I temi che mi stanno a cuore spaziano dalla fotografia alla Natura, dagli albi illustrati all'educazione, dalla biodiversità alla creatività, dalle notizie giornalistiche alle attività con i bambini. Ho scelto di chiamare il mio blog "A casa di Anna" perché spero che vi sentiate un po' a casa. Mettetevi comodi e leggete. E se avrete voglia di commentare mi farete solo piacere. Buona navigazione.
venerdì 28 ottobre 2022
Avvolta dal rosa e dalla nebbia
giovedì 25 agosto 2022
Custode all'H3 educamp intensivo
C'è voluto del tempo per arrivare a queste parole. E forse queste parole non bastano e non so se arriveranno a molti. Ma forse a qualcuno sì. Almeno lo spero. Parole innanzitutto di estrema gratitudine.
C'è voluto
Tempo per decantare tutta la magia, le energie, la gioia, le emozioni che ho provato.
Tempo per iniziare a conoscere le persone con cui ho trascorso solo alcuni giorni, giorni che magicamente si sono moltiplicati.
Tempo, per capire che il tempo è una "definizione" che a volte sta stretta, perché si dilata all'infinito e ore possono sembrare giorni, giorni settimane.
Tempo per so-stare. Ma non so se ho ancora imparato a so-stare. Per ora so stare. Ho iniziato un cammino. Sono in cammino. Ed è già tantissimo.
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| Raffaella Cataldo |
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| Christian Mancini |
Tempo che mi sono regalata per vivere come custode all'H3educamp intensivo, organizzato da Nature Rock e in particolare da due persone magiche e meravigliose che ho iniziato a scoprire qualche anno fa: Raffaella Cataldo e Christian Mancini. A loro va tanto affetto e tanta riconoscenza.
Sono stata per la prima volta una custode, ma ho avuto accanto due persone preziose, Valentina e Massimo.
Ho quindi vissuto in un modo tutto mio questi giorni insieme a chi ha iniziato un percorso di scoperta di sé e dello stare in Natura.
Un modo per prendermi cura degli altri e di me, al tempo stesso.
Mia fedele compagna di avventura, e mascotte del gruppo. è stata Sally, che ha potuto godere per un periodo di persone sensibili che l'hanno accolta e con cui si è sentita in sintonia. E che sicuramente le mancano.
Come raccontare questa esperienza?
Lo ha spiegato Betty in un suo post tempo fa. (qui) Un corso particolare per tanti motivi. Un corso che forse non si può raccontare del tutto, ma vivere. Ognuno a modo suo.
Un corso che ti mette alla prova, ma che alla fine ti regala molto, anche se forse al momento non lo comprendi. Ne godrai i frutti poi. Un corso che ha bisogno di tempo per essere gustato fino in fondo. E quanto tempo lo decide ognuno di noi.
Un corso in cui scopri l'essenza di persone che fino a poco tempo prima erano estranee e da cui non vorresti più separarti. Un filo rosso vi unisce. Una sorta di cordone ombelicale nato quando si è creato il gruppo...
Un corso in cui le persone si mettono in discussione fino in fondo, scoprendo anche lati di sé o del proprio mondo che non amano. Ma riflettono,
La riflessione, un momento prezioso.
Come la condivisione. Un ascolto profondo, con un rituale simbolico e spirituale, a mio avviso.
Se in fondo quello che si vuole davvero è recuperare la propria parte più vera, sincera, autentica, ancestrale, il percorso interiore è forte. Ma questo avviene con una grande cura da parte dei conduttori, con grande sapienza e progressione che passa per tantissimi step, che comprendono momenti ludici.
In effetti, come tutti i mammiferi, il gioco è essenziale per scoprire e scoprirsi.
Il gioco è prezioso per creare un gruppo.
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Cosa non dimenticherò
Non dimenticherò facilmente i cerchi e il profumo dell'incenso.
Non dimenticherò facilmente le canzoni, allietate dalle percussioni uniche di Igor.
Non dimenticherò le sedute all'aperto scrutando il firmamento.
Non dimenticherò la mia seduta individuale.
Non dimenticherò i giochi in coppia con Sabrina, l'affidarsi. Il fidarsi ciecamente. letteralmente parlando, La sua allegria e quella di Monia.
