sabato 29 marzo 2025

"Coso" "E gli altri", Arianna Papini, Uovonero: la potenza dell'arte e dell'arteterapia

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Con la sua solita delicatezza, Arianna Papini (qui) ci dona un abbraccio (anzi due), affrontando un tema difficile ma anche molto "stringente", specie di questi tempi, quello di sentirsi fragili e diversi e trovare degli "alleati" per consolarsi, per stare bene con se stessi: dopo un lavoro di oltre tre anni, offre al pubblico, grazie a Uovonero, due libri tenuti insieme da "un filo rosso" da non perdere: "Coso" (qui) E Altri (qui). 

I due libri sono tra loro correlati ma possono essere anche letti separatamente (ma vi consiglio vivamente di prenderli entrambi).

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Partiamo da "Coso", l'albo parla di un amico immaginario che si presenta in questo modo: "Noi Cosi iniziamo a esserci solo se i bambini ci sognano e ci immaginano. Esistiamo se qualcuno ha bisogno di noi". Coso è stato inventato, disegnato e creato così com'è da una bambina (Anna, protagonista de "E gli altri) per una necessità. Nel libro si racconta che spesso gli amici immaginari vengono  "abbandonati" dagli adulti che pensano di non averne più bisogno o se ne vergognano. 

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"Allora capita di non esistere più, ma i Cosi usati vengono ripescati da chi ha rinunciato alla fantasia. Quando accade torniamo a vivere senza bisogno di essere inventati".

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Siamo sicuri da adulti di non avere più necessità di una voce bambina accanto? Di qualcuno che ci sproni a vedere la bellezza, ad accorgerci delle piccole cose? Di non aver paura?

Questo albo illustrato è riuscito a farmi commuovere fino alle lacrime quando l'ho chiuso dopo una prima lettura. Ecco la potenza di chi sa, sapientemente, unire parole lievi e profonde al tempo stesso e illustrazioni che dialogano e che riescono in modo potente a smuovere parti nascoste dentro di noi, che hanno bisogno di emergere. Ecco dunque un libro che ci fa immaginare come poter venire fuori da alcune situazioni - che pensiamo di dimenticare da grandi ma che sono ancora lì, a volte come macigni sulle spalle - attraverso l'arte.

Un albo che dona speranza e racconta cosa sia la vera magia della vita

"Essere fieri di noi e delle nostre stranezze".

Del resto in un'intervista (qui) dopo aver preso il Premio Andersen come migliore illustratrice (2018) Arianna Papini stessa diceva: 

"Le immagini sono potenti. Arrivano a definire anche cose indefinibili a parole, accolgono e raccolgono argomenti difficili di molte persone, Noi parliamo anche per chi non ha voce, per chi non ha parole e quindi questa grande responsabilità dell'illustrare e dare agli altri le nostre immagini, raccoglie attraverso l'empatia tante persone. Per me non esiste il lavoro isolato dell'illustratore. Siamo comunque collegati alle persone e allo sguardo degli altri: senza lo sguardo degli altri non esistiamo. Io sono anche arteterapeuta e credo nel potere delle immagini anche per veicolare temi profondi, molto complessi," 

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"E gli Altri": un diario intimo di Anna, una ragazza che racconta le sue fragilità, il suo essere diversa, l'essere vista come diversa sin dalle prime pagine, per la sua sensibilità - che le impedisce di far parte delle persone "normali" ma le fa notare cose piccole o grandi che gli altri non vedono - e che le fa essere empatica con la Natura e con tutti gli esseri viventi. Questa sensibilità provoca a volte gioia a volte sofferenza, perché tutto viene amplificato ed è difficile conviverci.

Ed ecco Coso qui sotto.

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"Credo che sia un maschio ma qualche dubbio c'è. Mi fa ridere. Ogni volta che l'urlo dentro aumenta allora si affaccia alla mia vita. Si nasconde nei momenti faticosi e si traveste da cose semplici e buffe. Ridere mi fa bene. Penso di averlo sognato all'inizio, poi è rimasto con me. ...."

