lunedì 18 gennaio 2016

"La mia invenzione" e "Io sono Marcello Fringuello" : due albi sul silenzio



Il silenzio e l'ascolto sono due temi sui quali sto riflettendo da diverso tempo e con cui, spesso, mi trovo in conflitto. Trovare quindi due albi, molto diversi fra loro, che mi consentono di approfondire e aprire nuovi orizzonti risulta per la sottoscritta "una manna" dal Cielo.

La mia invenzione
Devo ammettere che ho in mano "La mia invenzione" con tanto di dedica di Silvia Vecchini, magistralmente illustrato da Maria Girón, (Edizioni Corsare), dalla Fiera del libro di Bologna (con dedica personale - di solito la faccio fare per i miei bambini - che conservo con gelosia), ma non ho avuto mai occasione di parlarne. Forse, appunto per il tema che al tempo stesso mi affascina e mi spaventa, visto che ho sempre associato il silenzio a momenti bui della mia vita e non, come insegna lo yoga, a "infinite possibilità". Silvia Vecchini, riesce sempre negli albi, essendo anche poetessa, a concentrare in poche frasi concetti molto densi e profondi. L'autrice ci suggerisce, attraverso una serie di indizi, qual è la sua invenzione (i miei bimbi, "chiacchieroni" per natura come la loro mamma, hanno pensato che stesse parlando della creatività). Ci rammenta anche degli stati d'animo e di comportamento per "trovarla".

Ci spiega che è comoda, perché "ti può seguire dappertutto: in auto ad esempio produce pensieri molto interessanti" e qual è la sua utilità...


Due pensieri che sento miei sono questi, su cui la scrittrice ci manda un monito sono questi "l'invenzione misura anche quanto sei arrabbiato ed è pericolosa perché se hai il cuore duro può sfuggirti di mano e diventare un muro"

e "Ha un difetto se è buio, dentro o fuori, fa paura".

In effetti, questo non capita solo ai bambini, quando mettono il broncio e si allontanano, ma anche quando le persone non stanno bene. Per esempio, succede in una stato depressivo, quando uno implode e racchiude dentro di sé pensieri tristi e cupi che, appunto, induriscono il cuore e fanno vedere tutto nero. E hai paura, di te stesso e del mondo che ti circonda.
La seconda espressione, non solo si rifà ai bambini piccoli, che attraversano un periodo di vera e propria paura del buio, ma anche quando, magari, ci si trova soli in un posto sperduto o poco conosciuto e si ha paura, per esempio, che qualcuno possa entrare in casa. Per cui si fa particolarmente caso al silenzio, o ai rumori che vengono accentuati, appunto, nel silenzio (tranne quelli di civette o ranocchie, nel mio caso, che anzi mi mettono allegria).




Trovo bellissima questa pagina perché quando ti trovi immerso nella neve, tutto è ammantato e tutto si trasforma. C'è una magia che accade. Una poesia che ci regala la natura. Mi è capitato di provarlo in tutta la sua intimitàa quando avevo iniziato una tesi - poi lasciata - sul lupo e mi sono ritrovata nei Boschi del Casentino, da sola, in mezzo alla neve a seguire le tracce fresche del predatore. Le montagne, la neve, le tracce fresche e la sottoscritta. Emozione allo stato puro. In un silenzio assoluto.

E' anche vero che questa invenzione precede momenti speciali, momenti che richiedono un ascolto da parte dell'altro, una relazione intensa che si instaura tra due persone (chi ha provato quanto sia bello al buio raccontarsi i segreti o momenti della giornata speciali con i propri bambini? Questo incantesimo accade talvolta ed è così prezioso da esserne grati).


Questa tavola mi ricorda molto i miei bimbi in tanti momenti della giornata, specie a tavola (quando noi grandi desidereremmo tanto che l'invenzione di Silvia Vecchini si realizzasse, come dice più avanti rammentandoci che "più spesso i grandi la scacciano come una mosca"). Andrea poi, quando succede, "ha gli occhi che ridono", ed esprimono tutta la sua vivacità e gioia).


