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giovedì 16 ottobre 2025

133 Carte Nature: un invito a cambiare punto di vista

Da sinistra: Letizia Luini, Greta Persico, Monica Guerra, Andrea Galimberti,
BEAT, Università Milano Bicocca e l'editore Pietro Corraini, Corraini Edizioni.


 

Se dovessi scegliere un regalo per me stessa — o per una persona a cui tengo davvero — non avrei dubbi: sceglierei Nature, le 133 carte ideate dal gruppo di ricerca BEAT – Biodiversity Education and Awareness Team dell’Università di Milano-Bicocca, composto da Monica Guerra, Andrea Galimberti, Letizia Luini, Greta Persico, Angela Rinaldi e Francesca Rota, con la partecipazione di Rosa Buonanno e Angela Sangalli

 

Credits: Corraini Edizioni

 

e si arricchiscono delle illustrazioni scientifiche e insieme poetiche di Giulia Vetri, che dà vita a piante, animali e paesaggi e pubblicate da Corraini Edizioni. (qui)


Non solo perché sono belle — lo sono davvero, con i loro colori e la loro leggerezza grafica — ma perché rappresentano un modo diverso di abitare il mondo, di guardarlo, di esplorarlo e, soprattutto, di stare insieme.

Si tratta di un mazzo di carte accessibile a tutti - il prezzo è di circa 20 euro - e proprio questa accessibilità è parte della sua forza. Può arrivare ovunque: nelle scuole più periferiche, nei contesti dove le risorse sono poche, ma anche nei giardini e nei grandi spazi dove la sperimentazione educativa ha radici più solide. Perché l’idea che le sostiene è semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo: esplorare non richiede strumenti costosi, ma sguardi attenti.

 


La seconda presentazione ufficiale di Nature si è tenuta al MUBA, il Museo dei Bambini di Milano. Ormai è quasi una tradizione: Monica Guerra sceglie questo luogo per condividere i suoi progetti, ed è sempre un po’ come tornare a casa. Non è solo una presentazione editoriale: è un momento di incontro, di scambio di esperienze e visioni. E chi la segue da tempo sa che ogni parola è il frutto di un percorso di ricerca collettivo.


 

Credits: Corraini Edizioni
Credits: Corraini Edizioni
Credits: Corraini Edizioni

Un mazzo di carte, un orizzonte di possibilità

A uno sguardo veloce, le Carte Nature possono sembrare semplici schede colorate. In realtà sono un dispositivo pedagogico aperto, frutto di anni di osservazioni e sperimentazioni con educatori bambine e bambini. Ogni carta propone un’azione, un gesto, un modo per entrare in relazione con ciò che ci circonda: un bosco, un cortile, un parco, ma anche un balcone, un angolo di città, un’aiuola dimenticata.

Alcune carte invitano a sentire — “toccare”, “ascoltare”, “annusare” — altre a immaginare, a raccogliere tracce, a costruire ipotesi. Ce ne sono di più riflessive, di più sensoriali, altre ancora stimolano l’immaginazione e la rielaborazione creativa.

Tra queste, due carte hanno un valore speciale: esplorare” e “documentare”. Sono carte “jolly” ma, come racconta Guerra, non sono un extra, bensì due pilastri fondamentali. Esplorare è la porta d’ingresso, il primo passo che permette a bambini e adulti di aprirsi al mondo con curiosità. Documentare è la memoria viva: l’atto che consente di tornare all’esperienza, di ripensarla, di rileggerla da nuove angolature.

Ogni mazzo ha due gradazioni di colore, che suggeriscono passaggi, fasi possibili di un percorso. Non esistono sequenze obbligatorie. Si può estrarre una sola carta e lasciare che quella guidi l’esperienza. Oppure si può costruire una trama narrativa, un viaggio fatto di tappe, in cui ogni azione apre un sentiero nuovo.

Abbiamo preferito esagerare con il numero di azioni,” spiega Monica Guerra. “Non perché servano tutte, ma per mostrare la ricchezza delle possibilità. Quando abbiamo in mente pochi modi per esplorare, rischiamo di non vedere tutto il resto.”