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In questo libro vediamo un'evoluzione del personaggio dai suoi primi pensieri (nella prima pagina racconta di un prima e di un dopo: una frattura, qualcosa che si è rotto e che va aggiustato... ne parla spesso Arianna nelle sue interviste) all'età adulta, quando finalmente Anna trova una strada - grazie a Coso - per dare un senso alle sue potenzialità, a non soffrire più per qualcosa che agli adulti o al mondo sembra più importante della vita stesso, fino a scoprire il suo talento nascosto e farne un uso "benefico", ovvero a donare benessere a sé e agli altri, restituendo attraverso l'arte quella profondità e quella sensibilità che all'inizio la facevano solo soffrire.

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Dunque il potere salvifico di lavorare su di sé, di esprimersi attraverso qualcosa di gratificante che fa sgorgare la bellezza insita dentro, darle forme e colori, attraverso un processo che porta a una maggiore consapevolezza e al tempo stesso dona gioia,

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Il libro colpisce per la sua bellezza, leggerezza e profondità già dalla copertina: scopriamo una figura meravigliosa. - in cui ritrovo le sembianze del volto di Arianna con il suo sguardo dolce, i suoi occhi verdi - ammantata dalla Natura, con capelli che sembrano un microcosmo come il luogo dove trovi i muschi, rivestita da un abito fiorito e verdeggiante, che tiene intrecciati a sé un tarassaco pronto a disperdere nel mondo i suoi fiori nel becco di un uccello bianco che richiama la pace, e ancora in toni più lievi un'ombrellifera con su un altro uccello, come ricamati e un filo arancione intrecciato a quelle magiche dita snelle con lo smalto bianco (che compaiono più volte nelle illustrazioni interne).

Se nella copertina c'è Anna - la protagonista - nei risguardi e nel frontespizio lo spazio è dedicato a Coso.

Ogni parola che sgorga dal profondo dell'anima di Arianna Papini colpisce al cuore e fa riflettere innanzitutto su sé stessi e poi ci fa guardare intorno, per osservare con occhi diversi le fragilità - innanzitutto quelle nostre, poi quelle degli altri intorno a noi - per poterle trasformare e farci volare in alto.

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C'è cura in ogni racconto in cui emergono parti dolorose, come la perdita di una sorella:

 "Mia sorella non è nata. Mi dicono non c'è mai stata. Per gli altri forse, il nostro abbraccio di nove mesi io me lo ricordo. Sono nata e non dormivo mai. Tutti erano sfiniti ma felici che fossi sopravvissuta. Io no. Felice dico. Come decide la vita. Io esisto lei no. Non dormivo più. L'ha capito qualcuno e mi hanno concesso una gatta piccina nel letto. Era lei."

O il sognare: "È faticoso sognare perché la memoria ti rivela i tuoi segreti."

Ogni pagina analizza o dichiara un dolore, quello "squarcio" che spesso non viene notato da nessuno. Ma che c'è e fa male.

Chiunque abbia una ferita ancora aperta può ritrovare in queste pagine un senso: un senso alla propria sofferenza, la ricerca da compiere per sanarla, il conforto di non sentirsi soli, la speranza di poter trovare la propria strada per riuscire a emergere, nel senso più semplice del termine, ovvero uscire fuori dall'acqua, dal sommerso, da quello stato che ti blocca e che ti impedisce di trasformarti, di uscire da una gabbia a volte autoimposta a volta creata da altre persone, e riuscire a volare o camminare con le proprie gambe, con la fierezza del riconoscersi interessanti per quel che si è, per la propria unicità anche se non conforme alla massa.

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Se non bastasse, Arianna ci fa un ultimo dono: sopra alcune immagini c'è un QR code. Inquadrandolo si possono vedere dei piccoli filmati creati in stop motion con il Coso che ha creato davvero in 3D (come vorrei abbracciarlo dal vivo!).

Grazie Arianna e grazie a Uovonero per aver pubblicato questo capolavoro di cui c'era bisogno. Spero che possa andare in tantissime case ad abbracciare bambine, bambini, ragazze, ragazzi, adulti...

