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venerdì 5 maggio 2017

"Orlando curioso e il segreto del monte Sbuffone" di Teresa Radice e Stefano Turconi, Bao Publishing


"Orlando curioso e il segreto del monte Sbuffone" di Teresa Radice e Stefano Turconi (qui il blog), Bao Publishing fa parte della collana BaBao livello 1 che recita così "Hai almeno quattro anni e fai sempre mille domande? Questo libro è come te, e ha voglia di essere tuo amico".



In effetti questo fumetto cattura subito le simpatie dei più piccoli perché li fa identificare nel personaggio di Orlando: un bambino curioso che, avendo due genitori scrittori - piccola nota autobiografica? - sempre rintanati in casa, non se ne sta mai con le mani in mano ma se ne va a zonzo per la bellissima isoletta, dove c'è un "villaggio colorato che sonnecchia sotto il sole".

Ma la storia cattura anche i più grandi, che si rivedono nelle atmosfere tipiche delle isole siciliane o toscane: nei suoi colori vivaci, nei pescatori presi in mare con le reti, nelle piante di agave o di fichi d'India, nei pomeriggi assolati persi a "ciondolare"; dunque è facile innamorarsi subito di questo luogo magico, che fa venire una gran voglia di sole e d'estate, e della casetta "che fa il solletico alla montagna" (ne vorrei anch'io una proprio così!) che ha "tre piante di limone, un balcone che guarda le onde e una finestra che tiene d'occhio il monte". Perché nell'isola c'è uno strano monte, il monte Sbuffone, che un tempo sbuffava ma ora sonnecchia ma come dicono tutti "non si sa mai" (a quale vulcano di quale isola si saranno ispirati?).


E proprio quando nessuno se lo aspetta, ecco che il monte riprende a fumare, sempre più finché tutti i pescatori dell'isola e i loro figli che un giorno diventeranno pescatori non decidono di scappare. Scappano tutti, tranne la famiglia di Orlando.


Quale mistero si nasconderà dietro allo sbuffo del monte? Cosa succederà?


Non posso svelarvi tutto ma non posso anche non postare questa immagine che mi ricorda un sacco il libro di Philippe Corentin, edito da Babalibri "Papà!" (non so se lo conosciate... nel caso vi consiglio di rimediare perché è un albo spassosissimo).


Chissà se i due autori hanno voluto fare un omaggio a questo illustratore francese (già nel titolo c'è un riferimento alle avventure dell'Orlando furioso di Ariosto...)? Spero prima o poi di poter fare loro questa domanda... me la tengo in serbo per la prima occasione.



Non posso non concludere dicendovi che in fondo c'è una vera "chicca": infatti, alla fine della storia c'è una specie di diario di bordo di Orlando con tanto di reperti ritrovati (eh, dovrò prestare uno dei miei amati libri di riconoscimento delle piume e delle penne a Orlando, spiegandogli che quella che ha trovato non è una "piuma di gabbiano" bensì una penna di civetta o di un altro rapace notturno... ma è ancora giovane e imparerà), mappa, fotografie e scorci dell'isola (non ho ancora visitato Pantelleria, ma quasi quasi... il passito è delizioso). Una idea fantastica per iniziare insieme ai propri bambini un diario delle avventure o delle vacanze.

Se volete leggere una recensione che mi ha fatto conoscere meglio la coppia Tere&Ste (come scrivono sul blog), la trovate qui. Una coppia che seguirò di sicuro! (inoltre in casa abbiamo un appassionato di fumetti Disney...).

Con questo post partecipo al venerdì del libro, ideato da Paola Miseti, alias Homemademamma (qui).

lunedì 10 aprile 2017

Una cosa difficile, di Silvia Vecchini e Sualzo, Bao Publishing



"È più facile scalare una montagna
 che chiedere scusa"
Marco 9 anni e mezzo

Qualche tempo fa, io e Marco abbiamo litigato e niente mi sembrava più perfetto del silent book Una parola difficile, di Silvia Vecchini e Sualzo, edito da Bao Publishing, per provare a riavvicinarci.

Così ci siamo messi l'uno accanto all'altra, guardando le pagine, commentandole di tanto in tanto, sospesi in un silenzio più ricco di mille parole.


Abbiamo seguito prima la ruota che rotolava giù dal pendio - che a Marco sembrava un tappo - e poi il cagnolino che la raccoglieva e, nonostante il forte vento, si inerpicava su su per la collina, per poi arrampicarsi sulle rocce e salire un pendio sempre più ripido e faticoso. 


Lo abbiamo visto faticare, per poi arrivare in cima, dove si trovava qualcuno, di spalle: ci siamo emozionati nel vederlo piangere e ci siamo chiesti il perché.


