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mercoledì 29 marzo 2023

Perugino Rinascimento Immortale Al cinema

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Dal 3 al 5 aprile ricordatevi di prendere i biglietti e rintracciare l'elenco delle sale cinematografiche. Avrete infatti l'occasione di fare un tour virtuale meraviglioso alla scoperta di Piero Vannucci, altresì noto come il Perugino. Perugino. Rinascimento Immortale, diretto da Giovanni Piscaglia, (regista anche di Van Gogh. Tra il grano e il cielo e Napoleone. Nel nome dell’arte) con Marco Pisoni e Filippo Nicosia. L'elenco delle sale è rintracciabile su nexodigital.it.

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Perugino: Adorazione dei Magi

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Perugino: Annunciazione Ranieri 

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Perugino: Madonna della Consolazione


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Perugino: Pala Tezi_Madonna col bambino

Stando comodamente seduti viaggerete tra l'Umbria, la Toscana e Roma, con una piccola incursione estera, alla scoperta delle sue opere, da quelle meno note a quelle che lo hanno portato alla ribalta. 

Vedrete le città che forse conoscerete bene come Perugia, Firenze, Roma (e la meno nota, forse, Città della Pieve che gli diede i natali e dove tornò nell'ultima parte della sua esistenza) con una prospettiva aerea, per coglierle nel loro insieme con il paesaggio circostante; sosterete sul Lago Trasimeno. Il tutto accompagnati da tantissimi esperti , che ci racconteranno la vera storia di questo longevo e produttivo artista.



Ho avuto la fortuna di vedere in anteprima questo documentario e posso dirvi che non ve ne pentirete: la qualità è molto elevata e, inoltre, quello che ho apprezzato tantissimo è che il documentario è complementare al catalogo alla Mostra sul Perugino e pensato appositamente insieme a essa. Sarà quindi meraviglioso poterlo vedere sia per chi ha in programma di visitarla, sia per chi l'ha già vista.

Ed ecco dunque alcuni motivi per vederlo.

La storia della persona e dell'artista

Il documentario racconta, a 500 anni dalla morte, la vita e l’opera di Pietro Vannucci, detto "Il Perugino" partendo dal suo legame con l’Umbria, terra natale ricca di paesaggi che spesso l'artista ha immortalato sullo sfondo dei suoi dipinti, come alcuni squarci luminosi lungo le sponde del lago Trasimeno. Conosco amici artisti che vi abitano e ammetto che ho pensato a loro quando ho visto le riprese (Silvia e Sualzo!).

Ci sono tante cose che scoprirete... e che non voglio svelare... Posso dirvi che l'artista da Castel della Pieve, un borgo immerso in quei paesaggi, comincia il suo percorso artistico che lo porterà a farsi conoscere  anche a Roma e Firenze, a contatto con maestri quali Verrocchio - che ospitava a bottega artisti del calibro di Botticelli e Leonardo da Vinci  - e Mantegna. 


Nonostante Perugino sia stato un artista centrale del Rinascimento, il più famoso e richiesto nel ventennio che va dal 1480 al 1500, la sua fama si è via via spenta con lo scorrere dei secoli. Molto ha inciso l'opera di uno dei suoi allievi come Raffaello. Infatti, il Perugino è spesso citato e conosciuto solo come maestro del pittore urbinate. Ma al di là dei meriti di Raffaello, gran parte della sfortuna critica del Perugino si deve anche a Giorgio Vasari, il biografo degli artisti che nelle sue “Vite” relega il Perugino a figura di secondo livello e lo descrive con toni dispregiativi riportando aneddoti e tratti del carattere negativi.

In realtà si scoprirà che questo artista era molto abile non solo nel disegno e nella pittura ma anche nel trovare committenti e farsi apprezzare.

 

Chi è stato coinvolto



Nel documentario sentiremo molte voci eccellenti: il direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria Marco Pierini, il direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze Eike Schmidt, la professoressa di Storia dell’architettura presso l’Università di Firenze Emanuela Ferretti, il geografo all’Università di Bologna Franco Farinelli, la storica dell’arte della Galleria Nazionale dell’Umbria Veruska Picchiarelli, lo storico Franco Cardini, il coreografo e ballerino Virgilio Sieni,

Preparatevi a viaggiare davvero...

