martedì 21 ottobre 2014

Dal convegno della Rete di Cooperazione Educativa /2



Possono essere gli spazi urbani a misura di bambini? Questo è stato il tema di riflessione dell'architetto Paolo Moscogiuri durante il quarto convegno nazionale della Rete di Cooperazione Educativa (qui il blog) tenutosi a Santarcangelo di Romagna il 18 e 19 ottobre scorso. Paolo Moscogiuri, autore de “La città fragile”, ha parlato degli "spazi di mezzo" della città, della casa, della scuola, ovvero di luoghi dedicati all’infanzia prescolare che si collocano a cavallo tra gli spazi esistenziali relativi a una situazione affettiva (casa, aula, stanza) e gli spazi sociali (es. piazze), che sono spazi architettonici. Purtroppo la città da luogo di relazione è passata a ospitare dei "non luoghi", è infatti una città fragile, in equilibrio precario (tanto che l'immagine del libro è rappresentata da un domino che cadendo si trascina tutte le altre pedine).
Ma chi sono i più fragili, la città o i bambini? Si tratta in realtà di due fragilità diverse; la città cosi com’è (con una crescita edilizia incontrollata, la cementificazione selvaggia e l'occupazione di spazi dedicati alle attività umane) ha spezzato il legame con il cittadino. Inoltre, il passaggio all'utilizzo dirompente dell'automobile privata ha rivoluzionato il concetto di strada, non concepita più per i pedoni ma per uso esclusivo delle auto. Un terzo elemento da considerare è il capovolgimento dell'organizzazionne familiare in funzione del lavoro. Oggi come oggi bisogna lavorare in due e i bambini sono "relegati alla scuola come piccoli impiegati". In questo stravolgimento, a pagare lo scotto sono le categorie più deboli (bambini, anziani e disabili).
Si può ricostruire tutto? Sicuramente un cambiamento può avvenire dal basso, cercando di motivare i cittadini a interessarsi del proprio territorio. Se i cittadini sono "entità isolate" e le città "non luoghi", bisogna ricucire le lacerazioni tra il tessuto urbano e i cittadini, attraverso i cosiddetti spazi di mezzo, che sono rappresentati da cortili condominiali, cortili condominiali condivisi, giardini condivisi, corridoi delle scuole e spazi di risulta. 

Cortili diversi
Il cortile, spazio di mezzo tra casa e scuola, permette al bambino di portarsi dietro il cordone ombelicale dell'affettività, facendo sentire il piccolo protetto e controllato da tutti (e se deve "ricaricare le batterie affettive" il bambino può salire in casa dove trova uno spazio relazionale, affettivo e sicuro) e al tempo stesso permettergli di esplorare il territorio circostante. I cortili sono un luogo importante d'incontro anche per i genitori, anche se spesso sono relegati al parcheggio degli autoveicoli. A Berlino, esiste un cortile condominiale - gestito dai condomini - a uso pubblico, uno spazio di mezzo, dove il bambino è protetto.

Giardini autogestiti
A Roma esistono due giardini autogestiti, che hanno consentito di sfruttare spazi inutilizzati, dove la cementificazione la faceva da padrone. L'autogestione avvicina i cittadini, che hanno una stretta relazione con il territorio vicino all'abitazione.
Uno dei giardini è nella zona di Casillina Vecchia, dove lo spazio di mezzo è un luogo ricavato tra l'acquedotto e la ferrovia. Negli anni Cinquanta, approfittando della presenza dell'acquedotto, sono state costruite migliaia di baracche; un prete, Don Roberto Sardelli, fece la scuola per i bambini baraccati, nota come "Scuola 725" (dal numero della baracca che la ospitava). Un luogo recuperato, occasione di incontro. Un altro esempio è il Giardino di Castruccio, al Pigneto di Roma, un giardino che è stato trasformato da genitori e bambini, dove i più piccoli hanno uno spazio loro dedicato.

