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lunedì 19 luglio 2021

la Terra respira, di Guia Risari e Alessandro Sanna, Lapis




Immaginatevi di immergervi nel cuore della Terra. Di respirare la sua anima e carpirne i suoi segreti più profondi. Questo è quello che accade quando ci si connette davvero in natura, diventando una sola cosa con il Pianeta che abitiamo. Il bellissimo messaggio arriva da un albo intenso e poetico scritto da Guia Risari e illustrato da Alessandro Sanna per Lapis edizioni (qui).

I protagonisti non possono che essere due bambini, perché, come sappiamo solo loro, o chi ritrova la sua anima bambina, può riavvicinarsi in modo puro alla natura. E dunque li seguiamo mentre si appoggiano con l'orecchio al suolo e sentono che "La Terra respira". La scoperta di un Pianeta vivo, proprio come noi. Con polmoni, cuore e anima. 

Il mondo può essere guardato in modo diverso: il lago ha una forma di un orecchio, il bosco potrebbe essere "un ciuffo di capelli". 

Inizia così un viaggio di scoperta del mondo e di se stessi, della propria anima, della relazione intima che esiste tra la natura e la parte più ancestrale di noi.

Lo racconta bene in questa intervista radio (qui) Guia Risari. Nelle sue parole mi riconosco molto, vivendo in città ed essendo ora tra i boschi. Quanto è difficile abbandonare la parte selvatica, i profumi, l'affondare i piedi nella terra o nelle acque limpide, che siano di un torrente, di un lago o di un mare. Quanto è bello immergersi nel bosco di notte, a scoprire i canti degli uccelli o dei grilli, osservare le sagome degli alberi all'ibrunire... Questo albo ci ricorda quanto tutte queste esperienze siano un bene prezioso. E dunque, è bello leggerlo insieme, adulti e bambini, e scoprire ognuno cosa percepisce e raccoglie.

martedì 26 marzo 2019

"Una gallina nello zaino" di Guia Risari e AnnaLaura Cantone, Terre di Mezzo Editore



Se inizierete a leggere "Una gallina nello zaino" di Guia Risari e AnnaLaura Cantone, Terre di Mezzo Editore (qui la scheda) penso che vi capiterà come alla sottoscritta: ovvero, non lascerete questo libro per nessun motivo al mondo finché non lo avrete finito. Alla fine ne avrete solo guadagnato in salute, visto che è dimostrato che ridere fa bene e questo libro, ve lo assicuro, vi metterà di buonumore.


La storia non voglio/posso troppo raccontarla, altrimenti rischio di rovinarvi la sorpresa e il piacere di gustarvela fino in fondo con i vostri figli. Posso solo dirvi che alla fine non guarderete più una gallina come prima ma come capita a Orazio, il protagonista della nostra storia - insieme naturalmente a Carmen (il volatile in questione) - che prima la considera solo un pollo, poi la "promuove" a gallina e in seguito la considera decisamente una bella gallina.

Se Orazio all'inizio del racconto sembra solo un bambino considerato piccolo da tutti e continuamente preso in giro dal fratello più grande Francesco, si rivelerà invece pieno di risorse e l'unico in grado di comprendere, come dice sua mammam "il gallinese".

Così dopo una gita iniziata malvolentieri una domenica mattina in cascina, con la pancia semivuota, Orazio si troverà a ritornare a casa con una gallina nello zaino. Una gallina speciale, in grado di essere, allo stesso tempo, esilarante nei dialoghi e saggia, facendogli apprezzare di più la scuola (chissà cosa accadrebbe se ne portassi io una in casa? Ne avrei proprio bisogno!!).