Il viaggio attraverso l’Italia porterà alla scoperta dei grandi capolavori: dagli affreschi della Cappella Sistina alle due sale a lui dedicate alla Galleria Nazionale dell’Umbria, dal Collegio del Cambio all’Archivio di Stato di Perugia, dalla Biblioteca Augusta alla Cappella San Severo a Cerqueto, e ancora l’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi e la Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio Città della Pieve, la Chiesa San Sebastiano a Panicale, la Chiesa di Santa Maria dell’Annunziata, la Galleria Palatina, gli Uffizi, Museo Galileo Galilei, Cenacolo del Fuligno, Liceo Michelangiolo, Archivio di Stato di Firenze, Biblioteca San Marco a Firenze e la Pinacoteca di Bologna.... insomma poi ci sarà da programmare una serie di viaggi per vedere anche le opere originali che non sono esposte in mostra.

Mi ha colpito molto scoprire sia come si sia evoluta la sua arte, sia l'approfondimento legato al paesaggio e all'architettura, sia scoprire chi sia stata la sua Musa. In effetti, io ammetto di avere una preparazione artistica che risale solo a rudimenti di storia dell'arte che risalgono al Liceo Classico e a mostre e contaminazioni correlate alle persone che frequento, in particolare i miei genitori (che mi hanno educato all'arte sin da piccola) e il mio compagno.


Ci tengo a citare chi ha contribuito, perché penso che sia prezioso sapere come alcune produzioni arrivino poi a noi. Eccole qui sotto.

Il progetto è stato sostenuto da: Ministero della Cultura, Regione Umbria, Arpa Umbria.

La Grande Arte al Cinema (di cui io sono grande fan!) è un progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital.

Per il 2023 la Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con i media partner Radio Capital, Sky Arte, MYmovies.it e in collaborazione con Abbonamento Musei.

giovedì 21 febbraio 2019

Tintoretto Un ribelle a Venezia, al cinema dal 25 al 27 febbraio

"Il primo regista della storia"Jean-Paul Sartre



Avete solo tre giorni di tempo (25, 26, 27 febbraio 2019), per andare a vedere il docu-film Tintoretto. Un Ribelle a Venezia, prodotto da Sky Arte in occasione dell’anniversario dei cinquecento anni dalla nascita di un pittore straordinario, istintivo e appassionato qual è stato Jacopo Robusti (1519-1594). Ideato e scritto da Melania G. Mazzucco e con la partecipazione straordinaria del regista Peter Greenaway, il film è narrato da Stefano Accorsi e arriverà in anteprima mondiale nelle sale cinematografiche italiane, grazie alla distribuzione di Nexo Digital (elenco sale su nexodigital.it), in collaborazione con i media partner Radio Capital, Sky ArteMYmovies.it. Contenuti e approfondimenti anche sul sito: arte.sky.it/tintoretto. Trailer qui.

L’appuntamento si inserisce nel calendario della Grande Arte al Cinema, un progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital (seguiranno: Gauguin a Tahiti a marzo, Il Museo del Prado ad aprile, Il giovane Picasso e Dentro Caravaggio a maggio), qui

(Copyright: Scuola Grande di San Rocco e Chiesa di San Rocco) - La strage degli Innocenti
(Copyright: Scuola Grande di San Rocco e Chiesa di San Rocco) - La fuga in Egitto.
Inutile dirvi che il documentario merita perché Tintoretto non solo è un grande artista, di cui vanno conosciuti (o riconosciuti forse?) il genio e il talento, ma anche perché quello che sorprende sono anche il suo carattere e la sua vita straordinaria. In effetti, si scopre molto di lui, grazie agli studi compiuti da Melania G. Mazzucco (vi consiglio il romanzo “La lunga attesa dell’angelo, Rizzoli, qui). Per esempio, sono rimasta stupita che il pittore non abbia lasciato Venezia quando è arrivata la peste, nonostante avesse già nove figli (!). Mi ha sorpreso anche il suo modo inconsueto di “conquistare” commesse, come regalare un vero dipinto al posto di un bozzetto per aggiudicarsi l’appalto. Insomma, un artista talmente appassionato della sua arte da non smettere mai di produrre (le opere realizzate visibili nel documentario sono davvero tante e, molte, a portata di tutti, visto che si trovano in chiese o altri luoghi a Venezia). Pensate che Tintoretto, rivale da sempre del suo maestro Tiziano (che lo aveva cacciato dalla sua bottega per invidia), realizzò un’opera più grande di quella compiuta dallo stesso Michelangelo.
Insomma, un artista che nonostante le umili origini (era infatti figlio di un tintore, da cui il soprannome), riuscì ad affermarsi in una Venezia aristocratica, grazie al suo impegno incessante a livello pittorico.