Una scuola all'avanguardia
Anche i corridoi delle scuole, spesso inutilizzati se non per il passaggio, possono essere riconvertiti a luoghi di incontro. Nella scuola Erika Mann a Berlino grazie a un attento recupero, gli architetti hanno fatto diventare il corridoio spazio di relazione, con la partecipazione di cittadini e carcerati (la scuola si trova in un contesto socialmente difficile). L'invenzione di una favola di un drago stanco (La tana del drago d'argento), che entra nella scuola per dormire, è stato l'espediente per dare un senso alle librerie, ai ripiani, alle sedute e all' illuminazione (a scheggia di drago) e così il drago con la sua coda lunga ha lasciato segni tangibili nel corridoio.

Sicuramente, per quello che mi riguarda, l'intervento di Paolo Moscogiuri è stato illuminante e ha raccontato con i suoi esempi di speranza, speranza che sia possibile qualcosa di diverso. Avvicinando i bambini alla natura e recuperando il proprio territorio.
Sicuramente i buoni esempi sono molti. Già qui ci sono quelli relativi alle scuole (Abitare la scuola). Mi piacerebbe che chi ne conosce altri, li segnalasse sul blog per avere un elenco di buone pratiche e arricchire la rete. Grazie in anticipo.

lunedì 20 ottobre 2014

Dall'incontro della Rete di cooperazione educativa



Partecipare a convegni che diano spunti e riflessioni sull'educazione è sempre molto arricchente, soprattutto se lo scopo è mettere in rete le persone e al centro i bambini. Sono quindi molto contenta di essere riuscita ad andare al quarto incontro nazionale organizzato dalla Rete di Cooperazione Educativa lo scorso fine settimana. 
Carlo Ridolfi, una delle anime della rete, ha coordinato gli interventi del mattino mettendo l'accento sulla speranza, un termine molto azzardato di questi tempi ma che va usato con convinzione. Ha anche ricordato come la rete sia legata a un'intuizione del maestro e pedagogista Mario Lodi (scomparso il 2 marzo 2014), per creare sinergia e connessione tra le persone che in italia lavorano in campo educativo, non solo insegnanti ma anche genitori e molti altri. Lo spazio dell'educazione coincide con lo spazio del mondo, dunque qualsiasi spazio può essere educativo o diseducativo. E tutti facciamo la nostra parte.

La parola è passata a Maria de Biase, dirigente scolastica salernitana, che dopo anni sul campo a Napoli - con forte impegno civile rispetto al degrado, alle devastazioni ambientali e all'illegalità - si è spostata nel Cilento quasi una decina di anni fa provare a sperimentare una scuola differente. E in effetti, come tutte le persone straordinarie e all'avanguardia, ha portato una rivoluzione dietro di sé. Maria è arrivata in quella terra bella e selvaggia - patria della dieta mediterranea - con tanta voglia di sporcarsi le mani (non solo figurativamente parlando) e come prima cosa ha proposto un progetto di educazione alla ruralità. In più, visto che l'Italia è uno dei Paesi più a rischio per disturbi alimentari infantili, ha attuato un progetto di educazione alimentare introducendo l'ecomerenda a scuola (pane e olio al posto delle merendine confezionate). Dal 2007 il progetto si è arricchito e oggi lavorano sull'educazione ecosostenibile, di cui l'educazione alimentare è solo un percorso. Per lei non esiste una scuola senza speranza (meno male!) tanto che chiama le sue maestre affettuosamente "le speranti", ma la scuola va reinventata a partire dai bambini. I bambini ben educati possono proteggere e tutelare (e apprezzare) il proprio territorio.
Naturalmente questo percorso di cambiamento ha comportato il superamento di molti ostacoli, dovuti a iniziale diffidenza, delusione e ostilità. Ma come tutti i cambiamenti che portano il segno, ora accanto a lei ci sono persone che hanno recuperato l'amore per la propria terra. Dall'ecomerenda passare al compostaggio e alla raccolta differenziata è stato naturale. Le difficoltà che incontra questa persona meravigliosamente battagliera e tenace sta nel trovare altre persone disposte a fare rete sul territorio. 
Di questo incontro, la frase che più mi ha fatto riflettere è stata quella che "se le cose non le racconti non esistono". E dunque, ecco il potere della rete, per dare voce a queste buone pratiche. E spero nel mio piccolo di poter contribuire a far conoscere.
Nel frattempo Maria è diventata reggente in 19 plessi, raccogliendo tra le realtà che le competono anche piccole scuole dove non avveniva la raccolta dell'olio esausto. Aprendo la scuola al territorio e alla sapienza degli anziani, creando una vera e propria comunità accanto alla scuola, la soluzione è stata presto trovata e ora con l'olio si fanno i saponi. E la merenda si è arricchita con i prodotti dell'orto, coltivato da un'intera comunità, preparata da genitori, bidelli e maestre.
Ciliegina sulla torta, da diverso tempo si sono iscritti anche al movimento "transiction town". Se approfondite aprite molte nuove strade. Vi consiglierei di partire da qui. Trovate anche il video youtube sull'ecomerenda.
Poiché gli spunti sono molti, vi rimando a un prossimo post, dove spero di raccontare altro su questo illuminante convegno.

