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domenica 25 febbraio 2024

Accanto a Monica Guerra

Foto di Antonella Angrisano

Monica Guerra, professoressa ordinaria di Pedagogia Generale, Università Bicocca di Milano
foto di Giorgia Lo Giudice

Uno dei propositi del 2024 era un sogno, quello di intervistare Monica Guerra, professoressa ordinaria di pedagogia generale e sociale presso l’Università Bicocca di Milano, autrice e curatrice di molti libri tra i quali “Nel mondo” (qui) e “Le più piccole cose” (qui) per FrancoAngeli e “Contesti intelligenti” (qui) e “Materie intelligenti” (qui) per le edizioni junior.
Ringrazio di cuore Monica per il tempo e l'accuratezza che ha dedicato a rispondermi e, spero che, come per la sottoscritta, queste parole siano di valore anche per voi.
Chi ha la fortuna di ascoltare una tua lezione o un incontro pubblico o leggere un tuo libro rimane affascinato dalle tue parole, che sono scelte con cura una a una. Mi ha colpito un’intervista qui ) che hai fatto per presentare l’ultimo libro che hai curato, “Accanto a bambine e bambini” ( qui), in cui ti sei soffermata sulla parola “accanto”. Quanto è preziosa per te la scelta delle parole? Secondo te si può riuscire a costruire un mondo diverso, migliore, imparando ad averne cura?

Avere cura delle parole è uno dei modi che abbiamo a disposizione per costruire il mondo che desideriamo. Le parole da sole non bastano, ma possono orientare le azioni e a volte danno proprio forma alle cose e anche alle persone. Penso, ad esempio, a quando usiamo degli appellativi per qualificare i bambini e le bambine (principessa, streghetta, campione, monello…) o quando usiamo aggettivi che dovrebbero al massimo definire dei comportamenti mentre finiscono per connotare le persone (uno su tutti aggressivo, ma vale anche per altri apparentemente più neutri, come vivace). Ecco, le parole vanno utilizzate con cura innanzitutto per questo: perché contribuiscono a definire le identità, in un gioco di rispecchiamenti di cui gli adulti devono avere consapevolezza, perché anche questo è un potenziale esercizio di potere.

E poi, sì, le parole pongono le direzioni per possibili altri modi e mondi: “accanto” è stata scelta per questo, perché stare accanto a bambine e bambini che crescono è la dichiarazione di un’educazione che non vuole anticipare e forzare, ma che vuole rispettare e offrire possibilità. Io e Elena Luciano, con cui ho curato questo ultimo libro, la abbiamo scelta perché racconta di una posizione a cui ambiamo anche nel nostro lavoro di ricercatrici accanto a educatrici, educatori, insegnanti…



Sei stata per molti anni la presidentessa dell’associazione Bambini e Natura (qui), che hai fondato in un momento in cui nessuno dava credito alla necessità di stare fuori. Vuoi raccontarci qualcosa per chi non la conosce ancora?


Bambini e Natura è nata oltre 10 anni fa dal bisogno di condividere con quante più persone possibili quello che emergeva dalla ricerca, ma anche da alcune esperienze che si stavano sperimentando in quel momento. Il tema ambientale non era certo nuovo, ma stava tornando prepotentemente alla ribalta anche in educazione, sebbene nel nostro Paese se ne parlasse meno che altrove. L’associazione, non solo con il suo sito (qui) e con le sue pagine social (facebook qui e istagram qui), ma anche con le occasioni formative per associate e associati, voleva e vuole essere un megafono per raccontare il valore delle esperienze all’aperto, di un’educazione aperta e connotata ecologicamente, nel senso di attenta alla nostra relazione con il mondo e tutte le forme di vita che lo abitano. Lo fa attraverso articoli e materiali, cercando di mettere a disposizione buone ragioni per sostenere le connessioni tra noi e l’ambiente, ma anche strumenti per favorire queste connessioni nei contesti educativi e nelle scuole. E poi attraverso le “scuole”, momenti formativi in cui ci si ritrova e si approfondiscono teorie e metodologie, sempre in dialogo tra ricerca e pratica. (Qui il link agli appuntamenti formativi, compreso il prossimo, tutto esaurito da tempo, dedicato alla metodologia photovoice).


