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domenica 7 maggio 2023

Il giardino dei sogni", di Maike Neuendorff, Carthusia


Immaginate che il vostro letto sia avvolto da una foresta, o meglio che ospiti tantissime piante, un laghetto e delle serre. Inizia così il bellissimo silent book, l'albo senza parole intitolato "Il giardino dei sogni" opera prima di Maike Neuendorff edito da Carthusia (qui la scheda).


Nella pagina successiva vediamo due bambini alla finestra a osservare un gatto nero in strada. Li seguiremo fino a dove li porterà il gatto, in un giardino segreto, dove tutto è gigantesco, le coccinelle sono grandi quanto una mano. Viaggeremo con loro immersi in una natura semplice ma bellissima, dove loro e il gatto sono protagonisti. Anche chi legge è completamente sprofondato nelle pagine e si perde nei dettagli che ogni doppia ci riserva.

Questa è una delle meraviglie dei libri senza parole, ognuno immagina una sua storia, anche se la trama è definita. Inoltre, si passa dalla realtà alla fantasia, in questo caso non so se già nella prima pagina, quando il letto è pieno di piante o quando i bambini attraversano la porta del giardino attorniato da grandi mura che ospita un grandissimo albero,

Vi auguro di perdervi e immergervi scoprendo ogni fiore o animale, di sognare e ricordare.


Noi oggi lo abbiamo fatto in libreria, alla Feltrinelli di corso Buenos Aires di Milano, dove bambini da 2 a 6 anni si sono incantati ad ascoltare la storia e a raccontarla insieme alla sottoscritta e poi hanno creato il loro posto immaginario.
Grata come sempre per la bellezza e per l'attenzione di bambini e genitori.


domenica 4 marzo 2018

"Monky" di Dieter Schubert, Lemniscaat


"Monky" di Dieter Schubert, Lemniscaat è un albo senza parole che è conquista subito un posto nel cuore di grandi e piccini. Devo ringraziare Ibby Italia (qui la pagina fbe la mostra sui silent book che ho seguito qualche anno fa (post qui) se ho scoperto questo libro (e diverse persone che me lo hanno fatto apprezzare) e ringrazio, oggi, La Libreria dei Ragazzi di Milano (qui il sito) che lo ha ripescato tra i fuori catalogo e lo mette a disposizione in questo mese (vi consiglio di affrettarvi a farci un giro).

Monky racconta la storia di una scimmia di pezza che è il pupazzo preferito di un bambino. Purtroppo durante un temporale la scimmia viene persa. Inutili sono le ricerche di mamma e bambino, sotto la pioggia. Il pupazzo nel frattempo è stato preso da un branco di topi e, successivamente, passa di mano a una famiglia di ricci (che l'accolgono tra loro anche se, nel coccolarla, le lasciano addosso i loro aculei). Seguiamo con trepidazione le vicende di questo animaletto di pezza che, fortunatamente, riuscirà a tornare nelle mani del suo proprietario.

Il formato cartonato consente di sfogliarlo anche con i più piccoli e coinvolgerli a osservare tutti i dettagli presenti nelle illustrazioni.

Una storia perfetta per fare diventare protagonisti i bambini, invitandoli a farsela raccontare. Scoprirete come ognuno darà la sua bellissima e unica versione.
Ecco quella dei miei due figli, che si sono subito appassionati alle vicende della scimmia.


Il racconto di Andrea (sette anni)
"Benvenuti a questa giornata di belle cose. Noi vi faremo ascoltare una bella storia."

C'era una volta una mamma e un bambino: il bambino si chiamava Jake e portava sempre la sua simmietta Widdy e dovevano sempre fare la scorciatoia per andare per andare al più  possibile all'asilo. Così la mamma gli faceva fare la strada prima dei cigni, poi dei topi, poi dei ricci. Così loro iniziano a partire e vedono una gazza ladra e vanno alla strada dei cigni per riposarsi un pochino (e  c'è ancora la gazza ladra che gli vuole rubare i vestiti...). E poi la mamma e Jake con la scimmietta Widdy scappano perché arriva una bufera.

Per la fretta Jake fa scappare la sua scimmietta e così torna a casa e piange. La mamma gli dice a Jake "Jake dobbiamo trovare per forza questa simmietta nella strada dei topi". Infatti, nella strada dei topi ci sono davvero dei topi che morsicchiano tutto, rompono tutto e rovinano tutto. Sono davvero cattivi. E vogliono rompere tutta questa simmietta che si chiama Widdy.