Il testo scorre piacevolmente accompagnato dalle ormai riconoscibili e sempre belle illustrazioni in bianco e nero di AnnaLaura Cantone. Un libro che accompagna l'ironia alla saggezza, scritto in un italiano che arricchisce l'immaginario dei bambini con le sue descrizioni poetiche.
Insomma, io spero proprio che ci sia un seguito, visto che in copertina c'è un bollino in alto che dice "Un'avventura di Carmen e Orazio".

lunedì 7 novembre 2016

"Il volo della famiglia Knitter" di Guia Risari e Anna Castagnoli, Bohem press


Viene molta "invidia" a leggere Il volo della famiglia Knitter di Guia Risari (link) Anna Castagnoli (link), edito da Bohem press (link qui), un albo illustrato che invita a volare come Peter Pan alla ricerca della gioia, della spensieratezza, della libertà, della conoscenza del mondo. Ma mentre Peter Pan rimane sempre giovane, senza voglia di cambiare e si rintana nell'Isola che non c'è, qui un'intera famiglia decide di cambiare vita, alla scoperta di nuovi orizzonti, e da "normale" diventa "speciale", perché osa fare forse quelli che tutti desiderano ma poi non sono capaci: spiccare il volo. Le lezioni le fornisce il canarino di casa e, meno male in famiglia ce n'era uno!

Tutto ha inizio un fatidico giorno di caldo e soffoco, quando i quattro sono stremati dall'afa e la madre, impietosita per le sorti del povero uccellino, lo lascia uscire dalla gabbia; questi, riconoscente, al posto di scappare, inizia a impartire lezioni di volo a tutti quanti. Ognuno impara a modo suo: alcuni sono più a loro agio, altri più impacciati, con qualche piccolo acciacco. I più simpatici sono il cane e il gatto che "hanno uno stile disordinato" tanto che sembrano nuotare nell'aria. Ma non interessa. Non c'è nessun giudizio da parte di alcuno. L'importante è il risultato: saper volare (una cosa mica da poco eh!).


Il padre propone di fare un viaggio volando: nessuna esitazione, tutti d'accordo, pronti... via! La famiglia con lo stretto necessario si lancia all'avventura. E così li seguiamo, attraverso le illustrazioni lievi e delicate di Anna Castagnoli, alla scoperta di paesaggi diversi,

a far merenda sulle nuvole, a scappare dai fumi molesti delle città inquinate, che emanano solo "puzza" e disordine. Sempre dietro al canarino, alla ricerca del profumo "di terra e sole".

La famiglia decide di fermarsi su un'isola appena emersa, in mezzo ai marosi. Da lontano sembra uno sparuto scoglio privo di attrazione, ma quando la lente di ingrandimento "zoomma" sull'interno,

si prospetta un vero e proprio paradiso,


e tutti atterrano sopra "cuscini di muschio e cespugli di mirtilli". Li vediamo atterrare soavemente, un piccolo abbracciato alla mamma, il padre che ci affonda proprio dentro, quasi a farci "gustare" quanto soffice è il substrato che li accoglie e la gioia, l'appagamento che prova chi ha trovato qualcosa di ricco.
Qui regnano "silenzio e pace".
A vedere quelle immagini e a leggere le parole dell'albo, non posso non pensare a quanto ha ricordato Monica Guerra durante il VI convegno della Rete di Cooperazione educativa (ne ha parlato qui), sulla potenza della Natura.
Forse dovremmo soffermarci di più sugli enormi benefici effetti che provoca un ambiente naturale. Sono perciò grata anche a Guia Risari e ad Anna Castagnoli che sanno riportarcelo con grande effetto e poesia. Un effetto così potente da rendere irreversibile una timida proposta iniziale, quella di una semplice vacanza, che si trasforma in una scelta di vita. Alla scoperta delle meraviglie del mondo. Uniti, insieme. Senza una meta, ma "con la gioia di volare".

venerdì 16 settembre 2016

"Se fossi un uccellino", di Guia Risari e Simona Mulazzani, La Spiga Edizioni



Fresco di stampa, "Se fossi un uccellino", l'albo di Guia Risari e Simona Mulazzani, edito da La Spiga Edizioni, nella collana Lilliput (link qui), invita bambini e adulti a sognare. Un messaggio che arriva proprio al momento giusto, alla ripresa della scuola con tutto quello che questo implica, compresi il ritorno alle routine di sempre, le attività frenetiche e i tempi a volte un po' troppo "stretti" a cui i nostri figli sono spesso "forzati".