Se dunque molto scoprirete attraverso il film (di cui vi svelerò poco, per non rovinare l’attesa e la sopresa, perché merita), mi interessa soffermarmi sull’incontro riservato alla stampa con il cast artistico e tecnico che ha realizzato il documentario. 


Melania Mazzucco ha seguito Tintoretto da una ventina d’anni. Qui sotto il video in cui racconta la sua passione per Tintoretto, nata come “una vera e propria storia d’amore”. 

 

Mi è piaciuto moltissimo anche l'intervento di Stefano Accorsi, per la sua spontaneità e la passione con cui ha parlato del privilegio che abbiamo nel nostro Paese di godere di opere d'arte straordinarie, che possono essere viste anche solo frequentando una chiesa (e non per forza andando a visitare le mostre). Inoltre, da madre, ho apprezzato il suo desiderio di avvicinare i figli all'arte, fosse anche lasciandoli scorrazzare per le stanze di un Museo, perché anche quello fa.


Sono inoltre felice di altre due cose. 
Tra gli esclusivi contributi presenti nel documentario, infatti, figura anche il dietro le quinte di un fondamentale intervento di recupero e conservazione di due capolavori che, grazie al sostegno di Sky Arte, verranno esposti in tutto il loro splendore al termine delle delicate fasi di restauro, all'interno della grande mostra in programma nel 2019 alla National Gallery of Art di Washington. Quindi, che nell'ambito del progetto ci sia anche l'intento di recuperare due teleri dipinti negli stessi anni, tra il 1582 e il 1583, raffiguranti la Vergine:Maria in meditazione e Maria in lettura. Iniziato a maggio del 2018, il restauro è stato condotto proprio nella Scuola Grande di San Rocco a cui Tintoretto lega il suo nome: smontate le due tele dalla loro sede storica, sono state collocate nella Sala Terrena e affidate agli esperti restauratori della CBC Conservazione Beni Culturali di Roma.

Secondo, che tutti i titoli della Grande Arte al Cinema possono essere richiesti anche per speciali matinée al cinema dedicate alle scuole. Questo mi sembra particolarmente importante per i docenti per avvicinare in modo diverso i loro allievi alla storia dell'arte.
Per prenotazioni: Maria Chiara Buongiorno, progetto.scuole@nexodigital.it, tel 02 805 1633.

giovedì 21 settembre 2017

Hokusai dal British Museum: al cinema dal 25 al 27 settembre

"Già all'età di sei anni ho cominciato a disegnare ogni sorta di cose.
A cinquant'anni avevo già disegnato parecchio,
ma niente di tutto quello che ho fatto
prima dei miei settant'anni merita veramente che se ne parli. 
È stato all'età di settantré anni che ho cominciato 
a capire la vera forma degli animali, degli insetti, dei pesci. 
È evidente perciò che a ottantasei
avrò fatto via via sempre progressi e che, a novant'anni,
sarò penetrato più a fondo nell'essenza dell'arte. 
A cento avrò definitivamente raggiunto un livello meraviglioso
e, a centodieci, ogni punto e ogni linea dei miei disegni 
avrà una sua propria vita."


Approda al cinema solo il 25, 26 e 27 settembre il film documentario che porta alla scoperta di Katsushika Hokusai (1760-1849), l'artista giapponese che ha rivoluzionato la storia dell'arte moderna. Verremo "trasportati" a visitare la mostra Hokusai: beyond the Great Wave (chiusa il 13 agosto scorso) al British Museum di Londra, che ha dedicato una grande "personale" all'artista, con 100 opere, comprese anche quelle meno note.
Gli spettatori potranno scoprire le tappe della carriera di questo artista, celebre in tutto il mondo per La Grande Onda, che ha ispirato con le sue opere artisti altrettanto famosi come Vincent Van Gogh (che scrisse "le onde sono come artigli che si aggrappano alla nave e riesco quasi a sentirli") o Claude Monet ("fidèle émule d’Hokusai").

