martedì 29 novembre 2016

"Amali e l'albero" di Chiara Lorenzoni e Paolo Domeniconi, Giralangolo/Edt


"Nella valle tutti sapevano dell'Albero.
Senza foglie né radici.
Con il tronco nodoso, rami lunghi
e spogli come dita tese a graffiare il cielo.
Vagava nelle notti scure,
piangendo lente lacrime di resina,
alla ricerca di radici perdute."

Inizia così il bellissimo albo, che ha preso il premio Amnesty International (sezione italiana) Amali e l'albero, scritto da Chiara Lorenzoni e illustrato da Paolo Domeniconi, edito da Giralangolo/Edt (link qui).


Una pianta che ha perso le radici è qualcosa di anomalo, difficile da comprendere, di cui si ha paura.

Si ha sempre paura del diverso... E infatti, invano, l'Albero vaga tristemente "bussando alle finestre delle case", ma nessuno lo ascolta o risponde alle sue domande. Finché non incontra Amali.


Amali è una bambina, ma sa già cosa vuol dire aver perso le radici. Ha "occhi limpidi e neri", ha viaggiato a lungo su un barcone con i suoi genitori, per arrivare in quel posto. Sa cosa vuol dire aver perso una casa e insieme a essa, i dolci profumi di cacao e spezie del luogo in cui è nata, i colori del deserto, gli spazi aperti.


L'empatia di Amali è immediata. Esce di casa a piedi scalzi per incontrare l'Albero che non è più abituato a tanta tenerezza e "a mani gentili" che lo accarezzano.


L'Albero senza radici non ha un posto nel mondo, non sa chi è. Sarà proprio Amali, che un tempo aveva tanta paura ma ora ha ritrovato gioia e speranza, a fornire alla sua domanda straziante questa risposta "Il cielo è uno solo e abbraccia tutti i posti e tutti i paesi del mondo. Guarda le stelle, Albero, brillano allo stesso modo sopra le teste di tutti." E grazie a quelle dolci parole piene di speranza, a quell'amore profondo, a quella risposta venuta dal cuore, alla compassione, l'Albero finalmente troverà dove mettere radici e rifiorire.


Un albo pieno di speranza e fiducia, che riempie il cuore, anche dei più piccoli. Un modo allo stesso tempo poetico ma denso di significati (a seconda dell'età a cui viene proposto) per raccontare cosa si prova a lasciare tutto e a ritrovare la gioia di ricominciare, a ritrovare il proprio posto nel mondo.

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