La protagonista è una bambina dalle trecce rosse o, forse, i protagonisti sono due, lei e il pettirosso il piccolo volatile colorato che ha scelto come "alter ego" per andare a esplorare con le ali della fantasia il mondo che la circonda. Rosse ciliegie mature ci rammentano ancora l'estate, con i suoi ritmi lenti e rilassati, dove ogni cosa è possibile,

come il tenero abbraccio tra l'uccellino e l'albero, che ci ricorda quanto per i più piccoli (e aggiungo anche per i più grandi) sia importante la Natura e il contatto anche fisico con essa, di cui facciamo parte. Non a caso sempre più interesse sta suscitando il sito e l'omonima pagina facebook di Bambini e Natura (link).

Ma la nostra avventurosa protagonista è solo all'inizio del suo bellissimo viaggio, che la porta a compiere tutte le azioni importanti: cantare (in effetti i gorgheggi del pettirosso sono tra i più allegri e armoniosi che ci siano) "ai fiori rosa che si agitano come gonne leggere", respirare i profumi più amati,  mangiare il cibo più ghiotto, bere il giusto, con moderazione, (l'acqua è il nostro oro blu e l'uccellino ci fa riflettere su quanto sia un bene prezioso da non sprecare).

Poi su, e ancora più in alto (non è uno dei più grandi desideri dell'Uomo, da Icaro in avanti?).
Infine, un forte richiamo al gioco e alla creatività, di cui i bambini sono naturalmente dotati, prima a sbizzarrisi con le nuvole dalle forme più strane... 

... poi la magia che solo l'arcobaleno può creare, specie se intrecciato alla fantasia.


E dopo tutte queste appaganti esperienze si ritorna a destinazione. Arricchiti, appagati e felici.

Un albo molto delicato, ricco di spunti e riflessioni, che ci accompagna dall'inizio alla fine come una melodia, con le parole poetiche di Guia Risari (sito qui) - di cui ho parlato anche sul blog qui - e le illustrazioni sognanti Simona Mulazzani (non a caso premio Andersen: qui una breve presentazione sul sito dei Topipittori).

Un libro che viene voglia di assaporare con calma, proprio come le ciliegie che ci accompagnano lungo la storia, che viene voglia di leggere e rileggere, per gustarsi la musicalità delle parole e l'incanto delle immagini.

giovedì 17 marzo 2016

La porta di Anne, di Guia Risari, Mondadori editore

"La porta di Anne" della scrittrice Guia Risari, con le delicate illustrazioni di Arianna Floris (se cliccate sul nome trovate anche gli "studi" preparatori al libro), edito da Mondadori (qui la scheda, dove potete leggere anche il primo capitolo), racconta la storia dei conviventi di Anna Frank negli oltre due anni di "reclusione forzata" nell'alloggio segreto.

Il libro colpisce subito perché si entra nel vivo della quotidianità di ogni abitante della casa, con lo sguardo diverso di ogni protagonista. La scrittrice ha immaginato - dopo un'attenta ricostruzione e un lungo studio e approfondimento della vicenda - i pensieri e le azioni di queste otto persone la mattina prima dell'arresto, prima della deportazione nei campi di sterminio (ai quali è sopravvissuto solo il padre di Anna, Otto Frank). A questi otto sguardi si aggiunge quello dell'esecutore materiale dell'arresto.
Il libro contiene una prefazione in cui si spiegano le motivazioni che stanno alla base del libro e una postfazione in cui si riassumono tutte le organizzazioni che promuovono la memoria di questa vicenda; inoltre fornisce alcuni numeri (agghiaccianti) sullo sterminio avvenuto durante la Seconda Guerra Mondiale a opera delle SS, che ha riguardato non solo gli ebrei (6 milioni), ma anche rom e sinti (500mila), omosessuali (tra 10mila e 600mila), disabili (200mila).
La vicenda si svolge in Olanda, ad Amsterdam, dove i Frank si trasferiscono nel 1933 da Francoforte e dove 5 anni dopo Otto Frank fonda l'azienda Pectacon, dche diventerà la sede dell'Alloggio Segreto (nel libro si spiega tutta la vicenda e si mostra anche la planimetria per avere una migliore idea).

A uno a uno Guia Risari ci presenta i personaggi e i loro pensieri, facendoci entrare nella casa e scoprire i sentimenti più intimi. Peter Van Pels: è il ragazzo vedetta dell'Alloggio,  che crede nell'amore per gli altri, nel coraggio e nell'onestà. Un ragazzo religioso, amante degli animali e appassionato di falegnameria. Un ragazzo che si dà da fare, per studiare ed esercitarsi - grazie all'aiuto di Otto Frank - perché "la vita non è tutta qui, in pochi metri quadrati. Prima o poi torneremo là fuori e allora dovrò essere pronto." 

