Visualizzazione post con etichetta mostra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mostra. Mostra tutti i post

mercoledì 8 luglio 2026

A Mola di Bari, in Puglia, la Mostra su "Bruno Calvani. La luce sull'antico"


Rimarrà aperta fino al 30 settembre 2026 al Castello Angioino Aragonese di Mola di Bari la mostra "Bruno Calvani. La luce sull'antico", che fornisce la possibilità di scoprire
un artista del Novecento ancora poco noto ai più.


Bruno Calvani, 1905-1985.


"La retrospettiva dedicata a Bruno Calvani nasce con l’obiettivo di restituire alla comunità, molese e pugliese, la figura e le opere di uno degli artisti più significativi della scultura italiana del Novecento. 
Il progetto è curato da Massimo Guastella, docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università del Salento" 
(sito del Comune qui). 
Ho approfittato della sua disponibilità per saperne di più e per incuriosire ognuno di voi ad andare a visitarla.



Nella foto da sinistra, il professor Massimo Guastella, 
docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università del Salento, 
e Carlo Mansueto, presidente della Cooperativa Armida.


Qual è stata l'idea che ha guidato la realizzazione di questa esposizione e quale ritiene sia il suo principale valore culturale?


Massimo Guastella (
MG) Ancorché una idea guida, ritengo sia stata l'esigenza della collettività di Mola di Bari (che da molti anni manifestava di voler realizzare una mostra al "proprio figlio") del mondo della cultura soprattutto sotto il profilo dell'associazionismo, questa occasione, voluta dal sindaco e dalla cooperativa Armida, è stata l'occasione per poter dare un senso a un'esposizione, perché oramai le mostre sono tutte senza una ragione. E questo senso è stato quello appunto di riordinare tutta la produzione dell'artista, non solo sotto il profilo più noto della scultura quanto quello sia del disegno sia della pittura. Questa è stata sostanzialmente la linea guida dell'intera esposizione e, quindi, poter dare un valore culturale di storicizzazione a un artista di una levatura non solo nazionale ma anche internazionale.


Il percorso espositivo intreccia ricerca storico-artistica e vicenda biografica dell'artista, restituendo anche uno spaccato dell'Italia del Novecento. In che modo questi due aspetti dialogano tra loro?



MG Ovviamente questi intrecci tra vicenda dell'uomo e vicende storiche artistiche e produzione appartengono alla metodologia della ricerca storica e artistica dell'età contemporanea, che prevede un esercizio critico, ma anche e soprattutto, un esercizio filologico.


L'incontro con altre personalità, il rapporto con gli altri movimenti fanno sostanzialmente da cornice per la contestualizzazione delle attività dell'artista, che agisce all'interno di relazioni e anche di contesti geografici e culturali; nel suo caso da giovanissimo era a Roma, quindi a Milano, poi c'è tutta la stagione rilevante francese - sulla quale si vorrebbero fare ulteriori approfondimenti - poi il ritorno in Italia, il periodo milanese durante la Guerra, nonché la consacrazione, la maturazione fino al riconoscimento dell'Accademia di San Luca.

Ci sono stati momenti diversi e contesti diversi che andavano necessariamente messi in relazione con tutti i rapporti, i luoghi e con quello con cui ha avuto a che fare.




Foto di Cooperativa Armida

L'allestimento di una mostra di questo tipo comporta inevitabilmente delle sfide. Qual è stata la difficoltà più significativa che avete dovuto affrontare?

MG Può sembrare la risposta più ovvia e banale, ma la risposta è, come sempre e soprattutto a certe latitudini, quella delle risorse economiche. Purtroppo c'è una tendenza a proporre mostre pensate altrove, organizzate altrove e poi importate e questo è un trend, che a mio avviso, porta il territorio, soprattutto quello meridionale, specie quello della Puglia, a una sorta di colonialismo, di nuovo colonialismo, perché enfatizzano nomi altisonanti e poi magari scopri che ci sono opere di scarso rilievo di quegli artisti importanti, pur di sbigliettare, pur di far parlare i giornali a favore dell'amministrazione proponente.


