mercoledì 12 luglio 2017

"Istanti di luoghi" di Ferdinando Scianna, in mostra a Milano allo Spazio Forma Meravigli



La copertina del libro "Istanti di luoghi", edito da Contrasto.

Resterà aperta fino al 30 luglio "Istanti di luoghi", la personale del fotografo siciliano Ferdinando Scianna, in mostra allo Spazio Forma Meravigli, che raccoglie 50 immagini scattate in giro per il mondo (dalla Sicilia alla Costa d'Avorio, al Sudamerica, dal cuore dell'Europa alla Russia), e che rappresenta una sorta di "proiezione" dell'omonimo libro, che ne colleziona ben 94.

©Anna Pisapia
Un libro che nasce da una riflessione che lo accompagna da molti anni: infatti Scianna ha spiegato che non crede alle specializzazioni. Secondo la sua concezione "il fotografo è uno che guarda il mondo cercando di vederlo." E la fotografia non è altro che un incontro con il mondo, con la realtà.

New York, 1976 © Ferdinando Scianna/MagnumPhotos/Contrasto 

Scianna ha anche raccontato di aver "incontrato" i luoghi quando faceva tutt'altro (viaggiando, facendo reportage di vario tipo) e che "Ogni tanto un luogo ti "impone" di essere fotografato (per l'emozione che suscita, ad esempio)".  Seppur grande, il fotografo rimane sempre e solo un interprete, perché "è come un musicista che suona una partitura di Bach. Solo che per il fotografo la musica l'ha scritta il mondo." 

Interessante è anche la sua considerazione sul racconto: perché a suo modo di vedere il racconto c'è già nella testa del fotografo quando scatta la foto, c'è ancora nell'atto di scegliere o scartare una foto e, infine, c'è nella testa di chi guarderà la foto, "perché le immagini sono piene di testo". Infatti, non parla di "paesaggi" ma di "luoghi", anche se in mostra non ci sono quelli canonici (come il Partenone o le cascate del Niagara).

©Anna Pisapia


Fare libri è stato, mi sembra, l’obiettivo principale di tutto il mio fotografare.
Ferdinando Scianna


Scianna ritorna sul concetto che "Le fotografie non si fanno solo nel momento in cui si scattano, ma anche dopo, quando scarti la foto: perché anche questo è un gesto fotografico." aggiungendo che  "Scegliere le foto è come scrivere le frasi che insieme vanno a comporre un racconto. Nel caso delle fotografie crei un libro."

©Anna Pisapia 

Ma come mai le foto in mostra sono tutte in "Bianco e nero"? Il fotografo spiega che per questa domanda - che lo accompagna da sempre - ha una risposta breve e una lunga. La risposta breve è che sente più nelle sue corde il bianco e nero. Quella più lunga è che si tratta di due linguaggi diversi: lui è nato con il bianco e nero, la sua "lingua materna", nonostante poi abbia imparato a "parlare" il colore (avendo fatto il reporter per i giornali). Racconta anche di essersi portato spesso una macchina per sé, perché pur dovendo fotografare a colori vedeva in bianco e nero.

©Anna Pisapia
Ascoltare dal vivo un personaggio di così grande levatura, con la schiettezza che lo contraddistingue, lascia sicuramente a bocca aperta. Ecco perché vi propongo anche un video che ho realizzato.


Per altri approfondimenti vi consiglio di guardare qui e qui.

La mostra di Forma Meravigli è arricchita da una sala dedicata ai libri di Ferdinando Scianna: Ritratto di un autore in 16 libri pubblicati (e alcuni mai realizzati).

Forma Meravigli, via Meravigli 5 Milano - tel: 02 58118067
Lunedì e martedì chiuso
Tutti i giorni dalle 11.00 alle 20.00 - Giovedì dalle 12.00 alle 23.00
Ingresso: intero 8 euro - ridotto 6 euro
Social: twitter @formafoto
Facebook: FondazioneFormaPerLaFotografia
Instagram: Fondazione Forma per la Fotografia

lunedì 10 luglio 2017

"La Tartaruga Maria" di Silvia Mori, Luciana Tufani Editrice


Sarà il caldo che è scoppiato in città, sarà il desiderio di refrigerio, ma penso sia perfetto prepararsi al mare leggendo "La Tartaruga Maria" (e altri racconti) di Silvia Mori (qui), pubblicato da Luciana Tufani Editrice (qui). L'autrice, che è stata ispirata per queste storie dalle atmosfere dell'isola greca di Cefalonia, dimostra una grande conoscenza e passione per il mondo naturale a cui aggiunge le sue narrazioni che ricordano le leggende africane o le "Storie del bosco antico" di Mauro Corona (qui).

