Con la sua solita delicatezza, Arianna Papini (qui) ci dona un abbraccio (anzi due), affrontando un tema difficile ma anche molto "stringente", specie di questi tempi, quello di sentirsi fragili e diversi e trovare degli "alleati" per consolarsi, per stare bene con se stessi: dopo un lavoro di oltre tre anni, offre al pubblico, grazie a Uovonero, due libri tenuti insieme da "un filo rosso" da non perdere: "Coso" (qui) E Altri (qui).
I due libri sono tra loro correlati ma possono essere anche letti separatamente (ma vi consiglio vivamente di prenderli entrambi).
Partiamo da "Coso", l'albo parla di un amico immaginario che si presenta in questo modo: "Noi Cosi iniziamo a esserci solo se i bambini ci sognano e ci immaginano. Esistiamo se qualcuno ha bisogno di noi". Coso è stato inventato, disegnato e creato così com'è da una bambina (Anna, protagonista de "E gli altri) per una necessità. Nel libro si racconta che spesso gli amici immaginari vengono "abbandonati" dagli adulti che pensano di non averne più bisogno o se ne vergognano.
"Allora capita di non esistere più, ma i Cosi usati vengono ripescati da chi ha rinunciato alla fantasia. Quando accade torniamo a vivere senza bisogno di essere inventati".
Siamo sicuri da adulti di non avere più necessità di una voce bambina accanto? Di qualcuno che ci sproni a vedere la bellezza, ad accorgerci delle piccole cose? Di non aver paura?
Questo albo illustrato è riuscito a farmi commuovere fino alle lacrime quando l'ho chiuso dopo una prima lettura. Ecco la potenza di chi sa, sapientemente, unire parole lievi e profonde al tempo stesso e illustrazioni che dialogano e che riescono in modo potente a smuovere parti nascoste dentro di noi, che hanno bisogno di emergere. Ecco dunque un libro che ci fa immaginare come poter venire fuori da alcune situazioni - che pensiamo di dimenticare da grandi ma che sono ancora lì, a volte come macigni sulle spalle - attraverso l'arte.
Un albo che dona speranza e racconta cosa sia la vera magia della vita
"Essere fieri di noi e delle nostre stranezze".
Del resto in un'intervista (qui) dopo aver preso il Premio Andersen come migliore illustratrice (2018) Arianna Papini stessa diceva:
"Le immagini sono potenti. Arrivano a definire anche cose indefinibili a parole, accolgono e raccolgono argomenti difficili di molte persone, Noi parliamo anche per chi non ha voce, per chi non ha parole e quindi questa grande responsabilità dell'illustrare e dare agli altri le nostre immagini, raccoglie attraverso l'empatia tante persone. Per me non esiste il lavoro isolato dell'illustratore. Siamo comunque collegati alle persone e allo sguardo degli altri: senza lo sguardo degli altri non esistiamo. Io sono anche arteterapeuta e credo nel potere delle immagini anche per veicolare temi profondi, molto complessi,"
"E gli Altri": un diario intimo di Anna, una ragazza che racconta le sue fragilità, il suo essere diversa, l'essere vista come diversa sin dalle prime pagine, per la sua sensibilità - che le impedisce di far parte delle persone "normali" ma le fa notare cose piccole o grandi che gli altri non vedono - e che le fa essere empatica con la Natura e con tutti gli esseri viventi. Questa sensibilità provoca a volte gioia a volte sofferenza, perché tutto viene amplificato ed è difficile conviverci.
Ed ecco Coso qui sotto.
"Credo che sia un maschio ma qualche dubbio c'è. Mi fa ridere. Ogni volta che l'urlo dentro aumenta allora si affaccia alla mia vita. Si nasconde nei momenti faticosi e si traveste da cose semplici e buffe. Ridere mi fa bene. Penso di averlo sognato all'inizio, poi è rimasto con me. ...."
