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lunedì 24 marzo 2025

La ferita di Emma AdBåge, Camelozampa

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La ferita di Emma AdBåge, Camelozampa (traduzione di Samanta K. Milton Knowles), edito grazie al programma europeo Reading Diversity (qui) è un altro piccolo grande capolavoro dell'autrice e illustratrice svedese, tanto da meritarsi il White Ravens 2023 (il suo libro è stato scelto dalla Jugendbibliothek di Monaco, insieme a molti altri qui nella lista, per l'alto livello qualitativo, letterario e artistico, per stili e approcci innovativi, in grado di creare nuovi impulsi e nuove visioni).  Anche 𝐕𝐢𝐧𝐜𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞 del 𝐒𝐧𝐨̈𝐛𝐨𝐥𝐥𝐞𝐧 𝐀𝐰𝐚𝐫𝐝 𝐞 𝐅𝐢𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 all'𝐀𝐮𝐠𝐮𝐬𝐭 𝐏𝐫𝐢𝐳𝐞.

Dopo La Natura (qui) e la Buca (di cui non ho ancora avuto modo di parlare ma ci arriverò), ecco un altro racconto che ha al centro bambini e bambine che giocano "con il nulla" (mi verrebbe da dire), liberi, senza il controllo incessante degli adulti.

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Tutto inizia con un gruppetto di bambini che si rincorrono intorno a un tavolo da ping pong visto che le racchette sono disperse. A un certo punto il protagonista - in piedi sul tavolo - finisce dritto per terra. 

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Appena si sente il botto un capannello di bambine e bambini di tutte le età si raduna intorno e si sente esclamare "esce del sangue!". Dopo lo spavento, la folla, con l'adrenalina che sale il dolore inizia a farsi sentire e Jarmo (da noi sarebbe una sorta di bidello/custode) porta il bambino dagli insegnanti.

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Qui viene descritto con tutta la cura ed empatia possibile il momento in cui il protagonista viene disinfettato e incerottato. "Era il cerotto più grande di tutta la mia vita" racconta il protagonista attirando di nuovo l'attenzione dei compagni e delle compagne.

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Intorno a un fatto che può sembrare "banale" o "quotidiano" l'autrice cuce sapientemente una storia che parla di cura, empatia, curiosità e affetto. Un bambino che si fa male, grande o piccola che sia la sua ferita, vive questo evento come un accadimento enorme: il cuore batte forte, il sangue ancora sul cemento... insomma ci racconta di come questi momenti per i più piccoli siano importanti sia per la crescita, sia per la consapevolezza di sé, sia per affrontare ogni fatica (anche fisica) e dunque occorre lasciar trascorrere tutte le fasi connesse. Dallo smarrimento al dolore, dal pianto all'accudimento e ancora il racconto che consente di tirar fuori le emozioni e mettersi in dialogo con gli altri.

E l'autrice va oltre: ci racconta come un adulto che osserva quello che accade a un bambino può, a scuola, stravolgere la giornata e trasformarla in un evento educativo e trasversale che interessa tutte le materie: a matematica si contano le ferite, ad arte si colorano con le matite rosse, si scrivono parole e poesie.


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Anche i compagni non sono da meno e quello che si è ferito diventa per una giornata il protagonista, "servito e riverito" (in senso buono) per non sentirsi a disagio.

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La ferita ha bisogno di tempo per guarire: prima c'è il cerotto, poi si forma la crosta - che indica la ferita - poi anche quella scompare ma rimane la cicatrice.

Quanto hanno bisogno, sempre, i bambini e le bambine, di poter percorrere insieme queste fasi e affrontarle con qualcuno che stia loro accanto?

Il testo sembra scritto da un bambino quindi il lettore ci si immedesima istantaneamente. Quanto alle illustrazioni: beh sono anche loro particolarissime e sembrano essere disegnate da un bambino, con tutti i dettagli che loro mettono quando raccontano qualcosa di straordinario.

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Nella dedica l'autrice mi ha scritto questo. In fondo, gli autori più grandi sono quelli che sanno trovare la loro parte bambina e metterla a disposizione per creare questo tipo di capolavori.

