giovedì 23 giugno 2016

#MDL2016 Racconti dal Festival Mare di Libri di Rimini: Marie-Aude Murail intervistata dai ragazzi di "Qualcuno con cui correre"


Sabato 18 giugno sono arrivata a Rimini giusto in tempo per seguire un incontro che agognavo da tempo, quello con Marie-Aude Murail, un'autrice francese molto nota, ora residente a Orleans, intervistata per l'occasione a Mare di Libri (#MDL2016, qui il sito, qui la pagina fb) dai ragazzi del gruppo fiorentino "Qualcuno con cui correre" coordinato da Matteo Biagi (qui il link al sito e qui alla pagina fb).
Matteo Biagi, coordinatore del gruppo "Qualcuno con cui correre".


L'autrice si presenta e spiega perché è a Mare di Libri

 
 Marie-Aude Murail si è presentata al pubblico salutandoci con un "Ciao" e specificando che non sapeva l'italiano ma che era affiancata da un'interprete Martine (meravigliosa anche se si è definita "Non sono una traduttrice ufficiale"). Ha esordito dicendo Questa mattina ho pensato a voi: di solito quando viaggio intorno al mondo porto sempre con me un piccolo carnet porta fortuna. C'è una foto di Mare di Libri. Magari alcuni di voi si riconosceranno in questa foto (e la mostra)
Mare di libri è un posto diverso.

Ho letto questa mattina in albergo questo articolo sul teatro, in cui si raccontava che un giornalista si è trovato nel Teatro de la Huchette a Parigi, dove vengono recitati da anni gli stessi componimenti di Eugène Jonesco. Era l'ennesima rappresentazione di una pièce "La lezione". Il giornalista era andato con sua moglie e si è trovato da solo a teatro perché un gruppo ha annullato la prenotazione. 
C'erano solo due spettatori in sala e tre attori sul palcoscenico. Cosa facciamo? Si sono detti gli attori? Hanno recitato  con tutto il cuore e dal canto loro gli spettatori hanno riso di gusto. 
L'articolo finisce così (lo legge) "È stata un'esperienza strana ma piacevole, che ha dimostrato che il persistere della nostra società si deve alla gratuità totale. Chi ha recitato non ha guadagnato nulla, ma è possibile che questa serata "bizzarra" sia stata la più bella esperienza della loro vita e della loro carriera. Uno stato di grazia. Per noi è stato così. Disinteresse (all'aspetto materiale), gratuità dello sforzo, assenza di ricompensa, nessun guadagno, eravamo in un altro mondo!"
Murail ha proseguito raccontando come è stata coccolata e seguita in modo totalmente gratuito e appassionato da Sofia, 19 anni, una volontaria che ha aspettato per diverse ore il suo aereo in ritardo, poi ha passato oltre due ore nel traffico tra Bologna e Rimini, e siccome aveva molta fame le ha fatto attraversare tutta la città per trovarle dei panini, l'ha ha accompagnata all'albergo. Intanto si era fatto tardi, erano le dieci di sera, e lei non aveva ancora mangiato. Mentre vagavano per le strade di Rimini le ha confessato che sarebbe stata volontaria per l'ultimo anno, perché è troppo grande. La settimana prossima avrà un esame importante (maturità) ma comunque ci teneva ad esserci.
Mi ha detto"Non potevo fare diversamente. Dovevo essere qui". Non le ho chiesto perché. Era gratuito "that's for free". Voi potete entrare pagando 3 euro, per consentire a noi scrittori di dormire e mangiare. Vi ringrazio per questo. 
Ma qui è uno dei pochi posti al mondo in cui vengo senza farmi pagare. Perché? Perché non posso fare diversamente! Bisogna dimostrare alla nostra società che non facciamo sempre le cose per aumentare il PIL. E quindi è per questo che Mare di Libri è il mio portafortuna.


