mercoledì 29 gennaio 2020

Seduta tra rumori e canti



Oggi il sole brilla in cielo rendendo le sommità degli alberi dorate mentre nel prato all'ombra tutte le foglie e i fiori sono avvolti dalla brina.
Sono arrivata al tuo tronco: freddo e umido dove c'è il muschio. Caldo e secco nella parte esposta al sole. Dal basso verso l'alto il tuo fusto appare ancora più maestoso e baciati dal sole i frutti e i nuovi abbozzi (non ricordo se siano fiorali) sono color del tramonto quando il rosa sfuma dal giallo/rosso intenso. L'aria è frizzante come se fossi in montagna.
Il passaggio continuo delle macchine è oggi assordante. Chissà come mai mi da così fastidio?

Non vedo l'ora che caschino i tuoi frutti per osservare ancora quella bellezza. 
Devo aspettare. 
Quanto?
Intanto oltre al rumore della sirena mi conquista il canto della cinciallegra. Sento dei passi sul vialetto. Sempre più forti. Avrà i tacchi? Aspetto che passi per sentire il suono e poi scoprirlo.
Il sole mi abbaglia come una lamina di luce diretta agli occhi. Non posso alzare troppo lo sguardo.
Allora provo ad abbassarlo e a scoprire se osservo o sento qualcosa.
A terra come le ultime volte ci sono cuscinetti di muschio. Saranno cascati o qualcuno li ha staccati?
Trovo legnetti. Pezzi dei tuoi rami color marrone pelle e con piccole lentixelle più scure e disposte verticalmente. Sembrano piccoli occhi socchiusi. Girando il pezzo di ramo una parte presenta solchi molto ampi. Sarà solo di questo ramo o è una caratteristica di tutti? Ecco una nuova domanda. Non smetti mai di incuriosirmi.
Ai tuoi piedi è già arrivato in parte il sole e la brina si è trasformata in umidità. Le foglie sono bagnate. È buffo vedere accanto a te foglie di quercia rossa spiccare con il loro color marrone caldo rispetto alle tue rotte e nerastre.
Una cornacchia grigia è passata e ha fatto sentire il suo gracchiare. Per il resto un rumore di fondo assordante delle macchine lontane che passano. E il picchetto nella officina di macchine di fronte. Dal lato scuola infanzia silenzio.
Trovo in terra altri due tuoi rametti spezzati. Stesse lenticelle ma quello più piccolo ha cicatrici tonde. Un'amica mi ha detto che quando una foglia cade lascia una cicatrice sul ramo e in base al tipo di cicatrice si può capire che albero sei. Ne terrò conto. Bisognerebbe guardare i tuoi rametti da vicino prendendosi tutto il tempo necessario.
Ecco nel prato due tuoi frutti spaccati a metà. Uno è solo un guscio vuoto con la separazione verticale. L'altro chiuso e gelato. Bisogna abbassarsi a terra per scoprire i dettagli del prato.
Una pratolina audace sta aprendo pian piano i suoi "petali" (so che non sono tali ma non ricordo il nome). Le punte sono rosa e gelate. Accanto un'altra è ancora chiusa.
Stare accucciato a terra in un parco urbano crea curiosità e talvolta, come oggi, mi trovo a rispondere a persone che mi chiedano come mai sia in quella posizione. È buffo e piacevole al tempo stesso.
Osservo il prato. Sembra che fumi. Deve essere un effetto del sole e dei suoi raggi caldi a contatto con la brina e il terreno gelato. Mi piacerebbe afferrare questo alito che scorre come quando il fuoco è basso e rimangono le ultime ceneri. Afferrarlo per sentire se è freddo o caldo. L'effetto si vede solo in controluce altrimenti sparisce. Quanto è importante muoversi. Cambiare punto di vista.
Intanto continuo a sentire almeno una cinciallegra cantare. Nessun merlo o fringuello. Come mai? Dove saranno? E gli scoiattoli?
Il sole rende belle anche le cartacce, gli involucri delle merendine che brillano.
Il canto delle cince si fa continuo e sembrano aver instaurato un botta e risposta da più fronti. Cosa si diranno? Parleranno del cibo?
Osservo ancora una volta le tue foglie. Alcune sono morbide quasi come velluto. Altre piene di gabbietta e "raspose". Sono di un grigio argentato. Alcune sono a pezzetti altre ancora intere si mostrano nella loro grandezza. Oltre il palmo della mia mano.
Girovago e trovo i tuoi piccoli semi bianchi sopra le foglie e messi così agglomerati per il freddo potrebbero essere scambiati per uova . Ma io so che non è cosi.
Il mio tempo è finito e vado a casa piena di scoperte e domande nuove.