Immagine tratta dalla pagina Facebook del Master Educazione e Natura

Questa esperienza, come dici, è andata di pari passo col tuo lavoro di ricerca, che ha portato anche a creare, insieme ad altre persone “visionarie” come te, un corso e poi un master dedicato a “Educazione e Natura” (pagina fb qui e qui).


Nel mio lavoro di ricerca è stato fondamentale l’incontro con tre colleghi – Fabrizio Bertolino dell’Università della Valle d’Aosta (qui), Maja Antonietti dell’Università di Parma (qui) e Michela Schenetti dell’Università di Bologna (qui) – con cui ho avuto e ho la fortuna di scambiare sguardi ed esperienze. Da questo incontro – oltre alla collana “Educazione e Natura” per le edizioni junior e a diverse pubblicazioni, tra cui il volume omonimo per FrancoAngeli (liberamente scaricabile a questo link qui ) – è nata una opportunità formativa interuniversitaria che oggi è un Master (qui) a cui contribuiscono moltissime colleghe e moltissimi colleghi che si occupano di temi connessi all’educazione ecologica, all’educazione per l'ambiente e la sostenibilità, all’educazione all'aperto. Si tratta di un’esperienza per me straordinaria per la molteplicità e la vivacità di competenze, da cui ogni anno io imparo molto e a cui in questi anni hanno partecipato oltre 300 iscritti, segno di una crescente sensibilità verso questioni ormai vitali, non solo in educazione, ma a cui l’educazione può contribuire molto.

Logo ideato da Sara Vincetti


Insieme a Francesca Antonacci hai creato inizialmente un manifesto sulla scuola e un blog (qui), che poi si è tradotto anche in un primo libro (qui) e in un accompagnamento per docenti interessati a portare pratiche innovative nei contesti educativi e scolastici.


L’incontro con Francesca Antonacci è uno di quelli che io definirei trasformativi: quando, nel 2014, abbiamo pubblicato la prima versione del Manifesto “Una scuola”, erano mesi che discutevamo insieme ogni singola parola, confrontando visioni e costruendone insieme di nuove per noi. Quel Manifesto non era e non è un modello, ma una sollecitazione, innanzitutto a noi stesse, a ripesare continuamente la scuola, facendoci sostenere dai Maestri da cui abbiamo imparato e contemporaneamente cercando di rispondere alle domande del presente, a cui la scuola non può sottrarsi se vuole tenere fede al suo mandato formativo.

A partire da lì, molte e molti insegnanti ci hanno cercate per sperimentare insieme altri modi possibili e così è nato anche il corso di alta formazione “Innovare la scuola” e un gruppo permanente di lavoro che si incontra quasi ogni mese e condivide esperienze e pratiche. Nella scuola c’è fermento, desiderio di comprendere bambine e bambini, ragazze e ragazzi, rispondendo con qualità e rispetto ai loro diversi bisogni formativi. “Una scuola”, in questo senso, è un invito a tenere alta l’attenzione su ciò che offriamo loro, ma anche sulla complessità del lavoro di chi la scuola la fa, ogni giorno. (Questo il link alla pagina Facebook: qui, dove si trovano aggiornamenti a iniziative e eventi online).



Da alcuni anni sei anche direttrice scientifica della rivista BaMbini, fondata da Loris Malaguzzi. Quali sono le tue priorità affinché chi sta accanto ai bambini e le bambine possa avere consigli e spunti esperienziali?


Essere la direttrice scientifica di una rivista su cui mi sono formata per conoscere meglio il mondo dell’educazione rivolta a bambine e bambini da 0 a 6 anni è un privilegio enorme, a cui mi dedico con passione. La rivista raccoglie ogni mese contributi che vengono dal mondo della ricerca, che raccontano le esperienze dei servizi educativi dell’infanzia, che traducono in suggestioni e strumenti pratiche sperimentali, con l’aggiunta di un approfondimento centrale sempre diverso dedicato a temi di rilievo. Ciascun numero è un contenitore ricchissimo che ha come obiettivo quello di stare accanto a chi educa perché possa con sempre più competenza stare accanto ai bambini, alle bambine e alle loro famiglie.