Altre recensioni
Non posso che consigliare questo bellissimo albo e invitarvi a leggere la recensione che ne ha dato sul suo blog la pedagogista Francesca Romana Grasso, che invita a riflettere sul valore del silenzio (qui), consigliando diversi approcci con spunti di approfondimento di alto interesse. In particolare mi soffermo su due sue frasi particolarmente significative "Nel silenzio corpo, mente, spirito, si incontrano e sperimentano nuove vie di equilibrio; il corpo riposa, la mente si riequilibria attraverso un lavoro di riorganizzazione, lo spirito si apre come una doppia pagina bianca." e "Il silenzio è frutto di un percorso attivo, molto complesso e personale."

Inoltre, quella di Gigi, il giornale dei giovani lettori (qui), che suggerisce come leggere l'albo con i vostri bambini "Provate a sfogliare il libro con i bambini, quelli dai 4 anni in su ma ancor meglio chi ne ha 6 o 7, misurate ogni parola e le pause fra una frase e l’altra, accomodatevi quieti nel tempo che ci vuole per voltare le pagine e osservarle con attenzione, dosate l’aspettativa e la curiosità."

Infine, quella di Marina Petruzio su Luuk Magazine (qui) che, con grande maestria e sapienza di parole, sa raccontare l'albo invitandoci a sfogliarlo, da cui attingo una frase che mi ha colpito, tra le tante "È una casa dai colori caldi, quella nella quale entriamo aprendo l’albo, accogliente come il cuore sul quale ci si appoggia per sentirlo battere e con lui calmarsi. Morbidi tappeti ed ospitali pavimenti di legno, carta da parati allegramente decorata e muri dai colori rotondi, ampie finestre per ospitare giochi di luce ed ombra. Frammenti di vita, giochi in attesa di essere coinvolti nuovamente, tre pupazzi in pezza che se la raccontano..."
Altre recensioni interessanti: Biblioragazzi (qui), dove Caterina Ramonda esplicita perfettamente uno dei pensieri che ho espresso brevemente "Inutile dire che, tra le tante, una delle illustrazioni è davvero perfetta a rendere il silenzio ovattato che la natura ti restituisce quando si copre di bianco e nasconde tutto, quando ti dice che intorno ci sono animali, persone, bulbi, pensieri, ma intanto tutto è perfettamente silente: la bambina se ne sta a naso in su, in campo bianco, a sentire sul viso, sugli occhi, sul naso i fiocchi di neve che cadono e carezzano. Ecco, la neve è la consistenza lieve del silenzio."; Lettura Candita  dove Carla Ghisalberti ci fa riflettere che "Il silenzio, come la noia, non è merce dei nostri giorni. Si scappa dal silenzio perché ci mette a nudo, perché ci costringe a fare i conti con noi stessi. È meglio alzare i toni, cercando di dimostrare al mondo che si è vitali, piuttosto che mostrarsi taciturni, quando non si ha niente da dire." E racconta molto altro che vi invito a leggere direttamente (qui).

Naturalmente vi consiglio anche a spulciare il blog di Silvia Vecchini - già il nome è evocativo "La parola magica" - dove racconta sia la genesi del libro, nato da un incontro in una classe in cui si trattava il tema a partire da un brano di Tiziano Terzani (qui), sia racconta non solo bellissimi aneddoti famigliari sia il suo rapporto con il silenzio (qui). Vi segnalo, inoltre, che l'autrice va in giro per biblioteche e scuole (e ovunque sia invitata) a portare un bellissimo laboratorio sul silenzio a cui spero prima o poi di partecipare insieme ai miei bambini (il sogno sarebbe di portarlo a Milano, chissà se ci riuscirò!). Gli interessati possono dunque scriverle per avere maggiori informazioni, ma già sul blog vi fate un'idea di com'è.


IO SONO Marcello Fringuello
L'albo "Io sono Marcello Fringuello" di Alexis Deacon con illustrazioni di Viviane Schwartz (LO/Officina Libraria) parte da un'idea geniale "I fringuelli vivevano in un grande stormo. Facevano un tale fracasso tutto il giorno che davvero non potevi sentirti pensare" (avete presente gli stormi degli storni quando arrivano in città?). Dunque frastuono, rumore che impedisce di pensare, ragionare.

La routine e le convenzioni sociali di buona educazione sono tali da non lasciare spazio al sé. Questa  - monotona - routine viene a volte spezzata dall'arrivo de La Bestia (non un predatore qualsiasi, ma quel predatore che fa razzia tra i fringuelli e li spaventa a morte facendoli scappare a "gambe levate").