PS Notizia dell'ultima ora: Maria De Biase è tra i finalisti del premio Cittadino europeo per il suo lavoro. Qui potete leggere la sua nota appassionata, che vi fa comprendere anche meglio chi è questa donna straordinaria.

venerdì 17 ottobre 2014

Albi illustrati Babalibri e l'attesa...della primavera ... o di una balena





Ci sono albi che ci catturano all'istante e altri che risultano più difficile interpretazione. Come mai? Sicuramente c'entra a mio parere tutto il nostro vissuto, il nostro stato d'animo del momento e se un libro "richiama" qualcosa dentro di noi o ai nostri bambini. Sicuramente la lettura di un libro, l'attenzione che noi adulti poniamo, le pause, i toni, il piacere che traiamo noi stessi da un libro possano contribuire a interessare i bambini. Certo, ognuno ha i suoi gusti e i suoi tempi. Ma non bisogna rinunciare a proporre nuovamente un albo se questo di primo acchito sembra non piacere.
I bambini vanno educati anche al gusto di storie originali, diverse, dirompenti, e a vedere il più possibile stili e illustrazioni differenti, per riuscire a scoprire nel mondo illustrato quello che è più attinente al loro sentire. Spesso i primi a essere spaventati dalle novità siamo noi adulti. E sono i bambini invece a orientarci nella scelta. È il caso dell'intramontabile "Piccolo blu e piccolo giallo", di Leo Lionni, edito da Babalibri. A volte, nel corso dei laboratori quelli più disorientati sembrano i grandi. I piccoli invece lo apprezzano quasi sempre, con molta naturalezza.

Queste riflessioni prendono spunto da un recente scambio avvenuto all'interno del gruppo La biblioteca di Filippo creato da Federica Rossi, alias Mamma moglie e donna, che vi invito a visitare e frequentare. In particolare, Lucia ha chiesto come leggere ai suoi bambini il libro "E poi... è primavera" un bellissimo albo illustrato scritto da Julie Fogliano, magistralmente illustrato da Erin Stead, edito da Babalibri. Sarà che da subito l'ho sentito "nelle mie corde" e quindi non ho avuto remore a leggerlo. Elisa, invece, ha tirato fuori la difficoltà di lettura che diverse persone hanno riscontrato. Dal canto suo, Maria ha suggerito che questo albo si nutre di "silenzi e pensieri". Andando a leggere il suo post sul blog Scaffalebasso, Maria dice due frasi davvero interessanti "ed è anche la storia della pazienza e del silenzio essenziali per aspettare che le cose crescano" e sottolinea come il piantare un seme sia "un gesto piccolo, impalpabile ma capace di mettere in moto l’universo".

