Visualizzazione post con etichetta corsi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta corsi. Mostra tutti i post

venerdì 7 ottobre 2016

Judo: uno sport, un'arte, una filosofia di vita che ha alla base il rispetto


Indossano il Jūdōgi, in cotone, costituito da pantaloni ampi e una giacca priva di bottoni stretta da una cintura (di colore diverso a seconda del grado dell'atleta: bianca, gialla, arancione, verde, blu, marrone, nera) e si chiamano judoka. Sono tutti quelli che praticano judo, un'arte marziale molto diffusa, che si può iniziare anche in tenera età: si parte dai pulcini (4/5 anni), proseguendo con i bambini (6/7 anni) i fanciulli (8/9 anni e i ragazzi (10/11) anni. 
Il Judo è un'arte marziale antica, ideata da Jigorō Kanō (qui link) che nel 1882 a soli 22 anni ha inventato il metodo Judo KODOKAN (letteralmente "Scuola per lo studio della via"), estrapolando le tecniche migliori di jujizu (anticamente praticato dai samurai).
Moreno Ragosa.
Con la riapertura delle scuole molti genitori sono alla ricerca dello sport ideale da far frequentare ai propri figli. Ecco il mio suggerimento per chi non avesse ancora le idee chiare.

Poiché non sono un'esperta mi sono affidata a due Maestri di lunga data,
 
Paolo Belingheri.

Paolo Belingheri e Moreno Ragosa, dell'Associazione dilettantistica sportiva Judo Club Segrate (link qui), che hanno cercato di spiegarmi la filosofia che sta dietro a questa disciplina e perché i bambini di oggi dovrebbero praticarla.

Moreno Ragosa insegna judo dal 1982, da quando è diventato cintura nera, Paolo Belingheri, dal 1991 (insegna anche nelle scuole). Entrambi preparano gli agonisti (dal 2001 al 2008 la Società è stata campione regionale e tra le prime 30 in Italia).

Qual è il motivo per fare judo?
Paolo Belingheri Prima di essere uno sport judo è un metodo educativo, infatti consente di insegnare il rispetto attraverso il combattimento; è vero che chi fa le gare si mette a confronto con gli altri, e quindi si valorizza l'aspetto agonistico, ma secondo la nostra filosofia le gare e le competizioni aiutano i giovani ad affrontare le avversità di persona.
Chi pratica judo affronta con maggiore serenità anche gli esami scolastici (quindi possiamo dire che è anche un maestro di vita).
Nonostante quello che si pensi, il judo è uno sport collettivo, perché non lo puoi praticarlo senza un compagno, che crea una predisposizione alla collaborazione fattiva e attiva. Attraverso questa disciplina i bambini imparano l'autocontrollo e il rispetto per l'avversario.
Un altro elemento da non sottovalutare è che è anche uno degli sport più completi per lo sviluppo corporeo del bambino. Naturalmente dalla psicomotricità iniziale negli anni si passa gradualmente a un aumento del livello tecnico.


Se volete approfondire c'è un libro di riferimento, “Biomeccanica del judo” di Attilio Sacripanti, professore universitario di Napoli, (1988). 

Moreno Ragosa quello che trovi nel judo è qualcosa di unico, dettato da un elemento fondamentale: lo scambio di vibrazioni che avviene dal contatto di due corpi nel loro movimento. Ecco perché è definito come un'arte, ed è anche una forma filosofica. Il contatto è molto utile per i bambini, che per natura possono avere una loro fisicità, ma attraverso la guida di un insegnante attento, tirano fuori una “fisicità corretta”;  lo scambio di vibrazioni può avvenire sia tra bambini dello stesso sesso, sia di sessi diversi, sia tra persone con grandi capacità sia tra persone con limiti, che possono essere riconosciuti o velati. Il plusvalore è il riconoscimento della diversità. Il maestro di sport aiuta il bambino a riconoscere, rispettare e aiutare questa diversità. In queste tre cose c'è racchiuso lo spirito del judo.
Come diceva Jigorō Kanō (qui link) Sei-Ryoku-Zen'Yo, in italiano "Il migliore uso dell'energia" (ottenere la massima efficacia con il minimo sforzo) e Ji-Ta-Kyo-Ei "Noi e gli altri insieme per progredire" (amicizia e mutua prosperità).