La "Storia di Maria la Tartaruga e del granchio Dimitri", che racconta la leggenda di come le testuggini diventarono tartarughe marine, ci conduce sulle rive del mare Ionio "che ha le acque azzurre come zaffiri", all'interno dell'isola di Zacinto dove una giovane tartaruga terrestre si avventura alla ricerca di una grande ostrica protetta da un polpo, una "perla magica, in grado di esaudire il primo desiderio espresso da chiunque la possedesse".  Così inizia un lungo viaggio, che la porterà prima in mezzo a "distese di grandi alberi di ulivo, alternati a colline ricoperte da cespugli di timo, rosmarino e maggiorana dove le api scorrazzavano felici suggendo il nettare dei fiori profumati", poi sugli "scogli appuntiti su cui si frangevano le onde". Da lì l'incontro con il granchio Dimitri e la sua impresa nella grotta dove si trova il terribile polpo Lefteri...

"Come avvenne che gli uccelli popolarono il mondo" parla invece delle migrazioni, mentre "Le foche di Alonissos" narra la vicenda della piccola Nanuk - che isolata su un pezzo di ghiaccio fa amicizia con un cucciolo di orso bianco - e delle sue peripezie che la portano al Sud, alla scoperta di animali incredibili fino ad arrivare in Grecia, a incontrare le foche monache. Infine, "Nikos, il furetto e la civetta Athina" narra delle vicissitudini della coraggiosa civetta che affronta diversi pericoli per salvare la sua terra da una terribile invasione di locuste.

Attraverso la narrazione Silvia Mori ci porta in un viaggio in cui l'immaginazione è sovrana, i bambini - almeno i miei - sono rimasti affascinati dai racconti che mischiano sapientemente la realtà con la fantasia, e che fanno ritornare ai tempi antichi, dove miti e leggende la facevano da padrone. Qui si parla anche di amicizie e avventure, di tantissimi animali e di paesaggi da sogno.

Se siamo rimasti molto colpiti dalle storie, che ci hanno appassionato, sia io sia i miei bambini non abbiamo amato i disegni di Valeria Zaccheddu, che non aggiungono nulla al testo. Anzi, a differenza delle illustrazioni che aggiungono qualcosa, questi a mio parere sono banali e un po' infantili. Forse avrei preferito un libro in formato tascabile, come quelli di Gerald Durrell che ho amato tanto da ragazza.

PS qui sotto Andrea mima la tartaruga Maria...


mercoledì 5 luglio 2017

"La signora degli abissi: Sylvia Earle si racconta", di Chiara Carminati e Mariachiara di Giorgio, Editoriale Scienza

Sarà che in questo periodo sto riandando con la memoria alle radici della mia passione per gli animali e per la natura - vedendo negli occhi di mio figlio Andrea lo stesso guizzo di meraviglia e la stessa curiosità che mi animava da piccola - o sarà forse per la bellezza della descrizione di questa biografia narrata da una scrittrice e poetessa, che gioca meravigliosamente con le parole (non a caso si è aggiudicata, tra gli altri, il premio Andersen, qui la motivazione), ma il libro "La signora degli abissi: Sylvia Earle si racconta", di Chiara Carminati (qui il suo sito), magistralmente illustrato da Mariachiara di Giorgio (qui), pubblicato da Editoriale Scienza (qui) ha colpito nel profondo e mi ha emozionato molto.