Questo riccio, un po' furbacchione, vede un topo e gli chiede "Potrei la scimmietta?". L'altro non sente, lui si arrabbia e gliela danno. Così lui se la porta a casa. Povera simmietta Widdy! Poverina, molto povera perché la rovinano adesso i ricci. Il più piccolo sta pensando "Quanto fa uno più uno?", quello medio "Quanto fa 10-8?", quello più grande "Quanto fanno i numeri binari  3+3?". E così arriva e si risolvono le domande. La scimmietta Widdy, poverina, dorme insieme a loro. Al sole del mattino i ricci la portano  - con sé - però la mamma e il papà vedono una gazza ladra: eccome se li vuole mangiare! Li vuole mangiare perché sennò non può farsi la sua colazione. Però al posto dei ricci che scappano, gli lasciano la scimmietta.


La gazza ladra la porta al suo nido dove ha rubato: due occhi finti, una dentiera, un orologio d'oro da tasca, una collana d'oro e un occhiale tutto rovinato. La gazza ladra gli stacca un occhio e la simmietta casca in mare e ci sono tantissimi piraña dentro un fiume... scusate un lago. Questi piraña la morsicano e la rovinano e la mettono con tantissime alghe, gli staccano e mangiano quasi tutto il vestito. E un pescatore, che è molto intelligente, pesca questa poverina scimmietta, la porta al suo negozio di animali dove cura tutte le cose. Alla scimmietta gli rimette l'occhio, la ricuce e alla fine la mette nell'acqua, l'asciuga. E' così bella che la mette in vetrina. Il bambino vede la scimmietta e dice al negoziante "Scusi ma quella scimmietta è mia".

Vi è piaciuta la mia storia?

Il racconto di Marco (dieci anni e mezzo)
C'era un bambino di nome Gianni che aveva una scimmia. La scimmia rappresentava il suo migliore amico. La portava dappertutto. Al parco, a vedere le oche. Purtroppo quando la portava a vedere le oche c'era qualche piccolo problema, ma in ogni caso loro due stavano sempre insieme. Un giorno però arrivò un temporale mentre stavano andando dalle oche. Le oche fuggirono e Gianni, in tutta fretta, perse la scimmia. Quando tornò a casa vide che non c'era più la scimmia e si mise a piangere. Allora la mamma, insieme a Gianni, sotto l'acqua, andò a cercare la scimmia. La cercarono invano, ma la scimmia non riuscirono a trovarla. La scimmia in quel momento si trovava in una tana di topi era in pericolo, perché i topi volevano mangiarla. Passava di lì per caso un riccio e vide che i topolini stavano facendo male alla scimmia.


Il riccio riuscì a portar fuori la scimmia e la portò dai suoi cuccioli come piumone per dormire. La scimmia era ricoperta da cima a fondo di aculei. I ricci se la portarono dietro finché a un certo punto arrivò una gazza ladra - come sappiamo le gazze ladre si interessano agli oggetti. La gazza ladra mandò via i ricci e prese la scimmia e la portò in cima al suo nido pieno di cose e di oggetti interessanti.

La gazza ladra iniziò a rovinare tutta la scimmia, le staccò l'occhio, poi la scimmia cadde dall'albero in cui stavano in un fiume/lago dove la trovò un pesce (un luccio) che infine venne pescato da un pescatore che, trovata la scimmia, la portò in un centro medico per pelouche. Qui la riparò da tutti gli infortuni che aveva avuto; poi la lavò e la pulì e l'asciugò. Poi la mise in vetrina sopra a un'altra zebra. In quel momento stava passando di lì Gianni che rivedendo la scimmia chiamò la mamma e disse al negoziante che quella scimmia era sua. Allora Gianni la riavette. E allora Gianni e Monky vissero felici e contenti.

lunedì 10 aprile 2017

Una cosa difficile, di Silvia Vecchini e Sualzo, Bao Publishing



"È più facile scalare una montagna
 che chiedere scusa"
Marco 9 anni e mezzo

Qualche tempo fa, io e Marco abbiamo litigato e niente mi sembrava più perfetto del silent book Una parola difficile, di Silvia Vecchini e Sualzo, edito da Bao Publishing, per provare a riavvicinarci.

Così ci siamo messi l'uno accanto all'altra, guardando le pagine, commentandole di tanto in tanto, sospesi in un silenzio più ricco di mille parole.


Abbiamo seguito prima la ruota che rotolava giù dal pendio - che a Marco sembrava un tappo - e poi il cagnolino che la raccoglieva e, nonostante il forte vento, si inerpicava su su per la collina, per poi arrampicarsi sulle rocce e salire un pendio sempre più ripido e faticoso. 


Lo abbiamo visto faticare, per poi arrivare in cima, dove si trovava qualcuno, di spalle: ci siamo emozionati nel vederlo piangere e ci siamo chiesti il perché.


Il cagnolino ha dato all'amico il pezzo di ruota rotta. E ha detto quella parola. Allora, tutto è stato chiaro.