Che differenza c'è tra judo e karate?
Moreno Ragosa l'essenza dello judo sta nel contatto pieno. Per lottare ho bisogno di avvicinare il mio partner, più lo avvicino, più lo porto alla mancanza di equilibrio e meglio riuscirò a controllarlo. Nel karate è l'esatto opposto: io, per "sorvegliare" il mio compagno lo devo tenere a distanza, con calci e pugni (controllati, sia in chiave marziale sia sportiva). Questa è la grande la differenza. 

Dove fa la differenza per me educatore? Soprattutto ai giorni nostri, in un mondo in cui si tende ad allontanare tutto, a tacciare ogni diversità, a non accettare i limiti degli altri, laddove diciamo facciamo un cerchio, come non posso non scegliere una disciplina che avvicini? 
Dietro un gesto c'è un mondo: se io ti abbraccio tu provi la stessa sensazione di quando ti tengo a distanza?
Il judo può contenere un bambino “agitato” e far esprimere un bambino timido?
Moreno Ragosa sì, attraverso questo contatto. Partiamo dal cerchio, che è il centro di tutto: il bambino "che prende cazzotti o li dà", entrerà mai nel cerchio? No. Il bambino che viene "tirato dentro", a contatto con l'altro bambino, avrà più possibilità, perché al posto di calci e pugni, prenderà spinte e tiraggi (e dovrà tentare di reagire).

Se uno non ha mai fatto judo può sempre iniziare?
Moreno Ragosa certo, io ho iniziato tardi, a 11 anni. Mi ha portato un amico. Ho capito da subito che sarebbe stata la mia strada, ho dedicato la mia vita al judo e alla formazione di difesa personale.
Marcello Bernardi, un grandissimo personaggio in campo educativo che ho avuto il piacere di conoscere, diceva “tutto quello che ho imparato nella mia vita è stato dal judo e dai bambini”. Io penso la stessa cosa, solo che lui era un pediatra io sono prima di tutto un genitore, poi un uomo e un maestro di judo.


Quali sono le sedi in cui operate? 
Paolo Belingheri A Segrate e a Milano presso il Gonzaga Sport Club (novità dallo scorso anno, che stiamo promuovendo- vedi volantino sopra), la scuola primaria Bacone, la scuola primaria Casati
Partiamo dai piccoli, ma naturalmente vengono accolti anche bambini e ragazzi di ogni età. Veniamo incontro alle esigenze dei genitori, ma i più grandi possono iniziare a seguire l'attività due volte a settimana (suggerito). 
Per chi ne vuole sapere di più e vuole parlarci o vederci all'opera, segnalo che saremo presenti  domenica 16 ottobre 2016 nell'ambito della manifestazione "Miglio dello Sport" (Corso Buenos Aires, angolo Plinio/Vitruvio), che inizia alle 10 e termina alle 18. Faremo alcune dimostrazioni (10/10.45-12/12.45 e al pomeriggio dalle 16 alle 16.45) ospiti dello stand del Gonzaga Sport Club.

Negli anni sono stati ideate iniziative collaterali 
Paolo Belingheri Sì, abbiamo pensato alcuni momenti di aggregazione durante l'anno che servissero a far conoscere e incontrare bambini e ragazzi provenienti da posti diversi e perché riteniamo che siano elementi importanti a corollario della lezione. Un evento che è molto amato è La notte del samurai (che viene svolta due volte all'anno, e in cui il momento ludico si accompagna a quello sportivo, di solito a Sant'Ambrogio e Pasqua); il Trofeo del piccolo samurai, che si svolge da gennaio a maggio, comporta una serie di gare ognuna legata un valore morale (lealtà, amicizia, coraggio, rispetto, onore), che ogni giovane atleta deve conquistare per diventare un piccolo samurai.
Judoka in fiera (a Natale; le coppie sorteggiate devono gareggiare cercando di eseguire in modo "perfetto" la tecnica che viene richiesta) e il Campus estivo,  dopo la fine della scuola (ne ho parlato qui).

Ogni anno il percorso si conclude con un passaggio finale di cintura con un rituale che ha un significato ben preciso e che è un momento importante per bambini e maestri, nel rispetto reciproco.

Una curiosità: cosa sono i Dan? 
Moreno Ragosa come per i praticanti esiste un livello di graduazione (Kyu) corrispondente alle cinture colorate, così per le cinture nere (esperti), esiste una graduazione in DAN: dal 1 al 5 cintura nera; 6/7/8 cintura bianca rossa; 9/10 cintura rossa; 11° nessuno; 12° una cintura Bianca doppia, destinata solo a Jigorō Kanō fondatore del metodo Judo Kodokan. Rappresenta e sottolinea l'umiltà di chi è stato così grande da indossare nuovamente la cintura bianca come un principiante, perché in una via (DO) per i giapponesi non si finisce forse mai di apprendere abbastanza.