Lo avete già letto con i bambini e le bambine? Cosa vi hanno raccontato? Sarei curiosa di leggerlo nei commenti, se avrete voglia. Del resto questa è la parte più bella della relazione con loro.


PS Il programma europeo Reading Diversity, a cui partecipa la casa editrice Camelozampa, ha come obiettivo quello di incrementare la circolazione transnazionale della letteratura europea, con particolare attenzione alle lingue meno diffuse come il danese, l'olandese, l'estone, il greco, il norvegese e lo svedese. 
Qui in alto il video della presentazione alla Bologna Children's Book Fair del 2024.

domenica 16 marzo 2025

Crac di Matteo Pompili e Lorenzo Monaco, illustrazioni di Luogo Comune, Camelozampa


Tante intuizioni sono nate dall'osservazione di un dettaglio. Anche "Crac" di Matteo Pompili e Lorenzo Monaco, illustrato da Luogo Comune (qui) per Camelozampa (qui) è stato concepito "guardando un frutto ammuffito". Lo dichiarano gli stessi autori alla fine del libro.

Crac ha come filo conduttore le "interruzioni dalla continuità", il "rompersi di qualcosa", che porta a una trasformazione. Questo è valido non solo nell'ambito della Natura e dell'evoluzione delle specie, ma anche nell'ambito delle teorie scientifiche che sono andate avanti con una profonda rottura con il mondo del passato. Una rottura talmente dirompente che a volte è anche costata la vita o comunque lo stile di vita di chi è stato depositario di queste intuizioni.

Il formato grande e le illustrazioni minuziose aiutano a portare avanti le parole che vengono dette.

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Si inizia con qualcosa di noto - almeno si pensa - alla maggior parte delle persone: la nascita di un pulcino dopo una serie precisa di giorni con la rottura dell'uovo in cui era contenuto. Da lì si passa a come siamo nati noi. Grazie a passaggi iconografici fatti di cambiamenti le illustrazioni ci portano al famoso crac, lasciando sempre spazio a riflessioni più o meno profonde a seconda del lettore o di chi gli sta accanto.

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Di fatto Crac è un libro che apre a domande e grazie alle illustrazioni mostra sinteticamente delle spiegazioni. Per i più curiosi, che non si accontentano di poche parole, gli autori hanno pensato a una spiegazione più densa in fondo al libro e, se non bastasse, a un'accurata bibliografia (quella sì mediata dagli adulti).

Si può dire che questo libro è adatto ai curiosi, di ogni età, che vogliano approfondire grandi domande che hanno a che fare con i cambiamenti. 

Anche nella nascita, sono proposte diverse forme di uova e, se si è attenti, si potrebbe osservare quante forme svariate esistono di uova (naturalmente gli autori hanno dovuto scegliere alcune tra le più interessanti) per poi farsi delle domande. Per esempio: uovo di echidna. Ma l'echidna non è un mammifero? E allora come mai fa le uova? Chi altro dei mammiferi fa le uova? Dove vive l'echidna...? e così via.

Si passa dall'evoluzione delle stelle e dei pianeti alla Terra che "scrocchia" e si frammenta.

Lo sappiamo bene in questi giorni con i terremoti di cui sentiamo parlare. Le placche terrestri che galleggiano nel mare sono un fenomeno che andrebbe approfondito e non lasciato alle prime nozioni di geografia o storia, per poi dimenticarsene, perché sono ampiamente collegate anche all'evoluzione delle specie nel corso del tempo e ad alcuni fenomeni che capitano ancora oggi.

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Anche l'idea che le montagne non abbiano un'altezza fissa ma che possano evolversi e mutare nelle forme grazie agli agenti atmosferici come acqua o vento è un concetto che non è sempre ben presente (personalmente ho dovuto arrivare all'università e studiare zoogeografia per comprendere il significato di quello che gli autori hanno ben illustrato qui e che appunto è un punto di partenza per comprendere che tutto cambia).