Weeping cherry and bullfinch. Colour woodblock print, c. 1834
Kodaha Koheiji, Colour woodblock print, c. 1833. 
Nato e vissuto nella città di Edo (l’odierna Tokyo), si appassionò alla pittura sin dalla tenera età di sei anni: un amore che continuò a coltivare sino alla fine dei suoi giorni. Cresciuto a bottega da un incisore, si cimentò all'inizio nello stile Ukiyo-e (l'arte del "mondo galleggiante"), ritraendo cortigiani, poeti e attori. Cambiò spesso nome (una trentina) e quello per cui è noto è una forma abbreviata di Hokushinsai, "studio della Stella polare" scelto in onore della divinità buddhista Myōken - a cui era molto devoto - e come simbolo di buon auspicio per una brillante carriera. Una carriera costellata da tante tappe diverse: forse non tutti sanno che illustrò anche molti libri e romanzi e fu il creatore dei manga.


Hokusai trascorse la vita studiando - la sua arte è innovativa rispetto a quella tradizionale giapponese e contaminata dalla prospettiva occidentale - continuando ad esplorare l'umanità, la natura e il mondo degli spiriti. Ma è a partire dai settant'anni che si concentrò sempre più sui paesaggi e, in particolare, sullo studio del Monte Fuji, il vulcano giapponese cui dedicò le illustrazioni raccolte nel libro  “Le 100 vedute del monte Fuji” e una serie di xilografie le "Trentasei vedute del monte Fuji" tra cui è compresa anche la "famosa Onda" (di cui all'epoca vennero prodotte ottomila stampe

Clear day with a southern breeze (‘Red Fuji’) from Thirty-Six Views of Mt Fuji. 
Colour woodblock, 1831. British Museum 

e anche il Monte Fujii rosso una delle opere più note in Giappone (a cui è dedicato un approfondimento con le ultime scoperte a cura di Roger Keyes, che da quasi 50 anni si dedica allo studio delle stampe di Hokusai, e Tim Clark, curatore della mostra). Hokusai, "il vecchio folle per il disegno", come si firmava negli ultimi anni di vita, non smise mai di cercare di migliorarsi, "usando il pennello come una bacchetta magica".

David Hockney, screenshoot dal documentario.
Nel documentario non mancano aneddoti sulla vita privata (es. l'artista conservava tutto il materiale ma lo perse durante un incendio della sua casa da cui riuscì a scappare indenne con in bocca il suo pennello insieme alla figlia Oi che passò con lui gli ultimi venti anni) e approfondimenti sulla tecnica di incisione e interventi degli artisti inglesi David Hockney, Grayson Perry, Kate Malone e Maggi Hambling.

Qui il trailer: qui un altro focus sulla mostra e qui un altro approfondimento.

La nuova stagione di arte al cinema 2017

25, 26, 27 settembre Hokusai dal British Museum
16, 17, 18 ottobre Loving Vincent7, 8 novembre Bosch. Il giardino dei sogni
27, 28 e 29 novembre Canaletto a Venezia
12 e 13 dicembre Julian Schnabel. A Private Portrait

L'elenco sale si trova su www.nexodigital.it

Tutti i titoli della Grande Arte al Cinema possono essere richiesti anche per speciali matinée al cinema dedicate alle scuole. Per prenotazioni: progetto.scuole@nexodigital.it, tel 02 805 1633

La Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con il media partner Sky Arte HD e MYmovies.it.

venerdì 4 novembre 2016

"Botticelli. Inferno", di Ralph Loop, al cinema dal 7 al 9 novembre


Dal 7 al 9 novembre in tutte le sale che aderiranno (elenco su www.nexodigital.it), uscirà "Botticelli. Inferno", di Ralph Loop una co-produzione tedesco-italiana, a cura di TV Plus, Medea Film e Nexo Digital. La distribuzione è a cura di Nexo Digital in collaborazione con Sky Arte HD e MYmovies.it nell’ambito del progetto "La Grande Arte al Cinema" (link qui).


Se quasi tutti conoscono la "Nascita di Venere" e la "Primavera" di Botticelli (1445-1510) esposte agli Uffizi, pochi sanno che l'artista fiorentino, ormai considerato uno dei più importanti del Rinascimento italiano, si dedicò per molto tempo a un'opera straordinaria, l'illustrazione della Divina Commedia.