mercoledì 22 gennaio 2020

Seduta gelata tra i codibugnoli



Oggi il cielo è azzurro e le nuvole sono leggere e lontane. Il mio alito caldo crea dei cerchi concentrici prima di allontanarsi dalla bocca.'aria è frizzante.
Il muschio sul tuo tronco è freddo e coperto di brina.Gelido al tatto.La corteccia rugosa esposta al sole è più calda e ospita qualche cimice rossa.
Mi appoggio come sempre al tuo tronco e sento un lontano gracchiare di cornacchie grigie, le macchine che passano lungo la strada e a destra dove ci sono gli alberi e la scuola d'infanzia un flebile suono di piccoli uccelli.
La brina accarezza il prato e lo protegge come una fredda coperta. 
Per terra tante foglie gelate e rigide e molti legni caduti.

Tu tu ergi maestosa mostrando i tuoi frutti baciati dal sole e gli abbozzi fiorali che spunteranno a primavera.
Il sole mi abbaglia. 
Oggi sembra che gli uccelli in particolare le cince siano distanti e sento più forti i rumori dell'uomo.
Mentre abbraccio il tuo tronco e provo a sentirne l'odore sento più vicini i canti delle cinciallegre (alzo la testa e le vedo volare verso gli alberi vicino alla strada) e il sibilo dei codibugnoli. Eccoli, sono atterrati sulle tue fronde più alte e cinguettato forte.
Prendo da terra un tuo frutto e cerco di aprirlo. I tuoi bellissimi semi alati sono congelati e hanno la forma del frutto che li contiene.
Anche il terreno è gelato e non riesco a scavare per cercare i lombrichi.

domenica 19 gennaio 2020

La Prima Neve di LupoGuido alla Feltrinelli





Adoro quelle ditina che scoprono i materiali o si fissano su un fagiolo per attaccarlo al foglio. Amo chiedere ai bambini cosa hanno voluto realizzare perché hanno spesso idee precise e senza una spiegazione ti perderesti la magia delle parole. 




C'è chi ha creato un bosco improvvisandosi architetto per sovrapporre diversi materiali come il sughero e cortecce con i licheni (come Elisa, 10 anni). 
C'è chi come Margherita, che ha solo cinque anni ma è stata aiutata da mamma e papà, che ha creato un albero con fagioli e legnetti e accanto una tana bianca con la volpe. E dentro del pizzo bianco. Del resto lei è un'esteta e aveva un vestito di pizzo rosa antico che le stava d'incanto e che ha scelto. 



C'è chi era timido all'inizio tanto da non aver avuto il coraggio di dirmi il suo nome ma si è lasciato incantare dalla storia e ha fatto un lavoro complesso con le montagne definite da cotone e legnetti che sarà un regalo per la sua mamma. 

Tante storie. Un momento di condivisione tra grandi e piccini. Ci siamo lasciati incantare dalla neve come la bambina del libro di LupoGuido e la magia e siamo rimasti ovattati dalla neve. 









Ho anche scoperto grazie a Marina Petruzio che oggi è la #giornatamondialedellaneve.
Meglio di così non potevamo ricominciare i laboratori.

sabato 18 gennaio 2020

Racconti naturali dal Parco Agricolo Sud



Dove si nasconde la vita? Lontano dalla "pazza folla" in luoghi più discreti, compare.







Basta sollevare un mattone accanto a un albero o un tronco in decomposizione ed eccoli: tanti invertebrati come anellidi o crostacei come i rinomati porcellini di terra. Prima appallottolati, poi disturbati, iniziano a muovere le zampette, come a volerle sgranchire una alla volta.
E diverse uova. Sono minuscole e tonde. Ne trovo diverse, in diversa quantità sotto vari nascondigli.
Sorgono spontanee tante domande. A chi apparterranno? Quando saranno state deposte? Quando nasceranno?