Il cagnolino ha dato all'amico il pezzo di ruota rotta. E ha detto quella parola. Allora, tutto è stato chiaro.

Questo libro senza parole è un albo da assaporare, osservando le pagine che scorrono insieme a una storia apparentemente semplice che racconta qualcosa di molto difficile.
Lo abbiamo provato e lo proviamo in tanti e sappiamo che in teoria è semplice chiedere scusa, nei fatti è molto più difficile, perché prevalgono tanti altri sentimenti diversi: l'orgoglio, l'arrabbiatura, il pensiero di avere ragione a tutti i costi... e ancora sembra forse difficile andare a consolare qualcuno, mostrare quella che viene considerata spesso una "fragilità", ovvero il fare un passo indietro per accogliere l'altro e il suo dolore, piccolo o grande che sia.

Questo albo avvicina grandi e piccoli, perché chiedere scusa è qualcosa di molto difficile, lo diventa già quando un bambino ha pochi anni e se non ci si "esercita", il rischio è di rimanere indifferenti, farsi da parte, perdere quel dono prezioso che è l'empatia, ovvero il mettersi nei panni dell'altro; mentre per procedere nell'educazione o in una relazione, bisogna cedere il passo per poi risalire insieme.

Come forse alcuni di voi sapranno, da quando ho scoperto il meraviglioso mondo dei libri senza parole ne sono diventata una fan sfegatata. Perché? Per tantissimi motivi, ma in questo caso direi perché aprono un dialogo tra genitore/adulto e bambino che consente di andare al di là della storia e raccontare... e raccontarsi.
Se volete approfondire, vi consiglio di guardare il blog di Silvia Vecchini (dove spiega come è nato tutto: qui), e il post con la recensione di Scaffale Basso (qui).

giovedì 15 dicembre 2016

Hilda e la foresta di pietra di Luke Pearson, Bao Publishing e le avventure precedenti



Hilda e la foresta di pietra di Luke Pearson, edito da Bao Publishing (link qui) è il quinto libro della serie a fumetti dedicata a questa bambina avventurosa e coraggiosa che abita in un mondo fantastico popolato da strane creature, ispirato alle atmosfere nordiche norvegesi e islandesi. L'autore, i cui "disegni immaginifici" secondo l'Observer sono "a metà tra Lucky Luke e Miyazaki" ci trasporta in una dimensione altra, in cui tutto è possibile. Una dimensione in cui i più piccoli si trovano a loro agio e si fanno catturare completamente dalla storia. Accompagnarli alla scoperta di questi fumetti consente anche ai grandi di apprezzare appieno ogni racconto.


Ormai la protagonista dai lunghi capelli azzurri, sempre scortata dal suo fedele amico twig (un incrocio tra una volpe e un cervo), vive con la mamma nella città di Trolberg, che si affaccia sulla baia di Bjorg, dove le mura separano il mondo degli uomini dalle montagne e dalle foreste popolate dai troll (strane creature che di giorno sono immobili sculture di pietra con un lungo naso e di notte si animano), ma non rinuncia alle sue escursioni che la portano ogni volta a incontrare lungo il suo percorso nuovi improbabili amici.


Questa straordinaria avventura, dal ritmo incalzante sin dalle prime pagine, la vede protagonista a pieno titolo insieme alla mamma, catapultata in un altro mondo (passaggio accentuato dalle tinte monocromatiche che sottolineano la maestosità dei paesaggi in cui le due si trovano immerse).

Madre e figlia, all'inizio della storia distanti per le preoccupazioni e le ansie della prima e per il desiderio di libertà e lo spirito avventuroso della seconda, si troveranno in seguito unite a percorrere luoghi cupi e tenebrosi, affrontando insieme un gruppo di troll e una strana creatura di pietra a due teste (per fortuna, gli amici non mancheranno di aiutarle...).
Il finale aperto lascia letteralmente senza parole e con una voglia matta di sapere cosa succederà (ho letto e riletto il fumetto al mio piccolo di cinque anni e mezzo che, ripetutamente, mi ha chiesto di prendere subito il seguito).


Il lettore viene catturato non solo dalla storia ma anche dal sapiente utilizzo delle inquadrature e delle scene in cui le parole lasciano spazio alle sole immagini.


Un'incursione nei libri precedenti...



    

Se ancora non conoscete Hilda, vi consiglio di procurarvi la serie completa che inizia con Hilda e il troll, proseguendo con Hilda e il gigante di mezzanotteHilda e la parata dei pennuti e Hilda e il segugio nero.
In ogni racconto compaiono infatti nuovi protagonisti che arricchiscono sempre di più le vicende e che si incontrano nuovamente in altri "episodi".