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Chi capitasse a Bologna non si perda la presentazione lunedì 31 marzo.

martedì 25 marzo 2025

Il messaggio di Bimba Landmann, Storiedichi edizioni

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Avete mai pensato di scrivere qualcosa a voi stessi pensandovi ormai vecchi? Cosa raccontereste?


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L'incipit de "Il messaggio" di Bimba Landmann, Storiedichi edizioni (qui) inizia così:

"Cara me stessa del futuro, oggi ti penso. E cerco di immaginarti tra vent'anni. Tra cinquanta. Da vecchia, con i capelli bianchi"

Una bambina dagli occhi languidi e sognanti con le sopracciglia rosa e i capelli blu tiene in mano un piccolo cervo e ti scruta. Sotto al testo compare, un nido vuoto appoggiato su una sorta di nuvola blu e fucsia.

I suoi occhi entrano nei nostri - in quelli di chi legge o sfoglia le pagine - mentre lei parla alla sé stessa del futuro.

Le domande sono tante e di quelle importanti, mentre nelle illustrazioni si vedono quello che l'autrice considera qualcosa di prezioso, da non perdere nel corso degli anni.

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Dalle domande si passa ai consigli, con una doppia pagina che sembra un tramonto infuocato che lascia intravvedere una piccola casa circondata dagli alberi illuminata da una falce di luna e si intravvede una bambina dagli abiti fucsia che si incammina verso un lago dello stesso colore. Di qui i colori caldi hanno il sopravvento accompagnati da questa tonalità potente di fucsia.

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Le pagine che scorrono e le parole invitano a lasciarsi andare e al tempo stesso di custodire quella parte bambina che c'è in ognuno di noi. Una parte bambina capace di costruire una colomba bianca e volarci sopra, attraversare con tanta fantasia paesaggi di sogno che fanno - a osservarli - bene al cuore.

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In questo dialogo interiore le domande lasciano spazio ai consigli mentre le illustrazioni ci portano in una città, in una metropolitana, in spazi a noi noti (anche se questa metrò è davvero speciale come il Gatto/bus di Myazaki in Totoro). Infatti ogni persona ha con sé un animale custode, che forse rappresenta la propria anima o il suo istinto. Tutte le persone sono a occhi chiusi e sembrano essere in un'altra dimensione, forse di sogno.

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Il viaggio riparte su una barchetta di carta, attraversando le onde tempestose finché non si arriva agli stessi occhi pieni di rughe, ma con quello sguardo che non ha perso quella primitiva vivacità.

Il finale è emozionante.

In conclusione si legge come è nato il libro (dal documentario "Human" di Yann Arthus-Bertrand)  e che si tratta di un libro corale: per costruirlo l'autrice ha chiesto consiglio ai bambini alle bambine e alle ragazze e ai ragazzi che si sentivano di aiutarla e che hanno voluto rispondere a questa frase:

"C'è qualcosa che vorresti dire a te stessa o te stesso da vecchia/o?
Prova a scrivere un messaggio per lei o per lui"

Nel libro troviamo i messaggi per il futuro che Bimba ha ricevuto. L'invito è a continuare... ci penserete?



Per chi visiterà la fiera di Bologna sarà possibile incontrare l'autrice per una dedica. E ancora un incontro previsto ad aprile... qui sotto a Mestre!!!

lunedì 24 marzo 2025

La ferita di Emma AdBåge, Camelozampa

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La ferita di Emma AdBåge, Camelozampa (traduzione di Samanta K. Milton Knowles), edito grazie al programma europeo Reading Diversity (qui) è un altro piccolo grande capolavoro dell'autrice e illustratrice svedese, tanto da meritarsi il White Ravens 2023 (il suo libro è stato scelto dalla Jugendbibliothek di Monaco, insieme a molti altri qui nella lista, per l'alto livello qualitativo, letterario e artistico, per stili e approcci innovativi, in grado di creare nuovi impulsi e nuove visioni).  Anche 𝐕𝐢𝐧𝐜𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞 del 𝐒𝐧𝐨̈𝐛𝐨𝐥𝐥𝐞𝐧 𝐀𝐰𝐚𝐫𝐝 𝐞 𝐅𝐢𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 all'𝐀𝐮𝐠𝐮𝐬𝐭 𝐏𝐫𝐢𝐳𝐞.