Questo romanzo, con le frasi che rimangono sospese nell'aria e nel cuore, le illustrazioni allo stesso tempo precise e minuziose e in qualche modo "oniriche", accompagnano in un viaggio alla scoperta di una scienziata di fama mondiale (che personalmente non conoscevo) "molto veloce", perché ti fa venire voglia di finirlo subito per vedere cosa succede. Così ti ritrovi a immaginarti il posto in cui è nata Sylvia Earle, nel New Jersey, dove "c'erano uno stagno, un torrente, e alberi, e frutta e prati e campi... e c'era la pioggia, che pettinava i rami del salice, lucidava gli acini d'uva e faceva cantare l'acqua dello stagno." La accompagni prima da piccola alla scoperta dei limuli - strani crostacei "preistorici", veri "fossili viventi" - nelle acque "grigie e roboanti" dell'Oceano Atlantico per passare con lei alla scoperta del Golfo del Messico, "turchese e cristallino" con le onde che "accarezzavano il bagnasciuga con gentilezza".

Sogni con lei, lasciata libera dai genitori di esplorare per ore e ore in mare, con la pelle diventata quasi squamosa da tanto si raggrinziva in acqua. Ti appassioni alle sue letture (William Beebe inventore di un sommergibile chiamato "Bathysphere" o Jacques Cousteau) e alla sua voglia di respirare sott'acqua. La accompagni da studentessa lungo il suo percorso, sempre dettato dalla passione e dalla voglia di conoscere. Scopri che nonostante la sua carriera di ricercatrice è riuscita a farsi una famiglia e ad avere tre figli (la terza l'ha portata con sé in grembo mentre faceva una delle sue immersioni da impresa al quinto mese di gravidanza... sarei curiosa di sapere chi è diventata sua figlia con un imprinting acquatico così forte e vivido).  Scopri che ha lottato contro i pregiudizi dell'essere donna facendo un mestiere riservato perlopiù agli uomini, e che li ha sconfitti sempre con la sua curiosità, la sua voglia di scoperte che ha avuto la meglio su tutto. Sempre di più ti appassioni alla sua vita, che sembra davvero un romanzo inventato, è invece è la realtà (che a volte supera la fantasia).

Scopri le sue tante ricerche ma più importante ancora che oggi va in giro con la sua organizzazione Mission Blue (qui) a parlare del mare per farlo proteggere. Perché "esplorare il mare è come esplorare lo spazio, con una grande differenza: siamo sicuri che qui esistono esseri viventi. E anzi non c'è nessun altro posto che comprenda una ricchezza di forme di vita così diverse tra loro come il pianeta blu degli oceani". Qui trovate un video in cui lancia il suo appello appassionato per preservarli. Il video si può anche scaricare e vedere con i sottotitoli per chi vuole.

martedì 4 luglio 2017

"La grande quercia" di Gerda Muller, Natura e Cultura editrice


Grazie a Natura e Cultura editrice (qui), è finalmente uscito anche in italiano il libro dell'autrice olandese Gerda Muller "La grande quercia". Si tratta di un bellissimo albo che racconta una storia che ruota intorno a una quercia, considerata dai Celti la regina della foresta, e da sempre simbolo di forza, protezione e fertilità. Anche il titolo dell'edizione italiana - diverso da quello inglese "A year around the great oak" (che ha anche le pagine lucide, mentre in questo italiano sono opache) - pone l'accento sul valore dell'albero in sé. In copertina si vede un bambino sull'albero placidamente accomodato su un grande e robusto ramo intento a leggere, mentre gli altri due protagonisti, appesi la borsa e il maglione su un ramo, se ne stanno accovacciati per terra, al fresco riparo del grande albero a osservare gli insetti. Uno scoiattolo rosso li osserva indisturbato dal folto del fogliame in alto. 

Questo libro è un inno a riscoprire la lentezza delle stagioni e osservarne i cambiamenti, anche nei più piccoli dettagli: il racconto si snoda lieve nell'arco di un anno e osserviamo insieme all'autrice la metamorfosi del bosco con il passare delle stagioni. Ogni pagina invita l'osservatore a stare in guardia, a scoprire tutte le creature che la popolano, siano nominate o meno.

Protagonisti sono tre bambini: Robin - nomen omen, ovvero il nome è un destino come si dice, in inglese significa pettirosso e non sarà stato scelto a caso dall'autrice - che vive con i genitori in una bellissima casa immersa nei boschi, e i suoi cugini Anna e Benjamin, che pur venendo dalla città - o forse proprio per questo - sono letteralmente catturati dalla bellezza di quello che c'è fuori (e con questa parola mi riallaccio al libro corale "Fuori", di cui ho parlato qui, e all'intervento di Monica Guerra, non a caso presidente dell'associazione Bambini e Natura, qui). Infatti appena arrivati non vedono l'ora di perdersi in giro con il cugino. 