Auguste Van Pels: casalinga elegante, nella casa si occupa della cucina; "sposata a un uomo incapace di svegliarsi con un sorriso, una bella parola. ...è invece solare. Ogni mattina però realizza di aver perso la sua libertà. Osserva di nascosto la gente per strada e la invidia perché "La gente continua la sua vita come se niente fosse. Camminano incuranti come automi, senza nemmeno rendersi conto del previlegio che hanno." E si chiede se tutti loro chiusi in quelle quattro mura siano mai esistiti (in silenzio, con rigorosa precisione per non incorrere in errori fatali, con una routine a volte sfiancante). Ha una grande ammirazione per Otto Frank "ottimo poeta e paroliere" mentre pensa che Anne e la sorella siano un po' troppo vivaci. Ma è felice che Anne piaccia a suo figlio Peter, troppo spesso "serio e profondo", con poca fiducia in se stesso.
Anche in quel fatidico giorno, nonostante si svegli con brutti presentimenti, li scaccia via subito perché "In quella mattina calda che annunciava una giornata di sole intenso ad Auguste morire sembrava insensato impossibile, addirittura contro natura".


Otto Frank è l'unico che si salverà. A lui la scrittrice lascia una profonda riflessione su quello che succede agli ebrei, su Hitler e sulle sue folli idee. Di Otto viene fuori tutta l'energia e la vitalità, "la capacità di inventare detti, proverbi, canzoncine mai esistiti". In questo modo ogni giorno si aggrappa a qualcosa di nuovo, senza abbandonarsi alla ripetizione o alla passività per tenere il cervello stimolato". Reagisce con creatività a tutti i divieti imposti pian piano agli ebrei (dalla perdita del lavoro alla mancata frequentazione di luoghi pubblici, dal divieto di fare sport o andare in bici all'attraversamento dei confini).
Nel libro viene fuori  tutta la sua dedizione alla famiglia e in particolare alle sue figlie Margot (la maggiore "una grande, dolcissima nave in grado di solcare qualsiasi oceano") e Anne (la minore "Una giunca: rapida, semplice e geniale. Poche assi affusolate e due righe irregolari le consentivano di scivolare a velocità folle sull'oceano, sfidando le onde più altre e rimbalzando sul pelo dell'acqua..."). Viene valorizzato il suo continuo ottimismo e il giusto valore che attribuisce agli aiuti ricevuti dalle persone che consentono loro di vivere nascosti.
Forse è questo suo spirito vitale e ottimistico che riesce a farlo sopravvivere ai campi di sterminio?


Margot Frank è la figlia maggiore "brava, paziente, docile... misurata e saggia...". Margot ama nuotare, perché "L'acqua è il miglior esempio di forza, è leggerezza e invincibilità allo stato puro". Energica, determinata, ama anche pattinare. Tutte passioni che non può più coltivare, se non nei sogni. Ma non cede alla quotidianità. Si è iscritta a un corso di latino per corrispondenza e insieme alla sorella a un corso di stenografia. Margot è una ragazza che si da da fare. Lei e Anne condividono la passione per il cinema. Vorrebbe viaggiare una volta uscita.

Fritz Pfeffer è il passionale della casa: scrive lettere d'amore con impeto, preso dal trasporto e dal coinvolgimento per Charlotte, la donna che ha ridato un senso alla sua vita "bella: alta, bionda, con capelli a boccoli, un piccolo naso all'insù e la bocca espressiva valorizzata da rossetti scuri". Non scrive brutte copie ma compone  "le lettere a mente, declamando tra sé lunghe frasi che si srotolavano come le perle di una collana" (wow!!). Friztz è arrivato in seguito nell'alloggio, nel novembre 1942 ( i Frank sono entrati a luglio, quando Margot ha ricevuto una convocazione per un campo di lavoro"in Germania). Fritz ama le passeggiate e le uscite in solitaria a cavallo. Ha un figlio che ha allevato da solo ed è riuscito a far fuggire per tempo in Inghilterra. 

