sabato 21 marzo 2015

In tutti i sensi - Arte e tecnologia per la partecipazione


Lunedì 16 marzo sono andata all'Università degli Studi Milano Bicocca a "In tutti i sensi - Arte e tecnologia per la partecipazione", la prima lezione aperta sulla prospettiva inclusiva nell'ambito del corso di Pedagogia Speciale della Facoltà di Scienze della Formazione Primaria.

L'incontro era preceduto - per chi lo volesse - da un "assaggio" della mostra Sensoltre, un percorso sensoriale al buio tra quadri tattili realizzati dall'artista Giovanni Pedote, organizzato in collaborazione con Informatici senza frontiere. Questa associazione ha sviluppato un software in sistema NFC (near field communication - comunicazione di prossimità) che consente al passaggio davanti al quadro di captare il segnale e ascoltare la registrazione in audio, spiega la curatrice Emanuela Ferri  (nel video che potete vedere qui). Il senso della mostra è anche riportato in questo breve video esplicativo che potete vedere qui. Qui invece il video dell'esperienza a Bologna. 


A chi non ha avuto occasione di "toccare e sentire" in quadri in mostra consiglio di fare un salto a Torino alla Biblioteca civica Villa Amoretti, all'interno del Parco Rignon, dal 24 al 28 marzo. Qui troverete in esposizione 10 quadri. Il progetto è finalista al prestigioso premio Wsis (World Summit on the Information Society) 2015, il premio su comunicazione e tecnologia delle Nazioni Unite. E' candidato nella sezione C9 media che trovate qui. C'è tempo fino al 1° maggio per votarlo, basta andare qui. Il senso del premio lo trovate qui. Vi invito a votare per supportare un bel progetto e con l'orgoglio che sia portato avanti da italiani che vivono in Italia (di questi tempi ci vuole).

Da sinistra, Andrea Mangiatordi, Emanuela Ferri, Roberta Garbo, Andrea Rudelli e Roberto Andreoni.

La lezione aperta ha visto riuniti Roberta Garbo, docente di pedagogia speciale e pedagogia dell'integrazione, Andrea Mangiatordi assegnista di ricerca nell'ambito dell'accessibilità 2.0 e dei processi di inclusione e integrazione scolastica (ho avuto la fortuna di conoscerlo e sentirlo parlare al Digital Readers 4 nel 2013... e se non ci fosse stata quella occasione forse non ci sarebbe questo post ), il compositore Roberto Andreoni, la pianista e curatrice della mostra Sensoltre Emanuela Ferri, l'avvocato Andrea Rudelli, coordinatore della sezione Lombardia di Informatici senza frontiere. 


Progettare esperienze inclusive e innovative
Roberta Garbo ha introdotto il tema dell'incontro e tenuto le fila del discorso, con una riflessione profonda sul tema della sinestesia, ovvero una "contaminazione" dei sensi nella percezione. Da una parte infatti, si è dato modo ai partecipanti di avere un'esperienza tattile al buio (sinestesia di suono e percezione tattile) e di assistere a una performance artistica e musicale in diretta (di cui parlerò sotto), dall'altro si è cercato di far valutare come questi stimoli diversi possano avere una ricaduta nella costruzione di modi e mondi possibili. Ovvero la possibilità di far entrare questi strumenti a supporto della didattica. Non solo quindi adattare e trovare forme di partecipazione per chi ha diverse abilità, ma anche pensare a questi strumenti come una possibilità di apprendimento che si rivolge a tutti: in un'ottica inclusiva, trovare modalità innovative e differenti (wow!). Si tratta quindi di un esempio di proposta didattica inclusiva che ha a che vedere con una modalità di esperienza inclusiva. Progettare esperienze che provano a ridurre le barriere.

Arte, tecnologia e design
Andrea Mangiatordi ha mostrato diverse modalità di intreccio tra arte e tecnologia, a partire dall'esempio di Paul Smith, affetto da paralisi cerebrale, che ha trovato un suo modo di partecipare al linguaggio artistico, attraverso l'uso, inconsueto, della macchina da scrivere. Ha anche parlato dell'Universal design, ideato dall'architetto Ronald Mace, che ha proposto di progettare edifici a partire dai casi limite. Questi infatti, anche se sono meno probabili sono i casi più problematici; in questo modo un progetto può essere inclusivo e accessibile sin dalla nascita a ogni categoria di persone. 