In questo caso, devo dire che la sfida - molto coraggiosa - l'ha affrontata l'amministrazione di Mola di Bari, scegliendo una mostra di ricerca, una mostra che avesse delle ragioni collegate al territorio, con una ricaduta nel territorio e questa è stata la grande sfida e che non è stata la mia, che ho solamente raccolto di buon grado il ruolo di curatore, scegliendo di mantenere una qualità scientifica alta.




Bruno Calvani Calvani,Bruno Calvani. La luce sull'antico, Massimo Guastella, A casa di Anna blog, annapisapia.blogspot.com, mostra, Puglia, artista, pittore, scultore,
Bruno Calvani, Ritratto del padre, 1921, fuso dal figlio di Wildt a Milano. 
Collezione privata. Foto di Massimo Guastella



E, al contrario, qual è stato il momento che le ha dato maggiore soddisfazione durante la preparazione del progetto?


MG Nella capillare ricognizione che da oltre un anno e mezzo ho svolto - grazie alle giovani ricercatrici del laboratorio TASC (Territorio Arti Visive e Storia dell’Arte Contemporanea), del Dipartimento di Beni culturali, Università del Salento, a cui si sono aggiunti Andrea Antonio Moschetti e Daniela Rucco, allievi che collaborano attivamente col Tasc -, si è sondato anche in quel di Parigi (grazie a Rosanna Carrieri che ha svolto indagini nella capitale francese) tutto quello che era possibile ricercare; naturalmente, cogliendo l’opportunità che è stata quella di un collezionismo colto che quasi tutta la Puglia ha evidenziato, soprattutto nell'area tra Bari, Noci (borgo collinare (420 m s.l.m.) della Murgia barese, a metà strada tra Bari e Taranto, ndr) e la stessa Mola di Bari.


All'interno della parte ultimativa del progetto abbiamo individuato un'opera assolutamente inedita con una documentazione importante che lega il giovane Calvani in quel di Milano alla bottega di Adolf Wildt (qui) : il ritratto del padre con una bellissima lettera che ne documenta l'inizio della produzione. L’immagine del padre in bronzo ha i caratteri dello stile di Wildt e della sua bottega; difficile da attribuire a Calvani se non fosse testimoniato dalla lettera. Un bronzo straordinario che ci ha dato una grande soddisfazione.




Bruno Calvani Calvani,Bruno Calvani. La luce sull'antico,catalogo,ceramica,disegno,Marco Mignani,Massimo Guastella,Mola di Bari,mostra,scultura, A casa di Anna blog, intervista, annapisapia.blogspot.com, mostra di ricerca
Bruno Calvani, Autoritratto giallo, 1966, china acquerellata su carta, 
Milano, Collezione Pisapia. Foto di Marco Mignani.


Qual è l’importanza del disegno in Calvani?

MG Nel riordinare il progetto della mostra è saltato subito agli occhi di tutto il gruppo delle ricercatrici che mi hanno affiancato quanto il disegno per Calvani non fosse solo un momento per abbozzare su carta l’idea, ma avesse un valore in sé anche dal punto di vista della grafica e dell'attività incisoria. .Questo è uno dei nuovi spunti interpretativi che bisogna dare alla produzione di Calvani.


Talvolta i disegni sono opere d'arte compiute, questo accade molto spesso nella produzione artistica del Novecento. Ci sono alcuni disegni che sono di tutta rilevanza e questo lo abbiamo voluto esplicitare nella mostra e, di conseguenza, anche nel catalogo; infatti c'è un saggio di Erika Presicce specifico sul disegno. D'altro canto, devo dire che lo abbiamo fatto anche per la pittura, c'è un contributo di Alessia Brescia dedicato alla produzione pittorica, su cui bisogna lavorare ancora tanto.



Bruno Calvani Calvani,Bruno Calvani. La luce sull'antico,catalogo,ceramica,disegno,Marco Mignani,Massimo Guastella,Mola di Bari,mostra,scultura, A casa di Anna blog, intervista, annapisapia.blogspot.com, mostra di ricerca, collezione Pisapia
Bruno Calvani, Arlecchino, scultura a tutto tondo in ceramica smaltata, 
già collezione Maria Giulia Fazzini, Melzo. Foto di Marco Mignani



Abbiamo alcuni punti di domanda da sciogliere e naturalmente bisognerà lavorare con altri affondi di indagine storico-artistica e critica.