L'intervista con Qualcuno con cui correre
Una ragazza fa una breve presentazione del gruppo Qualcuno con cui correre spiegando che vedremo parte della redazione del sito, una ventina di ragazzi in tutto, di cui una decina è approdata a Rimini siamo una decina. Ha ringraziato lo staff di Mare di Libri per questa grande opportunità di presentare l'autrice, una delle più conosciute nel campo dell'editoria per ragazzi, di cui Giunti ha pubblicato quasi tutti i titoli, dall'ultimo: 3000 modi per dirti ti amo a Oh boy fino a Mio fratello Simple.
Subito un complimento da parte dell'autrice "Una cosa che amo dire che i giovani italiani sono a proprio agio con la lingua orale a dispetto dei francesi, più concisi."
Si parte con le domande... pronti... via.

Nella chiacchierata di oggi passeremo da un romanzo all'altro attraverso i temi e riferimenti della sua narrativa. Ma prima, per scaldarci, volevamo farle una domanda che poniamo sempre agli autori che incontriamo: perché scrivere e in particolare perché scrivere ai ragazzi?
Murail: Hai tutta la giornata a disposizione? 
Scrivo per essere letta; e preferisco essere letta dai ragazzi. 
Quando scrivo ho bisogno di pensare a qualcuno e mi aiuta molto pensare a un ragazzo o a un adolescente. Ho come l'impressione di scrivere meglio, con più efficacemente e con il cuore.

Il suo ultimo romanzo pubblicato in italia è 3000 modi per dirti ti amo nonché la storia di tre ragazzi che grazie al teatro riescono a trovare il loro posto nel mondo e dunque il teatro è il quarto grande protagonista del romanzo, con tutte le sue componenti, gesti, parole, sfaccettature, coinvolgimento intellettuale. Potrebbe presentare brevemente il libro tracciando un breve quadro dei tre ragazzi e del professore?

Murail: Mi piace molto raccontare storie di vocazione. In Nodi al pettine è la vocazione di parrucchiere, in Cécile- Il futuro è per tutti è la vocazione di diventare maestra, in 3000 modi di dire ti amo è la vocazione dell'attore. 


La voglia di scrivere questo libro mi è venuta incontrando un giovane attore che ha interpretato una serie "Mio fratello Simple": mi ha detto che quando era a scuola non capiva chi avrebbe voluto diventare. Si annoiava. Poi un giorno un giorno il professore di letteratura francese li ha portati a vedere uno spettacolo alla Comédie Française. Così ha scoperto che sarebbe divenuto un attore. 

E questo è anche l'inizio della mia storia. 

Si tratta di tre giovani che non si assomigliano per niente: Chloè che ha dei genitori molto borghesi che la tengono chiusa nel suo guscio, un' po' secchione che ha sempre paura di tutto; Bastien i cui genitori hanno un negozio e non si sono mai occupati di lui tanto che è soprannominato "il figlio della drogheria"; poiché ha visto i genitori ammazzarsi per il lavoro si è fatto una promessa: di non lavorare mai. Infine, c'è Neville, che si chiama così perché sua mamma che fa la donna delle pulizie, ha visto una soap opera inglese in cui il protagonista si chiamava Neville e ha deciso di chiamare in questo modo il figlio (che si sarebbe potuto anche chiamare Kevin o Steve, tutto sommato è stato fortunato!); è un ragazzo che si fa le canne e ha una vita dissoluta. 

E poi un giorno il professore porta i ragazzi a vedere Il don Giovanni di Molière e in quella bellissima sala di teatro con tutti gli addobbi dorati e i tendoni di velluto rosso, il sipario si alza. 
C'è da dire che durante la rappresentazione i tre ragazzi si sono anche un po' annoiati. 
Solo l'indomani iniziano a sognare il teatro: Chloè vorrebbe essere in scena, subire una metamorfosi e far piangere i suoi genitori; Bastien vorrebbe invece far ridere il pubblico come Sganarelle e Neville sogna di essere Don Giovanni. È l'inizio di una triplice vocazione.
Sono ragazzi che non avrebbero più dovuto incontrarsi e invece si ritrovano nello stesso conservatorio per preparare lo stesso concorso per diventare attori. Il signor Jeanson farà interpretare loro solo scene d'amore: tremila scene d'amore.
Finiranno con il dirsi ti amo? 
Non vi dirò alla fine chi amerà chi. (applauso)