Andrea Mangiatordi ha invitato a riflettere sull'impiego della progettazione universale anche per la didattica. Per spiegare meglio, ha usato un esempio calzante (in tutti i sensi!). Ha proposto di pensare di essere invitati a partecipare a una maratona e di poter indossare un paio di scarpe, tutte numero 37. In effetti, non tutti sarebbero a loro agio (io per prima, dopo due gravidanze sono passata dal 37 al 39!). Lo stesso discorso vale per la didattica. Se uso lo stesso metodo di insegnamento per tutti, sto "imponendo" qualcosa di simile. Di fatto è nato l'universal design for learning (Center for applied Special tecnology), una metodologia di costruzione dei contenuti didattici e per la progettazione di corsi che tenga conto delle differenze.

La teoria dell'apprendimento sulla ricerca neuroscientifica ci viene incontro. Il nostro cervello può essere "suddiviso" in tre reti di neuroni (le cellule nervose); il network di riconoscimento, che identifica e interpreta strutture ricorrenti di suoni, immagini, gusti, odori e sensazioni tattili, il network strategico, che pianifica, esegue e controlla azioni e abilità, il network affettivo, che valuta e stabilisce le nostre priorità sulla base delle nostre emozioni (se l'ansia tende a frenarci, l'euforia tende al contrario a spronarci). Quest'ultimo è quello più difficile da tenere sotto controllo.
Un uso sapiente della tecnologia può rendere la didattica convolgente, specie per le nuove generazioni.

Sensoltre
Emanuela Ferri ha spiegato come la sinestesia sia un incontro tra sensi diversi: nel percorso offerto da Sensoltre, ad esempio, udito e tatto sono messi in primo piano. L'accostamento e la fusione delle arti non è una novità, ma l'uomo ha cercato sin dall'antichità di mettere in contatto musica, canto e danza. La mostra di quadri tattili è partita da una richiesta di un gruppo di persone non vedenti che chiedevano di poter fruire dell'arte. Il progetto in realtà è subito diventato più ampio ed è stato pensato come una mostra per tutti, vedenti e non, per consentire a ciascuno di poter godere dell'opera d'arte partendo da una base comune, anche se con risultati diversi per ognuno. Inaugurata a Bari nel dicembre 2013, l'esposizione ha fatto poi tappa a Benevento e Bologna. Informatici senza frontiere sono stati più volte sia a Milano, Roma sia a Bologna ma per incontri o convegni sulla tecnologia (Tech4social Milano, Codeweek Roma, Tedx Bologna). Emanuela Ferri ha poi anticipato che alla fine della lezione avremmo vissuto un'esperienza di fusione tra pittura e musica.


Musica e tecnologia
Roberto Andreoni ha riflettuto come come spesso dai "cortocircuiti" di alcune situazioni si aprano opportunità che consentono miglioramenti in relazione alla fruizione, all'inclusività e all'accessibilità. Ha raccontato come per esempio negli Stati Uniti, dove lavora, sia obbligatorio che nessuno sia escluso, anche a livello del web. Quindi per esempio, un materiale fornito esclusivamente in PDF (non accessibile ad alcune persone con disabilità) è un "reato" punito con una multa "salata" (come mi piacerebbe che questo accadesse anche in Italia!).
Ha spiegato che impiega ormai per il suo lavoro di compositore la tecnologia, che rompe i confini temporali e spaziali. In effetti questo avviene anche in Sensoltre, dove l'arte visiva viene fruita in relazione a parole e musica che sono sincronizzate alla visita del singolo quadro. Quando il compositore pensa alla musica da comporre, oggi come oggi lo spazio tra pensiero e partitura è quasi annullato, diventa un unicum. Se la tecnologia è il mezzo di trasporto, l'artista è il manovratore. Oggi però, purtroppo, grazie ai software sempre più sofisticati, c'è una grande accessibilità (che è un bene), ma senza la consapevolezza e la conoscenza della grammatica e della sintassi musicale. Quindi se da un lato chiunque può creare musica, dall'altro si assiste a un appiattimento e impoverimento musicale. Certo, ora la tecnologia può anche tirar fuori cose interessanti da suoni "non nobili" (persino dalle pernacchie). Si assiste però al primato dell'editing sul composing. Oggi come oggi il copyright  assume un confine sempre più frastagliato. Il rovescio della medaglia è che la musica ha una sua tracciabilità, riconoscibilità e archiviabilità.