Ed ecco Edith Frank, forse la figura più fragile: la vita nell'alloggio segreto per lei è "insopportabile e ripetitiva e senza scampo". Lo spazio è angusto. Sono lì da 760 giorni. Non ce la fa più. Al contrario del marito, è una persona misurata e osservatrice, le mancano le piccole cose, le manca l'aria. È molto religiosa e  si aggrappa tenacemente alla sua fede. Anche se appare premurosa e gentile, nasconde a tutti le sue ansie e le sue frustrazioni. Solo una lacrima che scivola sul suo volto rivela quello che veramente prova.

Hermann Van Pels ha un "amore sviscerato per la cucina e in particolare per il sapore, l'odore, la consistenza e il colore della carne". Quello è il suo talento. Ha cercato invano cercato di trasmettere la sua passione al figlio, ma Peter è fantasioso e svagato, adora il legno e gli animali. Pensa a Peter e alle occhiatine che si lanciano lui e Anne e spera in una storia d'amore fra i due, consapevole di quello che potrebbero non vivere.

Anne Frank arriva in chiusura: è una ragazzina vivace; da amante del cinema, le sembra di vivere in un film in quello spazio angusto. Anne sa di essere "difficile e di non comportarsi bene". Il suo grande amore sono la lettura e la scrittura. Ha iniziato un diario a cui confida i suoi segreti.

I sogni di tutti i protagonisti della casa si infrangono la mattina del 4 agosto del 1944, quando, grazie a una soffiata di un'informatrice, un ufficiale delle SS Karl Josef Silberbauer apre il nascondiglio segreto, fa preparare le valigie agli abitanti della casa e li fa deportare. Di lì a poco saranno smistati in vari campi di concentramento.

La scrittrice ha scelto di dedicare a Karl Josef Silberbauer  la parte iniziale e finale del libro, per dovere di cronaca. Abituato a indagare e fare sopralluoghi entra nella Gestapo, dove però è una sorta di "pedina" spostata all'occorrenza di Paese in Paese. La sua figura mi ha riportato alla mente il bellissimo film "Le vite degli altri" dove il protagonista inizialmente è un esecutore degli ordini che gli vengono impartiti (solo che nel film c'è una svolta di conversione che qui manca. Ma non siamo in un film, siamo nella realtà).   

Che dire, se non che il libro si legge tutto di un fiato, è ben scritto e a tratti poetico nonostante l'argomeno: si respira ogni istante insieme ai protagonisti e te li vedi, ti sembra di essere accanto a loro, vivere i loro disagi e i loro sogni.
Proprio per questo, ho voluto terminare con un'intervista alla scrittrice perché il libro ha creato in me molte domande, a cui, molto gentilmente Guia Risari ha risposto subito.

Trovo molto interessante questa idea di colmare il vuoto di scoprire cosa sia successo anche alle persone nella casa con Anne. Cosa ti ha spinto a farlo e quanto tempo ti ha richiesto lo studio e l'approfondimento di una tematica così delicata, su cui in tanti hanno già scritto molto?
Mi ha dato l'idea Marta Mazza, editor della Mondadori, e io l'ho "colta al balzo" perché andava nel senso delle mie convinzioni più profonde, ovvero che nessun essere umano è l'unico protagonista di una vicenda. Noi siamo nutriti - e direi, pericolosamente - dal mito dell'eroe e dell'eroina che contiene in sé i corollari di destino eccezionale, apparenza fuori dal comune, doti uniche, e molto altro. Se questi grandi personaggi possono ispirare, falsano però la costruzione di un sé sano - che si delinea lentamente, grazie agli errori e al confronto - e una buona pratica sociale, la quale dovrebbe ricordarci che siamo tutti interconnessi e quel che capita a un altro capita in qualche modo anche a noi.
Anne Frank rischia di diventare l'icona di una vittima, un simbolo, "un fantoccio", invece di essere ricordata nella sua umanità quotidiana, nelle sue" bizze" e nelle sue relazioni con gli altri. Per questo, aveva senso inserirla nel suo contesto: l'alloggio segreto e le persone con cui condivise la sua esistenza per più di due anni.
E' vero che tanti libri sono stati dedicati ad Anne Frank, ma mancava la dimensione corale e anche
il punto di vista dell'aguzzino che compì il fatidico arresto
. Senza questa dimensione, senza questa prospettiva - negativa ma realistica - la storia di Anne Frank è un'idealizzazione. Il male, infatti, non è una teoria astratta, né un nemico oscuro e imbattibile: è incarnato in individui assolutamente normali, le cui debolezze diventano motivi di rivalsa e di odio. Anche questo era importante per me sottolineare.