I grandi classici del teatro sono riferimenti onnipresenti nel romanzo, tanto che ogni capitolo ha come titolo una citazione da una pièce teatrale. 
Un altro suo romanzo che guarda esplicitamente ai classici della letteratura è Miss Charity, dichiarato un altro dei capolavori della letteratura anglosassone. Desiderava avvicinare i giovani ai classici? Può la letteratura per adolescenti porsi questo obiettivo? O magari deve, secondo lei?
Murail: Non è solo la letteratura per adolescenti che si deve porre questo obiettivo ma anche tutti gli adulti che amano gli adolescenti, che hanno voglia di trasmetter loro qualcosa. Ma questo è possibile solo se: vi conoscono, vi apprezzano, vi amano, se si interessano alla vostra cultura. È uno scambio: 50/50. Penso che sia un mio ruolo/compito non solo mio di scrittrice, ma anche di ogni adulto. 

Se non fossi stata scrittrice sarei diventata maestra. (applauso)



Ma bisogna essere consapevoli che la cultura è qualcosa che viene proposta in maniera sbagliata, come se fosse un cimitero di autori morti. Ma è invece il nutrimento di persone vive. Se volete essere una generazione creativa dovete essere una generazione colta.


Un grande scrittore italiano, Italo Calvino, ha detto che un classico è un libro che non ha mai finito quello che ha da dire. Pensa che questa definizione possa adattarsi in futuro ai suoi romanzi?
Murail: Quando ero piccola e facevo catechismo mi avevano insegnato un "trucco": l'eternità. Non ci credo. Ma vorrei lasciare una piccola traccia. Come le stelle cadenti, che lasciano la scia prima di morire. Sarebbe sufficiente. (applauso)
Carla Colussi, la scrittrice Giuliana Facchini e Angela Catrani (prima e ultima, inviate di LibrieCalzelunghe)


Vorrei riunire in una panoramica sintetica tre dei più celebri romanzi di Marie-Aude Murail: "Oh boy", "Mio fratello Simple" e "Nodi al pettine". Al di là del fatto che ovviamente ognuno di questi tre romanzi ha la sua specificità, troviamo che abbiano un argomento che li accomuna. Infatti, ognuno dei tre personaggi trova accoglienza e condivisione in un ambiente diverso dalla famiglia. A loro modo sono quindi si tratta di tre romanzi sul concetto di famiglia.
Murail: In famiglia si gioca tutta la partita: le cose più importanti che impari, i sentimenti... 
La famiglia deve essere ambivalente: ami tuo fratello ma ne sei geloso; moriresti per tua madre, ma quanto può essere "pallosa" ogni tanto. Se non impari questo in famiglia e non impari ad accettarlo, avrai difficoltà nel trovare il tuo posto in società. Proprio nella famiglia impari a esplorare tutta la gamma e la complessità di sentimenti ed è un lavoro lungo. 
Quando si è piccoli il papà e la mamma sono come delle divinità. 


Quando si diventa adolescenti sono gentili e cattivi, come se il mondo fosse diviso in due, ma sei tu quello spezzato a metà. Questo lo impari pian piano, prima in famiglia, poi con gli amici. Una delle cose che si imparano attraverso l'amicizia è il tradimento. Ci sono sempre due facce della medaglia. E se non vuoi essere un disadattato, un violento, teorico, devi accettarlo. E' un lavoro che imparerai a fare in famiglia. (applauso)

Come abbiamo detto spesso i temi dei suoi romanzi sono considerati forti, come la malattia, l'handicap, la violenza famigliare, gli stereotipi o l'omosessualità. Però nella sua scrittura è sempre presente l'ironia come filtro, che mette come una distanza tra le scene più drammatiche e il lettore. 
Quanto è importante per lei che il lettore sorrida al momento della lettura del suo romanzo?
Murail: è una protezione, ma è anche qualcosa che si impara. In un primo tempo avverto delle sensazioni che mi fanno soffrire. Ho dovuto sempre lavorare su me stessa per capire in quello che mi capitava quel che c'era di divertente, trovare un lato positivo della faccenda.  