Dopo La Natura (qui) e la Buca (di cui non ho ancora avuto modo di parlare ma ci arriverò), ecco un altro racconto che ha al centro bambini e bambine che giocano "con il nulla" (mi verrebbe da dire), liberi, senza il controllo incessante degli adulti.

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Tutto inizia con un gruppetto di bambini che si rincorrono intorno a un tavolo da ping pong visto che le racchette sono disperse. A un certo punto il protagonista - in piedi sul tavolo - finisce dritto per terra. 

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Appena si sente il botto un capannello di bambine e bambini di tutte le età si raduna intorno e si sente esclamare "esce del sangue!". Dopo lo spavento, la folla, con l'adrenalina che sale il dolore inizia a farsi sentire e Jarmo (da noi sarebbe una sorta di bidello/custode) porta il bambino dagli insegnanti.

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Qui viene descritto con tutta la cura ed empatia possibile il momento in cui il protagonista viene disinfettato e incerottato. "Era il cerotto più grande di tutta la mia vita" racconta il protagonista attirando di nuovo l'attenzione dei compagni e delle compagne.

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Intorno a un fatto che può sembrare "banale" o "quotidiano" l'autrice cuce sapientemente una storia che parla di cura, empatia, curiosità e affetto. Un bambino che si fa male, grande o piccola che sia la sua ferita, vive questo evento come un accadimento enorme: il cuore batte forte, il sangue ancora sul cemento... insomma ci racconta di come questi momenti per i più piccoli siano importanti sia per la crescita, sia per la consapevolezza di sé, sia per affrontare ogni fatica (anche fisica) e dunque occorre lasciar trascorrere tutte le fasi connesse. Dallo smarrimento al dolore, dal pianto all'accudimento e ancora il racconto che consente di tirar fuori le emozioni e mettersi in dialogo con gli altri.

E l'autrice va oltre: ci racconta come un adulto che osserva quello che accade a un bambino può, a scuola, stravolgere la giornata e trasformarla in un evento educativo e trasversale che interessa tutte le materie: a matematica si contano le ferite, ad arte si colorano con le matite rosse, si scrivono parole e poesie.


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Anche i compagni non sono da meno e quello che si è ferito diventa per una giornata il protagonista, "servito e riverito" (in senso buono) per non sentirsi a disagio.

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La ferita ha bisogno di tempo per guarire: prima c'è il cerotto, poi si forma la crosta - che indica la ferita - poi anche quella scompare ma rimane la cicatrice.

Quanto hanno bisogno, sempre, i bambini e le bambine, di poter percorrere insieme queste fasi e affrontarle con qualcuno che stia loro accanto?

Il testo sembra scritto da un bambino quindi il lettore ci si immedesima istantaneamente. Quanto alle illustrazioni: beh sono anche loro particolarissime e sembrano essere disegnate da un bambino, con tutti i dettagli che loro mettono quando raccontano qualcosa di straordinario.

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Nella dedica l'autrice mi ha scritto questo. In fondo, gli autori più grandi sono quelli che sanno trovare la loro parte bambina e metterla a disposizione per creare questo tipo di capolavori.

Lo avete già letto con i bambini e le bambine? Cosa vi hanno raccontato? Sarei curiosa di leggerlo nei commenti, se avrete voglia. Del resto questa è la parte più bella della relazione con loro.


PS Il programma europeo Reading Diversity, a cui partecipa la casa editrice Camelozampa, ha come obiettivo quello di incrementare la circolazione transnazionale della letteratura europea, con particolare attenzione alle lingue meno diffuse come il danese, l'olandese, l'estone, il greco, il norvegese e lo svedese. 
Qui in alto il video della presentazione alla Bologna Children's Book Fair del 2024.