E ancora in alto lungo un filare defilato un gruppo di codibugnoli, i folletti con la lunga coda e quel fischio sibilante sottile.


E in alto i versi stridenti dei parrocchetti che ormai hanno colonizzato la città e i suoi dintorni. Mi fermo sotto un albero e vedo finalmente le loro sagome in controluce. Sono tre e con il loro becco aguzzo staccano con destrezza i frutti deiescenti prendono i semi e fanno cadere in terra ciò che resta. Sono metodici e ogni tanto fanno il loro richiamo. Cosa vorranno dire?

Ci spostiamo in un'area aperta, più frequentata, ed ecco il canto delle cinciallegre.
Qui siamo già nel parco Agricolo sud e la vita sorprende. Direi molto.


La vita nuova. Non importa se siano le prime giovani foglie che compaiono su un ramo spoglio, teneri e ancora di quel verde chiaro e non definitivo. Non importa se sia un tarassaco che si fa strada nella lettiera umida o se sia una piantina che sorge sopra un muschio sopra un tronco. Non importa se sia il 18 gennaio. La vita va avanti. Vicino alle samare secche e bagnate c'è un verde intenso. Giovani piantine sotto la lettiera, sotto i sassi o il legno morto si preparano.



Intanto le facce mi guardano... che siano quella del Guardiano del bosco, come l'ho soprannominato visto che osserva gli alberi del boschetto, o il signore baffuto pieno di buchi di picchio.

Per finire, al rientro ci oltrepassa un airone con il suo collo sinuoso piegato a S. È più bianco di un airone grigio ma ha la sua stazza. È passato in  volo cosi veloce da non darmi la certezza, ma la speranza sì. Che sia un airone bianco?

Mene vado piena di gratitudine con impressa ancora l'immagine del germoglio che sembra appoggiarsi a una samara.

giovedì 16 gennaio 2020

Sveglia notturna



Sono le quattro e mezza di notte e dalle due sono sveglia. Dopo una tisana sono ancora qui in cucina. Tra il ticchettio dell'orologio e il rumore del frigorifero, ogni tanto mi arrivano i tuoi sbuffi. Cerchi di appisolarti e appena mi sposto ti alzi per vedere dove sto andando.
La casa è per il resto silenziosa.
Sento lievi rumori delle macchine fuori. Starà piovendo?
Decido di dedicarmi a una lettura che avevo in programma. Stefano Mancuso mi incanta mentre scopro conferme su Goethe botanico e la mirmecofilia di Federico Delpino. Quante cose dovremmo sapere dei grandi uomini che ci hanno preceduto. Senza pregiudizi su chi possa amare la botanica o la Natura e contribuire al progresso della scienza.
Perché "solo attraverso la capacità creativa (poietica) si può immaginare il processo creativo della natura".


mercoledì 15 gennaio 2020

Sotto una pioggerellina sottile



Una pioggerellina sottile accompagna questa giornata dove i colori appaiono scialbi e il cielo slavato.
In terra le foglie cadute ormai in parte decomposte nascondono il prato verde. Gli alberi mostrano i tronchi e i rami spogli eccezion fatta per le due querce in fondo, per le conifere e per chi ha appeso i baccelli.
Anche tu mostri il tuo profilo con i rami carichi di frutti che attendono il momento giusto per cadere. Quando sarà?
In terra ai tuoi piedi parecchio muschio caduto dal tuo tronco.
Tra le scanalature vado in cerca delle cimici ma per la prima volta non le trovo.
Intanto il ticchettio è aumentato. La pioggia anche se sottile sta diventando progressivamente più intensa.
Oggi sento solo rumori antropici: il passaggio delle macchine, metallo che viene spostato. Non odo ancora gli uccelli.
Cerco tra i grumi dei lombrichi e tra le foglie ma sembra che oggi a parte le tracce nessun animale si voglia far trovare o sentire.
O forse io non sono abbastanza connessa con la natura.
Oggi non riesco a trovare la bellezza, lo stupore. Devo accogliere queste sensazioni anche se faccio fatica.
Anche i fiori nel prato hanno la corolla chiusa. So che è per la pioggia e il tempo ma sembrano volermi dire: oggi silenzio stampa..

domenica 12 gennaio 2020

Racconti urbani


Stamattina il sole è alto, l'aria fresca
Le sagome spoglie dei bagolari disegnano le facciate dei palazzi.