La routine continua. Finché, una notte, avviene la trasformazione, grazie al buio e al silenzio.
Marcello (il protagonista) ha "avuto un pensiero e l'aveva sentito". Quindi, per ascoltarsi, occorre il silenzio. Un pensiero mica da poco. Un pensiero "cartesiano" (Cogito, ergo sum).
Prima pensa chi è, poi intuisce di pensare. E rimane ad ascoltare i pensieri che fluiscono dentro di lui, come un fiume in piena.


Un pensiero in particolare colpisce Marcello: l'idea di poter uccidere/abbattere/sconfiggere La Bestia.
E quando La Bestia arriva questo pensiero ritorna e Marcello si comporta - sembrerebbe - da eroe. La sfida e con tutte le energie si lancia verso di lei. Peccato che La Bestia abbia la bocca aperta.
Oh oh. Che cosa ho fatto?


I pensieri continuano a fluire ma non sono affatto piacevoli. Perché l'uccello ha la consapevolezza dell'atto "stupido" che ha fatto. E' finito tra le fauci de La Bestia e ora si trova al buio, solo, con i suoi pensieri angoscianti, presagio di morte sicura.

Ma il fatto di essere sempre in silenzio e di pensare aiuta il ragionamento, lo espande, lo fa crescere. Perché pensa anche a tutte le relazioni tra La Bestia e le sue prede (una tavola stupenda, che sembra una specie di labirinto in cui perdersi per ore a cercare dettagli e collegamenti insieme ai bambini).

Dopodiché Marcello resta in silenzio e ascolta i rumori della bestia (e qui il divertimento con i più piccoli è assicurato tra un "crunch" e un "munch", un "grumble" e un "gurgle").  Il silenzio permette di ascoltare l'altro (anche se in un modo un po' "bizzarro" e "inconsueto" perché l'uccellino si trova nell'apparato digerente della bestia insieme a un topo e a un serpente che sembrano terrorizzati e al punto tale da non capire nulla (avete mai provato la stessa sensazione quando qualcosa vi fa andare in tilt e non ragionate più?)
A differenza delle altre prede Marcello capisce di poter ascoltare i pensieri della bestia, che sono, le sue necessità (mangiare, cacciare, sfamare i piccoli...).


E così inizia un dialogo esilarante tra Marcello e La Bestia - accentuato da una trovata originale a livello di illustrazione - che riesce a farla riflettere su come le sue prede abbiano famiglia e a  convincerla non solo della necessità di cambiare dieta ma anche di tenere aperta la bocca... pronti...via!!!
Il finale di Marcello il Fringuello è poi bellissimo e poetico. Ma lascio a voi leggerlo.


Le illustrazioni, semplici ed essenziali, sono altrettanto interessanti perché i fringuelli sono disegnati a partire da impronte digitali (anche se già viste nell'albo "Trixtie ten" di Sara Massini per Valentina Edizioni), che vengono ingrandite o rimpicciolite grazie al digitale a seconda dello scopo e completate con brevi tratti di pennarello/pennello nero, usando anche le espressioni e le convenzioni tipiche del fumetto. Solo La Bestia è diversa. Infatti per lei è impiegato un tratto acquarellato contornato da una matita spessa.

La lettura ad alta voce viene favorita dall'uso della font Helvetica Neue, che viene usata con corpo grande o piccolo per dare risalto alle scene o a un particolare momento che viene "urlato" (è interessante come anche i bambini in età prescolare se ne accorgano, mentre quelli già abituati a scrivere ne colgano le sfumature, come, ad esempio l'uso del punto esclamativo - sarà forse perché Marco sta studiando la punteggiatura?) .

Di Viviane Schwarz ho già parlato qui, raccontando altri due libri veramente esilaranti e singolari.

In questo caso vi consiglio di leggere anche la recensione di Francesca Tamberlani, su Milkbook, che trovate qui, sempre nel caso che non l'abbiate già fatto! Anche lei lo reputa un capolavoro. E se trovate molta sintonia in quello che c'è scritto, vi giuro che ho letto la recensione (anche se ne conoscevo l'esistenza quando l'ha fatta un anno or sono) dopo, per non esserne influenzata. Ma evidentemente ha suscitato lo stesso entusiasmo e le stesse emozioni.


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