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Gli autori passano con scorrevolezza dal macro al micro e viceversa. Dall'evoluzione si arriva a un'immagine quotidiana di una persona al parco. Fate attenzione al protagonista e alla pianta di mele ai dettagli sapientemente illustrati con il suo tratto riconoscibile da Luogo Comune. A parte notare tutto quello che c'è in questa doppia pagina, potrete scoprire molte cose che forse sapevate in parte o non sapevate ancora.

Ogni bambino in età dello sviluppo si riconoscerà nella dentatura con buchi dove i denti da latte lasceranno, una volta caduti,  spazio a quelli definitivi. Osservare le dentature o i becchi di alcuni animali, visti nel singolo dettaglio senza la visione d'insieme, porta sicuramente ad accentuare lo sguardo con un punto di vista singolare.

Un'altra pagina interessantissima - in realtà lo sono tutte e ognuna si apre a una storia o a più storie, a riflessioni e a indagini più approfondite - è quella relative alle idee innovative: la scoperta del fuoco, la Terra che gira intorno al sole e non viceversa, la nostra parentela non solo con gli animali ma con gli scimpanzé (nostri "cugini") e altre scoperte avvenute per discontinuità e per intuizione (grazie naturalmente a grandi menti e molti studi).

Insomma "Crac è il suono del mondo che avanza" e occorre comprendere a fondo cosa succede nel piccolo e nel grande per poterlo scoprire, studiare, comprendere e conservare.

PS non a caso i due autori sono divulgatori di scienza (Tecnoscienza qui), non a caso il libro è finalista Premio “Un libro per l’Ambiente”



Ultim'ora: guardate che premio!!!!

CAMELOZAMPA, casa editrice indipendente, vincitrice del BOP 2020 Bologna Prize for the Best Children's Publishers of the Year per l’Europa, nata nel 2011, è ormai un riferimento per testi di qualità e spessore.

mercoledì 8 gennaio 2025

Come me, come te, di Carolina Zanier, Camelozampa

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Proseguono, per fortuna, le pubblicazioni di libri fotografici per bambini (e curiosi), non solo di grandi maestri del passato (penso a Tana Hoban la fotografa americana o di autori italiani come Munari o altri molto apprezzati (il rimando è alla coppia affermata Tappari/Carminati). 

Non sorprende che, a proporre una novità inedita sia una casa editrice molto coraggiosa come Camelozampa, che ospita nel suo catalogo questa opera di Carolina Zanier.

Si tratta di "come me, come te" (qui), che si presenta con una doppia pagina in cui c'è un collegamento tra un elemento naturale e uno umano, non solo scelti per attinenza, similitudine, analogia, ma anche secondo quello che - nella parte finale dell'opera - viene chiamato un diario sentimentale. La scelta delle fotografie non è, quindi, solo finalizzata a un percorso, ma invita a trovarne uno più intimo e singolare, di cui viene fornito una sorta di prototipo. O almeno - da amante delle foto, dei bambini, della natura e dei luoghi - lo interpreto così.

Come sappiamo un libro una volta edito non è solo quello che intende l'autore ma diventa un oggetto con una vita propria e, se originale e aperto, invita a scoprire quello che ognuno ci cerca dentro.

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A parte la copertina (in cui il sasso nella prima di copertina fa da rimando all'indice in quarta), il libro inizia con una doppia in cui i dentoni da latte di Camilla, che sporgono fuori da una bocca fresca e armoniosa (invitante, come quella dei bambini ancora piccoli sa essere), fanno da specchio alla bignonia catturata in una "posa" in cui mostra una parte interna che sembra proprio richiamare una bocca.

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Tra le pagine, alcune analogie sono molto chiare e dirette: penso agli anelli di un tronco che sono unici di un esemplare di qualsiasi specie vegetale - per come si formano - come le impronte digitali di un essere umano; altre sono invece più evocative, come il soffione (ovvero il frutto del tarassaco) che viene associato a un occhio.

Si alternano dunque pagine in cui a due immagini molto immediate seguono altre che richiedono di soffermarsi non solo per comprendere quanto è scritto ma anche per cogliere la propria sfumatura.

