giovedì 5 marzo 2015

La Biblioteca dei ragazzi di Rozzano / parte 1


Era da tempo che "inseguivo" Giuseppe Bartorilla e finalmente il 3 marzo, complice la bella giornata, sono riuscita ad andare alla Biblioteca dei Ragazzi di Rozzano, dove lavora dalla seconda metà degli anni Novanta. Sono arrivata piena di domande, ancora memore di doverlo intervistare subito dopo il premio Andersen del 2014, conseguito dalla Biblioteca e dal Centro culturale Cascina Grande per la promozione della cultura e della lettura "Per le molteplici azioni di promozione della lettura e del benessere sul territorio, realizzate interpretando la periferia urbana e sociale quale opportunità anziché limite; per la particolare attenzione rivolta ai preadolescenti e agli adolescenti, calibrando l’offerta attraverso l’intreccio di media e occasioni culturali differenti; per aver favorito con il progetto Digital Readers una riflessione, di portata nazionale, su lettura e nuove tecnologie."

Giuseppe mi spiega che la biblioteca non è l'unica ad aver preso questo premio e il pensiero va subito alla Biblioteca dei ragazzi della biblioteca provinciale di Foggia "La magna capitana", vincitrice dell'ambito riconoscimento nel 2011, che è a rischio: vi segnalo qui l'appello da firmare per sostenere la proposta di regionalizzazione dei sistemi bibliotecari sovracomunali (ps grazie Emanuela Bussolati). Spargete la voce. Vi prego. L'hashtag è #‎bibliotecaunacosaseria‬. Giuseppe mi ha spiegato che è la seconda biblioteca per ragazzi più vecchia d'Italia (qui la mission).


La Biblioteca dei ragazzi di Rozzano è nata nella prima metà degli anni Ottanta, ma quella che vediamo oggi è la nuova sede, ricavata da un vecchio mulino. Ristrutturata negli anni Novanta, ha subito un ulteriore ampliamento tra il 2005 e il 2006. Del vecchio mulino sono rimasti la ruota e l'essiccatoio. L'attuale ingresso della biblioteca era il portico. Fatto sta che lo spazio è triplicato.
Arrivare alla biblioteca fa bene al cuore. Fuori uno spazio verde e l'annessa biblioteca degli adulti con un meraviglioso porticato e una zona ristoro. Dentro un'aria familiare e di vitalità.


Si respira una bellissima atmosfera. E gli spazi sono enormi (il paragone è d'obbligo per chi come me è abituato a biblioteche nel centro di Milano). E ben organizzati. Ci sono spazi per i grandi (per studiare, passare il tempo, consultare il materiale, incontrarsi) e per i più piccoli: un angolo morbido per i "pre scolari" con annesso spazio per i genitori (che possono rilassarsi, chiacchierare o trovare un'area dedicata con tematiche relative all'infanzia e alla psicologia dell'età evolutiva). Uno spazio multimediale con i libri in lingua (una ventina di lingue diverse). La biblioteca ha postazioni con computer sia per i più piccoli sia per i più grandi. Ed è organizzata su due livelli, per aree tematiche.


Quando Giuseppe inizia il racconto incomincio a capire pian piano i motivi del premio. Non che ci voglia un premio, ma spesso le belle realtà e il prezioso e capillare lavoro dei bibliotecari rimane nascosto o conosciuto solo dagli addetti ai lavori. Come la scelta dei libri e l'inventario, ad esempio.
La Biblioteca offre alcuni servizi permanenti, riassunti nella cosiddetta "reference". In pratica si fa promozione della lettura, cercando di supportare gli utenti, soddisfando i loro bisogni (dalla ricerca del libro, al consiglio, alla proposta fino alle attività vere e proprie).

Collaborazione con il Goethe Institute
Già dopo la prima mezz'ora di chiacchierata ho chiaro che tutto quello che c'è è frutto di un'intensa rete di relazioni costruita nel tempo, che hanno permesso di ampliare le proposte della biblioteca, anche e nonostante la scarsa disponibilità di fondi. Ad esempio, c'è una importante collezione di libri in tedesco, frutto di una collaborazione con il Goethe Institute. Tutto è iniziato con il progetto BooX "Accelerare il contatto tra libri e nuove generazioni”, che ha portato una decina di bibliotecari italiani alla scoperta delle biblioteche e dei centri culturali per ragazzi di Amburgo e Berlino. Tra le diverse biblioteche visitate, Giuseppe ha potuto conoscere la Biblioteca centrale per Bambini e Ragazzi di Berlino-Spandau che dal 2005 ha avviato il progetto "La Giuria di letteratura per ragazzi di Spandau"Il progetto ha dato vita a un premio per la letteratura dei ragazzi, dove ragazzi tra i 14 e i 18 anni sono i giurati. Il premio ha avuto così successo da avere una ricaduta a livello nazionale.


Digital Readers
Al di là della gestione quotidiana  - che non è uno scherzo, visto che in catalogo ci sono 18mila documenti (tra libri, fumetti, DVD, CDrom e audiolibri) e sono 26mila i prestiti effettuati nel 2014, contando che con lui sono quattro bibliotecari full time e due i part time - la Biblioiteca di Rozzano ha una serie di attività di promozione della lettura.
Una delle più note è il convegno Digital Readers, che quest'anno sarà alla sua sesta edizione. L'idea è nata per "caso", nel 2010, dopo un corso per biblioteche 2.0 su come cambiano i servizi per ragazzi, tenuto da Valeria Baudo (allora alla Biblioteca del Dipartimento di Bioingegneria - Politecnico di Milano). Giuseppe mi spiega che "Il convegno voleva provare a rilanciare, in un'ottica metropolitana di periferia, una serie di riflessioni su come cambiano i servizi in un contesto digitale." La prima edizione è stata coordinata da Caterina Ramonda e "sperimentata" a giugno all'interno di un altro evento ormai storico della biblioteca (ve ne parlerò non temete) "Dire fare leggere giocare".
Visto il riscontro positivo, nel 2011 la seconda edizione è stata fatta a ottobre (periodo ormai consolidato per questo incontro) e l'appuntamento è rimasto annuale.
Nel 2013, da un'idea di Caterina Ramonda, è stato sperimentato anche il Digital Camp in collaborazione con Elisa Salamini e Roberta Franceschetti di Mamamò. Lo ricordo bene perché c'ero anch'io!

Visto che c'è ancora molto da raccontare, per il seguito vi rimando a un prossimo post. 
Vi ricordo che in biblioteca vi aspettano Valeria, Enza, Tiziana, Roberta, Annamaria e Debora. Che bello pensare che almeno qui la "quota rosa" è ampiamente superata. Insomma, Giuseppe beato tra le donne che, dietro le quinte, tengono in piedi la Biblioteca.

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