Camminiamo per i viali in una città quasi deserta, eccezion fatta per il passaggio delle auto e degli autobus.

Serrande chiuse.

Quasi nessuno in giro. Solo proprietari di cani.

Odo il canto delle cince e mi rallegro.

Assaporo il piacere del silenzio quando arriva dopo un portone sbattuto o un motorino che viene acceso. L'udito è così fine che riesco s percepire i passi sull'asfalto compresi i miei. Cerco di andare oltre e percepire i richiami della natura ma non è semplice. Sento persino il suono ritmico delle tue zampe muoversi veloci e il muso che odora ogni centimetro di marciapiede.

Il sole illumina le macchine parcheggiate e fa da specchio ai palazzi.


Siamo arrivati al parco. Il sole abbaglia. L'erba è ancora gelata. Scopro due paulonie che non avevo mai notato. Sono molto più giovani del mio albero tana. Quanto avranno?


I rami disegnano con le ombre sopra ai loro tronchi. Non è buffo?


Incontro un acero (?) con grappoli di samare. A terra le sue foglie caratteristiche.




Poi lo spino di Giuda. I suoi grandi baccelli rosso porpora sono sinuosi come un serpente sono distesi come un esercito colpito. Intorno a loro mucchietti caratteristici dei lombrichi. La comunità è ricca e il terreno fortunato.

Il suo tronco mostra tantissime spine che spuntano a gruppi: acute e protese a raggiera verso l'orizzonte.

Pungono. Eccome se pungono. Sono tanti aghi per cucire i materassi.

Le ombre degli alberi sul prato sono lunghe. Mentre osservo di riflesso vedo un movimento: è un giovane merlo che zampetta. Alzo lo sguardo verso il cielo azzurro e vedo una sagoma di cornacchia grigia che passa fugace.

Mentre sto per uscire osservo il tronco caratteristico del faggio, con i suoi nodi e le cicatrici. Come avrà vissuto?



In terra appare un tappeto di foglie marrone caldo e lisce. Chissà cosa ci sarà sotto la lettiera umida?


Mentre torniamo a casa ripercorriamo il viale di bagolari. Le sagome spoglie ore disegnano i palazzi con le loro ombre. In fondo è solo questione di sguardo per trovare qualcosa di meraviglioso e naturale in città.

PS in un altro parco oggi ho osservato la prima violetta. Sono stupita da queste fioriture dovute alle temperature molto alte.

E voi? Avete mai provato a guardarvi intorno mentre camminate? Se avete voglia raccontatemi la vostra esperienza.

venerdì 10 gennaio 2020

In esplorazione...




Oggi avevo bisogno di cercare la natura intorno a me. Ero curiosa di scoprire qualcosa in più sulle paulonie in un posto diverso dal mio albero tana che ho scelto per le mie sedute.
Quante sorprese! Siamo in una zona più centrale e in un parco protetto dalle mura quindi il microclima è sicuramente diverso.







Qui i frutti stanno già cadendo anche se gli alberi sono carichi e spogli. Tanti sono aperti a metà o presentano piccole fessure. I piccioli che li tengono attaccati ai rami tinteggiati di fessure bianche sembrano piccoli fiori marroncini. Il guscio è cangiante di un verde quasi smeraldo.
Inizio a riconoscere la parte superficiale delle radici che emerge globosa e con un color marrone rosaceo.
Ma la scoperta più interessante è avvenuta quando ho iniziato a "scavare" sotto la lettiera costituita dalle foglie. 






Quelle in superficie sono ancora morbide e pelose, anche se a volte frammentate, quelle sotto sono ormai nere e umide. Sotto erano custoditi piccoli tesori, come una forbice e altri invertebrati che non ho saputo individuare. Uno dei due alberi ospita anche una colonia di funghi.