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A seconda dell'età del lettore, alcune "doppiette" funzionano meglio di altre; per esempio questa in alto richiede di sostare più a lungo e quindi richiede un occhio e una mente allenati - a mio modesto avviso ancor più se lette insieme al testo. Infatti nel caso di questa doppia  i frutti di un'ombrellifera si stagliano in cielo e sembrano brillare come le scintille delle candeline che sparano le luci. Qui l'occhio è invitato a indugiare sui dettagli e le parole a "entrare dentro e farsi chiare": un desiderio che si esaudisce è molto limpido quando si spengono le candeline, mentre il progetto di vita dei semi contenuti nei frutti è qualcosa di molto più oscuro per dei bambini molto piccoli.

Ma l'autrice osa in alto, e forse questo è il bello e la potenzialità, perché il senso del libro è quello di invogliare a scoprire e ad accoppiare a seconda del proprio gusto individuale, delle proprie emozioni, che saranno diverse a seconda delle esperienze, del contesto non solo geografico ma anche storico (per esempio, l'autrice propone tra le foto il primo battito cardiaco della figlia - quando sono nati i miei figli per esempio io non li ho potuti vedere perché non era così usuale - , creando una sorta di sinestesia in cui l'immagine rimanda anche a un suono... e anche su questo si potrebbero aprire molte riflessioni interessanti, sia su come si possono visualizzare i suoni, sia sulla loro forma e a cosa rimanda, sia su come si possono raccogliere o rappresentare).

Tra l'altro lavorando con i bambini e le bambine spesso capita che facciano accostamenti per noi azzardati o inaspettati. Quindi, se un libro è "aperto" accoglie tante domande e tante possibilità.

Le pagine in cui i bambini e le bambine sono più evidenti (in toto o con alcune parti del corpo) invitano anche a fare domande e ad ascoltare racconti e particolari esperienze. Infatti, se pensiamo alla pagina del ginocchio sbucciato, si può aprire un mondo (non a caso, ultimamente sono nati proprio libri che ne parlano, uno edito proprio da Camelozampa).

Il libro invita dunque sia a una lettura del testo associato alle immagini (a volte "forzando" alcune scelte a mio avviso, ma ci sta) sia a una lettura più libera che potrebbe partire da una singola immagine per andare oltre dove i nostri interlocutori ci vogliono portare, sia per curiosità sia per un ricordo che sovviene.

Si tratta anche di un libro che può servire ad aprire alcuni discorsi sulla natura al di là di quello che richiama il testo (es. suolo secco e arido). 

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Uno spunto che io trovo molto interessante non solo per chi lavora con i bambini e le bambine, ma anche con gli adulti, è quello dato dalla parte finale in cui l'autrice ci mostra l'origine delle foto scattate e le pubblica in un diario fotografico sentimentale. Ci invita, dunque, a crearne uno noi stessi, o con un apparecchio analogico come ha fatto lei (che ha il pregio di creare foto immediatamente, come avviene con le polaroid) o con altri strumenti che potrebbero essere anche disegni, mucchi di fotografie scattate appositamente o trovate nei giornali.

E ora, non vedo l'ora di poterlo sperimentare con un gruppo di persone! Grata per questa ulteriore possibilità.

PS il libro è finalista al Premio Nati per Leggere – sezione Crescere con i libri

giovedì 19 dicembre 2024

Noi Kodama di Bimba Landmann, Camelozampa

 

Chi si è abituato alla trilogia pubblicata da Camelozampa di Bimba Landmann (qui,  ne ho parlato), rimarrà sorpreso dal piccolo formato di “Noi Kodama”  (qui)  perfetto per questa storia, una storia che si sviluppa durante un anno a partire da gennaio. 