Da biologa non posso non amare questo libro poetico che racconta l'attesa. L'attesa è qualcosa che ha bisogno di silenzi e sospensioni finché qualcosa di magico accade, all'improvviso, proprio quando sembrava che non ci fosse nulla di diverso. E invece una trasformazione è avvenuta, lenta e inesorabile, anche se noi a prima vista non ce ne siamo accorti. Del resto ogni cosa bella, lo è ancora di più se desiderata. La passione fa scattare la magia.
Se non lo conoscete guardate anche il booktrailer qui. E alcune recensioni qui, qui, qui.

Non a caso questo albo è stato accostato a "Se vuoi vedere la balena", delle stesse autrici. Anche questo libro delicato e poetico è un inno alla noia nel senso più bello del termine. La noia generatrice di qualcosa di nuovo. La noia che ripaga. Nella vita odierna siamo costretti a correre senza fermarci a pensare, a vedere, a osservare. Solo i piccoli sono capaci di vedere con occhi sempre freschi. Forse perché nonostante tutto continuano a cercare ritmi loro. Per approfondimenti su questo libro vi rimando al booktrailer qui e alle recensioni qui qui e qui.
NB aggiunta postuma: siamo nel 2016 ed è appena uscita una bellissima recensione su Milkbook che trovate qui e che vi invito a leggere.

A proposito di libri "facili o difficili", vi rimando a una vivace e interessante dialettica tra la titolare della libreria Radice Labirinto e Giovanna Zoboli, Topipittori. In ordine di sequenza potete leggere il loro scambio "Libro elegante, libro distante", "Fin da quando ero piccola", e ancora "Libri scomodi". Sicuramente una riflessione importante, da non lasciarsi sfuggire.

Con questo post aderisco al venerdì del libro ideato da HomemadeMamma: qui il post di oggi, in cui tratta un argomento delicato ma sembra che il libro sia bellissimo.

lunedì 13 ottobre 2014

Laboratorio a merenda in Feltrinelli RED / facce




Quante facce esistono? Tantissime se pensiamo agli esercizi di stile, a parole e tratti, che ci suggerisce Bruno Munari nel suo "Alla faccia!", edizioni Corraini. E così per il secondo laboratorio a merenda alla Feltrinelli RED siamo partiti da qui. Dalle suggestioni di parole e immagini che venivano da questo e dall'elegante e semplice - e per questo ancora più riuscito - libro di Antonella Abbatiello "Facce" edito da Topipittori. Ci siamo messi a giocare a fare alcune facce anche con "Faccia buffa", di Nicola Smee edito da Ape Junior. Per sciogliere il ghiaccio e per liberare la fantasia. Con i più grandi e con i più piccoli.



Poi i bambini sono partiti. Unico punto comune il rettangolo di base per creare la loro faccia che poteva essere lasciato così com'era o trasformato. Ognuno si è lasciato trasportare da quello che i diversi materiali, di recupero e naturali, potevano suggerire. Più volte hanno sperimentato, prima, e incollato, poi.
Piccoli artisti in erba con creazioni davvero diversificate, non solo in base all'età (hanno partecipato bambini e bambine da quattro a otto anni) ma anche ai gusti. Alcuni erano così presi dal "fuoco" della creazione che sono andati via a malincuore, altri hanno avuto tutto il tempo di sperimentare ed evolvere. Come nel caso della piccola Vittoria che prima ha raccolto il mio invito a creare una faccia, poi si è lasciata letteralmente trasportare dai materiali creando alla fine un'opera astratta a più strati, che sicuramente è più veritiera di quello che sentiva in quel momento.