Le risate, le canzoni meravigliose di Simone (e Spritz), la vitalità di Mariaestella, le parole e la cura di Betty, l'energia di Vittoria, la serenità di Elena, la dolcezza e freschezza di Claudia, Lisa e Chiara, la pragmaticità di Carmela, la profondità di Barbara, l'ironia - che maschera una grande delicatezza e profondità - di Alessia, l'estro di Igor. La sincerità e forza di Silvia.
Sarò difficile non ricercare Valentina per la sintonia, Massimo per la saggezza. I nostri momenti passati a prendere l'acqua e a ritirare il cibo rimarranno epici.
Ho amato alcuni momenti in cui Raffaella mi ha fatto sentire in connessione profonda con gli alberi, con le loro chiome che si piegavano al vento, e con la terra ai miei piedi.
Ho adorato l'arrampicata sulla quercia in cui sapevo che Christian era lì pronto ad aiutarmi, il calore delle persone accanto, Sally ai miei piedi. Ho ancora lo sguardo sul gruppo, come un quadro che porterò a lungo nella mia memoria.
Rimarranno custodite nel cuore le confidenze, gli sguardi complici, la gratitudine.
Rimaranno memorabili le baruffe tra l'asino Rocco e Sally.
Non dimenticherò la danza in cui siamo diventati un tutt'uno con gli alberi, in una sinfonia melodiosa.
e ancora...
Mi sono sentita supportata da Monia quando sono salita sulla corda: guidata, coccolata, custodita dalla sua voce e dalle sue parole.
Penso che tutte queste energie compresse di quei giorni si diluiranno magicamente, racchiusi in barattoli virtuali come quelli del GGG che catturava i sogni. Saremo pronti a dispensarli e liberarli per chi ne avrà bisogno.
Difficile, come ci dicevamo con qualcuno, tornare alla realtà. La voglia di ritrovarsi è tanta.
L'ho già scritto, questi corsi creano dipendenza, Una dipendenza sana. Perché mettono in moto meccanismi che pian piano si dipanano, aprono brecce nei muri, piccole crepe che si fanno strada, creano nuova linfa e vitalità nel proprio lavoro e nella propria quotidianità. Cambiano lo sguardo, almeno lo è stato per me - e l'ho ritrovato ancora - di stare in natura.
mercoledì 29 giugno 2022
Cenerentola in Commissariato
Quando ho sentito il rintocco delle campane mentre correvo trafelata con tanto di mascherina, che avevo dimenticato di togliere fuori nella fretta, mi sono sentita come Cenerentola e ho pensato: "chissà cosa potrebbe capitarmi al posto di perdere una scarpetta, vedere trasformare il vestito e la carrozza in zucca."
L'unica cosa che è successa è una persona che con molta grazia mi ha urlato "E TOGLITI QUELLA MASCHERINAAAA" ed è lì che mi sono accorta di indossarla all'aperto.
Facciamo un passo indietro: oggi sveglia alle cinque, con tanto di leccata di Sally e ansie e paturnie varie, dettate dal dubbio amletico "Avrò dimenticato qualche documento per il passaporto?". Come avete capito non sono, ahimé una donna di mondo, ho viaggiato tantissimo in Italia ma fuori no. L'ultima volta che ho visto Londra faceva parte dell'UE (era il lontano 2006).
In realtà il passaporto non è mio ma del grande, che partirà con gli amici per un viaggio in Inghilterra (che emozione!) e naturalmente non gli avevamo ancora fatto il passaporto e la prenotazione era per stamattina.
Ieri sera ho cercato alcuni documenti ma per la stanchezza ho desistito...
Quindi, quando mi sono alzata ho iniziato a controllare i documenti, non sono riuscita in un primo tempo a far funzionare la stampante, quindi l'ho usata a mo' di fotocopiatrice.
Naturalmente, poi, con tutto quello che ho fatto dopo, compreso stampare mail e altro, ero CONVINTISSIMA di avere messo i documenti originali nella busta.
A mia discolpa M grande è stato operato lunedì (ma questa è un'altra storia), sono in chiusura di giornale, fa caldo anche se ieri ha piovuto e dormo poco... diciamo che ogni giorno vivo alla giornata con tanto di comprensione della mia mitica direttrice.
Fatto sta che, arrivati in questura, controllo con M tutti i documenti e non trovo la CI sua e la mia patente: panico!!
Flash back e domanda: li avrò mica lasciati dentro nella stampante?
Chiedo al gentilissimo poliziotto all'accettazione e mi dice di non preoccuparmi...