Per questo, negli anni, abbiamo scelto di privilegiare la complessità delle proposte, perché il lavoro educativo è un lavoro complesso che non può essere ridotto a schede o ricette, e contemporaneamente abbiamo accostato e alternato rubriche (qui se ne trovano diverse liberamente scaricabili, tra cui le Parole dell’educazione, (https://bambini.spaggiari.eu/), in cui ogni mese un esperto prova a sintetizzare una parola chiave per chi fa questo mestiere) agili da utilizzare a supporto del lavoro dei gruppi educativi e con le famiglie. 



Sei un’esploratrice appassionata e hai un rapporto speciale con l’artista Keri Smith, tanto che hai tradotto per Corraini edizioni “Distruggi questo libro illustrato” (qui) Hai voglia di raccontare come sei  cambiata da quando l’hai scoperta fino a creare “esplorate” e dirci di cosa si tratta?


L’incontro con il lavoro di Keri Smith – e poi la fortuna di una relazione anche amicale con lei – ha contribuito a dare forma all’approccio educativo che io andavo sperimentando. Come l’arte e gli artisti sanno fare spesso, le sue esplorazioni davano forma, una forma bellissima e sensibile, a delle idee pedagogiche, permettendomi di comprendere meglio che tipo di educazione volevo contribuire a realizzare. Keri Smith, in questo senso, per me è una Maestra, a cui sono continuamente grata, perché nell’incontro col suo lavoro il mio ha potuto crescere e perché sono cresciuta io, come persona prima ancora che come professionista.

La pagina social “esplorate” (facebook qui + Instagram qui) nasce per condividere alcune esperienze esplorative declinate in chiave educativa (aspetti approfonditi in particolare nel libro “Le più piccole cose” (qui), che nel 2020 ha vinto il prestigioso Premio Italiano di Pedagogia, SIPED, e poi declinati in un’educazione aperta nel libro “Nel mondo” (qui, entrambi editi da FrancoAngeli): si tratta di esercizi per coltivare uno sguardo sensibile verso le persone, le cose, il mondo. Piccoli esercizi che, nel procedere del tempo, possono contribuire a cambiare la nostra postura verso la vita e gli altri.

Ecco, in un approccio esplorativo io riconosco l’essenza dell’educazione e forse anche della vita: una ricerca continua e condivisa, attenta, curiosa e rispettosa, per rimanere in ascolto di ciò che quel che ci circonda ha da dirci.


venerdì 9 marzo 2018

"Materie intelligenti" a cura di Monica Guerra, Edizioni Junior


"Materie intelligenti" a cura di Monica Guerra, Edizioni Junior (qui la scheda) è un volume che dovrebbe essere letto da chiunque si occupi di educazione, inteso nel senso più ampio del termine, ovvero chi si interessa a "tirar fuori" il meglio dai bambini con cui, per diversi motivi, viene a contatto.
Un libro corale che offre spunti e riflessioni sul "ruolo dei materiali non strutturati naturali e artificiali negli apprendimenti di bambine e bambine", come indica il sottotitolo.

Già nell'introduzione leggiamo qualcosa che andrebbe affisso in ogni spazio educativo e tenuto bene a mente: "La scuola è fatta di materia: quella dei corpi di adulti e bambini che vi abitano o vi transitano, quella degli edifici in cui le singole istituzioni si collocano, quella degli arredi con cui vengono allestiti gli ambienti, quella dei materiali che compongono gli spazi. è una materia intelligente, a prescindere: perché, a prescindere, suggerisce, favorisce o impedisce azioni - e anche pensieri - da parte di chi la vive. E' una materia che influisce, affatto neutra anche quando è poco o per nulla pensata, a maggior ragione quando attraverso essa prendono forma le scelte intenzionali di educatori e insegnanti: allora le sue potenzialità esplodono, segnando con profondità le esperienze dei bambini."