Prima di lasciarvi a una carrellata di opere, lasciatemi ringraziare come sempre i bambini e le bambine che sono intervenute: Enea e sua sorella, Riccardo e Alice, Melissa, Maria Vittoria, Sofia e Chiara, Vittoria, Vittorio e gli altri di cui non ricordo (perdono!) il nome. E naturalmente tutto il personale in Feltrinelli RED sempre gentile e disponibile.





















sabato 11 ottobre 2014

Bambini creativi



L'uccellino con i fiori (sotto la "bocca")

Il ragno dotato di fulmine
Quando i bambini sono in fase creativa, come tutti del resto, sono capaci di trovare idee innovative e sorprendere. Creare con poco o niente, con materiali semplici è la dimostrazione che ci vuole ben poco per fare cose interessanti.
Per la sottoscritta, scoprire che durante l’intervallo, al posto di giocare con gormiti o hero factory, Marco sia preso dal “fuoco ardente” della creazione è di immensa soddisfazione e gioia. Perché so che in quel momento è un bambino felice, capace di esplorare le sue potenzialità. E così il mio piccolo grande inventore ieri è tornato a casa con “due uccelli”, uno per sé, l’altro per il fratellino. Nel descrivere cosa fossero, già la fantasia è andata galoppando e l'uccello di Andrea è diventato un ragno dotato di un fulmine capace di sparare saette e bombe fulminose (intendiamoci comunque è “buono”), l’altro è rimasto un uccellino dai due mantelli di scossa, dotato di fiori che al posto di generare altri fiori creano nuovi poteri.

Naturalmente le invenzioni non si sono esaurite qui, Marco ha anche ideato un "video gioco" con cui sia lui, sia Andrea (di nascosto quando il fratello era in un’altra stanza) hanno giocato per almeno una decina di minuti.



Ma la vena narrativa ha preso il sopravvento anche di sera e al posto di farsi leggere, Marco si è messo a creare un libro. Non è la prima volta che sperimenta questo interesse, ma ora che è cresciuto, la sua capacità narrativa mi ha sorpreso, pur nella sua semplicità e sincerità. E nonostante tutti gli errori di sintassi e ortografia che forse faranno sorridere o accigliare più di un esperto della materia.
Mi sembrava interessante provare condividere le mie osservazioni "spicciole" sulla creatività infantile (non lo faccio per far vedere quanto sia orgogliosa di mio figlio - naturalmente lo sono, ovvio, quale madre non lo sarebbe?). 
Prima di lasciarvi alle immagini (ho fotografato solo quella che ha creato ieri), per chi volesse ascoltarlo ecco qui l'audio in cui lo stesso Marco legge le sue storie. 
















venerdì 10 ottobre 2014

Sindrome di Down, diritti dei bambini e Invariabilmente in gioco




Ci sono giornate in cui alcuni argomenti ti "chiamano" a una riflessione profonda. Oggi è una di queste. E voglio partire ricordando che il 12 ottobre è la giornata dedicata alle persone con la sindrome di Down (fino al 14 ottobre è possibile effettuare una donazione al 45593). Tutte le informazioni si possono trovare sul sito di Coordown.
Ve ne parlo perché ho appena finito di leggere l'intervista a Martina Fuga su Io donna in cui racconta i motivi che l'hanno spinta a scrivere il libro "Lo zaino di Emma" (non ho ancora avuto modo di leggerlo ma spero di trovare presto il tempo per farlo), edito da Mondadori, e sono ancora emozionata. E' difficile trovare persone che riescano a esplicitare in modo così chiaro e disincantato le proprie difficoltà, i propri dubbi e al tempo stesso riuscire a far vivere ai propri figli una vita serena. Martina ci riesce e le sono grata perché cerca di avvicinarmi in modo delicato e concreto al mondo delle persone con sindrome di Down. Perché non ne so abbastanza e sicuramente non so ancora rapportarmi nel modo più eticamente corretto e al tempo stesso sincero e per questa ingenuità e ignoranza ho ferito e forse non ascoltato nel modo giusto. Perché penso che la cultura e la giusta informazione siano l'unico strumento per una reale inclusione a tutti livelli e per vivere la diversità, l'alterità nel modo più genuino e sano. Per abbattere pregiudizi e preclusioni. Da mamma non posso non pensare ancora una volta che tutti hanno dei diritti, in particolare i bambini (spesso forse ce ne dimentichiamo) e vorrei tanto che questi diritti non venissero mai calpestati, da me per prima.