Comunque, per farla breve ho corso come una matta fino a casa, sono riuscita a tornare prima che ci chiamassero. Grondavo di sudore tanto da lasciare la mia impronta sulla sedia (ma ormai non si disinfetta e mi duolgo per chi poi si sarà seduto).
Al momento della presentazione dei documenti, ci sono stati anche momenti della serie "Mi vergogno di mia madre". So che mio figlio lo avrà pensato, perché ho iniziato a guardarmi intorno e notare che avevano l'orologio con gli uccellini canori simile al nostro (il loro è quello di quelli nordamericani, e mi sono chiesta chi l'avesse apposto). Naturalmente, presa dall'apprezzamento l'ho detto ad alta voce.
Poi ho notato tutti gli stemmi dei vari reparti e scoperto che ne esistono per le unità cinofile e per quelle marine (ma in questo preso qui il polpo non c'è).
Infine, ho visto il disegno della mano di Noemi, del 2021: rappresentava una mano per chi non sa quali sono i nomi delle dita per le impronte digitali. L'ho semplicemente adorato.
Ma il momento epico, con somma commozione materna, è stato quando il poliziotto ha detto a M firmi qui: e lui ha scritto M... Peccato mancasse il cognome. Ok noi saremo dei boomer, ma forse abbiamo ancora qualcosa da insegnare...
Aggiungo come chicca quello che ho combinato in posta, tanto per aumentare la dimensione fantozziana dell'accaduto
Della serie quando sei ormai abituato a pagare online vai in posta e non ne fai una giusta... Come di dice non c'è due senza tre...
La prima perché ho scelto un bollettino generico senza chiedere (anzi ho chiesto dicendo che il numero di conto era più corto ma mi hanno detto che non c'era problema...). Poi vado in cassa e la responsabile dello sportello mi guarda con aria dolce e scuote la testa... va via e torna con un bollettino speciale.
La seconda: lo compilo pensando ci sia la causale come indicato nel foglio e metto il nome del papà
Ritorno allo sportello con il dubbio amletico e la signora sorridendo mi dice che devo inserire i dati del minore.
La terza è la volta buona.
Poi in tabaccheria dove scopro che il pagamento è una marca da bollo... e io che conoscevo solo quelle da due euro delle fatture
domenica 26 giugno 2022
Lo slang che noi boomer non comprendiamo...
Per esempio un post del 21 giugno da cui è nato il mio interesse sul "Corsivo parlato", di cui ero totalmente inconsapevole, in uso tra i tiktoker (e tra l'altro viene fuori chi vuole ora far lezioni e chi se la prende perché non parla effettivamente così, perché appunto non "lo vive"). Ma al corsivo parlato dedicherò un post a parte, dato che lo sto ancora studiando...
Eccomi quindi a provare a capirci qualcosa, partendo dal fatto che il mio M me lo ha esplicitamente detto!
Insomma, un conto è sapere un conto è usarle... (anche se ho scoperto ieri che limonare si usa ancora!)
Mi piacerebbe quindi portare una sorta di dizionario per chi è della mia generazione ma ha i figli nati dopo facebook (che per loro è un social preistorico!!!) o ha nipoti o conoscenti con cui interloquire e soprattutto per cercare di comprendere il loro mondo, da cui naturalmente, vogliono giustamente escluderci.
Per esempio un conto è scoprire che esiste la parola cringe /dall'inglese "to cringe", qualcosa che genera imbarazzo e mette a disagio/ un conto è capire come usarla...
«Hai visto Salvini su TikTok?»
«Madò sì, che cringiata assurda!»
Sono rimasti tutti senza parole per la cringiata che ha detto.
Cosa vuol dire fare un dissing?
Nella cultura hip-hop e, in particolare, nella musica rap, canzone, brano che ha l'obiettivo di prendere in giro, criticare o addirittura insultare una o più persone, di solito appartenenti all'ambiente stesso della musica rap.
Boomer (qui l'Accademia della Crusca): indica un adulto impacciato nell'utilizzo della tecnologia (es: i social) e, in generale, incapace a comprendere i meccanismi del mondo moderno. L'espressione prende in prestito la definizione Baby Boomer dati ai nati tra gli anni' 50 e '60 (il periodo del "boom economico"). Il boomer per eccellenza è quello che usa i social solo per postare foto di gattini, cerca di "fare il giovane" senza riuscirci e non capisce i meme.