Le tavole - come svelano molti esperti in questo film documentario - sono a dir poco rivoluzionarie sia per lo studio approfondito che l'artista fece dell'opera dantesca, sia per il modo di rappresentarla, "rendendo visibili storie e finestre verso altri mondi" che la gente dell'epoca non riusciva nemmeno a raffigurarsi.
Il pittore, conosciuto per la rappresentazione della bellezza a livello ideale, ispirata dalla musa Simonetta Vespucci (le cui spoglie giacciono nella stessa chiesa di Ognissanti dove è sepolto il pittore) mostra in quest'opera un lato più oscuro e profondo, meno noto, in cui si inabissa negli Inferi insieme a Dante e Virgilio in un ciclo continuo, ripercorrendo i 9 cerchi dell'Inferno, fino a riprodurre in modo originale anche il Purgatorio e il Paradiso.


Il film si incentra sulla mappa dell'Inferno, una delle sette pergamene conservate presso la Biblioteca Vaticana (ora disponibile online anche qui, su Digita Vaticana), che fanno parte di un progetto più ampio (commissionato dalla nobile casata dei Medici), che comprendeva in totale di 102 tavole, di cui la maggior parte è presente a Berlino. La digitalizzazione lascia comprendere dettagli di quella che forse era la copertina dell'opera che rimane ancora piena di misteri. Infatti, come mai alcune pergamene sono scomparse? Inoltre, come sono arrivate a Berlino? Cosa si può scoprire da una "semplice" rilegatura? Una storia raccontata a più voci che fa appassionare gli spettatori alle vicissitudini di un'opera che ha entusiasmato anche chi ha potuto visitare la mostra a Londra alla Courtauld Gallery (qui un link riassuntivo).

Nel corso di questo film documentario, si avvicendano anche racconti sulla vita dell'artista, a partire dal nome: alla nascita risulta, infatti, come Alessandro Filipepi, trasformato in seguito in Botticelli, la cui origine rimane ancora ignota. In base a una prima ipotesi il cognome potrebbe essere legato a un soprannome del fratello che era "grosso come una botte", in base a una seconda sarebbe collegato al termine "bottilaro", che all'epoca era il modo in cui ci si riferiva agli orafi. In effetti, prima di entrare a bottega da Filippo Lippi, Botticelli passò diverso tempo presso un orafo e proprio qui scoprì la passione per il disegno.


I canti di Dante si alternano alle descrizioni minuziose dei disegni di Botticelli a cura di molti esperti, italiani ed esteri, che spiegano allo spettatore "incollato" allo schermo come apprezzare al meglio queste pergamene ricche di dettagli, in alcuni - pochi - casi piene di colore, in altri lavorate solo a inchiostro (che riprendeva gli schizzi preliminari impressi con punteruolo e penna metallica), tutte comunque disegnate a mano libera! Un capolavoro effettuato a più riprese, che forse rimase incompiuto con la morte dell'artista.

Un film che tutti dovrebbero vedere, specie gli insegnanti e gli alunni, per avvicinarsi in modo innovativo all'opera di Dante, scoprire come lasciarsi catturare dalle vicende dell'uomo Botticelli e da un'epoca da noi oggi considerata meravigliosa ma che in realtà era molto più difficile di come ce la immaginiamo (basti pensare che l'Arno era un posto insalubre dove venivano gettate le carcasse degli animali) e, infine, coniugare arti che vengono studiate separatamente.

Se non vi ho convinti a parole, ecco qui il trailer, e, in anteprima, una clip qui.


Divagazioni dantesche
A proposito di Dante, lo scorso anno, in occasione dei 750 anni della nascita del poeta, la Società Dantesca Italiana ha realizzato la mostra divulgativa "Dante: vita, opere, fortuna" che oggi, in occasione dell’arrivo al cinema del film Botticelli. Inferno - e grazie alla Società Dantesca - i cinema potranno proporre nei propri foyer. Inoltre, nell'ambito del progetto Lectura Dantis 2016 (tutti i dettagli qui), che a Firenze propone incontri su Dante e il suo tempo giovedì 17 novembre Elisa Brilli presenterà l'incontro “Riscrivere la Firenze di Dante. Racconti, silenzi e congetture tra cronache e Commedia”.

giovedì 2 giugno 2016

Istanbul e il Museo dell’Innocenza di Pamuk, al cinema il 7 e l'8 giugno


Uscirà nelle sale italiane  il e l'8 giugno "Istanbul e il Museo dell’Innocenza di Pamuk" (qui il trailer), il film diretto da Grant Gee, prodotto da Hot Property Films in coproduzione con Illuminations Films, Venom, In Between Art Film e Vivo film e in associazione con Finite Films e con ARTE France-La Lucarne, distribuito da Nexo Digital.