Penso che sia stata mia madre a farmi questo regalo. Mi diceva sempre che le due parole più importanti della lingua francese sono "amour" e "Humour": l'amore e l'umorismo. L'amore può essere qualcosa di insopportabile, l'umorismo è la chiave per sopportarlo. (applauso)




Parliamo ora di un altro romanzo "Cécile" (o "Vive la République" in francese), probabilmente uno dei suoi romanzi più impegnati che parla di una maestra al suo primo incarico alle elementari. Questo libro tratta temi molto importanti e attuali quali la globalizzazione, la speculazione e il razzismo verso gli immigrati. 
Da quale spunto è nato il romanzo e sopratutto, secondo lei di quante Cécile hanno bisogno le scuole europee al giorno d'oggi quando c'è questo problema urgente e attuale dell'integrazione?
Murail: penso che tutti conoscano la storia del Colibrì. Un grande incendio si è sviluppato nella foresta tropicale e il colibrì che è un uccello piccolissimo prende delle gocce d'acqua da un fiore e le getta sul fuoco. Tutti gli altri animali della foresta gli dicono che non servirà a niente il suo gesto. 
E con voce diversa (da attrice) aggiunge: Si ma almeno io sto facendo la mia parte. (applauso)

Adesso vorremmo parlare delle scelte degli scrittori in merito alle scelte dei finali per i ragazzi. Molti adulti pensano che nel finale debbano trasmettere un messaggio positivo mentre molti giovani lettori ritengono che il lieto fine sia una protezione non richiesta da parte degli adulti. Ci pare che nei suoi libri ci sia un equilibrio tra l'onestà intellettuale di non nascondere le amarezze dell'esistenza e al tempo stesso di dare un po' di speranza. Che ne pensa?
Murail: c'è un concetto psicologico molto forte in cui io credo fortemente: la resilienza. (applauso)

Ci sono persone che durante l'infanzia o l'adolescenza hanno vissuto dei traumi ma nonostante questo, grazie forse a un incontro fortunato o a una persona che li ha ascoltati sono riusciti a resuscitare. Si potrebbe chiamare "un meraviglioso malore". Ogni tanto dico alle persone che incontro che bisogna saper fare dell'infelicità la propria felicità. Prima di venire da voi ho letto un'intervista di un attore che si chiama François Cluzet che ha recitato nel film "Quasi amici" (Intouchables in francese, qui il link). Nel film recita la parte del miliardario tetraplegico. In questa intervista parla della sua infanzia: la madre lo ha abbandonato a 8 anni, l'ha lasciato con il babbo che aveva altri tre figli ed era commerciante. Ha vissuto un'infanzia che fa pensare a Dickens e suo padre diceva che non aveva il diritto di piangere. E un giorno è andato a teatro e ha visto persone che piangevano e che facevano piangere il pubblico che li applaudiva. Da quel momento si è detto: diventerò attore. È stata la sua resurrezione: è diventato attore. 
Però anche se uno è resiliente quando uno ha subito tante angherie durante l'infanzia riporta delle cicatrici
In età adulta si è messo a bere. Quasi amici è stato quasi come una seconda resurrezione. Si è reso conto che le persone potevano amarlo. Ha dato loro qualcosa che li rendeva felici.
Penso che ci siano più chances di essere resilienti e di "rinascita" nel corso della nostra vita. 
Ho la speranza molto forte in me, non sono ottimista sono "volontaria". (applauso)