Quando si apre il libro si compie un vero e proprio viaggio immersi in un mondo particolare, incontrando delle creature collegate al bosco. Infatti, un kodama (木魂?), nella tradizione giapponese, è uno spirito che risiede in alcuni alberi, paragonabile alle driadi (ninfe greche degli alberi). Un’atmosfera magica, che a me ha fatto ricordare e provare emozioni simili a quelle che ho vissuto vedendo il film Totoro di Miyazaki (anche se ho scoperto che i kodama compaiono in un altro film di questo autore giapponese: la principessa Mononoke) o quando ho letto i fumetti di Hilda, in cui apparivano magiche creature che solo questa bambina selvatica, dai capelli azzurri, (non è una bellissima coincidenza che il colore preferito di Bimba Landmann sia proprio l’azzurro?) poteva vedere (ne ho parlato qui).




L'amore per la natura dell'autrice è grande e palese in tutti i dettagli dell'opera e riesce a catturare le emozioni più intense di chi sta a contatto con la natura con la N maiuscola spesso e in una vera e propria connessione. Difatti, è una vera celebrazione della Natura quella che avviene in questo libro piccolo, ma ricco di messaggi ecologici e di amore per quello che è il fondamento della nostra vita. Attraverso queste creature, l'autrice ci porta a riflettere e a scoprire quello che c'è in una foresta o in un piccolo bosco, a comprendere quello che spesso con parole difficili i bambini devono studiare nei libri di scuola senza arrivare a percepirne spesso la vera essenza (esempio: come è fatta una foglia? Quali sono le sue funzioni? “). 


Questi inviti e questi messaggi arrivano dritti al cuore e alle nostre emozioni con parole e frasi poetiche e colori che riescono a toccarci nelle corde più profonde.



Per esempio, nello scrivere: “ tutti gli esseri delle foreste hanno un unico cuore”, c'è un pensiero molto profondo - e di solito difficile da comprendere-, ma qui sintetizzato perfettamente, ovvero ogni essere è connesso all'altro attraverso un sistema complesso di relazioni e senza un solo essere vivente tutti gli altri subiscono delle ripercussioni potenti: di fatto gli ecosistemi sono fragili e hanno bisogno di tutti gli elementi che li compongono per poter funzionare (la prima causa di perdita di biodiversità è proprio la distruzione degli ecosistemi secondo l’Unione Europea).


Questo è solo uno dei tanti messaggi potenti di difesa della Natura, in relazione a quello che sta succedendo da diverso tempo (di cui l’Uomo è direttamente responsabile): ma l’autrice arriva a toccare questi argomenti con un tono sempre delicato, com’è il suo modo anche di dipingere, facendoci scoprire quello che stiamo perdendo (solo se si conosce e apprezza qualcosa poi si può cercare di conservarlo e tutelarlo e lottare per esso).


Un inno potente di amore e di rispetto verso i boschi e le foreste, che vanno protetti perché non solo sono essenziali per la nostra sopravvivenza, ma stanno donarci anche quel benessere e quella serenità che abbiamo perso nella nostra quotidianità; questo viene “declinato” in un modo molto semplice ma efficace sia nelle parole scelte dall'autrice sia nelle immagini che in alcune pagine, quando non ci sono i Kodama, sono parti particolarmente suggestive.




Nel libro si trovano anche alcuni inviti a omaggiare il bosco e le sue creature in alcuni periodi dell’anno (es. “celebrare il buio nelle brevi giornate invernali”,

“svuotare i pensieri quando arriva qualcosa che scombussola come il vento,

“ascoltare nel silenzio quello che succede”, ovvero fare attenzione alle piccole cose che possono passare inosservate a chi non ha occhi e orecchie abituate per notarle)

o a realizzare piccoli piccoli strumenti con i doni che si possono trovare in giro. 