Sei andata a visitare la casa di Anna Frank. Se si, cosa ti ha colpito?
Non ho avuto modo di visitare la casa di Anne Frank, ma ho studiato la ricostruzione dell'Alloggio Segreto presente nel sito dell'organizzazione olandese dedicata ad Anne Frank.  In una sezione, c'è un programma che permette di entrare e visitarlo (qui il link).
Si trattava di un appartamentino per due famiglie, situato ad Amsterdam, al 263 di Prinsengracht, in un edificio commerciale che ospitava gli uffici dell'azienda di Otto Frank. L'appartamento sorgeva al II piano, al termine di una scala ripidissima, che conduceva in una stanzetta archivio.
La porta dell'alloggio si nascondeva dietro una libreria girevole. 

Appena entrati, andando dritto s'incontrava la stanza di Otto, Edith e Margot Frank; a destra dell'ingresso c'era il bagno; dietro il bagno, la stanza che condividevano Fritz Pfeiffer e Anne.
Al III piano, c'era la stanza di Peter Van Pels e, dietro, il soggiorno e sala da pranzo che, di notte, fungeva da camera da letto di Herman e Auguste Van Pels.
Al piano superiore, c'era una soffitta in cui venivano stoccate le provviste; era l'unica stanza dotata di finestra,da cui si poteva sbirciare con molta attenzione l'esterno.
Quel che bisogna immaginarsi, visto che l'appartamento confinava con un'azienda, è l'assoluto silenzio che, negli orari d'ufficio, doveva essere mantenuto. Tutti indossavano pantofole e bisbigliavano. L'uso dell'acqua era vietato fino alla chiusura (dell'azienda).


Un'altra autrice per ragazzi, Daniela Palumbo (qui il post), ha raccontato che per riuscire a fare un'operazione del genere, così faticosa, bisogna essere empatici e mettersi nei panni dell'altro. Tu cosa ne pensi? Come sei riuscita a immaginarti i personaggi? Il racconto appare così spontaneo;  sembra che tu fossi lì a vivere nella casa con loro.
L'empatia è un ingrediente fondamentale per ogni buon essere umano. Tanto più, poi, se si pensa di parlare agli altri di come certe persone hanno vissuto determinati eventi, specie se tragici. Per mantenere attivo il proprio grado di empatia, bisogna ricordarsi che quel che accade o è accaduto a un altro non è lontano, ma ci riguarda in prima persona, indipendentemente dal tempo e dallo spazio. Bisogna ricordarsi insomma che siamo tutti uniti, connessi da una rete di relazioni dirette o indirette, la famosa "social catena" di Leopardiana memoria non è una posizione astratta, ma reale. Personalmente è così che faccio: dietro alla facciata, cerco sempre la persona viva, fatta di gusti, vicende, capricci, dettagli. In questo caso specifico, mi sono documentata leggendo, ascoltando interviste, guardando foto: ho fatto un viaggio umano e personalissimo nel tempo e, a ogni racconto, ho rivissuto un'esperienza. Ho anche pensato che, come tutti i piccoli gruppi costretti a vivere insieme a stretto contatto, si fosse verificato una sorta di contagio nell'immaginario collettivo. A tutti gli abitanti dell'Alloggio Segreto doveva mancare l'aria aperta, la libertà, il territorio sconfinato dei sogni.