Sin dalla prima apparizione (Hilda e il troll) Hilda ci spiazza subito: prova piacere nel trovarsi sola di notte in una tenda sotto un'acquazzone, per "gustarsi" il ticchettio della pioggia battente; non ha paura di avventurarsi tra le montagne, per nulla intimorita anzi sempre incuriosita dagli stravaganti esseri che incontra lungo il suo cammino (che si tratti di uno spirito del mare o di un branco di pelosi woff volanti).
L'elfo Alfur (dettaglio tratto da Hilda e il gigante di mezzanotte).
Il più delle volte riesce a parlarci e a farseli amici: come accade con Alfur, il piccolo elfo o con Jorgen, il gigante nero (l'ultimo custode delle montagne rimasto sul Pianeta) di cui scoprirà la lunga, appassionante storia in Hilda e il gigante di mezzanotte. 

Il suo rapporto con queste bizzarre creature le fa apprezzare e comprendere quello che agli altri (uomini) sfugge. Un rapporto con la natura peculiare, che solo i bambini hanno, come ha sapientemente mostrato anche Miyazaki nel suo capolavoro Totoro.

In ogni storia la giovane protagonista affronta eventi straordinari con coraggio e determinazione, riuscendo sempre a cavarsela egregiamente.


Se nei primi due racconti Hilda vive in una baita rossa immersa tra le montagne, a partire da Hilda e la parata dei pennuti la bambina dai capelli azzurri si trasferisce nella città di Trolberg, senza che il suo spirito avventuroso si affievolisca. Per la prima volta la vediamo in opposizione alla madre, ora preoccupata che la piccola possa perdersi o trovarsi in pericolo, anche se pian piano la complicità tra le due va aumentando.

L'uccello del fulmine (dettaglio tratto da Hilda e la parata dei pennuti).

Tontu, il Nisse o spirito casalingo (dettaglio tratto da Hilda e il segugio nero).
Nonostante si trovi in città, Hilda non smette di incontrare nuovi amici, in cui sembra sempre imbattersi per caso, che si tratti di un uccello del fulmine parlante o di un Nisse (di nome Tontu), uno spirito casalingo (che si insedia negli spazi non sfruttati costruendo il proprio nido). Fatica, invece, a essere in sintonia con quasi tutti gli altri bambini.



Dettaglio tratto da Hilda e il segugio nero.

Hilda rimane uno spirito libero, curiosa di esplorare spazi nuovi, ma "allergica" alle regole che la società impone (si tratti anche di un gruppo "simil scout", quello dei passerotti, che va in mezzo alla natura), come dimostra in Hilda e il segugio nero.

Forse sono proprio tutte queste sue caratteristiche e gli ambienti inconsueti in cui si trova ogni volta protagonista di tante avventure a renderla così simpatica e affascinante per grandi e piccini.


Non resta che segnalare agli appassionati che è in preparazione per il 2018 una serie di 14 episodi in cui Hilda diventerà un cartone animato su Netflix.

venerdì 23 settembre 2016

Gaetano e Zolletta, di Silvia Vecchini e Sualzo, Bao publishing


Alzi la mano chi non si è innamorato follemente di Gaetano e Zolletta! Penso in molti, dato che Silvia Vecchini e Antonio Vincenzi (in arte Sualzo) hanno pubblicato con Bao publishing nella collana Bao-bao "Gaetano e Zolletta - un posto perfetto" (qui) e "Gaetano e Zolletta - la supersorpresa" (qui). Naturalmente gli amanti di questi due personaggi sperano che la saga continui (e i due autori sembrano pieni di idee quindi incrociamo le dita), perché le loro avventure non sono solo esilaranti e ricche di colpi di scena, ma al tempo stesso talmente struggenti da farti venire una tenerezza infinita e desiderare di coccolare i tuoi cuccioli ancora di più. E loro - i cuccioli - non sono da meno, continuando a chiedere di leggere e rileggere all'infinito le due storie, tanto da averle imparate a memoria.
Almeno per i miei figli è stato così. E io ho inseguito gli autori alla Fiera di Bologna per rendere ancora più speciale la loro copia!



Gaetano e Zolletta - un posto perfetto
Gaetano è un padre speciale, anche se si sente inadeguato, e fa di tutto per essere all'altezza del suo ruolo e riuscire a sorprendere in ogni modo il figlio. Dal lato suo Zolletta, come tutti i piccoli, sembra scontento di quello che ottiene e desidera sempre qualcosa in più.
In una corsa contro il tempo, Gaetano riuscirà a stupire sempre di più Zolletta con nuove invenzioni e strategie per renderlo felice.