Scusatemi se faccio una digressione, ma c'è un filo rosso che unisce tutto. E' proprio di oggi la notizia che il Nobel ha premiato chi lotta per i diritti dei bambini. Insieme a questi diritti inalienabili, come il poter andare a scuola, non posso non ricordare i diritti naturali di Gianfranco Zavalloni che per me sono altrettanto importanti.
In una società in cui i ritmi frenetici ti fanno dimenticare chi sei e cosa vuoi fare, sono sinceramente un po' spaventata per come si possa crescere in maniera equilibrata dei figli. Io spesso non ci riesco e penso che sia importante trovare uno spazio per condividere queste difficoltà e che ci siano persone che ti riportano alla riflessione, alla concretezza, alle cose davvero importanti. Grazie quindi Martina, una volta ancora. Per approfondire vi consiglio di visitare la pagina di Emma's Friends.

Per rimanere in argomento, vorrei segnalarvi un progetto che sta per iniziare e che mi sta particolarmente a cuore, Invariabilmente in gioco, dedicato proprio ai papà di bambini disabili che possono trovare uno spazio di accompagnamento sereno, serio e piacevole. Si tratta di sette incontri che si terranno con cadenza mensile presso la Cascina Cuccagna e Stecca 3.0 (il primo gratuito sarà sabato 25 ottobre, prenotazione obbligatoria entro il 20/10) che offriranno "ai papà e ai loro bambini di 3/6 anni un percorso dedicato dove potersi incontrare, giocare, sperimentare, costruire, farsi domande e tentare risposte."
Oltre agli incontri il progetto prevede l'allestimento di una mostra interattiva e un punto di ascolto (momenti di orientamento, aiuto, supporto su richiesta).



sabato 4 ottobre 2014

Scoprire il senso del tatto




In questo periodo densissimo di eventi - sono sempre tantissimi quelli interessanti ma bisogna pur scegliere - mi piacerebbe segnalarvi un corso, anzi un "percorso" creativo di otto ore per scoprire il "senso" del tatto e il "respiro" di materiali diversi, anche del loro dialogo, un incontro per "guardare" all'educazione tattile con tatto e consapevolezza. A tenerlo saranno due grandi professioniste, Laura Anfuso, studiosa di Letteratura per l’Infanzia ed esperta di editoria per ragazzi, ed Elia Zardo, che da anni conduce laboratori ed è un'esperta di formazione della Scuola del Fare, di cui è presidente. Ho conosciuto entrambe al convegno della Rete di Cooperazione Educativa lo scorso anno e ho respirato subito entusiasmo e creatività.

Pur essendo il tatto un senso molto importante, la stimolazione viene ricondotta ai primi anni di vita del bambino, mentre molto potremmo scoprire anche noi adulti cercando, in primo luogo, di operare una riflessione intorno alle sue potenzialità. Riprendendo quanto scritto nel programma, ecco allora che Laura porterà tutto il suo bagaglio di conoscenze e anche di libri tattili che ha raccolto nel corso degli anni per cercare di attivare un percorso di indagine - anche attraverso esperienze al buio vissute in prima persona - e fornire indicazioni sul possibile utilizzo di questi strumenti.
Dall'altro canto Elia farà toccare con mano "l'anima" dei materiali - carta, stoffa, plastica - attraverso alcune esperienze pensate e studiate per stimolare una riflessione sulla sensazione e sulla percezione, una sorta di vocabolario tattile il cui sviluppo sarà sollecitato insieme dalla "sensibilità tattile" e dal contrasto tra i diversi materiali.
Insomma, tutti i partecipanti potranno vivere in prima persona un'esperienza che sarà formativa e che consentirà loro di ideare e impostare nuovi approcci.

Il laboratorio sarà l'8 novembre (dalle 15 alle 19) e il 9 novembre (dalle 9 alle 13) a Castelfranco Veneto. Tutte le informazioni potete trovarle sul sito della Scuola del Fare (che compie vent'anni di attività!), cliccando qui. Naturalmente troverete altri interessanti seminari e vi verrà voglia di seguirli tutti...