Mi permetto di farle una domanda più personale: ci permette di entrare nella sua "officina letteraria" e sapere da cosa nasce un romanzo, se esistono dei luoghi particolarmente consacrati da cui nasce l'ispirazione, quali sono i suoi segreti che hanno portato alla creazione di romanzi così belli?
Murail: per cominciare la penna e il bloc notes. Questo l'ho scritto in albergo stamattina, quest'altro (fa vedere i fogli) in aereo. Non c'è un posto prediletto (scrive ovunque!). Non ci sono momenti particolari, bastano una penna e un foglio. Ma soprattutto, quando inizio a vivere con i miei personaggi, ci vivo di giorno e di notte: mio marito ci è abituato (applauso).


Ci può anticipare qualcosa sul prossimo romanzo che leggeremo in Italia?
Murail: devo chiedere a Giunti! L'ultimo che è uscito in Francia si chiama "Sauveur & fils" sarà difficile da tradurre. Si tratta di uno psicologo che viene dalle Antille francesi, grosso un metro e novanta, ha un bambino di 8 anni Lazzaro (come quello della Resurrezione). La mamma è morta. Abitano nella mia via a Orleans, in una casa divisa in due: da una parte c'è la vita della famiglia, dall'altra la stanza dello psicologo. Quando il bambino torna a casa da scuola, tutto solo, una sera, si annoia e vuole essere vicino al papà. Sa di non avere il diritto di varcare quella soglia che fa da confine tra un mondo e l'altro. In punta di piedi si avvicina. Lo studiolo ha due porte: una è nascosta da una tenda che non è chiusa per bene. 
Il bambino si avvicina e sente la voce del padre. Allora si siede contro il muro e si mette ad ascoltare. Dall'altro lato c'è una ragazzina che si è fatta dei tagli (autolesioni). Il bambino guarda su google di cosa si tratta e scopre un mondo, meravigliosamente inquietante e tutte le sere tornerà ad ascoltare. Il martedì si tratta di fobia scolastica, il mercoledì di un bambino che a nove anni si fa ancora la pipì a letto, il giovedì si tratta di una donna scappata con un'altra donna, e che ha lasciato il marito e i tre figli. Per lui è come seguire una serie televisiva. Ritorna ogni sera per vedere come va a finire, per sapere il seguito di tutte quelle storie. Il lettore si trova nella stessa posizione del bambino: origlia alla porta con lui. Siete dei voyeur. Questo è un primo "episodio" perché alla fine del libro lo psicologo non ha finito di curarli. Ci sono alcune terapie che continueranno. Ho già consegnato la seconda serie e sono alla terza stagione.  (applauso)


Domande dal pubblico
Perché in "Oh boy" all'inizio non si capisce bene qual è il protagonista?
Murail: perché non c'è. Per me non esistono personaggi secondari. 
A te piacerebbe essere un personaggio secondario? Io penso che nessuno vorrebbe esserlo. 
Tutti i miei personaggi, quando entrano in scena, vogliono tutta la luce possibile. Non ci sono eroi e non ci sono personaggi secondari.

Volevo chiederle come è nato l'amore per Dickens per cui ha scritto Picnic al cimitero e altre stranezze.
Murail: questo amore è nato quando si ha voglia di innamorarsi. Siccome ho cominciato tardi, mi è capitato a 16 anni. Era un libro che si trovava nella biblioteca di mio padre. All'inizio non ho neanche capito il significato del titolo del libro "Les Papiers posthumes du Pickwick Club" (Il circolo Pickwick). Siccome all'epoca non esisteva facebook avevo tempo a disposizione per capire questo libro.
Ho iniziato a leggere e all'inizio non ho capito nulla: il primo capitolo era ambientato in un club di sportivi e assomigliava a un capitolo di una sessione parlamentare dell'Inghilterra del 19simo secolo. Avrebbe dovuto essere comico ma io la comicità non l'ho vista.
Infatti la storia inizia dal secondo capitolo, dove ho incontrato Samuel e ho iniziato a ridere.
E ho finalmente capito una cosa che i miei professori mi avevano nascosto: si può ridere con i libri. E che alcuni hanno il lieto fine. Così in seguito ne ho cercati altri. Nella biblioteca di papà ce n'era un altro "Il nostro comune amico"/L'amico comune un mattone e mi sono tuffata dentro come nel Tamigi. E così ho conosciuto il mio primo amore: Eugene Wrayburn e ho scritto le sue iniziali sul mio polso e ho dormito con il libro. L'anno dopo ero davvero innamorata, ma nella vita reale. 