Il libro inizia in autunno, quando le piante hanno già cominciato a perdere le foglie o a tingersi di colori caldi, che vanno dal giallo al marrone (prima di cadere le foglie perdono progressivamente la clorofilla e  - prima di non ricevere alcun nutrimento dalla pianta e staccarsi - rimangono con altri pigmenti, che ne fanno risaltare i colori dorati: qui un approfondimento). 


Siamo in un bosco di faggi e betulle ma la vera protagonista è lei, la quercia, un esemplare di trecento anni che si erge in tutta la sua bellezza nel folto del bosco, in mezzo a una radura. Quando i bambini arrivano a conoscerla la prima ad andarsene è la ghiandaia, conosciuta come la sentinella del bosco, che lancia il suo richiamo di allarme per avvisare gli abitanti dell'arrivo degli estranei. Ma non c'è solo lei. All'inizio del libro la Muller nomina i diversi animali e si può cercarli insieme a bambini nei diversi nascondigli (es. il riccio tra il cespuglio), come ci invita a scoprire quali funghi hanno trovato i tre cugini, funghi come finferli (o gallinacci) e porcini che si trovano anche nei nostri boschi o anche quelli del legno (non commestibili). L'autrice qua e là ci stimola anche a trovare strumenti semplici per indagare la natura, (come utilizzare uno specchietto per osservare se i funghi hanno o meno le lamelle).


Il racconto prosegue in inverno - e ci perdiamo tra le bellissime illustrazioni a scoprire quali sono quei piccoli uccellini che popolano il bosco (come la cinciarella dalle tinte azzurre e gialle, che sta a pancia in su, o il pettirosso). 

In primavera osserviamo il cambio di colori e il tripudio delle tinte verde pastello, diverse a seconda delle piante che hanno appena messo le foglie e l'autrice ci illustra gli amenti penduli, le infiorescenze presenti in tante piante, come il nocciolo, la quercia o il castagno.

Siamo ormai in primavera inoltrata quando i bambini incrociano lungo il loro cammino un piccolo di capriolo appena nato: nonostante la voglia di accarezzarlo sia fortissima il monito è quello di non toccarlo altrimenti la mamma non riconoscendo il suo odore smetterà di allattarlo (qui una bellissima foto fatta a un cerbiatto per un progetto di salvaguardia delle faggete dell'Abruzzo - Forest Beat - dove si spiega meglio tutto: il discorso di non toccare gli animali naturalmente vale per tutti i cervidi... e non solo). Per fortuna il piccolo viene scovato più tardi, quando è fresco in compagnia della mamma (la femmina si riconosce dal maschio perché non ha il palco ramificato sulla testa).


Il ciclo prosegue e la natura anche (con una famiglia di civette... o sono allocchi?) e con una piccola disavventura - che aumenta la souspance e alimenta il racconto - che si risolve al meglio.

Questo libro penso dovrebbe stare in tantissime case, per iniziare a capire il valore dell'ambiente che ci circonda, scoprendolo a partire dalle piccole cose: è infatti un suggerimento a indagare le meraviglie della natura, che può essere così appagante da dimenticarsi di tutto il resto. Inoltre, è un invito ai genitori e agli adulti, di avere più fiducia nei bambini, lasciandoli andare a vagabondare da soli nel bosco (fortuna che ho avuto sin da piccola!), a compiere mille avventure e scoperte.

giovedì 29 giugno 2017

Al Masetto con Geena Forrest e "Sei zampe o poco più", Topipittori


Per la prima volta nella storia di questo blog non so proprio da dove cominciare per raccontare la bellissima esperienza al Masetto (qui il sito) con Geena Forrest, esperta in scienze forestali e autrice di "Sei zampe e poco più", edito da Topipittori (qui la scheda di presentazione del primo volume della nuova collana PINO- Piccoli Naturalisti Osservatori che - insieme a PIPPO-Piccola Pinacoteca Portatile - ha ricevuto il premio Andersen, qui), insieme all'entomologo Giordano Vignoli e al fotografo naturalista Gabriele Moscatelli (qui il sito). 