Rane, rospi e tritoni, Federico Gemma, Topipittori

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 "Rane, rospi e tritoni - gli anfibi e l'arte della trasformazione" di Federico Gemma, edito da Topipittori (qui) vi farà amare queste creature e incuriosirvi se ancora non ne siete appassionati.

Nel risguardo in doppia pagina l'autore e illustratore naturalistico ci presenta con la sua formidabile pennellata ad acquarello i possibili ambienti dove incontrare queste creature dalla doppia vita (ἀμϕίβιος «dalla doppia vita», comp. di ἀμϕι- «anfi-» e βίος «vita»).

Con l'arrivo della primavera c'è l'occasione di incontrarli fortuitamente, di notte, ascoltando il gracidio incessante e di poter osservare le loro ovature.

La premessa di Gemma è quella di liberarci dai pregiudizi su queste creature (sentinelle ambientali, perché spariscono subito quando c'è un forte inquinamento) riferendosi in particolare alle leggende che si raccontano sulla salamandra pezzata un anfibio urodelo (dotato di coda) che è sempre più raro.

Per iniziare ad approcciare questi vertebrati ci viene presentata l'anatomia di un anuro, ovvero di un anfibio che da adulto non ha la coda, e ci porta a sfatare un altro luogo comune: la rana non è certo la femmina del rospo ma si tratta di due specie diverse con caratteristiche molto diverse già dalla morfologia (ovvero dall'aspetto) e dall'etologia (comportamento).

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Dopodiché con tavole a matita ecco gli urodeli (gli anfibi dotati di coda) con alcune distinzioni tra salamandre e tritoni (e in particolare le differenti più sottili al primo acchito, tra le loro larve acquatiche dotate di vistose branchie esterne.

Le strategie di seduzione ci raccontano come avviene l'accoppiamento (la femmina è sempre più grande) per scoprire anche chi danza (per questo vi lascio al libro)

Il passaggio successivo è quello delle uova, tutte deposte in acqua, salvo nel caso della salamandra nera (una specie che vive in montagna e che per proteggere dal freddo i nascituri li ospita sin all'ultima metamorfosi).

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Dalle chiare immagini si riescono a scoprire a colpo d'occhio le ovature di rospi (a catenelle) e rana (in gruppetti). I girini e le loro trasformazioni prima di diventare adulti è uno dei fenomeni più affascinanti e in queste pagine potrete scoprire non poche curiosità e informazioni per riconoscere i più.

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Dopo le strategie di caccia e quelle per evitare di essere cacciati, l'autore ci dona alcune pagine interessantissime per imparare a disegnare, dal primo schizzo al disegno completo, una rana (ad acquarello) e un tritone (a matite colorate).

Infine, da buon naturalista che tiene alla fauna che disegna Federico Gemma conclude il libro presentandoci tutti i rischi per queste fragili creature.

Il libro pur mantenendo un approccio scientifico e dettagliato, riesce a portarci nel mondo di queste creature misteriose rese affascinanti dagli schizzi e dalle illustrazioni del suo autore, che ci fanno immergere nel loro mondo.


Se volete conoscere l'autore qui e qui potete trovare i suoi schizzi e qui sopra la puntata dove è stato ospitato da Emanuele Biggi a Geo. Qui sul blog dei Topipittori, la presentazione dello stesso autore (da cui ho ripreso le foto per una migliore resa iconografica).
PS non vedo l'ora di incontrarlo nuovamente per un autografo!

domenica 23 marzo 2025

Rimanere sul sentiero, di Elisabetta Tosoni ed Elisabetta Mitrovic, Topipittori


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Premessa....
Come ho già raccontato più volte, quando tengo a una recensione o desidero parlare di un libro cerco di farlo in modo approfondito e medito a lungo, così tanto che il tempo passa...