Non ultimo vorrei ricordare che abbiamo fatto un cenno anche alla produzione ceramica e di piatti, mai indicata nella critica precedente, quindi nella storia critica dell'artista e questo è un primo punto di partenza come chiave interpretativa dell'intera produzione per leggere integralmente la personalità artistica di Bruno Calvani. E infatti Cristina Sergi ha scritto un primo articolo sulla sua inedita produzione di ceramica.



Copertina del catalogo, Sfera Edizioni/Bari, in vendita in mostra.



Nel catalogo lei affronta il tema dell'oblio che ha avvolto Bruno Calvani dopo la sua scomparsa. Da cosa è dipeso, secondo lei, questo lungo periodo di silenzio?


MG Dopo la morte dell'artista, la scomparsa della moglie prima e della figlia poi non hanno consentito di seguire le fortune post mortem della sua produzione. In genere, gli archivi degli artisti sono affidati quasi sempre agli eredi che promuovono, divulgano le produzioni di queste personalità; ma per Bruno Calvani così non è avvenuto, purtroppo. Invece, dobbiamo a un collezionismo, talvolta anche di natura amicale, anche competente, il sostegno nei decenni alla memoria dell’artista. Dopodiché, disperdendosi in tanti rivoli, questi collezionisti, spesso non parlandosi fra di loro, non hanno aiutato a mettere in evidenza organicamente Bruno Calvani nonostante la sua fortuna iniziale, a livello di critica. Questo silenzio ha caratterizzato gli ultimi decenni. Speriamo questa mostra abbia posto non un punto d'arrivo ma piuttosto un punto di partenza come sempre dovrebbe essere.


Bruno Calvani Calvani,Bruno Calvani. La luce sull'antico,catalogo,ceramica,disegno,Marco Mignani,Massimo Guastella,Mola di Bari,mostra,scultura, A casa di Anna blog, intervista, annapisapia.blogspot.com, mostra di ricerca, collezione Pisapia
Marina, collezione Pisapia. 
Foto di Marco Mignani (non in mostra)


Quanto hanno inciso le radici pugliesi e, più in generale, la cultura dell'Italia meridionale nella ricerca artistica di Calvani?

MG Più in generale parlerei di una cultura mediterranea, credo che questo sia sicuramente un tratto importante della personalità artistica di Bruno Calvani e non sottovaluterei anche certa cultura romanica, propria di una stagione importante dell'area pugliese, più in generale dell'area barese e anche in quel di Mola, testimonianze del Romanico soprattutto plastico, scultoreo. Queste sono le radici iniziali e fondamentali della cultura di Bruno Calvani.


Ovviamente da qui ci sono stati gli sviluppi, che hanno significato un confronto diretto prima con gli ambienti romani, poi con la cultura di Wildt, la stessa capacità di assorbimento, di riflessione, di confronto con la cultura artistica parigina dalla fine degli Anni Venti a tutti gli Anni Trenta. Sono stati anche altri gli aspetti sicuramente importanti che si sono andati a riannodare con quelle basi di cultura mediterranea che stanno alla fonte della sua arte.


Si può dire che Calvani, nonostante sembri guardare all'antico, sia moderno?


MG Bruno Calvani non sembra solo guardare l'antico, lui guarda l'antico e lui studia l'antico ma è proprio tipico di una stagione, quella compresa tra gli Anni Venti, Trenta e Quaranta nel grande dibattito avanguardistico e post-avanguardistico in Europa, in cui la cultura della tradizione, la scultura di figura o la figura in generale tornano negli interessi degli artisti, pensiamo al rappel à l'ordre francese di Jean Cocteau (qui) e André Derain (qui).