Scren shot del film. Innocence of Memory 8 ORHAN PAMUK ©G.Gee

Il film è tratto dal romanzo "Il Museo dell'innocenza" dello scrittore turco Orhan Pamuk (Istanbul, 7 giugno 1952). Al romanzo, nel 2012 è seguita l'inaugurazione del Museo. Come è scritto nel post del blog Scoprire Istanbul (qui il link di una coppia che lo ha intervistato) "in pochi mesi, il museo è già divenuto una delle mete turistiche più frequentate della città, con diverse migliaia di visitatori, ma - come stabilito dallo stesso Kemal nei colloqui con Pamuk quando, alla fine del libro, gli chiede di essere lui a realizzare romanzo e museo - l’esposizione non accoglie più di cinquanta ospiti alla volta, e, dunque, è possibile godere con tranquillità della particolare atmosfera creata al suo interno." Qui il sito del museo. Qui la pagina facebook.


Orhan Pamuk ©Tommy Fitzgerald
Orhan Pamuk writing Studio ©Tommy Fitzgerald
nnocence of Memory 8 ORHAN PAMUK ©G.Gee
Il film dunque ci racconta come l'immaginazione possa diventare realtà grazie all'impegno di un uomo che ama la propria città e ancora una volta Nexo Digital sceglie di distribuire piccoli capolavori che consentono anche a chi non ha la possibilità di viaggiare dal vivo, di viaggiare sullo schermo, al cinema e poter visitare posti e luoghi (e persone) a volte lontani nel tempo o nello spazio.
L'amore per una donna si intreccia magicamente all'amore per una città, che come racconta lo scrittore si può conoscere e comprendere solo se si vive a lungo in essa.

Innocence of Memory 2  ©G.Gee
Innocence of Memory 4  ©G.Gee
Orhan Pamuk, premio Nobel nel 2006 per la Letteratura - ricevuto perché "nel ricercare l'anima malinconica della sua città natale, ha scoperto nuovi simboli per rappresentare scontri e legami fra diverse culture" - ha deciso di investire i soldi del Nobel in questo progetto ambizioso, realizzando al tempo stesso un romanzo e un museo.

©Tommy Fitzgerald
©Tommy Fitzgerald

Nel film, sarete trasportati nella magia di Istanbul notturna, là dove un tempo c'erano orde di cani che venivano rispettati come custodi della città e perché la ripulivano dai rifiuti. Poi, con la rabbia, sono stati sterminati quasi tutti e ora si vedono vagabondare tra i vicoli solo alcuni esemplari.

Bosphorus ©Tommy Fitzgerald
Il documentario si snoda attraverso un racconto a più voci, quello di Ayala, un'amica della protagonista del romanzo, che ritorna a Istanbul dopo tantissimi anni (dopo il colpo di stato militare del 1980 che l'aveva vista scappare fino al rientro nel 2013) e trova una città completamente diversa e va alla ricerca delle sue radici, dei suoi ricordi e si imbatte nel Museo dell'Innocenza dove ritrova parte della sua memoria. E così, con il suo racconto, quello di alcuni abitanti di notte (un tassista, un raccoglitore di spazzatura...)

Orhan Pamuk ©Tommy Fitzgerald
Orhan Pamuk ©Tommy Fitzgerald
e soprattutto stralci di interviste al premio Nobel (che non ha mai rinunciato a vivere nella città natale nonostante le difficoltà che ha incontrato, come anche quella di essere messo sotto scorta, privandosi in parte della sua libertà), si scopre una città che cambia dal giorno alla notte, che è cambiata nei decenni trasformandosi fino quasi a non riconoscerla più.