Nonostante sia una giornalista non sono presa dal fuoco di dare per prima la notizia, non qui almeno. Sarà forse che credo che i libri abbiano vita lunga, specie quelli belli. Inoltre se le case editrici sono indipendenti è raro - per fortuna - che spariscano dal mercato

Se cercate una recensione fatta bene inoltre ci sono persone che hanno fatto di questo un vero e proprio mestiere, sono diventate famose e hanno scritto anche libri sui libri. Io non sono fra queste. Mi ritaglio un mio angolo in cui cerco di parlarne quando ho elaborato il mio pensiero. E ringrazio chi mi segue e mi legge.

Mi perdonerete se quindi parlerò tardivamente di questo libro (e - spero in futuro - di altri "passati" della Collana Pino dei Topipittori) perché di fatto da amante della Natura quale sono ho bisogno dei miei tempi.

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"Rimanere sul sentiero - note naturalistiche per escursionisti felici" di Elisabetta Tosoni ed Elisabetta Mitrovic, Topipittori (qui) mi ha riportato ai tempi in cui leggevo Airone e mi perdevo tra le tavole di Massimo Demma. 


Del resto, avendo il piacere di ascoltare dal vivo Elisabetta Mitrovic (al convegno di Bambini e Natura - Ben qui e qui), ho scoperto che si è nutrita delle stesse letture. Appena si apre il libro, sin dai risguardi, si può notare la mano di chi è allenato a disegnare spesso e dal vivo. 

Questo mi riporta anche ai bellissimi quaderni piccoli e gialli sempre di Airone dove si trovavano gli schizzi di Felix Rodriguez De La Fuente (chi ha la mia età ricorderà anche i suoi documentari presentati a Quark quando andava in onda nel primo pomeriggio - erano gli Anni Ottanta), ora ormai introvabili.

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Tornando al libro edito dai Topipittori, che hanno avuto la lungimiranza di credere in una collana dedicata ai Piccoli Naturalisti Osservatori sono sicura che vi perderete subito nelle sue pagine, entrerete in una sorta di incontro con la natura mediato dal racconto e dalle immagini. Vi sentirete immersi nelle escursioni, alle prese con il monitoraggio di mammiferi e uccelli, vi immedesimerete nelle naturaliste che vanno in giro con binocoli o cannocchiali e uno sketchbook, per fare schizzi degli animali avvistati.

In prima battuta incontrerete Elisabetta, zoologa, che per lavoro studia gli animali di montagna (orsi, lupi e camosci) con tecniche moderne poco invasive che le permettono di capire dove si trovano (tramite radiocollari e fototrappole) e osservarli da lontano con il cannocchiale. Inoltre li scova dalle tracce (escrementi o impronte). In seconda battuta incontrerete un'altra Elisabetta, che gli animali li disegna, e quindi ci aiuta a osservare le caratteristiche peculiari per provare a riportare su carta uno schizzo (per individuarne i particolari degni di nota per riconoscerle)

Oltre a questo le due naturaliste forniscono alcuni consigli per imparare a stare in natura senza disturbare e acuire tutti i sensi per trovare le forme animali e vegetali (e non solo) che li abitano. 


Si apre, dunque, una finestra sulla montagna (e sulla collina): uno spaccato di quello che, con un po' di fortuna e abitudine, si può imparare a cercare e, forse, trovare.

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Non è neanche iniziato il libro (o meglio inizia dai risguardi che si aprono con una doppia pagina cartonata) e possiamo avere a colpo d'occhio gli uccelli più comuni e probabili da osservare o sentire lungo i sentieri e dall'altro lato quali sono gli strumenti e l'abbigliamento/dotazione da avere con sé per compiere un'escursione piacevole senza avere problemi di caldo/freddo, fame o sete...

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L'impatto è subito di quelli potenti: l'incontro con l'orso e una breve narrazione di come si svolge il suo ritmo annuale e gli avvenimenti più importanti. Un animale protetto che va conosciuto per poterlo rispettare e non averne paura.

Il viaggio ci porta dalle praterie di valle fino alla cima, per poter notare i cambiamenti di vegetazione e di fauna dalle basse alle alte quote. Le indicazioni fornite in stampato maiuscolo possono essere sia note naturalistiche sia note di comportamento (es. non toccare mai i cuccioli di mammiferi appena nati perché potrebbero spaventarsi o la mamma potrebbe abbandonarli). Nelle praterie le orchidee, con la loro vita particolare, e le farfalle la fanno da padrone.