Io penso che libri come questi tengano viva la Memoria specie nelle nuove generazioni che non hanno vissuto questa tragedia. Cosa pensi che si possa fare d'altro? In realtà i ragazzi e i bambini di oggi sono sommersi a volte da informazioni su tragedie gravi che si svolgono nel mondo. Tu pensi che questa sia stata la prima grande tragedia dell'Umanità?  È per questo che se ne parla, per fortuna, ancora?
La memoria è il tesoro dell'umanità. È buffo che la gente si affezioni alle cose materiali e le difenda con la vita, mentre qualcosa di impalpabile come la memoria sembra un aspetto accessorio, qualcosa di poco importante che muove solo degli stupidi nostalgici. La memoria invece è tutto. Non solo la memoria della storia del pianeta, delle tappe evolutive delle società umane, ma anche la memoria personale di ciò che si è vissuto, non si è vissuto e si è sognato, immaginato, sperato. Considero la memoria così fondamentale che arrivo a dire che una persona è tutto quel che può ricordare e trasmettere. La memoria non è solo un bagaglio, ma una facoltà da stimolare e mantenere viva.
Un libro può contribuire in questo senso, incentivando l'uso della memoria attiva e spingendo a ricordare e rielaborare. E questo vale per tutte le età.


Credo che viviamo in un'epoca che adora celebrare le sciagure e le tragedie, come se fossero un valore in sé e soprattutto come se fossero delle catastrofi naturali, dei fatti ineluttabili. La maggior parte di questi tristi eventi, invece, non è affatto inevitabile. Parlarne per me significa spiegare le ragioni del loro accadere e le conseguenze che hanno comportato. Altrimenti, se si tratta di "lucidare una data con annessi e connessi" - targhe commemorative, statue, cerimonie, discorsi celebrativi - la cosa non mi interessa: è una memoria strumentale, fittizia.
Ci sono poi ancora - e questo non va dimenticato - molte fonti che cercano di occultare i fatti.
Il famigerato revisionismo che nega l'esistenza delle camere a gas e dei campi di sterminio non è sfortunatamente censurato. Così come non lo sono i movimenti neonazisti, xenofobi o razzisti. Il Ku Klux Clan, responsabile di migliaia di linciaggi anche nel XX secolo, ha un sito pubblico, regolarmente finanziato e visitato.
In nome della libertà di pensiero, viene così consentito di cancellare il passato e di mostrare il presente come un terreno fertile per nuove battaglie contro qualcuno, che è naturalmente sempre un "altro".
Anche questo bisognerebbe ricordare: se non si deve smettere di raccontare la Shoah e gli stermini avvenuti nella Seconda Guerra mondiale non lo si fa per celebrare un popolo, ma per rammentare che, insieme a lui, sono stati colpiti tanti esseri umani: rom, disabili fisici e psichici, omosessuali, dissidenti politici, credenti, stranieri, delinquenti comuni.
 

Questa non è la prima né sarà l'ultima tragedia dell'umanità. Potremmo ricordare, tra gli altri, lo sterminio delle popolazioni americane, la deportazione in massa degli africani, la persecuzione dei cosiddetti "eretici", la caccia alle streghe, i gulag, i campi di rieducazione, la distruzione degli armeni. Quando si parla di fatti storici così gravi, non si dovrebbe poterli manipolare e, meno che mai, si dovrebbe entrare in un conflitto di memorie, per cui se ricordo un genocidio ne dimentico o sottovaluto un altro. Ogni evento è unico, ma funziona da modello. E in quanto tale deve essere studiato, capito e "servire" alle generazioni future.

Se vuoi aggiungere altre cose e suggestioni al libro, le emozioni che hai provato...
Scrivere un libro come questo mi ha inevitabilmente rattristata. Avrei preferito vivere in un mondo migliore dove nessuno, per sopravvivere, dovesse nascondersi e scomparire. Non ho affrontato questo compito alla leggera e nemmeno come una sfida (detesto le competizioni), ma come un dovere: il dovere di far rivivere delle persone che in un mondo migliore, il posto dove vorrei vivere appunto, avrebbero contribuito insieme agli altri ad arricchire la società con le loro personalità e le loro doti. Quel che ho voluto comunicare con "La porta di Anne", nel ricordare ognuna di queste persone, è soprattutto un senso di perdita collettiva.
 

Spero che dopo aver letto questo libro sorgano spontanee delle domande. Com'è stata possibile una cosa del genere? Si poteva evitare che accadesse? Potrebbe succedere ancora? Che cos'è una società giusta? Che cos'è un essere umano?
Che valore ha la vita?
Sono domande che non si possono ignorare e credo che sia il compito di ognuno di noi cercare delle risposte.


Grazie Guia. Ho imparato molto e ho ancora molto da imparare. Ma grazie a te, la riflessione continua....