Quello che colpisce nella storia, un fumetto adatto sia ai bambini che non sanno ancora leggere sia a quelli che stanno per farlo o lo sono appassionati lettori, è il rapporto padre-figlio, e il tempo che i due si regalano per stare insieme. Nel corso delle avventure che compiono, la complicità tra Gaetano e Zolletta aumenta, le parole dette o non dette, gli sguardi, i paesaggi che incontrano e l'impegno che mettono ogni volta li ricompenseranno di tutte le fatiche compiute.
E alla fine Gaetano sarà pienamente appagato dalle parole bellissime che escono dal profondo del cuore di Zolletta.


Certo, prima di arrivare a tutto questo, di cose Gaetano se ne inventerà. E dire che aveva programmato una tranquilla giornata di pesca - pescare è un'attività che a volte eccita molto i bambini - ma Zolletta si annoia (perché i pesci scappano! si sa, i bambini di oggi non riescono ad aspettare, vorrebbero tutto e subito e non sono abituati a vivere la frustrazione) e racconta che il suo amico Isaia va "in un posto speciale".
"Dove?" chiede Gaetano.
"Al mare" risponde Zolletta.

Naturalmente dove si trovano i due? Al mare, ma non è certo lo stesso mare ... perché "lui va a vedere le balene" (sembra sempre speciale qualcosa che si immagina e si desidera senza averla ancora provata e soprattutto il pensare che qualcun altro lo stia facendo).

Gaetano inizia a "seguire/inseguire" i desideri del figlio, e dopo aver cavalcato un capodoglio, si calzano sulla testa un sombrero e vagano nel deserto assolato, ma poi Zolletta se ne esce che "Il papà di Milo lo porta sui ghiacci" e subito Gaetano inforca la bici e pedala, pedala, pedala finché non gli resta più fiato, poi ... camminano camminano camminano aiutandosi con il bastone e ancora lo prende sulle spalle... Sualzo attraverso le vignette, ci fa vivere il tempo che richiede la montagna, che ci invita a pause e riprese, seguendo il ritmo del corpo e dimenticandosi della fretta.


Come sanno tutti quelli che sono arrivati in cima, il paesaggio mozzafiato ricompensa di tutte le fatiche.

Ma questo a Zolletta non basta ancora ... e alla fine Gaetano decide di portarlo in un posto davvero speciale e unico. Ci mette tutto il suo impegno (questa è una delle vignette che preferisco) per trasformare la roulotte in un razzo.
Basterà tutto questo sforzo? Chi leggerà saprà...



Gaetano e Zolletta - la supersorpresa
Qual è il giorno preferito dai bambini? Quello del proprio compleanno! L'ansia cresce di giorno in giorno, le attese sono grandi e di solito si svegliano prima del previsto per iniziare a vivere questa giornata indimenticabile.
Gaetano non fa a tempo ad aprire gli occhi che il suo cucciolo gli zompa sul letto ed è già pronto a fare i biscotti.


Come nel libro precedente l'attesa non è il suo forte (avete presente quando siete appena saliti in macchina e vostro figlio ogni due minuti vi chiede in tono monocorde "siamo arrivati?") quindi Gaetano gli fa compiere altre attività in attesa che siano cotti.


Qui inizia la parte divertente: mentre Gaetano ha programmato le attività, gli spazi e i tempi fino al minimo dettaglio, Zolletta gli scompagina le carte in tavola e trasforma tutto a modo suo, perciò l'angolo morbido diventa perfetto per la gara con il cuscino,

la piscina piena di acqua diventa il punto ideale dove tuffarsi dalla pista degli skate che Gaetano non ha ancora finito (e non finirà mai di montare).
Insomma, tra alcune cose che non vanno per il verso giusto e la velocità con cui i piccoli riescono a combinare guai, Gaetano avrà il suo da fare. Naturalmente l'ansia è solo sua, perché gli amichetti e il festeggiato si divertono da morire. Anche più del previsto.


Ma a fine giornata il papà avrà modo di godersi il suo cucciolo e dirgli parole speciali, che valgono più di tutte le sorprese che gli ha preparato.

Per approfondimenti vi consiglio innanzitutto di andare sul blog di Silvia Vecchini La parola magica (qui) dove l'autrice racconta come sono nati i personaggi; se ne volete sapere ancora di più, vi suggerisco di di leggere l'approfondita recensione/intervista di Gigi, il Giornale dei giovani lettori (qui) e quella di Scaffale Basso (qui).

Con questo post partecipo al venerdì del libro di HomeMadeMamma (qui).