Sarà perché era da tanto tempo che sentivo parlare del Masetto e finalmente (!!) sono riuscita ad andarci. 

Urka secondo Andrea (6 anni e 1/2).
Sarà perché appena arrivati, l'accoglienza è stata particolarmente calorosa, cane compreso (si chiama Urka - non ricordo però se si scriva così - e i miei figli volevano portarsela via da quanto è bella e simpatica).


Sarà perché il cibo non è solo buono ma direi ottimo e potresti farti un giro da quelle parti solo per assaggiare le proposte di Gianni. 


Sarà perché la biblioteca messa in piedi da Giulia Mirandola è strepitosa e vorresti passare ore a scovare libri che ancora non conosci o rileggere quelli che ti sono familiari. 


Sarà perché nei momenti "morti" ci sono giochi dal sapore antico e intelligenti!

Sarà perché al mattino ti svegli con l'intercalare delle cince e dei fringuelli e se ti sposti di poco le puoi pure osservare indisturbata. 

Foto Marco Canuti.
Sarà perché puoi fare fotografie ovunque, anche dietro la seduta in legno, perché tutto è bellissimo!





Sarà forse perché ci sono talmente tanti ma tanti di quegli insetti che è il posto ideale dove iniziare a imparare a osservarli meglio.


Sarà... sarà che Geena Forrest è semplicemente un mito (non scherzo!) e conoscerla dal vivo è una esperienza irrinunciabile: perché è simpatica, esperta, paziente, coinvolgente e instancabile (se Andrea non è riuscita a stremarla... ho detto tutto!).

Sarà che il libro ha appassionato da subito i bambini, in particolare Marco, che se lo è "studiato" il giorno prima... comodamente sdraiato su una delle amache messe a disposizione dal Masetto.


Ed eccoci al racconto di una giornata iniziata alle 8 (prima che Geena e Giordano arrivassero) con la cattura di insetti e terminata alle 22 con la cattura di insetti... Naturalmente insetti presi per osservarli e poi lasciati liberi in natura, anche se questo secondo aspetto per il mio piccolo Andrea, soprannominato Insetta Jones dal fratello non è stato facile da accettare, nonostante Giordano ci abbia provato a più riprese.


Dopo la consegna di bellissimi taccuini con la copertina che riprendeva i disegni del libro e la rilegatura giapponese che Geena ha imparato seguendo uno dei tanti corsi che fa Paolo Canton, la spiegazione delle parti essenziali di cui è fatto un insetto, Geena e Giordano, sotto la supervisione attenta di Giulia e Urka, ci hanno accompagnato in uno stagno dove poter cercare i nostri amici a sei zampe.
Exuvia, ovvero lo scheletro esterno di una larva di libellula, da cui l'insetto si è liberato per trasformarsi in adulto.

Un amico a otto zampe.

foto Marco Canuti.

Anche i fotografi a volte si riposano!
(ps se andate sulla pagina fb del Masetto trovate alcuni bellissimi scatti di Gabriele Moscatelli)

Dopo avere scoperto tanti trucchi per riconoscere, ad esempio, le locuste dalle cavallette (potete scoprirlo anche voi perché Geena Forrest tornerà al Masetto il 23 luglio! Per iscrizioni: scrivi@ilmasetto.com - cell. 328 9343926) siamo rientrati felici, soddisfatti e affamati al Masetto dove siamo stati rifocillati a dovere. 


Dopo una pausa, i lavori sono ripresi in laboratorio dove Giordano e Geena hanno invitato i partecipanti a osservare gli insetti catturati e provare a metterli su carta). 


Alla fine tutte le opere e i taccuini sono stati esposti per una mostra temporanea.


Prima di lasciare andare (difficile... l'avremmo tenuta volentieri con noi!) Geena Forrest le abbiamo chiesto di autografare i nostri libri...

Ora non ci resta che leggere, rileggere e usare il libro di Geena e mettere in pratica le osservazioni che con pazienza e passione lei e Giordano ci hanno trasmesso. Qui sotto alcune immagini del libro che consiglio vivamente di acquistare.


PS dimenticavo al Masetto si fanno bellissimi incontri. Noi siamo stati in felice compagnia con Chiara, suo marito, Luna, e Mattia e torneremo al Masetto a luglio per rivederci (e Marco farà un laboratorio insieme a Mattia!).