Infatti a lui dobbiamo una serie di valori ereditati dalla civiltà nipponica; nel cerimoniale dell'inchino/saluto (Rei) sono racchiusi tutti questi valori: il rispetto dell'altro, il riconoscimento della superiorità dell'altro, la lealtà, il coraggio, l'osservanza delle regole.

lunedì 29 febbraio 2016

Corso d'arte con Mick Manning e Brita Granström per Editoriale Scienza


 "Un corso d'arte portatile e interattivo." Ecco una sintesi della presentazione del nuovo libro "Corso d'arte", edito da Editoriale Scienza (qui il link), firmato da una coppia ormai consolidata quale Mick Manning e Brita Granström. Una coppia - qui il loro link - che ha alle spalle una lunga carriera di illustrazioni e di libri illustrati, tra i quali diversi editi sempre da Editoriale Scienza, che vive nel Nord dell'Inghilterra insieme ai quattro figli.
Si può dire che i loro libri hanno fatto scuola e che i miei figli hanno imparato la catena alimentare grazie al loro bellissimo libro "Mangia che ti mangio", ora edito con il titolo "Gnam gnam- Cos'è la catena alimentare" (qui il link) un vero e proprio "tormentone" in casa nostra, per mesi e mesi, attraverso il quale non solo ci siamo divertiti, ma i miei bambini hanno imparato qualcosa di veramente utile...solo per citarne uno dei tanti.
 Qui a sinistra, vedete Brita alle prese con un'illustrazione sull'Inghilterra (speriamo che altri libri interessanti siano pubblicati anche in Italia...). Ringrazio Diana Pappas e i due autori per la concessione delle foto.



Come tutti i loro libri, che ho scoperto molti anni prima di avere dei figli quando in una vita precedente facevo la naturalista e mi occupavo principalmente di educazione ambientale - trovo che questa coppia - che riesce a coniugare senza problemi vita e lavoro -cosa non facile - rimanendo inossidabile con il passare degli anni - abbia l'abilità di unire l'estrema precisione e il rigore scientifico con cui affrontano gli argomenti alla poesia, alla fantasia e alla pragmaticità con cui riescono a presentare i loro libri, dando un sacco di spunti sia ai bambini sia agli adulti che vogliano lavorare con loro, sempre all'insegna del divertimento e della passione.

In questo libro in particolare l'arte diventa lo spunto per dare indicazioni per iniziare a diventare artisti (es. gli strumenti per dipingere che possono essere tra i più disparati, dal legno al pennello, al pennino sino alla penna d'oca)...

Attraverso la ruota dei colori si scoprono i colori complementari in un modo molto intuitivo, mentre con un sistema di specchi si impara a farsi il primo autoritratto... e ci si focalizza sui dettagli (l'educazione all'osservazione - che nei bambini è spontanea ma decresce con l'età - è davvero preziosa).
Un aspetto che non viene spesso preso in considerazione - ma che ha radici lontane - è quello dell'inquadratura. Imparare a isolare l'elemento da disegnare (o quello da fotografare, aggiungo io che amo far foto), è un buon esercizio per scegliere le inquadrature migliori.

Non voglio svelarvi tutto quello che c'è nel libro - che comprende anche un album portatile con cui sperimentare e mettere in pratica quello che gli autori propongono, anche con l'ausilio di uno speciale lettering.... Infine, non mancano spunti per esporre le proprie opere d'arte e i miei figli, abituati già a "venderci" le loro opere per tirar su qualche soldino (sarà per il nonno artista?) sicuramente troveranno altri spunti interessanti...

Posso solo aggiungere che ho avuto la fortuna di scrivere questa mattina direttamente a Mick Manning (qui a sinistra mentre in studio disegna un falco pellegrino), che come tanti grandi autori, stranieri e non, ha la straordinaria capacità di rispondere immediatamente e di persona, nonostante sia famoso. Una qualità rara...
Ecco dunque le mie domande e le sue risposte.
Da dove nasce l'idea di questo libro?
Mick Manning:
Abbiamo prodotto un libro 20 anni fa chiamato "Scuola d'arte" che è diventato molto popolare a livello internazionale.  È stato scritto sulla base dei progetti che ho scritto quando ero responsabile del corso di Illustrazione alla Glasgow School of Art per i miei studenti di laurea. Abbiamo voluto rivisitare l'idea di un libro progetto artistico di ispirare i bambini. Il nostro più giovane Charlie (9 anni) è amante dell'arte e vuole essere un artista; così questa storia è stata scritta e dedicata a lui.

