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Prosegue l’approfondimento sull’artista Bruno Calvani, protagonista della mostra “Bruno Calvani. La luce sull’antico”, aperta fino al 30 settembre 2026 al Castello Angioino Aragonese di Mola di Bari (ne ho parlato qui con Massimo Guastella, docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università del Salento e qui con mio padre Antonio Pisapia che mi ha cresciuta immersa nelle sue opere).
Il racconto dell’artista passa anche attraverso le testimonianze di chi ne ha apprezzato l’arte fino a scegliere di diventare collezionista delle sue opere.
Oggi ascoltiamo tre voci diverse, quelle di chi ha contribuito in prima persona alla realizzazione dell’esposizione e che da tempo ne custodisce e tramanda la memoria attraverso le proprie collezioni: Pietro Ungaro, Nico Lioce e Orazio Lepore, che ringrazio immensamente per la disponibilità.
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Ritratto di Carlo Carrà, 1950
gesso. |
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Bruno Calvani, Grande testa, 1968, bronzo. |
Quando e da dove è nato il suo grande interesse per Bruno Calvani?
Pietro Ungaro: La mia passione per Bruno Calvani risale ai primi anni in cui iniziai ad avvicinarmi all’arte. Ricordo ancora la figura di quest’uomo taciturno, spesso seduto nei pressi della buvette di Elvira: era lo scultore della “Doña Flor”. Erano i primi Anni Ottanta, e già allora quella presenza discreta ma intensa aveva acceso in me una curiosità particolare.
Quella curiosità si è trasformata in un interesse più profondo nella primavera del 2010, quando ho avuto il piacere di conoscere sua figlia Giuliana. Da quel momento si è riaccesa in me la volontà di approfondire davvero l’opera e il pensiero artistico di Calvani, intraprendendo un percorso di conoscenza più consapevole e strutturato.
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A quali pezzi è più affezionato e perché?
P. U.: È una domanda alla quale faccio sempre fatica a rispondere, perché ogni opera presente nella mia collezione è stata scelta con attenzione, cercata con pazienza e, soprattutto, vissuta. Ogni pezzo è legato a un ricordo, a un momento, a una storia.
Per la crescita della collezione è stato fondamentale il rapporto con Giuliana, alla quale ho sempre chiesto un parere: molte opere provengono proprio da lei. Anche dopo la sua scomparsa ho continuato la ricerca, riuscendo a individuare alcuni pezzi importanti, ma i ricordi più significativi restano legati al periodo in cui lavoravamo insieme. Se proprio devo individuare un legame più profondo, questo è con il percorso umano e culturale che ogni opera rappresenta, più che con un singolo pezzo.
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| Collezione privata Pietro Ungaro (non presente in mostra). |
Ci parla del volume “Bruno Calvani percorsi d’arte”?
P. U.: La realizzazione del libro “Bruno Calvani percorsi d’arte”, curato nel 2012 insieme all’architetto Nico Lioce e a Giuliana Kreis Calvani, è stata un’esperienza intensa e profondamente coinvolgente. Si è trattato di un lavoro di ricerca lungo, appassionante e a tratti anche complesso. Giuliana, grazie alla sua straordinaria cultura artistica, era molto esigente: spesso il lavoro si fermava, si rimetteva in discussione, si rivedeva. Ma proprio questo rigore ha permesso di costruire un catalogo serio, rispettoso e completo. Il volume, interamente edito dalla farmacia Mangiolino della mia famiglia, rappresenta per me non solo un contributo culturale, ma anche un gesto di riconoscenza verso l’artista e verso Giuliana.
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| Locandina della presentazione del volume. Si ringrazia Nico Lioce per lo scatto. |
Il momento della sua presentazione è stato uno dei più emozionanti di tutto il percorso.
Nota di redazione: il libro pubblicato nel dicembre del 2012 (curato da Pietro Ungaro, Nico Lioce, con la supervisione della figlia Giuliana Kreis Calvani) è stato finanziato dalla Farmacia Mangiolino di Mola di Bari, stampato in edizione privata e fuori commercio. La monografia raccoglie scritti critici - tra cui un inedito di Renzo Modesti - e decine di immagini di sculture, dipinti e opere grafiche del maestro pugliese.
