Ed è in questa attenzione dell'antico che si cerca una nuova lingua di modernità, che sappia essere al tempo stesso contemporanea senza perdere la continuità con la grande arte del passato. Vi è un passaggio di un'intervista che abbiamo inserito nel catalogo, che ho citato nel mio saggio, nella quale chiedono a Calvani di parlare di questo suo rapporto con l'arte classica e lui dice una cosa estremamente interessante: non si sente un classico perché la cultura classica di fatto è già un canone, quindi un punto d'arrivo che diventa in qualche modo standardizzato. Calvani si sente un artista preclassico, perché questo per lui ha significato essere un artista che sta ricercando una linea stilistica e linguistica, che gli consente sempre di progredire e mai di fermarsi, cristallizzarsi. Questo, sicuramente, dà quella vibrazione di modernità alla sua produzione, pur fortemente rivolta nello sguardo sul passato.


Anche lo stesso titolo della mostra La luce sull'antico rimanda a un'intervista televisiva regionale nella quale lui risponde che mentre la scultura classica greca aveva una sua produzione interessante, lui vi aveva aggiunto una luce a quella scultura antica.


Al di là dell'artista, quale aspetto della figura umana di Bruno Calvani l'ha colpita maggiormente?

MG Quando non si è avuta una frequentazione diretta con artisti scomparsi da tempo, gli aspetti umani si possono cogliere da testimonianze indirette o anche da più vicine. Ricordo in particolare un articolo del suo gallerista Grossetti, che parlava di un artista che non si era saputo promuovere o pubblicizzare, diversamente da due artisti quali Picasso o Manzù. Oltre a questo, l'altro aspetto che mi ha interessato è una sua singolare considerazione che emerge da un'intervista degli Anni Sessanta, in cui sosteneva che gli artisti non dovevano insegnare, perché si sarebbero appiattiti nella ricerca dello scatto stipendiale.

Ha qualcosa di interessante, dopodiché, probabilmente, anche lui deve aver sofferto dopo i 70 anni di non aver avuto una pensione.


Altre sfaccettature si colgono nelle testimonianze di chi lo ha conosciuto o di chi lo ha frequentato: questo è un elemento peculiare che nel catalogo è stato tenuto nella massima considerazione, poiché ho voluto che scrivessero alcune personalità, alcuni intellettuali del territorio che avevano conosciuto direttamente Calvani o altri che avevano frequentato, perlomeno, la moglie o la figliola.


Infine, c'è una testimonianza che mi è molto piaciuta dell'uomo, e che in qualche modo evoca questo suo trascorso parigino: pare che lui, a qualsiasi ora del giorno, fermandosi al bar con gli amici ordinasse un Pernod o un Pastis, tipici liquori francesi.



Foto di Cooperativa Armida


Quale messaggio o riflessione vorrebbe che il pubblico portasse con sé dopo aver visitato la mostra?

MG La mia impressione è che il pubblico, e lo vediamo anche dalle testimonianze non solo orali ma anche scritte sul libro dei visitatori, stia portando via con sé tanti insegnamenti, soprattutto nella scoperta di questo artista, a contatto diretto con la sua opera. Grazie alla produzione del catalogo di Sfera Edizioni, si è voluto proporre il confronto delle sue opere con il dibattito artistico nazionale e internazionale,


Una cosa da sottolineare è che dal giorno dopo l'inaugurazione, ancora oggi, giungono dei visitatori che per un motivo o per un altro sono stati piccoli collezionisti di Bruno Calvani o hanno portato dei ricordi personali dell'artista e della sua famiglia.


Quei visitatori ci hanno dato spunti per proseguire le ricerche e le interpretazioni dell'opera di Bruno Calvani, che - in qualche modo - stiamo consegnando tanto alla comunità quanto al mondo scientifico.


Per questa mostra vale proprio il detto "l'unione fa la forza". Chi ci tiene a ringraziare?


