parole. In effetti, se ci pensiamo, le parole hanno un peso e un loro valore: le parole fanno arrabbiare, le parole umiliano, le parole offendono, le parole separano, le parole consolano, le parole fanno crescere la stima di sé e il talento, le parole nutrono l'amore e l'amicizia, le parole uniscono.

Ecco, pensate di essere in un luogo dove le parole vanno comperate e "inghiottite" per essere pronunciate (di fatto si dice che le parole sono nutrimento per l'anima) e quelle più importanti costano molto.

Se sei povero non puoi permettertele, a meno di fare come i bambini, che cercano di acchiapparle con i retini quando svolazzano nell'aria, per poter dire qualcosa ai loro genitori o trattenerle per le grandi occasioni. "La grande fabbrica delle parole", Agnès de Lestrade e Valeria Docampo, di Terre di Mezzo editore è un bellissimo libro che parla di questo e di molto altro.

Racconta di una storia d'amore dove occorre avere le parole giuste. Parole che vengano dal cuore e che non possono essere però urlate (si sa che nei messaggi via email e anche sui social scrivere in stampatello equivale a essere scortesi, si parla di netiquette).



Quindi, come farà il giovane Philéas, che ha solo tre parole da pronunciare alla sua amata Cybelle, ad avere la meglio sul suo ricco rivale Oscar, ne può comprare a iosa "facendone man bassa"?


Il nostro "piccolo eroe" avrà cura di queste tre parole, trattandole come gemme preziose. Gemme che verranno pronunciate dal profondo. La magia farà il resto.

Questo libro, anche se uscito nel 2010, è un "ever green". Un altro dono di Natale che consiglio perché di questi tempi dolci parole, una lettera, un disegno,sono i regali più belli che uno possa sperare di ricevere.
PS Dedicato ai sognatori.

venerdì 18 marzo 2016

Storia di goccia e fiocco, Il Castoro editore

Mamma: ma non ti aveva fatto una corona Greta?
Andrea: sì, è una corona di fiocco di neve, 

è per quello che mi è venuto in mente di fare oggi Fiocco e Goccia. 
Magari domani faccio una corona da goccia, così ne ho una di goccia e una di fiocco.
Mamma: alllora potresti fare tu i laboratori al posto mio...
Andrea: Ma io sono piccolo... e timido. Magali pozzo fale il tuo assistente?

Quando un libro "Stora di Goccia e Fiocco", scritto da Pierdomenico Baccalario e Alessandro Gatti poeticamente illustrato da Simona Mulazzani, Edito da Il Castoro, entra nel cuore di un bambino, che ogni sera ti chiede di leggerlo e rileggerlo ancora... (meno male che lo abbiamo scoperto nella biblioteca Sant'Ambrogio a Milano!!), ecco che a scuola scocca la magia. Le educatrici - meravigliose! - invitano i bambini a comporre immagini con la carta: Andrea ha creato Goccia e Fiocco. Sono emozionata!

Il libro è, a parer mio, molto interessante per diversi motivi. Come mi dice sempre Andrea, cinque anni e furbizia all'ennesima potenza "ti ho fegato: pecché non è un libro solo sono duee!". Infatti, questo è un libro che esplora due punti di vista: quello di una goccia d'inchiostro e quello di un fiocco di neve. Lei, nera e panciuta anche se a forma di lacrima, lui bianco - candido come la neve di cui fa parte - arzigogolato e meraviglioso.
La storia si può leggere come si vuole: prima da un verso, quello di Goccia, ad esempio, poi, voltando fisiacamente il libro, dall'altro verso quello di Fiocco.

La cosa meravigliosa è che le due storie si intrecciano e anche a livello figurativo si hanno due punti di vista (la stessa immagine vista da un lato e dall'altro, che aiuta molto il bambino a osservare le inquadrature da angolazioni diverse).

Goccia
Partendo da Goccia...è una "semplice" goccia d'inchiostro che aspetta con tanta smania di comparire in una delle illustrazioni. Ce ne sono tante...
Ma mentre Goccia immagina sognando a occhi aperti, un vento birichino apre all'improvviso la finestra, facendo volteggiare i disegni in una bellissima danza. Le passano vicini "come tanti sogni" e lei pensa (naturalmente il pensiero è a macchia d'inchiostro!) che vorrebbe camminare tra i fiori (e i bambini scoprono di cosa si tratta), correre in posti misteriosi....

finché la boccetta che la contiene la fa scivolare proprio via dalla finestra (il gatto di casa, prima placidamente accoccolato si accorge e osserva la scena quasi ipnotizzato) e lei si dispera a tal punto che sembra una lacrima.
Poi lo incontra... e la magia ha inizio.


Fiocco
Fiocco è in viaggio sopra una città trasportato da nuvole d'argento e non vede l'ora di buttarsi giù - proprio come un paracadutista - ma non è ancora il momento. E mentre viaggia sopra la città, osservando dall'alto i tetti delle case colorate e i comignoli pieni di fumo, scivola e sogna... sogna di posarsi in un canale per proseguire il suo viaggio in acqua, sogna di confondersi tra gli animali di un circo, sogna di giocare con i bambini, usciti all'aperto per godersi la neve.

E invece, il soffio di un illustratore dalle gote rosse, appena uscito dalla panetteria, lo riporta inalto, proprio quando aveva deciso di posarsi sul vetro di quella vetrina piena di pane e colori.
Risale in alto e là la incontra. Ed è ancora magia.

Provate a sfogliarlo e risfogliarlo con i vostri bambini e ditemi cosa ne pensate. Mi piacerebbe tanto saperlo. Io devo dire che ho imparato a gustarmelo pian piano, non è un libro che di primo acchito può far innamorare, mci vuole tempo per trovare tutti i dettagli della storia. Poi una volta amato, non ci lascia più.

Con questo post partecipo alla bella iniziativa di HomeMadeMamma del Venerdì del libro.