Uno strumento inclusivo e flessibile

Una delle caratteristiche più potenti di queste carte è la loro adattabilità. Possono essere usate nei nidi, nelle scuole dell’infanzia e primarie, nei percorsi di educazione ambientale, nei laboratori pomeridiani, in famiglia, e persino in contesti universitari. Non contengono istruzioni rigide né programmi preconfezionati: sono porte da aprire, inviti a mettersi in cammino.

Durante le sperimentazioni condotte in diversi contesti, molti educatori hanno usato le carte in parchi cittadini, spazi apparentemente ordinari. Lì, bambini e bambine hanno iniziato a esplorare armati di taccuini personali. Non un compito, ma un modo per non perdere le tracce delle esperienze vissute. Disegni, parole, mappe, segni diventavano il filo rosso di una ricerca condivisa.


Ricerca condivisa: imparare a camminare insieme

Le Carte Nature propongono una metodologia che non presuppone un sapere unico. L’adulto non è “colui che sa” ma colui che cammina accanto. Bambini e bambine diventano protagonisti attivi: esplorano, formulano ipotesi, costruiscono saperi propri. Questo scardina, almeno in parte, l’impostazione tradizionale della didattica frontale e apre a una ricerca autentica.

 

Credits: Corraini Edizioni

Le azioni suggerite non sono vincoli: possono trasformarsi, perdersi, essere abbandonate. Un bambino può partire osservando un insetto e ritrovarsi, dopo mezz’ora, a inventare una storia. Un gruppo può iniziare esplorando e finire documentando con un disegno o una conversazione. Tutto è possibile, perché non si tratta di eseguire un compito, ma di abitare un processo.

Non ci interessa che l’azione si compia dall’inizio alla fine,” aggiunge Guerra. “Ci interessa che accenda una scintilla, che dia il via a un desiderio di scoperta.


Un progetto che cresce nel tempo

Le Carte Nature non si esauriscono in un giorno. Possono accompagnare bambini, educatori e famiglie per anni, perché ogni carta può essere interpretata in modo diverso a seconda della stagione, del luogo, dell’età dei partecipanti. Un invito a “camminare” in primavera è diverso da uno in inverno. E anche lo stesso spazio, guardato con occhi nuovi, cambia volto.

Intorno a queste carte è nata una rete di educatori, insegnanti e ricercatori che si incontrano periodicamente per condividere riflessioni, domande, nuove esperienze. È un approccio aperto e dinamico: non c’è un manuale da seguire, ma un terreno comune di confronto.


Curiosità come prerequisito

L’unico vero requisito per usare le Carte Nature è la curiosità. Non serve essere esperti, naturalisti o insegnanti con decenni di esperienza. Serve soltanto la disponibilità a mettersi in discussione, a cambiare punto di vista, ad accogliere anche prospettive lontane dalle proprie certezze.

Le carte possono essere usate da chiunque: da chi vuole vivere un pomeriggio diverso in famiglia, da insegnanti che cercano nuove pratiche educative, da gruppi di formazione per adulti. Sono pensate per parlare di biodiversità — nel senso più ampio possibile — ma lo fanno a partire dalle domande. E le domande, spesso, sono quelle dei bambini: semplici, dirette, profonde.


Un invito a ribaltare la prospettiva

Le Carte Nature hanno qualcosa di rivoluzionario nella loro semplicità: invitano a guardare “a testa in su” o “a testa in giù”, a scardinare la routine, a mettersi in ascolto. A riconoscere che la biodiversità è ovunque, anche in un tarassaco che cresce tra le crepe dell’asfalto o nel volo di un piccolo uccello intravisto per caso.

Non sono un gioco nel senso stretto del termine, ma possono diventarlo. Hanno una sorta di “bugiardino” — come i giochi o le medicine — ma non prescrivono nulla, suggeriscono. Lasciandosi ispirare da poche carte per volta e procedendo con continuità, si possono vivere esperienze sorprendenti, che siano sul ballatoio di casa o in un parco cittadino.

