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giovedì 30 marzo 2017

"Dire fare ballare" di Ruth Kaufman/Raquel Franco e Diego Bianchi, Giralangolo/Edt


Dire fare ballare di Ruth Kaufman/Raquel Franco illustrato da Diego Bianchi, edito da Giralangolo/EDT è un "Abbecedario che fa giocare le parole" come si legge nel sottotitolo.

Preparatevi, quindi a sfogliarlo con i vostri bambini non solo per scoprire le lettere (presenti in stampatello - o stampato minuscolo e maiuscolo come si dice a scuola -, in corsivo, minuscolo e maiuscolo), ma anche alcuni verbi significativi all'infinito, che vengono declinati e spiegati attraverso una serie di immagini vivaci e allegre.

Naturalmente è un libro che fa viaggiare con la fantasia e dunque invita a divertirsi a sfogliarlo seguendo (e, perché no?, mimando) le diverse situazioni proposte. Ma come tutti i libri di ampio respiro è ricco di suggestioni per inventare situazioni nuove e disegnarle, creando anche il proprio abbecedario personale.


Gli spunti sono davvero tantissimi. Prendiamo ad esempio la B di Ballare: si può ballare una coreografia, ballare abbracciati, ballare con tutti (che siano mostri o supereroi), ballare sui pattini (!), ballare come mostri (provate! risate garantite), ballare guancia a guancia, ballare con chi vuoi e ballare su una gamba sola (lo state facendo?).

Naturalmente tra i verbi che non potevano assolutamente mancare c'è naturalmente


L di Leggere
(questa "vignetta" la dedico alla mia dolce metà, Massimo Canuti),


G di Giocare,

O di Oziare (di questi tempi serve proprio ricordarlo, specie ai bambini e ai grandi che propongono loro mille attività al posto di far "perdere loro tempo"),


R di ridere,

S di scrivere.
Siete pronti a divertirvi?

Una parte del retro della copertina di "Dire fare ballare".

Come si legge sul sito della casa editrice (qui la scheda) "Premiato alla Bologna Children’s Book Fair 2015 nella categoria New Horizons, l’abbecedario argentino è un trionfo di personaggi tutti indaffarati in decine di attività. Perché la novità di Dire fare ballare è proprio nella sua impostazione: divertitevi a scoprire le lettere in un modo del tutto nuovo!"
Qui trovate il trailer, pieno di energia, come il libro.

martedì 29 novembre 2016

"Amali e l'albero" di Chiara Lorenzoni e Paolo Domeniconi, Giralangolo/Edt


"Nella valle tutti sapevano dell'Albero.
Senza foglie né radici.
Con il tronco nodoso, rami lunghi
e spogli come dita tese a graffiare il cielo.
Vagava nelle notti scure,
piangendo lente lacrime di resina,
alla ricerca di radici perdute."

Inizia così il bellissimo albo, che ha preso il premio Amnesty International (sezione italiana) Amali e l'albero, scritto da Chiara Lorenzoni e illustrato da Paolo Domeniconi, edito da Giralangolo/Edt (link qui).


Una pianta che ha perso le radici è qualcosa di anomalo, difficile da comprendere, di cui si ha paura.

Si ha sempre paura del diverso... E infatti, invano, l'Albero vaga tristemente "bussando alle finestre delle case", ma nessuno lo ascolta o risponde alle sue domande. Finché non incontra Amali.


Amali è una bambina, ma sa già cosa vuol dire aver perso le radici. Ha "occhi limpidi e neri", ha viaggiato a lungo su un barcone con i suoi genitori, per arrivare in quel posto. Sa cosa vuol dire aver perso una casa e insieme a essa, i dolci profumi di cacao e spezie del luogo in cui è nata, i colori del deserto, gli spazi aperti.


L'empatia di Amali è immediata. Esce di casa a piedi scalzi per incontrare l'Albero che non è più abituato a tanta tenerezza e "a mani gentili" che lo accarezzano.


L'Albero senza radici non ha un posto nel mondo, non sa chi è. Sarà proprio Amali, che un tempo aveva tanta paura ma ora ha ritrovato gioia e speranza, a fornire alla sua domanda straziante questa risposta "Il cielo è uno solo e abbraccia tutti i posti e tutti i paesi del mondo. Guarda le stelle, Albero, brillano allo stesso modo sopra le teste di tutti." E grazie a quelle dolci parole piene di speranza, a quell'amore profondo, a quella risposta venuta dal cuore, alla compassione, l'Albero finalmente troverà dove mettere radici e rifiorire.


Un albo pieno di speranza e fiducia, che riempie il cuore, anche dei più piccoli. Un modo allo stesso tempo poetico ma denso di significati (a seconda dell'età a cui viene proposto) per raccontare cosa si prova a lasciare tutto e a ritrovare la gioia di ricominciare, a ritrovare il proprio posto nel mondo.