Questo libro senza parole è un albo da assaporare, osservando le pagine che scorrono insieme a una storia apparentemente semplice che racconta qualcosa di molto difficile.
Lo abbiamo provato e lo proviamo in tanti e sappiamo che in teoria è semplice chiedere scusa, nei fatti è molto più difficile, perché prevalgono tanti altri sentimenti diversi: l'orgoglio, l'arrabbiatura, il pensiero di avere ragione a tutti i costi... e ancora sembra forse difficile andare a consolare qualcuno, mostrare quella che viene considerata spesso una "fragilità", ovvero il fare un passo indietro per accogliere l'altro e il suo dolore, piccolo o grande che sia.

Questo albo avvicina grandi e piccoli, perché chiedere scusa è qualcosa di molto difficile, lo diventa già quando un bambino ha pochi anni e se non ci si "esercita", il rischio è di rimanere indifferenti, farsi da parte, perdere quel dono prezioso che è l'empatia, ovvero il mettersi nei panni dell'altro; mentre per procedere nell'educazione o in una relazione, bisogna cedere il passo per poi risalire insieme.

Come forse alcuni di voi sapranno, da quando ho scoperto il meraviglioso mondo dei libri senza parole ne sono diventata una fan sfegatata. Perché? Per tantissimi motivi, ma in questo caso direi perché aprono un dialogo tra genitore/adulto e bambino che consente di andare al di là della storia e raccontare... e raccontarsi.
Se volete approfondire, vi consiglio di guardare il blog di Silvia Vecchini (dove spiega come è nato tutto: qui), e il post con la recensione di Scaffale Basso (qui).

lunedì 13 marzo 2017

Parole ed emozioni a Galliate - Storie Piccine 2017


Quest'anno ho avuto il piacere e la fortuna di tenere l'incontro Parole ed emozioni presso la scuola materna di Galliate (NO) nell'ambito della manifestazione Storie Piccine, (link qui, pagina fb di NPL Ovest Ticino qui), giunta alla sua dodicesima edizione.


Un mese, quello di marzo, ricco di appuntamenti dedicati alla lettura per i più piccoli. Un rendez-vous annuale che è un vero regalo che il coordinamento di Nati per Leggere Ovest Ticino offre da tempo al proprio territorio.


Ventidue bambini entusiasti e pieni di fantasia e stupore mi hanno tenuto compagnia in questo breve ma intenso viaggio alla scoperta degli albi senza parole. Libri speciali, di cui ho già avuto modo di parlare in diversi post - e che ho scoperto grazie al progetto sui Silent Book promosso da Ibby  (qui) - che riescono ad avvicinarsi ai bambini attraverso la potenza delle illustrazioni, che favoriscono il senso di immaginazione. Ogni volta che mi trovo a presentare alcuni dei tanti e bellissimi albi a disposizione, rimango sorpresa dal senso di stupore e di fascino che esercitano, lasciando i piccoli e grandi ascoltatori a bocca aperta e pieni di domande. Incredibile scoprire ogni volta come a seconda dell'età e del proprio bagaglio culturale e immaginativo i bambini scoprano nelle illustrazioni qualcosa di diverso. Se avete voglia di leggere altri post sono qui e qui.


L'onda e La piscina
I due albi che mi hanno accompagnato sono "L'onda" di Suzy Lee (Corraini editore, qui) e "La piscina" di Ji Hyeon Lee (Orecchio Acerbo editore, qui), due albi che mi sono "entrati dentro" e che mi emozionano tantissimo ogni volta che li guardo e che li propongo ai bambini, perché ogni volta sono allo stesso tempo uguali e diversi.
Nel primo caso protagoniste sono una bambina, che scopre il mare a lei ancora sconosciuto, e l'onda: esse si si incontrano e giocano proprio come fanno due amici che si vedono per la prima volta. A fare da eco ai movimenti della bambina un gruppo di gabbiani (che ricordano un po' il "coro" del teatro greco). Come ha avuto modo di spiegare ne "La trilogia del limite" (Corraini editore, qui), l'autrice e illustratrice coreana ha impiegato la piega centrale della rilegatura come momento di passaggio dalla realtà alla fantasia (in una pagina la mano della bambina scompare proprio nella piega, ma è un passaggio voluto, un passaggio tra due mondi, quasi una porta segreta) e da quel momento tutto sarà possibile e nulla sarà più uguale (se volete approfondire vi rimando a un articolo molto ben fatto di Milkbook qui).
Una delle peculiarità dei libri senza parole è che hanno spesso un "andamento circolare" e che iniziano dalla copertina o dalle risguardie e quindi vanno proprio assaporati pagina per pagina, pensando che i protagonisti ultimi sono i bambini che osservano con voi il libro.