Blast/blastare (qui l'Accademia della Crusca):: prestito dall'inglese to blast ("far esplodere") che indica lo sconfiggere sonoramente qualcuno in una conversazione o nell'espressione di un concetto. Quando una persona risponde o apostrofa un'altra utilizzando ragionamenti inattaccabili che non ammettono replica, lo sta "blastando".
Dissing/Dissare (qui l'Accademia della Crusca): il dissing è un offesa, un insulto che da inizio ad uno scontro verbale. I primi dissing erano quelli dei rapper anni '90 che si "dissavano" nelle loro canzoni.
Meris, le ceramiche e un'altra vita
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| Meris e Andrea, 28 maggio 2011 |
Quanto amavo i venerdì dalla Meris e quanto mi manca quella atmosfera.
L'atmosfera sembra quella dei vecchi film di un volta, anche le tue parole e i tuoi gesti erano d'altri tempi. Però quando si trattava di pittura non c'era maestra più attenta di te, capace di valorizzare il lavoro di ognuno di noi, di correggerci con delicatezza, alla bisogna. Ricordo ancora quando ti "scandalizzavi" per la mia voglia di dipingere sempre i topolini di Beatrix Potter o Jill Barklem, che ora sono dispersi nelle case delle amiche del liceo e dell'università.
Hai fatto a tempo a conoscere Marco un pochino e pochissimo Andrea. Ci chiacchieravi come con un adulto e vi siete divertiti un sacco insieme.
Cara Meris quante persone ancora ti hanno nel cuore e pensano a tutto quello che ci hai donato.
Uno studio coloratissimo, pieno di tue opere meravigliose, che lasciavano a bocca aperta. Sento il profumo della trementina: quello apre un mondo, insieme all'essenza di lavanda. Il mondo della porcellana. Poi il tuorlo d'uovo per tappare i buchi del legno e renderlo meno poroso, prima di stendere il colore.
Quante cose ho imparato da te, quante ne avrebbero imparate i miei figli.
Sai, Andrea ti sarebbe piaciuto molto, sia per l'accostamento dei colori, sia per i disegni che non sono omologati a quelli tipici della sua età. Ha un suo stile. Un suo gusto. Spero che gli rimanga, anche se non si può sapere cosa farà da grande.
Di sicuro ti avrebbe fatto ridere tanto.
Ti abbraccio
Proprio mentre oggi faccio pulizia e trovo vecchie cose mi compare questo ricordo prezioso. Sei sempre con me cara Meris, la mia zia acquisita, persona umile e accogliente, mi hai accompagnato dagli undici anni verso il percorso della pittura. Una volta a settimana, il venerdì, è diventato meraviglioso, iniziava così piacevolmente il we. Ho dipinto sulla porcellana anche i tuoi "amati" topini, e nonostante non ti piacessero, dicevi sempre che facevo proprio la coda giusta...Poi animali ovunque (lo sanno bene papà e mamma e tutte le persone a cui ho donato qualcosa ai tempi delle medie e del liceo e forse anche università... io non ricordo più cosa ho fatto).
Oltre alla porcellana ho imparato a dipingere su legno, pentole, stoffa (quante magliette e quanti grembiuli o altre cose, ma non come si usa oggi con i pennarelli, bensì con i pennelli).
Mi hai accompagnato a preparare gli sfondi per la mostra al Museo Faraggiana Ferrandi di Novara e altro ancora.
Sei sempre nel mio cuore.
E non solo nel mio
Mi risponde "Mi ricordo di lei, mi dava sempre i biscotti". Mi emoziona sapere che il suo ricordo è rimasto in lui.
Poi aggiunge "Ma è morta". Un anno fa.
Rispondo che non era un anno fa. Sono passati alcuni anni e ricordo perfettamente il momento in cui ero nella camera mortuaria per darle l'ultimo saluto e mi hanno chiamato le educatrici nel panico perché Marco - che non si era mai fatto nulla - si era incastrato il dito in un gioco di legno, si stava gonfiando, non si poteva chiamare l'ambulanza. Ricordo panico e sgomento. Sono uscita stordita e confusa. Lo ricordo vivo come fosse ieri.
Marco "Sai mamma, non ti devi preoccupare. Perché quando andrai in Paradiso, frugando tra tutte le persone che ci sono, perché ce ne sono tante! , la troverai."

























