Ci sono molti libri su arte, ma come si riesce a rendere un libro così accattivante, originale e pratico? Quali risultati vi aspettate? Che i bambini diventino modo un po 'autonomi nel trattare con il disegno e con l'arte?
Mick Manning:
Volevamo fare un libro che ispirasse i bambini a provare tutti gli aspetti dell'arte e del disegno. Alcuni libri d'arte tendono a sostituire l'ispirazione creativa con la tecnica o, peggio,  "con i libri da colorare"! Crediamo che i bambini possano trovare la propria strada, se gli si forniscono alcune indicazioni e un sacco di libertà creativa. 
Il nostro motto è "divertiti" /"non ti preoccupare: puoi imparare anche dagli errori' ... "qualunque cosa tu faccia sarà comunque importante, perché l'hai sperimentata" (credere più nel processo che nel risultato ndr) / "Credi in te stesso!".
Alcune massime che, personalmente, ritengo davvero importanti, specie oggi in cui i bambini sono più insicuri e sono portati a finalizzare qualcosa in vista di un voto, del risultato, senza pensare al processo che l'ha generato. Ringrazio per questo Mick Manning...

Tra le altre cose, ci sono alcuni aspetti molto interessanti, come l'invito ad essere un autoritratto, la cornice per inquadrare i suoi occhi, frottage, stencil e la stampa ...
Mick Manning: 
È stato emozionante trovare un editore britannico così felice di farci avere elementi interattivi - come lo specchio e lo spettatore. Si può così aggiungere elementi in più al libro e lo "sketchbook", ovvero il quaderno di appunti, da un lato è molto "liberatorio", dall'altro serve proprio come ausilio al lavoro che abbiamo progettato!
Gli autoritratti sono un grande esercizio per chiunque - e, naturalmente, per i bambini.

E io aggiungo, grazie a Editoriale Scienza per aver portato questo piccolo gioiello alla portata dei bambini italiani, spesso troppo pieni di fotocopie da colorare...

Bella l'idea di spiegare ai bambini quanto sia importante anche la parola e il carattere/la font, che fa parte del progetto stesso e si deve imparare a gestirlo ...
Mick Manning: Si la font può spaventare - anche agli adulti! Ma volevamo che i bambini si divertissero anche con le lettere - e che crescessero abituandosi ad esse ... ritagliandole dalle riviste" o utilizzando le lettere stencil che forniamo come inserto.

So che siete anche genitori, quanto è stato influenzato il vostro lavoro da quando siete diventati papà e mamma?
Mick Manning: Cerchiamo sempre di sperimentare i libri con i nostri figli - la nostra più grande ha 18 anni ed è appena andata all'università per studiare recitazione - ma quando era piccolo era la nostra "tester" per eccellenza... Ora abbiamo il nostro quarto figlio - che ha 9 anni, che lo fa per noi - e, siccome è molto interessato all'arte e al disegno, è perfetto per questo ruolo.

Ringraziandoti per questa opportunità... - e non nascondo che l'ho desiderato a lungo - mi chiedo se hai qualcosa altro da aggiungere a questo libro, che non vedo l'ora di utilizzare con mio figlio più grande, e perché no, anche in alcuni casi con il più piccolo di cinque anni...
Mick Manning: Speriamo che i bambini si possano divertire con il libro e non abbiano paura di andare oltre - perché è così che si ottiene meglio. Disegnare ogni giorno... e ricordarsi sempre che i "brutti" disegni sono importanti, in quanto stimolano a fare di meglio. Quando si disegna in un album da disegno per far pratica, non lasciatevi scoraggiare  - se commettete "un errore", cercate di non cancellarlo.
Posso solo aggiungere di continuare a disegnare fino ad arrivare all'obiettivo desiderato.