Il Museo dell'Innocenza: racconti di oggetti, racconti di vita.
Per ritrovarne il fascino discreto basta entrare nel Museo dell'innocenza di Pamuk, che ci conduce in una vecchia casa di un antico quartiere dove si possono ritrovare tantissimi oggetti, simbolo di una città perduta, cambiata, e al tempo stesso ripercorrere un'amore appassionato e totalizzante, quasi ossessivo, come quello di Kemal per la giovane Füsun (qui il lettore del romanzo, ritrova tutti gli oggetti descritti nel libro pubblicato in Italia da Einaudi).


Qui si ritrovano tutti gli oggetti che Kemal ha conservato e "rubato" sin dal loro primo incontro, a partire dall'orecchino da lei perso la prima volta che sono stati insieme (nel 1974), quello che lui ricorderà come "il momento più felice della mia vita", 
 
Innocence of Memory 32 ©G.Gee
Innocence of Memory 33 ©G.Gee

fino alla collezione di 4213 mozziconi di sigarette, raccolte costantemente e ossessivamente ogni volta che l'ha incontrata (anche quando sembrava averla perduta), per ricostruire il profumo delle sue dolci labbra e rivivere un'ebbrezza effimera.
Innocence of Memory 5  ©G.Gee
 Per ricostruire attimi di felicità, Kemal colleziona giorno per giorno - in modo quasi ossessivo - ogni ricordo di lei, dalla scarpa gialla che Füsun si sfilò nel negozio per prendere dalla vetrina la borsa che Kemal voleva acquistare per la fidanzata, e che fece notare a quel giovane di trent'anni una ragazza bellissima e diciottenne di cui si innamorò perdutamente.
Innocence of Memory 15 ©Ara Güler
Scarpe, vestiti, fotografie in bianco e nero del fotoreporter Ara Güler che raccontano un'epoca,

Innocence of Memory 16 ©G.Gee
Innocence of Memory 29 TÜRKAN ŞORAY  ©G.Gee
i melodrammi turchi in bianco e nero, come gli oltre 200 film di TÜRKAN ŞORAY,

Innocence of Memory 17 ©G.Gee
Innocence of Memory 21 ©G.Gee
la magia di oggetti di uso comune (qui in alto le parti del corpo colpite dall'amore e, qui sopra la mappa tracciata da Kemal delle strade di Istanbul da evitare per non incontrare la sua amata).

Il film - e il romanzo - ci insegna che tutti custodiamo nel cuore oggetti che ci portano alla memoria pezzi della nostra vita felice, della nostra infanzia, del nostro passato, che inevitabilmente si intreccia con una città che era diversa e cambia insieme a noi. Del resto, la collezione di oggetti non è altro che una collezione di storie.

Com'è nata la storia
Lo scrittore racconta che ha iniziato a interessarsi dei piccoli musei perché solo lì si può ritrovare la vera anima di una città: cita ad esempio il Museo di Edith Piaf, che riporta alla Parigi degli anni Cinquanta. Suo desiderio era quindi ricreare la stessa atmosfera attraverso un romanzo e un museo, raccogliendo la testimonianza di quello che ormai divenne un amico, Kemal (i due si mettevano davanti agli oggetti e il racconto dell'amico fluiva a volte in modo continuo e ininterrotto, a volte a pezzetti; i due si ritrovavano in soffitta, dove c'era un letto e lo scrittore ha poi ripreso le fila e ricostruito la storia d'amore nel romanzo divenuto ormai celebre dove non si sa quanto la finzione si sia mischiata alla realtà. Ma questa è l'abilità della scrittura).

Innocence of Memory 12 ©G.Gee
Innocence of Memory 18 ©G.Gee
Innocence of Memory 31 ©G.Gee
Innocence of Memory 37 ©G.Gee
Orhan Pamuk racconta anche che gli piace ritrovare le tracce della città vagando di notte, dove può cogliere dettagli misteriosi, atmosfere da sogno (che di giorno sembrano solo "brutture" perché la città diurna è difficile, faticosa). Non a caso quando si entra nel suo Museo l'atmosfera è soffusa e il visitatore è invitato attraverso la voce di Orhan Pamuk a riscoprire quella "malinconia turca":  la magia della case di legno, dei balconi sbilenchi, delle facciate sbeccate, i resti dell'Impero Ottomano che si mescolano alla trasformazione della città rappresentata dai grandi alberghi, dalle grandi strade.