In questo libro vediamo un'evoluzione del personaggio dai suoi primi pensieri (nella prima pagina racconta di un prima e di un dopo: una frattura, qualcosa che si è rotto e che va aggiustato... ne parla spesso Arianna nelle sue interviste) all'età adulta, quando finalmente Anna trova una strada - grazie a Coso - per dare un senso alle sue potenzialità, a non soffrire più per qualcosa che agli adulti o al mondo sembra più importante della vita stesso, fino a scoprire il suo talento nascosto e farne un uso "benefico", ovvero a donare benessere a sé e agli altri, restituendo attraverso l'arte quella profondità e quella sensibilità che all'inizio la facevano solo soffrire.
Dunque il potere salvifico di lavorare su di sé, di esprimersi attraverso qualcosa di gratificante che fa sgorgare la bellezza insita dentro, darle forme e colori, attraverso un processo che porta a una maggiore consapevolezza e al tempo stesso dona gioia,
Il libro colpisce per la sua bellezza, leggerezza e profondità già dalla copertina: scopriamo una figura meravigliosa. - in cui ritrovo le sembianze del volto di Arianna con il suo sguardo dolce, i suoi occhi verdi - ammantata dalla Natura, con capelli che sembrano un microcosmo come il luogo dove trovi i muschi, rivestita da un abito fiorito e verdeggiante, che tiene intrecciati a sé un tarassaco pronto a disperdere nel mondo i suoi fiori nel becco di un uccello bianco che richiama la pace, e ancora in toni più lievi un'ombrellifera con su un altro uccello, come ricamati e un filo arancione intrecciato a quelle magiche dita snelle con lo smalto bianco (che compaiono più volte nelle illustrazioni interne).
Se nella copertina c'è Anna - la protagonista - nei risguardi e nel frontespizio lo spazio è dedicato a Coso.
Ogni parola che sgorga dal profondo dell'anima di Arianna Papini colpisce al cuore e fa riflettere innanzitutto su sé stessi e poi ci fa guardare intorno, per osservare con occhi diversi le fragilità - innanzitutto quelle nostre, poi quelle degli altri intorno a noi - per poterle trasformare e farci volare in alto.
C'è cura in ogni racconto in cui emergono parti dolorose, come la perdita di una sorella:
"Mia sorella non è nata. Mi dicono non c'è mai stata. Per gli altri forse, il nostro abbraccio di nove mesi io me lo ricordo. Sono nata e non dormivo mai. Tutti erano sfiniti ma felici che fossi sopravvissuta. Io no. Felice dico. Come decide la vita. Io esisto lei no. Non dormivo più. L'ha capito qualcuno e mi hanno concesso una gatta piccina nel letto. Era lei."
O il sognare: "È faticoso sognare perché la memoria ti rivela i tuoi segreti."
Ogni pagina analizza o dichiara un dolore, quello "squarcio" che spesso non viene notato da nessuno. Ma che c'è e fa male.
Chiunque abbia una ferita ancora aperta può ritrovare in queste pagine un senso: un senso alla propria sofferenza, la ricerca da compiere per sanarla, il conforto di non sentirsi soli, la speranza di poter trovare la propria strada per riuscire a emergere, nel senso più semplice del termine, ovvero uscire fuori dall'acqua, dal sommerso, da quello stato che ti blocca e che ti impedisce di trasformarti, di uscire da una gabbia a volte autoimposta a volta creata da altre persone, e riuscire a volare o camminare con le proprie gambe, con la fierezza del riconoscersi interessanti per quel che si è, per la propria unicità anche se non conforme alla massa.
Se non bastasse, Arianna ci fa un ultimo dono: sopra alcune immagini c'è un QR code. Inquadrandolo si possono vedere dei piccoli filmati creati in stop motion con il Coso che ha creato davvero in 3D (come vorrei abbracciarlo dal vivo!).
Grazie Arianna e grazie a Uovonero per aver pubblicato questo capolavoro di cui c'era bisogno. Spero che possa andare in tantissime case ad abbracciare bambine, bambini, ragazze, ragazzi, adulti...
Chi capitasse a Bologna non si perda la presentazione lunedì 31 marzo.