Roberto Andreoni poi sorpreso la platea suonando al pianoforte un accordo in giro di DO, spiegando che è alla base di molte melodie di canzoni odierne. Ha anche suggerito di sfruttare le possibilità offerte da youtube, che è una grande biblioteca virtuale.
Per concludere, ha fatto riferimento a Studio Azzurro (ne ho parlato qui in relazione alla mostra del Touring), che realizza esposizioni in cui si lavora sull'elemento sorpresa, sullo stupore e dove c'è una decontestualizzazione del linguaggio (es. soffio sulla piuma e qualcosa si muove alle mie spalle).
L'arte può essere dunque un ponte per nuove vie da esplorare. Forse, grazie alla tecnologia, oggi Beethoven potrebbe sentire e Bach vedere.

Informatici senza frontiere
L'avvocato Andrea Rudelli ha raccontato l'esperienza di informatici senza frontiere, che a partire da un'esperienza di supporto a un medico in Uganda, si sono trovati a operare anche nel Carcere di Treviso. In seguito, hanno aiutato i migranti o i rifugiati politici (Naga). Si occupano anche di creare facilitatori del linguaggio per persone con disabilità, per consentire loro di esprimersi. Ad esempio, hanno aiutato un gruppo di persone con sindrome di Down che hanno richiesto dei mediatori informatici per esprimere delle scelte.
Per la mostra Sensoltre si sono occupati di sincronizzare la musica e la voce in relazione alla vicinanza ai quadri tattili (un po' come avviene con le audioguide).
Ha concluso con un appello, invitando chi vuole a dare una mano, visto che operano su base volontaria: cercano comunicatori e formatori (non occorre essere informatici). La prossima riunione a Milano è il 24 marzo al Museo della Scienza e della Tecnologia. Maggiori info qui.

Prima di lasciare spazio alla seconda parte, Roberta Garbo ha riflettuto come sia interessante il nesso tra tecnologia e impegno umanitario e come l'impiego delle tecnologie in ambito artistico possa consentire sperimentazione non solo per allargare la base di fruitori ma anche dare la possibilità di "frequentare" quel confine. Anche nella didattica la tecnologia può essere d'ausilio per fare emergere i talenti, a seconda dell'orientamento e della direzione che si prende.


Quando la pittura incontra la musica: fusione tra le arti.
Nella seconda parte, l'artista Cinzia Fiaschi ha dipinto in diretta due grandi tele mentre Emanuela Ferri, al pianoforte, eseguiva in sequenza brani: "Venite con noi" (raccolta da Sentiero di Rovi, 1902) di Leoš Janáček, un racconto del compositore ceco che passando di fronte all'abitazione della sua infanzia ricorda con piacere e malinconia un motivo che si ripete come un carillon rotto; "In a Landscape" di John Cage, musica ipnotica e meditativa, che si "inviluppa" in un continuum di note;
un componimento di Tōru Takemitsu, dove si assiste a un intreccio tra musica orientale e occidentale e una riconciliazione con la natura e i quattro elementi.
Emanuela Ferri ha anche fatto riferimento al libro di Alex Ross, "Il resto è rumore. Ascoltando il XX secolo" (edito da Bompiani).
Di seguito una sequenza di immagini di Cinzia Fiaschi all'opera. Immaginatela dipingere mentre Emanuela Ferri suona al piano... forse con la tecnologia si può anche questo...

La lezione aperta era la prima: il prossimo incontro sarà l'11 aprile, dedicato a Baskin, un'esperienza di Basket inclusivo. L'ultimo sarà a maggio, dedicato a lettura e scrittura inclusiva.
Lasciatemi ringraziare Andrea Mangiatordi, Roberta Garbo ed Emanuela Ferri per la grande disponibilità dimostrata.

2 commenti:

  1. Bellissimo e interessante! Mi sarebbe piaciuto un sacco esserci. Grazie del tuo report!

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    1. Grazie come sempre Emanuela, la prossima volta te lo segnalo!

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