domenica 17 agosto 2014

Capitano, o mio capitano. Riposa in pace.


"Andai nei boschi perché volevo vivere in profondità 
e succhiare tutto il midollo della vita... 
per non scoprire in punto di morte di non aver mai vissuto". 
Walden, di Henry David Thoreau




Sono passati alcuni giorni da quando Robin Williams ha deciso di lasciarci, prematuramente, e sono ancora molto scossa. Inevitabile chiedersi il perché di quel gesto e perché questa morte, più di altre, abbia colpito nel segno, abbia lasciato un vuoto in molti di noi (Il mio cuore è spezzato – ha scritto Jeff Bridges – Lui è uno scrigno di creatività”). 
Dopo tantissimi anni - mi fa effetto pensare di essermi portata dietro questa estate in vacanza proprio quel DVD che ho tenuto incellophanato in casa per almeno un decennio - ho rivisto “L'attimo fuggente”, capolavoro di Peter Weir che lo vede protagonista con un ruolo di un professore maieutico, di quelle persone speciali che capita di incontrare per una serie di coincidenze fortunate e che ti cambiano la vita. E non ho potuto non piangere, sia per la bellezza della storia, sia ancora per il tragico destino che Robin Williams ha scelto per uscire di scena, proprio come uno dei protagonisti del film. A quasi sei mesi di distanza da un altr'altrettanto bravo e disperato, Philip Seymour Hoffman.

Viene da pensare cosa sia successo a un uomo sensibile e generoso. Padre di tre figli, che forse non a caso, ha voluto lasciare un ultimo saluto su twitter proprio alla sua “bambina”. Ultimo dolce pensiero a Zelda. Chissà che cosa sarà poi passato nella sua testa. O chissà se la sua testa era vuota.  O, invece, invasa da mille pensieri, orribili pensieri, che lo attanagliavano. La depressione purtroppo è una “brutta bestia” che si insinua nella tua vita stravolgendo quello che sei e quello che pensi. In poco tempo, ti ritrovi avvolto nel suo manto che annebbia e trascina vorticosamente dentro un buco nero. Se non hai appoggi e aiuti, precipiti in un'oceano buio, come la protagonista di "Lezioni di piano", quando viene improvvisamente trascinata giù dal pianoforte nell'acqua. In quel caso lei ha scelto la vita. 
Ma non sempre quella è la strada che viene facile percorrere, spesso la via più semplice e liberatoria sembra essere proprio cessare di vivere. Ma in quel momento non si è pienamente coscienti di quello che accade. C'è un'altro te che ti accompagna nei luoghi bui della tua esistenza dove ci sono ancora i nodi che non sei riuscito a sciogliere, dove c'è una fitta trama, una rete invisibile che ti avvolge e cattura a sé. In quei momenti serve non rimanere mai soli, non essere lasciati soli, e sentire l'affetto delle persone accanto; anche se le dolci e confortanti parole degli affetti più cari scivolano via come l'acqua sul petrolio; ma alla lunga parole, gesti, affetto contano. Eccome.
E, magicamente, un giorno ti ritrovi di nuovo a provare piacere in quello che fai, desideri di piccole cose. Si riparte sempre dalle piccole cose. Come sono le piccole cose che di colpo, quando ripiombi, diventano macigni insopportabili che ti trascini dietro come catene, bellissima ma anche inquietante immagine della sposa nel film di Lars Von Trier, "Melancholia".

Capitano, o mio capitano. Ci hai fatto piangere e ridere, ci hai regalato momenti di pura poesia e rimarrai nel cuore di molti, per sempre. Nel mio di sicuro. Buon viaggio.

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