Sì tratta, quindi, di un’opera al tempo stesso poetica e pratica, un invito a osservare da vicino quello che succede intorno, non importa se si tratti di una foresta antica o di un piccolo vaso pieno di piante. L’autrice ci sollecita a recuperare alcuni “riti” che per i nostri nonni o bisnonni erano naturali: seguire il ciclo delle stagioni, recuperare un contatto più forte con gli elementi naturali. Quest’invito arriva ai bambini in un modo molto forte attraverso i Kodama, delle creature magiche che possono catturare la loro attenzione e al tempo stesso trasportarli ancora di più in un mondo che, quando sono piccoli, è a loro molto affine, ma dal quale a volte sono distaccati non per loro volontà. Infatti, se accompagnato da un adulto, come diceva Rachel Carson, un bambino può stabilire un legame di affinità elettiva con la natura che gli rimarrà dentro tutta la vita e che forse lo spingerà a difenderla quando sarà adulto. Per questo ci vogliono esperienze - e storie emozionanti aggiungo io - che rimangano impresse, come questa. Una storia che può essere anche impiegata dagli adulti per mettersi in ascolto insieme ai bambini e alle bambine di quelle che sono alcune de delle occasioni più emozionanti che si possono sperimentare come, ad esempio, aspettare che una pianta germogli o fiorisca, poter vedere il bagliore delle lucciole nelle notti estive o contemplare le stelle, sdraiati e accolti dall’immensità degli alberi, o riuscire a percepire che le piante sono degli esseri viventi come noi.


In Giappone, nel villaggio di Mitsune, nell'isola di Hachijo-jima, c'è ancora un festival annuale dedicato ai Kodama, durante il quale si chiede perdono per gli alberi tagliati. Inoltre, vedere un kodama è reputato un buon auspicio perché significa che il luogo è vitale e pieno di energia positiva. Ringrazio,quindi, l’autrice perché con questa sua opera vuole metterci in contatto con queste creature, lanciandoci un bellissimo augurio: quello di ritrovare quella connessione con la natura che manca e che porta benessere a ciascuno di noi e all’intero Pianeta.

PS: il bello di avere un blog è che si può aggiornarlo.




Qui trovate la lettura di Alessia Canducci sul suo canale youtube


mercoledì 22 dicembre 2021

Enciclopedia dei miei amici immaginari, di Bimba Landmann, edito da Camelozampa




Impossibile non innamorarsi de l'"Enciclopedia dei miei amici immaginari" di Bimba Landmann, edito da Camelozampa (qui). Impossibile, una volta sfogliato, non desiderare di possederlo e gustarselo. 













Ho avuto il piacere di ascoltare e osservare Bimba Landmann in azione con i bambini e le bambine alla Libreria dei ragazzi di Milano ed è stato fantastico. Sono entrata anche io, con la scusa di accompagnare Andrea, nel suo mondo immaginario e ho iniziato a sognare...

Anche Andrea, reticente perché ormai ha quasi 11 anni, si è trovato coinvolto e immerso, tanto da creare la sua piccola enciclopedia con un organismo fantastico e ha talmente incuriosito un'altra partecipante da dover continuare a raccontare la storia del suo compagno immaginario.

Sì, perché questo libro non solo presenta gli animali e i vegetali e tutti gli esseri immaginari (non solo quelli simpatici, carini e accoglienti, ma anche quelli che ti portano una vocina con cui ti fanno sentire non a posto con te stesso, non in grado di disegnare o in colpa... naturalmente quelli vanno visti e non ascoltati!), ma ti coinvolge a creargli un mondo, a realizzare magari vestiti, ambiente, e perché no, crearli in "carne e ossa" ovvero in stoffa come ha mostrato Bimba Landmann in libreria.

Ho sognato così tanto che, innanzitutto, ci siamo acquistati il libro e me lo sono fatta dedicare.
Poi ho portato il libro in scuolina, all'Asilo nel bosco di Milano.

Dire che i bambini sono rimasti incantati è dire poco...





















Questo libro apre tante porte, dentro e fuori di noi. Abbiamo appena iniziato a esplorare...
Vi segnalo che esiste anche un sito, dove inviare le immagini dei vostri bambini (o anche vostre), che sarà prima un museo virtuale per poi diventare qualcosa di ancora più bello.
Sul sito di Camelozampa, si trova una bellissima inaugurazione del Museo degli Amici Immaginari, con Bimba Landmann, Alessandro Sanna, Daria Tinagli. 

Vi invito a entrare qui, in questo mondo magico. Nella galleria vedrete esposti gli amici immaginari dei bambini e delle bambine.