L'immagine che ha maggiormente stupito i bambini è questa sopra: ognuno ha trovato un suo significato ed è questo in effetti il bello dei libri senza parole perché possono essere "raccontati" e "visti" con tanti occhi e sfumature diverse, anche forse diverse dai significati ricercati dall'autore.

Nel secondo caso, questa opera prima racconta di una piscina speciale, che può essere scoperta davvero solo da chi la rispetta e la osserva con ammirazione. Protagonisti sono due bambini che si incontrano in fondo alla piscina, mentre in superficie un'onda barbarica di persone goffe e impacciate  - che ricordano quelle che si potrebbero incontrare in una spiaggia affollata - non si accorge delle meraviglie che quel posto può offrire (e alla fine escono deluse e insoddisfatte come quando ci sono arrivate). Qui, il passaggio dal mondo reale a quello fantastico avviene attraverso il colore. Non appena il bambino si tuffa e supera la folla diventa colorato e si imbatte in una ragazzina che lo accompagna di un mondo che esiste sotto la piscina.


Qui i due incontreranno creature fantastiche di ogni forma e dimensione, la bambina più a suo agio, il bambino più timoroso. Mentre sfogliavo e "raccontavo" le pagine de "La piscina" i bambini a bocca aperta e in contemplazione hanno visto giraffe, squali e altri animali. Avrei voluto avere più tempo a disposizione per lasciare spazio a ognuno di loro.



Le opere dei bambini e delle bambine
Uno dei "rituali" che amo di più, specie quando ho un po' di tempo a disposizione, è "apparecchiare la tavola" ovvero preparare i materiali in modo da disporli secondo una logica e renderli il più appetibile possibile per i bambini. Uno degli inviti che faccio loro è quello di farsi ispirare non solo dalle illustrazioni e dal libro o dai libri che hanno ascoltato, ma anche dai materiali, cercando di osservarli con attenzione prima di prenderli. Succede sempre che qualcuno si appassioni a qualcosa in particolare, per questo mi piace portare sempre molto materiale.
Ecco una carrellata dei lavori (cerco sempre di sottolineare che le loro sono opere d'arte e non come si è solito dire "lavoretti" perché quando i bambini lavorano e mettono tutto il loro impegno esprimono parte di loro stessi, alcuni riuscendo a esplicitarlo meglio, altri meno, anche in base all'età e alla consuetudine a trattare con materiali "strani").





Esempio di collaborazione tra fratelli di diverse età.



Luca, 5 anni, e i suoi "pesci di tutti i colori".

Francesco, 5 anni, e i suoi "Bamboppi" (mi piacerebbe tanto sapere cosa sono!).

Lorenzo (7 anni) e Giulia (3 anni) e il loro pesce elefante.

anonimo.

Quando la fantasia non ha regole: uscire fuori dal foglio per creare un'opera originale.

Filippo (5 anni) e la sua balena di rete.

Edo (5 anni) ha creato la piscina, i maialini (tondi), i pesci arcobaleno (cannucce) e il cielo (in alto). 

Melissa (3 anni) e Tommaso (6 anni) e i loro pesci "coccodrillo", "quadrotto" e "apri bocca".
Ludovico (4 anni) e il suo "Tassuch".



Chiara (4 anni).

Valentina (4 anni).

Pietro e il suo utilizzo "tridimensionale" degli scovolini.

Viola, 8 anni, e tutti i nomi che ha dato al suo popolato mondo marino.

Alessandro (4 anni) e i suoi pesci "dritto", "lungo", "croce", vuoto", "palla", "occhio" e il pesce "pesce".

Vittoria (6 anni) e il suo pesce "stella".

Aurora (4 anni).

anonimo.

Prima di concludere, lasciatemi ringraziare: tutti i bambini intervenuti (- di età compresa tra 3 e 8 anni - Tommaso, Riccardo, Chiara, Francesco, Diamont, Matteo, Edoardo, Valentina, Aurora, Pietro, Matteo, Ludovico, Edoardo, Filippo, Giulia, Luca, Viola, Melissa, Alessandro, Tommaso, Vittoria, Greta e Lorenzo); i loro accompagnatori, le educatrici e le ausiliarie della scuola d'infanzia; Giulia, per avermi accompagnata, coccolata e aiutata in questo laboratorio.
Grazie anche a Marco Nicolotti per la sua disponibilità e per la chiacchierata.

Infine, un ringraziamento speciale va a Susi Soncin, donna vulcanica, piena di energie, fantasia e sempre "sul pezzo", colonna portante di molte iniziative, e a Barbara Archetti, collega, compagna e amica di avventure, per averci fatte incontrare.