MG Desidero esprimere un sincero ringraziamento a quanti hanno reso possibile la realizzazione di questa mostra, un progetto che rappresenta una vera sfida culturale perché fondato sulla ricerca storico-artistica e sulla volontà di restituire al pubblico la figura di Bruno Calvani. Un particolare riconoscimento va al Comune di Mola di Bari e, in particolare, al sindaco Giuseppe Colonna e all'assessore alla Cultura Angelo Rotolo, che hanno avuto il coraggio e la sensibilità di sostenere un'iniziativa di questo respiro, scegliendo di investire in una mostra di ricerca e di valorizzazione della memoria artistica del territorio. La mia gratitudine va inoltre alla Cooperativa Armida (qui), ideatrice del progetto, e in particolare a Carlo Mansueto e Lella Lestingi, autentici motori di questa iniziativa, che hanno curato con passione, competenza e dedizione l'organizzazione dell'intero percorso espositivo e il suo progetto culturale.

Un ringraziamento è rivolto anche alla Regione Puglia e a Puglia Culture per il prezioso sostegno, nonché alla Città Metropolitana di Bari e ai Poli Biblio-Museali di Bari per il patrocinio accordato. Infine, questa mostra nasce anche dall'impegno e dalla partecipazione del Comitato per Palazzo Roberti e di tanti cittadini che, con convinzione, hanno sostenuto il valore di un progetto capace di restituire alla comunità un importante tassello della propria storia culturale..


Info pratiche

Come arrivare: Mola di Bari dista da Bari circa 21 chilometri. In auto si impiegano in media 20-25 minuti. Un'altra opzione è il treno regionale da Bari Centrale a Mola di Bari, che copre la tratta in 15-20 minuti.

Orari
La mostra è aperta dal martedì al venerdì dalle 10 alle 13, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20.

Su prenotazione e per gruppi di almeno 10 persone possibili anche visite guidate.

Costo biglietto 3 euro.

La biglietteria chiude 30 minuti prima dell'ultimo orario.

Contatti
Per ulteriori informazioni e prenotazioni: cooparmida@gmail.it - 3384627887

mercoledì 23 gennaio 2019

"Natura. Giocare e scoprire la natura con occhi nuovi", in mostra al MUBA di Milano fino al 6 gennaio 2020


Da domani sarà disponibile al grande pubblico e alle scuole la mostra-gioco “Natura. Giocare e scoprire la natura con occhi nuovi”, in programma fino al 6 gennaio 2020. Un percorso, adatto ai #bambini da 2 a 6 anni, che si articola su quattro diverse installazioni: "Il prato smisurato", "Il giardino incartato", "La camera delle meraviglie" e "Il paesaggio di passaggio", pensate per stimolare la curiosità e la capacità di osservazione dei più piccoli attraverso quattro categorie di percezione sensoriale: spazio, materia, forma e colore.

"Il prato smisurato", curato da Elisa Testori (con la partecipazione della scenografa Isadora Bucciarelli), è pensato per giocare con lo spazio, che si trasforma in base ai bambini che possono scovarvi fiori e animali, o nasconderli dietro l'erba. Un gioco che può andare avanti all'infinito e che lavora anche sulla percezione che si può avere del davanti e del dietro di un oggetto.

"Il giardino incartato", installazione curata da Barbara Zoccatelli (le opere cartacee sono di Daniele Papuli) lavora, attraverso il cartone, sulle forme, che siano o meno naturali. I bambini si divertono a entrare dentro un tunnel che ha l'aspetto delle fronde di un pino o ad aprire una struttura chiusa che può sembrare un fiore. La fantasia è obbligatoria e certo non manca ai più piccoli, che possono lavorare sulle trasformazioni di queste strutture (quella più bella assomiglia alla forma sinuosa di un lombrico). Alcuni pannelli in legno mettono in relazioni alcune forme della natura (per esempio un cristallo di neve con disegni che ne riprendono le linee essenziali).


"Il paesaggio di passaggio" curato da Francesca Valan (con il supporto della tintora Rossella Cirano) è un percorso che si snoda alla scoperta dei colori naturali, declinati nelle diverse sfumature. Tutte le tende realizzate sono composte da colori naturali e si possono poi scoprire da dove derivano (se da un animale o da un vegetale). Il percorso è differente a seconda della direzione in cui viene svolto, quindi lasciate andare i bambini alla scoperta e a incantarsi su quello che attira maggiormente.

Da sinistra, Michela Dezzani, Munaria, Beba Restelli Associazione Bruno Munari, e Monica Guerra.