Nel frattempo avevo capito quello che cercavo nei libri: le emozioni. Una ragazzina un giorno mi ha raccontato, quando ho finito il primo libro di Roal Dahl ho capito che avrei amato tutti i libri. Semplicemente aveva capito quello che stava cercando nei libri. Dickens mi ha insegnato che tipo di lettrice ero. E dopo ho voluto io rendere questo omaggio ai miei lettori. Con una "fava e due piccioni" ha fatto di me sia una lettrice sia una scrittrice. 

Penso che tutti quelli che scrivono abbiano fatto questo tipo di incontro. Succede la stessa cosa anche aquelli che suonano o dipingono abbiano fatto questo tipo di esperienza: penso che Raffaello un giorno si sia imbattuto in un quadro che lo ha folgorato abbia deciso di diventare pittore. Non è di fronte a un tramonto che uno decide di diventare pittore - a questo punto uno potrebbe dirsi "Anch'io voglio diventare Dio" ma non vorrei diventare un pittore - è solo davanti a un quadro che rappresenta il tramonto che uno scopre di voler diventare pittore, che nasce questa vocazione. 
Così torniamo alla vocazione, alla cultura e a Dickens. E così lui mi fece pensare: anch'io vorrei diventare scrittrice (applauso).

Volevo ringraziarla perché questo ruolo che Dickens ha avuto per lei, lei lo ha avuto con me con Cécile perché quando l'ho letto alla fine delle elementari ho pensato la stessa cosa, che mi aveva aperto un mondo. Il personaggio di Cécile mi aveva talmente ispirato da pensare anch'io vorrei scrivere personaggi simili. La ringrazio e volevo sapere, per ragazzi che vorrebbero scrivere, in un mondo in cui questo mestiere è considerato non redditizio, quale consiglio può dare?
Murail: quando mi chiedono un consiglio per diventare scrittore di solito ho una sola risposta. Scrivi. Ti do il permesso. Di fatto diventa scrittore chi si autorizza a farlo/diventarlo. Sono d'accordo ad aiutarti, ma la prima persona che ti aiuterà sei tu. 

Non devi aspettare che venga dall'esterno, ma porti con te un mondo, un bagaglio e se diventi scrittrice vuol dire che questo patrimonio lo vuoi condividere con gli altri

Allora ti direi anche la storia di un uomo che un giorno mi ha detto "si scrivo ma dopo due pagine non è così bello come ce lo avevo in mente. Allora smetto." La differenza tra lui è me è che anch'io mi abbatto ma persevero. Un giorno mi sembra di aver scritto qualcosa di formidabile, il giorno successivo lo rileggo e penso "solo questo?". Quello che diceva uno scrittore: scrivete quando siete ebbri/ubriachi e rileggetevi da sobri. Vivrai queste emozioni.
Bisogna avere forza di carattere. Poi penso che bisogna lavorare/perseverare e qualcuno ha detto che senza il lavoro/la fatica il talento è solo una mania. Leggere molto, scrivere magari tutti i giorni. Amare lavorare.
Penso che il mestiere di scrittore/romanzieri si impari. Molti mi parlano dell'ispirazione come se ci fosse la colomba dello Spirito Santo a ispirarti. Non ci credo molto. Credo di più nel fatto di cancellare e ricominciare.
Penso che per chi sente questo tipo di vocazione di iniziare con corsi di scrittura creativa, un'idea di atelier di scrittura e masterclass, perché penso che potrebbe evitare inutili perdite di tempo. La mia editrice francese le ha detto l'altro giorno che leggeva un sacco di manoscritti di giovani scrittori e mi diceva che scrivono bene, ci sono un sacco di personaggi interessanti ma non c'è una trama, una storia. È un problema francese e meno anglosassone, dove riescono più facilmente a scrivere delle storie. C'è bisogno di mettere insieme lo stile e la storia. Penso che questo sistema potrebbe accelerare la presa di coscienza di un giovane scrittore attraverso con atelier di scrittura e sarebbe bellissimo se fossero gli stessi editori a tenerli. 