Di fatto i materiali non strutturati cioè "materiali non orientati a un utilizzo univoco e predefinito" "divergente" suggeriscono "combinazioni aperte" e sono "fortemente inclusivi". Materiali che consentono una maggiore libertà di scelta e stimolano la creatività e la sperimentazione. Essi hanno quindi enormi potenzialità, che possono sollecitare le intelligenze dei bambini e sostenerne gli apprendimenti. Apprendimenti in cui l'adulto non è un detentore del sapere ma un osservatore che cura la regia educativa (allestimento di un ambiente accurato con percorsi che accompagnano ma non costringono e favoriscono una ricerca individuale o di gruppo) e la sostiene con complicità, coltivando lo stupore e la meraviglia per alimentare la curiosità e le domande. Apprendimenti in cui, dunque, i bambini diventano protagonisti e parte attiva.

Il volume esplora da diversi punti di vista le potenzialità dei materiali non strutturati (naturali, di recupero e di scarto), proponendoci studi, ricerche, riflessioni. Una particolarmente preziosa è relativa al valore dei materiali visti come "media relazionali, perché facilitano l'incontro, ma anche perché sono ricchi di rimandi interni a cui ciascuno può attribuire un senso: oggetti non neutri .... perché investiti affettivamente e culturalmente, non hanno un significato univoco, non solo per la multifunzionalità che li caratterizza, ma anche per il valore attribuito in modo personale da ciascuno".

Ecco alcune cose che mi porto dietro dalla lettura (ma ce ne sono ancora tante...)

Riflessioni che:
  • investono le "consegne" ovvero le domande che l'adulto deve formulare per consentire ai bambini di spaziare, di evidenziare e valorizzare le differenze piuttosto che uniformare le risposte.  
  • riguardano i rilanci che l'adulto può fare per non dare risposte preconfezionate ma sollecitare le domande dei bambini. 
  • individuano un ruolo importante nell'adulto, che si deve assumere la responsabilità di "dare valore al sorgere di idee, pensieri e dubbi dei bambini osservati durante il gioco con i materiali, creando spazi di condivisione in cui rilanciarli e farli evolvere, dando vista a conflitti socio-educativi dai genuini risvolti creativi" come diceva Piaget.
  • evidenziano il valore dello stare fuori come opportunità di apprendimento nell'imprevedibilità.
  • valorizzano l'importanza di educare al cambiamento, alla complessità, alla sostenibilità, alla transdisciplinarietà, in un mondo in cui c'è sempre più una segmentazione dei saperi.
  • valorizzano l'importanza dell'apprendimento attraverso il fare (con riferimenti ad alcuni maestri, quali Munari o Montessori).
  • evidenziano il valore degli allestimenti e degli spazi nelle proposte educative.
Approfondimenti che:
  • individuano nella bellezza e nella qualità dei materiali un valore (altopiano dei tesori); 
  • cercano di mettere in relazione l'arte bambina con quella degli artisti contemporanei che hanno impiegato i "rifiuti" nelle loro opere, attraverso "una breve incursione" nelle tappe artistiche principali ("Guardare i bambini a partire dalle azioni compiute con gli oggetti e i materiali è avere un occhio privilegiato che può osservare in profondità l'articolazione delle scelte insieme al dipanarsi dei loro pensieri").
  • "valorizzano lo scarto che "ospita in sé molti aspetti, artistici, sociologici, letterari ed evocativi, tutti strettamente intrecciati".
  • interessano foglie, boschi, alberi e orti (un universo generatore di domande ed esperienze significative)
  • sottolineano l'importanza della documentazione (tema a me caro da diversi anni).
Un volume da leggere e rileggere, da cui prendere spunti per avviare un proprio percorso personale di ricerca, riflessioni e sperimentazioni, grazie anche agli interessantissimi sguardi fotografici che introducono ogni capitolo.
Per rimanere aggiornati su riflessioni molto più ampie, vi consiglio - se non lo avete già fatto - di sostare sul sito di Bambini e Natura (qui) e sulla pagina fb dell'associazione (qui). Gli spunti si moltiplicano e le domande fioriscono. Un universo in cui perdersi piacevolmente.