E che dire dopo un'intervista così piacevole e che invoglia a provare, se non: sperimentate! Sperimentate senza paura...
Ps. il libro può essere veramente d'aiuto e ispirare non solo i bmbini ma anche gli adulti che si sentono "incapaci" e lasciarli andare e farli mettere alla prova. Vedrete quanto sarà divertente...

venerdì 9 gennaio 2015

Formazione dei giornalisti: il punto un anno dopo

 

Come tutti i colleghi giornalisti, pubblicisti o professionisti, dal 2014 sono alle prese con la formazione professionale continua, per mantenere l'iscrizione all'ordine (come indicato nel DPR 137/2012). Come si sa, per il triennio 2014-2016 bisognerà accumulare 60 crediti formativi, con un minimo di 15 all'anno (di cui 15 obbligatori ma gratuiti sulla deontologia). Sono esentate per un anno le persone in maternità o congedo parentale, in servizio militare o civile volontario, in malattia o per altri casi accertati di impedimento.
Su altre cose c'era e c'è ancora confusione, ma sul sito del Centro di Formazione Giornalismo Radio Televisivo leggo con piacere – incrocio anche le dita – che i crediti acquisibili attraverso la cosiddetta formazione a distanza sono stati portati a 30 (in attesa del vaglio ministeriale), mentre la frequenza di corsi di aggiornamento professionale sulle nuove tecnologie non può superare i 20 crediti per triennio (dovrò darmi una regolata! Ma a mio parere è un peccato perché le nuove tecnologie sono una delle chiavi per il futuro).
Secondo il Regolamento si possono raggiungere due crediti per ora di formazione, anche se in molti casi si acquista un solo credito all'ora.
Insomma, per tenersi aggiornati non solo bisogna conoscere il Regolamento e le disposizioni attuative sulla formazione professionale continua ma controllare periodicamente sulla Piattaforma S.I.Ge.F. il programma dei corsi (naturalmente bisognerebbe vagliarlo spesso dato che quelli gratuiti si esauriscono subito). L'iscrizione alla piattaforma può essere fatta sia con la mail personale sia con la Pec (posta elettronica certificata) che da diversi anni è obbligatoria per gli appartenenti agli ordini. 
E attendere pazientemente che nel proprio profilo siano caricati tutti i crediti acquisiti (la speranza è l'ultima a morire!).

I corsi che ho seguito e seguirò
Dopo aver frequentato diversi corsi posso fare un primo bilancio personale. Nonostante le polemiche, ho trovato il "Corso sui fondamenti di giornalismo digitale" organizzato dall'ODG (che fornisce 10 crediti) ben fatto (a dispetto di quello sulla deontologia). Sarà perché a tenerlo è Massimo Sebastiani, responsabile di Ansa.it, un giornalista che ha insegnato al liceo, dunque sa parlare e soprattutto sa spiegare. In proporzione, ho imparato di più qui che al corso su "Smart Social Media Marketing" (8 crediti), organizzato dall'Università Cattolica di Milano, dove ho speso non solo soldi ma anche due giornate piene del mio tempo. E le cose più interessanti sono state spiegate l'ultima mezz'ora dalla fine. Ma è solo il mio parere, altri lo hanno apprezzato (forse dipende anche dalle aspettative e dal background; in più io amo chi sa spiegare e insegnare e penso che queste siano una dote e una competenza che implica anche pensare a chi ti troverai davanti). Per fortuna ho conosciuto persone interessanti. I corsi servono anche a quello! 
Un altro corso che ho seguito con interesse, anche se con alcuni se e alcuni ma, è stato "Il giornalista editore di sé stesso" (8 crediti), organizzato dal Centro di Formazione Giornalismo televisivo a Roma. Anche qui, alcuni argomenti sono stati trattati approfonditamente, altri meno (è dipeso dai docenti), ma ho apprezzato che ci fosse un foglio di valutazione alla fine - di cui spero tengano conto - mentre trovo assurdo che non abbiano pensato a chi veniva da fuori organizzandolo alle 9.00 del mattino in un posto poco accessibile venendo dalla stazione (e considerando che durava solo mezza giornata).

Per iniziare l'anno nuovo mi sono iscritta invece al corso "L'immagine e il web" dedicato a chi vuole saperne di più su aspetti pratici, legali e deontologici dell'uso delle immagini nel giornalismo web e tv. Se volete a oggi c'è ancora posto (8 crediti, 10 ore di lezione spalmate su un giorno e mezzo). Devo dire che le proposte della Scuola Civica di Cinema sono tutte allettanti e a un costo accessibile.

Per finire vi rimando a un articolo simpatico e ironico che mette in luce tutte le magagne del sistema.

E voi cosa ne pensate dei corsi? Quali interessanti avete seguito? Mi piacerebbe avere un riscontro. Grazie!