Infine, sarò di parte, forse, ma sono rimasta incantata dal progetto de "La camera delle meraviglie", ideata da Monica Guerra, insieme agli architetti Lola Ottolini e Lula Ferrari. Una vera e propria wunderkammer che richiama silenzio e concentrazione grazie alla tenda che la nasconde dalle altre installazioni, e che richiede tempo e cura per essere esplorata in toto. Lì troverete materiali naturali, messi a disposizione grazie all'aiuto dell'atelierista Stefano Sturloni, libri e albi fantastici di lingua inglese (a me sconosciuti, un'occasione per ampliare la mia già "piccola" biblioteca), alcune biografie di naturalisti e naturaliste. Il mio preferito rimane sempre Gerald Durrell anche se Konrad Lorenz, che ha preso il Nobel proprio nel 1973 - anno della mia nascita, per me un segno- è stato un altro grande maestro. L'idea è quella di interessare i bambini alla raccolta del materiale naturale e a far sì che maestri o genitori lascino costruire uno spazio dove poter accogliere questi doni della natura per poterli osservare o per poterci anche giocare...

Oltre alle proposte per i bambini (avendola potuta visitare si prova molto invidia per questa fascia privilegiata), ce ne sono altre di formazione per adulti. Tutti i dettagli sono sul sito muba.it (sia per le visite organizzate, sia per il resto). Vi consiglio di affrettarvi perché pare che alcune proposte siano molto richieste.

Il comitato scientifico della mostra è costituito da: Fabrizio Bertolino (che ha lavorato, come spiega nella conferenza stampa da facilitatore e voce critica e con le sue competenze naturalistiche), Monica Guerra, Elisa Testori, Francesca Valan, Barbara Zoccatelli. Hanno collaborato alla realizzazione: Isadora Bucciarelli, Rosella Cilano, Lula Ferrari, Lola Ottolini e Daniele Papuli.
Alla realizzazione di questa esposizione ha contribuito parte dello staff Muba, a partire dal direttore creativo Barbara Merati.

Qui il link al video di una parte della conferenza stampa di oggi.


mercoledì 9 maggio 2018

"• D • Notturni, piraterie e allunaggi. Mostra di illustrazioni di Gianni De Conno" e "Vita" di Tamara Ferioli: due esposizioni da non perdere a Milano




Se volete farvi un regalo in queste giornate lunghe primaverili, vi consiglio due mostre imperdibili a Milano.



La prima è stata inaugurata ieri • D • Notturni, piraterie e allunaggi. Mostra di illustrazioni di Gianni De Conno, un omaggio al celebre illustratore prematuramente scomparso lo scorso anno, che regala un bellissimo spaccato della sua storia e della sua vita. Sarà anche l'occasione per chi non l'ha ancora fatto di visitare Il Laboratorio Formentini per l'Editoria (qui), in zona Brera, scoprendo un angolo discreto ma incredibile di questa città.

Ieri all'inaugurazione. Da sinistra Emanuela Bussolati, Ivan Canu, Roberto Piumini, Patrizia Zerbi





Il progetto, ideato da Ivan Canu, direttore di Mimaster Illustrazione, Costanza De Conno, Patrizia Zerbi, editore di Carthusia edizioni e Fabio Toninelli, Associazione Tapirulan, ripercorre la carriera di un autore tra i più importanti degli ultimi decenni dell'illustrazione italiana.

La mostra è accompagnata da un catalogo curato da Ivan Canu, Patrizia Zerbi e Fabio Toninelli, pubblicato da Carthusia in collaborazione con l'Associazione Tapirulan. Ogni opera è accompagnata dal commento e dal ricordo di amici, collaboratori ed editori che hanno seguito Gianni De Conno nella sua produzione. Dell'ultimo bellissimo albo di De Conno ho parlato qui.

Info pratiche
Laboratorio Formentini per l'editoria: via Marco Formentini 10 (MM Verde Lanza)
Dal 9 al 29 maggio 2018, visitabile dalle ore 14 alle ore 19 (lunedì-venerdì). Ingresso libero.
Sarà possibile acquistare il catalogo presso il Laboratorio Formentini per l'editoria per tutta la durata della mostra.