L'ho proposto al mio editore ma non mi ha ancora risposto. Ha dei grandi locali a Parigi e sarebbe bello che persone come te inviassero una lettera motivazionale, alcune pagine di una storia o di un progetto di scrittura e che l'editore scegliesse 10/15 giovani scrittori e li facesse lavorare insieme e seguire da qualche romanziere esperto. Gli scrittori potrebbero aiutarli, trasmettere il loro sapere, e così l'editore si troverebbe già dei giovani talenti fatti e finiti. 
Perché no! (applauso)


Volevo chiederle se in passato ha avuto qualche esperienza teatrale visto che lo ha citato in uno dei libri pià belli che ha scritto?
Murail: no ma mi trovo su un palcoscenico! Non mi aspettavo tutto questo quando ho iniziato a scrivere. Sono una persona un po' schiva. Un giorno una bibliotecaria della Francia orientale mi ha telefonato e detto che il mio libro aveva vinto un premio e che i bambini volevano incontrarmi. Ho risposto "Veramente ho appena avuto un bimbo, ho altro da fare... " Mi hanno risposto "Ci sono dei soldi da guadagnare."
Beh, ho lasciato il bambino al padre, ho preso il treno, sono scesa dal treno, la bibliotecaria mi accompagna con la macchina in una specie di sala per compleanni, grandissima, mi ha detto "allora i bambini stanno per arrivare, sono sull'autobus". C'erano due classi, 50 ragazzi. 
Piccoli. 
Panico. 
Arrivano e mi guardano (fa la vocina) "Ma sei tu che hai scritto il libro? mi è piaciuto". 
Geniale. Ma cosa faccio? 
Si sono seduti e io non sapevo che fare. 
C'era la luce sopra di me e la maestra ha detto "Allora Antonio vuoi dire alla signora perché hai letto il suo libro?" 
E lui ha risposto (vocina) "Era per farle un piacere (risate e applauso).

Hanno fatto come avete fatto voi oggi: mi hanno fatto delle domande, io ho risposto e poiché erano piccoli ho cercato di farli ridere. E poi la luce si è spenta, ho ripreso le mie cose, la bibliotecaria mi ha detto (vocina) "E adesso andiamo in un altro posto dove ci stanno aspettando, quindi mi segua". Ed è da ormai trent'anni che faccio così. Mi sono abituata. (applauso).

 
E ora...Spazio alle firme e agli autografi!!!
PS ho voluto mantenere la versione integrale dell'incontro perché era talmente ben organizzato e le risposte così spontanee e ironiche che riprendendolo in modo diverso di far perdere quella bellissima atmosfera che si è creata a Mare di Libri, che mi sono portata dietro, e che volevo lasciare a chi non ha potuto assistere di persona. 


2 commenti:

  1. Ciao Anna,
    grazie, davvero grazie do cuore per avermi raccontato la scrittrice per ragazzi che amo di più in assoluto.
    Ti avviso che mi stamperò il tuo post, perché è da rileggere per tutta una serie di spunti di riflessione che esulando dai suoi libri.
    A presto!

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    Risposte
    1. cara Simonetta
      mi fai un gran regalo con queste bellissime parole. A presto Anna

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