Proviamo a disegnarle o dar loro una forma con qualche schema geometrico?

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Nella guida ci sono animali che potremmo incontrare o meno (es. il riccio è notturno quindi ci viene spiegato di cosa si nutre). Mentre scopriamo il formicaio, l'orso ci fa da guida e scopriamo qualche curiosità in più su questo grande plantigrado (animale che si appoggia su tutta la pianta del piede, proprio come noi). E scopriamo moltissimo sui picchi, a partire dal picchio verde, ghiotto di formiche.

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Al limite dei boschi, in alcuni momenti della giornata o dell'anno in particolare, si possono incontrare i maestosi cervi, grandi ungulati (animali che si appoggiano sulle unghie o zoccoli, proprio come i cavalli o le vacche). Il racconto è ricco di spunti dei naturalisti che operano sul campo e che spero non vi lascerete sfuggire.

Mentre Elisabetta osserva o ritrova l'orso con il collare, scopriamo gli animali che banchettano su una carcassa di cervo... ne vedrete delle belle.

Proseguendo, andremo a visitare le acque, approfondiremo resti di ossa o tracce o escrementi (a chi appartiene cosa) e i segreti delle foreste che, prima di salire alle alte quote hanno come protagonista assoluto il faggio. Una specie bellissima, che crea boschi con luci spettacolari e che nasconde molti segreti.

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Le due naturaliste ci portano sempre più addentro al mondo vegetale (vivo o morto) degli alberi e a individuare tutti gli abitanti (che siano "invertebrati" o "vertebrati") che vi trovano alloggio. Le tavole di Elisabetta M sono spettacolari (un misto tra foto e suoi disegni che ci fanno essere proprio lì con lei) mentre il racconto della sua omonima è accattivante e non si indugia ma viene subito voglia di scoprire la pagina successiva.

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E così, dopo un "affondo" sul mondo degli uccelli si arriva alle alte quote (sopra i 2.000 metri) dove la regina è la marmotta un roditore facile da osservare, gregario (che vive in gruppo), che sparisce solo quando sente il pericolo di un possibile predatore (a distanza e immobili ve le potrete godere).

Ancora più su è il regno di camosci (abili arrampicatori delle montagne), corvidi (gracchi alpini e corallini) e dei rapaci.

Il libro finisce con pagine innevate e il letargo.

Il racconto è sicuramente molto avvincente: l'orso che ci accompagna lungo il libro è un filo conduttore che ci insegna l'importanza di questo grande mammifero nell'equilibrio dell'ecosistema montano. Le curiosità, le illustrazioni ci portano a compiere insieme alle due naturaliste un viaggio che dal vivo sarà sicuramente un po' più faticoso ma - ogni volta che andrete - ricordatevi di mettere nel vostro zaino anche questa bellissima guida.

L'ultimo risguardo è dedicato a uno sguardo più ampio, a specie che le due Elisabette hanno incontrato o incontrano più negli ambienti del centro Italia ma che non per questo non sono meno affascinanti. Chissà che non sia un preludio a qualcosa d'altro che "bolle in pentola"?

Qui potrete trovare nel blog dei Topipittori le informazioni su come è nato il libro e qui la presentazione e le immagini che ho ripreso senza per una volta fotografare il libro da casa (è mattina presto e le foto non renderebbero).

sabato 22 marzo 2025

Il libro al centro: le cartoline di Giovanna Zoboli/Giulia Sagramola, Topipittori, e le carte di Irene Greco/Arianna Papini, Il Leone Verde Piccoli

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Era il 2012 (13 anni orsono) quando i Topipittori fecero un bellissimo regalo di Natale ai lettori del loro blog, un regalo che poi diventò in seguito, grazie all'entusiasmo di tutti noi, una serie di 20 cartoline

"20 buone ragioni per regalare un libro a un bambino" di Giovanna Zoboli, illustrazioni di Giulia Sagramola

che potete trovare per esempio allo Spazio Bk (ora Volume BK qui).