Per saperne di più sull'artista
Gianni De Conno nasce a Milano e divide gli anni dell'adolescenza tra il liceo artistico e gli studi musicali al conservatorio. Si specializza in cinema d'animazione e scenografia presso la Scuola del Cinema di Milano. Al lavoro di scenografo affianca successivamente quello di illustratore, prima lavorando per la pubblicità e successivamente per riviste, periodici e libri sia per adulti che per ragazzi. All'inizio degli anni '90 escono i suoi primi libri illustrati, e in breve tempo diventa un punto di riferimento per l'editoria italiana e internazionale. Tra i suoi tanti editori ricordiamo Bayard, Black Cat, Bohem Press, Carthusia, Casterman, Computer World Magazine, De Agostini, Fabbri RCS, Fatatrac, Gallimard, Giunti, Grimm Press, Finmeccanica, Hachette, Hermes Paris, Interlinea, Yale University Magazine, Lapis, Lorenzo Marini & Associati, Milan, Premio Bancarella, Prìncipi & Princìpi, Purple Bear Books NY, Random House NY, Salani, Sterling Publishing NY, Vicen Vives. 

http://www.giannideconno-illustrator.com/Deco/home.htmlhttps://www.facebook.com/giannideconnoillustrator/

Tamara Ferioli fotografata da Marco Mignani

VITA
Presso la Galleria Officine dell'Immagine (qui) sarà invece possibile visitare Vita di Tamara Ferioli: una giovane artista amante della natura che "se la porta dentro" e che ti porta dentro la natura. Un'artista che lavora con meticolosità e maestria, con pazienza certosina (per realizzare un quadro impiega anche più di un mese).



Fiori realizzati con ossa di pesce. Foto di Marco Mignani www.marcomignani.com
Io potrei rimanere ore a osservare i fiori - uno diverso dall'altro - realizzati con le ossa di pesce selvatico pescato nell'Atlantico (avete capito bene!) 


Alcuni dettagli delle opere per dare solo l'idea del lavoro...

o a scoprire i dettagli delle sovrapposizioni delle carte veline accompagnate da creature marine disegnate una a una.



La mostra, a cura di Fabio Carnaghi presenta la recente ricerca dell’artista che sperimenta nuovi approcci alla sua peculiare pratica di disegno. Il titolo Vita deriva dall’omofonia e dall’omografia del verbo islandese, che significa sapere, e il termine italiano: la natura con le sue architetture spontanee e i suoi paesaggi generativi si esprime in un incontro di elementi che attraversano tutte le opere in mostra. Mediante un percorso contenutistico e formale, Ferioli esplora come una terra incognita una natura sapiens, totalizzante ed estrema, che propaga il tempo ciclico dell’esistenza in un flusso cosmico e magmatico.
Mimetismo, conservazione, proliferazione, sopravvivenza e rigenerazione sono temi di cui il disegno traccia legami eterei, annullando ogni gerarchia tassonomica. Animale e vegetale trasmutano in composizioni alchemiche contribuendo a svelare un dinamismo tellurico, fertile di un arcano soffio vitale.


Info Pratiche
Gallleria Officine dell'Immagine, via Carlo Vittadini 11 (tram 9) | Tel. 39 02 91638758
In mostra fino al 20 maggio. Ingresso libero
Orari: martedì - sabato: 11-19; lunedì e festivi su appuntamento.
Il catalogo è disponibile presso la Galleria.


Per saperne di più sull'artista
Tamara Ferioli è nata nel 1982 a Legnano (Milano). Vive e lavora a Milano. Dopo aver studiato all'Ecole des Beaux Arts de Lyon, si diploma presso il dipartimento di Pittura dell'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Ha esposto le sue opere in vari musei e gallerie private in Italia e in Europa.
Io ne ho parlato qui.

www.tamaraferioli.com
facebook.com/Tamara.Ferioli
instagram.com/tamara.ferioli/
twitter.com/TamaraFerioli
ferioli-love-iceland.tumblr.com/