Grant Gee_ ©Tommy Fitzgerald
Grant Gee ©Tommy Fitzgerald
Spiega il regista Grant Gee “Ero consapevole che Orhan aveva immaginato un luogo chiamato Il museo dell'innocenza e nel 2008 aveva pubblicato un grande romanzo con lo stesso titolo. Quello che invece non sapevo era che, due mesi dopo la mia prima visita a Istanbul nel 2012, Orhan avrebbe aperto le porte del vero Museo dell'innocenza. Un museo reale di oggetti reali - i resti e i tesori di un amore tragico che risale a 30 anni prima. Un museo che è diventato immediatamente parte integrante dell'itinerario istituzionale della Istanbul culturale: la crociera sul Bosforo, Santa Sofia, la Moschea Blu, il Grand Bazaar, il Museo dell'innocenza... Un museo reale che è una finzione”.

Non solo a Istanbul l’immaginazione di un grande scrittore è diventata dunque parte integrante dell'immagine stessa della città, ma una delle storie immaginate da Pamuk ha dato origine a un luogo fisico, a un museo vero e proprio da visitare ed esplorare con tutti i nostri sensi. Un tesoro nel cuore di Istanbul: una storia di collezionismo e amore, la celebrazione del potere dell’immaginazione di plasmare la realtà che ci circonda.

Spiega Franco di Sarro, amministratore delegato di Nexo Digital: “Questo è un film strabiliante e penso che la stagione della Grande Arte al Cinema non potesse concludersi in modo più sorprendente: intrecciando cinema, letteratura e arti visive. In questi mesi abbiamo portato sul grande schermo le storie dei pittori più amati, da Leonardo da Vinci a Goya, da Monet a Renoir, e alcuni dei musei più importanti del mondo. Siamo stati nella Firenze rinascimentale e abbiamo scoperto gli Uffizi, ci siamo immersi in quel Tempio di meraviglie che è il Teatro alla Scala di Milano, abbiamo riscoperto le magnifiche collezioni dell’Accademia Carrara di Bergamo ed esplorato i tesori delle Basiliche Papali di Roma. Ora, con ISTANBUL E IL MUSEO DELL’INNOCENZA DI PAMUK, ci spingiamo ancora oltre e ci interroghiamo sull’arte del collezionismo e sulla cultura turca raccontata dal Premio Nobel che ha dato vita al primo romanzo nella storia della letteratura… che è anche un museo vero e proprio”.

ORHAN PAMUK
Orhan Pamuk è nato nel 1952 a Istanbul, dove tutt’ora vive e lavora. Tradotte in tutte le principali lingue, le sue opere sono edite in Italia da Einaudi che ha finora pubblicato: Il castello bianco, La nuova vita, Il mio nome è rosso, Neve, La casa del silenzio, Istanbul, Il libro nero, La valigia di mio padre, Il Museo dell'innocenza, Altri colori, Il Signor Cevdet e i suoi figli, Romanzieri ingenui e sentimentali e L'innocenza degli oggetti. Nel 2006 è stato insignito del premio Nobel per la letteratura. Nella primavera del 2012 Pamuk ha finalmente realizzato il sogno di un progetto decennale, aprendo a Istanbul il Museo dell'Innocenza. Il museo incarna l’omonimo romanzo pubblicato nel 2008. Nel 2014 il Museo dell’Innocenza ha vinto il premio di Museo Europeo dell'Anno.

GRANT GEE
Grant Gee vive e lavora a Brighton, in Inghilterra. Ha realizzato film su anarchici, gruppi rock, scalatori e scrittori. Il suo film sui Radiohead, Meeting People is Easy (1997) ha ottenuto una nomination per i Grammy Awards. Ha anche diretto l'iconico video musicale di No Surprises, uno dei celebri brani del gruppo. Con il film Joy Division ha vinto il Grierson Award per il miglior documentario (2008). The Western Lands è stato premiato come miglior cortometraggio al Banff Film Festival (2008). Il suo film Patience (After Sebald) del 2012, sul capolavoro inclassificabile di WG Sebald Gli anelli di Saturno, è stato presentato in anteprima mondiale al New York Film Festival ed è stato distribuito in sala sia Regno Unito che negli Stati Uniti. Attualmente sta sviluppando il suo primo lungometraggio di finzione, un adattamento da The Lighthouse di Alison Moore.