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Queste cartoline sono appese da tanto tempo nel mio studio e mi ricordano, specie in questi tempi bui, perché un libro e la cultura possano aiutarci a ricordare la bellezza e la magia delle parole e delle illustrazioni.

Ecco una serie di link (qui, qui e qui) dell'archivio (mitico) dei Topipittori, con cui da decenni fanno educazione culturale in senso transdiciplinare con al centro la Letteratura per l'Infanzia.

Tanti motivi li ho ritrovati ancora una volta in questi ultimi anni in cui sono diventata zia e, in particolare, "la zia che regala i libri " (belli). In questo modo, dopo aver cresciuto i miei due figli a pane e albi illustrati (il secondo anche a pane e poesia), posso finalmente sbizzarrirmi ancora - grazie a una meravigliosa cognata che me lo concede - a far crescere una piccola biblioteca per me di libri preziosi per la sua crescita.

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Nel 2024 alla Fiera del Libro di Bologna (Bologna Children's Book Fair 2024) mi sono regalata un'altra serie di carte.

L'idea è di Irene Greco che ha realizzato "A cosa serve un libro?" con le illustrazioni di Arianna Papini per il Leone Verde Piccoli (qui).

Questo cofanetto è costituito da "26 carte illustrate per giocare con i libri e la lettura!" come si legge sul piccolo dizionario/libretto scritto da Irene Greco per chi non sappia cosa fare con le carte. 

 (e qui non posso non ripensare con nostalgia al mitico bugiardino dei libri creato da Orecchio Acerbo editore, impagabile e originalissima idea: ne trovate un assaggio qui)

A ogni lettera collegata a una carta è associata davanti una parola principale e, dietro, una serie di altre parole che l'autrice ha scelto tra le tante.

Nel libretto ci sono indicazioni per un adulto che voglia portare delle domande ai bambini e alle bambine, spunti per l'impiego di queste carte. Naturalmente una volta che uno prova a impiegarlo saranno i bambini e le bambine a guidare il gioco... come sempre sono loro che sanno sempre sorprenderci.

Per esempio per B Irene scrive: "Hai mai baciato qualcuno, o sei mai stato baciato, durante una lettura? Da chi? Come è stato?"

(mi immagino anche le neomamme, che imparano a volte, se fortunate nei consultori a scoprire gli albi illustrati o in altri luoghi, partecipando con i loro bambini e le loro bambine quanti baci avranno dato ai loro cuccioli... io tantissimi mentre leggevo loro). 

Questo a mio avviso sarebbe un regalo perfetto 
per loro o per una mamma in dolce attesa...

A mio avviso è un regalo meraviglioso da fare a qualcuno, di qualsiasi età (e perché no da usare anche con le persone che hanno problemi di memoria o per tener compagnia comunque) e una bellissima indicazione per le/gli insegnanti che siano alle prese con l'alfabeto 

per collegarlo non solo alle classiche parole ma ai verbi (le azioni sono a mio avviso preziose) e quindi, trasversalmente e potenzialmente ha una serie di sviluppi anche legati non solo al gioco in sé e per sé ma anche alla grammatica, allo studio dei verbi...

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Insomma, un dono che è ingigantito dalle immagini a mio avviso splendide (ma sono di parte perché io sono una fan sfegatata di Arianna Papini) che arricchiscono il valore della parola, oltre a far sognare, riflettere, discutere, emozionarsi con tutto quello che di evocativo può tirar fuori una delle sue illustrazioni.

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PS Alcune parole  del retro delle carte sono scritte in grassetto perché sono approfondite nel libretto/fascicolo. Usando il QR code presente è possibile ampliare ulteriormente le scoperte con bibliografie, video e altri.

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In questo senso, anche se non le avete in mano, vi rimando a questo video di Irene Greco qui in cui questa giovane meravigliosa ex libraia e ora formatrice e conduttrice di laboratori, nonché autrice di libri, presenta direttamente il suo lavoro. Le due immagini sono due screenshot ripresi dal video.