 


Un seme che germoglia

In un’epoca in cui si parla spesso di “innovazione” in educazione, le Carte Nature ci ricordano che a volte la vera innovazione sta nella semplicità: in un mazzo di carte, in un invito gentile a guardare meglio. Non servono strutture complesse per iniziare una ricerca significativa: basta una carta, un passo, uno sguardo curioso.

Le persone hanno tanti modi di esplorare,” conclude Monica Guerra. “Se li metti davanti a te, li vedi. E quando li vedi, puoi iniziare davvero a ricercare insieme.

martedì 7 gennaio 2025

Prima camminata mattutina dell'anno

 


Fuori è buio e le luci dei semafori da lontano appaiono sfocate, mentre le sagome degli alberi si mostrano in tutta la loro nudità e mettono in risalto le branche più o meno dritte, più o meno armoniose con la crescita degli esemplari.

Siamo arrivate nel nostro luogo di pace e manca la nebbia: ci speravo prima dell'alba, ma pioviggina e forse è così che doveva andare.

Sally zampetta con quella coda tutta arricciolata e annusa intorno a lei.

C'è una sorta di palude nel prato e sul terreno ci sono pozzanghere da attraversare. Si sente il nostro sciacquettio mentre camminiamo dentro...

Nei canali c'è l'acqua: infatti fa troppo caldo perché siano congelati.

Da lontano si vedono i camion e le auto che scorrono in tangenziale, ma per fortuna, sono solo luci che passano mentre noi camminiamo in quella che si può definire campagna metropolitana.

L'aria è gentile e non pizzica sulle mani o sulla faccia e anche se una lieve brezza si muove riesce solo a portare i capelli in faccia ma non a congelarmi.

Mentre ci avviciniamo si sentono gli ululati e gli abbai dei cani del Canile. Su un tronco caduti ecco una colonia di funghi del legno

Per un attimo Immagino di camminare nella campagna vittoriana con i suoi campi perdifiato, dove ci sono tanti e vecch alberii e distese di natura all'infinito Ma è solo un piccolo pezzo di terra di cui devo accontentarmi per sognare oggi.



Il bambù si mostra in tutto il suo giallore con le foglie spettinate al vento e arricciolate.

E una casa abbandonata fa pensare agli antichi cottage con dietro una brughiera, desolata e affascinante. È completamente ricoperta da quello che rimane della vite americana, ormai spoglia di tutta la sua rossa bellezza e trasformata in viticci arrotolati.

Nel prato le tante pozzanghere attraggono la suola delle scarpe che si appiccica al terreno come se volesse farne parte.

Tutto intorno a me appare sfocato e velato per la cattiva luce e intorno il cielo è color piombo. 

Accanto a noi distese di rovi misti a edera, i rami gialli della fitolacca con le foglie e i frutti secchi appesi e in fondo una distesa di bagolari


E ancora una parte di rovi tagliati che sembrano creare una sorta di nido hanno fatto grandi pulizie qui mischiando i rifiuti all'erba inquinando la terra

In mezzo al rumore di un treno che passa il suono cadenzato delle campane di una chiesa che non conosco che sia nei rintocchi delle 8:00. No sono le 8:15 e tutto pian piano svanisce.

Da lontano - nel piccolo bosco - le strida dei merli.

Per osservare la bellezza intorno a noi occorre una lente di ingrandimento, per eliminare capannoni del calcio e del tennis, le luci dei negozi, e per ascoltare davvero non fare caso al fragore delle macchine e tendersi a osservare le gocce sulle prati d'erba sterpaglie gialle.

... e chiedersi chissà quanti lombrichi saranno fuoriusciti nel terreno per respirare un po' d'aria fresca, e forse, qualche chiocciola o lumaca o saranno rintanate.

Proprio come fa Sally col suo tartufo: chissà quanti odori che io non comprendo sentirà  per me invisibili e per lei reali.

E poi finire con le bacche di rosa canina e domandarsi chi le assaggerà oggi e a chi daranno conforto.

Salutare una gazza che vola nel cielo e dire arrivederci agli alberi e a tutte le creature visibili e invisibili che abbiamo incontrato oggi.

Buona giornata.